di | mar 12 mag 2009 ore 9:46
35

Cosa abbiamo fatto per meritarci tutto questo?

  • Abbiamo criminalizzato la cucina molecolare e infangato il n.1 dei cuochi italiani.
  • Abbiamo demonizzato le guide gastronomiche.
  • Abbiamo proibito il kebab vietandone il consumo per strada.

Per cosa lo abbiamo fatto, Ministro Brambilla, per difendere TUTTO QUESTO?
immagine-8

Ci pensi oggi alle 17, quando riunirà la Commissione per la Promozione e il Sostegno del Turismo Enogastronomico. [Immagini: Repubblica Roma. Segnalazione del lettore Antonio]

Spedisci via email

35 commenti a Cosa abbiamo fatto per meritarci tutto questo?

  1. avatar leo

    Ma il mangiatore di spaghetti è Cannavaro ?

  2. Comunque non si capisce cosa c’entri la Brambilla con tutto questo.

  3. avatar giovanni gagliardi

    Io invece non comprendo il rilievo sui “pomodori pelati in scatola”. Le conserve di pelati sono un ottimo prodotto alimentare, quelle fatte nell’agro sarnese nocerino con i pomodori San Marzano in primis.
    Per il resto sono d’accordo, anche se come è possibile vedere dalle foto i tavoli sono pieni di persone. E, quindi, direbbe qualcuno, perchè cambiare?
    Il colpevole è sempre in primis il cliente che si siede a certe tavole, l’offerta normalmente si plasma sulla domanda.
    O no?

    Ad Majora

    • avatar bio doll

      > anche se come è possibile vedere dalle foto i tavoli sono pieni di persone. E, quindi, direbbe qualcuno, perchè cambiare?

      è la stessa domanda che si fanno molt* quando si accorgono che sono stat* sostituit*….;-)

      risposta=perchè è divertente cambiare!

      kiss
      bd

  4. avatar fabrizio scarpato

    Attenzione a non solleticare l’ego del ministro: non sia mai che dopo aver riesumato il Ministero del Turismo, venisse voglia a lei e al primo ministro di ripristinare il Ministero dello Spettacolo, e rimetterli insieme come una volta.
    Perchè temo che quelle foto rispecchino cosa si intende per gastronomia italiana per i turisti stranieri nelle grandi città d’arte: né più né meno che spettacolo, macchiettismo e sgarrupamento che fa tanto pittoresco, una immagine simpaticamente cialtrona, quasi noerealista. Credo che non se ne possa uscire, ma se deve essere uno stereotipo almeno affidiamolo a una attenta regia, applichiamo i principi di Cinecittà e trasformiamo, volutamente e con dispendio di mezzi, Trastevere, le calli di Venezia e il decumano di Napoli in un vero e proprio set cinematografico, almeno per allontanare quel non so che di tristezza. Sai quanto lavoro, tra scenografi, comparse, attrezzisti, robivecchi, registi: una vera scuola a cielo aperto che solleverebbe i ristoratori da incombenze pubblicitarie consentendo loro di dedicarsi a una cucina migliore e più sana.
    Se dobbiamo farlo, facciamolo bene.

  5. avatar fabrizio scarpato

    Il vero problema, a quanto pare, anche se un solo giudizio non fa testo, è che i ristoratori se la tirano pure: se cinema deve essere che lo sia fino in fondo. Copio e incollo da Freemumble:

    Anima e sapori.
    Luglio 17, 2008

    Ieri cena da anima e sapori, ristorante vicino piazza Navona. Sul cartello in foto c’è scritto in sei lingue che tutti gli alimenti utilizzati, come anche la pasta sfoglia e il pane, sono fatti in casa e che non vengono serviti prodotti surgelati. Apro il menù e scelgo l’insalata di polipo*. Guarda caso l’asterisco sta per “prodotto surgelato”. Bha, come darsi la zappa sui piedi da soli.
    Alla fine il conto è basso per quanto abbiamo mangiato, merito di una ragazza al mio tavolo che conosce molto bene il proprietario. Lui è un tipo sui 40, tutti i camerieri lo trattano con sufficienza, mi parla di meditazione e ricerca del Sé e poi critica i passanti vestiti male.
    Stasera ceno a casa mia.

  6. E’ la destra, bellezza. E’ la destra.

    • avatar alfredo

      Buongiorno, Signor Luciano perchè vuole mettere tutto in politica?
      Guardi che dietro allo spagnolo e alla sua cucina molecolare c’è la nestlè, attenzione! Alla nestlè di certo non interessa la tradizione nè tantomeno la tipicità dei prodotti alimentari, se poi vuole parlare male delle tante trattorie turistiche mi va bene ma quelle sono arrivate prima di tutti i partiti che poi sono spariti, ci sono adesso e ci saranno sempre finchè ci saran turisti, con la destra o la sinistra al governo. Alla prossima.

      • Signor Alfredo, cosa c’entrano la cucina molecolare e adria’ con questo topic?

      • avatar gumbo chicken

        Mi sono distratta, perché questa storia infinita tutto sommato è anche un po’ noiosa e non ho capito: il collegamento Nestlé – Adrià da dove è uscito? (se lo sanno tutti e nessuno ha voglia di rispondere fa lo stesso, era solo una piccola curiosità del momento)

    • C’è un parallelismo incredibile e chiarissimo tra l’attacco delle destre alle grandi banche e alla finanza di cui poi hanno curato gli interessi, e questo alle multinazionali alimentari di cui alimentano la cultura e la diffusione attraverso il liberismo e deregulation.
      Non la butto in politica, in ideologia sì. Certo.

  7. avatar Carlo Cambi

    Faccio rispettosamente notare che tra le multinazionali alimentari c’erano anche la Parmalat di Tanzi e la Cirio di Cragnotti. Inoltre non ho capito queste ideologie a geometria variabile: quando si parla di OGM le varie Monsanto e DuPont sono il male assoluto, quando si parla di Nestlè (leggere per favore anche qualche report sul latte per bambini spedito in Africa) in rapporto alle sponsorizzazioni della gastronomia innovativa allora diventano improvvisamente buone? Boh…

  8. avatar Carlo Cambi

    Hai ragione Antonio era solo una nota a margine di quanto ha scritto Pignataro. Se ti interessa la mai opinione posso dirti che per decenni l’Italia non ha avuto una politica turistica. Si era fatta strada l’idea dei monopoli naturali (sì la solfa del 70% dei beni culturali, il sole, il mare e amenità del genere) secondo la quale i turisti non potevano non venire. Poi si è confusa la politica turistica con la promozione ( con annesse sprechi che qui sarebbe troppo lungo e noioso enumerare fino ad arrivare al fumoso e tristemente famoso portale italia.it) e ci si è preoccupati solo di sollecitare la domanda senza curarsi della qualità dell’offerta. Tuttavia stando al nostro specifico faccio questa riflessione: la cucina molecolare (la chiamo così per intenderci anche se la definizione è del tutto fuorviante) ha consentito alla Spagna di ottenere una visibilità che altrimenti non avrebbe avuto. Ma la Spagna in campo turistico ha fatto anche altre operazioni diciamo così parallele: le catene alberghiere, la segmentazione dell’offerta (prendiamo solo le Baleari: Ibiza è una cosa Palma è un altra, Formentera un’altra ancora) il curvare l’Iberia a compagnia aerea che porta i turisti nelle ex colonie spagnole dove gli imprenditori del turismo iberico sono sbarcati per primi (si veda Cuba). La Spagna priva di identità specifiche e di attrattive di primo livello ha costruito un sistema integrato sull’innovazione e sull’ egemonia culturale (di cui anche la cucina diciamo così molecolare fa parte). Diversamente ha fatto la Gran Bretagna ma si sono mossi questi paesi recuperando la prassi da grande potenza, da nazioni che avevano le colonie e hanno cercato di colonizzare per via di business e di cultura il mondo. La cucina molecolare fa parte di questo progetto. La Gran Bretagna non ha una sua personalità gastronomica: l’ha artificialmente creata. Ora per noi la questione è: dobbiamo accodarci a queste “egemonie” o abbiamo la possibilità di recuperare i nostri valori e proporli come alternativa, come offerta identitaria? Io sono del secondo avviso ovviamente avendo però come paradigma il TQM (total quality management). Alla catena alberghiera si può contrapporre il modello italiano della locanda, alla cucina sperimentale si può contrapporre (a mio modo di vedere si deve) contrapporre la trattoria, ma se la trattoria esprime qualità e valori culturali. Del resto siamo il paese che non è riuscito a difendere la pizza e il caffè, che ha lasciato credere che esistessero le “fettuccine Alfredo”, che ha scambiato il territoriale di tradizione con il tipico e sovente con la caricatura del tipico. Dunque credo che dovremmo ripartire non dalle contrapposizioni ma dalle comprensioni.

  9. avatar Carlo Cambi

    Per Gumbo; il collegamento Nestlé Adria sta in questo: il premio che lo ha decretato miglior cuoco al mondo si chiama San Pellegrino Award, la San Pellegrino è della Nestlè e Adrià è stato (è?) consulente ben retribuito della Nestlé. Se non basta San Pellegrino è uno degli sponsor principali di Identità Golose dove Adrià è regolarmente la star.

  10. avatar fabrizio scarpato

    A mio parere attaccare la cucina contemporanea finisce per colpire la cucina tutta, trattorie comprese: determinando un livellamento verso il basso, intaccando la curiosità e la fiducia verso la cucina in genere, l’attacco acritico favorisce una filosofia del minimo indispensabile contrabbandandolo, purtroppo, come genuino, vero e tradizionale.

  11. @Carlo
    La discussione così come l’hai posta merita approfondimento, difficile farlo in un commento a un commento di un commento a un post.
    Il tuo è certo un ragionamento logico, quello che io contesto è che debba necessariamente passare attraverso la criminalizzazione dello stile che si combatte. I cuochi molecolari non sono farabutti, non meno e non più di altri almeno.
    Aver posto la questione su questo piano mi suona lugubre, sa di kristallnacht culturale/gastronomico. E’ un tornare indietro come ben spiega l’iconografia di questo post scelta da Massimo -no, va bene è una battuta, diamo il merito a debord:-)
    Ed è in linea con quanto di ripugnante sta succedendo in questi mesi di persecuzioni religiose, culturali e razziali in corso in Italia contro ciò che è diverso, che non rassicura, che non tranquillizza chi vuole conservare.
    E dunque, capiamoci anche sull’alta cucina: per me Vissani è l’evoluzione di una trattoria perfettamente in linea con quel che dici. Non è il conto che stabilisce la differenza, ma l’approccio stilistico con i prodotti e il territorio.

  12. avatar Carlo Cambi

    Carissimo Antonio ti devo delle risposte molto rapide: chi mi sponsoriza? Il mio lavoro. I sofismi? Appartengono a te o alla tua prof, non a me. Perché sarebbe facilissimo spiegarti la prevalenza del cretino così:
    sui blog scrivono tutti
    tra i tutti ci sono anche i cretini
    ma i cretini non sanno di esserlo
    dunque scrivere per i blog è cretino
    Per l’amor di dio è solo una battuta! Senno ora vi offendete. Il mio rispetto ad Adrià è tutt’altro che un ragionamento sofistico: è la constatazione di dati oggettivi. Che peraltro visto che Striscia ti ripugna ma evidentemente la guardi fanno dire proprio in quella sede al buon Vizzari: io a quel premio non partecipo più perchè non mi convince (trattasi del San Pellegrino Award). La faccenda che tu hai posto – ha ragione Luciano – non può essere liquidata in un post. Merita una riflessione più ampia. Ma il sifosta sei tu perchè se leggi il mio post si conclude con questa considerazione: credo che dovremmo ripartire non dalle contrapposizioni ma dalle comprensioni. E la comprensione richiede un’attenta osservazione di quanto si muove in un paese e nel mondo. Non vorrei scrivere cose tediose ma sono costretto a constatare che causa contrazione dei consumi tutti gli chef più celebrati si sono acconciati a praticare secondi ristoranti, menù scontati. Ora penso che per chi osserva l’enogastronomia sia un dovere domandarsi quali sono le soglie di accessibilità per i consumatori. Il problema non è se io penso che la cucina sia divisa solo tra “molecolare” o trattoria, il problema è se il consumatore è diviso “tra 4 salti in padella” e pizzeria e se il suo approdo alla ristorazione è limitato alla sola trattoria e peraltro semel in anno. Se è così – e purtroppo per la stragrande maggioranza è così – penso che prima di tutto per non far decadere e omologare il gusto dobbiamo preoccuparci di osservare e qualificare la cucina delle trattorie. Vissani è l’evoluzione di quella cucina, Bottura è l’evoluzione di quella cucina. Ma secondo me Adrià e i suoi emuli non sono l’evoluzione di quella cucina. E cerco di spiegare perché. La cucina territoriale tradizionale presuppone il protagonismo dell’ingrediente. La cucina molecolare presuppone il protagonismo della forma. Se spingo la cucina molecolare all’estremo posso dire che attraverso prodotti di sintesi riesco a ottenere in laboratorio ciò che altri ricercano in campo. Faccio un esempio: tutti noi sappiamo che un formaggio è diverso a seconda di che cosa ha mangiato l’animale. Ma sappiamo anche che un formaggio è una composizione chimica. “Todo es chimica” è il verbo di Adrià. Per fare la cucina molecolare non mi serve un ottimo Parmigiano Reggiano, mi servono i componenti biochimici del Parmigiano Reggiano. Cosa questo eventuale processo di estremizzazione significhi in termini negativi per la cucina e l’agricoltura italiana mi pare di facile intuizione. E c’è un ‘altra obiezione che mi sento di fare. Sappiamo che la cucina è un atto filosofico perchè dal molteplice (gli ingredienti) secondo un procedimento (la ricetta) arriva all’unità: il piatto. E’ il procedimento della ricerca della verità. Ma sappiamo anche che ogni singolo piatto è un procedimento concluso e irripetibile. La ricetta stabilisce le prassi, ma l’esecuzione è hic et nunc. In questo – e non solo in questo – Marchesi ha sommamente ragione quando ci parla della cucina come diretta conseguenza della qualità degli esecutori. La cucina molecolare tende invece a creare dei multipli esattamente come si fa con le reazioni chimiche industriali. E mi pare uno scenario orweliano immaginare in un domani il cliente di un ristorante ridotto a cavia che paga oltretutto 500 euro per sperimentare un prodotto che diverrà un multiplo industriale.

  13. avatar maraf

    Mi pare che sia necessario, a questo punto, che qualcuno che ha seguito tutta la vicenda Striscia versus Adria’ faccia un riassunto delle puntate precedenti. Non avendo seguito passo passo tutta la vicenda io non sono in grado di farlo. Dico questo poichè per come si è sviluppata tutta la questione mi pare che si possa dire, in sintesi, che l’attacco iniziale di Striscia ad Adrià tentava di convalidare l’ipotesi che la cucina “molecolare” non fosse “sana” . Ora, almeno in questo post, si sta discutendo sulla valutazione filosofica e filologica della varie cucine. Che è cosa ben diversa!
    O sbaglio?

  14. avatar Carlo Cambi

    Forse hic et nunc è un concetto del diritto romano.

  15. Etica in cucina? Tipo che non mettere l’aglio nel pesto è un oltraggio all’imperativo categorico?

  16. Pingback: Guida (anti-truffa) ai ristoranti d’Italia | Dissapore

  17. Cioè, mi faccia capire: per lei in Italia esistono solo due tipi di cucina?
    O il ristorante molecolare o la Trattoria? E Vissani in che categoria lo mettiamo, Fastfood?

    P.s.: dietrologia per dietrologia: a lei chi la sponsorizza, Striscia la notizia?
    :-)

  18. avatar giovanni gagliardi

    tra gli ex cuochi.

    Ad Majora

  19. avatar alfredo

    Signor Antonio, non esistono solo due tipi di cucina in Italia OVVIAMENTE, il punto che ha lei sfugge è: l’etica in cucina esiste?
    Buongiorno.

  20. Certo che l’etica esiste: faccio fatica però a credere che ad invocarla a colpi di manganello sia Striscia la Notizia.

Lascia un commento

1. Ospite
Commenta subito
2. Iscritto a Facebook o Twitter
Commenta con il tuo profilo social
3. Iscritto a dissapore
Registrati/Login