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Filippo Cicoli | mer 20 feb 2013 ore 17:10
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Teo Musso: insaporire l’Italia una birra alla volta
“Devi sapere che questo edificio, prima di diventare Baladin, era il bar Piemonte e prima ancora, un ufficio postale. Ce ne siamo accorti durante i lavori di restauro nel 1986, scrostando i muri portanti abbiamo trovato nell’ordine le insegne dei locali che furono, e lì fuori non c’era la piazza ma una buca enorme, che proprio in quegli anni fu riempita per diventare ciò che vedi oggi”.
Siamo a Piozzo (CN), la voce narrante è di Matterino Musso alias Teo, che ci ha accolto nel suo pub per una birra e per raccontarci l’avventura che, come vuole la leggenda, ha innescato il movimento, pirata prima, e realtà piuttosto solida oggi, della birra artigianale italiana. Oggi al guru Musso fanno capo una miriade di progetti, da Casa Baladin, casa della birra con camere, al romano Open Baladin, incrocio riuscito tra pub e brassierie, solo per citarne due.
Dissapore: Perché la birra nella Langa, terra di vini che solo a nominarli incutono rispetto?
Teo Musso: “Tutto inizia da un conflitto con mio padre, produttore di vino. Da bambino potevo berlo ma solo allungato con l’acqua. Crescendo, più per sfida che altro, mi vendicavo tirando fuori una bottiglietta di birra al momento dell’assaggio. Poi la folgorazione per la Chimay tappo blu, una belga d’abbazia che ha rivoluzionato il mio modo di pensare alla birra. Potevo finalmente paragonarla al vino, aveva mille note aromatiche che rendevano facile abbinarla al cibo”.
D: Da qui l’idea, abbastanza avveniristica allora, della birra da pasto?
TM: “ Si, decisamente. Considerare quella Chimay una bevanda-passatempo relegandola al solo pub era una vera sventatezza, anzi, occorreva trovare il modo di legarla alla tavola. Per capire come, ho iniziato l’andirivieni con il Belgio, paese d’elezione della birra artigianale, dove, grazie a una licenza da importatore occasionale, prelevavo personalmente le bottiglie più interessanti per farle conoscere agli avventori del pub aperto nel frattempo a Piozzo, per poi iniziare una mia produzione nel 1997. Pensa che ero arrivato ad avere oltre 240 tipi di birre alla carta”.



D: A chi ti sei ispirato per i metodi di produzione?
TM: “Ho avuto due maestri, grandi e agli antipodi: il primo era un teorico, anche un po’ filosofo, vedeva la birra come espressione del momento. Ancora oggi recito una sua massima tipo mantra: “non ti preoccupare, se la birra non è buona adesso, poi tornerà in equilibrio”. L’altro invece era un ingegnere della birra, uno scienziato tutto numeri e formule. Attraverso queste visioni contrapposte ho appreso la precisione di tempi e ricette, l’importanza degli ingredienti, ma allo stesso tempo la capacità di emozionarsi e di comunicare un’idea.”
D: E arriviamo a Baladin… già, perché Baladin?
T: “Baladin è una parola francese ormai in disuso che significa trovatore, cantastorie, Baladin è un mondo immaginario che affonda le radici nei personaggi di un circo itinerante visto a Piozzo quando avevo 17 anni. Il circo, una compagnia di artisti bretoni, si chiamava Bidon, la sua atmosfera magica e sognante mi colpì tanto che, chiesta la macchina fotografica a un amico, trascorsi con loro intere giornate fotografando tutto. Non mi capacitavo di come quelle persone potessero vivere così, libere e ispirate, un’esperienza che mi ha aperto la mente.
D: Come sono stati i primi tempi da pionere della birra artigianale nel tuo pub di Piozzo?
TM: “La prima produzione, nel ’97, fu accolta malissimo, era buona ma non incontrava il gusto dei clienti: li persi quasi tutti. Per trovarne di nuovi dovevo andare fuori. Ho bussato alla porta di oltre 500 ristoranti italiani portando personalmente due casse di Isaac e Super, la prima da abbinare ai sapori delicati, l’altra a quelli più complessi e saporiti. Era un investimento folle, semplicemente non me lo potevo permettere, ma la qualità paga, da quella idea si è sviluppato il progetto Baladin. Oltre all’interesse dei media, che hanno spinto gli appassionati verso Piozzo”.




D: Ma al netto del tuo lavoro, qual è la prima cosa che consigli di abbinare al cibo, il vino o la birra?
TM: “Intanto siamo riusciti a far passare l’idea che cibo e birra possono convivere felicemente. Mica facile. Per anni noi italiani abbiamo bevuto birra di pessima qualità, siamo stati, passami l’espressione orribile, lagerizzati dalla Germania che ha azzerato la complessità aromatica della birra con un easy drink senz’anima. Oggi beviamo birra in tutti i ristoranti migliori d’Italia, e, a volte, a causa di una minore acidità, la abbiniamo con i piatti della nostra tradizione culinaria meglio del vino. Per esempio, presto presenteremo una combinazione fantastica, quella tra il cioccolato e le nostre birre, abbinamento impossibile con il vino viste le caratteristiche chimiche”.
D: Sostenibilità e chilometro zero, cosa significano per la birra?
TM: “Sono una necessità, il confine tra il nostro mondo e quello industriale. Baladin è arrivata a produrre quasi l’80% degli ingredienti che usa nelle sue birrre, siamo ormai un birrificio agricolo, simbolo d’italianità. Ci crediamo come ci crede Slow Food, e anche riguardo al consumo energetico, elettrico e idrico, in un paio d’anni diventeremo autonomi sfruttando le rinnovabili”.
D: Alla fine hai fatto pace con il mondo del vino?
TM: “Beh, forse sono riuscito a trovare il punto d’incontro tra la birra e i grandi vini italiani. Si chiama Terre e Lune, l’idea mi è venuta quando, anni fa, ho ricreato la cantina che avevo in casa, un mondo misterioso dal quale, per ovvi motivi alcolici, un bambino come me era escluso. Potevo solo guardarlo, affascinato, attraverso uno spioncino sulla porta, la stessa che oggi segnala l’ingresso alla mia cantina. In sostanza faccio questo questo: negli anni ho accumulato 160 botti provenienti dalle migliori cantine italiane, Sassicaia, Fontanafredda, Castellari, Teuto… bene, le ho riutilizzate per affinare la birra. Il risultato è stupefacente, due birre mai sentite: Terre, dedicata ai vini rossi e Lune, a quelli bianchi. Così ho finalmente fatto pace con mio padre.”
è bello vedere che pian pianino, la birra viene apprezzata e degustata allo stesso modo del vino. Noi conosciamo prevalentemente le birre belghe e stiamo scoprendo delle realtà italiane molto ma molto interessanti da Nord (Balladin) a Sud (B94)!
beh, pian pianino… succede da un po’ di anni eh.
ma questo paragone col vino davvero ce lo vedete? secondo me sono due mondi completamente diversi.
Sono stato a Piozzo molte volte. Le birre sono ottime ed anche il cibo non è male. E’ anche un bel volano per l’agricoltura del posto, il che, dati i tempi, non guasta. Oltre a questo, Teo ha aperto una strada che è stata percorsa da molti altri in Piemonte, spesso con risultati molto validi.
Pensate che ha quasi convinto pure il sottoscritto, produttore di vino piemontese e frequentatore del Baladin dall’inizio, amico di vecchia data del Matterino ma … che mai ha dato la soddisfazione allo stesso di bere una delle sue birre ! Almeno sino a poco tempo fa, quando a furia di assaggiare gran parte delle birre prodotte da Teo ho incominciato a apprezzarne alcune e pensate, cosa inimmaginabile, almeno per me, a mangiare alcuni piatti bevendo birra ! Confesso che anche io all’inizio pensavo che Teo fosse uno sperimentatore folle ( ricordo le cuffie musicali, enormi, applicate alle vasche di birra ….) e che presto tutto sarebbe finito in una bolla mediatica. Invece, onore al merito, non solo ha sdoganato la birra artigianale ma ha dato il “la” a tutti quelli che hanno voluto seguire la sua strada e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ma a me resta la soddisfazione di aver organizzato un corso di degustazione vini proprio nella sua birreria, saranno vent’anni fa o più e s’intitolava “Nella tana del luppolo” … ti ricordi Teo ?
Gli avrei fatto questa domanda :perchè le birre artigianali italiane costano di più di quelle belghe?E perchè ilormai costano di più di una bottiglia di buon vino .
Quanti sabati sera passati in quel pub *_*
Grandissimo Teo!
L’intervista che avremmo voluto fare noi! Bravi. E Musso è un gran personaggio.
però ammettiamolo, un po’ piacione neh
a quanto pare la Chimay fa miracoli. pure io ho inziato qualche anno fa ad appassionarmi di birra artigianale dopo aver assaggiato una Chimay, che reputo ancora oggi una birra di tutto rispetto.
Anche fui folgorato dalla Chimay (e dalla Leffe), che poi erano tra le pochissime birre di qualità reperibili facilmente in Italia fino a non moltissimi anni fa
Poi però sono diventato adulto, e sono passato al vino
il vino non si discute ma nemmeno la birra, per me sono due mondi paralleli che coesistono, cioè quando hai voglia di berti una buona birra non c’è nessun vino che sia meglio di una buona birra
(e viceversa, ovviamente)
Insisto (vista la non pubblicazione del mio primo commento) nel dire che questo innamoramento di dissapore per la baladin sa tanto di publiredazionale non dichiarato.
Brindo a questo idillio con una brewdog jack hammer. Salute.
Anarchist Alchemy come se non ci fosse un domani, fratello.
*Alchemist, pardon