Essere Clara Barra

Mettersi nei panni di Clara Barra. Se da una parte presenta innegabili vantaggi—la curatrice della guida Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso li riempe meglio di ogni suo parilivello—dall’altra, non deve essere facile. Bisogna affrontare la reazione dei delusi dalla nuova edizione della guida. Che sono molti e illustri, primo tra tutti, Carlo Cracco. Uno il cui core-business, era essere lo chef del ristorante più in vista di mezza Italia (il nord), due anni fa non due secoli, e che oggi viene escluso dalle Tre Forchette. Cosa avrà spinto Clara Barra a prendere questa decisione?
Una risposta possibile sono i titanici ricarichi su 1) vini e 2) tartufi, ma allora Ciccio Sultano? Già, perché un altro trombato eccellente è il ristorante Duomo di Ragusa Ibla. Sì, è fuori dai 21 (ventuno!) migliori ristoranti italiani. Cosa può avere spinto Clara Barra a degradare lo chef che piace al New York Times?
Chi ha potuto leggere le risposte premurose che la curatrice ha dato su Facebook alle lamentele di alcuni ristoratori, si divide in due scuole di pensiero. Ha fatto bene, un guidaiolo moderno non se ne sta arroccato nella sua torre d’avorio. Ha fatto male, se crede nelle sue scelte non deve giustificarsi, tanto meno facendo riferimento ai curatori precedenti.
Ma Clara Barra non ha solo bocciato. Gianfranco-Vissani-un-uomo-solo-al-comando è una scelta che riflette la sua personalità. Dovesse invitarvi a cena è lì che vi porterebbe. Ciò detto, qualcuno ha fatto notare che ora, il cuoco migliore d’Italia è quello che in cucina non c’è mai.
Le quote rosa. Anche le 4 donne nelle Tre Forchette (Nadia Santini, Valeria Piccini, Fabrizia Meroi e le signore Fischetti del ristorante Oasis), sono un un risultato (appena decente) riferibile a Clara Barra.
Il Veneto, non così amato da chi è venuto prima, è ora la prima regione italiana con 4 ristoranti tra i primi 21 (Calandre, Laite, Perbellini, Met), mentre per merito del Met, Venezia riscatta la fama di città da evitare a ogni costo (“Più belli sono i posti, peggio si mangia“, aveva detto nel 2007 l’ex curatore Marco Bolasco).
Chissà che anche lo sdoganamento della cucina d’albergo, caduta in disgrazia da qualche decennio, almeno in Italia, non sia farina del suo sacco. Tra i premiati dalla guida la Gazza Ladra dell’Hotel Palazzo Failla a Modica, il Relais Blu di Massa Lubrense, La Pergola de l’Hotel Rome Cavalieri, L’Olivo del Capri Palace, il Maxi del Capo la Gala di Vico Equense.
Ecco, la cosa che volevamo discutere, non con la fretta della diretta, è se oggi vi piacerebbe essere Clara Barra, visti i risultati della guida 2010. Oppure no.








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sì, la curiosità acchiappa:
Azz, “Being Clara Barra” – oggi citazioni da cinema come piovesse !
Se entrassi nella testa della bella Clara oggi querelerei Dissapore e Bernardi per aver messo una foto che non mi rende giustizia
e ringrazierei di esser nata donna perchè, in caso contrario, da un eventuale triello con Ciccio Sultano e Carlo Cracco ne sarei uscita malconcia..
Verissimo… chi la conosce lo sa
Verissimo,
))
Perché in giro ci sono dele foto, recenti, parliamo della cena tre forchette, che mettevano decisamente meglio in valore l’aspetto cellulitico delle sue braccia ignude;
Però, potrebbe anche essere che la stessa Clara apprezzasse il velato clin d’oeil a Gusto, cioè al Bonsignore, un signore che conosce molto bene
Trivo che il commento di apricot sia di una volgarità senza limite. Penso che possa francamente vergognarsi per la sua gratuita mancanza di rispetto.
Vai Cernilli. Già che ci sei, ricordagli anche che chi lo dice sa di esserlo.
Ehm…tanto per spostare il discorso lontano dal gossip becero, altro gossip: la citazione sarà cinematografica, ma in campo gastronomico già utilizzata da MuccaPazza!
Personalmente ritengo che il “riscatto veneziano”, più che a Clara Barra, sia da attribuire al notaro Perrotta, frequentatore assiduo e finissimo conoscitore della Serenissima.
ma sto motivo ridicolo che ha penalizzato il povero ciccio si sa???
Cmq il fatto che Vissani non ci sia in cucina e’ una cosa risaputa, credo che le tre forchette vadano al ristorante e alla cucina, non al nome del ristorante =)
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prima impressione:
comprata stasera, la leggerò nel w.e. ma è l’ultima edizione che accetterò di pagare
*con dvd a soli* 26,90 € (l’anno scorso erano 22, quello prima 22, prima ancora 20…)
8 mln di € di esposizione bancaria
2007 un passivo di circa 2,5 mln di €
perdite degli ultimi tre esercizi 9 mln di €
GRChannel e la CitGustoNap passive per 2 mln di €
e meno male che 2008 ci sono stati i sovvezionamenti statali ca 550.000€
sono queste le aziende italiane che fanno guide enogastronomiche per ‘informare’ il ‘povero e sprovveduto consumatore?’
ma un autocontrollo sulla propria azienda non sarebbe più opportuno e logico?
oltre comprendere il criterio di valutazione che operano su altre aziende, mi piacerebbe che la guida fosse regalata visto che l’avete pagata voi.
Non mi dire che anche tu avevi intenzione di rilevarlo…
Dimmelo, casomai facciamo una joint venciur…
in toscana si dice che a pagare i debiti e morire c’é sempre tempo. ma se tu trovi un finanziamento… e lo si compra subito
Il bilancio del 2009 sarà molto migliore di quello del 2007. Le esposizioni bancarie calano, per via del fatto che restituiamo i soldi spesi per fare la Città del Gusto. Le perdite, oppure chiamiamole investimenti per la realizzazione delle Città del Gusto e del canale, sono state tutte ripianate, come accade in qualunque società. Forse a qualcuno sfugge che, se non si è miliardari, per fare impresa si deve investore, e nei primi anni si perde anche. Nei primi anni, però. Ora andiamo molto meglio, a qualcuno non farà piacere, ma è così.
In che senso Clara Barra su FaceBook giustifica le sue decisioni facendo riferimento alla precedente cura della guida?
Comunque, a proposito di “Being Clara Barra”, la risposta è NO grazie. Soprattutto dopo l’articolo di Licia Granello.
Scusa Gianna, a quale articolo di Licia Granello ti riferisci?
Per la serie “regoliamo i conti”, l’articolo di Licia Granello per Repubblica
Gambero Rosso, Vissani torna al vertice … La guida dei grandi assenti. L’edizione numero venti dei Ristoranti del Gambero Rosso sarà ricordata per la sua parata di super chef, monca di alcuni dei pezzi più pregiati e per la classifica tumultuosamente riassestata, con il ritorno alla vetta di Gianfranco Vissani…Su tutti, mancano i nomi di Carlo Cracco, due stelle Michelin nel cuore di Milano, e Ciccio Sultano, bistellato nella piazza-gioiello di Ragusa Ibla. Fine del paradiso delle Tre Forchette anche per Ugo Alciati – cuoco di vaglia a coté dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Cuneo – Bruno Barbieri di Villa del Quar (altro due stelle Michelin) e Gualtiero Marchesi, peraltro in dichiarato disaccordo con il sistema delle guide. Al posto degli epurati, nell’empireo dei ristoranti del Gambero, l’Oasis di Vallesaccarda e il veneziano Met dell’hotel Metropolitan. Comunque, ben quattro ristoranti in meno nell’elenco degli over 90 e una discesa complessiva di punti e posizioni tra i locali della nuova cucina d’autore, dal Combal. zero all’ex capoclassifica (con Fulvio Pierangelini, che ha chiuso) Torre del Saracino. È una strana storia, quella del Gambero Rosso. Per molti anni, guide, mensile e canale satellitare hanno ruotato intorno alla figura di Stefano Bonilli, fondatore carismatico e contraddittorio. Per assurdo, la fine dell’era Bonilli è cominciata con il compimento dell’impresa più gloriosa, quella Città del Gusto, cattedrale della cucina costruita dirimpetto allo storico quartiere di Testaccio, sede di corsi, eventi e cene memorabili, eppure mai davvero decollata. Risultato: conti in rosso, linea editoriale resa complicata dalle diverse anime interne, rapporti inesistenti con la macchina da guerra di Slow Food. Ma tra errori e aggiustature, complice la nomina di Marco Bolasco a curatore della Guida Ristoranti, i Gambero Boys si erano ricavati uno spazio importante, come talent scout e promotori della nuova gastronomia italiana. Senza minare le fondamenta della ristorazione tradizionale, ma portando in passerella i giovani talenti. Negli ultimi mesi, tutto è cambiato: via Bonilli, via Bolasco, via le teste pensanti di Canale e mensile, forte spostamento delle tematiche enogastronomiche sul mondo dei vini (gradito alla nuova proprietà, che molti attribuiscono al tandem Panerai-Zonin). Così, la guida 2010, firmata dal curatore di un tempo, Giancarlo Perrotta, e da Clara Barra, esibisce una sorta di duplice anima, certificata dal doppio premio: Tradizione/Innovazione. Curiosamente univoca, invece, la scelta dei dieci piatti dell’anno – con dvd delle ricette in allegato – testimoni della nouvelle vague gourmand, tra cui spiccano quelli dei bocciati Cracco e Sultano. A beneficio degli oltre 4 milioni di appassionati (i cosiddetti “foodies”), quasi duemila i ristoranti recensiti, con un occhio di riguardo a wine bar e locali della birra.
Ogni anno assistiamo al medesimo deprimente spettacolo.
Attorno all’uscita delle Guide si affilano i coltelli, si calibrano i mirini delle carabine, e si posizionano le mine anti uomo. Nella guerra che si viene così a combattere ne usciamo tutti feriti e malconci, dopo aver dato un triste spettacolo al nostro mondo che magari ci osserva silente.
Più o meno la stessa schifezza era venuta fuori l’anno scorso con le polemiche false e pretestuose attorno ai giudizi delle Guide gastronomiche con quelli di Striscia che provavano a fare i censori ed i castigamatti e qualche brillante ristoratore a fargli da spalla.
Quest’anno, specialmente attorno al vino lo spettacolo è stato particolarmente deprimente con continue e lunghe battaglie quasi sul nulla, come a voler regolare conti personali mai sopiti.
Per giungere rapidamente ad una conclusione positiva di questo mio lungo argomentare penso che questo nostro mondo sia in profonda crisi economica. Crisi che accentua e radicalizza scontri e rancori antichi. Quasi un tutti contro tutti, in una reciproca delegittimazione, sperando di esser l’unico a salvarsi e godere finalmente i favori del mercato.
Io penso che se continua così non si salverà nessuno ed il mercato degli appassionati incomincerà a guardare qualcos’altro.
Stiamo dando un bruttissimo spaccato del nostro mondo, chi ci segue silente perchè dovrebbe aver voglia di seguirci ancora?
Non sarebbe meglio remare tutti assieme costruttivamente e non distruttivamente verso la ricostruzione collaborativa e condivisa di un tessuto connettivo fatto di giornalisti, guide, ristoratori e consumatori, per superare questa nostra crisi?
Badate che non è un invito a nascondere la polvere sotto il tappeto o a far finta di niente. E’ un invito pubblico a trovare delle dinamiche di dialogo, di confronto anche duro ma che rimanga corretto ed equidistante.
Confrontandoci solo nel merito delle questioni, perchè sul metodo siamo tutti, da adesso in poi, d’accordo.
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Ciao
Bè, tu dici che è peggiorato con la crisi economica, può darsi, o forse è l’atmosfera che si respira in Italia ad essere più avvelenata in generale. In ogni caso io ho cominciato a sbirciare l’universo webgastronomico nel 2005 e l’ho sempre visto più o meno così!
Sull’esclusione di Barbieri, non saprei; non ci sono ancora stato. Su Cracco e Marchesi invece dico: era ora! Basta con le tre forchette alla carriera!! Con un pò piu’ di coraggio avrei ridimensionato, e di molto, anche i punteggi de La Torre del Saracino. Pieno accordo su Vissani, simpatico o meno è ancora il migliore (chiuso Pierangelini..) Qualcosina in più avrebbero meritato il Don Alfonso, il Laite, Villa Crespi e Perbellini. Pollice verso anche per Heinz Beck, vale 2 forchette e 1 stella…ma la mia è una guida che esisterà mai! Le guide fatte da chi campa d’altro, forse, non avranno mai un ewditore.
Premio alla carriera a Cracco e Marchesi?! Mettere quei due sullo stesso piano è ridicolo anche solo per questioni anagrafiche.
Lo sai che Cracco ha 44 anni? E Marchesi 79?
bravo angelo, bravo. affanculo la carriera. ma che cosa stà carriera? a cosa serve? questi vecchi sempre in mezzo ai coglioni.
hai ragione…hai ragione in fin dei conti cosa ha fatto Marchesi?
angelo… biiip
Peccato che Marchesi è stato escluso per sua richiesta. L’abbiamo accolta per il rispetto che gli si deve. Quindi non è stato declassato. Prima di parlare si dovrebbe sapere come stanno le cose.
trovo la precisazione non coerente. mi pare che il sig. Marchesi, mi pare, abbia fatto scelta di essere ‘escluso’ dopo le numerose critiche a lui mosse. e se Marchesi ad un certo punto della carriera decide che ‘é stanco di essere giudicato da chi non capisce niente’ vorrà dire che forse, dico forse, qualcosa non funziona. poi se anche lei pensa che la carriera ed il percorso di un uomo non valgano niente e che debbano essere sempre messe in discussione. ma vorrei chiederle un paio di cose: chi garantisce che la recensione sia frutto sempre di una profonda conoscenza del settore? perché non proviamo a giudicare la capacità oggettiva dell’ ‘essere in grado di saper giudicare’?
Marchesi ha chiesto di essere escluso già dallo scorso anno, e lo ha chiesto a tutte le guide. Quest’anno abbiamo deciso di accontentarlo proprio perché è Marchesi, quindi per rispetto. Personalmente ho ottimi rapporti con lui e mi è sembrato rispettoso accontentarlo. Quindi la mia risposta è coerente e non c’è alcun declassamento. Chi ha la “capacità oggettiva” di giudicare? E che vuol dire “capacità oggettiva”? Perrotta e Barra sono persone competenti ed oneste. A me basta questo. I collaboratori devono semplicemente rappresentare i clienti e giudicare nel loro interesse. Tutti quelli che collaborano con noi sono, a mio avviso, in grado fi farlo. Lei non so.
Aggiungo che lo scorso anno noi l’avevamo premiato.
sig. cernilli, io non ho mai detto che Perrotta e Barra non siano competenti o disonesti.
la capacitrà oggettività é un’insieme ideologico corrispondente alla realtà e al mondo oggettivo. non può dipendere dalla singola persona che ne assumerebbe un predominio assoluto.
l’oggettività è realtà e non interpretazione soggettiva. detto questo, perché il dubbio oggettivo sull’essere in grado di giudicare non può mai, dico mai, essere preso in considerazione proprio da chi opera nel giudizio quotidianamente? lei dice che i suoi collaboratori sono in grado di farlo. io dico no. perché dico no? perché io, oggettivamente, posso dimostrale che la capacità di giudicare dei singoli alimenti é impossibile. so che questa cosa é difficile da accettare.
ma proprio voi che mettete sempre in discussione tutto dovreste essere i primi a sottoporvi al giudizio degli altri, o siete esenti dai giudizi?
io sono gli altri. e i recensori non rappresentano i clienti. il cliente é una cosa, il recensore é un’altra. si pongono davanti al cibo in modo diverso, tando diverso che la loro predisposizione al giudizio modifica l’oggettività stessa.
le posso garantire che io per primo metto in dubbio la mia capacità nel saper giudicare. ed il dubbio é così forte, anche dopo 45 anni di esperienza attiva in questo settore, che mi chiedo come possano fare gli altri ad avere tante certezze.
Mi sa che deve leggere Wittgenstein prima di affrontare discorsi sull’oggettività. E forse anche Einstein ed Heisenberg.
Bravo al duo Barra/Perrotta, esperienza e competenza al servizio dei lettori. Complimenti, anche se dispiace per chi ha perso le tre forchette!!!
La guida Gambero Rosso di quest’anno mi piace molto di più. Complimenti a Barra/Perrotta, mi sembra che abbiano messo in campo molta più esperienza e passione.
Concordo con Angelo,poi, sul fatto che il Don Alfonso avrebbe meritato qualcosa di più e su questo punto non sono la sola.
A me piaceva di più l’anno scorso…
Anche a me. Questa guida è una restaurazione. Invece di andare avanti, di sostenere la nuova cucina italiana, si ritorna a vent’anni fa: Vissani numero 1 della guida. Ed Esposito, Alajmo, Scabin, Lopriore, Cracco, Sultano in calo. E la crescita che c’è stata dove l’abbiamo messa? Saranno tutti diventati meno bravi in un anno? O forse sono i curatori che sono rimasti fermi a una visione della ristorazione un po’ vecchia?
Questo secondo me è un post che andrebbe approfondito con un topic ad esso dedicato. Ed è anche un bel modo di parlare, di dialogare non additando qualcuno come “malandrino” ma puntando il fuoco del discorso su cosa si intenda per “nuova cucina italiana” e per “guida restauratrice”. Complimenti sinceri.
Veniamo al dunque, io non so a quale corrente di pensiero appartenere, certamente non mi sembra che far primeggiare Vissani e togliere un punticino a Gennarino Esposito sia sufficiente per additare il recensore di essere un gastrorestauratore (nuovo vocabolo???). Questo perchè secondo me la cucina di Vissani è molto innovativa, cambiando dodici volte l’anno il menù degustazione e mantenendo in carta i vecchi grandi classici ed i neo classici. Inoltre se l’uso che fa delle materie prime armonizzandole in un solo piatto tante e bene come nessuno, se la sua eccezionale conoscenza di queste ultime, sia conservatorismo o fare vecchia cucina, allora io sono un conservatore dei più fanatici.
Allora, cos’ è per voi innovazione, cos’è per voi restaurazione, spiegatemi !!!
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Ciao
ogni singolo elemento naturale, su questa terra, é strettamente correlato in perfetta armonia.
il cibo é un elemento naturale. la gastronomia é la ricerca, la storia e l’evoluzione che l’uomo ha applicato ai singoli elementi.
ogni elemento é causa di uno sviluppo. senza di esso non esiste sviluppo.
la ristorazione é l’evoluzione professionale della gastronomia.
in questa perfetta simbiosi inseriamo ‘la guida’.
la ‘guida’ é uno sviluppo di elementi che non esisterebbero senza la ristorazione.
la ‘ristorazione’ é uno sviluppo di elementi che può esistere senza le ‘guide’.
pertanto, in natura, questo legame si definisce parassitismo. ed un parassita rimane, da qualsiasi punto tu voglia vederlo, un parassita.
e se un parassista sfrutta naturalmente il suo ospite, vorrei che tu mi spiegassi quanto e perché sia importante questa forma di parassitismo per il bene della ristorazione.
primo – a scanso di equivoci, vorrei ricordarti, che Vissani é sicuramente un grande professionista. ma la sua professionalità non può essere inneggiata a discapito di altri professionisti.
secondo – il concetto di guida nasce per una semplice esigenza di assistenza alle prime auto con annesso punto ristoro. categorie e simboli ti dicevano cosa potevi o non potevi trovare.
presa come singolo elemento la ‘guida’ ha sostenuto un’evoluzione soggettiva che, in molti casi, ha assunto forti aspetti parassitari.
Io non posso parlare per tutta la ristorazione, posso parlare per la mia Osteria. Quei parassiti delle Guide ad esempio hanno contribuito enormemente a farla conoscere in un tempo che altrimenti sarebbe stato molto maggiore…..e gratuitamente !!!
Quindi, per semplice deduzione logica la mia Osteria è un parassita del parassita….beh, non ci avevo mai pensato !!!
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Onestamente non ho molto capito il tuo argomentare, anche perchè dalle deduzioni logiche manca almeno un elemento terzo, l’acquirente delle Guide. Nella tua distinzione biologica come verrebbe definito?
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Ciao
uno che non sa guidare
Allora anche la critica letteraria, musicale, artistica, sportiva, cinematografica e quant’altro sono aspetti parassitari. Ah, se gfosse ancora vivo Benedetto Croce! Ma perché bisogna assistere a dei ragionamenti del genere, che prescindono da come vanno le cose nel mondo.
@cernilli – ….allora anche la critica letteraria, musicale, artistica, sportiva, cinematografica….
ma perché fa questi paragoni?
vuol dire che un critico letterario o musicale chiede a 100 persone di girare per l’Italia e di leggere un determinato libro, ascoltare musica, vedere un film, poi un’addizione, una media sui pareri e stila una classifica?
ma perché lei ha mai visto una classifica dei migliori artisti di arte contemporanea?
ma non vorremmo mica paragonare la capacità di un critico letterario o artistico che, oltre ad aver e un percorso di studi professionale in un settore specifico, esprime un parere soggettivo, alla probabile capacità di chi, mangiando tutti i giorni pensa di poter essere in grado di giudicare un aspetto così complesso come quello dela ristorazione?
vede anch’io ascolto la musica tutti i giorni da quando avevo 3 anni, ma l’idea di fare una guida non mi é mai passata per la mente.
Mi sfugge da dove esca la convinzione di Eggi che tutti quelli che parlano di musica, arte, sport e libri abbiano chissà quali specializzazioni e alti studi e invece quelli che parlano di cibo e vino siano per forza ignoranti nel loro settore.
Inoltre si dà per scontato che i critici di altro genere dicano per forza cose furbissime e geniali e che i titoli accademici siano davvero l’unica discriminante che rende un individuo capace di cogliere le sfumature o conoscere bene un argomento. E io non sono per niente daccordo!
@gumbo chicken – se parlare significa criticare, spero e mi auguro che chi lo faccia sia soprattutto in grado di farlo. io non metto in dubbio mai la sua competenza, metto in dubbio la sua capacità di GIUDICARE. ma evidentemente approfondire e mettere in dubbio la capacità di GIUDICARE non fa comodo.
Lei Eggi quali titoli accademici può vantare per giudicare chi giudica i ristoranti per una Guida gastronomica ?
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Ciao
@vignadelmar
a- io antepongo una realtà oggettiva ed imprescindibile e non i miei titoli accademici.
b- io non mi vanto di saper giudicare meglio di altri, dico solo di essere in grado di dimostrare, oggettivamente, che chi dice di essere in grado di farlo non lo é.
c- chi si crede in grado di giudicare non può e non dovrebbe avere paura di dimostrare il contrario, dimostrando oggettivamente le sue reali capacità a farlo.
Ok, ok, io quando sento parlare di oggettività fuggo lontano !!!
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Ciao
Anch’io!
Perealtro io non penso di essere in grado di giudicare niente in modo oggettivo. A dir la verità neanche mi interessa molto. Non mi interessa giudicare i ristoranti, né criticare i critici. A me interessa trovare indicazioni per scegliere i ristoranti che mi danno maggior soddisfazione, e nella mia soddisfazione non c’è nulla di oggettivo!
A me piace molto di più quest’anno, lo scorso anno c’erano troppe “forzature”!
Quali sarebbero le forzature dello scorso anno?
Mi dispiace molto per chi è uscito dalle tre forchette, ma non ne conosco i motivi.
Quello è proprio uno dei problemi di questa guida. Non si capiscono i motivi che hanno indotto alla retrocessione di figure importanti a livello internazionale come Cracco.
Forse i motivi sono che chi è andato anonimamente a mangiarci non si è trovato bene come in altre occasioni. Mi pare talmente ovvio.
I motivi della esclusione del ristorante Cracco dalle 3 forchette sono chiaramente espressi nella scheda presente in guida. Saluti
Facile nascondersi dietro il comodo e semplice “anonimato”… Mi sembra francamente una risposta banale e scontata… Suvvia, mi aspettavo qualcosa di più viosta l’assurdità della vostra scelta…
Anonimato da parte di chi? non capisco. Mi sembra di aver inserito nome e cognome.
Il problema e´ la continua ricerca della polemica.
Ho solo detto che, leggendo la scheda riferita al ristorante, si evincono i motivi (condivisibili o meno) per i quali e´ stata fatta una certa scelta.
mi stavo riferendo a cernilli…
Non cambia nulla, visto che anche Cernilli scrive su questo blog sotto suo nome. Se Lei si riferiva alla guida, i nomi dei collaboratori sono elencati nelle prime pagine della stessa. Ed inoltre la guida è firmata da due curatori, conosciuti a tutti. Insomma non vedo dove sia l’anonimato.
Questa sarebbe una ragione valida e sufficiente per togliere 4 punti a un ristorante (-2 di cucina e -2 bonus)?
Francamente mi sembra un po’ poco.
Inoltre, ritengo una frase del genere poco adatta a una guida che vanta esperti critici gastronomici.
Cracco perde 4 punti a causa di una cucina troppo “cerebrale”: mi sembra la valutazione non di un esperto conoscitore della cucina, ma di un qualsiasi cliente che apprezza la buona tavola, ma che non è in grado di fare una riflessione approfondita sulla cucina.
Ma io, scusate dal basso e in piccolo, sono confuso: si legge sempre che le guide non sono il toccasana per le vendite, però poi ci si arrabbia per il loro operato.
Ma apparire sulle guide, per nomi blasonati, è davvero ancora un elemento fondamentale?
Capisco l’essere scoperti quando non si è ancora noti o quando lo si è ma non così tanto, ma quando si arriva ai vertici è davvero fondamentale esserci? Lo chiedo perchè “temo” che far parlare di se da un certo punto potrebbe essere mediaticamente più interessante che l’essere ben giudicati.
Che voglio dire: di solito quando qualcuno giudica il mio operato e sto facendo i primi passi temo tanto, osservo tutto e accetto qualunque critica, le vendite ovvero la clientela ricorrente è ancora da formare quindi zut.
Poi piano piano vedo delle conferme in quello che faccio, cresco e ottengo magari consensi anche dai critici, bene, anzi benissimo.
Poi arrivo ad un punto dove per differenziarmi devo prendere una strada più marcata, ecco qui mi sa che possa mediaticamente anche convenire una rottura….ma magari mi sbaglio.
Io da Oste molto ben recensito posso tranquillamente affermare che l’essere positivamente visibile sulle Guide è molto importante. Forse più all’inizio, è come un ulteriore “canale pubblicitario” che ti si apre davanti ed è indirizzato a persone che spendono tot euro per decidere dove andare a mangiare…ti pare poco ?
Anche dopo continua ad essere importante, perchè questo canale si rinnova, parla di te, di e come sei cambiato, come sei evoluto, insomma fotografa un’istantanea del tuo lavoro e delle tue capacità espresse. Certo è il giudizio di un degustatore e come tale fallibile. Puoi anche fregartene ma personalmente leggendo i giudizi su di me, sui colleghi, riesco a farmi un idea su questo mondo, come gira, quali siano le novità. Tutto ciò per me è importantissimo ma non vincolante. Perchè anche io ho le mie idee granitiche e spesso farmi cambiare idea su queste è quasi impossibile. Però su tutte le altre no, su tutte le altre è utile.
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Un appunto alle Guide e sulle Guide.
A volte manca un editing pre stampa, una supervisione generale che non cambi le peculiarità del singolo ispettore ma ci faccia capire e comprendere quali siano le vere linee guida che segue la Guida.
Capisco sia difficile armonizzare l’operato di tanti collaboratori ma secondo me bisognerebbe provarci con maggiore convinzione….ammesso e non concesso che siate d’accordo con questo mio appunto.
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Ciao
Esser nei panni di Clara Barra? Sì, non meniamocela con i distinguo e i ditini puntati: sì, sarebbe bello.
Le guide così concepite mi interessano poco, ma volenti o nolenti, con o senza voti, rappresentano lo specchio del mondo enogastronomico, deformante, abbagliante, narcisistico o crudele quanto si vuole, ma terribilmente concreto e importante, anche se sembra difficile ammetterlo.
Per questo motivo, è innegabile e, credo, molto gratificante, per un curatore, essere nell’occhio del ciclone, saper di aver fatto il tuo lavoro e sentire scorrere l’adrenalina, prima di tornare a lavorare per nuovi progetti. Bello.
Anche se da questo punto di vista preferirei esser nei panni, oggi, di Marco Bolasco, sia per il tipo di progetto che per la gratificazione che nuove intraprese possono dare.
Sia ben chiaro che vorrei esser nei panni… se ne avessi le capacità.
@gumbo chicken – la soddisfazione é una gratificazione soggettiva, un insieme di emozioni piacevoli. mangiare, può essere un insieme, variabile, di emozioni piacevoli e non.
ma se qualcuno riesce a tramutare in numeri un insieme di emozioni piacevoli e non, determinando OGGETTIVAMENTE un’unità di misura di soddisfazione (19.5 – 18.0…), dovrebbe quantomeno spiegare qual’é l’unità di misura delle emozioni, quanto meno le sue.
e se tu stesso/a dici che la ricerca della tua soddisfazione non é oggettiva, come puoi dire contemporanemente che la stessa può dipendere da qualcun altro che lo ha fatto per te oggettivamente?
La mia soddisfazione non dipende dall’oggettività di qualcun altro, dipende da quanto un locale e una cucina corrisponde ai miei gusti. Le descrizioni però sono utili a cercare di capire quali ristoranti potrebbero piacermi di più. E forchette, cappelli, stelle, gamberi, chioccioline e cose del genere a volte sono comode per restringere un po’ il campo. Le classifiche non m’interessano un granché se non farmi un’idea se i criteri altrui si avvicinano ai miei oppure no. Secondo me le emozioni non si possono tradurre in numerini e dare giudizi non è divertente. Quindi, tanto per tornare al tema iniziale tema: no, non vorrei essere nei panni di Clara Barra, perché io non voglio fare la critica!
[...] Continua Articolo Originale: Commenti non a caldo sui risultati della guida Ristoranti d'Italia … [...]
Sig. Cernilli io la invito a proseguire il nostro dibattito.
Lo continueremo dopo le sue letture dei principali volumi di Wittgenstein.
fatto. wikipedia é fenomenale. perché non risponde alle mie domande?
se la sua fonte di conoscenza filosofica è wikipedia possiamo solo immaginare quale sia quella per la cucina
vuoi rispondere tu alle domande alle quali non riesce a rispondere cernilli? o vuoi discutere su un tentativo che cerca palesemente di sviare una precisa richiesta. wikipedia é una battuta, pensavo comprensibile.
cioè, scusami se sbaglio, chiedevi di specificare i parametri di giudizio, visto che queste guide pubblicano un giudizio oggettivato, quantificato, numerato, ecc?
perchè anche a me sembra che i parametri vengano nascosti appositamente, per poi rifugiarsi tutti nel soggettivo, relativo, ecc, appena se ne chiede conto.
Le guide cercano di vendere il loro prodotto, e il loro prodotto è un giudizio, una classifica, mettendo le scarpette agli chef e gettandoli in corsa tutti con tutti e anche contro tutti.
ma è questa la realtà, sono veramente in corsa?
e partecipano tutti alla stessa specialità, oppure non è proprio possibile che chi lancia il peso salti gli ostacoli insieme al ginnasta?
io dico solo che palle….da piccolo trattore non amo piu’ queste discussioni…..ho chiesto espressamente di togliermi dalla guida del Gambero. spero abbiano esaudito il mio desiderio. piu’ avanti spieghero’ il perche’.
[img]http://digilander.libero.it/le.faccine/faccinea/legge/0002033.gif[/img]
valutazione due gamberi, rapporto q/p favorevole + rosso, il resto è la solita scheda:
Liloni vi coinvolge, la cucina sposa il mare, piatti consolidati e fumanti e abbondanti.
allora volete dire che una guida decide a priori se uno deve esserci o non esserci?
Bah……
clara barra e giancarlo perrotta nel fare la guida ci mettono la faccia !! se c’è una guida che è fatta da anonimi è la rossa !! ricordo che nel teatrino di vespa sino a qualche anno fa il curatore della guida che distribuisce stelle si faceva riprendere di spalle ! figuratevi !! o ricordo quell’altro grande critico che sosteneva che oltre a prenotare con un falso nome usava adirittura il distortore di voce per chiamare !! come se all’epoca, prima che diventasse un conduttore televisivo, qualcuno potesse riconoscere la sua voce !! naturalmente quando si presentava nel locale sotto falso nome poi non lo riconosceva nessuno, probabilmente ci andava in ginocchio e col burqua !! mahhh !!!
io credo fermamente che se uno/a chef è bravo/a lo è sempre e comunque, non lo diviene di colpo sol perchè ha il critico famoso al tavolo ! se il servizio è curato e il personale è preparato e all’altezza lo è sempre e comunque. se il sommelier è bravo e preparato e conosce bene la sua carta dei vini e la cucina del ristorante dove lavora lo è sempre, non lo diventa di colpo davanti l’ospite famoso.
carinerie o premure che possono essere fatte al critico conosciuto saltano subito all’occhio, chi gira per ristoranti lo sa e non le prende neanche in considerazione, caso mai le stigmatizza e soprattutto guarda come premura a parte si muove il personale e sempre come vengono trattati gli altri tavoli !
da quello che ho letto sembrerebbe quasi che avendo due stelle michelin come nel caso di cracco o di sultano siano automatiche le tre forchette ! a parte che di due stelle senza tre forchette ce ne sono un bel po in giro per l’italia ma poi dove c’è scritto che la rossa debba essere la guida di riferimento !
vorrei ricordare agli estimatori della rossa che per quello che è il loro metro di paragone in italia l’alta ristorazione praticamente non esiste !!!
probabilmente nella sola parigi ci sono più stelle che in tutta italia !! che tolte le stelle e il gourmand gli altri locali non sono giudicati per la qualità della cucina !
quindi di cosa stiamo a parlare !!
è chiaro che ognuno ha un metro di valutazione che è suo e che per forza di cose non può mai essere uguale ad un altro, quindi è normale che ci possano essere differenze tra una guida ed un’altra. Nel caso dei due ristoranti di cui si parla la differenza sta in un solo punto tra le 2 e le 3 forchette la qualità del ristorante è certamente riconosciuta e tanto !
ultima notazione leggendo le schede della guida del gambero l’impostazione dei curatori è chiara da sempre sin dalla prima edizione : il ristorante è sempre raccontato in modo semplice, senza tecnicismi, come lo descriverebbe un qualsiasi cliente
e non un critico dalla penna alata !! perchè ricordiamocelo tutti a mangiare nei ristoranti ci vanno per il 99 % gente normale, professionisti, impiegati, medici, studenti e una guida deve essere diretta a loro, ad orientare le loro scelte sulla tipologia del locale dove vogliono andare , sul tipo di cucina e persino sul prezzo ! qualsiasi guida serve a loro e non a quell’1 % di gourmet che sa bene dove andare !
a tal apricot voglio soltanto dire di vergognarsi per il commento !
Le stroncature di Cracco e Ciccio Sultano servono a far parlare di se, ad alzare un po’ di polverone e clamore intorno a una guida che continua ad essere, nonostante il tanto affannarsi dei suoi curatori, una delle tante guide italiane.
Ora poi che ha chiuso il Gambero Rosso, che per omonimia gli dava un po’ di lustro, rientrerà nei ranghi delle guide minori, aiutata in questo anche dal suo aspetto tanto “cheap”.
Ciccio Sultano è stato “degradato” per il servizio? E che dire allora dell’ ineffabile Pierangelini (la cui cucina ho pur tanto amato), abbonato al primo posto in guida nonostante un servizio che solo eufemisticamente si poteva definire “approssimativo”?
Cracco ha perso la terza forchetta per i ricarichi dei vini? Allora Pinchiorri dovrebbe averne cinque di forchette. Conficcate nella schiena però. O sarà per i famosi tartufi? A leggere la scheda valutativa sembra non sia cambiato praticamente nulla dall’ anno precedente: ampiamente positiva. Penso che quando si declassi un ristorante bisognerebbe scrivere chiaro e tondo cosa non funziona (più). O no?
[img]http://www.vocinelweb.it/faccine/fattedanoi/donia/23.gif[/img]
a leggere la scheda sembra non sia cambiato praticamente nulla dall’anno scorso
[*] mie interpretazioni, chiaro: in scheda non c’è spinta né cervellotica, un po’ invece c’è
[img]http://www.vocinelweb.it/faccine/varie/pag3/15.gif[/img]
non era più logico
una cucina portata al limite estremo? sì, ma ci ho pensato troppo tardi
Mah, io ho più di qualche perplessità.
Le bocciature, perché di questo si tratta, di Sultano, Cracco e Lopriore fra gli altri, non convincono.
Da qualche parte ho letto che Cracco sarebbe stato visitato sei volte e tutte le volte gli ispettori del Gambero ne sarebbero usciti poco soddisfatti.
Nella recensione, però, non si parla di nemmeno uno dei piatti degustati, facendo un generico riferimento a suggestioni speziate/orientali che, a chi frequenta di tanto in tanto il ristorante, paiono incomprensibili.
Altrettanto incomprensibile il fatto che nel dvd allegato sia Sultano, sia Cracco siano stati chiamati, e, quindi, in qualche modo premiati, a preparare il piatto dell’anno! (che la mano sinistra non sappia cosa faccia la destra?).
Perché di tale piatto non c’è traccia nella recensione?
Poi si legge che la guida ha attribuito un punteggio più elevato ad un ristorante drammaticamente chiuso da almeno due anni.
E allora si sospetta che qualche visita possa essere stata omessa; e allora si può pensare che le ricevute di cui i responsabili della guida affermano di essere in possesso per ogni pasto consumato in uno dei ristoranti recensiti potrebbe mancare; e allora perché non pubblicarle?
Infine io penso che, per i ristoranti più significativi del nostro paese (tra questi ci sono certamente Il Duomo e Cracco), in caso di bocciatura, sarebbe opportuno che le recensioni degli ispettori fossero sottoposte al vaglio e al “giudizio finale” della direzione, vale a dire che uno dei curatori dovrebbe almeno una volta provare il ristorante in questione.
Questo è stato fatto?
In sostanza, ci possiamo fidare?
Soggiungo brevemente:
1. Le spiegazioni alquanto piccate della curatrice espresse in altro sito sulla pubblicazione della scheda relativa al ristorante Antica Cascine Lenga generano ulteriori perplessità: colpa del database? E allora come si spiega il punteggio più elevato attribuito ad un ristorante chiuso e, quindi, sicuramente non visitato? Quanto sostenuto sarebbe plausibile se la scheda fosse stata, erronaemente, riportata nella guida 2010 così com’era nella precedente edizione.
2. Come è possibile che il responsabile di sala del ristorante Villa Crespi (uno dei più importanti d’Italia) sia stato erroneamente indicato nella persona di Massimo Bartolucci, sostituito da due anni da Paolo Ciaramatiro?
Colpa del computer? Sulla scheda relativa ad un ristorante tanto importante?
MAH!
Qualcun altro più sopra (collaboratore della guida?) ha detto che a differenza della Rossa (io adoro le rosse) Perrotta e la sig.ra Barra ci mettono la faccia. E’ così che ce la mettono? Si recensisce un ristorante inesistente e si trovano delle scuse “informatiche”, rispondendo per di più in maniera spocchiosa* e stizzita*.
* © Gambero Rosso
Io il blog di Wittgenstein ogni tanto lo leggo, l’unico problema e’ che Sofri piccolo e’ milanista
Ad una guida chiedo di essere “corretta” e onesta, e mi sembra che Barra e Perrotta lo siano, poi chiaramente incide anche il gusto personale e l’importanza che si attribuisce ai particolari e bene ha fatto Clara a spiegarlo.
MALE ha fatto Massimo a scegliere quel fotogramma.
riflessione al margine: certamente non si comprerà una voluminosa guida per leggere la classifica di dieci ristoranti; in quel caso basterebbe un volantino.