
Thomas: Io sono dispostissimo ad acqui
Leonardo Romanelli: @Fabio Credo che si evinca dal
giorgia cannarella: Io ho una vera ossessione per

Un amico, vatti a fidare degli amici, mi ha consigliato un post dal contenuto così pericolosamente simile alla mia esperienza personale da rendere necessario un processo di esorcizzazione: vestirò in prima persona il racconto di McSweeney’s (il sito dello scrittore Dave Eggers) per togliermi di dosso il senso d’ansia che mi stringe lo stomaco. Ho perso anche l’appetito. Procediamo: “E così hai voluto fare la critica gastronomica“.
Per tutta la tua vita non sei mai riuscita a portare avanti nessuna carriera in particolare. Sei passata con disinvoltura dal desiderio di fare la cantate rock tipo Skunk Anansie agli studi per diventare demo-entro-antropologa ma in nessun caso hai resistito abbastanza da avere successo. I tuoi amici, i tuoi parenti e anche un po’ la tua coscienza, ti accusano di aver fatto fino ad ora solo grandi chiacchiere e questo davvero non ti va giù.
Per sopravvivere ti sei convinta che semplicemente non hai ancora trovato qualcosa che davvero ti appassiona.
L’ispirazione arriva cinque chili più tardi mentre assaggi il negativo di carbonara dello chef Antonello Colonna all’Open Colonna di Roma. Già, perché nel frattempo, per sfogare le conseguenze di una deprimente autoanalisi, ti sei dedicata al mangiare compulsivo scegliendo solo ristoranti di lusso. Ma dopo pochi mesi, hai realizzato che il tuo lavoro come impiegata da Blockbuster non ti basta più a pagare affitto e conti dei ristoranti, c’è un’unica soluzione possibile: fare del cibo il tuo lavoro.
Il giorno dopo aver preso questa decisione, continuamente interrotta dai clienti in cerca dell’ultimo episodio di Twilight (per altro mai restituito dalle gemelle del piano di sopra), hai scritto di getto la tua prima recensione: ode alla cacio e pepe di Felice a Testaccio, con utilizzo sfrenato di tutti gli aggettivi presenti nel vocabolario.
“Il profumo indescrivibile di questo aggressivo piatto tradizionale ti sorprende prima ancora di sfiorare la lingua, giungendo nelle narici direttamente dalla cucina. La presentazione è unica perché il piatto viene terminato direttamente al tavolo con gesti affascinanti e sapienti del gentile cameriere, ora mantecatore. La cremosità viscosa del formaggio ingrigito da abbondante pepe può sembrare alla vista davvero pesante ma per i coraggiosi esploratori che non si lasceranno intimidire, il premio sarà l’esplosione di un sapore talmente acceso ed equilibrato da stupire anche il più severo conoscitore della tradizione romana. La cacio e pepe di Felice è una rara esperienza di piacere per il vostro palato”.
Ancora non riesci a credere quanto facilmente la recensione sia sgorgata dalla tua penna: questo è decisamente quello che farai da ora in poi, finalmente hai ricevuto la tua chiamata. Dopo il turno in videoteca, corri a casa per gettare le basi della tua futura e brillante carriera: è ora di creare un nuovo blog. Scegli il primo layout decente di WordPress, inserisci i codici di Google Analytics per controllare il traffico, e cominci a scrivere. Il primo post, manco a dirlo, è l’ode di cui sopra completata però dai voti (8.5 su 10) e dal link al ristorante. Subito dopo averlo mandato in rete, ti preoccupi pazientemente di condividerlo con i 316 amici di Facebook e lo twitti ai tuoi 23 followers di Twitter. Certo, l’audience ancora non è un granché, ma grazie all’infinito potere del web lo diventerà, ne sei certa.
La mattina dopo, prima ancora di aprire gli occhi, sei al computer per controllare il numero dei visitatori del tuo blog, i commenti e le varie menzioni. Il risultato è desolante. Non ti lasci di certo abbattere e compili immediatamente una lista dei ristoranti da recensire. La costanza è la chiave per essere notati, ti dici, e non passerà molto tempo prima di poter cenare gratis nei ristoranti più famosi e importanti, dove gli chef intimoriti prepareranno i loro piatti migliori solo per ottenere il tuo favore.
Ma purtroppo, col passare del tempo, le cose cambiano di poco. Continui a scrivere recensioni scegliendo ristoranti sempre più famosi e chiacchierati allo scopo di ottenere qualche click da Google ma quel che ricevi, oltre al vertiginoso rialzo dei costi, è un laconico commento di tua madre che ti ricorda del pranzo di Domenica. Intanto tra parole scritte, poi stampate, e ricevute di carte di credito, stai per diventare la principale causa della deforestazione del paese.
Il picco di popolarità arriva con il post dal titolo: “In amore con le uova di Parisi”, e in quella occasione Analytics segna ben 13 visitatori. Nessuno ti condivide su Facebook, nessun cinguettio o retwitt da Twitter, la verità è che sei in pieno naufragio su una piccola nave dispersa nell’oceano ma, nonostante tutto, speri ancora di potercela fare.
Per disperazione provi a cambiare rotta. Leggendo blog di successo, hai imparato che la fama arriva più facilmente dicendo cattiverie sensazionalistiche piuttosto che con la prosa entusiastica ed effervescente che ti appartiene, così attacchi ferocemente ogni singolo chef, ogni altro blogger, ogni cuochetta di successo o evento gastronomico di rilievo che manco una leonessa inferocita nella savana.
Niente, nessuno se ne accorge.
A questo punto sei senza soldi, senza idee e con poca voglia di portare avanti il tuo sogno. Una sera, al ritorno dalla visita all’ennesimo ristorante di cucina vegan-macrobiotico-messicana trovi la notifica dello sfratto appiccicata alla porta di casa. Non hai scelta: impacchetti tutto e torni a vivere ad Ariccia con i tuoi.
Senza la preoccupazione di bollette e affitto da pagare, hai tempo per costruirti finalmente un nome come critica gastronomica. Nella piccola comunità dei Castelli Romani, la gente si accorgerà finalmente delle tue recensioni: diventerai la regina delle fraschette, la Sora Ines cucinerà intimorita il suo famoso sugo di spuntature solo per ottenere il tuo favore e finalmente, alla Sagra della Porchetta, sarai tu a salire sul palco per presentare l’evento.
Diciamocelo: nessuno ha bisogno di un critico gastronomico.
Così finisce lo spietato post su Mc Sweeney’s – TODD (perché manco il terribile barbiere di Fleet Street mi ha messo così paura). Alquanto deprimente. Qualcuno per consolarmi, di grazia?
[Crediti | Link: McSweeney's, immagine: Maurizio Camagna]
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Secondo me finisce bene
Concordo, finisce bene.
Nessuno ha bisogno di un nuovo improvvisato critico grastronomico. Non è che uno la mattina si veglia e decide di fare il critico, così, senza preparazione, senza gavetta, senza esperienza.
Così so’ boni tutti.
uff …
Non capisco quale sia la morale della favola…
Per fare con successo il critico gastronomico di professione bisogna avere capacità esperienza e possibilmente un’ottima preprazione?
Mi risulta sia così per (quasi) ogni lavoro.
Tra i mestieri sui quali ironizza l’autore di queste “serie”, ovvero: “Lavori da sogno che siete felici di non aver scelto”, c’erano il fotografo di paesaggi, il Presidente degli Stati Uniti, l’attrice, lo snowborder di professione e via così, articoli molto taglienti e ironici su un certo tipo di mestieri.
Per quanto riguarda il critico gastronomico, Scott C. Reynolds mette in evidenza un fattore in particolare, ovvero le difficoltà legate (almeno questo è quello che ho provato traducendolo) proprio all’assenza di un vero e proprio iter ufficiale da seguire e la facilità di pensarlo un mestiere “fai da te”.
Voi parlate di esperienza e preparazione, ma come si ottiene se non sul campo? esiste un percorso istituzionale per diventare critici gastronomici?
Grazie. Ora mi è più chiaro il contesto di questo post.
Rispondendo alle tua domande: non penso esista un percorso istituzionale sempre valido. Penso comunque che una base di studio minima sia indispensabile.
Per dire: il primo requisito fondamentale per fare il critico di professione è il saper redigere correttamente un testo in italiano. Con la terza elementare in tasca (e la scarsa abitudine a scrivere) la vedo piuttosto dura…
ciao…. penso che un critico gastronomico serio debba “sapere di cucina” in prima persona.
intendo dire che prima di giudicare e criticare sarebbe bello che facesse esperienza duratura e vera alle prese con le padelle.
poi si sa, siamo in Italia e tutto va sempre bene cosi’…
bye bye
Diciamo che era un mestiere “fai da te” ed ora non lo è più. Troppe cose si sono capite a livello di chimica per poter poi spiegare il risultato di una ricetta, che necessitano essere conosciute ed anche saper spiegate, dalla Reazione di Maillard per dire qualcosa del cestino del pane in su.
Non si improvvisa, si studiano materie che magari a scuola ci stavano pure sulle scatole, ma il risultato rimane quello: c’è necessità di aggiornarsi sui libri o sul web. Non ci sono tecniche strane: ci sono solo tecniche, appunto, che spiegano e razionalizzano il perché di alcune nostre sensazioni. Ad esempio, sfiderei non so quanti enogastrosboroni a sapermi disegnare correttamente che tipo di sapore sentiamo nelle varie aree della lingua. Già questo mette in crisi un mare di gente fra gli addetti ai lavori, eppure poi raccontano di sassi bagnati, di passaggi di volpe e di trombate di Zia Peppa sul tavolo da cucina, come se fossero lì, come se c’erano pure loro.
Studio, quindi. Questo mestiere non si fa più solo sul campo, si fa anche sui libri e sul web colto, non quello dei portali. Sarà la differenza che porterà a morte certa, se non è già avvenuta, una certa scuola di pensiero, e comporterà l’esistenza in vita di coloro i quali hanno speso del tempo sul tavolo da studio.
Quindi, fra qualche anno, la domanda sarà: quanto vale un critico gastronomico, che valore ha parlando economicamente?
Tutto cambia…
Ca@@ate, hai scritto solo ca@@ate…
Era solo per vedere di quanto aumenta l’audience
haha, geniale
No, semplice prova su strada
+ 1
E comunque confermo, non funziona
No, è che deve essere più personale, più diretto, più cattivo e referenziato all’esterno, cioè facendo riferimento ad un personaggio pubblico, allora anche i motori di ricerca puntano l’insulto.
Una cosa tipo: “Lungo, possa tu essere difeso in una causa di prostituzione minorile da una avvocatessa milanese nata in un brefotrofio e non scamparla come Berlusconi”, già avrebbe raccolto di più.
Oppure, per par conditio: “Lungo, che tu possa guidare la macchina come D’Alema guida il partito” ha comunque il suo fascino.
Infine, per cerchiobottismo naturale e conveniente: “Lungo, i tuoi scritti provocano solo Casini”.
Ecco, questo ci fa salire l’audience. Non ti dico di scrivere che ho il sedere come Belen Rodriguez, altrimenti andiamo a fondoscala con il Cazzarometro di Massa…
Beh, ahem…sapevo che per funzionare doveva far riferimento ad un personaggio pubblico della serie mister B. o mister D. (par condicio rispettata)
Semplicemente avevo voluto scherzarci su…
Tranquillo, il Cazzaro si vede anche nelle piccole cose, così come negli intenti.
E’ che non c’è più rispetto per questa professione.
Ci trattano male, ci concedono a malapena le faccine sui vari blog o forum che siano ma, per il resto, tocca sempre essere seri.
Non va.
Se qualcuno si studiasse meglio la Carta del Matto, negli Arcani Maggiori dei Tarocchi, forse ci rispetterebbe di più che non per la conoscenza che gli si convincano noi si abbia…
scusate l’osservazione forse ingenua: ma la poesia e le opinioni personali dettate dal gusto e dalle esperienze precedenti (che devono essere tante per garantire affidabilità, ovvio) che fine fa?
nel senso, solo chi conosce la reazione di Maillard a menadito può dire se un cestino del pane è all’altezza o meno?
non lo trovate un po’ troppo estremo?
Santo subito.
La fatica più grande è capire che tutto ciò che mettiamo nella mietitrebbia attiva recettori chimici.
I “miei amici”, per esempio, non parlano di odore di pelo di muflone bruciato ma di idrocarburi, di acrilammide, diossina e creosoto.
Certo se parliamo di lieviti nella Birra è un conto, tutti a fare la pulci. Se parliamo di lieviti nel pane allora uno vale l’altro. Ma quanto conoscono il diavolo che producono questi lieviti? Come influisce sui recettori? Come li posso controllare a mio piacimento?
Ma veramente siamo ancora a credere che «Ciàncicare» un impasto basti e avanzi per fare un buon pane o una buona pizza? Tutto lì? Veramente?
Che meraviglia. E io che mi ero perso mezz’ora del primo tempo a studiare…
Io mi pongo certi problemi, alcuni sono certi di certe mie seghe mentali ma se sentissi gli aculei di Istrice Crestata o il sentore di corno bollito di Tragelafo striato allora sarei un gran figo. Vuoi mettere la “China calissaia” con l’acrilammide?
Eh oh, non ce la faccio proprio a capire che è tutta chimica, che non ho i super poteri che tutte le mie certezze “empiriche” hanno riempito pagine di tesi scientifiche.
Come si fa a stabilire che questo cuoco è migliore di quello? La fantasia di creare la megafuffa schiumata o la pasta cotta nell’infuso di patata viola del Perù fa di un cuoco un grande Cuoco? Boh!
La conoscenza dei processi chimici e fisici che avvengono sulla nostra Santa lingua può fare la differenza? Boh.
La capacità di accostare elementi? Boh.
La forza di somministrare il calore nel modo corretto? Boh.
Quanti sanno la differenza tra combustione e pirolisi, senza cercarla su google? Boh.
Tra quelli che non lo sanno c’è qualcuno che produce pancette o wurstel affumicati? E’ un problema non conoscere tali differenze? Boh.
Oggi, non accetta di mettere il culo su una sedia e bersi scaffalate di libri di testo scientifici può essere considerato un Grande Cuoco? O è solo uno dei tanti, anzi, uno dei “troppi” che cucina?
Secondo me il Critico ha il preciso dovere morale e intellettuale di saperne più del cuoco pur non possedendo la stessa manualità.
Se questo non esiste, non so davvero di che cosa stiamo parlando e di cosa ci stiamo lamentando.
Ritieni che tizio sia un critico autorevole? Vuoi un giudizio? Chiamalo.
I Notai fanno millemilasecoli di gavetta sui libri e oggi guadagnano uno sproposito. Tu che hai studiato tanto ma in un altro settore, ti senti più stronzo di un Notaio?
Sei Critico finché qualcuno ti ci chiama.
Non ti piace il critico di turno? Non lo calcoli, non ti serve, non ti interessa? Bene, continua a ignorarlo, che problema c’è?
Parla di quello che ti pare, lui sarà autorizzato a fare altrettanto?
Io continuo ad amare questa frase: Win-to-Win
Fatempòcomevepare…
quando citi il creosoto ti farei capo del mondo libero
Creosoto è una istituzione… ma quello dei Monty Python… che bello quel vomito, uno dei migliori mai visti, che ha il suo culmine quando chiamano la donna delle pulizie (ovviamente di colore) e lui gli vomita con il rimbalzo sulla schiena!!!
Dovrebbero crescerci i bambini, con certi film. Almeno, capirebbero pure da cosa deriva Spam…
A volte sei così profondo che non riesco a cogliere le tue finezze.
Se parliamo di vomito segnalo pure i Griffin: http://www.youtube.com/watch?v=CiNtdEl9DIg
Gianfranco, qui siamo alle basi. I Monty Python scrissero e interpretarono film incredibili per l’epoca nell’Inghilterra di allora, esattamente come i testi più cazzari di Frank Zappa sulla borghesia media americana venivano boicottati dalle radio USA e trasmessi, invece, in tutta Europa. E il guaio è che entrambi avevano ragione, incluso Money dei Pink Floyd, stesso periodo.
Il Senso Della Vita è geniale, non si può non guardarlo oggi con la consapevolezza del mondo di allora. Non è il film dei Monty Python classico, di cui il geniale Brian di Nazareth ne è il massimo esempio ed il pezzo di Mavco Pisellonio è da antologia del comico, una rivisitazione dell’approccio dei Fratelli Marx alla risata e al paradosso. In lingua originale, poi, è ancora peggio, ma bisogna essere veramente forti di dialetto inglese e freschi di orecchio, altrimenti perdi troppi passaggi.
Mr. Creosoto la dice lunga, come pure l’invenzione / introduzione dello Spam. Anni luce avanti, e stiamo ancora con qualcosa che, in origine, doveva solo far ridere…
scusate ma studiare per recensire un ristorante, non sarà un pò troppo?
i critici musicali non sono musicisti e i critici cinematografici non sono giornalisti. studiare la chimica in cucina serve agli chef, a chi deve preparare un piatto, non a chi deve degustarlo.
per criticare secondo me ci vuole molta esperienza, spiccata sensibilità e capacità di comunicazione.
per un critico è più utile studiare marketing, psicologia, sociologia, lettere, non tanto “la scienza in cucina”.
cioè conoscere la reazione di maillard è cultura personale, può essere utile per comunicare una buona cottura, ma cosa avviene scientificamente nella reazione di maillard non interessa al critico, ma solo allo chef.
Mah, come dire che piove per volontà divina…
Per spiegare qualcosa agli altri è necessario sapere di cosa stai parlando…o sbaglio?
certamente, infatti ho scritto che ci vuole molta esperienza, ti pare poco?
bisogna capire di cosa stiamo parlando: il critico che mi deve recensire l’ “esperienza ristorante” dovrà sapermi comunicare le emozioni che l’ambiente e i piatti finali suscitano, non mi deve spiegare la denaturazione delle proteine, perchè non è quello il fine secondo me. non stiamo parlando di fare formazione per gli chef.
se qualcuno vorrà dirigere un corso di cucina, allora si, dovrà avere le conoscenze tecniche su ciò che avviene durante la preparazione dei cibi.
altrimenti, per fare un paragone, il critico che recensisce un ristorante non dovrebbe mai parlare dell’ambiente o dell’arredamento, perchè come minimo dovrebbe essere un architetto.
per me non ha senso.
e sinceramente non ho mai letto una sola recensione in cui il critico spiegasse le reazioni chimiche degli alimenti in cucina, al massimo si limita a pubblicare la ricetta su concessione dello chef. così come, tanto per fare un esempio, bressanini non fa recensioni di ristoranti. ci sarà pure un perchè, non trovi?
Concordo sulle critiche ambientali
Perché, se vuoi criticare, devi avere una base, anche meramente pratica, altrimenti sei solo fuffa.
Ecco, vorrei che a ciò s’aggiungesse la capacità di comunicare emozioni, ma così si ottiene il “critico perfetto”, forse.
la pratica è appunto esperienza, non studio.
sulla capacità di comunicare emozioni sono assolutamente d’accordo.
chiamala “studio pratico”
D’altra parte non dimenticare che devi pur “osservare” da qualche parte quello che succede, che so, durante una lievitazione.
Studiarlo solo sui libri serve a poco
quoto gianluca, non mi ero accorta di questo commento mentre postavo il mio, e quello di gianluca esprime in modo molto più chiaro quello che intendevo io
errata corrige
“e i critici cinematografici non sono REGISTI”
scusate, andavo un pò di fretta
Sono quasi del tutto d’accordo con te Gianluca.
Cambierei solo un po’ la tua frase: “Per un critico è utile studiare marketing, psicologia, sociologia, lettere, non *SOLO* “la scienza in cucina”.
hai ragione. non volevo dire che la scienza in cucina sia completamente inutile. la cultura è sempre utile, in ogni caso.
solo che, ai fini della critica gastronomica, trovo più utili le altre cose elencate unite alla passione per il cibo e a una grande esperienza sul campo.
Bel post Lorenza, bel post…
Un bravo critico gastronomico deve avere principalmente una grande esperienza.
Bisogna aver provato ristoranti, tanti ristoranti in italia e possibilmente all’estero. Bisogna conoscere la cucina dei grandi chef. Non farsi fregare dalle finte innovazioni degli cheffini e delle cheffine fotocopiatori che aprono ristoranti e fanno consulenze a destra e sinistra, scopiazzando e variando le ricette provate dai grandi o lette dai giornali.
Di persone all’altezza non ce ne sono molte a parte i soliti noti di grande pregio.
sinceramente se ha studiato o no la reazione di maillard o gli effetti sui connettivi della cottura a bassa temperatura non mi sembra importante.
Sapere invece da dove viene una ricetta e saper riconoscere la grande creatività e la grande mano si.
Poi ci sono i recensori di trattorie e pizzerie, non che sia facile ma è più facile.
“saper riconoscere la grande mano”
E come fai se non sei in grado di riconoscere una cottura??
Ragionamento monco, quantomeno.
Riconoscere una cottura rientra nell’esperienza non nello studio su un libro o sul web.
esatto
Okkey, mai sentito parlare di metodi induttivi e deduttivi, vabbè…
Ma tu pretendi troppo…
Non sai che se ne può fare a meno di tutti e due?
Esiste una terza via al criticismo?
Maria De Filippi non ti ha insegnato niente?
Marco vedo poca televisione free…non conosco la lezione di Maria De Filippi
Onestamente per quel poco che ricordo c’è Popper che critica la distinzione tra induzione e deduzione.
Ma ho trovato anche questo:
http://tuttosapere.altervista.org/blogsapere/?p=591
Certo Massimo, ma nel contesto in cui l’ho scritto la costruzione stessa della frase riportava il paradosso a Maria De Filippi, nell’accezione etimologica del termine greco, para-doxos.
Personalmente uso molto il metodo induttivo, e spiego deduttivamente. Induco all’azione e all’errore, per poi spiegare e far dedurre il percorso giusto. In questo modo il passaggio fondamentale, il modulo, si ripete più volte e rimane fissato meglio nella maggioranza delle menti.
Poi magari mi sbaglio, ma mi appello al mio essere Cazzaro, Vostro Onore… con tutte le attenuanti del caso, ivi inclusa la terza media come studio certo conseguito.
no, no mi sembra buono il metodo
ma infatti Marco. tu fai formazione per chi deve cucinare, in quel contesto si deve parlare per forza di chimica e di scienza.
ma non fai formazione per critici, sono due cose completamente diverse, non facciamo confusione
Sentito parlare di metodi induttivi e deduttivi??
Si. Il liceo l’ho finito tutto tutto giuro!! il diploma sta arrotolato insieme alla laurea dentro un cilindro porta bottiglia della biondi santi nella cantina di mia sorella.
ah marco!!! metodo induttivo… metodo deduttivo… criticismo di kant…. idealismo di hegel… arriviamo a popper e alle falsificazioni e intanto la reazione di maillard è finita e la ciccia s’è bruciata.
Di qua filosofia, di là chimica. Ma cos’è, il forum della Normale di Pisa?
Abbiate cuore anche per i poveri buzzurri come il sottoscritto.
Figurati… il mio superamento degli esami MENSA era dimenticato a casa dai miei e non lo metto manco sul cv. Sta solo su FB, nella sezione del mio profilo “Un grande futuro alle spalle”.
Se uno pensa ai pezzi di carta, tali restano.
Se ti ricordi le difficoltà che hai affrontato, ti mancano le medaglie.
Se ti guardi intorno, capisci che spesso hai combattuto per niente.
Non rimane che il Cazzeggio.
Io mi sono schiantato sulla mensa scolastica…
Beh, io diploma e laurea li tengo arrotolati nella copia della fiaccola olimpica di Roma ’60 del mio papà
e poi è vero, con tutto questo chiacchierare si brucia la ciccia
più che altro cosa c’entrano induzione e deduzione con la degustazione di un piatto è ancora un mistero. con la recensione di un ristorante poi siamo sull’orlo della pazzia.
“per scrivere di musica non è necessario essere musicisti” è il classico esempio di chi (senza polemica eh?) probabilmente ha poca voglia di approfondire. le mie capacità di distinguere un brodo di dado da uno di gallina vi assicuro sono molto migliorate da quando l’ho cucinati io stessa. potrei avere la penna più fluente d’italia ed essere la miglior socio-psico-esperta di marketing della ristorazione, ma se non imparassi anche a distinguere un piatto tecnicamente complesso da uno in odor di quattrosalti, la mia penna sarebbe un qualsiasi tubicino di plastica. cucinare un pollo, prenderne uno in rosticceria e fare il confronto è già un buon inizio per potersi permettere di dire “è buono/non è buono”, piuttosto che “mi piace/non mi piace”: tra le due coppie di affermazioni c’è una grossa differenza.
sono d’accordo con ciò che dici ma forse hai frainteso il senso del mio intervento.
lungi da me demonizzare cultura e approfondimento, quelle sono sempre utili, in ogni caso.
ma perdonami, “cucinare un pollo, prenderne uno in rosticceria e fare il confronto” non significa studiare, nè tecnicamente nè scientificamente nulla. quello rientra nella sfera passione per il cibo ed esperienza personale, che ho già scritto per me essere caratteristiche fondamentali e imprescindibili per fare una buona critica gastronomica.
usare o no il dado, scaldare i quattro saldi in padella, cucinare un piatto a casa propria, sono esperienze personali legate al cibo, non sono teoria studio o scienza. questo volevo dire.
un musicista ha studiato per conoscere e utilizzare le dinamiche tecniche attaverso cui si possono suscitare emozioni nell’ascoltatore, non per recensire quelle emozioni. per cui un musicista potrà farmi un resoconto approfondito sulla complessità armonica di un brano ma non potrà mai cambiare la mia percezione emotiva di quel brano, nè tantomeno sarà in grado di comunicarmela a parole, se non ha delle buone conoscenze di italiano, marketing, comunicazione, ecc…..
è chiaro che per parlare di musica devi amarla, consocerla, collezionarla, anche strimpellarla, ma non dovrai essere per forza un direttore di orchestra per recensirmi un LP. forse così è pù chiaro?
Quindi nessuno può parlare di Artuto Benedetti Michelangeli perchè se non si suona la Ciaccona (come lui) non si può esercitare il proprio senso critico?
E per apprezzare la differenza tra un brodo di dado e uno di gallina devo averlo preparato io per forza?
Oh, aspetta, non puoi giudicare il brodo di dado se il dado non l’hai fatto tu! Ops!
ecco, il punto chiave sta proprio nel giudizio di valore: a darlo in modo soggettivo sono capaci tutti, visto che tutti mangiano. il giudizio oggettivo è la differenza: bisogna “studiare” sodo per poter dire “è buono” in senso il più possibile oggettivo (e sottolineo “il più possibile”, perché la soggettività dell’individuo non potrebbe mai essere annullata). rispondendo a gianluca, lo “studio” della cucina, secondo me, è anche e soprattutto pratica: di mandibole e anche di fornelli
jonathan: la differenza che si può imparare ad apprezzare dal confronto non è solo gustativa, ma anche tecnica.
ok sara. allora è solo una questione di termini.
se parliamo di pratica di mandibole e fornelli sono infatti assolutamente d’accordo
Veniamoci incontro.
Sono d’accordo che ciò che qualifica un “professionista” o comunque qualcuno di competente è la conoscenza. Dunque lo studio e la pratica, in una qualche misura.
Questo però non significa che si debba saper cucinare per giudicare la tecnica di un cuoco, che si debba essere virtuosi del pianoforte per giudicare un pianista, che si debba essere belle donne per giudicare la bellezza di una modella.
Un bravo critico si esercita “giudicando” e studiando, non praticando quanto si studia.
Ecco un altro lavoro da evitare: traduttrice/adattatrice! Ahahah
P.s. in particolare rivolto al buon Marco Lungo
Chiedi a proposito di gastrofighettismo e se ne parla a lungo sempre su queste pagine. Questo è un esempio lampante. Nell’adattare un racconto che non fa (grandi) nomi* si deve tirar fuori l’uovo di Parisi, il negativo di Carbonara… E’ già un miracolo che non si citi Bottura! E Parini, il nuovo genio!!!11!!1!!!
*anzi l’orignale ha un punto(di lettura? di ironia? di forza?) in più nella modestia del macaroni+cheese
In effetti non parla di piatti famosi di chef famosi, però, come adattamento appunto, io non ci vedo una cippa di illuminante in un piatto di macaroni cheese, anzi, sarebbe da denuncia ad amnesty.
Guarda sì, concordo sul lavoro da evitare quello del traduttore, davvero una grande responsabilità! Ma su una cosa permettimi di dissentire.
– il gioco dell’adattare il pezzo non è solo verso l’italiano, ma anche verso il tipo di lettori di Dissapore. L’articolo originale non cita Parisi ma cita per esempio Jerry Springer, nome stra-altisonante ma nel campo di un gironalismo che non è gastronomico, questo perché il loro fantastico sito non si occupa di gastronomia.
A parte l’evidente ironia delle uova di Parisi, tirate fuori proprio perché talmente inflazionate da essere divertenti in questo contesto – da queste parti lo sono quanto per gli americani i macaroni cheese, se non di più
L
Permettimi. E’ proprio questo tipo di strizzata d’occhio verso un certo target che trovo limitante e “gastrofighetta”.
Il pezzo è godibile proprio perchè lo può leggere chiunque (Jerry Springer lo conoscono tutti*, come i macaroni cheese li conoscono tutti).
Il punto è questo: persino un articolo mainstream e proprio perchè mainstream simpatico e godibile deve essere criptato, altrimenti i gastrofighetti non sono felici.
Qui, e non solo in questo post, siamo di fronte a un complesso e futile gioco di rimandi che solo i componenti della setta già (ri)conoscono. Perchè non istituire anche una sorta di saluto massonico?
*e lo citano per quello, non perchè è un sito non specializzato.
P.s.
Ci tengo a precisare che il gioco in se non è cattivo o sbagliato o spiacevole. Però si rimane spesso con la brutta sensazione che anche chi scherza sui simboli e le convenzioni della setta non lo faccia per ironia ma appunto per strizzare l’occhio. O ancora peggio, e spesso, per urlare agli altri “anche io conosco le uova di Parisi! Anche io ho mangiato da PincoPallo!!!”
Continuo a dire che quello che tu trovi fastidioso, a me sembra piuttosto naturale.
Il probelma è che se io entro in un sito con un focus specifico, e intendo di qualisasi tipo: pesca d’altura, passeggiate in montagna, birre artigianali eccetera, è normale che incontrerò all’inizio una comunità di persone che hanno un linguaggio e un modo di scherzare che all’inizio potrò non capire a pieno.
Per quante volte abbiamo ricevuto commenti di nausea verso le citazioni relative alle uova di Parisi, mi è sembrato divertente nominarle ancora e NON per dire che le conosco (voglio dire, tra questi lettori chi diamine è rimasto a non consocerle???) ma per ironizzare sul post che nell’articolo riceve più visite (13 lettori) proprio perché parla di una cosa stra-famosa nell’ambiente.
L
lasciatemi credere che l’enorme spazio a disposizione sul web possa essere occupato (in minima parte) anche dai parvenu della penna e del cibo
e’ una contrapposizione solita tra esperti e divulgatori, non sempre le due cose convergono
Anch’io ho sempre balzellato tra potenziali lavori, non lavori e lavori – completamente diversi – parallelamente ai miei volubili interessi. Direi mai definibili “carriere”, perché mai consolidati in tal senso. Ogni tanto invidio quelli che hanno le idee chiare fin quasi da bambini e quelli che insistono in qualcosa finché non ottengono i risultati che vogliono (anche se sospetto che ce ne siano almeno 100 che insistono e…non ottengono alcun risultato degno di nota).
Boh, forse bisogna solo farsene una ragione e semplicemente divertirsi a balzellare qua e là. Oppure autoconvincersi che una cosa è proprio quella giusta è insistere.
In ogni caso, se sei nella fase enogastronomica acuta ti potrebbe interessare un libro di Dianne Jacobs, “Will write for food” che su Amazon ti tirano dietro a pochi dollari. Quando ho cominciato a incuriosirmi del mondo enogastronomico l’ho letto e l’ho trovato interessante.
Vedo che ora c’è anche il blog dell’autrice http://diannej.com/blog/
Magari ci trovi qualche ispirazione…
C’è solo una cosa che distingue un “critico gastronomico” da un “appassionato che scrive di cibo”: il fatto che ci sia o meno un editore (di carta o web) che paghi i tuoi conti
Esattamente.
e aggiungerei che usare espressioni pur barocche come “cane bagnato” al posto di “brettanomyces” serve a mantenere qualche lettore in più del professor locascio
Lo Cascio e Lungo, ve lo dico amichevolmente: siete fuori di cotenna, completi.
Addirittuar…
http://it.wikipedia.org/wiki/Il_ritratto_di_Dorian_Gray
Ma, almeno, due risate a tavola con noi te le faresti…..
Ehi aspetta, mica ho detto che è una brutta cosa.
L’avessi detto a due pezzi di Mortadella Favola, no, anche se il fatto di esserlo presagirebbe un futuro non lungo.
oh mio Dio..sembra la storia della mia vita!
@ a tommaso si sta a scherza’ …. Spero
Massì!
giusto per fare un esempio concreto: questo critico ha sbagliato qualcosa
http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/delikatessen/2011/5-aprile-2011/quattro-forchette-ristorante-fantasma-190375803969.shtml
che ve ne pare di questo?
http://www.chefsilvia.it/notizie-eventi-culinari-corsi-sagre/notizie-varie/1314-le-tre-stelle-della-guida-michelin.html?start=2
Grazie mille della segnalazione.. L’articolo è molto interessante. Tra l’altro il sito è pieno di belle ricette.
http://www.chefsilvia.it/ricette-cucina.html
a dire il vero, i critici degli altri settori come si formano?
quando leggiamo la recensione di un film, cosa ne sappiamo di chi l’ha scritta?
a che titolo?
e i critici che eleggono miss Italia?