di | gio 08 lug 2010 ore 10:33
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ristoranti

E ora, qualcosa di completamente diverso: il D’O di Davide Oldani

La cucina e il credo del ristorante di Davide Oldani, Il D’O di Cornaredo, in provincia di Milano, si potrebbero riassumere leggendo il menù degustazione. Quattro portate, più la classica “entrèe”, a 32 euro, servizio e coperto inclusi. Beninteso, non è il prezzo che fa il ristorante, ma qui parliamo di alta cucina (e non potrebbe essere altrimenti quando ci si forma nelle cucine di Albert Roux, Alain Ducasse, Pierre Hermè e Gualtiero Marchesi) senza orpelli a prezzi popolari.

So di essere in ritardo quasi imperdonabile, ma è la mia prima volta al D’O, la curiosità di capire il “sistema” Oldani è forte. Un ristorante sempre pieno, tanto che in Europa solo a El Bulli di Cala Montjoi, il locale di Ferran Adrià, si hanno le stesse difficoltà per prenotare un tavolo.

Il menù con i prezzi, esposto all’esterno del ristorante, mi sembra un segno tangibile di grande civiltà.

La prima cosa che sorprende è l’ambiente, nel senso che conoscendo la storia di Davide Oldani, te lo aspetteresti più raffinato. Invece hai l’impressione di essere capitato nella classica trattoria padana, con le pareti dipinte di giallo paglierino, il finto cotto come pavimento e le sedie impagliate, compreso, per completare il quadro, l’eccessivo rumore di fondo causato dalla quantità di persone stipate nella piccola stanza dove sono seduto.

Se questo è il prezzo da pagare per sedersi nel ristorante dal rapporto qualità/prezzo migliore d’Italia, allora mi taccio.

Continuo avvertendo una certa distonia, questa volta in positivo, tra l’ambiente e il resto. La causa è il personale del D’O.

Tutti ragazzi molto giovani ma di grande professionalità, e non troppo ingessati come capita nei ristoranti dove le pareti sono in resina, il pavimento in listoni di legno francese e le sedie di Kartell. Poi, quando dopo qualche minuto parli con Oldani, capisci che se sapesse solo cucinare non riuscirebbe mai a portare avanti il suo ristorante. L’impressione è di trovarti al cospetto di un cuoco moderno, un cuoco “manager”, che tiene abilmente sotto controllo costi e ricavi del suo locale.

In un unico aspetto, il D’O, cucina a parte, ricorda i grandi ristoranti, quelli dal registro un po’ serioso. Poco civilmente secondo il mio parere, non permette di fotografare i piatti a chi paga il conto. E sì, perché alcuni piatti andrebbero fotografati per ricordarseli.

La “Vellutata di legumi tiepida, cappelletti di curry e cioccolato” è roba fine, così come andrebbe fotografato per farne un poster da appendere alle pareti, il piatto con la “Lingua di maiale laccata, “buccine” di mare alla liquirizia”. Commetterò un unico errore al D’O. Mi farò incuriosire, vedendola servita al tavolo di fianco, dalla “Parmigiana caramellata, grana caldo e freddo” che ordinerò come fuori carta.

Chi come me ha fra i capelli il tipico “ciuffo” della melanzana, tante e indimenticabili sono le parmigiane – quelle originali – mangiate dalle mie parti, non riesce ad apprezzare questa versione, anche se di grana caldo e freddo ne avrei mangiato a oltranza. Dico tuttavia che nel menù la parola “Parmigiana” era volutamente virgolettata, proprio a indicare qualcosa di diverso da quella originale.

Il vino che mi ha fatto conoscere il sommelier del D’O, un merlot, Ronco Severo 2006, si è rivelato una buona scoperta.

Davide Oldani è il profeta dello chic senza fronzoli cui ogni giorno si continua a chiedere il buono (e il bello) ma che sia pratico e accessibile, un modello di ristorazione quanto mai attuale, difficilmente replicabile altrove almeno agli stessi livelli.

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26 commenti a E ora, qualcosa di completamente diverso: il D’O di Davide Oldani

  1. avatar gianluca

    penso che il suo sia un modello vincente di ristorante, sicuramente in perfetta sintonia con i tempi.

  2. Ci son stata e mi è piaciuto. L’unico prezzo da pagare è l’estenuante trafila della prenotazione.

  3. avatar simonetta

    Mi piacerebbe molto andarci, purtroppo capito sempre da quelle parti senza troppo anticipo, quindi praticamente impossibile…

    In realtà, alcuni piatti di cui ho letto la ricetta mi lasciano un pò perplessa, ma è un problema mio, non amo molto l’agrodolce e i piatti con troppi ingredienti.
    Ma, come si dice, prima provare poi parlare….

  4. avatar gianni

    Peccato sia interista.

  5. avatar Roberto Gallina

    Ci sono stato per la prima volta la scorsa settimana a pranzo con mia moglie.
    Tralascio quelli che secondo me sono anche troppo ovvi complimenti vivissimi.
    Vorrei solo dire del piacere che ci ha fatto avere a fianco un ragazzo ed una ragazza di 18/19 anni che si stragodevano due piatti a 11,5 euro servizio e coperto compresi bevendo acqua minerale!(11,5 per i due piatti non l’uno).
    Da un interista che altro puoi aspettari?
    Moratti e Oldani santi subito!
    Ciao
    Gallo&Cristiana

  6. avatar Corrado il Primo!

    Peccato che sia “difficilmente replicabile altrove”. Non ci sono stato ma tutti ne parlano in termini positivi. Mi sottoporrò alla trafila della prenotazione!!!

  7. avatar fabrizio scarpato

    Ammazza che entusiasmo, Maurizio. Il post è pervaso da quella fredda precisione analitica che ricorda dimenticabili sedute dal dentista: luce bianca e il ronzio del trapano.
    Non ti è piaciuto, Oldani. Legittimo, e neppur contestabile: prima provare poi parlare. Ma cosa c’entrano le foto? Non è rimasto niente da ricordare e raccontare sul filo della memoria e dell’emozione?
    Eppure mi sembra non mancasse niente per lascirsi trasportare, per ridere e scherzare, per esprimersi fuori dal galateo gastrotuttoquellochevolete e farsi una solenne e persino richiesta “scarpetta” : quella, se spontanea e meritata, sarebbe stata “la foto” che ci manca, che ti manca.
    Invece distaccata luce bianca e trapano: zzzzzzzzzzzzzzzzz…..

  8. avatar Maurizio Cortese

    Fabrizio, il D’O mi e’ piaciuto e anche tanto, “scarpetta” inclusa.

    • avatar fabrizio scarpato

      Bene, mi fa piacere, per te e per Oldani.
      Ma allora perché non dirlo? Temi sia “poco civile” (sic?) come non consentire foto? A me, per quel che conta, avrebbe intrigato e divertito sapere di un tuo coinvolgimento anche scanzonato a quel tavolo. Sarà per la mia predilezione per il gastronomicamente scorretto e il gioco in contropiede che fa sognare? ;-)

      • avatar fabrizio de luca

        Scarpato, a me sembra che l’abbia detto nel post. Piatti tanto buoni, da fotografarli, appunto. Poi non si capisce, per quale strampalato motivo, una recensione di un ristorante dovrebbe essere “scanzonata” o “gastronomicamente scorretta”. Boh!

        • avatar fabrizio scarpato

          De Luca hai una rispettabilissima visione oleografica della recensione. Pensa un po’ che io ho addirittura qualche dubbio sull’utilità delle recensione in sè, in generale, come tu la declini.
          Non mi piacciono i compitini, voglio le macchie di inchiostro sulla tovaglia, voglio i profumi e le briciole. Voglio le lacrime e le risate: voglio la vita, un lampo di vita e di incoscienza intorno, su e per un piatto. Soprattutto se ti è piaciuto, soprattutto se l’hai vissuto.

  9. Grande.
    Aggiungo una cosa: la “parmigiana” caramellata è stata introdotta da Davide come “sostituzione” della strafamosa cipolla caramellata.

  10. avatar Gianfranco Romanazzi

    Io ci sono stato un paio d’anni fa a pranzo e ne conservo uno splendido ricordo.

    Per quanto riguarda le foto forse la regola non vale per tutti…

    http://www.altissimoceto.it/2009/06/04/do-cornaredo-mi-chef-davide-oldani/

  11. Ci sono stata 4 volte. Merita davvero. Per chi ama frattaglie &co…da non perdere. Ingredienti poveri e/o pop-olari, a volte dimenticati, vengono trattati con grande maestria fino a diventare piatti “nobili”. Non all’altezza la pasta (collosetta e scotta)…anche i risotti potrebbero migliorare.
    A pranzo si riesce a trovare un tavolo nel giro di qualche giorno…a cena non saprei, ma so di lunghe attese.

  12. avatar Stefano

    Commento moderato dalla staff di Dissapore

  13. avatar stefano

    buonasera vorrei gentilmente capire perché’ è stato rimosso il mio commento in cui esprimeva perplessità sul fatto che il ristorante d’abitudine non rilascia scontrino fiscale.
    grazie
    stefano

    • Stefano, dopo i giudizi tutto sommato positivi sul ristorante hai scritto che il D’O rilascia ricevute fiscali farlocche per evadere il fisco, usando queste parole “è tutto nero”. Questo non si può fare se non hai le prove di quanto affermi, è una diffamazione. Ora però, prova a ragionare. Il D’O è un ristorante famoso, se fosse come dici avrebbe chiuso qualche giorno dopo il primo articolo di giornale.

      • avatar Stefano

        Ciao,
        certo capisco il punto.
        Però è anche un fatto – documentabile – che io abbia una ricevuta “pro forma” di cui non esiste una copia “fiscale”…

        So che è un po’fuori tema, e che non centra con la bontà della cucina – ripeto validissima – ma è a mio modo di vedere una caduta di stile che proprio da un ristorante così famoso non mi aspetterei mai..
        Comunque non ne voglio fare un gran punto, era il solo negativo della serata, che sottolineavo insieme alla ottima cucina, “più” e “meno”….
        Magari, per i prossimi clienti, dateci un occhio, tutto li..

  14. a seguito di un mio commento riguardo il commento di “Stefano” e di un “incontro” telefonico con Davide, riutilizzo queste stesse pagine per dei chiarimenti dovuti.
    I complimenti li debbo fare all’ Oldani imprenditore che se riesce a tirare avanti la baracca con tutti gli annessi e connessi, ha saputo fare i conti al millimetro e, seppur guadagnando meno riesce a pagare le tasse gli sono dovuti.
    Quindi mi scuso per aver pensato male e sono sicuro che anche lui mi potrà capire, come tutti i ristoratori che pagano il “dovuto”, che ti girano per i salassi che arrivano da quelli delle entrate.
    Poi sarebbe bello parlare dell’infinità di evasori che concorrono slealmente grazie ad risparmio in tasse, iva, lavoro in nero ecc. con un risparmio medio (secondo gli analisti) del 40%che si tramuta in SOLDONI!
    Cuciniere.

  15. avatar Francesco

    L’unica difficolta e’ stata la luna attesa di prenotazionefatta a luglio per andarci il 15 novembre.
    Cmq tutto 10..complimenti Davide.

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