Non sento la mancanza del matrimonio a cominciare dal pranzo
Da domani è Marzo, e a breve ricomincerà il walzer dei matrimoni in bianco, in rosa e in salsa cocktail. Anche io, pur lontana anni luce da qualsivoglia progetto a due, mi sono imbucata in una fiera di settore per scoprire cosa vogliono mangiare, quanto sono disposte a spendere e quali vertici mangerecci intendono raggiungere le novelle sposine – e le loro mamme – nella stagione 2011-2012. Entriamo in due, giovani fanciulle dalla faccia incuriosita. Ci attendono come ai blocchi di partenza, armati di menù prestampati e mise en place bordate d’oro. Fa caldo, luci forti e musichina di sottofondo per tutto il padiglione.
Mi ritrovo in mano una ventina di volantini in un’ora di vagabondaggio, comincio a sfogliare e scopro che per meno di 100 persone molti non si disturbano a organizzare un pranzo, a meno di non voler affittare lochescion esclusive dotate di piscine e viali di accesso che manco Versailles, con sale banchetto illuminate a giorno e profluvi di ori e broccati.
Se porto 100 festanti ed oltre, mi offrono anche i tableaux dai mille colori, menù con la mia faccia sopra, il parcheggio, l’aria condizionata (!) e il trionfo di frutta affogata nella fontana di cioccolato. Apperò.
Mi lascio incuriosire come sempre dai menù, e le hostess tentano di bordare un paio di domande. A sentirmi parlare di origine dei prodotti, preparazioni e cucine in loco, vengo dirottata, amica al seguito, verso i responsabili, che mi guardano sorpresi ma partono decisi con la formula standard. Innanzi tutto, il prezzo.
Budget di base 60 euro, che solitamente comprende aperitivi con buffet, antipasto, due primi, un secondo, frutta e torta nunziale. Più si sale di prezzo, più aumentano il numero di isole del gusto, o i secondi, fino ad arrivare a 160 euro a cranio. Acqua, vini d.o.c. non meglio specificati, Moscato o spumante, caffè e ammazzacaffè. Ma ancora non ho capito bene cosa offrirò ai miei ipotetici ospiti. Per 160 euro a capoccia, non mi aspetto la cucina molecolare di massa, ma neanche la cucina del buiaccaro old style.
Quindi insisto nel voler scendere nel dettaglio della proposta.
E qui si apre un mondo impensabile e scombinato, dove le consecutiones temporum et saporum sembrano smarrirsi in profluvi di salse rosa, letti d’insalata e trionfi di confetti e filetti, dove la convivialità si mescola allegramente al festeggiamento, ma anche all’approssimazione del gusto (e del buon gusto). Scopro che l’aperitivo nell’attesa degli sposi è d’obbligo, quindi ogni menù si apre con un benvenuto a base di prosecco, analcolici e succhi di frutta. Fanno presenza anche Bellini e Mimosa, che salutano con gioia gli anni ‘50 accompagnati da rustici e vol-au-vent (che diventano voul au vent, volevant, voulevoul e pizzette a seconda dell’estro del momento). Si aprono poi le isole, spazi di degustazione sparsi nel giardino e specializzati in varie portate.
Tra gli irrinunciabili o inevitabili:
– i frittini (o il tavolo dei vezzeggiativi): mini supplì, crocchettine di patate, listarelle di melanzane, mozzarelline in carrozza, verdurine dell’orto, patatine e cuoricini di carciofi;
– l’angolo del pastore, che propone latticini e formaggini, fagottini di bresaola e ricotta in presa diretta;
– l’angolo del salume, con prosciutto al coltello, mortadella, capocollo, lonzino, pancetta, lardo, guanciale, salami in trionfo e porchettona affettata al momento. Contorno di marmellatine, gelatine e mieli a terminare la desustazione.
A voler aumentare il budget, si aggiunge:
– l’angolo del pesce, con cascate di salmoni affumicati, pesci spada, cernie e piccole verdure, scampetti al limone, alici marinate al peperoncino, polipetti con patate e cocktail di gamberi in bellavista su scie di salsa rosa. Della serie, chi non muore si rivede.
– Poi, il pizzaiolo, che sforna pizza rustica alla cipolla, pizze farcite, rustici e focacce dal forno appositamente trasportato in giardino.
– Ancora, il tavolo del kebab di pollo e misto con camerieri in tema e musica araba in filodiffusione, l’isola dell’etnico con pollo al curry madras e latte di cocco, chili con carne di manzo e fagioli rossi, mais e guacamole, riso basmati con mandorle tostate, polpettine tailandesi in salsa piccante. O l’angolo del sushi (o sushy, come lo chiamano alcuni) con nigiri, California rolls, maki e chefs abbigliati alla nipponica. Volendo, potete avere anche l’angolo flambè, l’angolo fondue bouguignonne e quello delle ostriche, che comprende cameriere in tenuta marinara e rete da pesca alle spalle.
Poi, comincia il pranzo.
Per i primi, grandi classici. Pasta fresca all’uovo: tagliolini dello chef, paglia e fieno ai porcini con fiori di zucca e Cacio Cavallo, pappardelle al ragout d’anatra muta o fettucelle creative ai frutti di mare. Oppure un risotto: funghi porcini e mazzancolle, chiodini e tonno rosso, champagne e provola fumè, alla crema di scampi o al profumo del Mediterraneo. Su tutti, profumi di rosmarino, menta e basilico.
I secondi non regalano grandi sorprese, sono tutti rigorosamente accompagnati da verdure in fantasia, in bellavista, in trionfo o alla moda dello chef. Filetti e scaloppe in salsa, in gabbia o in crosta, anche se spopolano i gamberoni al brandy, gli scampi al gratin e i salmoni scottati.
Infine, i dolci. Anche qui, a scelta grandi buffet di monoporzioni, tipicamente mousse di caffè e fragola, panna cotta ai frutti di bosco e al caramello, tortini di cioccolato dal cuore fondente, delizie al limone, minisacher, crème brulée, babà, bavaresine, sbiciolate e semifreddi. Volendo, si aggiungono carretti dei gelati per i bimbi, assortimento di confetti, selezione di rum e cioccolate, esposizioni di frutta e fontane di cioccolato bianco. Pantagruelico non basta come aggettivo.
Su tutto, trionfa la torta nunziale nuziale. E qui ci piace strafare: mi consigliano caldamente una torta monumentale dalle dimensioni allarmanti, alta più di un metro e larga altrettanto, dalle sembianze del Colosseo, del Duomo di Milano o della cupola del Brunelleschi. Un pezzo d’Italia con tanto di fuochi d’artificio da mangiare a pezzi, con miniature degli sposi. Oppure, direttamente la foto degli sposi stampata sull’ostia da divorare con lo spumantino. Caffè, ammazzacaffè e digestivo a discrezione della direzione. Alcuni mi propongono con aria ammiccante l’open bar per gli amici a base di mojito e cuba libre. La cosa mi insospettisce.
Rintronata da tanta abbondanza, ho provato a modificare il menù, o a virare verso proposte più confacenti ai miei gusti. Proporre un certo fornitore o una determinata preparazione è impossibile: non c’è stato verso di saperne di più sulla provenienza dei prodotti, né avere maggiori delucidazioni sui vini presenti in carta. Eliminare i buffet impresa fallita, come parlare di strutturazione di percorsi di degustazione o menù tematici, anche per pochi commensali.
Attorno a me, mamme e figlie eccitatissime ed impazienti lanciavano gridolini di gioia sui menù più ampi, preoccupate che la scarsità di cibo potesse palesarsi durante il banchetto. Nessun accenno a menù per celiaci o vegetariani, o biologici. O anche semplicemente privi di finger food.
Io me ne esco con la convinzione che, alla prossima occasione, ai miei commensali offrirò un buon calice e due olive. O, al massimo, un buffet stile festa delle medie.
Eppure mi chiedo, quanto sareste disposti a spendere per un menù simile? Che tipo di offerta vorreste per la vostra ricorrenza? Ma soprattutto, perchè giustificare una spesa del genere a Il cactus di Tivoli e non alla Torre del Saracino di Vico Equense?
[Crediti | Link: Dissapore. Immagine: Michael Weimberg]
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Perché bere latte materno è una cosa seria, Lady Gaga o “Baby Gaga” che dir si voglia |








torta nunziale?!
Massimo 35-40 invitati.
Ristorante qualsiasi con cucina decente, vicino alla zona della cerimonia, requisito per l’occasione.
Sei o sette chef amici che preparano ciascuno un piatto, possibilmente in qualche modo ispirato agli sposi. Sulla brigata ci si mette d’accordo.
Se la sposa è vegetariana, lo sia pure il menu, chi vuole mangiare carne stia a casa, si starà più larghi.
Apertura di qualsiasi cosa, cominciando con sboccature fatte apposta per l’occasione di Champagne dei millesimi degli sposi (l’hanno fatto per il matrimonio di Carlo e Diana, lo faranno certamente per William e Kate, chi sono io per essere da meno?)
Budget importante, specie pro capite visto il ristretto numero dei convitati: in un giorno come quello non si può certo badare a spese.
starei sul non piu’ di 25 invitati
requisirei uno dei miei soliti 3 a milano (sempione 42, manna, cavallaro) e __ci__ direi: fate voi tutto, io vi do 150 euro a testa
fuori solo i superalcolici
niente torta
unica eccezione:
potrei allargare ad altri oltre ai 3 (magari il bluenote con l’orchestrina swing), ma e’ l’unica eccezione
se la lei dissente, faccia lei, chiaro ??!???!!!!
(ehm, sara’ mica per quello che mi faccio bucato e pulizie da solo ?)
Non si creda che sia un tipo asociale, ogni occasione è buona per aprire la mia cucina e fare festa, ma a distanza di 30 anni dal mio matrimonio rimango fermamente ancorata alla mia convinzione di allora: niente pranzo di nozze con invitati, solo tete -à-tete in un ristorante eslusivo con il compagno/a per iniziare degnamente una lunga convivenza .(Per la cronaca il” nostro” ristorante fu il Sole di Ranco che negli anni ‘80 era un bel posto dove pranzare). Che bisogno c’è di sfamare orde di parenti e amici che all’antipasto già boccheggiano e arrivano sfatti al taglio della torta? Ci saranno altre occasioni di festeggiare con loro, no?
pura utopia….
quando mi sposai io, nel 1996, in totale tra parenti e amici stretti eravamo… 20?! sì 20. ancora oggi quando lo racconto, la gente strabuzza gli occhi seguito da “e come hai fatto?!? come ci sei riuscita?!?”
Bè, in teoria il matrimonio sarebbe la celebrazione dell’amore di due persone con le persone che hanno più care…. quindi sì, c’è bisogno di sfamare qualcuno come in ogni bella e importante festa! Che poi non si vogliano orde di invitati che neanche si conoscono, liberissimi!
appunto: teoria
ma quando il tuo budget quello è e quello rimane, ci si adegua, per forza… noi facemmo il pranzo di nozze presso il circolo sottoufficiali dell’areonautica grazie all’intervento del nostro testimone di nozze, appunto, sottoufficiale aeronautico, con una spesa onesta procapoccia, altrimenti non ce l’avremmo fatta visto che i nostri capitali erano stati investiti nella casa. non facemmo neanche il viaggio di nozze (ma ci riscattammo al nostro decimo anniversario).
mi auguro sempre quando vedo folle oceaniche di invitati che gli sposini li conoscano ma, per esperienza diretta, finora non mi è mai capitato, sempre col solito problema “eee…. li abbiamo dovuto invitare per forza, altrimenti si offendevano…. anche se non ci frequentiamo mai, e così abbiamo dovuto tagliare qualche amico”
assurdo!
quoto
vuol dire forse che uno che non ha l’amico sottufficiale non può usufruire del circolo per una festa privata?
Il mio matrimonio ha rappresentato il mio primo approccio con una cucina “di livello” gourmet.
Certo, va considerato che in tutto eravamo una dozzina, per una cena fatta un giovedì sera, avvisando solo all’ultimo il ristoratore di preparare una piccola torta da affiancare ai dolci di rito di fine pasto…
Il ristorante aveva e ha 1 stella michelin in zona collio friulano-sloveno.
Si è bevuto anche davvero molto bene. Fantastici ricordi di un fresco chardonnay di Edi Kante.
L’unico neo…il matrimonio è comunque fallito!
aquila ?
Sposato nel 2002, alla veneranda età di 42 anni. 15 Marzo. Non ho proprio niente da rimproverarmi e al mio matrimonio ci riandrei cento volte perché sono stato bene e mi sono divertito. Non solo: a distanza di anni anche gli amici dicono la stessa cosa. Eppure non abbiamo strafatto: matrimonio in Comune e cena al Bagatto in cima a Via Trionfale, locale che ci conosceva già come clienti abituali. Questo credo sia il vero atout: non andare in posti sconosciuti. Mai. I costi lievitano e il servizio precipita. Errore assolutamente da evitare. L’unica sbrasonata che abbiamo fatto è stato tutto champagne, niente vino, e orchestrina dal vivo che faceva brani anni 70-80 mixandoli direttamente nell’esecuzione. Bravissimi, tanto che un altro mio amico li ha voluti anche lui al suo matrimonio. Siamo finiti sfiniti e contenti tutti, 80 persone, un gran casino e niente roba strana da mangiare, ma le cose che lo chef del Bagatto sapeva fare meglio.
No catering, no organigescion, no porchettescion e cazzescion vari. Solo un aperitivo servito in terrazza, con Roma sotto, mentre noi stavamo a fare le foto. Quando siamo arrivati, gli ospiti stavano già belli che andati… lo champagne non perdona, e c’era tutta la cena davanti.
Ecco, l’unica cosa che mi sento di dire è che il posto dove si va deve essere conosciuto già abitualmente. Questo è il consiglio che cambia molte cose, a partire dal prezzo per finire alla riuscita della serata. Il resto, per la nostra esperienza, è fuffaware.
p.s.: se vi pungesse vaghezza, le foto sono sul mio profilo Facebook, pubbliche, per cui potreste avere anche qualche conferma visiva a quanto detto fin qui…
Scusate se intervengo ma tutti questi lamenti sul numero degli invitati e sulla bellezza delle cerimonie nuziali “minimal” anzi “super minimal” mi sanno tanto di poveri sfigati che non avevano nessuno da invitare neppure il giorno del loro matrimonio. Mi sa tanto di “maledetti zii e amici del cavolo che quando ho detto che mi sposavo hanno detto: Luigino? Luigino chi??” Io invece mi sono sposato a luglio: bellissima cerimonia con 238 invitati tutti amici e parenti che hanno gioito con me della mia felicità. Ed io ero felice di avere intorno a me tanta gente che mi voleva bene e che avrei visto anche il mese dopo. Felicità è essere felici in mezzo agli altri e non in un buco di ristorante con l’amara soddisfazione di chi per un matrimonio ha speso solo due euro per qualche gelido augurio… Io ho organizzato una cerimonia in un bel locale del salento. Abbiamo mangiato bene e leggero e il prezzo è stato assolutamente onesto. E non c’erano nè amici che si stafogavano nè zie sfatte al taglio della torta, ma solo sorrisi di gradimento. Ora è marzo e molti di loro li ho invitati nella nostra casa. Sono venuti perchè io ho piacere a stare con loro e loro hanno piacere a stare con me. Come quel giorno di luglio. Buona vita a tutti. Fabio
mi ricorda la canzone che gira su youtube in questi giorni: “…ho 238 amici su facebook ma esco sempre con i soliti 4 sfigati…”.
chissà come in certe occasioni escono centinaia di amici e parenti…
veramente i 238 non sono comparsi dal nulla ma li ho invitati con piacere io uno ad uno. E poi io non sto manco su faccialibro…
Bravo!
Quoto!
Meglio pochi ma boni… si dice dalle mie parti…
I matrimoni minimal sono eleganti, romantici e intimi senza dubbio, però una festa così deve essere molto divertente! Secondo me sta tutto nel “Sono venuti perchè io ho piacere a stare con loro e loro hanno piacere a stare con me”
è molto bello!
Quello che mi sorprende sempre dei nostri tempi correnti è l’incapacità diffusa di criticare le idee senza fare ricorso agli epiteti alle persone. Difendere il proprio punto di vista con argomentazioni convincenti quali per esempio il piacere di avere intorno a sé parenti cari e amici , volere a tutti costi che il giorno delle nozze sia indimenticabile, non avere magari il coraggio di sottrarsi a quelle che ad occhi altrui possono sembrare solo convenzioni e conformismo, ecco, tutte queste argomentazioni sono oltremodo accettabili anche se da me non condivise. Attribuire a chi si comporta in modo diverso dal nostro aggettivi denigratori invece non lo accetto affatto. Affibbiare un appellativo sulla base di una chiacchera virtuale mi sembra esagerato, non si è sfigati di certo per così poco. E comunque , per la cronaca, prima di sposarmi feci ben due cene ( una per i parenti e un’altra per amici ) in un collaudatissimo locale dove mangiarono tutti con grande soddisfazione dimostrandomi , semmai ce ne fosse stato bisogno , tutto il loro affetto. Ringraziando il cielo alla fine ciascuno di noi fa quello che ritiene più giusto e amen.Buona vita anche a Lei
Caro anto, non intendevo nè denigrare nè essere offensivo nei confronti di chi non la vede come la vedo io. Il termine “sfigato” voleva solo evidenziare l’atteggiamento di chi ha una certa puzzetta sotto il naso e fa le cose minimal-radical-schic perchè aborre gli zoticoni conformisti destrorsi che invitano alla cerimonia millanta invitati “per var vedere”
Anche tu però dovresti deciderti. Nel primo post dici “niente pranzo di nozze con invitati, solo tete -à-tete in un ristorante eslusivo con il compagno/a per iniziare degnamente una lunga convivenza .(Per la cronaca il” nostro” ristorante fu il Sole di Ranco che negli anni ‘80 era un bel posto dove pranzare). Che bisogno c’è di sfamare orde di parenti e amici che all’antipasto già boccheggiano e arrivano sfatti al taglio della torta? Ci saranno altre occasioni di festeggiare con loro, no?”
Poi ti contraddici e affermi ” E comunque , per la cronaca, prima di sposarmi feci ben due cene (una per i parenti e un’altra per amici) in un collaudatissimo locale dove mangiarono tutti con grande soddisfazione dimostrandomi, semmai ce ne fosse stato bisogno, tutto il loro affetto”
Insomma sti amici e parenti tuoi erano un’orda famelica che si è mangiato anche le tovaglie o un gruppo di amici e parenti affettuosi, parchi e soddisfatti? (P.S. non te la prendere, si fa per parlare…)
Ahahah! hai ragione, sono stata poco chiara, anche se non v’è contraddizione, perchè la mia domanda su perchè si sentisse il bisogno di sfamare orde di parenti e amici si riferiva ovviamente non ai propri cari, ma a tutta quella gente che molto spesso si “deve ” invitare alle nozze, e non dirmi che ciò non succede perchè non ci credo
nozze che appunto perchè fastose spesso risultano di una lungaggine esasperante , nozze che davvero con tutte quelle isole e pesci e verdure sembrano più mercati rionali che cerimonia festosa .Ho portato la mia esperienza ,la rifarei perchè il mio pranzo di nozze fu bellissimo e romanticissimo, senza togliermi il piacere della condivisione con i miei cari, senza sprechi, senza lungaggini, senza parassiti…:-)) Ciao! (Che bello chiaccherare!:-))
Io invece penso che siano degli sfigati coloro che, pur avendo millemila “amici” e tanti soldi (come tu evidentemente hai, e che son benedizioni), dicevo, coloro che pur avendo queste fortune non si accontentano di godersele, no, ma sentono il bisogno di vantarsene a sproposito e con parole denigratorie per chi fa o pensa diversamente.
Sfigati e in fondo infelici.
il mio matrimonio: 70 persone ultraselezionate tra parenti e amici (crescere nei paesi è molto meglio di crescere in città, conosci veramente tutti), ristorante requisito con un ottimo menu, fiumi di morellino e verdicchio.
Tutti contenti come pasque.
Bello.
penso sia bello che ogni coppia faccia come meglio crede senza giudicare a priori.
nel mio caso essendo io appassionato ed avendo tanti amici ( circa 100 invitati solo 10 parenti).
ho utilizzato una villa e più chef stellati che hanno fatto una portata a testa, il tutto annaffiato da champagne e vino acquistati da un mio amico ristoratore.
è stata una giornata stupenda e la rifarei altre 1000 molte.
Un bel articolo che mi coglie sul vivo! Ovvio che un gourmand cerchi di organizzare un festa di matrimonio gastronomicamente all’altezza, c’è da dire che il 90% delle persone che si sposano NON sono gourmand e NON lo saranno mai e neppure i loro invitati, quindi non avrebbe molto senso.
Impressionante, come sempre, come alla parola “matrimonio” i costi lievitino, non accompagnati dalla qualità. Con 160 euro a invitato, voglio champagne a fiumi e i voul au vent, volevant, voulevoul non li devi neppure proporre!
ho lavorato un po’ nell’editoria sul matrimonio e mi sono resa conto che non c’è una regola fissa;
è un momento bello da ricordare: non c’è una formula migliore, ma ognuno è libero di fare quello che gli va, dalla pacchianata alla cosa raffinata ed intima…..
il matrimonio dovrebbe aderire il più possibile ai gusti e ai desideri degli sposi (magari senza troppe interferenze di genitori e suoceri!)
non bisogna dimenticare che dall’altro lato c’è un gran business (in media il costo del rivìcevimento è la spesa più importante e bisogna evitare di spendere paccate di soldi a fronte di cene preconfezionate orrende che purtroppo sono la medie delle offrte in giro)
l’unica cosa che ho sempre ritenuto un po’ assurda è che le persone di ogni fascia sociale per il matrimonio spendono come se appartenessero alla fascia più alta, cioè si tende sempre a esagerare un po’ e questo succede a tutti i livelli…..
quindi tanta gente si indebita per le nozze, cosa che sarebbe da evitare
se mi dovessi sposare massimo 50 invitati, nel mio ristorante preferito in città, dove già mi conoscono.
il menu lo decido direttamente con lo chef.
niente volauvent-pizette-fingerfood: tutti seduti e serviti, dall’aperitivo al dolce.
i catering per matrimonio sono dei furti legalizzati.
ci sono catering e catering….in provincia però!
quando un ristoratore organizza un pranzo di matrimonio ha sono vantaggi: costi contenuti, zero rischi e ricavi certi, sia per il numero prefissato dei commensali, sia per il menu fisso (quindi sprechi limitatissimi) perchè tutti mangiano la stessa cosa decisa prima, vengono pagati con anticipi …..
perchè un pranzo/cena di matrimonio dovrebbe costare una follia come invece capita regolarmente?
Io mi sposerò a luglio. abbiamo molti zii e cugini e questo alza un po’ il numero.. a loro abbiamo aggiunto gli amici: totale circa 160. Speravo in un numero più contenuto ma alla fine abbiamo invitato chi vogliamo avere vicino e chi vorrà esserci vicino verrà.. per il pranzo noi abbiamo trovato e scelto chi ci offre quello che cerchiamo: siamo trentenni ed è estate e quello che ci piace è una bella festa, senza troppi fronzoli e troppo galateo. Una bella grigliatona è la ciliegina sulla torta di quello che vogliamo! Abbiamo trovato dei professionisti, di quelli che ci tengono a dirti da dove prendono i prodotti e come gestiscono il tutto, di quelli che non hanno problemi ad aprire la porta della cucina e farti entrare o a farti assaggiare il più possibile di quello che offrono. Ho sentito di posti in cui il pranzo è acquistato a scatola chiusa! Siamo stati fortunati e spero che sia tutto come stiamo programmando.. Certo il fatto che il mio lui sia cameriere e quindi del settore aiuta.
Poi ecco.. il mio lui è calabrese, la seconda festa in calabria con 150 parenti e amici dei suoi genitori che non si può evitare perchè lì usa così e i suoi ci tengono, ma che noi nemmeno sappiamo come si chiamano o chi siano.. questo lo avrei proprio evitato. ma che dire? Noi realizziamo i nostri desideri qua e per il resto chiuderemo gli occhi e faremo un bel respiro!
Oddio. La questione di fondo è una sola.
La festa è un’occasione per stare con gli amici o un evento familiar-sociale-mondano ?
In italiano. Mi sposo e DEVO organizzare un banchetto (tanto più sfarzoso e affollato quanto maggiori sono le esigenze di public relascion) per familiari (magari lontani e visti una volta negli ultimi dieci anni) colleghi, sodali, clienti, elettori ? Ovvero festeggio SOLO con chi mi è DAVVERO caro ?
Ho visto matrimoni-happening con 1000 (mille) e più invitati (potenziali elettori). Perchè alla fine hai ospiti “essenziali” e altri che “non puoi non invitare”. Perchè il matrimonio (almeno il primo ..) è ancora molto “evento tradizionale”.
Poi quando uno arriva al terzo .. chissenefrega delle convenzioni .. a volte.
Senza contare quelle che sono le attese della “controparte”.
Ho visto matrimoni con 10 invitati per lui e 100 per lei (o viceversa)
Mai mangiato non dico bene, ma neppure decentemente, a un matrimonio di massa.
Se hai veramente tanti amici cari e caciaroni, e li vuoi pure conservare dopo averli nutriti, affitti una villa con giardino immenso fuori città: poi scegli personalmente un’iradiddio di salumi, formaggi e altre delicatessen fredde e riempi canotti di ghiaccio, bottiglie e bicchieri.
Dopodichè ti siedi con tua moglie e…al vostro segnale scatenate l’inferno!
Riccardo, questo è un signor consiglio! Mi piacerebbe molto essere invitata ad un matrimonio così!
L’idea dei canotti è decisamente affascinante…
Alla fine, scusate l’ovvietà, penso che nulla sia più soggettivo del gusto e se il gusto è riferito ad un evento nel quale sono coinvolte famiglie, sentimenti, tradizioni e fissazioni, si arriva alla sublimazione della soggettività, nessuna formula è quella ideale. Posso quindi raccontare l’esperienza mia e di mia moglie che quando ci siamo sposati abbiamo pensato ad una bella festa, con dell’ottimo cibo, in un posto romantico e con le persone che volevamo avere (circa 140 persone). Ci siamo avvalsi di un catering di ottimo nome (per conoscenza diretta) e poi io ho preteso che tutto venisse cucinato in loco (nella “lochescion” c’erano moderne e attrezzate cucine) dal primo chef del catering (che veniva da un due stelle). Ho scelto ogni piatto ed ogni vino, con champagne; ho fatto venire le cassate dalla Sicilia, e gelati e dolci di ogni tipo. E poi come dolce nuziale, il millefoglie che tanto piace a mia moglie. Un complesso jazz per la cena e poi abbiamo ballato tutti sino alle 5 del mattino. Siamo riusciti ad abbinare eleganza e divertimento con la nostra passione per il buon cibo, anche se non nascondo che il nostro budget è stato alto perchè volevamo regalarci qualcosa di bello. E così è stato. Vorremmo tanto essere invitati ad un matrimonio come il nostro. Ed io ogni giorno sarei felice di risposare mia moglie.
noi ci siamo sposati a fine luglio, 6 anni fa, con rito civile, con i parenti più stretti e con tanti amici, molti dei quali ci hanno raggiunto da altre parti d’italia e che quindi abbiamo anche ospitato.
abbiamo affittato un casale di campagna nell’alto lazio a metà strada tra firenze la mia città e roma , la città di mio marito.
il corpo principale era un casale ottocentesco ristrutturato con camere indipendenti attrezzate per ospiti che normalmente sono stranieri, con alcune dependances attorno, e dove abbiamo alloggiato parenti e amici più intimi. gli altri negli agriturismi all’intorno che abbiamo scelto con cura.
c’era un grande giardino e un’enorme oliveto, dove abbiamo scelto di mettere i tavoli.
abbiamo eliminato tutto il superfluo. niente bomboniere o segnaposto, semplici mazzi di margherite e bacche rosse sui tavoli e via dicendo.
e ci siamo concentrati sulla cena. maniaca dell’alimentazione e del gusto volevo, volevamo cenare assieme a tutte le persone che amiamo con cose buone e senza strafare con effetti speciali.
abbiamo scelto un catering che fa capo ad un noto ristoratore umbro che ha montato una enorme cucina e in parte utilizzato quella esitente già professionale. in realtà i piatti cucinati non sono stati moltissimi. abbiamo scelto una cucina tradizionale in parte rivisitata e molti prodotti doc da consumare a taglio. doveva essere una cena di campagna.
abbiamo scelto i vini sia da pasto che da dessert, rigorosamente dell’italia centrale e un’amica parigina come regalo ci ha portato delle casse di champagne che abbiamo stappato all’inizio della cena.
niente posti assegnati a tavola e servizio al tavolo solo per il vino e per lo sparecchio, per il resto tutti liberi. molti si conoscevano, molti si sono conosciuti.
tavolata di dolci tradizionali a taglio, niente monoporzioni. torta finale una grande ciotola di bignoline di crema su cui a scelta di poteva versare cioccolato fondente o passata di lamponi e more
la cena è stata quello che desideravamo semplice ma squisita e allegra e lunga il giusto.
un amico dj ha voluto mettere la musica e molti hanno ballato scalzi sull’erba.
faceva solo un po’ freddo purtroppo, nonostante fosse piena estate, e verso le tre di notte i superstiti, una trentina, sono entrati nella grande sala ricavata dalla stalla e hanno giocato a dama, scacchi e altri giochi che erano lì e chiacchierato un altro paio d’ore. al ristoratore che se ne è andato verso l’una credo, avevo chiesto di lasciarci acqua, qualche alcoolico e qualche torta.
ma pur avendo fatto “semplicemente” una cena abbiamo speso abbastanza. abbiamo puntato sulla qualità; con l’aggiunta dell’ospitalità per una quarantina di persone.
sicuramente con quella cifra avremmo potuto sfamare ben più delle novanta persone che eravamo
ma è stata una serata intensa e felice, e della bontà della cena ancora tutti mi parlano
abbiamo un figlio e siamo ancora qui
pranzo intimissimo (20 persone?) con le sole famiglie in posticino gourmand e, qualche giorno dopo, tea party in campagna con amici&parenti GGGGiovani e mini festival indie/twee allegato…palloncini + fiori + dolcini + servizi da the strafighi!
premesso che non amo i matrimoni da 200 persone che durano 24 ore e che poi nessuno ricorda cosa ha mangiato o dove si mangiano le stesse cose del matrimonio della zia 8 anni prima, credo che quello organizzato da un’amica sia stato il migliore, lo ricordo a distanza di 10 anni:
si sposarono in primavera inoltrata, in una chiesa di un convento e fecero il ricevimento nel chiostro del convento 150 invitati, tutto a buffet con tavoli e posti a sedere per tutti.
Sul buffet di tutto dagli stuzzichini per aperitivo agli antipasti ai primi in monoporzioni, ad una quantità di dolci differenti indimenticabile, il tutto decorato con statue di ghiaccio, tanto per rinfrescare l’aria. La brigata che si occupò del buffet e soprattutto dei dolci sublimi, fu il grande Maestro pasticciere SALVATORE DE RISO, in quanto il matrimonio si svolse a Salerno.
Beh, non vi nascondo che se dovesi trovare l’anima gemella e mi dovessi convertire all’idea del matrimonio, farei quasi la stessa cosa, con l’aggiunta di un po’ di cucina molecolare, che all’epoca forse non esisteva, ma questo perchè io sono una mixology barlady e quindi è una mia passione, ah ecco aggiungere un open bar, ovviamente con barman più che esperti e non ragazzi improvvisati per l’occasione.