Mandara, mondragone, mozzarella, arresto

cartellino rosso

Mandara, il re della mozzarella era finanziato dalla Camorra. Come non fare pensieri maliziosi?

Scavallare il banale e non fare pensieri maliziosi è difficile quando leggi certe cose sui giornali.  “Dentro ai bocconi è andato un pezzo di cermanica”. E’ la mattina del 7 agosto 2008. Giuseppe Mandara, “l’Armani delle mozzarella di bufala”, viene avvisato che nel caseificio della Mandara di Mondragone, cuore della produzione di mozzarella dell’area Casertana, c’è stato un guasto. Una ‘trafila’ di ceramica si è spezzata, i frammenti –come dice il responsabile dell’area tecnica– hanno contaminato quattro lotti di mozzarelle ‘ciliegine’.

Dalle intercettazioni telefoniche sembra quasi di vederlo, Giuseppe Mandara, il patron della mozzarella di bufala più nota nel mondo —arrestato ieri— mentre alza le spalle e, rendendosi conto del pericolo per la salute dei consumatori, dice: “Se prende qualche bambino è una tragedia… Ho parlato con l’avvocato, non ci conviene fare niente adesso altrimenti si capisce che sapevamo del guasto”.

Okay, m’incarico io di dare voce ai ragionamenti che state facendo, puerili ma umani, impertinenti ma logici. Possibile che il colosso Mandara Group Spa (negozi e distributori a Milano e in Europa, Giappone, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Russia), protagonista di episodi come questo, facesse parte del Consorzio per la Tutela del Formaggio Mozzarella di Bufala Campana? Mai nessun dubbio, nessun sospetto?

Eppure la mozzarella di bufala è uno dei formaggi più taroccati d’Italia, basta fare aggiunte fraudolente di latte di mucca che costa tre volte meno rispetto a quello di bufala. Le verifiche dovrebbero essere rigorose.

Eppure, secondo i magistrati, nel 1983 l’azienda sarebbe stata sostenuta con i soldi del clan mafiosi La Torre, circa 700 milioni di lire. Un aiuto continuato anche dopo.

Ci sono poi le intercettazioni contenute nell’ordinanza di custodia cautelare. A leggerle vengono i brividi, come si fa a stare tranquilli quando chi deve controllare, persino se si chiama Coop, non è capace di farlo?

Il centro di distribuzione Unicoop di Scandicci ordina 180 forme di provolone del monaco. E’ un formaggio raro e pregiato, Giuseppe Mandara non le ha 180 forme. Allora decide di inviare in Toscana un formaggio diverso spacciandolo per quello originale. “Preparateli – dice al telefono – ; mo proviamo a mollargli questi qua senza marchio, e vediamo che succede… Va buò? E mandaceli con la dicitura ‘provoloni del monaco’, però”. Resta un problema: il disciplinare prevede che il provolone del monaco sia marchiato a fuoco, cosa che Mandara non può fare. Allora un socio consiglia: “Metti un bollino ‘provolone del monaco’, lo puoi mettere”. Del resto, aggiunge, quelli della Unicoop “non lo sanno neanche che devono essere marchiati”.

Oggi Giuseppe Mandara è stato espulso dal Consorzio di Tutela della mozzarella di bufala campana Dop, che ha anche deciso di costituirsi parte civile nell’eventuale processo che sarà celebrato. Bella mossa.

Ma un cartellino rosso al “sistema mozzarella italiano” non glielo toglie nessuno.

[Crediti | Link: Corriere.it, Corriere del Mezzogiorno, TMNews. Immagine: Ansa]

Prisca Sacchetti

commenti (52)

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  1. sarò pure puerile, ma dal momento che tutti sapevano, come riescono a giustificare il fatto di espellerlo dal consorzio solo oggi? e la coop controlla così poco i suoi fornitori da non essere stata a conoscenza di questa situazione grottesca??? ok. sono puerile. me lo dico da sola.

  2. Il Consorzio Mozzarella di Bufala Campana DOP che ammette l’uso di cagliata congelata meriterebbe il medesimo cartellino rosso.

    1. non è che possa valere in assoluto ma questo inverno passato quando s’è fatta la gara per abbinamento bufala e vini del lazio al ristorante 25 di corso francia, la mozzarella fornita dal consorzio era indecente.

  3. Mi aspetto come per il Finger l’arrivo dei difensori d’ufficio:
    ” eh poverino se non fai cosi non ci stai dentro”
    ” quanti posti di lavoro ha creato? a quello non ci pensate”
    ” E’ la solita invidia verso chi ha successo”
    “Comodo per voi dipendenti ogni fine mese prendete il vostro stipendio non avete mica le stesse preoccupazioni, trovare i bollini del provolone, un trustee alle cayman, studiare come immatricolare lo yacht per non pagare le tasse, e poi avete anche la 13ma”

    1. A tal proposito c’è un vecchio articolo su Dissapore, di circa 2/3 anni fa, dove si domandava se si sarebbe comunque andati a mangiare in un ristorante sapendolo di proprietà di mafiosi.
      E’ istruttivo leggere i commenti (istruttivo in questo caso è sinonimo di penoso)

  4. la smettiamo di fare finta? la smettiamo di fare finta di stupirsi ancora che la mozzarella di caserta sia mafiosa e tagliata ? (si certo, un paio di caseifici che resistono ci sono….ancora che…con la camorra si sa anche che quando resisti sa di bruciato… e che se non bruci, significa che non resisti….è matematico.) si sa. da 10, 20, 30 anni…. si sa da sempre. Lo scandalo non è che Mandara si sia fatto prendere, è che gli altri ancora non sono stati arrestati. (e dei mandara, ce ne sono decine e decine, forse centinaie…)

    la cosa che invece è scritta nero su bianco nel disciplinare e che nessuno denuncia ad alta voce (e che al mio parere è il vero scandalo), è che numerosi caseifici collocati in vari comuni della regione puglia stanno nel consorzio, e sono autorizzati a mettere il marchio “Campana DOP” sulle mozzarelle… ma che campana è?

    1. Scandalo? “Romano” nel pecorino non indica la provenienza geografica, ma il metodo col quale è fatto.

    2. Infatti, ma quale scandalo? Il pecorino romano si è sempre prodotto prevalentemente in Sardegna, che è la sua zona storica di provenienza, e solo in piccole percentuali tra Lazio e Toscana

    3. si chiama Romano perché le sue origini risalgono all’antica Roma, era amato dai nobili ma era anche usato come razione per i legionari. La produzione di questo formaggio è da sempre distribuita tra Lazio, Sardegna e Toscana, ma solo in tempi recenti il 90% della produzione è in mano alla Sardegna. D’altronde trovare greggi di pecore nella provincia di Roma è sempre più difficile ormai data l’immensa espansione urbanistica, ma molti romani ricorderanno sicuramente che qualche decennio fa tutto l’interland romano era pieno di greggi che pascolavano.

    4. Infatti, purtroppo certa gente parla (o meglio scrive) solo perchè ha la lingua in bocca

    5. I disciplinari sono come le coperte. Ognuno le tira dove gli fa comodo.
      E per questo che subiscono “aggiornamenti” che finiscono per depotenziarli.
      Stiamo per arrivare anche alle cagliate congelate.
      Se i migliori pizzaioli,che vincono i Campionati internazionali di pizza sono sempre più stranieri (giapponesi in particolare) , che senso avrà fra qualche anno parlare di disciplinare della pizza napoletana classica,quando le migliori pizzerie saranno in Oriente?

    6. Gentile Andrea, il consorzio della mozzarella di bufala campana dop non risponde ai confini geografici che spesso non tengono conto di tradizioni sovra -- regionali. Parte della provincia di Foggia, quindi, fa parte, mozzarellisticamente parlando, della Campania. Se posso scandalizzarla ulteriormente le comunico anche che a Modena si fa il Parmigiano Reggiano e, udite udite, Modena non è nè nella provincia di Parma tanto meno in quella di Reggio Emilia.
      Si informi prima, grazie.

    7. Le domande che ti faccio sono:
      1) Le zone della Puglia (io stesso ho parlato di ottimi caseifici)sono state inserite dopo nel consorzio per avvalersi del marchio?
      2) Allora mi dovete spiegare che valore date alla parola territorio.
      Perchè i marchi sono legati ad un territorio ,ad una tradizione,a saperi ecc..
      3)Il fatto che i disciplinari vengono “aggiustati” ,vedi la proposta indecente di usare cagliate congelate,che vi fa pensare?
      4)se un domani in Calabria sorgono delle attività di allevamento di bufale che poi
      fanno le mozzarelle.E sono buone.Questi fanno richiesta al Consorzio per entrare.
      Possono farlo.

    8. Senza pretese di avere la verità in tasca, quello che so io è questo: la mozzarella di bufala si produce in alcune zone della Puglia, della Lucania e del Basso Lazio fin dalla metà del ‘700. E quando si è creato il marchio (prima DOC nel ’93 e poi DOP nel ’96) queste zone sono state incluse accanto a quelle della Campania, che restano le zone principe di produzione, sia dal punto di vista quantitativo che storico. Però a quanto mi risulta non c’è stato un “allungamento della coperta”, ma una fotografia delle zone tradizionali di produzione.

    9. Inserisco due interventi nel post di Sara Porro di due illustri amici di Dissapore

      Fabrizio pagliardi
      19 luglio 2012 alle 15:34 | Link
      Un dubbio te lo levo io, per i prosciutti di Parma se non é cambiata la normativa non si richiede l’uso di maiali di Parma e neanche di maiali nazionali.

      Andrea Bez.
      19 luglio 2012 alle 16:57 | Link
      basta dare un’occhiata ai discliplinari e comunque per fare prima:
      -- aceto balsamico di modena igp: 90 milioni di litri certificati. il legame con il territorio è la miscelazione degli ingredienti che deve essere fatta a Modena o Reggio Emilia. Determinata è la varietà delle uve. Ma non la provenienza.
      -- Prosciutto di parma dop: qualche anno fa erano a 9 milioni di pezzi. circa 200 aziende. Carne nazionale

      -- Sara Porro Dop: un solo esemplare e numero uno a prescindere

      Bez.

      Ho lasciato, volutamente, Sara Porro Dop, perchè condivido,come molti,
      questa opinione.
      Per dire,che all’inizio il disciplinare del
      prosciutto era limitato ai porci prodotti
      nella zona Dop.
      Poi siccome non bastavano ,hanno allargato le maglie del disciplinare.
      È probabile che un domani ,si potranno
      fare prosciutti anche dai famosi porci cinesi dello sim sol pork.
      Tutto è relativo .Anche i disciplinari.
      Non sono immobili nel tempo.
      PS.Se non sbaglio Tommasso Farina in ualtro post sulle mozzarelle accennava al fatto che le zone del foggiano fossere state incluse in un secondo tempo.

    10. Per il prosciutto di Parma, insisto con dei dubbi dovuti alla memoria , ma se non mi sbaglio le carni per essere nazionali basta che siano macellate in Italia o allevate per i pochi ultimi mesi in Italia.

    11. Allevamento, macellazione e sezionamento possono avvenire in Emilia Romagna, Toscana, Lombardia, Piemonte, Veneto, Molise, Umbria, Marche, Abruzzo e Lazio
      La trasformazione solo in provincia di Parma
      Gli allevamenti sono circa 5600, i macelli circa 220

    12. per ravvivare la memoria bastra leggersi il disciplinare per evitare le famose parole al vento, non è diffcile, un piccolo sforzo e un paio di click. Ma che maiali esteri,…

  5. a meno di non conoscere molto bene il produttore, a comprare cibo proveniente dalle provincie di Napoli e Caserta ci vuole un bel coraggio, ormai ne abbiamo sentite di tutti i colori. Certo con il patrimonio gastonomico che hanno è un vero peccato, ma la salute viene prima e io da un po’ ho deciso di non rischiare più.

    1. Tutti i prodotti che mangiamo possono essere manipolati in vario modo e per vari scopi.
      Non solo la mozzarella di bufala.
      Siete ingenui a pensarlo.
      O a restringere le frodi ad un’area ben precisa del sud, dominata dalla camorra.
      Il vino per esempio puo essere manipolato in modo “sofisticato”,che manco te ne accorgi.
      Si possono anche “improfumare”.
      E così l’olio.
      E così tanti altri cibi.
      Il problema è dei controlli.
      Il sistema dei disciplinari e dei relativi consorzi di tutela ha mostrato più e più volte dei limiti.
      L’etichetta appiccicate ad un prodotto
      ha perso di significato.
      Non garantisce il consumatore.
      Al consumatore non resta che affidarsi alla persona ,all’imprenditore di cui si fida ,che gli ha dato prova di serietà e di onestà.
      Io sono per l’abolizione dei disciplinari e dei relativi Consorzi che non garantiscono ,e che hanno fatto aumentare solo i prezzi.
      Aggiungo,e lo si può dimostrare su diversi prodotti,che la qualità ,dopo
      l’arrivo dei marchi, in generale è peggiorata.

    2. io sono per i controlli, come in questo caso
      per inciso sono anche contrario alla pubblicazione delle intercettazioni, ma ovviamente non al loro utilizzo

  6. Pensate che la compravo spesso, perche’ la trovavo buona,ottimo rapporto qualita’ prezzo..e poi vengo a sapere che dentro ci mettevano di tutto sigh!!

  7. ….. ma non mi dire che una proficua azienda campana ha infiltrazioni della camorra!!!!! Ma chi se lo sarebbe aspettato. E pensate che l’altro giorno la magistratura calabrese ha dichiarato di avere il sospetto che la ‘ndrangheta ha infiltrazioni nelle ditte che vincono gli appalti della salerno-reggio calabria!!!! Ma incredibile. Che sorpresa!!!!!
    Ma riusciremo mai a essere un paese normale? Io ho perso la speranza. E voi?

    1. Siamo ben oltre: ormai è la magistratura lombarda che “sospetta” che metà delle imprese padane sono infiltrate da mafia, camorra e ‘ndrangheta

    2. esatto. in fin dei conti anche il problema discariche abusive -- materiali altamente pericolosi non è alimentato da rifiuti campani ma son quasi tutti smaltimenti irregolari di lavorazione delle industrie del nord.
      praticamente la munnezza gliela spediamo tutta noi, ovviamente grazie ad accordi tra imprenditori del nord e mafia campana. la mafia è ormai più che radicata anche al nord, la mafia è ovunque ci sia giro di soldi e possibilità di profitto.

    3. Quando mai un problema di Napoli non è colpa del Nord? Sia mai che loro abbiano una qualsiasi responsabilità. Resta da scoprire come mai i malvagi industriali del nord non mandino la monnezza ad Avellino, Benevento o Salerno che confronto a Napoli sembrano la Svizzera.

  8. Sono decenni e decenni che la camorra si sostituisce alle banche nel finanziamento alle imprese, con tutto quello che ne consegue, la cosa agghiacciante è che lo sanno tutti ma lo Stato non fa nulla in merito! Giusto un intervento spot ogni 3/4 anni, bah!