Gli italiani sono tutti allenatori ma anche critici gastronomici


“Per molti versi la professione del critico è facile: rischiamo molto poco pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il proprio lavoro al nostro giudizio. Prosperiamo grazie alle recensioni negative che sono uno spasso da scrivere e da leggere”. Forse la più bella riflessione sul mestiere del critico gastronomico viene da un personaggio di fantasia, Anton Ego, spietato recensore di ristoranti d’alto livello nel delizioso film Pixar, Ratatouille.

In realtà, almeno in Italia, le recensioni negative sono un genere tutto sommato poco praticato: a Milano, sono notoriamente su due posizioni differenti i critici del Corriere della Sera,  Valerio “Primula Rossa” Visintin – un uomo che ha fatto presentare a 5 signori con baffoni finti una guida pur di non svelare la sua identità – e Allan Bay, (meritatamente) noto per una fortunata serie di libri di cucina for dummies (Ciao Allan! Grazie per avere firmato la mia copia!). Visintin scrive spesso recensioni negative, a volte feroci, e invariabilmente spassose, mentre Allan Bay scrive solo recensioni positive – nel senso che, semplicemente, segnala esclusivamente locali che gli sono piaciuti.

La sensazione, però, è che quando ci si mette la faccia non sia facile essere spietati. Ed è qui che arriva il web 2.0, a trasformare, potenzialmente, tutti gli utenti di Internet in critici gastronomici: e quando lo “spasso” di scrivere una critica negativa si unisce all’anonimato cadono tutte le reticenze. L’altro giorno ha cucinato per noi amici uno chef molto bravo: eravamo in montagna, e ci ha ammannito una straordinaria frittata con le erbe raccolte nella mattinata. “E’ buona da piangere” ho detto io. E lui, secco: “Beh, almeno tu non pensi che faccio una cucina ‘adatta solo al palato di un forte fumatore’, come hanno scritto di recente su Internet”. Di fronte alle mie insistenze, ha raccontato il resto della recensione, i cui altri punti salienti erano “All’ingresso sono stato accolto da un signore sudaticcio”(“quello sarei io” commenta un altro commensale, tergendosi la fronte) e “Alla mia richiesta di indicazioni sull’abbinamento con il vino, il cameriere ha risposto: Non me ne intendo, chieda consiglio ad un amico” (loro negano che sia andata così, io spero sia successo davvero, è una risposta dadaista).

Ogni chef reagisce a modo suo a questa moltiplicazione dei fronti. Tra i miei “amici” su Facebook compaiono di tanto in tanto messaggi di stato inferociti (“Infami, bugiardi e codardi. Qui, tutto bene, bravo, bis! A casa, pavidi, nascosti dietro un nomignolo a gettar fango addosso.”); altri sono apparentemente online 24/7, chiedendo lumi a ogni singolo commentatore che lasci una critica meno che entusiasta (“leggo con piacere la sua critica al mio ristorante, sono X del ristorante Y. Mi farebbe piacere ricevere una critica più articolata soprattutto quando questa risulta essere negativa, come nel suo caso”), che generalmente cadono nel vuoto.

Ma quali sono i rischi delle rece 2.0? Danno davvero una visione realistica di come si mangia in un ristorante?

A parte ovviamente il livello difforme dei recensori della domenica, che spaziano dal lirico al sadico, c’è un problema più radicale: è più facile aver voglia di scrivere un commento su di un posto che non ci è piaciuto, piuttosto che viceversa. Se l’esperienza è stata un successo, si paga il conto con la serena consapevolezza che lo scambio cibo/denaro ha mantenuto gli equilibri cosmici del karma, se invece si è sborsato per una cena insoddisfacente, più facilmente si vorrà rivalersi, anche tramite una recensione online.

[Fonti: Wikiquote, Mangiare a Milano, immagine: Hardpop Files]




38 commenti a “Gli italiani sono tutti allenatori ma anche critici gastronomici”

  1.  Fabio Cagnetti commenta:

    Un altro aspetto spesso poco considerato è quello dell’utilità della recensione per l’utente finale. Non ricordo di qualcuno, in tempi recenti, che mi abbia chiesto in quale ristorante non andare a mangiare, o quale vino non bere: chiedono tutti, con le loro ragioni, consigli propositivi.

    Poi è chiaro che se le circostanze impongono di raccontare la propria esperienza nel tal locale e questa sia stata, ahimè, negativa, bisogna dire le cose come stanno.

  2. Tavole Romane commenta:

    Articolo interessante e verissima l’affermazione:
    “è più facile aver voglia di scrivere un commento
    su di un posto che non ci è piaciuto, piuttosto che viceversa”.

    Lo stiamo sperimentando anche noi con i commenti che riceviamo nel nostro “giovane” blog dedicato mangiar bene fuori (filosofia Allan Bay per capirci) e specializzato su Roma.

    Interessante anche il post consigliato da gianpaolo, ma secondo noi quello che non è messo abbastanza in evidenza è che la forza della “democrazia web” è la moltitudine.
    Quindi è vero che ogni singolo giudizio ha i limiti dei giudizi degli esperti critici gastronomici (a dire il vero ancor di più) ma il web consente di raccogliere tante opinioni diverse per uno stesso posto e una maggioranza netta (magari considerando più di 3 giudizi) rappresenta, con ragionevole certezza, un buon riferimento…almeno per il “gusto comune”!

    • up up risponde:

      ho letto anch’io l’articolo di gianpaolo e ho commentato anch’io in questi termini

      “sono d’accordo con te che il recensore, ogni recensore, per i motivi che dici, non può essere considerato “affidabile” però è anche vero che è il caso classico in cui la quantità fa statistica e che se è piaciuto a dieci persone è probabile che possa piacere anche a te o, quantomeno, te la rischi di meno.”

      è un punto centrale a cui però si potrebbe obbiettare che se è “quantità e popolarità” non può essere “qualità”…

  3. alex alex commenta:

    Ora vi faccio ridere… 3 anni fa .. una storia d’amore finita per colpa mia…e lei ……
    si vendica lasciando commenti su blog di settore tutti negativi ma con una dettagliata precisione (colpa di tutte le volte che le spiegavo i nuovi piatti creati)

    es.. la carne era fredda..si vede che non sanno usare le tecniche di cottura sottovuoto etc..

    come ho scoperto che era lei ?

    da prima intuito e poi…

    esistono gli spy web ed un mio amico lo fa di lavoro..:)

  4. Andrea Sponzilli Andrea Sponzilli commenta:

    Forse è poco politically correct però è da quando è stato pubblicato l’articolo che mi sto rompendo il capo per ricordare dove avevo letto del cuoco che proprone la cucina idonea ai fumatori per i sapori troppo intensi… ma niente non riesco a ricordare! uff uff

    A proposito del topic è stata per me illuminante una lunga chiacchierata fatta in quel di San Vincenzo con il Pierangelini in persona, lui si lamentava (tanto per dire) dei vari Salvia79, Cannellaprofumosa e via discorrendo, che celati dietro nick del genere si sentivano in diritto di dire qualsiasi cosa, sempre “il nostro” lanciava la provocazione che consisteva nel vedere cosa avessereo avuto in dispensa e quali materiali utilizzassero per cucinare queste persone… completamente d’accordo con lui.

    Da ultimo vorrei citare il carissimo amico Lorenzo Linguini che genialmente, direi, definisce gli anonimi critici “leoni da tastiera”: grande Lorè ;-)

    • Sara Porro risponde:

      Ciao Andrea, grazie del commento! Ho scelto di non citare per nome gli chef perchè sono 3 ristoranti che amo e secondo me non meritano le critiche negative che hanno ricevuto, perciò non vorrei dare visibilità ai loro detrattori. Se qualcuno di loro però si riconoscesse nel testo, sarebbe l’occasione per un coming out!

      • matteo matteo risponde:

        “Infami, bugiardi e codardi. Qui, tutto bene, bravo, bis! A casa, pavidi, nascosti dietro un nomignolo a gettar fango addosso.”

        Wow, ma questo sono io!!!
        Faccio coming out.
        Si lo ammetto: ho un problema con le recensioni.
        O meglio, con i recensori.
        O meglio, con la buonafede dei recensori.
        Tu avventore/cliente/recensore/gastrostrippato hai tutto il diritto di venire a mangiare, giudicare il nostro lavoro e scrivere in ogni dove le tue impressioni, raccontare a chicchessia cio che ti pare. A patto di rispettare le normali regolette della buona educazione.

        Mi spiego: se hai il palato asfaltato e non riconosci ciò che ti infili in bocca, non dare dell’incompetente al cuoco se non trovi nel dessert che hai ordinato il “classico profumo della zucca” quando stai mangiando un sorbetto di rabrbaro Zucca. Magari ti mancano gli strumenti per valutare l’operato altrui e prima di scrivere una sola sillaba ti farebbe bene un tagliando al livello di arroganza.

        Oppure: Non ti è piaciuta la cena (ci sta!), il locale é brutto(ci stà pure questo!), ma per quale stramaledetto motivo dopo che ti sei accomodato al posto che ti sei scelto in una sala ancora intonsa, con altri cinque tavoli vouti torni a casina tua e scrivi “ci costringono nel peggior tavolo di tutto il ristorante.”

        Ancora: La recensione on line servirebbe per comunicare all’urbi e all’orbo quelle che sono le tue opinioni circa l’esperienza appena consumatasi. Ok, ma se io che sono il fautore di questa esperienza, magari anche disgraziatissima che solo sofferenze ti ha causato, ti vengo a chiedere cosa ne pensi perchè devi mentirmi con un “tuttobene, benissimo” e poi fiumi di battute a descrivere minuziosamente ogni mio supposto errore. Se ci tieni tanto alle tue opinioni da comunicarle al mondo intero sostienile anche con me, confrontiamoci.

        In conclusione: Per poter crescere bisogna sempre mettersi in discussione, ragionare come se le posizione dell’altro fossero giuste e le tue tutte da verificare. Ogni volta. Se mangi male, ho sbagliato. Se il servizio non era alla altezza delle aspettative, ho sbagliato. Se il locale non ti è piaciuto, è colpa mia. Ma prima di giudicarmi, giudicati in maniera obiettiva e sii intellettualmente onesto. Non devi per forza scrivere solo perchè dotato di pollice opponibile.

        Tutto ciò, ne sono conscio, fa parte del gioco. Ed è da accettarsi, ma ogni volta che leggo qualcosa di palesemente falso su di noi il flusso di sangue al cervello si blocca e monta una rabbia sorda. Qualche giorno e poi passa tutto… forse.
        Matteo

        • Andrea Sponzilli Andrea Sponzilli risponde:

          Complimenti, concordo assolutamente in pieno!
          Verrei a mangiare da te se sapessi dove operi! :-D

        • Dan Lerner risponde:

          Scrivi bene tanto quanto cucini piacevolmente. Bravo Matteo.
          Con la speranza che l’auspicio del tuo indirizzo sia rapido come il consolidamento del tuo bel locale, ciao.

        • Maurizio Camagna Maurizio Camagna risponde:

          Beh, Matteo, complimenti. Sapevo già la storia, ma scritta così è un piacere leggerla! (Magari meno per te viverla…) :-)

          • matteo matteo risponde:

            Felice che ti abbia fatto sorridere, Maurizio. A carogna passata, è divertente anche per me scriverne. Aiuta a metabolizzare.
            Matteo

        • tavoleromane risponde:

          Condividiamo quello che scrivi, ma c’è da dire non tutti i ristoratori hanno la tua stessa attenzione e voglia di mettersi in discussione.
          Capita infatti che provi a dire la tua anche “dal vivo” su qualcosa che è andato di traverso e non trovi la “voglia di starti a sentire”…o ancor peggio la trovi ma è solo
          di cortesia…
          Non da ultimo l’episodio di ieri sera presso una nota pizzeria di Roma a Trastevere (molto amata da Dissapore oltre che da noi!)…ti dirigi lì a mezzanotte certo che ti
          sfamerà con una pizza come si deve e invece (già l’aspetto non prometteva) al primo morso capisci che qualcosa
          non va: pizza biscottata, secca e troppo cotta…ti dici che forse è tardi, ti dici che forse non è serata per
          il forno…ti dici: ora glielo faccio notare.
          E così noi al servizio: “Ma cosa è successo alla vostra pizza? Non è la solita pizza? bla bla bla…” E il servizio:
          “Si mi spieghi meglio… aspetti un attimo, faccio la segnalazione e torno…”.
          Ancora stiamo aspettando…la stessa persona è tornata a portarci il conto facendo “la vaga”.
          Poi nello specifico…sono anni che frequentiamo il posto, speriamo sia solo la defaillance di una sera
          e che la critica sia davvero servita!

        • Daje Matteo! :)
          Siamo tutti convinti che il web sia un’opportunità grandissima e dal mio punto di vista, se faccio un bilancio sommario, non ho davvero da lamentarmi. E il principio dei grandi numeri che fa tendere la media delle opinioni verso la Verità in linea di principio è giusto. Ma il rischio che il cammino verso questa verità faccia qualche vittima innocente (danno collaterale viene da dire…) c’è e non ci fa dormire tranquilli.
          Quello che trovo fastidioso è la bordata ad alzo zero, per cui anche il prezzemolo sparso sul piatto come guarnizione è tritato male, spalmata su tutti gli spazi web disponibili. Se ti sei trovato male è giusto che tu abbia l’ooportunità di dirlo ed è davvero un’opportunità per migliorare (lo dico sinceramente, lo giuro!) soprattutto se sei agli inizi.
          La differenza fondamentale è che qui non si tratta di dire che Lippi è un pirla che tanto lui il suo contrattino milionario ce l’ha sempre. Qui si tratta di persone che lavorano, si impegnano e cercano di dare il loro meglio. Se sbagliano senza delinquere bisognerebbe pensarci su due volte prima di usarli come bersaglio e offrire la possibilità di correggersi.
          Nel meccanismo democratico del web comunque rientra anche una normale confrontazione tra le parti e una difesa contro i mitomani protagonisti che possono essere trattati a loro volta da effetti collaterali di un meccanismo sostanzialmente virtuoso. Il fatto che Matteo abbia avuto l’opportunità di dire la sua proprio qui sopra è un esempio eloquente, secondo me. In questo senso la carta stampata è sicuramente più spietata.

  5. Roberto Gallina Roberto Gallina commenta:

    Bel post Sara.
    Le mamme brave ed educate come mia moglie insegnano ai propri figli che “Se non hai niente di positivo da dire su una persona stai zitto.”(Purtroppo io sono un papà cattivo e maleducato ).
    Intendo dire che a saper leggere le reci ben scritte si intuiscono molte cose e si gode a volte anche di stili piacevoli ed evocativi.
    Le recensioni che trovo su Dissapore network siano di Caffarri o Bonilli solo per citarne un paio dei migliori appartengono quasi sempre a questa categoria, perfino quelle di Bernardi uomo senza peli sulla penna.
    Ciao
    Gallo

  6. Crespo Crespo commenta:

    Si tratta ovviamente di un opinione ma mi permetto di dissentire sul fatto che è più facile aver voglia di fare una recensione negativa.
    Personalmente preferisco lasciare una recensione quando mi sono trovato bene in un ristorante affinché altre persone possano condividere l’esperienza e sapere dove andar a mangiare se non conoscono una zona o vogliono provare qualcosa di nuovo.
    E’ lo spirito del WEB 2.0 quello di condividere e il http://www.mangione.it ne rappresenta un’espressione autentica.
    Bravi comunque, la vostra ironia mi fa sempre divertire e riflettere.

    • Maurizio Cipressa risponde:

      Sono d’accordo,normalmente con un po’ di attenzione si scopre il detrattore per cattiveria (di solito parla sempre del conto e quindi si mangia male).
      Anche la critica positiva a volte va interpretata,ma i piu’coerenti
      riescono a inquadrare gli eventuali problemi nel contesto specifico.

      Grazie Sara per il bel post

    • Condivido in pieno.
      A volte scopro un ristorante nuovo (mi è successo di passare al Manna di Milano proprio pochi giorni fa) conosco uno chef ed assaggio un cibo che mi piace. E’ un piacere condividerlo, soprattutto su twitter così rapido ed immediato, affinchè chi passa da lì o cerca un locale nella stessa città possa sperimentare.
      Se il cibo o un vino non mi è piaciuto, me lo tengo per me. Tutti abbiamo le giornate storte e le ciambelle ogni tanto…
      Solo se andassi in un locale davvero sporco, o se trovassi persone davvero maleducate, o il cibo non fresco…cose gravi insomma, allora credo riterrei necessario scriverne.

      In alcuni anni di web 2.0 per ora è accaduto solo una volta che io fossi obbligata a misurarmi con qualcosa di davvero pessimo, e ne ho scritto. Per fortuna niente cibo e vino, si è trattato di un corriere…

  7. falletto falletto commenta:

    temo che il web abbia ereditato dalla tv il valore della quantità non della qualità. cioè più scrivo parlo appaio più seguaci avrò. così è accaduto nei forum per 10 anni.

  8. puntarellarossa commenta:

    a me le stroncature di visintin piacciono da morire. sono ferocissime e divertenti, pregevoli dal punto di vista della scrittura e soprattutto utili. Detto questo, gli stroncatori di professione (non lui) sono riprovevoli, esattamente come gli elogiatori (vedi i mollica e i d’orrico). E recensioni con peana o invettive servono spesso solo a lusingare il loro ego e ad accrescere la loro notorietà.
    Noi su Puntarella Rossa si preferisce la stroncatura occasionale (quando ce vo ce vo’…) e l’elogio dei posti che ci piacciono. Ma senza sconti: perché la logica binaria del mi piace-non mi piace alla fine non paga, sopratutto in rete. Se stronco solo, sono inutile. Se recensisco solo locali che mi piacciono e ne parlo invariabilmente bene, senza sfumature, senza punti critici, senza distinguo, sono un pessimo recensore. Oppure vado a cena gratis.

  9. Cris Cris commenta:

    Massimo del rispetto per chi lavora (scrivo poco su Web ma credo di non aver mai scritto male di nessuno) ma massimo rispetto anche per chi paga il conto. Facile essere conosciuti e trattati con i guanti da tutti, magari senza pagare il conto (ah no quello lo pagano sempre tutti :-) )) )

  10. walter walter commenta:

    Mi chiedo se tutte questi recensori della domenica scrivano con cognizione di causa oppure soltanto guidati dal proprio personalissimo gusto, pur sempre rispettabile, ma che non può da solo costituire il metro di giudizio per il lavoro intero di uno staff di professionisti; inoltre, a mio avviso, la critica andrebbe fatta sempre tenendo conto della proporzione tra il servizio ricevuto e il livello del locale in cui ci si trova: ma troppo spesso leggo di situazioni in cui il critico del caso si aspetterebbe un servizio e una cucina di prima classe, pur trovandosi nella trattoria di quartiere…
    Un conto è esprimere un giudizio su ciò che ci è piaciuto o meno, un altro è redarre una critica mettendo in discussione il lavoro altrui senza avere le competenze per farlo, ma pretendendo di averle solo perché si ha l’esperienza di una ventina di ristoranti!!

  11. Leonardo Romanelli Leonardo Romanelli commenta:

    A volte mi chiedo cosa succederebbe se mi mettessi a fare il critico musicale sul web: del tutto alieno ad un mondo che frequento solo per il piacere di ascoltare la musica, non credo farei una valida informazione per l’eventuale lettore, a meno che non affrontassi argomenti quali le toilette sporche del teatro, o il vestito liso del violinista:-). Io credo che la critica debba essere anche feroce, ma si deve avere il coraggio di firmarsi con nome e cognome, non essere ipocriti con il ristoratore e quindi, se richiesto, fare presente le cose che non vanno, dare informazioni reali di aspetti negativi(se mi servono la carne con il burro nero e dopo mi viene mal di fegato, è un’informazione necessaria, oltre che corretta!). Detto questo, facendo il critico ma insegnando anche da quasi trent’anni, l’atteggiamento è quello del prefessore comprensivo, che tende a far presente i lati negativi senza attaccare alla gola il ristoratore..cosa che tra tanti giovani neofiti della critica noto praticare con un certo sadismo…

  12. Cris Cris commenta:

    Tutte queste critiche (magari a ristoranti di “alto livello”) per curiosità dove le leggete????

  13.  gumbo chicken commenta:

    Per me non è vero che viene più voglia di scrivere di un ristorante che non è piaciuto.
    A me non diverte per nulla scrivere commenti negativi.

    Anche nel giro musicale che frequentavo a me interessava cercare di far conoscere più possibile le cose che secondo me meritavano, le cose che io apprezzavo.
    Direi che anche i miei amici più o meno avevano la stessa attitudine – cercare di spostare l’attenzione verso le esperienze migliori.

    I gastronomi – mi pare- invece spesso tendono a pensare che dietro i commenti positivi ci siano interessi personali o menzogne o losche tresche, e a godere della ferocia delle critiche.

    Boh! Non fa per me.

    • Stefano Caffarri Stefano Caffarri risponde:

      per unavolta concordo. raccontare un’eeprienza sgradevole è fnte di mille pensieri e ripensamenti. mi macero nel dubbio e più di una volta mi sono detto ma perchè segnalare posti che non vanno bene?
      poi penso alla mia gionrata di lavoro, che non è questo, e mi metto a pigiare sui tasti. con fatica, e fallacemente, ma tutto e più il rigore possibile.
      ovviamente poi sono quello che mangia solo cibi surgelati, che non conosco i tortelli buoni, che chissà che cosa mi ha fatto la mamma da piccolo et coetera.

      • Sara Porro Sara Porro risponde:

        Ciao Stefano, conosco bene la tua posizione – ne avevi scritto “a commento” della tua recensione di Alice – ma il tuo caso è un po’ diverso: sei un recensore noto e tutt’altro che anonimo, mentre io nel post parlo di coloro che lo fanno al solo fine di commentare un’esperienza personale e protetti dietro un nickname!
        Conosc

    • Dan Lerner risponde:

      Grazie Stefano per l’articolato ed interessante contributo, con i cui contenuti mi trovo sostanzialmente d’accordo: ritengo difatti anche io che in realtà il quesito da porsi non sia se il recensore debba sentirsi maggiormente stimolato ad un intervento da esperienze positive piuttosto che negative, ma che il vero discrimine -come traspare dalle tue essenziali parole- sia se l’esperienza culinaria e ristorativa abbia in sè dei dati di interesse, quali che essi siano. ;-)

  14. [...] Il Portico di Porto Cervo costano 60 euro. 7 – Recensioni 2.0 | Gli italiani sono tutti allenatori ma anche critici gastronomici. 8 – E’ meglio saperlo quando ci preoccupiamo di conservanti, emulsionanti, coloranti e [...]

  15. Stefano Buso Stefano Buso commenta:

    :-) Siamo brevi, il mondo è sovraffollato di parole :-)

    Un post forse un po’ troppo parziale nell’impostazione, seppur in buona fede. Mai pensato che la critica (soprattutto quella tematica) possa essere uno strumento onnipervasivo. E come potrebbe del resto… :-) La critica enoculinaria (attuale) è imperniata unicamente sul mezzo e… poco sul fine. Spiace formulare questa congettura. Del resto, nessuno vuol più dedicarsi ad obiettivi per i quali vale la pena di battersi. A costo di essere censurati, mal pagati o messi alla berlina. Oppure espulsi dai salotti dell’informazione. E così abbonda la critica di maniera, d’esagerato ossequio. E non importa se è prodotta da un blogger-appassionato o da un esperto titolato.
    Ben venga altresì quella articolata, documentata e assai tagliente. Meglio se offerta da chicchessia! E in termini di messaggio avrebbe un valore non da poco, essendo credibile agli occhi dei lettori. In questa fase di “fondamentalismo culinario” dove tutto deve brillare pena la cacciata dall’Olimpo – diventa “indigesto” formulare un concetto alternativo. Sara Porro non ha torto, anzi. De lana caprina, Dan, non certo per banalizzare, figurati, bensì per testimoniare che mi appare una crociata già persa in partenza. Del resto nella mia più che modestissima carriera le scomuniche da papi e antipapi le ho avute, eccome. Buon tutto.

  16. wizardvswitch wizardvswitch commenta:

    come disse il saggio:
    gli italiano sono i peggiori e migliori critici al mondo.
    i peggiori perchè non sanno comunicare il dissenso i migliori perchè hanno la fortuna (almeno la mia generazione) di essere cresciuti in una famiglia dove la pietra di paragone è la cucina di mammà.
    e siccome in italia di mamme che sanno cucinare molto ma molto bene, per grazia del signore, ne esistono moltissime
    in genere molti rinomati chef quando fanno la lasagna o il tortellino escono con le ossa rotte dal confronto (chiedere a me di mia zia grazie)

    addendum
    sono andato fuori tema?

  17. marco allevi marco allevi commenta:

    Vorrei soltanto segnalare questo fatto, grazie

    SBATTUTI FUORI DAL RISTORANTE JUST INDIA A MILANO DOPO AVERE PRENOTATO

    Mi chiamo Marco e sabato 21 gennaio in questo ristorante Just India è successa una
    cosa inaudita :dopo avere prenotato per le 20,30 ed essermi presentato con tanto di coupon
    prepagato sono stato sbattuto fuori a male parole dal titolare insieme alla mia compagna,
    dopo che già ci eravamo seduti ed eravamo in attesa di poter ordinare,accusato
    di essere arrivato in ritardo (erano le 21,50 e questo individuo, buttandoci la sua agenda sporca sul tavolo ci disse
    che era scritto ore 20,00)….
    innanzitutto in un ristorante NON SI SBATTE FUORI LA GENTE!!!!
    se qualcuno arriva davvero in ritardo gliello si fa notare con EDUCAZIONE e al limite gli
    si chiede di aspettare che si liberi un tavolo se quello prenotato è già stato dato ad altri.
    Spiego in breve la dinamica dei fatti:
    per prima cosa chi ha preso la prenotazione al telefono mi ha fatto ripetere un sacco di volte nome e
    orario perchè
    l’italiano praticamente non lo sa e non capisco come si possa fare prendere telefonate a chi non è in grado di capire la nostra lingua….
    (infatti ha capito 20 invece di 20 e 30)
    seconda cosa: appena arrivati ci ha aperto un tipo , forse lo stesso con cui ho parlato al telefono,
    che un po’ a gesti e con qualche parola ci chiese chi eravamo….
    detto il nome e detto che avevamo prenotato ha cominciato a guardare su un’agenda, poi si è messo
    a telefonare, poi ha chiesto ancora nome , telefono e orario senza mai capire cosa rispondessimo,
    lasciandoci nel frattempo in piedi, in mezzo alla sala.
    A un certo punto ha liberato un tavolo e sempre a gesti ci ha fatto capire che potevamo sederci
    (e già lì ci era venuta voglia di andarcene); dopo qualche minuto è arrivato quello che credo
    sia il titolare che incazzatissimo ci chiese se avevamo prenotato per 4…. poi ci disse qualcosa che
    non capimmo e subito dopo ritornò sbattendoci l’agenda sul tavolo! non contento, con un’arroganaza e
    una maleducazione
    davvero rivoltanti cominciò a urlare che dovevamo andarcene dicendo che la prenotazione era stata fatta per
    le 20,00 (dandomi qundi implicitamente del bugiardo) e senza preoccuparsi minimamente di
    sapere chi al telefono avesse parlato con me……
    a quel punto, essendo una persona civile. gli ho detto quello che pensavo senza alzare al voce e sono uscito, mentre
    tutti i presenti assistevano a questa cosa assurda.
    Ora: a parte l’umiliazione dell’essere stati sbattuti fuori dopo avere prenotato (mi rivolgerò alle associazioni consumatori)
    vorrei segnalare questo a fatto a chi legge perchè va bene aprire nuovi ristoranti etnici però ci vuole un minimo
    di professionalità (almeno capire la nostra lingua); la professionalità però non farebbe difetto nemmeno a chi vende i coupon, visto
    che sono loro a scegliere quelli con cui fare contratti: mi chiedo chi controlla se i proprietari di queste strutture siano davvero all’altezza.

    Lascio a ognuno di voi ogni valutazione
    Grazie


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