La musica nei ristoranti non deve togliere l’appetito

Che musica al ristorante?Seduto in un posto discretamente romantico, stavo assaporando una cucina robusta ma piena di sfumature. Al tavolo solitario, lo sappiamo, si osservano più attentamente l’ambiente, le persone, i dettagli. Se poi la sala è semi vuota convivere con la musica di sottofondo diventa decisivo. Ricordo lo sgomento quando partì per la terza volta una versione bolsa de La gatta, con Gino Paoli che abusava di sincopi sulle accentature e la voce di Ornella Vanoni particolarmente diafana. Mi cadde quasi la penna di mano. Tanto ché, aprendo la moleskine su quella zuppa di cicerchie, le note risultano ancora oggi illeggibili. C’è voluto un discreto sforzo di volontà per non trasferire l’irritazione nell’inchiostro.

Pensate la gioia di avere sempre il pezzo giusto per ogni piatto. La Carta dei sottofondi: non so, Forbidden Colours cantata da David Sylvian sulla “Milanese di Pesce” di Massimo Bottura, Nothingness Nothing man dei Pearl Jam sul “Calamaretto Rimini Fest” di Mauro Uliassi, o Tangerine degli Zeppelin sulla “Croccante Espressione di Lingua” di Niko Romito. O ancora Mellon Collie and The Infinite Sadness degli Smashing Pumpkins su “Uovo, patate e Speck” di Armin Maihofer, o per finire, i fusilli di Gennaro Esposito con Radar di Chris Whitley.
E di certo, piuttosto che le sciape selezioni di musica classica trovate in omaggio con i quotidiani, o le polverose esecuzioni be bop di artisti afroamericani dimenticati, preferirei un austero ma dignitoso silenzio.

E con la pizza? per favore, tutto tranne funiculì funiculà…

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58 commenti a La musica nei ristoranti non deve togliere l’appetito

  1. Belli certo gli accostamenti di cibo e musica, ma sempre troppo arbitrari per esser solvibili, ergo, concordo, a tutto tondo: meglio un sacro silenzio che amplifichi i rumori sommessi. Della cucina, delle posate sui piatti, dei bicchieri che s’incontrano per un romantico e fuggevole brindisi, dei tacchi della bella Signora che con fare elegante (oramai relegate al dieci per cento delle medesime) torna dalla toelette. Oppure se il silenzio fosse pregnante mi ascolterei volentieri il canto del versare il divino nettare nei bicchieri, scommettendo tra me e me, se di bianco, di rosso o di denso passito si dovesse trattare; mi ascolteri lo spezzar del pane o il frangersi dei grissini contro i denti, la “musica” è ovunque, basta “ascoltarla”… :-)

  2. qualche anno fa alla terza volta che ripartiva il cd di tale tonino carotono o qualcosa di simile ho chiesto al gentile signore del gallopapa di scegliere tra noi e il disco !!

    bellissima terrazza sul mare sotto taormina un cantante che sembrava ruttare !!! e lo pagavano anche !!

  3. “nothingness” dei Pearl Jam non esiste, forse nothing man? forse nothing as it seems?

    per la precisione ed anche perché l’accostamento risulterebbe assai diverso soprattutto per i testi delle canzoni :-)

    P.S. potete, per cortesia, cancellare il post precedente che contiene un’omissione di “=” nel tag del primo video, Grazie.

  4. Mi permetto di intervenire (specificando anche che la canzone dei Pearl Jam è Nothing man) per dire che questo abbinamento cibo-musica è pura magia sensoriale…Zeppelin e Smashing Pumpkins…Sakamoto…che stile!
    Concordo sulla pochezza frequente dei soundtrack lasciati al caso a fronte di altre priorità nei ristoranti…ma intere compilation sempre uguali a distanza di settimane se non altro danno l’idea di scarsa fantasia!..un brutto segnale?
    p.s. IMHO il silenzio a volte è assordante e fa sentire meno liberi…

  5. La cosa che mi fa più avvelenare è che questo titolo non l’ho controllato, fidandomi della mia infìda memoria, perchè se c’è un gruppo che ho frequentato fino all’impossibile -- post Led Zeppelin, dico -- è proprio quello di Eddie Vedder. Eppure l’ho scritto sbagliato.
    Grazie per la segnalazione.

      • Non parlate di “Nothing else matter” che il maestro Gori ci si commuove fino alle lacrime, consolandosi con un bel bicchiere di bollicine il cui perlage e colore, come sappiamo dal diagramma di Oswald, si riconducono alle frequenze delle chitarre elettriche in arpeggio.

    • Non te la prendere, sei italiano e con l’americano fai fatica. Pensa a qualcosa di nostrano per la musica da abbinare al cibo e vedrai che ti viene meglio. E perchè no Funiculì funiculà cona la margherita? le canzoni meridionali con la pizza si abbina benissimo.
      Ciao e buon ascolto.

        • Mi scusi signor Stefano, non ne perdona una:-) con questo caldo mi scivola l’ortografia. Comunque Eddie Vedder è americano e canta in americano, e le canzoni tipiche del sud sono perfette con la pizza. Chi dice il contrario è solo un parvenu.

  6. Uno studio di qualche tempo avrebbe rilevato che la musica classica spingerebbe i clienti a spendere più soldi al ristorante. L’effetto sarebbe dovuto alla sensazione indotta di essere persone raffinate e quindi ordinare vini più costosi e piatti più prelibati.

    Di contro, se metti i Sex Pistols, il cliente tende a digerire rumorosamente e a pogare col sommelier

    Personalmente mi auspico una sempre maggior diffusione del jazz, possibilmente quello vero, e non quella musichetta lounge cool fashion trendy spik e span che furoreggia in molti locali.

  7. Da Romito, ma il ricordo è ormai vago, la colonna sonica era sempre a base jazz

    Di Uliassi non ricordo…

    Da Bottura, che non ci sono mai stato…beh, credo che lì Monk, con i suoi controtempati pianismi, si possa facilmente ascoltare…

    comunque, se c’era e non la ricordi, o la ricordi appena,vuol dire che s’accompagnava bene…al contrario…

    • Declino la responsabilità sui titoli. Il mio originale era “…and You will know Us by the Trail of Dead” (*), ma il Comitato di Redazione melà cassato perchè “non pertinente”.

      PS.: non è del tutto vero… :)

      (*) seminale gruppo di rock demolitivo che ognuno dovrebbe aver fatto girare nel proprio lettore per almeno una volta. Unico alimento ammesso durante l’ascolto: birra lager molto, molto fredda.

  8. Ma mettere su un po’ di sana musica classica, magari i tempi lenti delle sinfonie di qualche autore stile Alfven, Holmboe, Tubin, Rangstrom? Per i più trasgressivi, suggerisco il terzo movimento della Sinfonia N. 8 (“Minder ved Amalienborg”) di Rued Langgaard o, se siete più “pop” come gusti, l’Adagietto della Quinta di Mahler, e i tempi analoghi dell’Incompiuta di Schubert o della Quarta di Brahms. Dal Seicento in poi, c’è tanta di quella musica da usare senza scomodare graffiatori di chitarri, battitori di batterie, pizzicatori di bassi e contrabbassi.

  9. Caf, tutte bellissime canzoni, ma non credi che tendano ad assumere troppo il ruolo di ‘protagoniste’?

    Anni fa per il ristorante avevamo fatto una riunione per decidere la colonna sonora, optando per una selezione che variava dalla classica al jazz della durata complessiva di 5 ore (apertura alle otto, fine del disco e ripartenza all’una), e parlo della cena. Sono certo che sia più che altro il volume a giocare un ruolo fondamentale. Devi poter sentire, se in silenzio, ma dimenticare il sottofondo appena inizi a parlare..

    ;)

  10. ma due sane chiacchiere con bicchiere in mano? No? Facciamo i fighetti anche con la musica adesso???? Già i cuochi hanno il loro bel da fare in cucina…non rompiamogli le palle anche con la musica suvvia…però l’olezzo no, quello incide assai….

    ……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….i puntini sono per Tom Farina ;-).

  11. Mai e poi mai avrei pensato di ascoltare “Rock the casbah” dei Clash al “Sorriso” (inspiegabile tristellato michelin piemontese…)

    • Perchè no? Magari sono il gruppo preferito della figlia della mitica signora Vallazza. E poi lei come fa a definire inspiegabili le tre stelle michelin? Prima di fare certe affermazioni bisogna aver visto e viaggiato in lungo e in largo. Poi capirà che Rock the casbah è un classico come funiculì funiculà. Tutto senza puzza sotto il naso.

  12. Musica al ristorante? Ci sto, solo a patto che nella ristorazione venga introdotta la figura del “somministratore professionale di musica” (perché col cavolo che il vino ve lo fareste portare dal diggei, e ci mancherebbe).

    • e quindi io che devo fare che c’ho 15 anni di deejay e almeno altrettanti di vino???
      (vino in gran parte dovuto al proprietario del locale dove ho lavorato per più anni)

        • Ecco, ora ci siamo: una bella carta dei sottofondi musicali, ben divisa per annate e regioni di provenienza (ci si astenga dalla divisione in generi, per carità!), da gustare tassativamente in cuffia (perché, mi spiace per Caffarri, se Vedder mi si mette a miagolare Nothing Man dagli altoparlanti di sala, vado a piantare un paletto di frassino in petto al maitre) :)

          Se qualcuno vuole metterci dei soldi, io ci metto l’idea, contatto B&O/Bose per la joint venture e gli faccio la carta delle musiche!

          • Gentile Paola, lei non può assestare simili sommommoli, né suscitare siffatti stranguglioni nelle persone di una certa età. Io stesso son qui che ansimo dispnoico.
            Su Stefano, su: mmmm…King Crimson? In the Court…? Forse meglio Islands, riprenditi.
            Certo la title track Islands con la tromba di Mark Charig mi sembra un bellissimo pezzo per il Fat Duck o Uliassi:
            beneath the wind turned wave / Infinite peace
            Islands join hands / ’neathe heaven’s sea.

          • Stefano: con tutto il bene che ho voluto a Vedder (ed era tanto, una roba da sorcinite grunge), diciamocelo, le ballate non erano vocalmente il suo forte :)

            Gentile Fabrizio: vedo che però concordiamo sull’impraticabilità di ItCotCK con la proposta di abbinamento… è un inizio!

            Però visto che giochiamo, io qualche abbinamento a tutto pasto per un fine dining ce l’avrei: una Laura Nyro, o uno Scott Walker — per i più cervellotici un David Axelrod. Impeccabili e intramontabili.

  13. Da amante di tutte le forme e generi alternativi del rock, credo che, solo del buon jazz, non sincopatico, o musica classica, possono accompagnare un desinare di livello.

  14. Lunedì sera in ottimo ristorante in alta Versilia il mio commensale ha avuto un sussulto all’udire la suadente voce (ma per lui sgradevole) della Carlà d’oltralpe nella pur piacevole colonna sonora curata da un noto gastrocratico.

    Il massimo è stato raggiunto in un locale a Firenze dove come sottofondo (ma nemmeno tanto sotto..) suonava una compilation di Mina dove per un paio di volte ci siamo sorbiti il pezzo “Ma che bontà” :-(

  15. Pingback: Musiche di sottofondo à la carte | Dissapore

  16. la musica mentre si cena al ristorante ci può stare, purchè non disturbi la conversazione. Quanto ai generi più adatti, escluderei a priori il rock…sul resto ogni buon ristoratore, se non vuole perdere clienti, è in grado, anche da solo, di regolarsi. Il genere “classico” , per la mia esperienza, mi pare sia quello che può raccogliere i maggiori consensi.

  17. Pingback: La settimana della Basilicata mobile | Dissapore

  18. Io mi occupo di musica da 15 anni, e per il momento sono in esclusiva in uno dei più lussuosi e prestigiosi Ristoranti della Valle d’Aosta, dove abbinano anche il colore della “divisa dei camerieri ai :) formaggi”, e vi posso assicurare che un brano sbagliato innervosisce il cliente che non vede l’ora di alazarsi ed andarsene.

    i brani più indicati che aumentano il relax a tavola sono brani “filmografici”, infatti durante l’esequzione del Postino, o di lezioni di piano, o del c’era una volta il west, noto un fortissimo rallentamento del cliente nello svolgere la cena, ed un aumento del consumo di liquidi in fattispecie vini e spumanti, tutto questo sopratutto nelle coppie che sotto questo “romanticismo culinario” si preparano al dopocena, durante il dolce aumento l’intensità pianistica con brani un pò più soul & Blues, sempre mantenendo dei colori musicali romantici.

    i giri in minore sono il top!

    buona cena e se mai vorreste provare la mia musica che è per l’ 80 % originale ed esente da SIAE…

    non esitate a contattarmi…

    in questo periodo di crisi bisogna creare e non continuare a suonare canzoni che hanno già ben fatto i miliardi…

    • Salve,
      ho un ristorante pizzeria in sardegna, vorrei della bella musica in sala, qualcosa che induce al relax, sono interessata alla tua musica.
      In attesa di risposta ti saluto cordialmente
      Bruna

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