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Seduto in un posto discretamente romantico, stavo assaporando una cucina robusta ma piena di sfumature. Al tavolo solitario, lo sappiamo, si osservano più attentamente l’ambiente, le persone, i dettagli. Se poi la sala è semi vuota convivere con la musica di sottofondo diventa decisivo. Ricordo lo sgomento quando partì per la terza volta una versione bolsa de La gatta, con Gino Paoli che abusava di sincopi sulle accentature e la voce di Ornella Vanoni particolarmente diafana. Mi cadde quasi la penna di mano. Tanto ché, aprendo la moleskine su quella zuppa di cicerchie, le note risultano ancora oggi illeggibili. C’è voluto un discreto sforzo di volontà per non trasferire l’irritazione nell’inchiostro.









Io in generale preferirei il silenzio a tavola, ma i ristoratori non la pensano così
mai quanto il profumo arrogante di certe sciantose che ti svolazzano accanto, più di una volta ho chiesto di cambiare tavolo
Vero! Olezzi insistenti che turbano il tuo quieto mangiare!!!
Belli certo gli accostamenti di cibo e musica, ma sempre troppo arbitrari per esser solvibili, ergo, concordo, a tutto tondo: meglio un sacro silenzio che amplifichi i rumori sommessi. Della cucina, delle posate sui piatti, dei bicchieri che s’incontrano per un romantico e fuggevole brindisi, dei tacchi della bella Signora che con fare elegante (oramai relegate al dieci per cento delle medesime) torna dalla toelette. Oppure se il silenzio fosse pregnante mi ascolterei volentieri il canto del versare il divino nettare nei bicchieri, scommettendo tra me e me, se di bianco, di rosso o di denso passito si dovesse trattare; mi ascolteri lo spezzar del pane o il frangersi dei grissini contro i denti, la “musica” è ovunque, basta “ascoltarla”…
qualche anno fa alla terza volta che ripartiva il cd di tale tonino carotono o qualcosa di simile ho chiesto al gentile signore del gallopapa di scegliere tra noi e il disco !!
bellissima terrazza sul mare sotto taormina un cantante che sembrava ruttare !!! e lo pagavano anche !!
sulla pizza qualcosa di pop
pizza-pop
pop come popolare
però anche dei testi che abbiano un senso
ce l’ho…..RINO GAETANO
http://www.youtube.com/watch?v=uCIzFHZHdFs
reggaepizzapop
Bravissima Vignerei,
Rino sulla pizza (e non solo) è l’ideale.
Proporrei Ahi Maria --> http://www.youtube.com/watch?v=vs9NYOQSt7I
“l’acqua mi fa un pò male, la birra mi gonfia un pò, vado avanti tristemente a champagne e bon-bon”
Oppure Le beatitudini --> http://www.youtube.com/watch?v=MK_GMGkRWjk
“beati i sottaceti, che ci preparano al cenone”
“nothingness” dei Pearl Jam non esiste, forse nothing man? forse nothing as it seems?
per la precisione ed anche perché l’accostamento risulterebbe assai diverso soprattutto per i testi delle canzoni
P.S. potete, per cortesia, cancellare il post precedente che contiene un’omissione di “=” nel tag del primo video, Grazie.
Mi permetto di intervenire (specificando anche che la canzone dei Pearl Jam è Nothing man) per dire che questo abbinamento cibo-musica è pura magia sensoriale…Zeppelin e Smashing Pumpkins…Sakamoto…che stile!
Concordo sulla pochezza frequente dei soundtrack lasciati al caso a fronte di altre priorità nei ristoranti…ma intere compilation sempre uguali a distanza di settimane se non altro danno l’idea di scarsa fantasia!..un brutto segnale?
p.s. IMHO il silenzio a volte è assordante e fa sentire meno liberi…
ups…preceduta!
La cosa che mi fa più avvelenare è che questo titolo non l’ho controllato, fidandomi della mia infìda memoria, perchè se c’è un gruppo che ho frequentato fino all’impossibile -- post Led Zeppelin, dico -- è proprio quello di Eddie Vedder. Eppure l’ho scritto sbagliato.
Grazie per la segnalazione.
Sig. Caffarri, lei avrebbe anche potuto scrivere Nothing else matters e le assicuro che il suo pezzo sarebbe rimasto inimitabile quando a sound nonché utilizzo di aggettivi, verbi e avverbi!
Non parlate di “Nothing else matter” che il maestro Gori ci si commuove fino alle lacrime, consolandosi con un bel bicchiere di bollicine il cui perlage e colore, come sappiamo dal diagramma di Oswald, si riconducono alle frequenze delle chitarre elettriche in arpeggio.
Non te la prendere, sei italiano e con l’americano fai fatica. Pensa a qualcosa di nostrano per la musica da abbinare al cibo e vedrai che ti viene meglio. E perchè no Funiculì funiculà cona la margherita? le canzoni meridionali con la pizza si abbina benissimo.
Ciao e buon ascolto.
Quoto:
“sei italiano e con l’americano fai fatica”
“le canzoni meridionali con la pizza si abbina benissimo”
hai ragione, io faccio fatica con l’americano.
Mi scusi signor Stefano, non ne perdona una:-) con questo caldo mi scivola l’ortografia. Comunque Eddie Vedder è americano e canta in americano, e le canzoni tipiche del sud sono perfette con la pizza. Chi dice il contrario è solo un parvenu.
Uno studio di qualche tempo avrebbe rilevato che la musica classica spingerebbe i clienti a spendere più soldi al ristorante. L’effetto sarebbe dovuto alla sensazione indotta di essere persone raffinate e quindi ordinare vini più costosi e piatti più prelibati.
Di contro, se metti i Sex Pistols, il cliente tende a digerire rumorosamente e a pogare col sommelier
Personalmente mi auspico una sempre maggior diffusione del jazz, possibilmente quello vero, e non quella musichetta lounge cool fashion trendy spik e span che furoreggia in molti locali.
Da Romito, ma il ricordo è ormai vago, la colonna sonica era sempre a base jazz…
Di Uliassi non ricordo…
Da Bottura, che non ci sono mai stato…beh, credo che lì Monk, con i suoi controtempati pianismi, si possa facilmente ascoltare…
comunque, se c’era e non la ricordi, o la ricordi appena,vuol dire che s’accompagnava bene…al contrario…
Caf, però il risotrante…
corretto, grazie
Declino la responsabilità sui titoli. Il mio originale era “…and You will know Us by the Trail of Dead” (*), ma il Comitato di Redazione melà cassato perchè “non pertinente”.
PS.: non è del tutto vero…
(*) seminale gruppo di rock demolitivo che ognuno dovrebbe aver fatto girare nel proprio lettore per almeno una volta. Unico alimento ammesso durante l’ascolto: birra lager molto, molto fredda.
Ma mettere su un po’ di sana musica classica, magari i tempi lenti delle sinfonie di qualche autore stile Alfven, Holmboe, Tubin, Rangstrom? Per i più trasgressivi, suggerisco il terzo movimento della Sinfonia N. 8 (“Minder ved Amalienborg”) di Rued Langgaard o, se siete più “pop” come gusti, l’Adagietto della Quinta di Mahler, e i tempi analoghi dell’Incompiuta di Schubert o della Quarta di Brahms. Dal Seicento in poi, c’è tanta di quella musica da usare senza scomodare graffiatori di chitarri, battitori di batterie, pizzicatori di bassi e contrabbassi.
Tom, sai che sono ignorante come un cavallo da tiro: la mia conoscenza si ferma a Eine Kleine Nachtmusik, e quindi non posso controbattere.
Ma se vuoi sostenere che la musica “popolare” -- quella dei graffiatori di chitarre, dico -- ha dignità anche di un solo semitono inferiore a quella “colta” sono disponibile a correrti dietro con la mia Stratocaster infuocata da qui a Thule.
E poi perchè andare a cercare chissà che quando in Italia abbiamo un pezzone da novanta come Allevi. Ah, che pezzone.
BLEARGH.
> E poi perchè andare a cercare chissà che, quando in Italia abbiamo…
Lo sai sì cosa abbiamo, in realtà, in Italia? O per meglio dire cosa avremmo, se ne fossimo consapevoli: il più completo repertorio classico al mondo, ecco cosa. E senza neppure voler strafare:
Nazionale Italiana (1600-2000)
modulo 4-3-1-2
1. Giuseppe Torelli
2. Francesco Taeggio
3. Domenico Scarlatti
4. Muzio Clementi
5. Mauro Giuliani
6. Saverio Mercadante
7. Ernesto Cavallini
8. Giulio Briccialdi
9. Antonio Bazzini
10. Giovanni Bottesini
11. Nicola Piovani
Roba da rispedire oltre Piave a calci in culo, quella palla micidiale della lavataccia Viennese… e invece nisba, anzi peggio! Piangiamoci addosso e fileremo sempre d’accordo, tanto a che serve tutto ‘sto ben di udito quando all’orecchio italiano medio, il Minuetto di Luigi Boccherini passa per un qualunque walzer di Strauss? Serve poiché non si tratta di ignoranza, bensì di inconsapevolezza: spegnete quei dannati teleschermi e torniamo a gremire i teatri, gente…
> E con la pizza? per favore, tutto tranne funiculì funiculà…
Direi comunque ‘na bella tarantella:
che se proprio si vuol fare i sofistici basta sceglierne, fra le tante, una differente.
Haha, non era diretto a te, ma magari a qualche ristoratore “in ascolto”. Nella musica scandinava e finlandese ci sono echi formidabili di natura indomabile, di spazi aperti e profondissima quiete e quant’altro: adattissima come sottofondo a un pranzo.
Gli autori che ho citato sono da patologia musicale, in Italia non so dirti quanta gente li abbia mai ascoltati. Già un Sibelius è universalmente più noto, ma Langgaard, danese, è pressoché sconosciuto e per procurarmi agevolmente i dischi delle sue musiche ho dovuto fare un ordine in Germania.
E devo aspettare che mi arrivino i poemi sinfonici di Jon Leifs, un finlandese che descrisse musicalmente il vulcano Hekla aggiungendo all’orchestra grandi blocchi di pietra percossi, lamiere, armi da fuoco e amenità varie. Ok, questa forse al ristorante va meno bene.
Non faccio discorsi di dignità, mi ricordano troppo quelli che sostengono la superiorità del vino sulla birra, o del liceo classico sul liceo artistico: mugolii privi di senso.
Scusate: Leifs è islandese, non finlandese.
Anche i Sigur Ròs. E per un pranzo al Combal.0 quando fuori piove li vedo definitivi. Il disco? Beh, () ovviamente.
VOTO Sigur Ros da Combal Zero
…e non è detto che no accada….messaggio per PAPI!!!
Scusi signor Farina gli Skiantos con cosa li abbinerebbe?
Grazie.
questaèmiasoquestaèmiaquestaèmia!
alle gelatiere da 600 euro: i gelati sono buoni, ma costano milioni
Caf, tutte bellissime canzoni, ma non credi che tendano ad assumere troppo il ruolo di ‘protagoniste’?
Anni fa per il ristorante avevamo fatto una riunione per decidere la colonna sonora, optando per una selezione che variava dalla classica al jazz della durata complessiva di 5 ore (apertura alle otto, fine del disco e ripartenza all’una), e parlo della cena. Sono certo che sia più che altro il volume a giocare un ruolo fondamentale. Devi poter sentire, se in silenzio, ma dimenticare il sottofondo appena inizi a parlare..
>Caf, tutte bellissime canzoni, ma non credi che tendano ad assumere troppo il ruolo di ‘protagoniste’?
Sì.
Perfette per il gastroglobetrotter solitario…
ma due sane chiacchiere con bicchiere in mano? No? Facciamo i fighetti anche con la musica adesso???? Già i cuochi hanno il loro bel da fare in cucina…non rompiamogli le palle anche con la musica suvvia…però l’olezzo no, quello incide assai….
……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….i puntini sono per Tom Farina
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Mai e poi mai avrei pensato di ascoltare “Rock the casbah” dei Clash al “Sorriso” (inspiegabile tristellato michelin piemontese…)
Perchè no? Magari sono il gruppo preferito della figlia della mitica signora Vallazza. E poi lei come fa a definire inspiegabili le tre stelle michelin? Prima di fare certe affermazioni bisogna aver visto e viaggiato in lungo e in largo. Poi capirà che Rock the casbah è un classico come funiculì funiculà. Tutto senza puzza sotto il naso.
Musica al ristorante? Ci sto, solo a patto che nella ristorazione venga introdotta la figura del “somministratore professionale di musica” (perché col cavolo che il vino ve lo fareste portare dal diggei, e ci mancherebbe).
e quindi io che devo fare che c’ho 15 anni di deejay e almeno altrettanti di vino???
(vino in gran parte dovuto al proprietario del locale dove ho lavorato per più anni)
ehi dj anche io!!! ma solo per 5 anni, gl stessi da cui faccio il sommelier…che sarebbe felicissimo gli facessero scegliere pure la musica oltre che il vinoooo
mi sa che ci dobbiamo mettere in società…che io sommelier non sono…
Ecco, ora ci siamo: una bella carta dei sottofondi musicali, ben divisa per annate e regioni di provenienza (ci si astenga dalla divisione in generi, per carità!), da gustare tassativamente in cuffia (perché, mi spiace per Caffarri, se Vedder mi si mette a miagolare Nothing Man dagli altoparlanti di sala, vado a piantare un paletto di frassino in petto al maitre)
Se qualcuno vuole metterci dei soldi, io ci metto l’idea, contatto B&O/Bose per la joint venture e gli faccio la carta delle musiche!
Vedder miagolare?
*esala l’ultimo respiro e si accascia esanime*
Gentile Paola, lei non può assestare simili sommommoli, né suscitare siffatti stranguglioni nelle persone di una certa età. Io stesso son qui che ansimo dispnoico.
Su Stefano, su: mmmm…King Crimson? In the Court…? Forse meglio Islands, riprenditi.
Certo la title track Islands con la tromba di Mark Charig mi sembra un bellissimo pezzo per il Fat Duck o Uliassi:
beneath the wind turned wave / Infinite peace
Islands join hands / ’neathe heaven’s sea.
Tsk tsk. Dei Crimso da Uliassi potrei ascoltare solo “Formentera Lady” in accompagno all’epigrammatica “Albarella di pesce”.
Stefano: con tutto il bene che ho voluto a Vedder (ed era tanto, una roba da sorcinite grunge), diciamocelo, le ballate non erano vocalmente il suo forte
Gentile Fabrizio: vedo che però concordiamo sull’impraticabilità di ItCotCK con la proposta di abbinamento… è un inizio!
Però visto che giochiamo, io qualche abbinamento a tutto pasto per un fine dining ce l’avrei: una Laura Nyro, o uno Scott Walker — per i più cervellotici un David Axelrod. Impeccabili e intramontabili.
Da amante di tutte le forme e generi alternativi del rock, credo che, solo del buon jazz, non sincopatico, o musica classica, possono accompagnare un desinare di livello.
Lunedì sera in ottimo ristorante in alta Versilia il mio commensale ha avuto un sussulto all’udire la suadente voce (ma per lui sgradevole) della Carlà d’oltralpe nella pur piacevole colonna sonora curata da un noto gastrocratico.
Il massimo è stato raggiunto in un locale a Firenze dove come sottofondo (ma nemmeno tanto sotto..) suonava una compilation di Mina dove per un paio di volte ci siamo sorbiti il pezzo “Ma che bontà”
Psichedelic*.