di | lun 18 lug 2011 ore 12:49
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interviste

Da Woody Allen a Renato Brunetta, perchè vogliono tutti Antonello Colonna

Buongiorno Antonello, sono Francesca Ciancio di Dissapore. La chiamo per l’intervista concordata qualche giorno fa”. “ Ehm, ma non era per lunedì? Ora sono qui con delle mie amiche, posso dedicarle solo qualche minuto”. I minuti passati al telefono con Antonello Colonna sono diventati novantaquattro. Nel frattempo le amiche lo hanno salutato. Il cuoco imprenditore (il ristorante Antonio Colonna e l’Open Colonna nel Palazzo delle Esposizioni a Roma, più il resort di Vallefredda e la società f.u.d) è un fiume in piena. Sono costretta di tanto in tanto a entrare a gamba tesa nelle sue risposte. E’ l’unico modo per fargli prendere una pausa d’ossigeno. Mi basta qualche secondo per capire che la mia scaletta se ne va a farsi benedire.

Parleremo di tutto un po’, in un caos di ricordi e di pensieri che è solo apparentemente caotico. Però da qualche parte devo iniziare e scelgo l’argomento ministro Renato Brunetta, che ha scelto l’Open Colonna per festeggiare con i suoi amici romani le nozze celebrate a Ravello il 10 luglio scorso

Reduce dai festeggiamenti romani per il matrimonio del ministro per la Pubblica amministrazione e per l’innovazione. Come è andata?
Non è andata. Festa rimandata a data da destinarsi. Il Governo in questi giorni ha altro a cui pensare. Forse il giorno è il 29 luglio. Tutto deve essere perfetto, Brunetta è molto esigente ed è un nostro affezionato cliente. Vuole una cena a buffet con tanti tavoli dedicati alle diverse eccellenze romane. Tutto innaffiato da Prosecco di Valdobbiadene della zona di Cartizze. Per la pasticceria invece ha chiesto a Salvatore De Riso di venire in trasferta qui a Roma.

Nessun disguido con questo cambio repentino?
Non per il ministro. Cura ogni particolare. S’immagini che sabato scorso si è presentata al ristorante una task force organizzata dalla segreteria del dicastero con il compito di far cenare coloro che, per qualche ragione, non avessero ricevuto in tempo la disdetta. Alla fine non si è presentato nessuno.

Tutto l’opposto di Woody Allen immagino…
Il regista newyorkese ha portato la sua jazz band qui all’Open: hanno già fatto un po’ di serate e chissà che non tornino ancora. Allen sta girando nella Capitale The Bop Decameron, la sua nuova pellicola. Avverte all’ultimo momento e non si è mai fermato a mangiare. Anzi, una prenotazione c’era per ieri ma è saltata. Aveva chiesto un roman brunch.

E cioè?
I profumi delle tavole romane: lasagne, polpette al sugo, saltimbocca alla romana, pomodori e riso, ricottine fresche.

Veniamo alla “gente normale”…
Che poi è il mio successo reale, quella clientela che mi segue da un quarto di secolo. Qui al museo ci passa il mondo, sono io ad adattarmi e non viceversa. I miei buffet accontentano tutti: vegetariani, vegani, crudisti, fedeli del kosher, celiaci. Questa è la vera democrazia in cucina!

E il city lunch a 15 euro durante i giorni feriali. Piccolo prezzo. Ma anche grande cucina?
Per forza e sa perché? Quando ho lanciato questa formula pensavo che sarei stato aggredito solo da orde di commesse di via Nazionale o dagli uscieri della Banca d’Italia. Invece ci vengono il Governatore Mario Draghi e i vertici del Quirinale. Il problema è farci venire gli impiegati. Perché questi qui si ostinano a mangiare porcate nei bar sotto gli uffici?

Forse perché spaventati dal posto e dal servizio?
E perché, non ho diritto ad accompagnare un’insalata con un tovagliolo di lino e un bicchiere Spiegelau? Sempre 15 euro sono! Se poi non hai problemi, ci metti una bottiglia di Clos du Mesnil di Krug e fanno 615 euro!

La classe operaria va al risto-museo.
A Berlino, a Copenaghen succede. In Italia no. Abbiamo anche un pranzo buffet a 10 euro, ma non lo sa quasi nessuno. Il caffè all’Open costa un euro. L’80 per cento della mia clientela ha un reddito medio di 70mila euro. Io vorrei conquistare buste paga più basse.

Proviamo a trovare un colpevole: la critica gastronomica?
Senza dubbio e soprattutto quella di avanguardia, quella che circola in internet. Siete troppo accelerati e finite per servire solo una nicchia di appassionati.

E lei che rapporto ha con la critica gastronomica?
In 25 anni ho preso e perso stelle e forchette. Vado sempre a ritirare i premi, anche quelli minori. Rimango in zona Uefa ma non c’è più la corsa esasperata ai riconoscimenti. Certo è che le guide perdono terreno e bisogna guardare con interesse e attenzione al web. Purtroppo è chi scrive per il web a fare poca attenzione.

In che senso?
Poca conoscenza di quello di cui parla, scarso rispetto del lavoro in cucina, pessime foto scattate con gli smartphone. Una volta li ho definiti “deportati digitali”, chiusi negli spazi angusti di blog e forum. A ottobre sono quattro anni che sono a Roma: tutta questa gente da me non è mai venuta a mangiare. Sono sicuro che nove su dieci non sanno distinguere una lombata da una costata. E allora con chi mi confronto?

Salviamo almeno “la vecchia guardia”?
Lei è giovane per ricordarselo ma anni fa Edoardo Raspelli faceva tremare gli chef. Oggi fa pubblicità ai cancelli elettrici. Stampa romana? E chi l’ha mai vista al ristorante! Daniele Cernilli, ex direttore del Gambero Rosso, è venuto da me nell’83 a Labico. Mai più visto. Non pervenuti Antonio Paolini e Fabio Turchetti del Messaggero. Marco Bolasco, direttore editoriale di Slow Food,  dopo 4 anni finalmente si è deciso.

Qualche nome da cui prendere esempio?
Ahimè morti. Penso a Marino Barendson che pagava sempre il conto al ristorante e a Federico Umberto D’Amato, il fondatore della Guida dei Ristoranti dell’Espresso

E il suo amico Stefano Bonilli?
Viene spesso a fare due chiacchiere a mezzogiorno e volentieri mangio con lui un piatto di spaghetti, ma la sera? Vogliamo essere generosi? L’ho visto due volte. Eravamo assieme a Chieti per un evento Slow Food, gli ho chiesto: “Mi dai un indirizzo dove mangiare bene?”. Mi ha risposto che non lo conosceva.

Mi apre invece il capitolo colleghi?
Mi avvalgo della facoltà dell’ipocrisia. Non le faccio alcun nome, né nel bene né nel male. Chieda a un qualunque chef italiano qual è suo il cuoco preferito. Le farà un nome straniero! La gelosia c’è, eccome.

Un quadro piuttosto plumbeo, siamo costruttivi, parliamo di Foodstock.
A Vallefredda sta prendendo forma qualcosa che assomiglia a Umbria Jazz o al Ravello Festival. Il cuore di tutto è il cibo ma attorno ci gira il mondo: la musica, il teatro, il benessere, la natura. Mi piacerebbe farne un luogo felliniano. E anche una clinica geriatrica per grandi chef in pensione. Pensi che tristezza vedere un Bottura, un Cedroni, un Vissani chiusi in un’anonima casa di cura.

Un bel gesto da parte sua e avrebbe una stanza anche lei?
No, io sono immortale.

Andata e ritorno a Labico con questo progetto?
Per me le radici non esistono. I valori me li porto dentro. Ho scelto Vallefredda perché avevo dei terreni da utilizzare e poi è a un tiro di schioppo da Roma. Antonello Colonna non è un luogo, ma una filosofia di vita.

E magari ha anche altre cose in cantiere.
Dovrei occuparmi di un punto di ristorazione gourmet all’aeroporto di Fiumicino, vorrei organizzare un convegno sullo status quo della gastronomia italiana, un’idea nata insieme a Massimo Bottura e Massimo Bernardi, ma soprattutto vorrei spiegare agli operai e agli impiegati che vale la pena mettere da parte qualche euro per andarsene a mangiare in un bel ristorante ogni tanto.

Ma lei non era il Che Guevara della cucina?
Preferisco la definizione di anarchico-aristocratico. La verità è che mi rimbalza tutto! Faccio l’ipocrita sempre con un pizzico di ironia.

[Crediti | Antonello Colonna, Dissapore, Palazzo delle Esposizioni, immagini: Antonello Colonna, Maurizio Camagna]

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27 commenti a Da Woody Allen a Renato Brunetta, perchè vogliono tutti Antonello Colonna

  1. Bello sapere come viene utilizzata la “task force organizzata dalla segreteria del dicastero”, io al posto di Bernardi girerei la notizia a qualche agenzia stampa, visto il clima anticasta che c’è direi che è una notizia non indifferente…

    • avatar Durthu

      Straquoto! Sconvolgente anche il fatto che a Colonna la cosa non faccia ne’ caldo ne’ freddo: come tutti sospettiamo, vuol dire che e’ semplicemente la normalita’.

    • avatar Riccardo I.

      L’infaticabile task force… 8-)
      [img]http://alterpensiero.altervista.org/wp-content/uploads/2009/10/7nani.jpg[/img]

    • avatar due mesi dopo

      il bis di Brunetta e Titti: altra festa di matrimonio

      ilgiornale.it, 10 set – È una celebrazione “a rate” quella delle nozze tra il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, e la moglie Tommasa Giovannoni, al secolo Titti. I due, convolati il 9 luglio, [...] oggi faranno il bis all’Open Colonna per dare la possibilità di presenziare a chi non c’era la prima volta, [info plus] «aspettiamo 300 invitati – ci racconta un addetto ai lavori – tutte personalità importanti, big del partito e ministri e forse anche lui. Il Cavaliere». Atteso fin dal pomeriggio, Silvio Berlusconi non poteva mancare questa volta. Già diede forfait a Ravello e Brunetta ci rimase male. Anche Titti, per la verità. Ma erano giorni complicati, con Tremonti che dava del cretino a Brunetta e i precari che minacciavano di assediare Ravello e di rovinare la festa.

  2. Ecco.. per l’appunto.. Woody Allen ha chiesto un brunch romano con tipicita’ italiane.. Spesso mi capita di andare in questi posti sofisticati, dove gli chef si “sbracciano” per fare piatti elaboratissimi.. che a guardi ad occhi sgranti.. pensando.. mah, “DOPO MI FACCIO DUE SPAGHETTINI AGLIO E OLIO A CASA”.. Evviva la bella tradizione senza troppe complicazioni.. Questi chef.. devono capire che non e’ una gara al piu’ bello fra loro.. il piatto lo portano a tavola a noi.. che a volte non sappiamo dove iniziare.. E che ridere a volte quando mi trovo davanti il sofisticato.. che dice..” INTERESSANTE CONNUBIO” E IO LO GUARDO E LASCIAMO PERDERE CHE QUI NON SI PUO’ DIRE.. Va be’.. si dice che il troppo stroppia.. e quanto e’ vero!!! Scusate ma quando ce vo ce vo !!

    • avatar Viola

      vabbè ma tu scegli di andare in un posto, mica ci capiti per caso; se non ti piace un tipo di cucina non ti obbliga nessuno!

    • “Spesso mi capita di andare in questi posti sofisticati, dove gli chef si “sbracciano” per fare piatti elaboratissimi.. che a guardi ad occhi sgranti.. pensando.. mah, “DOPO MI FACCIO DUE SPAGHETTINI AGLIO E OLIO A CASA”

      In effetti questo tuo commento basta a dire che forse vai nei posti sbagliati per te… mica lo ordina il dottore… o no?

      A me van bene tutti, sia chiaro, sia chi va da Mac Donald, sia chi va da Pinchiorri, sia chi sta nel mezzo… semmai rimango un pò perplesso a leggere simili commenti… ma mi ci devo abituare?

  3. opsss… che guardi ad occhi sgranati..mi sono emozionata..:-)

    • avatar angiolina vedda

      Sin da piccola sono stata educata alla buona tavola.
      Questo a fatto si che ho girato molto per ristoranti in Italia ed all’estero, mi è stato insegnato a giudicare un ristorante dal tipo di cucina, dalla qualità dei prodotti scelti e dalla cortesia del ristoratore o del personale di servizio presente in sala!
      Se il posto era di “nostro” gradimento ci si tornava, altrimenti Amen!
      Oggi al ristorante non si va più per mangiare bensì a lavorare!
      Camerieri pochi o troppi, il patron non ci ha degnato di attenzione, la cucina non si aggiorna non sperimenta.
      Colonna fa l’altezzoso intanto si preoccupa dei blogger e li invita ad a documentarsi non leggendo i colleghi ma facendosene una esperienza ed un giudizio proprio.
      Gradirei che tornassero le buone vecchie guide di una volta dove il messaggio che passava al lettore era il tipo di cucina, il costo medio e l’indirizzo con la citazione di qualche piatto come esempio.

  4. avatar Franky Left

    Tutti voglio L’open colonna…non Colonna.
    E’ un posto bellissimo, la cucina che fa è media, non osa, non sperimenta, non fa quella tradizione che quando la mangi dici “oh my Dio”. E’ sempre la stessa fuffa che a forza di dire “buono” diventa buona:)
    Posso dire “CHE PALLE”?
    Se si dovesse cambiare la bandiera dell’Italia, io proporrei un bel freno a mano tirato di color marrone.
    Oh mi va bene che ci siamo posti così per carità, ma che palle lo dico lo stesso.

    Pace e bene.

    • Credo che Colonna meriti un tantino di più che un epitaffio del genere “che palle”…

      Sperimentazione e innovazione certo ne faceva di più a Labico quando era con Pipero… ma aveva 20/30 posti.

      Dubito che una cucina come quella della Porta Rossa sia proponibile in un ambiente grande come l’Open… o che sarebbe apprezzata da grandi numeri come quelli che può ospitare.

      Ad ogni luogo le sue potenzialità, non credi?

      Se domani realizzasse il ristorante gourmet dentro fiumicino io non mi aspetterei certo un locale di altissimo livello, mi basterebbe un posto anche da grandi numeri ma dove mangiare bene (e ti pare poco dentro fiumicino?) spendendo il giusto…

      • avatar Viola

        ho fatto due cene squisite a Labico e spero a roma di ritrovare lo stesso tipo di cucina o almeno qualcosa di simile! tradizione sì, ma rinfrescata e spolverata di creatività

        il problema è che in Italia siamo i soliti provinciali e quando qualcuno si inventa un’idea di cucina, una “formula” che riesca anche a far quadrare i conti, viene subito criticato perchè ha seguito il business e rinunciato alla (spesso costosissima e poco remunerativa) artigianalità

        secondo me una grande sfida nella ristorazione moderna è quella di fare una buona cucina per grandi numeri, come spesso fanno alcuni chef all’estero (vedi Ramsey o Ducasse o Nobu) che propongono formule diverse, locali diversi e non c’è niente di male ad avere, tra gli obiettivi, anche quello far quadrare i conti

  5. avatar gianluca

    Colonna se la prende con i ““deportati digitali” ma se non ci fossero loro io non saprei manco chi è Colonna.
    e così succede per molti grandi chef.
    sono pochissime le persone che possono permettersi di girare la penisola mangiando in ristoranti stellati. gli altri si informano e quando capitano in zona magari ne approfittano per una visita. senza il web la fama dei cuochi sarebbe non dico dimezzata, ma addirittura decimata.

  6. avatar pina

    Woody Allen non ha scelto l’Open: come in tutte le città in cui va a girare dei film, c’è un’agenzia, un’azienda, dei consulenti, qualcuno insomma che si occupa di scegliere la location per far suonare la band, in questo caso Eddy Davis e Conal Fawkes. Woody Allen, quando ha voglia di suonare, li raggiunge, a sorpresa. Serate meravigliose, non tanto per l’ora in cui Woody Allen suona (splendidamente) il suo clarinetto sistema Albert (quell’ora è solitamente troppo piena di gente molesta in prima fila che vuole solo far sapere agli altri che ha partecipato a un evento esclusivo), serate meravigliose perchè Davis e Fawkes sono bravissimi, suonano un repertorio immenso che va dal country al jazz a “bella ciao”, senza risparmiarsi, fino a tarda sera. Dovevano suonare fino a fine mese, da cartellone. Ma ora non sono più all’Open. Come mai? Qualcuno lo ha chiesto a Colonna? I concerti pare che si siano spostati in altra location, forse al Bristol Bernini.
    E poi qualcuno di voi ha assaggiato i piatti del buffet dell’Open che accompagnavano le serate di musica? Parere personale: assolutamente medio.

  7. Dalle risposte direi che Colonna è un uomo dotato di intelligenza e spirito. Combinazione rara e preziosa.

  8. non conosco Colonna, ma a leggere l’intervista non mi ispira tanta simpatia. i foodblogger non gli piacciono, perche’ non capiscono niente di cibo e fanno foto da schifo. non e’ gente con cui vale la pena confrontarsi.
    i direttori del gambero rosso/slow food e i critici di grido non gli piacciono perche’ non gli porgono la dovuta riverenza, e quindi le loro critiche e le loro guide non contano niente.

    manco bonilli gli piace, perche’ non va a cena da lui, solo a pranzo, insomma, gli porge omaggi ma non abbastanza. (che poi, se non sbaglio, bonilli gli ha organizzato non so quante serate nel ristorante.)

    bah.

  9. avatar Elisabetta

    Avevo il mito di Colonna.
    Sono stata a Labico: lui non c’era e mi sono sorbita il figlio. Indecente.
    Sono andata a cena a l’Open Colonna: lui c’era ma era troppo impegnato a seguire un tavolo i gente “bene” ed io ed il mio compagno non siamo stati degnati di uno sguardo. Eravamo 4 tavoli in tutto.
    Mi sono sorbita il figlio di nuovo. Piatti arrivati in tempi diversi e spiegazioni, che io attendo sempre con ansia, o non avvenute o, per il mio primo, errate.
    Sono andata al brunch: location perfetta, molto piacevole, cibo buono. Connubio perfetto con il prezzo richiesto.
    Ho seguito un corso nella usa cucina: interessante e geniale come non mai, una vera scheggia impazzita. Peccato che il corso sia stato prima degli eventi raccontati, avrei sinceramente colto l’occasione per chiedere qualche spiegazione.

    Ritornerò al brunch ma difficilmente mi riaffaccerò al ristorante.

    • Il marito di una collega a cena lì una sera gli ha inviato una mail il giorno dopo lamentando che non erano stati filati, sebbene lui fosse presente e girasse per la sala. Risposta? Scuse e invito a tornare ospiti suoi… Provateci anche voi, non si sa mai. ;-)

      • Gli Chef che “se la tirano” non mi stanno simpatici… ma i Clienti che “se la tirano pure loro” mi stanno proprio sulle balle…

        Quale perverso meccanismo scatena un simile comportamento?
        Per quale motivo ci si deve sentire “non filati”… mah…

        Io mi accontento di mangiarci bene a ristorante, se poi lo Chef ha il tempo per passare fra i tavoli mi fa anche piacere, ma se non accade non ci perdo certo il sonno…

        Antò, hai ragione… me ce devo abituà… ;-)

        • Infatti Claudio, ovviamente ero sarcastico nel commento precedente: come se uno andasse ad una cerimonia del Papa e poi scrivesse al Vaticano lamentandosi per il fatto che il Santo Padre ha stretto la mano solo a quelli della prima fila! :-)

          Certo se poi si scusano e gli offrono un posto in Paradiso…

  10. Furbacchione di un Colonna! E’ lui ad aver bisogno di noi, o noi ad aver bisogno di lui? Ai posteri…

  11. Colonna.. I love you!!!
    Da quando ho scoperto il lunch a 15 euro mi son promessa che appena capito per il centro mi tuffo tra le sue insalate!!! Tanta gente non si rende conto che mangiar bene non è solo un lusso di poco, ma un piacere di molti!

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