Antica Focacceria S.Francesco, miracolo a Milano
Mettiamola così, a me la joint-venture di fine-febbraio tra Princi e i Conticello non andava giù. Minimal-chic i punti vendita del noto panificio milanese; unica, antica, storica e popolare la sede della focacceria palermitana. Eppure, per Milano la “snob”, gli ingredienti sembravano quelli giusti: di Princi il pane e gli accorsati locali in Ponte Vetero, dell’Antica Focacceria San Francesco di Palermo tutto il resto. Ma con il passare dei giorni erano venuti a mancare gli elementi cardine, primo fra tutti il gusto della minutaglia di strada, quello che ti fa leccare i baffi oltre alle dita. Slegata l’arancina, pallido il crocché di patate e panelle (un impasto con farina di ceci, acqua e sale tagliato a rettangoli dorati con abbondante olio), buono ma non abbastanza unto e ghiotto “u pani ca’ meusa” (il panino con la milza e altre interiora bollite e insaporite a lungo nello strutto, altro classico dei mercati palermitani).

Sedendo ai tavoli l’impressione era che oltre a noi, fosse ospite anche l’Antica Focacceria. Servizio giovane, confuso e improvvisato, nessuna traccia del menù e conseguente conto a sorpresa. Questo succedeva alla fine dell’estate quando i cambiamenti introdotti dall’accordo dovevano ancora essere assorbiti.
Metà novembre, nuova lochescion nella centralissima Via S.Paolo 15, a due passi dal Duomo. Questa volta marchio ben in vista, nessuna collaborazione, ambienti diversi per modi diversi di passare la serata, anzi la giornata. Al mattino caffè ben fatto, cornetti homemade (a Milano si chiamano tutte brioche). Pomeriggio con aperitivo rifornito dalla cantina solo siciliana, piccola piccola, ma con ricarichi onestissimi. Serata con musica suonata dal vivo solo da artisti siciliani al piano inferiore. In aggiunta, cene a tema, spazio per abbigliamento e oggettistica, tutto “Spirit of Sicily”.


Non ho tempo per una visita approfondita ma l’impressione che ricavo è diversa. L’arancina al burro lascia ancora qualche dubbio, i classici involtini di pesce spada, sarde o carne sono golosi, ottima la caponata, finalmente degne le panelle, le crocchè sanno di patate, lo sfincione è fatto come si conviene (“muoddu comu na’ sfincia”, morbido come una spugna), pani ca’ meusa dal divino grasso gocciolante.
E la pagnottella “maritata” (con ricotta e caciocavallo ragusano) che rende giustizia all’Antica Focacceria S. Francesco versione palermitana. Una vera frustata, frattaglie morbidissime come da tradizione, e impregnate del sapore trasmesso dalla lunga cottura nello strutto. “E’ così che dev’essere – mi ricorda uno degli chef con cui scambio qualche parola – si deve sentire.”

Incuriosito, chiedo cosa sia cambiato dall’altra volta. “Il segreto è anche la pentola per la cottura, deve essere grande per non doverla ricaricare subito, la “meusa” ha bisogno di tempo, e nel locale di prima non era così. A breve faremo anche il pane in casa, quello con la “giuggiulena” (semi di sesamo), così potrà mangiare davvero “u pani ca’ meusa”. E gli brillano gli occhi mentre lo dice.








boh, io l’ho mangiato il panino con la milza, in via S.Paolo, qualche settimana fa, a mezzogiorno, e non mi e’ piaciuto per nulla. Era gommosa e, insomma, non mi ha entusiasmato.
)
Era il mio primo panino con la meusa (e credo anche l’ultimo) per cui non so se era cosi’ che doveva essere. Il resto (crocche’, panelle etc.) non era male, ma risentiva del fatto che, a mezzodi’, non erano preparate al momento ma erano riscaldate nelle vasche del self service.
Ci riprovero’ (ma niente piu’ meusa
Anche nella sede storica di Palermo il panino con la milza non è un granchè. Lo stesso si può dire di panelle e cazzilli, anche lì riscaldati.
Gianfranco, in quasi tutte le friggitorie i fritti riposano. Certo, se sono lì da 1 ora, meglio non parlarne.
E’ il caso della mia arancina al burro, decisamente migliorabile.
Nel mio caso da ben più di un’ora.
Beh, Dario ad onor del vero devo aggiungere che mi è stato riferito di un periodo di prova con fornitori locali…dopo un po’ sono tornati alla spedizione settimanale delle frattaglie già bollite in sottovuoto
Anche la sera capita di avere i fritti dal self, dipende dal momento, purtroppo.
Non vorrei essere sembrare troppo critico perché il bilancio totale è stato comunque positivo (e la milza credo proprio che non mi piacerebbe in ogni caso)
Infatti, o piace o non piace; polmone, trachea e milza, è un insieme di sapori che non ammette “mezzi termini”
A Salerno, mia città d’origine, la milza ( e solo quella) è uno dei piatti simbolo, immancabile il giorno della festa del Santo Patrono: imbottita con prezzemolo, menta, aglio e peperoncino viene cotta a lungo con l’aceto, proprio per stordire il sapore “forte”.
Ci sono passato la sera della Scala per prendere arancini e cannoli, insieme alla mia famiglia.28 euro di scontrino ed una qualità “anonima”.Mi spiace ma, per ora, non trovo nessun valore aggiunto.Ci riproverò più avanti.
a parte che le arancine (o “l’arancina”, per usare il termine originale plurale) i palermitani non sanno neanche che sono
Antonio, ?????
cosa non ti e’ chiaro?
beh, l’affermazione…
In amicizia….
http://it.wikipedia.org/wiki/Arancino
@Massimo: in effetti come gia’ gli altri commentatori, siamo rimasti un bel po’ delusi rispetto all’aspettativa generata dalla tua recensione.
Gli ambienti sono sufficientemente anonimi.
Sul banco principale due vassoi con dei cannoli che ispirano davvero poco. E che gridano quasi vendetta avendo a poche centinaia di metri a disposizione quelle opere d’arte guarnite sul momento dai F.lli Freni.
Nell’angolo rosticceria, in mancanza di grandi alternative, puntiamo sulle arancine e ci appaiano davvero pochissima cosa.
Beh, sull’arancina bastava leggere meglio:che non fosse convincente mi sembrava chiaro.
E poi credo che si debba ordinare qualcosa per poterla giudicare…
Hai provato le panelle? I crocchè? U pani ca’ meusa? La caponata? Gli involtini? Non mi sembra di leggere nulla di tutto ciò.
Non avevo intenzione di creare alcuna aspettativa, ho solo descritto quello che ho mangiato, e che, t’assicuro, può anche non piacere, trattandosi di semplicissimo cibo di strada. Tutto qui.
[...] Della nuova Focacceria S.Francesco ne ho parlato brevemente qui dagli amici di Dissapore… [...]
Giusto per avere un aggiornamento, qualcuno mi saprebbe dire se nel frattempo le cose sono cambiate (in meglio)?
Beh, prima provare poi parlare, personalmente resto contento…
Caro Massimo, chi ti risponde e’ una persona che addirittura ha abitato per anni proprio di fronte la focacceria san francesco in via paternostro a palermo e che di pane ca’ meusa, panelle e crocche’ ecc ne ha mangiato per decenni. Ho assaggiato il panino con la milza (1), il rollo’ col wurstel(1) le sarde a beccafico(4) le panelle (6) una birra ed una naturale per la modica cifra di 42 EURO!!! Il mio modesto parere? e’ una vergogna!! si dovrebbero proprio vergognare di utilizzare quel nome perche’ lo stanno veramente infangando. Possono darla a bere a chi quelle cose non le ha mai mangiate o ancora meglio a qualche straniero ma a un palermitano proprio no! Spero che veramente si decidano a migliorare o altrimenti e’ meglio che chiudano!!