
giorgia cannarella: Io ho una vera ossessione per
vincenz: Visto che ti stimo,visto che s
Fabio Cagnetti: Mi spiace molto leggere di que
S. Batisti aka schlaks: mi permettevo solo di suggerir
Vediamo così tanti menù in un anno noi di Dissapore, che ormai individuare una tendenza ci viene facile. Eccone alcune che non ritrovare nel 2011 sarebbe meglio. Diteci cosa ne pensate e se abbiamo dimenticato qualcosa.
(1) Paccheri. Vivo ormai il glorioso formato di pasta gragnanese come simbolo della più totale mancanza di personalità, specie nella versione più diffusa, i temutissimi paccheri coi pendolini. Chi si prende la briga di spiegare agli chef che non sono l’ingrediente capace di rialzare lo share di un piatto di pasta? Paccheri qua, paccheri là, paccheri giù, paccheri su, ce li hanno proposti talmente tanto che ormai sono il simbolo del vacuo in cucina.
(2) Citazioni dei fornitori (effetto: tutti i luoghi e tutti i laghi).
Perché elencare tutti i fornitori del vostro ristorante se non ci dite niente di loro? Di per sé, il sottopancia “Fornitori del mio ristorante” non è esattamente irresistibile. Sapere dell’uovo che sto mangiando che proviene dalle galline della Fattoria Settebellezze non illumina la mia mente se non so che la Fattoria Settebellezze fa qualcosa di veramente speciale. Chiedetevi, cari chef, se le vostre uova sono veramente diverse dalle altre, in caso la risposta sia no, non allungate il menù per dirci che le usate.
(3) Cuore morbido.
Capisco che i tortini al cioccolato dal cuore morbido siano tra quelli che la gggente ha voglia di mangiare più degli altri, ma per favore, diamoci un taglio. Il cuore morbido sta al menù come un’insignificante prima serata alla televisione, tortini e flan sono serissimi candidati al ruolo di nuovi filetti al pepe verde / tagliate con rucola e scaglie di grana / spaghetti gamberi e zucchine, richiesti quanto volete ma irrimediabilmente demodé.
(4) Dulce de leche.
Per i pochi che non lo sanno, e che evidentemente nell’ultimo anno son vissuti in un pianeta diverso, il dulce du leche è un dolce a base di latte dal sapore avvicinabile alle caramelle mou che esiste anche in versione spalmabile, tipo Nutella. Ora, se un piatto ha avuto in dotazione un tasso di dolcezza più spendibile di altri mi sembra sensato puntare su quello, ma bastavano metà delle ennemila cuochette che hanno somministrato il dolce sudamericano nei loro foodblog. Bang! L’effetto è stata l’apparizione del dulce du leche nei menù dei ristoranti. Ora, prima che la tendenza dilaghi, chiediamoci una cosa: vogliamo veramente chiudere le nostre sudate cene gourmet con una caramella mou?
(5) Menù lunghi come litanie.
Quando ci troviamo di fronte a un menù che elenca Appetizer, Antipasti, Crudi, Salumi, Paste, Secondi, Contorni e un’altra mezza dozzina di sezioni, non siamo solo confusi, siamo annoiati. Non si va al ristorante per tenere allenato il cervello con complicati esercizi di memoria: il lavoro dei ristoratori è di farli per noi. Evitate i pistolotti, non diteci perfino dove lo chef compra le scapre. Il menù dev’essere semplice, non è un noir con le tagliatelle di farro e il petto di faraona nel ruolo di protagonisti.
(6) Detonnizate i vostri menù.
Capisco che rinunciare alla percentuale di incasso assicurata dalla tartara sia mentalmente faticoso, ma alla lunga i clienti del vostro ristorante apprezzeranno. Li solleverete dall’imbarazzo di ordinare il tonno rosso per dire, in via di definitiva estinzione a causa della pesca selvaggia, e oggetto di ignobili contraffazioni tipo l’uso del monossido di carbonio per accentuarne il colore.
(7) Degamberizzateli anche.
Alla piastra, al vapore, al raggio laser, non c’è verso di schivarli. Buoni son buoni, e il gambero aggiusta tutto così a casa puoi spacciarti per il miglior cuoco dilettante d’Italia. Però voi, Maestri: fateci un regalo per l’anno undici che arriva (cosa segnalata da Stefano Caffarri).
(8) Articoli e aggettivi possessivi.
Fronteggiamo impavidi la barbarie linguistica del menù e per l’anno 2011 ripromettiamoci solennemente di bonificarli da ogni parvenza di articolo e aggettivo possessivo (“la tagliata di angus con la sua riduzione…”). E visto che ci siamo anche i diminutiti (“Piccatina”), i vezzeggiativi e i puntini di sospensione.
(9) Antipastini, piattini amouse-bouche.
Veder sfilare una miriade di amouse bouche che magari non ci piacciono nemmeno, e poi trovare nei piatti ordinati microporzioni che non fanno nemmeno intuire il sapore, ci ha ufficialmente stancato. Sia messo a verbale.
(10) Stare entro Sforare i 100 euro.
Fatevi contagiare dalla Bistronomia, applicate vantaggiose tariffe orarie come fa Vissani, qualsiasi cosa ma per favore, ristoratori: contenete il prezzo del menù nelle 2 cifre. La crisi morde e se devo andare sopra i 100 € voglio sentirmi veramente amato ma attualmente, di chef disposti alle effusioni se ne vedono pochi (cit. Stefano Caffarri)
[Crediti | Link: Wikipedia, Dissapore, Appunti digòla. Immagini: Moldrek, Eclipse Magazine, Camilla/Flickr, Comida Latino Americana, The Barge, Il sole24Ore, Ginger & Tomato, 123 rf, Kitchen Contraptions, Simon Food Favourites]
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Posso suggerire anche la “Carta delle acque”?
quotone
Azz…si deve che frequento ristoranti poco importanti! La carta delle acque non la conoscevo
Ma anche il “maialino delle montagne del peloritano cotto a 16 gradi sottovuoto per 180 ore in un forno alimentato dall’alito del coro delle voci bianche dell’Antoniano”.
(però, mai contenti eh)
Fantastico!
Ad onor del vero, il sottovuoto è inflazionato ma sottovalutato. Dalla maggior parte.
Mica vero, io a parte la conservazione ci faccio le marinature, è una svolta come poche…
ahahah!!! Sto ridendo da dieci minuti.
Anche la polvere di liquirizia, la polvere di caffè e la polvere di polvere…
però lasciateci la polvere di liquirizia sulla “Pizza del Capo” di Sforno, cortesemente.
Un pizzico di meno l’ultima volta non sarebbe guastato.
Ma chi glielo dice a Stefano?
io ne ho assaggiato solo un angolo perché sono vegetariana, quindi col goniometro ho tagliato l’unico pezzettino senza ‘nduja (ma non l’ho detto a nessuno per paura di essere scomunicata e cacciata per sempre)
quoto tutto…ma un tortino cosí ora lo mangerei
http://www.flickr.com/photos/ombranelportico/5366623935/
ma anche quello di Alajmo senza farina non scherza…
Perchè, bisogna eliminare qualcosa dai menù?
Su con la vita pessimisti!
I paccheri sono molto buoni e facili da riempire. OK.
Dolci, il tortino è come un buon paio di Levi’s sempre di moda.
la caramella mou? ottima per i bimbi! Poi quelli che la odiano possono sempre bere un limoncino o una grappa secchissima a 60 gradi:-)
Menù lunghi? Non sei più capace di leggere? Prendi quello che ha ordiato il tavolo a fianco! Oppure fatti portare una pasta in bianco senza burro e senza olio, che tanto ti và bene lo stesso.
Gamberi e tonno? Lasciateli sui menù! Sono ancora richiestissimi anche dai comunisti:-)
Aggettivini e piattinini di pietanzine? sono molto trendy, ai maschietti vanno molto a genio. Anche a molte femminucce.
Limite di cento euro? E chi vuole spendere 200 euro per fare una cenetta? Dove deve andare?
Per spendere poco comunque basta andare dal Mc.:-)
concordo pienamente!!!
Poi aggiungerei che quel “vogliamo” del titolo mi sembra presuntuoso ed arrogante. Parli per se!
Io adoro molti dei piatti che propone di eliminare, compreso il fantastico dulce de leche che adesso si fa anche in Italia.
io stamperei qualche menù in più.
che succede sempre te li tolgano di mano come se scottassero.
poi ci scrivessero quello che gli pare.
ma cucinassero bene.
augh!
Basta con i dessert al/con frutto della passione.
La citazione dei fornitori ammè me piace… mi sembra anche un atto di trasparenza nei nostri confronti.
-Basta con il limoncello
-basta con le declinazioni di Piccione
voglio la lista delle acque
voglio la lista dei dolci
quando ordino il dolce, voglio un bicchiere di vino in abbinamento, o la possibilità di ordinare vino dolce al bicchiere.
Non contesto le cose scritte nell’articolo, magari i paccheri me li terrei ma non andrei tanto oltre.
Fate piuttosto in modo che cuciniate meglio dei vostri clienti.
Sarebbe già tanto.
me stai sempre a copia’!
Copiare? Tu ti sei tenuto in un democristianissimo “bene”, indefinito, equidistante, non invadente, suadente e ammorbidente.
Io punto dritto alla rivoluzione, devono ridiventare più bravi di (ormai parecchi di) noi che andiamo a mangiare da loro.
E non ho parlato della costanza dei risultati. Mi sono tenuto molto a freno, altro che copiarti… tu, poi, che sei un buco nero di eurini, dovresti incazzarti più di me, al proposito…
oro e argento in foglia…mi danno una sgradevole impressione di snobismo medioevale e di spreco…
i dolci al sigaro o al tabacco: se sono improvvisati, sembra solo di mangiare un metro quadro di solaio
Basta con gli scribacchini ( perchè questo è il vostro termine ) che prima scrivono di tizio e di caio che propone paccheri ripieni di … liste di caffè con venti degustazioni ecc. ecc. Poi annoiati dite basta
Basta lasciatecelo dire a noi . Smettetela di rompere gli zibidei. Ed un appello ai ristoratori . Non diano lavoro ( da scrivere ) agli scribacchini che si gudagnino il lesso in altro modo .
E facciamo anche una battaglia per sfatare il mito che gli scribacchini enogastronomici guadagnano qualcosa e, se qualcosa guadagnano, sia così tanto da far incazzare qualcuno…
Lei mi ricorda Bressanini e la stimo per la sua eloquenza distinta, stesso vorrei, ma non posso dire del Bernardi che altro non merita della denominazione di scribacchino con lingua avvelenata, autore di post copia e incolla qualunquisti e squallidi.
Consultavo piacevolmente questo blog, ora non sono l’unico a preferire altri autori, di altri blog molto piu’ costruttivi e originali…
Posso solo che ringraziarti per le parole che mi riguardano e per l’indegno accostamento. Bressanini è un riferimento, comunque la si pensi, e troppi panini devo ancora mangiare per arrivare a lui…
-l’articolo prima delle vivande;
-le intitolazioni dei piatti ai parenti;
-l’asterisco per ingredienti surgelati;
-la scritta S.Q., al posto del prezzo, dopo “frutta fresca”.
> (10) Stare entro i 100 euro.
… visto che l’articolo è dedicato alle cose “che non ritrovare nel 2011 sarebbe meglio”, intitolerei il paragrafo
(10) Sforare i 100 euro.
;->
Io mi sono rotto del lemongrass e del matcha.
D’accordissimo sul mathca. Manco il prezzemolo raggiunse mai ‘sti livelli.
Matcha. Sorry.
non demonizzerei i paccheri: sono un ottimo formato; meno “ottima” spesso è la mano che li cucina. odio i paccheri che sembrano passati sotto un rullo compressore.
demonizzo invece volentieri il tonno e i possessivi, aggiungendo “la nostra (segue nome preparazione)” come se solo loro la facessero in quel mo’.
i menu lunghi ormai stanno solo nelle “pizzerie con specialità di pesce e carne alla brace” dove sembra abbiano la dispensa di una caserma.
basta tutta la vita coi tortini dal cuore morbido e l’elenco fornitori in menu. apprezzo invece l’elenco fornitori in una pagina a parte, così se proprio li voglio conoscere me li leggo dopo aver ordinato.
mai trovato il dulce de leche in alcun menu.
appetizer/stuzzichini: non mi urtano, anzi. il problema sono i piatti di portata piccoli quanto appetizer/stuzzichini.
ecco, aggiungerei BASTA con le porzioni da morto di fame.
e pure BASTA con lo sforare i 50 euro, che sono pur sempre una cifra di tutto rispetto per riempirsi il ventre.
BASTA coi menu unti sporchi e schizzati di sugo, ma anche rilegati in pelle umana e alabastro. una pagina A4 pulita e nitida deve andare benissimo.
BASTA con gli ingredienti clamorosamente fuori stagione.
BASTA con l’assenza di un menu scritto.
Basta agli assaggidipasticceriaseccachenonèseccaèpietra
Basta con il passito in abbinamento a qualunque dolce della carta
Basta alla selezione di formaggi da 12€ a cranio con tre miseri pezzi di prodotto italiano e una fetta sgangherata di Roquefort di LIDL provenienza
Basta ai grissini fagolosi sul tavolo del ristorante di classe in centro citta’ che tutt’al piu’ li dovrebbe usare come cibo di scorta per i piccioni.
Basta al dessert “frutta di stagione”
Basta alla coppa misto creme , recentemente avvistato in un ristorante very very chic vicino a Piacenza
Basta a chi ancora ti porta come pre-antipasto il burro con un panino rosetta che se lo scagli contro un marmo di Carrara si crepa il marmo
Basta a chi solo intuendo che hai meno di 30 anni , pensando di salvaguardare la tua salute e la tua patente , ti porta un single malt da 15 € al bicchiere con tre cubetti di ghiaccio (ma chi cccccccccccccaaaaazzz…. te l’ha chiesto?)
Basta ai salumi tagliati da cane portati tutti appiccicati l’uno sopra l’altro
Basta ai sommelier che ti portano lo Sfursat dentro alla glacette….
E basta anche anche con quelle frenate decorative sui piatti realizzate strisciando il ditone dello chef in una qualsivoglia salsa colorata. A me schifano un po’
Se il colore è intonato alle caccole, perché sottilizzare a questo modo? Pensa a quanto tempo ci ha messo a creare la nuances giusta…
la salsa di capperi, ahahahahahah!
Giusto!!!! Porca miseria, mi era sfuggita!
Più che un “basta” un suggerimento: gli immancabili petit four offerti a fine pasto sarebbe meglio presentarli in versione “take away”.
Mi capita spesso di non avere la “capienza fisica” o la voglia (dopo un succulento dessert) di assaggiarli e dispiace lasciarli là soli soletti sul tavolo…. Il giorno dopo, poi, rimpiango di non averli assaporati… sic!!!
straquoto!
stra stra quoto…
i diminutivi. la tartelletta, la lasagnetta, lo sformatino. di solito in cucina c’è una donna magra e giovane che non ama mangiare
e se dicessimo basta….ai basta?? Vi rendete conto che avete osannato e demonizzato praticamente tutto, nell’arco di pochi mesi? Credo che ogni chef abbia diritto (a suo rischio e pericolo) di proporre ciò che più senta coerente al proprio essere. Proporre, ovviamente, non scopiazzare, quindi i “basta” di prima se intesi all’uso senza personalità delle sopracitate materie….allora evviva…ma dire basta…a prescindere mi sembra una negazione dell’essere chef.
p.s. assolutamente basta con la carne equina….W i miei Cavalli & Asinelli
Quoto. Ho gia`fatto notare una certa ripetitivita`nelle forme (liste, liste di proscrizione, etc.). E come fa notare l`Oste, il difetto e`anche nei contenuti. Non tutti i lettori hanno la memoria corta. E un po`di coerenza non guasterebbe.
straquoto tutti e due…..riassumete a pieno quello che penso anche io….adoro questo sito ma ho l’imprsssione che a volte si esageri con queste liste di “buoni e cattivi”…..
Mi associo pienamente,l’ ho gia’ fatto su altri post, ma la coerenza del 10 best/worst persiste…
C’e’ chi sa fare e lavora, chi non sa fare e insegna, e chi non sa insegnare e scrive…
E chi non sa scrivere compra i libri di aforismi?
Noooo mio caro, apre l’ennesimo foodblog…
Semplice no?
leggo or ora il post e m’inorgoglisco e mi commuovo
d’ora in poi l’unico ristorante che potrà permettersi di avere in lista i paccheri sarà quello che li chiamerà “i temutissimi “paccheri coi pendolini”” e in questo corto circuito di autoironia e autocitazionismo dovrà servirli ma non metterli nel conto
Ma la finiamo con sti articoli da snobbettoni con la panza bassa che gongolicchiano nel versare l’immancabile tributo al Dio Ovvio?
10 cose che vorremo non vedere più su dissapore? Sti articoli qua X 10.
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Quoto 10 volte 10
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No, mi dissocio.
Lasciatemi il tortino.
Lo mangio di nascosto se fa brutto
Io vorrei eliminare anche quelle carte dei vini fatte con la fotocopiatrice.
Mi sono trovato a Milano in ristoranti di categorie completamente diverse tra loro con la medesima lista di vini. Forse i ristoratori o chi realizza per loro le carte dei vini dovrebbero avere almeno la fantasia di crearne ad hoc.
ognuno di noi decida secondo la propria cultura ”del gusto”.
a quelli che nn piacciono piatti elaborati che vadano a mangiare dalla sora lella la trippa coi fagioli con rutto annesso.
Sono scappato da un blog in cui si scrivevano in 10, massimo 15 sapientoni arroganti che sapevano tutto loro. Sembrava un condominio. Sempre gli stessi. Ma non facevano prima a telefonarsi? (ma non sarebbero stati degli sboroni inpenitenti e saccenti). Questo mi pare molto più aperto e simpatico. Bene. Quoto quasi tutto, però dai…i paccheri di Paolino a Capri sono buoni, profumati e mangiarli circondati da tralci di limoni stupendi…bisogna pure vedere il contesto… A Roma i paccheri col pinnolo non li do manco ai miei gatti (infatti li adoro, i gatti). Il coso col cuore cremoso l’ho trovato alla Metro, surgelato. Era buono. Uno simile (insomma..)l’ho mangiato pure alla Pergola qualche tempo fa. Insieme ad una piccola pasticceria veramente indimenticabile.Anzi forse è la cosa migliore che colà ho mangiato. Il resto era buono ma non sapevo cosa fosse.
Interessante, condivido lo spirito critico al 100%. Ma penso anche che se un ristoratore decide di avere piatti banali è giusto che lo faccia… la scelta ultima la fa il cliente.
Vogliamo eliminare anche la forchetta?
E’ così demodè, perbacco…
ps. gravissima la “mancanza di rispetto” per i paccheri…
quoto…il pacchero al dente non si tocca!
Noooo tutto ma non il cuore morbido ! Non me lo togliete…
Ahahha, che forte questo post! Il tortino me lo tengo stretto io!
Se un piatto è buono, anche se inflazionato, rimane sempre una “bella cosa”! il problema stà nel falro buono!
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