Kebab, la guerra continua. A Milano vietati gli assembramenti
La Regione Lombardia ha appena approvato una legge che vieta di mangiare per strada pizza, gelati, panini e altro cibo da passeggio. Voluta dalla Lega per arginare il “fenomeno kebab”, i locali arabi specializzati in carne cotta sullo spiedo verticale, l’ordinanza è stata allargata a gelaterie, pizzerie e fast food così da evitare l’accusa di “razzismo”. Il capogruppo leghista alla Regione ha detto che è “uno strumento in più per la sicurezza”, tema caro alla civile Milano. Di questo passo chissà quale altro provvedimento la Lega voterà in nome della sicurezza. Potrebbe essere: “Statevene chiusi in casa”. Sì, somiglia tanto al “Coprifuoco”, ma è diverso: a farlo applicare non saranno le ronde fasciste in camicia nera ma le ronde Padane in camicia verde. Cuntent milanès?
| La cucina molecolare di Ferran Adria spiegata a Striscia la notizia | ![]() |
Che ne dite di una guida ai ristoranti su Twitter? |










Sì però non è che poi se Zaia dice che questa legge è stupida, poi scrivi “bhè insomma tutto sommato quel casino in giro di gente che mastica e poi digerisce…”
Giuro di no! A proposito: qualche leggina sulle farmacie lombarde? È vera la voce che per legge il viagra venduto in Padania dovrà essere verde?
Non sai che quelli della Lega ce l’hanno già duro? E’ per questo che continuano con le cazzate
BEh, dopo Lucca questa è la dimostrazione che la mamma dei cretini è sempre incita…
E poi mi parlano di ripresa dell’economia, che deve partire dai consumatori…mah…
Tra l’altro secondo voi questa frase cosa significa?
“Le imprese artigiane di produzione e trasformazione alimentare che effettuano vendita diretta al pubblico per l’immediata consumazione, d’ora in poi potranno effettuare tale attività solo se accessoria alla produzione e alla trasformazione.”
(fonte: sito di uno dei due che hanno proposto la geniale e modernissima legge)
Significa che tra un po’ avremo di nuovo gente con la stella gialla cucita sul cappotto, col triangolino rosso, rosa…
“…Da oggi quindi niente più coni e panini mangiati davanti ai bar: sono vietati anche dehors e tavolini all’aperto, per cui regolatevi….”
il 15 d’agosto mangio un bel gelato chiusa in un bar perchè hanno vietato i tavolini fuori????? Anche di quei bar di fronte al bellissimo ramo del lago di como che volge a mezzogiorno?!?!?!?
Ho capito giusto!?!?!? …
Allibita…
Si parla solo di artigiani. Se il posto che citi è solamente gelateria il tuo dubbio è confermato, se è anche bar non sottostà al divieto.
GRazie…
allibita comunque…
Come spesso accade è solo un fuoco d’artificio a scopo elettorale. Se la norma è come ho letto sul web, non passerà al vaglio del Tar.
Trovo geniale che nei locali dove è consentita per legge la sola vendita da asporto, sia vietato l’asporto.
è proprio vero che la mamma degli imbecilli è sempre incinta !
Giocheremo un doppio misto: il 25 aprile manifesterò a Milano sbocconcellando una bella pita col kebab, contro il razzismo, contro gli ospiti indesiderati e i loro alleati celoduristi. Si accettano adesioni (sopra le 15 ci inventiamo anche uno striscione, come ai vecchi tempi…).
Aspettiamo fiduciosi di vedere Ricci e Laudadio, ciascuno con un bel gelato artigianale (con addensante doc), passeggiare furbettamente per Piazza Duomo, leccando leccando, cazzeggiando cazzeggiando.
@ fabrizio: ma perchè aspettare che sia Mediaseta fare o a dirci cosa fare. Va beh che hanno molti “contatti”, ma caspita, non c’è il più piccolo o periferico blog che non parli di “molecolare”, da due giorni, e sì che Adrià c’ha i suoi annetti…
E allora, Dissapori cari, lanciamo l’appello sul serio, fate voi da mia cassa di risonanza: io in piazza con kebab e boccia di barbera (buono in primis, e anti-fondamentalismi in secundis) ci vado sul serio, appuntamento davanti alla chiesa di San Babila (e non a caso) alle 15:30. Se saremo 10, 100, 1000, come si diceva un tempo, sarà una bella cosa.
Chi viene? Qualcuno fa le foto? Conoscete un gelataio che abbia un APE?
@dan
io ci sarò .. .porto kebab e tu porti il vino darling?
kiss
bd
Qualcuno ha il link della delibera.
Magari a questo punto sarebbe interessante dargli una letta.
C’ho sta brutta mania di verificare le fonti
tl chi (inmilanese nel testo NdT)
http://209.85.129.132/search?q=cache:KJBXy-WDu2sJ:www.consiglio.regione.lombardia.it/NavigatorePDL/downloadShedaPDL%3Ffile%3D/home/ftp_user/Siav/Dati/Prod/Volume1/D803AA0E/F9A4DA/F9A4DAF9.DOC+%22Le+imprese+artigiane+di+produzione+e+trasformazione+alimentare+che+effettuano+vendita+diretta%22&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it
tel chi
E dove sarebbe scritto quello di cui stiamo discutendo????
Ditemi che c’è dell’altro
Questa disposizione – si dice così, vero? – mi ricorda tanto quella legge che vieta di passeggiare per strada la domenica pomeriggio con un gelato in tasca. E sottolineo: in tasca.
Legge tuttora vigente da qualche parte, in USA (California, mi pare. O era Texas? beh, è scema lo stesso. Come questa italiana).
L.
VENGO ANCH’IO!!!!!
Arruolata! San Babila! 15:30! Porta cibo!
ancora meglio:
la delibera approvata oggi dovrebbe essere questa, l’altra linkata in precedenza sembrerebbe essere stata leggermente modificata.
http://www.consiglio.regione.lombardia.it/NavigatorePDL/downloadShedaPDL?file=/home/ftp_user/Siav/Dati/Prod/Volume1/928EA75C/FB1562/FB15622C.DOC
Non c’è scritto nulla di ciò di cui si discute da oggi.
Ovviamente non è colpa di Dissapore che ha semplicemente ripreso una notizia riportata da altri, però se la prossima volta arriviamo prima alla materia del contendere magari ci evitiamo un po’ di interpretazioni alla cieca.
@ fabio
“E’ consentita la vendita, da parte delle imprese artigiane, degli alimenti di propria produzione per il consumo immediato nei locali adiacenti a quelli di produzione, con esclusione degli spazi esterni al locale ove si svolge l’attività artigianale, tramite l’utilizzo degli arredi dell’azienda e di stoviglie e posate a perdere, ma senza servizio e assistenza di somministrazione.”
dice la “legge” (cfr TUO link)
“La Regione Lombardia ha appena approvato una legge che vieta di mangiare per strada pizza, gelati, panini e altro cibo da passeggio.”
dice Dissapore (questo post)
Non c’è scritto nulla di ciò di cui si discute da oggi??
Si comincia da piccole cose che paiono semplici, quasi logiche e sensate, e si finisce per produrre una normativa di controllo, che consente un uso arbitrario dell’autorità. Tu vestito bene lecchi un gelato con i figli? Tranquillo, è normale. Tu arabo di merda mangi il tuo panino in periferia? C’è la legge! In galera! Espulso! Tu che hai un po’ troppi piercing bevi birra per strada? Ahi, ahi, ahi… di chi sei figlio, vediamo un po’…
Dan, non so se tu lo faccia apposta solo per il gusto della polemica, ma augurandomi che così non sia provo a spiegarti cosa c’è scritto.
Rimonto l’articolo 2 in altro modo:
“E’ consentita la vendita, da parte delle imprese artigiane, degli alimenti di propria produzione per il consumo immediato nei locali adiacenti a quelli di produzione tramite l’utilizzo degli arredi dell’azienda e di stoviglie e posate a perdere (ma senza servizio e assistenza di somministrazione) con esclusione degli spazi esterni al locale ove si svolge l’attività artigianale”
Forse è più chiaro così.
In pratica le imprese artigiane possono mettere a disposizione arredi, stoviglie e posate di carta, solo per l’utilizzo presso i propri locali al chiuso.
Se un cliente vuole consumare all’aperto non avrà a disposizione gli arredi e quant’altro.
Vai in gelateria? ti rendi il tuo cono e finché sei all’interno del locale puoi usufruire di sgabelli, mensole, etc., se sei all’esterno te lo mangi in piedi.
E’ una norma che non mi sembra scandalosa e che non fa altro che sottolineare le ovvie (per me) differenze tra un artigiano e un pubblico esercizio.
Tu vuoi vederci qualcos’altro? sei ovviamente liberissimo ma qui non c’è scritto nulla di ciò che affermi.
Rileggendo l’articolo mi resta un dubbio in alternativa alla tua interpretazione, che di per sè sembrerebbe più sensata – il che però parlando di leggi italiane la rende automaticamente più improbabile!
“è consentita la vendita (blablabla) e il consumo nei locali adiacenti a quelli di produzione (blablabla), con esclusione degli spazi esterni al locale ove si svolge l’attività artigianale.”
Possibile lettura: il consumo è consentito nei locali adiacenti all’attività (arredati, self-service ecc) ma non negli spazi esterni (“con esclusione di”).
Probilmente l’hanno scritta ambiguamente per poter scegliere successivamente l’intepretazsione secondo dove tira il vento!
(
@fabio
certo che è una legge per difendere un pubblico esercizio che produce street food e su questo ti da dei limiti sia per la quiete pubblica sia per il decoro e altre questioni del genere.
non c’è bisogno di insinuare che una persona voglia vederci altro ma che voglia fare altro si, o meglio fare un’azione critica per cercare di scoprire delle neraturei che forse non li noti subito.
la famosa fame chimica degli under 30 che ti attanaglia dopo mezzanotte e che ti fa cercare come un lupo i furgoni che vendono panini e bibite …
basta?
o fanno parte degli esercizi pubblici….ambulanti ?
e se è gestito da una prostituta -una food escort che oltre a farti il panino ti offre anche un pompino come la metteresti honey?
sempre fame è …anche quella
kiss
bd
“E’ una norma … … … e che non fa altro che sottolineare le ovvie (per me) differenze tra un artigiano e un pubblico esercizio.”
it makes sense… vedo la differenza…
P.S.: Fabio = Glass?
@ Fabio
Se “produco artigianalmente” il gelato (come fanno quasi tutti ormai) posso mettere dei tavolini e degli ombrelloni all’aperto? Credo proprio di no.
Ti cito: “Se un cliente vuole consumare all’aperto non avrà a disposizione gli arredi e quant’altro.”
Ti pare niente? Perchè non posso sedermi al sole a gustarmi una coppa di gelato?
se produci artigianalmente un gelato ma sei un pubblico esercizio avrai i tuoi tavolini all’aperto.
la discriminante non è la produzione artigianale, ma il soggetto che questa produzione effettua.
se sei un’impresa artigiana non puoi avere tavoli all’aperto.
faccio presente che è così praticamente in tutta Italia. e che le stesse norme sono presenti anche sul decreto Bersani che ha previsto la liberalizzazione delle imprese artigiane.
se a qualcuno interessa, a Roma dove non c’è la lega, alle imprese artigiane fin dai tempi delle amministarzioni di sinistra, sono vietati anche gli arredi interni a supporto della vendita.
Antonio, alla base c’è in effetti una questione di licenze, di “codice attività”. A Milano da Cova mi aspetto un azzimato cameriere e un ottimo servizio, dal panettiere che fa un’ottima focaccia al massimo un tovagliolino di carta.
Il mio punto è più “andreottiano” (a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca), e tiene conto della vera origine della norma, che come a Lucca, puntava direttamente alle (sic) kebabberie. Poi, per ovvia necessità di decenza è stata generalizzata.
Vedo, in generale, un proliferare di “normazione”, spesso di difficile e dunque arbitraria interpretazione, che va a toccare ambiti che dovrebbero essere di pertinenza della buona convivenza civile, dell’etica, dell’educazione insomma.
Sarò un romantico ma credo che non si debba buttare un cartoccio per terra perchè non è bello, non perchè è vietato, ecc. E che se c’è un problema di convivenza tra mondi diversi (giovani/”cittadinanza” italiani/immigrati pedoni/ciclisti), invece di puntare a smussare le tensioni attraverso la reciproca comprensione si producono norme che “armano” i diversi schieramenti e acuiscono le contrapposizioni. E ultimamente queste leggi e norme vanno tutte a proteggere valori distanti dai miei.
Io capisco che non si può vendere cibo da strada. Non si può comperare un pezzo di pizza e mangiarselo su un cartoccio, così come un gelato o un pacchetto di lupini.
Il soggetto è la “vendita” di alimenti il cui consumo “immediato” è consentito solo negli spazi adiacenti a quelli di produzione, anche opportunamente arredati, ma senza servizio, con esclusione degli spazi esterni all’esercizio.
Bisogna vedere se ombrelloni e tavolini all’aperto, pagati con una tassa sul suolo pubblico, possano essere considerati “locali adiacenti a quelli di produzione”: il che è possibile, perchè altrimenti un locale cosa li terrebbe a fare e perchè dovrebbe pagare? Per il comune sarebbe una perdita economica notevole.
Evidentemente si vogliono colpire quei locali che si affacciano con banconi direttamente sulla strada proprio per la vendita diretta, brevi manu: l’Italia ne è piena (farinata, lampredotto, panelle,pizza fritta, pani ca meusa), ma anche gelati, lupini, croccanti, venditori ambulanti in genere.
mi dispiace che quella che è una giusta battaglia ideologica contro l’oscurantismo dilagante si trasformi in un cieco roteare di mazze.
io ho dato la mia interpretazione, che potrebbe anche essere sbagliata ma che è supportata dalla conoscenza di quasi tutta la normativa esistente in materia. questo mi dà forse una mezza chance in più di interpretare quella che rimane una norma scritta male (linguisticamente parlando) ma i cui fini a me sembrano chiari (normativamente parlando).
se la finalità è, come sostengono alcuni, quella di impedire la vendita da asporto manca almeno un requisito fondamentale. Al di là dell’inutilità di fare giri di parole complicati quando lo scopo si sarebbe potuto raggiungere semplicemente con “Art.1 Alle imprese artigiane è vietata la vendita d’asporto”, il requisito che manca è la sanzione per il consumatore.
Che ci crediate o meno, nessuno può impedire a un cliente di uscire con un panino o una bottiglia in mano. Quando a Roma Alemanno ha recentemente vietato (seppur temporaneamente) la consumazione per strada di bevande alcoliche, le sanzioni erano a carico anche e soprattutto dei consumatori. E’ necessario che sia così se lo scopo è impedire il consumo stradale.
ci sono comunque Tar e Consiglio di Stato che potranno essere chiamati a giudicare sulla liceità o meno di questa delibera che non sarà difficile annullare, se fosse vera la Vs interpretazione, in quanto le imprese artigiane in base alla normativa nazionale vigente sono per l’appunto imprese a cui è consentita la sola vendita da asporto e a cui è vietata la somministrazione diretta.
detto ciò siccome sono finito tra i bersagli della mazza roteante, io mi fermo qui, non credo peraltro di riuscire a spiegarmi meglio.
se si parlerà ancora di norme e di interpretazioni, se ne sarò in grado, dirò volentieri la mia.
ma se devo finire per fare da facile bersaglio in rappresentanza di un’ideologia che non mi può essere più distante, preferisco ritornare tra le mie quattro mura ad affrontare le mie battaglie quotidiane.
Fabio, accetta i miei 2 cents: non abbandonarci. Innanzitutto trovo consolante il tuo punto di vista sull’oscurità del linguaggio del testo di legge; pensavo d’essere il solo ad avere problemi di comprendonio. In secondo luogo, non credo tu debba giustificarti di nulla, io ho trovato i tuoi interventi abbastanza illuminanti – per la verità, credo anche io che questa normazione, un po’ confusa, sia meno peggio di ciò che appare. Il punto è che ciò che appare è il solito irritante tentativo di limitare innocue libertà personali, da parte di chi fa un uso continuativo della parola libertà. Da qui le reazioni all’insegna della mazza roteante; ma da quel che leggo, sinceramente, sembrano più buffetti. Orsù.
per meglio capire
http://www.consiglio.regione.lombardia.it/c/journal_articles/view_article_content?articleId=6195&version=1.0
Grazie del link. lo riporto integralmente:
“Smentiamo nel modo più netto – affermano Carlo Saffioti Presidente della IV Commissione Consiliare “Attività Produttive”, presentatore di uno dei due progetti di legge e relatore della legge, e Daniele Belotti, presentatore dell’altro progetto di legge abbinato nell’ambito della trattazione – che d’ora in poi sarà vietato, ad esempio, il consumo di un gelato sul marciapiede esterno alla gelateria o di una pizza al trancio fuori da una pizzeria d’asporto. Come prevede l’articolo 2, comma 2 della legge, è vietato non il consumo del prodotto acquistato nella kebaberia, piadineria, gelateria o altro laboratorio artigianale, all’esterno del locale, ma l’installazione di arredi atti a permetterne il consumo. Per essere più chiari: se un cliente mangia il gelato in piedi o seduto su una panchina pubblica all’esterno della gelateria può tranquillamente continuare a farlo; se mangia il gelato al tavolino o al bancone, sotto un gazebo o all’interno di dehors installati dal titolare della gelateria, allora è vietato. Ma non è una novità: già oggi, in base alla legge Bersani, i laboratori artigianali non possono prevedere l’allestimento di arredi esterni per la consumazione dei propri prodotti”.
“L’interpretazione, volutamente strumentale, data dai alcuni Consiglieri di opposizione – precisano Saffioti e Belotti – ha evidentemente tratto in inganno alcuni organi di informazione. Del resto nessuna delle associazioni di categoria intervenute nelle audizioni in IV Commissione in merito a questa legge ha mai sollevato alcun dubbio sul divieto di consumo all’esterno, dando per assodata l’interpretazione che si rifà al solo divieto di installare arredi esterni”.
“Per sgomberare ulteriori dubbi, facciamo notare che tra le sanzioni previste all’articolo 4 non è, ovviamente, previsto alcuna ammenda per coloro che si mangiano un gelato sul marciapiede. Un’ultima precisazione: le sanzioni amministrative pecuniarie vanno da 150 euro a 1.000 euro e non 3.000 come erroneamente riportato da alcuni quotidiani”.
Non che ci sia da andarci particolarmente fieri di essere riusciti ad interpretare il burocratese, tantopiù di provenienza leghista ma tant’è, forma a parte, pare che lo abbia scritto io precisazione finale compresa.
Caro Fabio, non ti arrabbiare, roteano mazze, ma nemmeno poi delle più pesanti. Giorni fa, partendo dal pane azzimo si è arrivati alle bombe al fosforo… Una delle citazioni che amo di più è “quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito”.
Vizi da blog, a volte, protagonismi. Ma qui, mi pare, si è tutti rimasti in tema, ognuno magari con accenti differenti.
Detto questo, la frase “Per sgomberare ulteriori dubbi, facciamo notare che tra le sanzioni previste all’articolo 4 non è, ovviamente, previsto alcuna ammenda per coloro che si mangiano un gelato sul marciapiede” resa pubblica da Carlo Saffioti Presidente della IV Commissione Consiliare “Attività Produttive, avulsa dal contesto sembra tratta da un cartone animato, o da un Monopoli per under 9. Mi fa quasi tenerezza che lo si debba precisare, ma assieme mi conferma nel timore di una accelerazione nel normare tutto e tutti.
A questo punto, leggi e rileggi, mi sembra di capire che la legge vieta soltanto agli artigiani (che non abbiano anche licenza di somministrazione) di installare dehors e arredi all’esterno.
Legge che però Fabio Spada dice anche che esiste già in tutta Italia.
Quindi o la Lombardia aveva una legge diversa o sta facendo una legge per stabilire per legge quello che è già stabilito per legge! Non capisco!
gumbo, la delibera ha altri 4 articoli. se non ci si fosse puntati su uno solo le novità sarebbero state più evidenti.
per quanto riguarda il concetto ribadito di divieto di installazione di strutture esterne, la novità potrebbe essere l’entità delle sanzioni.
ma anche se le sanzioni non lo fossero, avendo riaffrontato il tema della vendita delle imprese artigianali, troveri corretto riportare anche quanto fosse rimasto inalterato.
gumbo, non esistono artigiani che abbiano licenza di somministrazione. una cosa esclude l’altra, se hanno licenza non sono artigiani indipendentemente dall’artigianalità delle produzioni che effettuano.
per cui chi ha licenza può installare arredi esterni, chi non ce l’ha (come gli artigiani) non può.
la legge esiste in tutta italia, lo dico io, lo dice il comune di milano, lo dice bersani, lo dice la legge
Leggo il comunicato del link: “se mangia il gelato al tavolino o al bancone… allora è vietato”
Quindi neanche dentro l’esercizio pubblico è permesso consumare?
Il comunicato della Regione smentisce la legge appena promulgata?
Leggo ora la legge: “E’ consentita la vendita, da parte delle imprese artigiane, degli alimenti di propria produzione per il consumo immediato nei locali adiacenti a quelli di produzione”
Una volta per tutte: che succede alla Regione Lombardia?
Ma sopratutto: questa gente sa come si scrive una legge?
se continua a non essere chiaro è evidente che il problema è il mio.
me ne farò una ragione
Per carità! il problema non è il tuo ma della Regione che è in pieno stato confusionale.
non c’è scritto “se mangia il gelato al tavolino o al bancone… allora è vietato”
c’è scritta un’altra cosa. hai cancellato la parte fondamentale:
“se mangia il gelato al tavolino o al bancone, sotto un gazebo o all’interno di dehors installati dal titolare della gelateria, allora è vietato”
Mi sembra di capire che la sostanza è stabilire, o meglio capire da parte nostra e di questo Fabio ci perdonerà, capire dicevo la differenza tra artigiano e pubblico esercizio.
Evidentemente una gelateria se intesa e rubricata (non so come si dice) come artigiano, non potendo mettere tavoli o strutture esterni, non può nemmeno consentire che si mangi gelato stazionando davanti all’esercizio. Immagino che se prendo il cono gelato e me ne vado passeggiando e leccando, in assenza giustamente di sanzioni, questo sia consentito. Idem per pizze, kebab, farinate o hot dog milanesi.
Diversamente la gelateria rubricata come esercizio pubblico potrà avere tavoli esterni dove si potrà stazionare, anzi essere serviti. Idem per esercizi simili.
Se la mia puntualizzazione è corretta, resta sempre il fatto che un cibo da strada non lo posso mangiare lì, subito di brutto, ma devo allontanarmi. Anche se per me non ci sono sanzioni, a quel punto potrebbero esserci per l’esercente, altrimenti cosa si fanno a fare le normative?
Non so perchè mi ha preso questo tema, ma mi piace capire e soprattutto non mi piace il linguaggio, la sgrammaticatura, la voluta evasività e il lasciare libera l’interpretazione di molte normative, in tutti i campi.
La differenza?
[...] di prodotti di propria produzione per il consumo immediato”, reperibile qui (ringrazio Fabio Spada, col suo commento). E solo la lettura del titolo è stata faticosa. Il resto del documento (cerco di riassumere) è [...]
Diventa sempre più dura essere milanesi.
Ma nessuno organizza qualche bel torpedone di sani bergamaschi leghisti, da portare qui a Roma ladrona a vedere come se la spassano la sera i loro bei rappresentanti “padani”, quelli che loro votano con tanto fervore e giuramenti alle sorgenti del Po?
Quando vi si avvertiva che il fascismo stava tornando , voi eravate alla fermata della metro con le cuffiette dell’iPod a sognare di far l’amore con la vostra bella in Islanda. Ora non solo in Islanda la gente mangia il muschio a colazione , pranzo e cena , ma presto capiterà anche a tanti milanesi. Primi tra tutti coloro che fanno i lavori fighetti e che tra poco faranno concorrenza ai sorci per cercare le bricioline di cibo sparse per la città.