Allora cari chef, i vostri piatti mangiateli voi
Ci avevano provato anche i servizi d’ordine ai concerti rock, chi li ricorda? Palpeggiamenti insistenti all’ingresso, sommati alla fila interminabile, al caro-biglietto, alle ore in piedi davanti al palco, all’acustica da vilipendio alla musica. Finchè ho smesso di andarci. Da una parte il divieto-di-tutto seppur sotto lo strozzo di un signor biglietto, dall’altra una fruizione scomoda, modesta, non all’altezza delle aspettative. Ora c’è la storia della crisi della ristorazione: chiude questo chiude quello, non potrò ripetere alcune delle più interessanti esperienze gastronomiche della mia vita perchè non stanno in piedi e sono state segate ser un motivo o per l’altro, e pare che il 2010 non sarà tanto tanto meglio.
Ora vedo allungarsi la lista delle food-rockstars: niente foto nel mio locale, perdiòniso, che qui mi si ruba l’anima il lavoro e chissà cosa. D’istinto mi vien voglia di dire – con i Cinque Madrigalisti Moderni – mavafanzùm.
Cioè, mi sciroppo decine di migliaia di centinaia di chilometri, pago un’iradiddio con il rischio di mangiare come quando cucino io con la mano destra legata dietro la schiena e non posso fare la mia fotina? E non posso metterla sul mio bloghino? E scrivere il mio raccontino? A quando il divieto-di-tutto?
Provo anche a mettere la testa in freezer e mi dico, masì la creazione dello chef è un prodotto dell’ingegno, un’architettura intellettuale: va preservata l’originalità, sennò anche il mio vicino di casa mi ammannirà accanto alla Zuppa del Casale la “Passatina di ceci e gamberi”, vero?
Mah, non ho le idee chiare. Siamo nell’era della riproducibilità tecnica dell’opera d’arte, ma l’unica cosa che non è riproducibile è l’artista: tanto che i musicisti se vogliono comprarsi le ville a La Jolla devono fare concerti, tanti concerti, perchè la marea del download è inarrestabile. Non ho le idee chiare, perchè posso guardare le foto finchè voglio, posso leggere (Maurizio) Cortese fino allo stremo: ma se voglio sapere com’è quel piatto davero devo prendere la mia macchinina e pedalare. Cos’è allora che mi sfugge? Se non raccontiamo i cuochi come faranno i ficcanaso gurmè a sapere che esistono?
Va bene, basta foto basta racconti basta parlare basta tutto, ma i vostri piatti mica ve li potete mangiare tutti voi.








Caro Caffarri, tanto oramai per la riproduzione degli odori via web ci siamo quasi, vedasi
http://www.futurix.it/2009/07/i-aroma-i-profumi-sul-web.html
oppure
http://en.wikipedia.org/wiki/ISmell
In una decina d’anni si arriverà anche ai sapori on-line e allora vedrai che anche certi chef dovranno riprendere a far tour, se anche loro vogliono la villa a La Jolla.
Mi chiedo solo come saranno le consistenze
Ad Maiora
Fabrizio
Una cosa posso dire con certezza di aver imparato: più sei grande, ma davvero non perché lo dici tu, più sei semplice nei modi e cordiale con chi aprezza il tuo lavoro. Vale per tutti i mestieri, anche per chi fa il cuoco. Certi atteggiamenti idioti nascondo dall’insicurezza: sociale, fisica, psicologica, familiare non so.
Chi dubita può essere grande, ma chi è insicuro, mai.
Buon giorno Mi scusi da Piere Gagnaire a Parigi non mi è stata fatta fare una foto perchè mi hanno detto che la facevano loro, ovvio tutte sfuocate..
…Chi dubita può essere grande, ma chi è insicuro, mai… Lei crede che Gagnaire è questo?
Questo secondo me è diverso, è una strategia mediatica
Vero tutto quello che fanno gli inarrivabili è marketing il nostro che siamo più sfigati è presa di posizione…. RISPETTO … io ho avuto i migliori giornalisti del pianeta e ne ho conosciuti diversi all’estero, l’educazione e le buone maniere sono la chiave di tutto…
il fatto che per fare una foto da Gagnaire deve fare la fila …
anche se non ne esiste il bisogno…
Da Ristoratore penso che questa e’ sicuramente una tendenza che durera’ quanto le altre, ovvero lo spazio di una scoreggia..
)
E’ “solo cibo”, non stiamo salvando vite umane, un po’ di modestia e relax nel proprio lavoro non guasterebbe.
Ma da che mondo e’ mondo tutti aspirano a essere Paris per 15 minuti.
( io per primo !! )
Non si rendono conto che il passaparola su internet sta diventando la migliore pubblicità. Io ho visitato molti ristoranti stimolato dalle foto e dai racconti dei bloggher e dei forumisti.
Salve signore domani vado in ferie dunque oggi voglio stare un pò con voi…
ha ragione è importante tutto con il dovuto rispetto… educazione e rispetto….
L’unica soluzione è rendere pubblici i luoghi dove non si possono fare le foto e boicottarli. Così magari ci pensan su quei cinque minuti… Come ho già detto in altro commento, chi ha paura delle foto è solo chi ha poche idee, e forse teme pure di averle a sua volta copiate da qualcun altro…
Facciamo come Rosarno bruciamo i ristoranti….perchè limitarsi a Boicottarli?
Forse è meglio capire che a volte foto con flash non si possono fare perchè disturbano i clienti che non gli frega dei blog, sono venuti per godersi l’amenità del posto con il momento magari romantico o di affari…
Chiedere alla prenotazione? scusi vorrei fare foto non è che ha una stanza dove posso fare foto?? sono un blogger…
La critica è umana e libera, però! oggettiva o soggettiva? nel blog più blogger hanno preso Angelo il mio socio per me Ciccio…
Che il flash disturbi siamo d’accordo. Allora però basterebbe chiedere (cortesemente) di non usare il flash (come negli acquari e nei musei, esteri). È l’unica accortezza che chiederei io se fossi al tuo posto. Se poi i blog sbagliano, sarà sempre meno grave degli errori che fanno le guide “roboanti”, visto che sul blog basta un commento o una email per chiedere una correzione, mentre sulle guide devi aspettare un anno (se va bene).
Potresti cominciare poi tu a pubblicare le ricette giuste sui libri che vendi (22 euretti nel 2007), visto che sul tuo libro edito dal Gambero Rosso “La mia cucina siciliana” la ricetta del Pesce Spada ai Pistacchi con Lattuga brasata è completamente sbagliata e totalmente infattibile (mancano proprio dei passaggi essenziali). E ne ho le prove perché a Identità Golose 2008 era invece pubblicata (credo sull’agenda distribuita agli iscritti, anche se non ricordo al 100%) quella giusta, completamente diversa e devo dire anche molto ben descritta.
Allora, i libri li pubblichiamo per le foto o per far fare le ricette a chi li compra? Se lo facciamo per le foto, facciamole belle almeno. Quelle di quel libro sono come minimo discutibili.
Fare come nei paesi anglosassoni? Dove prima di far uscire un libro qualcuno si prova tutte le ricette per vedere se ci sono errori o inesattezze?
Sarà per questo che da un po’ libri di chef italiani non ne compro? Chi fa un bel servizio a chi?
Caro signore lei è molto Nervoso la invito a calmarsi.
lei dovrebbe sapere che chi dopo di me fà il libro taglia, taglia taglia.!!!! perchè deve rientrare nelle pagine e nelle foto che gli dicono gli sfigoidi di turno….tanto che libri la prox volta lo farò con un klometrico contratto..
inoltre non sà che stampare le foto costa, dunque hanno fotografato 60 piatti e ne hanno stampato alcune…addirittura il gelo di limone ha 0′750cl di limone e gli hanno scritto 750 cl… mi scusi ma la rabbia và consumata con chi veramnete la disturba….
>Caro signore lei è molto Nervoso la invito a calmarsi.
A me sembra invece che esponga in modo molto chiaro e pacato un problema dell’intero settore, che parte da lei e va sù sù fino a chef-star come Adrià e Blumenthal.
Il problema è quello delle ricette accozzagliate solo per accompagnare la foto fighetta, stando ben attenti a non divulgare segreti del mestiere. Però con 20 e passa euro (50 nel caso di Ferran) un paio di segreti il lettore se li aspetterebbe.
(a margine, plauso ai libri di Granger per la chiarezza e la precisione)
>addirittura il gelo di limone ha 0′750cl di limone e gli hanno scritto 750 cl
Ma scusi, lei ha una vaga idea di come si riportano le unità di misura? Parlo proprio della “tecnica”, quella che si impara alle medie.
Innanzitutto l’apostrofo come separatore decimale è una bestemmia, per non parlare dell’unità di misura attaccata al valore.
Poi è buona norma usare l’unità di misura più chiara per il volume necessario, se invece di scrivere “0′750cl” lei avesse scritto “7,5 ml” immagino non ci sarebbero stati problemi.
Perché questo mi porta al secondo problema dei ricettari, l’uso e l’abuso di unità di misura opinabili e imprecise.
I vari “pizzichi”, “gocce”, “schizzetti”, “sputacchi” hanno fatto il loro tempo, andavano bene per l’Artusi e per Sora Lella.
Io oggi in cucina ho un termometro preciso al decimo dei grado centesimale, misurini volumetrici da farmacia e una bilancia che per precisione fa invidia ad un pusher cocainomane.
Prego, Sultano, ora risponda (sempre che non è già partito per le ferie) pure come suo solito, buttandola in caciara e sfuggendo dal punto del contendere tramite l’uso di un lessico degno degli SMS di un sedicenne. Io, pur non conoscendola di persona, mi sono fatto un’idea dell’interlocutore e in verità pure della qualità del suo lavoro.
Per confermare quel che dico, ecco le due versioni della stessa ricetta (per il pesce, poi una ha i fagiolini e l’altra i carciofi, ma la base è o dovrebbe essere identica)
A me pare che una si possa fare, l’altra no, perché veramente manca tutto, nella descrizione, che è breve come potrebbe esserlo solo quella di un uovo sodo.
[img]http://files.camagna.it/personal/sultano/sultano.jpg[/img]
Ha letto sopra prima di pubblicare? o ha tutto questo tempo di fare scanner? si calmi e prenda la vita con più gioia.. non farò più libri con editori poco professionisti… ha capito? spero…
Ho letto. Il tempo di fare le scansioni questa mattina ce l’ho, piove e non c’è molto da fare in questa Milano noiosa…
Comunque in questo caso c’era un sacco di spazio bianco sulla pagina, due righe in più ci stavano comode per evitare che il risultato fosse da buttare o quasi.
E non parlavo delle foto mancanti, anzi, qui la foto è del tutto irrilevante.
Sono calmo, però anche lei veda di non prendersela così tanto con chi fa le foto nel suo ristorante.
Chieda solo (gentilmente) di non usare il flash.
Signor Maurizio forse non mi sono spiegato bene, lei ed altri clienti ,da me si può venire a fare tutte le foto che vuole , ovvio che c’è una prassi da usare per il rispetto del gesto e del lavoro…
per la ricetta è ovvio che alcune richiedono una professionalità di esecuzione che non è sempre colpa dell’editore che sbaglia ma anche del esecutore… A volte la genialità dello chef non sta tanto nella difficoltà deklla ricetta ma dell’idea in se… come a volte una che sembra semplice risulta meno….
io accetto tutto … senza rimorsi con rispetto.. ho detto vi voglio bene , solo per il motivo che scegliete di mangiare nei ristoranti, nello stesso divento monello per legittima difesa.
Ok, posizioni direi chiarite. Finiamola qui. In ogni caso la ricetta sul libro è sbagliata punto. Non tiriamo in ballo capacità dell’esecutore e genio dello chef che non c’entrano.
Per finire, fai un giro sul mio sito nella sezione chef che ci trovi un ricordino…
Ciao!
Ricordino? Quale, questo?
quelo!
in effetti io ho posizionato un camera-detector… fuori dal locale
l’umiltà purtroppo non è così scontata nel nostro ambiente. Io a volte non riesco manco a prenotare da colleghi illustri… han paura che copi paro paro il loro menù in bacheca, e mi fermo qui!
Ricordiamo cari colleghi: siamo cuochi… piedi per terra ben saldi mi raccomando.
Massimo che caxx dici… abbaff…Siamo cuochi?? sai che si dice che il cuoco è stupido? hai ragione piedi per terra, parliamo però dei blogger che giocano a fare i piccoli Mosè… dunque è il rispetto che deve partire da tutti CHEF E BLOGGER…
Nell’immaginario collettivo dei blog italiani sono io Ciccio Sultano stronzo!!! perchè invece tra i miei clienti che vengono da tutto il pianeta sempre invece no! Per loro sono simpatico?
è L’approccio che deve essere da buone maniere… provate a dire ,posso fare le foto?
Io ho sempre sostenuto che, chi è geloso delle proprie ricette è perchè ha poche idee originali…
Esatto, su questo sono d’accordo. C’è modo e modo di fare le cose. Se per esempio si intende fare un servizio su un blog, si chiama prima, si prende un appuntamento se c’è la disponibilità del ristoratore, magari poco prima o poco dopo l’apertura.
Se è invece una foto ricordo, non c’è nulla di male a chiedere prima per educazione. E per educazione non si può che dire sì. Passaggio formali ma sostanziali.
Non credo però che questa cosa possa disturbare altri clienti. I pranzo sono lunghi, cinque o sei scatti in un paio d’ore non hanno mai cecato nessuno.
Ma c’è qualcosa di profondamente diverso rispetto al passato su cui produttori, ristoratori e uffici stampa devono riflette: la rete è un enorme passa parola e non c’è bisogno del patentino di giornalista per scrivere come prima non c’era bisogno per parlare.
Prendetela così: sono dei clienti appassionati che hanno una esigenza in più. Per me è sempre una opportunità nuova di farsi conoscere e apprezzare, anche se sei già il numero uno.
E’ un piano diverso dalla critica professionale, ma non per questo meno importante.
Luciano, il problema è anche che se scrivi tu è un conto, se scrivo io è un altro (a tuo favore, ovvio). Credibilità e professionalità contano ancora! Certo non è il caso di riproporre l’antica differenza giornalisti pubblicisti-giornalisti professionisti che alcuni uffici stampa facevano. Il problema potrebbe anche essere che il blogger spesso si diverte mentre il ristoratore lavora. E casomai ritrovarsi una critica legata al solo parametro della soggettività non è ancora pienamente comprensibile da tutti. Comunque, concordo con la descrizione di cliente appassionato che ha un’esigenza in più!
Enzo, ma certo che il blogger si diverte, perché lo farebbe altrimenti? Proprio per questo va rispettato ancora di più.
Oggi il ristorante è un’insieme di sensazioni ed emozioni, è giusto volerle trasferire grazie ai nuovi mezzi che prima non c’erano.
Insomma, voglio dire che così come prima il ristoratore non poteva impedire al cliente di commentare i piatti, così adesso è idiota pensare di impedire di fotografare e scrivere.
Naturalmente, ripeto, come dice Maurizio Cortese più giù, tutto va fatto con educazione e non con supponenza. In realtà la vera linea di confine è questa. Anche io ho deciso di non mettere più piede in cinque o sei ristoranti perché ritengo i proprietari cafoni veraci e da manuale.
Poi sulla credibilità di quello che scrive lo decide il lettore. Certo non il ristoratore.
Credibilità e professionalità si costruiscono ed è sempre più arduo darle per acquisite una volta per tutte, specialmente in questi modern times in cui chiunque, armato di serietà e pc, può dire che hai sbagliato, dove e perché.
Può “fallire” il gastronomo professionista ed essere al contempo puntualissimo, analitico e brillante l’ultimo dei blogger. Spesso succede il contrario, s’intende.
Solo il Caf non fallisce mai, ma qui si trascende sul piano religioso.
scusate, si chiama prima per fare un servizio sul blog? Mah e perchè non decidere anche cosa si mangia o inventare un piatto a posta? Per me per parlare di un locale ci sono solo due regole intoccabili 1 non infierire 2 non avvertire prima di andare e questo dovunque io scriva dal blog, alle guide, passando per il ciclostile della parrocchia
Per quanto riguarda le foto, basta un poco di buon senso e di educazione… Io con il mio iphone ho fatto foto dovunque senza disturbare nessuno e senza che nessuno abbia avuto niente da ridire… Certo se si pretende di trasformare un ristorante in un set fotografico, per i tavoli accanto non è il massimo della piacevolezza; purtroppo mi è capitato più di qualche volta…
ciao A
Non sono d’accordo sul punto di avvertire il ristoratore. Anzi, il mio blog si pregi a di riportare recensioni da “cliente comune”, e nessuno si presenta mai al ristoratore, né prima, né dopo, perché questo non gli compete.
E’ un blog di gente comune appassionata che va al ristorante e racconta cosa ha avuto in cambio dei propri sudati soldi, non scordiamocelo mai, a differenza delle guide, i clienti normali PAGANO (troppo) e hanno tutto il diritto di fare un bilancio di quello che hanno ottenuto in cambio.
Scusa, ma al punto 8 che è più in basso dico che la soluzione migliore sarebbe fare in 2 puntate. In effetti, almeno per ora, io sono andato in ristoranti che già conoscevo – nel senso che già avevo assaggiato piatti. Questione anonimato e questione pagamento conto sono state esaminate in lungo e in largo e mi sembra che un sistema unico sia di difficile inquadratura. Ma vi immaginate Bernardi, Bolasco, Bonilli, Cremona, Pignataro, Vizzari che provano ad andare in anonimato??? Ma se i ristoratori hanno le foto wanted nel retrobottega e la bacchetta del rabdomante per comprendere se il tizio da solo al tavolo sia solo avventore o anche scrittore! Certo, avvertire con anticipo sarebbe scorretto. Mi lascia perplesso non andare al ristorante perchè si è chiesto prima di fotografare (e in caso di risposta positiva che facciamo? riteniamo che il ristoratore abbia messo da parte il gambero candidato a Miss Universo??) ma poi come dice Luciano, saranno i lettori a decretare la credibilità del blogger e i clienti a decretare il successo del ristoratore. Se si è due ad essere corretti, oltre ad avere modi urbani, non ci sono imbrogli o sotterfugi. E se qualcuno fa un po’ di sconto per le foto basta dichiararlo: prendiamolo come un po’ di sano cambio merce
guarda Pagano, l’idea dei due passaggi mi sembra ottima!
ma l’espediente classico per ovviare la cosa è prenotarsi con un nome de plume, se poi ti riconoscono arrivati li, poco male che vuoi che facciano, l’importante è che non siano avvertiti prima 
Per quanto riguarda l’essere riconosciuti, il problema non riguarda solo Bonilli o Vizzari, ma chiunque faccia questo sport da un poco… I cuochi sono molto attenti
ciao A
Grazie Bocchetti. Certo, il nom de plume lo utilizzano tutti, ma quando varcano la soglia del ristorante l’effetto sorpresa finisce. Io non ho questo problema: mi scambiano al limite per uno che mangia tanto
Secondo me sono cose diverse: un conto è una ispezione per una guida o per un blog di recensioni, allora in tal caso certo non si deve avvertire e cercare di arrivare come un cliente normale, poi se si è riconosciuti pazienza, ma la spesa e le ricette quelle sono. Potrà migliorare al massimo il servizio ma chi è del mestiere questo lo coglie. Giusta l’osservazione di Alessandro sulla riconoscibilità, uno dei metodi migliori è guardare gli altri tavoli, non il tuo.
Altro conto è fare un servizio sul blog, ossia voler raccontare ai propri lettori la cucina del ristorante in un particolare momento dell’anno. Un ristorante magari che già si è visto come dice Enzo. In tal caso si concorda, proprio come si fa con una intervista, per lavorare meglio ed evitare di essere invasivi.
Infine c’è chi va al ristorante e ama fotografare i piatti, come fanno i giapponesi nei locali italiani, per proprio gusto. In quel caso, come dicevo prima, si chiede sempre per educazione e per educazione bisogna rispondere sì.
Oggi l’immagine è uno dei valori aggiunti indispensabili nell’esperienza in un ristorante. Altrimenti vai con pane e mortadella e ti togli la fame.
E i ristoratori devono comprenderlo, cavalcare il fenomeno e non averne paura. E’ la rivoluzione internet con la quale non possiamo farci nulla. Per dire, quando sto dall’altra parte della barricata come autore di libri, a me fa piacere, meglio dire fa gioco, anche una recensione cattiva. Perché fa parlare e divide.
Scusate la lunghezza
Quoto Luciano. Quando parlavo di blogger che si diverte lo contrapponevo al giornalista/critico che sta lavorando. Il reciproco rispetto del lavoro tra due soggetti (chef e giornalista) ha forse bisogno di una correzione nel rapporto chef-blogger: una spolveratina di comprensione ed educazione qb. Ripeto, potrebbe accadere che qualche chef ne abbia a male per una critica un po’ superficiale dettata da un momento di divertimento. Sono d’accordo che ti fa gioco la recensione cattiva che produce interesse, ma, appunto, deve essere in grado di produrre interesse
Quel povero contadino di mio nonno diceva che la cortesia e l umiltà stanno bene anche nella casa del diavolo
Tanto di rispetto per l’arte della terra di cui ne sono innamorato e morirò su di essa, anzi! il mio sogno è morire come Don Vito Corleone mentre cammino tra le piante….
suo nonno faceva Il contadino, noi stiamo parlando di alta cuicna….
Il problema è che occorre mediare, come al solito. E’ chiaro che non si può pretendere di disturbare la normale attività del ristorante e infastidire i clienti. La soluzione ottimale sarebbe andare a pranzare/cenare in incognito altrimenti c’è chi pensa che non sarai obiettivo (mah) e poi chiedere di poter tornare per scattare le foto di qualche piatto in tranquillità. Ovviamente costi alle stelle….
Comunque rassicurerei Ciccio Sultano: niente flash, al massimo un bel faro! (ma c’è la stanza set???)
Probabilmente gli chef hanno anche paura che il loro lavoro venga travisato da un’immagine sbagliata dovuta a una foto che non interpreta al meglio una loro creazione. E’ un rischio che dovrebbero correre anche se l’immagine spesso è più forte dello scritto. Speriamo che non ci mettano tutti alla porta
Ho la stanza anche per il faro dello stadio di San Siro…però un piatto da foto è diverso di un piatto che si magna…hanno differenze per tenere la sua integra bellezza…
Guarda, ti dico, meno male. Perchè altrimenti tutti si accontenterebbero delle foto e non mangerebbero! Io ho fatto alcune prove per le foto ed il risultato è che se il piatto è fotografabile non è mangiabile e tutto il contrario! Solo se fai la foto “bruttina” al cibo buono poi finisce che fai un danno di immagine? Io ho un po’ di esperienza nel mondo libri e ti dico che la vague del flou probabilmente passa ma resta quello che arriva in tavola. Può darsi che nel passaggio da chef a chef-star si creerà un’analogia con le archistar: e le architetture sono fotografate a fuoco
Caro Vincenzo, mai viste foto splendide sui blog di normalissimi cuochi non professionisti? Sono convinta che i piatti fossero mangiabilissimi… Con tutto il rispetto, ’sta tua teoria dei contrari mi sembra un po’ una cavolata.
Fatto sta che se cuoci meno la pasta in foto viene meglio. Me l’ha detto anche qualche chef
Vincenzo, e tu credi a tutto quello che ti dicono?
Dubito che le migliaia di food blogger di questo mondo mangino roba mezza cruda dopo un “servizio fotografico”… C’è chi cucina roba buonissima ET splendida da vedere. Una cosa non esclude l’altra. E poi dipende anche da quello che vuoi: essere fedele a ciò che sei e fai oppure presentare un’immagine del tuo prodotto (e quindi di te stesso) che non corrisponde alla realtà NONCHE’ prendere per i fondelli i tuoi lettori. Io ho scritto un piccolo libro di cucina e le foto sono tutte e 36 di pietanze finite, WYSIWYG. Non sopporto chi fotografa qualcosa che poi, a ricetta completata, fa dubitare della riuscita del piatto quei poveracci che lo cucinano. “Ma non ha per niente lo stesso aspetto di quello della foto…” Mi sembra davvero poco onesto.
Scusa Nicoletta, forse non mi sono spiegato. Le foto di elevata qualità possono anche essere “photoshoppate” oppure utilizzare accorgimenti diversi. Non ho detto che devi mangiare male per fotografare bene, ma che un piatto a regola d’arte può non prestarsi a una foto come nel caso della pasta. In effetti, alcune foto che vediamo e apprezziamo per la loro bellezza hann qualche trucco perchè cercano di sopperire a due “mancanze” dello schermo: non c’è profumo e non c’è sapore. Ma guarda che le foto di cibo siano spesso “artefatte” è la scoperta dell’acqua calda. Poi non metto in dubbio che i fotografi che abbiano studiato a fondo i problemi relativi alle foto di cibo abbiano trovato rimedi più raffinati nè che ci sia chi è in grado di trasferire tout court il piatto nell’obiettivo anzichè in bocca
Beh, io mi baso sulla tua affermazione “se il piatto è fotografabile non è mangiabile e tutto il contrario”. L’hai scritto tu, eh, mica io.
Comunque capisco quello che intendi dire con l’ultimo tuo commento. Un minimo di ritocco per ravvivare un po’ i colori lo posso capire, trovo però sia fondamentale presentare il cibo nel modo più fedele possibile a quello che il cliente o il cuoco dilettante si troverà nel piatto. Sennò poi si finisce per fare come le pubblicità degli hamburger delle grosse catene di fast food e di tanti altri produttori di cibo pronto che ti “sorprendono” – e non sempre piacevolmente – con ciò che è contenuto all’interno delle confezioni rispetto all’immagine riportata sul packaging delle medesime (per alcuni esempi di lampante chiarezza vedi http://pundo3000.com/htms/1.htm (passa alle immagini successive facendo clic su nächstes >>) e http://www.youtube.com/watch?v=a5hQKFzcvGU)
Io al ristorante vado per mangiar bene e per stare bene.
Così come al concerto vado per ascoltare buona musica e divertirmi.
Se ho tutto questo ma non posso fare foto, beh…chemmefrega?
Tra l’altro, nei locali per i concerti – piccoli non certo gli stadi, ma anche i ristoranti non sono giganteschi – di solito bastava spiegare che noi avremmo voluto pubblicare un articolo su una fanzine-rivistina indipendente, due chiacchiere spiegando cosa facevamo e quasi sempre tutti dicevano ok fate pure.
Alcuni chef proibiscono le foto non per principio ma per timore, come giustamente dice Ciccio Sultano, che si disturbino i clienti vicini di tavolo.
E’ la risposta che, per esempio, mi ha dato Niko Romito a mia precisa domanda. “Mi è capitato di avere in una stessa serata più tavoli con clienti che scattavano foto con il flash ed è stato un vero casino” mi ha detto.
Io credo che sia anche un problema di educazione. Vale per fare le foto con discrezione, vale per il parlare troppo ad alta voce disturbando in egual modo i tavoli vicini o anche portare bambini al ristorante che piagnucolano per l’intera cena.
Poi ci sono gli chef che lo proibiscono per principio.
Personalmente, al momento della prenotazione, chiedo sempre della possibilità di scattare delle foto, due volte mi è stato risposto di no (percentualmente quasi una nullità rispetto ai si) e due volte non ci sono andato.
Però privarsi del piacere di andare a un ristorante perchè non si possono scattare foto nemmeno è una bellissima soluzione. In questo caso se vige tale divieto il ristoratore dovrebbe mettere a disposizione almeno delle foto da scaricare da un sito. Sarebbe abbastanza semplice, direi.
Ho detto la stessa cosa anche io in un altro post, ovvero la possibilità che lo chef metta a disposizione delle foto (anche se credo che non sia la stessa cosa…).
Riguardo il privarsi del piacere di andare in un ristorante dipende dalle esigenze che hai. Tante volte vado al ristorante con amici, per lavoro, allora il problema non me lo pongo, ma quando vado per Dissapore invece si.
Molti locali in Italia, terra d’avanguardia, si sono già attrezzati in tal senso…
[img]http://farm3.static.flickr.com/2745/4259607378_ecd6ef4721.jpg[/img]
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This post was mentioned on Twitter by stefanocaffarri: Una reazione alle food-rockstar, ai divieti-di-tutto al ristorante: http://tinyurl.com/yftemlw. Su dissapore, dall’umile e dubbioso scriba…
Abitualmente non faccio foto, ma pensavo di eseguire ritratti e nature morte ad olio. Evo, ovviamente.
Mi tocco non vorrei morire dentro una sua natura morta…
che ridere…. bravissimo Fante!
avendo attraversato come un fulmine in un anno o poco piu’ le seguenti fasi: semplice appassionato- semplice appassionato che scrive per proprio archivio- appassionato che scrive in blog altrui- appassionato che scrive in blog anche proprio, mi appresto ora ad un periodo di riflessione.
ed ieri sera riflettevo con persona che qui ha scritto , ed in vari contesti, sul che fare per il futuro.
perchè insomma sia lui che il sottoscritto avevamo alcune perplessità. le perplessità riguardano il mondo degli appassionati, sia chiaro, che quello dei professionisti non mi/ci appartiene.
io, attraversando questo periodo intrigante ma anche faticoso, su di me ho riscontrato determinati effetti.
il primo PIU’ IMPORTANTE DI TUTTI è : che cavolo ma sto perdendo il PIACERE di andare al ristorante!!! fare foto, per altri e non per se stessi è fatica improba.
si tratta di restituire , per rispetto verso chi quel piatto l’ha prodotto e verso chi ti legge si spera con piacere, un’ immagine appropriata di quello che ti stai mangiando.
il che urta la suscettibilità di taluni chef, di taluni avventori quando sei troppo invadente e SOPRATTUTTO urta la suscettibilità del mio palato.
si perchè una buona foto richiede da uno a due minuti di tempo, il piatto si fredda e ti stressi mica da ridere. quando ti risiedi, questa è la mia sensazione, non te lo gusti nello stesso modo.
insomma è diventato un lavoro e non dovrebbe esserlo.
per non dire di altra cosa ancor piu’ importante: ho visto crescere qui ed altrove fior di appassionati come me ( cioè gente che se ne va in giro per ristoranti sfruttando una professione itinerante) che improvvisamente assurgono a demiurghi della critica gastronomica: cazzo signori, andiamoci piano.
io mi faro’ quest’ anno un centventi fra trattorie di buon livello e grandi ristoranti, ma non sono mica tanto sicuro di aver capito tutto. perchè ammesso e non concesso che i grandi professionisti tutto capiscano, e non ne sono certo, sicuramente piu’ di me hanno modo di essere sempre sul pezzo , di annusare l’aria che tira e di conoscere meglio certi meccanismi che probabilmente a noi, SCAFATI(?) APPASSIONATI per lo piu’ sfuggono.
per non andare troppo a lato del tema trattato, non che io non sia d’accordo con caffarri, per carità.
sta, probabilmente tutto nel modo di porsi.
ma resto abbastanza combattuto su chi possa avere ragione.se avessi un ristorante, e l’ho anche avuto a formentera per due stagioni( ma li’ le preoccupazioni erano ben altre tipo evitare che i clienti si mettessero direttamente a tirare cocaina al tavolo), potrei anche decidere che non voglio che vengano fatte foto, fornendole direttamente io , tutte quelle della carta.
e questa mi pare una buona idea ,soprattutto per ristoranti di buon/ottimo livello.
sto organizzando una 4 giorni parigina, pianificando i ristoranti in modo che possa avere fotografie ufficiali. e faro’ qualche foto al volo con il mio iphone: tempo perso due secondi in tutta leggerezza.
se poi quel piatto, cosi’ ben fotografato non sarà stato in grado di soddisfare appieno le mie aspettative ,sarà mia cura farlo notare nelle mie due righe di accompagnamento ,naturalmente.
che saranno fatte , spero, senza spocchia e senza pensare di aver capito tutto di questo mondo.
che poi,abbastanza spesso, è tutta una questione di gusti personali.
Il piatto da foto è diverso da quello da mangiare…
Ciccio, ribadisco anche qui: se il piatto da foto è diverso da quello da mangiare allora mi sento presa per il culo, excusez mon Français. Ti sembra carino allettarmi con qualcosa di perfettamente photoshoppato e finto per attirarmi nel tuo ristorante e poi farmi mangiare una cosa che ha tutto un altro aspetto? A me no. Personalmente preferisco che una ricetta fotografata corrisponda il più possibile a ciò che scelgo di mangiare. Sarebbe come prendere un appuntamente galante con una supermodel che hai visto solo in foto per poi ritrovarti, dal vivo, con una mezza befana. Ti farebbe piacere?
@ Maffi: chapeau!!!
Ps potrei confrontare degli indirizzi parigini?
ciao A
ecco qui, ancora in fase di elaborazione, pero’. sto attendendo anche il parere di una gentile donzella, professionista, che dovrebbe essere fresca fresca di rientro da parigi:-)
ROBUCHON ,senz’altro all’ATELIER dove il mio consigliere dice che me la godro’ da impazzire: il sistema piattino al banco è per me il massimo dell’intrigo. rischio la vita, pero’ , soprattutto dei violoni in tasca. potrei anche mangiarne 20 o 30 !!, e forse anche a LA TABLE.
poi un grande fra DUCASSE al PLAZA e L’AMBROISIE( ultima sera ad albergo pagato!!).
poi CONSTANT al VIOLON D’INGRES( mi dicono il miglior cassoulet del mondo) e forse PASCAL BARBOT a L’ASTRANCE ( il Bottura francese? )
insomma i pasti sono 7. manca qualche bistrot. suggerimenti?, gent.Bocchetti
guarda Maffi, non ho novità recentissime su Parigi e molte indicazioni che hai avuto sono perfette, comunque per quel che vale ti do i miei pareri personalissimi…
Sicuramente l’Atelier Robuchon, è assai divertente e il sistema a piattini ti permette di giocare e spaziare come vuoi, poi al banco si fanno dei bellissimi incontri
. La table invece condivide la stanchezza di molta ristorazione stellata parigina.
Barbot vale la visita, il posto è bello, la cucina interessante e il servizio spaziale… ma gli piacerebbe molto essere il Bottura francese
i Grandi come ti dicevo prima li lascerei perdere, sono oramai vasche per pesci russi. Se proprio vuoi io ho un debole per Hélène Darroze, sarà che è una signora, sarà che è stata consulente di ratatouille, ma ci sto sempre bene sia al gourmet, che al più semplice piano terra…
io non manco mai un passaggio tra Chateaubriand e Le Comptoir dell’hotel st Germain o il pennacchiano Baratin oramai dei classici moderni.
Se ami le atmosfere alla Romher, io adoro Casa Olympe. Sembra di essere entrati in un film in bianco e nero pieno di fumo, con una cucina gagliarda e piacevolmente casalinga.
Ciao A
PS. ovviamente attendo le più fresche informazioni della gentile donzella
sono sempre ghiotto di novità…
ciao A
D’accordo assolutamente con quanto scrive. La chiusura da applausi,
dovrebbero ricordarserla in molti.
P.S. Il mio commento era per il sig. Maffi.
come al solito, la ristorazione é luogo unico ed irripetibile…
il ristorante non é ’solo chef’. piccole e medie imprese con dipendenti e famiglie al traino. resta però ‘luogo unico di intrusione generalista’: “Io mangio perciò conosco, pago e ho diritto”.
carica di iprocrisia la necessità ‘primaria’ fotografia/gradimento/chef per motivi che esulanom, e non percepisco, dall’effettivo rapporto tra ristoratore e cliente.
gentile Camagna, rispetto la sua professionalità che non deve mai prevaricare sul soggetto da fotografare. ma se questo é l’apporto di un fotografo professionista alla ristorazione e pubblicità gratuità …
‘Romito ha un pessimo rapporto con i fotografi … intrattabile e sostanzialmente infotografabile…estremamente scortese e spocchioso…purtroppo temo che gli chef come lui siano in realtà molto a corto di idee e temano solo di essere copiati…giurai a me stesso allora di non andare mai nel suo ristorante per nessun motivo.”
provi ad immaginare a cosa potrà pensare uno chef/ristoratore che, dopo aver letto quelle di un professionista, si deve confrontare con decine di fotografi/clienti ogni giorno nel suo ristorante.
Temo di non aver capito perché “Camagna” e “pubblicità gratuita” stanno nella stessa frase, Eggi. Maurizio Camagna è un fotografo formidabile, escludo che abbia bisogno di farsi pubblicità. Anzi, noi siamo contenti di averlo qui.
Se volevi dire un’altra cosa… beh, allora ho capito male.
Allora nemmeno io ho capito. Pensavo che eggi si riferisse al fatto che se fotografi bene è pubblicità gratuita per il soggetto/oggetto delle fotografie. Quindi opporre un rifiuto alle foto di un professionista è piuttosto immotivato. O no?
@ Massimo Bernardi: Grazie per il formidabile, commosso, veramente.
@ eggi: Chiedo scusa se il mio consiglio a Ciccio Sultano di andare a vedere il mio sito è sembrata una pubblicità. Era solo perché l’avevo fotografato a suo tempo e mi faceva piacere ricordargli un momento felice. Non c’erano secondi fini d’altra natura.
Comunque non credo che ogni sera ci siano decine di fotografi clienti in giro per ristoranti. Io esco a cena spesso e non mi capita quasi mai. Quando succede l’unica cosa che può darmi fastidio è il flash, per il resto le tavolate di amiconi sono ben peggio, e quelle capitano molto più spesso anche nei posti più tranquilli. Per non dire del vicino ubriaco che chiama l’ex fidanzata o i compleanni con urla e applausi… Insomma, perché prendersela proprio con chi fa qualche foto che in fondo si fa solo i fatti suoi e pure in silenzio?
Quoto Maurizio
Vogliamoci bene senza prese in giro.. con il signor Camagna ci siamo chiariti , apparte lo spada , vorrei sapere dove ha sbagliato magari con email al ristorante… Un’aiuto please…ho visto che mi ha fotograto non è una bella foto , non per sua colpa, il soggetto in quanto poco bello. cioè io ….
Domani vado 10 giorni in ferie..
@ Ciccio Sultano: sullo spada ti mando una mail in questi giorni. Senza rancore assolutamente.
La foto però mi pare bella. A me piace, c’è una luce interessante, sei venuto bene. Sei veramente tu, mentre prendi il sole in una pausa di lavoro in uno splendido cortile siciliano. O almeno ti immagino così.
Bernardi @ Camagna
il riferimento pubblicitario non era rivolto certamente a Maurizio ma all’ipocrisia superficiale e diffusa di chi dice …’gli chef non capiscono che le nostre fotografie sono in realtà una pubblicità gratuita’. – preciso subito ‘ipocrisia superficiale e diffusa’ – se la foto realizzata in un ristorante deve diventare ‘pubblicità gratuita’ deve essere… fatta bene.
che ognuno possa dire la sua é indiscutibile, ma a me é parso che Maurizio si sia ‘lanciato’, con i suoi commenti ben oltre VS Romito ed allargando molto il suo concetto ‘ …purtroppo temo che gli chef come lui siano in realtà molto a corto di idee e temano solo di essere copiati’
parole dette dal ‘fotografo occasionale’ non avrebbero suscitato la mia attenzione. dette da lui… mi é dispiaciuto perché il “problema di natura fotografico/professionale/personale’, in un contesto completamente diverso e programmato ( IG) rispetto a quello che occasionalmente può riscontrarsi nel ristorante, ha dato luogo alle sue considerazioni che ovviamente non condivido ma senza attaccarlo professionalmente – molto bravo -
perché uno chef mi può anche stare sulle palle se mi crea ‘professionalmente dei problemi’ ma fino a quando non me li crea nel suo ristorante, a tavola, non dovrei, contrapporli a fatti che con la sua professionalità non c’entrano.
Camagna@
“Come ho già detto in altro commento, chi ha paura delle foto è solo chi ha poche idee, e forse teme pure di averle a sua volta copiate da qualcun altro…”
Maurizio non confondere tre giorni a IG con l’esperienza. quello che dici non é vero. fattene una ragione. il cartello ‘vietato l’ingresso ai non addetti’ é sparito da un pezzo.
@ eggi hai ragione, forse mi sono lanciato. È che con Romito ci avevo proprio il dente avvelenato (si era capito, eh…). Romito + Identità Golose è diventata una bomba che era lì pronta ad esplodere. Detto questo, sì, è vero che non c’entra nulla col creare problemi a tavola a chi va da lui.
Comunque no, non confondo tre giorni a IG con l’esperienza di una vita (ho una certa età, anche se non sembra).
ci sei a IG2010?
Non ho incarichi ufficiali, per cui dipende da se avrò o meno altri lavori da fare in “quei giorni”. Tendenzialmente almeno un giorno per i saluti mi piacerebbe andarci, però.
Unico commento decente che mi viene da postare:
[img]http://icanhascheezburger.files.wordpress.com/2008/04/funny-pictures-lightbulb-cat-get-a-life.jpg[/img]
@ Camagna
Credo che il sono di approcciare il discorso sia sbagliato.
Lei ha attaccato Romito in modo vergognoso che non oso ripetere.
Ma lei ha mai pensato che durante Identita’ Golose lo chef stava con altri amici e non aveva voglia di farsi fotografare ??
Questo e’ l’episodio dal quale lei ha tratto le sue conclusioni senza mai recarsi al ristorante e chiedere di poter fotografare i piatti.Sono stato da Romito e ho chiesto di fare foto personali e senza l’uso del flash e mi e’ stato sempre accordato.
Poi definire uno chef a corto di idee e con la paura di farsi copiare credo che sia l’unico modo per farsi pubblicita’ gratuita alle spalle degli altri.Mi spiace pensare questo di lei ma attaccare preventivamente mi sembra un limite ….
solo per amor di cronaca… Ho fatto molte foto ai piatti di niko negli anni, certo con il mio iphone, con discrezione e senza MAI usare il flash… Non so cosa sia successo con Camagna, ma chi decide di non andare a mangiare da Niko per principio si fa del male da solo
ciao A
Ma penso possa capitare anche qualche incomprensione! Cortese ha chiesto e ha ottenuto (poi ha la sua linea no foto-no party nel caso di blog, ma penso provi un attimo a convincere e non appenda il telefono di colpo…). Capiterà qualche giorno storto anche agli chef
@ Bianco Betulla: Romito era obbligato per contratto a farsi fotografare, faceva parte del suo contratto con Magenta, società organizzatatrice di Identità Golose, società per la quale avevo l’incarico ufficiale di fare i ritratti.
Io non vado in giro ad importunare persone implorando foto. MAI. Fotografo solo chi sa di esser fotografato e si è accordato prima per farlo.
@ Vncenzo Pagano: ecco, forse quello era un giorno storto di Romito, può essere. Ma se devi farti fotografare, devi. Altrimenti lascia perdere, non firmare il contratto, e non andare a fare il figo a Identità Golose. Se ci vai accetta le foto e sii corretto con il fotografo.
” Un’idea, un concetto, un’idea … se potessi mangiare un’idea, avrei fatto la mia rivoluzione”.
Si sta facendo strada una visione ingessata della gastronomia, specie di quella in rete, una giostra sulla quale girano tanti interessi e sulla quale in molti cercano di salire, soprattutto al volo.
Io per primo, a scanso di equivoci, son lì che corro, zompo e inciampo e ormai, sinceramente, ho la lingua di fuori.
Forse perchè mi piacerebbe salire col salto mortale, sicuramente perché non ne sono capace, forse anche perchè in fondo mi piace, mi basta e mi appassiona vivere la possibilità, la sola possibilità di poter vedere la giostra da vicino.
Ma non sgomito, né mi perdo in sottili ragionamenti sulla bellezza, sulla peculiarità delle idee gastronomiche, sulla loro intoccabilità o fotografabilità, e tantomeno su chi ha diritto o dovere, anche dopo permesso e financo dopo annuncio, di immortalare l’esito di cotanto ingegno.
Io le idee me le mangio: questa è la mia passione, nei miei limiti culturali ed economici, questa è la mia rivoluzione.
Perchè quelle idee sono state proprio concepite per essere mangiate e non per dare modo di arzigogolare ora al professionista, ora all’appassionato, ora al piccolo critico, ora al fotografo, in un crescendo di salamelecchi e distinguo: io ho sempre cercato di mangiarle quelle idee, convinto di fare un piacere al cuoco, perché “un’idea, finché resta un’idea, è soltanto un’astrazione”. Rivoluzionario.
Prima le mangio, poi eventualmente le fotografo: solo dopo, perché prima mi ha stancato e perchè cerco di fotografare la mia emozione, solo la mia emozione. E per far questo basta un dettaglio, un bicchiere, una luce, un rumore, una parola: sì perchè le fotografie si possono fare anche con la memoria, oltre che col più scalcinato dei telefonini. Le foto sono un colpo, shoot, che rimbalza, rincula, immortalando un soggetto, ma anche lo stato d’animo del fotografo. E per questo poco conta il mezzo, conta la sensibilità: fortunato chi la possiede.
E’ quello che le foto raccontano ciò che importa, e questo non apparterrà ad una sequela di piatti, non ad una serie di still life asettici, non ad un pacchetto di figurine Panini da mettere in fila: c’è necessità anche di questo, è vero, ma lasciamolo a chi se ne occupa, sono altri mondi, altri destini, lontani le mille miglia dal blog gastronomico.
Il prefisso dis- , non privativo, ma oppositivo, ha fatto di Dissapore, già nel nome, almeno ai miei occhi, un blog altro, diverso, in cui poter vedere le cose della gastronomia da nuovi punti di vista, magari obliqui, spiazzanti, ma sempre, forse, originali e stimolanti: punti di vista spesso in contropiede, di sghimbescio, fotografie sghembe, solarizzate, tagli di luce, racconti di pancia e di gola che mal si accostano al paludamento, alla omologazione, al sistema.
Mangiamole queste idee, fotografiamone le briciole, ascoltiamo le risate e i tacchi sbilenchi che si allontanano sui selciati davanti a osterie e ristoranti, cerchiamo di ridere senza prenderci troppo sul serio, finalmente, sinceramente e fieramente “gastronomicamente scorretti”.
P.S chi volesse rubarmi l’idea delle Figurine della Cucina è pregato di astenersi o convocarmi per partecipazione azionaria, grazie
)
scrivo subito alla Panini…
ma sai che casino se succedesse come alla Roma che le hanno tolto uno scudetto?
metti esce fuori che qualche ristorante perde una stella in tipografia?
Macello!!!
nell’attesa di un’ ora decente per esprimere telefonicamente a scarpato i sensi della mia stima e per essere stato in grado di mettere su “carta” uno dei pezzi piu’ commoventi mai letti su un blog, procedo immediatamente ad una stampa in formato gigante. domani vado dal mio corniciaio di fiducia et voilà, appeso di fronte a me al posto di un calendario pirelli d’annata, a monito e futura memoria.
lo chiamero’
IL MANIFESTO DEL CRITICO ARDENTE
anche se resta un peccato di “tiriamocela al massimo” , dato che questa è la foto dell’unica lasagna(almeno credo) prodotta per un cliente da massimo bottura, forse è……. parte di quello che intendevi, fabrizio.
Allora, non era poi così speciale la lasagna verde, visto che non è stata mangiata tutta.
A me questa foto fa venire semplicemente il voltastomaco.
l’ho lasciata apposta, sig perfettini. e comunque erano 975 grammini , mica paglia. preceduti, perchè bottura è bottura, da un piatto di meravigliosi salumi, sbafati con due pezzi del suo meraviglioso pane di lievito madre, uno bianco ed uno integrale. ne ho lasciato un poco anche perchè si vedesse che era a pasta verde. non era semplicemente buona. era perfetta. e due orette dopo avevo già appetito, cosa ancora piu’ importante:-))
Bello! Peccato che anche questo moto d’orgoglio, assolutamente condivisibile, pecchi della malattia tipica di questo sport: la faziosità! Quell’impulso irrefrenabile di dividere il nostro mondo in giusto e sbagliato, in si fa e non si fa, in guelfi e ghibellini, insomma la mania di fare i ragazzi della via Pal (sarà per questo che le signorine spesso si tengono lontane).
, non ho personalmente alcun interesse per quei reportage pieni di foto, ma consto che a moltissimi piacciono e allora? Che si faccia allegramente quello che si vuole, che ognuno goda come crede! Perchè, amici miei, è questo il fine ultimo del nostro sport: godere! Purtroppo sempre più spesso ce ne dimentichiamo, persi dietro l’inseguimento dell’ultimo strillo… Questo sarebbe veramente rivoluzionario, riappropriarsi del piacere, perchè miei cari il piacere è sempre più raro in questo mondo, troppo raro da lasciarlo impigliato in una pletora di se o ma (quello è antipatico, quello non si è fatto fotografare, quell’altro ha detto a strisci, il terzo chi si crede di essere, un’altro non mi fa fotografare ecc
)
. Molti locali non ci sono più e me li godo con il ricordo, però ogni tanto mi piacerebbe avere delle foto da riguardare nel segreto della mia cameretta, come alcune immagini di signorine di Mollino che hanno allietato la mia giovinezza. da allora ho preso l’abitudine di scattare qualche fotina con il mio telefono da scaricarmi sul portatile, oltre a quelle che non ho mai smesso di scattare con la mia testa…
, quello si che è stato rivoluzionario! 
Ora abbiamo un nuovo dualismo: fotografi si e fotografi no. A prescindere che ho da sempre una naturale attrazione per il feticismo
Sono decenni che pratico lo sport più bello del mondo, da quando a sedici anni fuggii da una gita scolastica in quel di Verona per cenare ai 12 apostoli, da li sono passato per Cantarelli, Trigabolo, Pinchiorri, Marchesi, Girardet, Arzak, Villa Hiss, fino ad ieri sera al St Hub
Di fotografare dopo aver mangiato il risultato, no non c’ho mai pensato, ma mi sembra che Pietro Manzoni l’abbia fatto decenni fa prima di noi tutti
Ciao A
Quoto! Non vedo dualismi, manicheismi, antagonismi. La foto bella resta bella (di studio e di emozione), il cibo buono resta buono. Poi la migliore foto è quella che scatta…. il mio stomaco
Scusatemi l’OT, ma ho visto che Ciomei è diventato chef nel colophon. In che senso? Cucina per tutti? Mi piace molto la posizione di Cortese ai ristoranti!
No, no… nessuna faziosità, almeno non credo.
Certamente sì, invece, riappropriarsi del piacere, in senso stretto, farlo proprio: piacere anche condiviso, anzi che nasce dalla convivialità.
D’altra parte il mio commento nasceva da due post di Stefano Caffarri che mi sembrava contenessero e spargessero qualche seme di dubbio, qualche pagliuzza di punto interrogativo, di forma e di contenuti, come è bello che sia: dubbi e interrogativi che, guarda caso, serpeggiavano e mi formicolavano tra cervello e polpastrelli.
Ho cercato di dire la mia, che non mi sembra molto lontana dalla tua riflessione: anzi, chissà quante volte ho pensato di fotografare ( o come sarebbe stato bello fotografare) nel tempo un piatto, una tazzina di caffè, un dolce sempre dalla stessa prospettiva, con l’intento di poter seguire attraverso diverse forme, luci e colori il trascorrere del tempo.
Forse da quando vidi il film Smoke, in cui Harvey Keitel ogni mattina metteva il treppiede davanti al suo negozio, massima profondità di campo, e fotografava la vita che gli girava attorno.
Idee, suggestioni, manie che però non sono lontane da quanto detto a proposito dei piatti: non c’è niente da fare, noi li possiamo giudicare solo dopo averli provati, solo così li possiamo ricordare, solo così li possiamo “fotografare” nel loro e nostro trascorrere del tempo, nella nostra memoria, solo così li facciamo nostri. Noi che li mangiamo, non noi che li fotografiamo o che incuriositi li guardiamo, li conosciamo, li aneliamo nei blog, sui siti o nei libri. Teoria e prassi, inscindibili.
Tutto ciò avviene un po’ prima, molto prima, della “Merda d’Artista” manzoniana, anzi questo lascerebbe intendere che l’artista sia il gurmé appassionato fotografo (che mangia) e non l’autore del piatto, in una interessante riflessione sull’appartenenza di un’opera d’arte e sulla sua fruizione.
Lasciamo perdere, non senza aver notato che la provocatoria lasagna botturiana, o quel che ne rimane, di Giancarlo Maffi ha destato commenti del tutto paragonabili a quelli a suo tempo espressi per la performance di Manzoni e la cosa tutto sommato mi piace.
Anche perché, pur non conoscendolo abbastanza ma sapendo di potermi permettere un minimo di confidenza, in quel piatto, nella doppia razione, nell’evidente accerchiamento della lasagna, nell’andamento concentrico e circospetto, c’è tutta la slurpante curiosità del Maffi gurmé
fabrizio, messa così non posso essere che d’accordo! E credo che le nostre posizioni siano molto simili

Per me la foto è un fatto assolutamente privato, da consumare nell’attesa di appropriarmi del piatto, per poi rivederlo e riviverlo… è chiaro che il momento fondante è quello della fruizione e quindi per definizione edibile. Ricordo ancora il mio primo viaggio a NY in pieno delirio strutturalista, in quel di Aureole (ma un poco dovunque) arrivavano questi piatti bellissimi e verticali, ma assolutamente inutili di sapore. Le foto le ho buttate tutte e non ci ho più pensato
ciao A
Diciamo che preferiamo l’impressionismo al figurativismo, la pennellata materica al tratto realistico manierista (ohibò?)
io su tutto preferisco l’espressionismo… La sintesi: moderno e antico legati in un abbraccio meraviglioso. Lucien Freud su tutti
ciao A
il re(??) è nudo caro scarpato: hai colto in pieno: mi sono avvicinato, dopo mesi di vane richieste, come ad una reliquia.
avevo tutti gli occhi puntati addosso, da tutto il personale e da bottura ,con occhiali appannati dalla curiosità.
di corsissima ho fatto quattro foto dalla mattonella intera a quella che si vede, non vedendo l’ora di affondarci la forchetta.
ma quei ghirighori disegnati con il cucchiaio li volevo fare con le dita e ciucciarmele poi, come un bambino che ruba la marmellata.
ho resistito solo per un residuo di dignità
. avrei anche ,appunto,” slurpato” il piatto.
ma tu fai il fisico o lo psicologo di professione, fabrizio?
Io delle figurine della cucina scrivevo agli albori del gambero… ma io sono un senatore.
)
Ne ho anche parlato con quelli delle figurine ma negli anni Novanta non c’era ancora questa libidine informativo-gastrica e fotografica e televisiva che c’è oggi e allora mi dissero “Non è un business”.
Chissà se il signor Panini lo ripeterebbe adesso
Iannone ha cambiato la storia della gastronomia a quanto vedo
Le pietanze non sono da fotografare, sono da mangiare.
Il vino non è fatto per essere odorato ma per essere bevuto.
Il cuoco non è un’artista, è un’artigiano, il cibo che prepara è ripetibile, come una bel mobile artigianale.
Le foto ai piatti si possono fare, ovvio, come si può fare una foto in un’autosalone, in un negozio di vestiti, in una gioielleria, in una libreria, in una fiera, ecc. ma delle volte sembra di essere giapponesi della prima ora.
Le foto delle volte, non si possono fare in museo, un ristorante non è un museo.
Per finire: per mangiare al ristorante non serve la macchina fotografica.
[...] | Va in onda il post senza foto per volontà dello chef. Ma Dissapore non ci sta. Allora cari chef, mangiateli voi i vostri piatti. 4 – Nella prima settimana del 2010 abbiamo rubricato i 10 post più e meno [...]
secondo me il senso del post è tutto riassunto da una frase di ciccio sultano:
“un piatto da foto è diverso di un piatto che si magna”
secondo me l’eccesiva estetica in cucina non è poi così positiva. sono sicuro che spesso ne va in qualche modo a discapito del gusto. per cui non vorrei che alla fine per soddisfare l’impatto visivo di blogger affamati di foto ne andasse a discapito del gusto. meglio essere affamati di cibo che di foto, il senso del ristorante non è quello di appagare l’occhio ma il gusto.
per cui se si possono fare foto ok, se non si possono fare pazienza, non mi sembra così grave in fin dei conti.
e poi, sinceramente, i piatti troppo belli da vedere non sono mai così buoni da mangiare….
[...] Dedico queste righe al mio amico Fabrizio Scarpato per aver scritto dell’anima delle cose in questo commento su Dissapore, così bene come sarebbe piaciuto saper fare a me. Tag: Amburgo, anima, champagne, Dan Lerner, [...]
[...] pensare che avevamo appena finito con le macchine fotografiche. Comunque, questa è una mail arrivata alla nostra casella di posta. [...]
“Chef” di qua….”chef” di là…ma perchè, “cuoco” non va più bene? Oltretutto definisce il mestiere (quello di “cucinare”) molto meglio di “chef” che, spesso, è una parola priva di significato… “Chef” di che? di “rango”? di “cucina”? di “brigata”?…
Non è che “non va più bene”. E’ che chef e cuoco sono due mestieri diversi.
niente foto, perdiòniso, che qui mi si ruba l’anima il lavoro e chissà cosa…
[img]http://www.hotelmetropole.com/eng/met/foto_ristorante_venezia.htm[/img]
ma che siamo in un film con Renato Pozzetto?
[...] di cucina: ricette esatte o appositamente sbagliate? Parto dal seguente commento postato da Maurizio Camagna nei confronti di Ciccio Sultano, su un vecchio articolo di [...]
[...] appositamente sbagliate? Parto dal seguente commento postato da Maurizio Camagna nei confronti di Ciccio Sultano, su un vecchio articolo di [...]