di | gio 28 gen 2010 ore 18:30
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Volterra | Sono stato in carcere (a cucinare)

Cene galeotte è uno dei più moderni esperimenti di riabilitazione carceraria. L’idea è che una volta riformati, i detenuti del carcere di Volterra possano lavorare nei ristoranti della città. In attesa del prossimo insegnante, Massimo Bottura, abbiamo chiesto a Paolo Gori della Trattoria Da Burde (Firenze) di raccontarci come è andata. Aiutandosi con questo video.

Le porte si aprono e si chiudono alle spalle, una guardia mi scorta lungo i corridoi freddi di una fortezza che di gente ne ha vista passare. La cucina è più fredda di una cella frigorifera, intorno ci sono i volti della mia brigata di cucina. Per un giorno e una notte. Presentazioni di rito, illustrazione del menù, i fuochi si accendono e tutto si scalda.Le cose da fare sono tante, non c’è tempo di fermarsi in cucina. In breve non si capisce più chi è fuori e chi è dentro, siamo solo la squadra che deve preparare la cena.

Certo, coltelli e mestoli di acciaio vengono contati ossessivamente (siamo sempre in un carcere!) ma per il resto tutto scorre in modo naturale. Vengo trattato con i guanti bianchi: di lavare una pentola o pulire un banco neanche se ne parla, pensano a tutto loro che lucidano tutto senza una attimo di sosta. Poi esce fuori un caffè che schiuma e riscalda come quello del bar, con una crema densa e compatta tipo moka. Ma come fanno? E a tagliare cipolle con coltelli che non son buoni neanche per il burro?

Al momento della cena tutto è pronto, aspettiamo con calma i nostri ospiti. Nel frattempo, ecco la numerosa e impeccabile brigata di sala che viene a prendere gli aperitivi. Fila tutto liscio, in breve la cena è servita. Possiamo andare a prenderci l’applauso della sala. Atmosfera calda, i camerieri mi fanno da corona e la sala applaude per la cena. Mi giro per ringraziare la brigata di cucina e sono solo.

Gli altri hanno preferito dormire qualche ora in più e farsi una doccia, domani si serve la colazione alle 6.30. Per me le porte si riaprono, è ora di tornare a casa.

Da Dissapore dico grazie alla brigata di cucina, di sala, alle guardie carcerarie, all’amministrazione penitenziaria, ai numerosi ospiti e a tutti quanti rendono possibili queste cose.

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6 commenti a Volterra | Sono stato in carcere (a cucinare)

  1. L’esperimento delle Cene Galeotte che dura da qualche anno (mi sembra 2007) insieme al progetto teatrale della Compagnia della Fortezza con la direzione di Armando Punzo, che invece è nato nel 1988, sono due elementi direi caratteristici del carcere di Volterra. Bravo ad Andrea Gori ad aver fatto parte del corpo insegnante.
    Complimenti anche a Massimo per l’impegno (e non mi sembra nuovo a iniziative sociali)!

  2. Bravo Andrea, complimenti a te e Paolo per l’iniziativa.

  3. avatar Enrico Marsili

    Complimenti allo chef. Una piccola esperienza che e`un modello per tutte le carceri d`Italia.

  4. non fate a noi di Burde i complimenti a chi ha ideato e chi ha fatto crescere questa manifestazione, e che ha avuto la bella idea di coinvolgerci, ovvero Leonardo Romanelli!

  5. @andrea
    Io adoro il Nero, quando fa così! Che uomo!

  6. avatar buoni esempi

    grazie a tutti quanti rendono possibili queste cose

    Si chiama Dolce Evasione e non è l’ultimo profumo di Dior, bensì un miele; e a produrlo, anche se dal nome riesce difficile crederlo, è la casa circondariale di Brissogne. (il nome è dell’educatore del carcere Giuseppe Porta)

    Nel luglio scorso otto detenuti hanno partecipato ad un laboratorio di apicoltura inserito in un progetto del Fondo sociale europeo: sotto la guida del tecnico regionale Claudio Gerbelle hanno imparato i segreti del dolce nettare, e durante le ore di formazione pratica hanno smielato e invasettato 35 kg di miele. I primi 70 vasetti da mezzo chilo son stati poi donati all’Associazione volontariato carcerario, che li ha messi in vendita dietro offerta libera sui banchetti di Libera. L’iniziativa è stata un successo: tanto che la casa circondariale di Brissogne, da quest’anno, avvierà al suo interno tutto il ciclo della produzione del miele.

    Le prime quattro famiglie di api e l’ape regina sono già state acquistate, e ora soggiornano dentro il carcere curate dai primi otto detenuti formati e sotto lo sguardo attento di Bruno Meynet, apicoltore hobbista e membro dell’Associazione volontariato carcerario. Nei prossimi mesi partirà un secondo laboratorio di apicoltura, mentre la produzione potrebbe arricchirsi con l’arrivo di nuove arnie e con la vendita della cera d’api.
    (da aostasera.it)

    [img]http://www.vocinelweb.it/faccine/speciali/06.gif[/img]
    tenendo però a mente che
    non si può ridurre la personalità dell’individuo a una serie di influenze; rinunciare al bene e al male per la scienza del comportamento… mettere il pannolino a tutti quanti. (niente è mai colpa di qualcuno, cit.)

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