
Sara Porro: Nic, a rischio di sconfinare n
Von Clausewitz: Inerpicarsi sull'ostico sentie
Michele: "I gourmet si dividono in 2 ca
Nic Marsél: La frase “bar appena passato i
Compito difficile oggi, cavare dalla memoria 10 esperienze indimenticabili.
Quelle che per un motivo o per l’altro hanno lasciato un segno indelebile.
Quelle che c’è un prima e un dopo.
Quelle che quando sarò vecchio davanti al camino racconterò diteggerò su Facebook al mio nipotino.
Va da sé che dopo, usando i commenti, voi dovete fare altrettanto. Beh, se non proprio 10…
1. Osteria del Teatro, Piacenza. 1988, chef Filippo Chiappini Dattilo. Georges Cogny si era appena ritirato dalle parti della Locanda Cantoniera. Una cena di formazione, uno svezzamento gastronomico: qui ho scoperto l’ebbrezza dell’alta cucina. Ero così inesperto che – avendone letto le lodi – ordinai anche la piccola pasticceria. Il cameriere guardò il mio faccino rubizzo e rispose sorridendo “Quella viene comunque”. Ricordo i Tortelli dei farnese, credo siano ancora in carta.

2. Il Sambuco, Bologna. 1989. La prima volta in un grande ristorante di pesce (poi trasferito a Milano dove ogni lunedì mette in scena un magistrale buffet di bollito, pare il migliore in città). Mi traumatizzò il fritto di paranza, così etereo e asciutto da non ungere la carta gialla su cui era servito.
3. Il Trigabolo, Argenta (Ferrara). 1990. Chef Bruno Barbieri. Ristorante di classe superiore, dove vidi per la prima (e ultima) volta, vuotare una bottiglia nel lavandino perchè il someliè aveva sentito qualcosa nel tappo. Creatività allo stato puro negli accostamenti e nel piacere della presentazione, una capacità di costruzione del piatto superumana. Non ricordo i piatti, allora non scrivevo nulla: ma lo stupore continuo sì.

4. Il Gambero Rosso, San Vincenzo (Livorno). 1992. Chef Fulvio Pierangelini. La perfezione da metronomo del migliore Pierangelini. Pochi ingredienti, dosaggio puntuale, piatti assolutamente perfetti. La Passatina di ceci e gamberi doveva ancora diventare un benchmark per ogni cuoco di questo e degli altri continenti, ma era già incontornabile. Il piccione, come mai più.

5. Au Fer Rouge, Colmar (Alsazia). 1994. Chef Patrick Fulgraff. E’ stato in questo ex 2 “margherite” Michelin che ho scoperto la cucina francese non più classica ma non certo “nouvelle“. La più indimenticabile scaloppa di foie gras fresco che abbia mai mangiato. Ora Patrick ha una gastronomia e si occupa di catering.
6. Le Maschere, Iseo (Brescia). 1995. Chef Vittorio Fusari. Non avevo mai provato fino ad allora il caviale iraniano Azetra, abbinato all’umile patata. O la poverrima acciuga ad esalatare una zuppa di castagne. Una fantasia abbagliante e la scoperta della “mano” dello chef che sa emozionare. Ingredienti quotidiani, pur selezionatissimi, abbinati a referenze inconsuete. Indimenticabile.

7. La Madonnina del Pescatore, Marzocca di Senigallia (Ancona). 1998. Chef Moreno Cedroni. Gli effetti speciali in cucina, e in sala: un culto dell’accoglienza e della sorpresa, dall’arredo del locale, all’abbigliamento del personale, alle stoviglie, alla posateria. E poi quei cucchiai, quelle combinazioni così “astruse”, quelle esplosioni di sapore: la costoletta di rombo con fondo di birra scura e trippa di pescatrice servito con un Tignanello di quindici anni, poh! Il dessert non lo ricordo, ma il croccante alla Ferrochina Bisleri si!

8. Il Pagliaccio, Roma – Anthony Genovese. 2004. La scoperta. Passando per i Banchi Vecchi entro per prenotare: c’è lo chef sulla porta, il locale è nuovissimo. La serata passa come in paradiso, a partire da quel cubo di zampetto, fritto magistralmente in un festino di lussuria. Sarà stato lo stordimento, o forse il benessere, ma sono quasi certo che il mio bimbo piccolo abbia iniziato il suo viaggio proprio quella sera.

9. Osteria Francescana, Modena. 2008. Chef Massimo Bottura. C’ero già stato, ma quella sera di luglio ho sfiorato il Nirvana. Spariti gli eccessi cerebrali, trionfa il genio, con una cucina che ti porta letteralmente “altrove” rispetto a tutte le esperienze precedenti, e probabilmente successive. Una cucina che può essere solo citata, non riprodotta. La Milanese di pesce è il piatto della vita.

10. Alice, Milano. 2009. Chef Viviana Varese. Per la prima volta di fronte al dilemma: raccontare o no una delusione? La decisione è riscontrabile proprio su queste pagine, e mi garantì una discreta dose di contumelie da parte degli estimatori del locale, ed un confronto serrato ma urbano con le titoalri del locale. Scrivere per passatempo non era più solo un passa-tempo.
Immagini: Flickr/M&M78-Oliopepeesale-Trekearth-HansRudolf-Bild:Schoen-Paolo Terzi-Gloria Chang.
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Tirarne fuori 10 sarà dura… ma proviamoci:
- I 3 Camini (Albarè) 2000: la folgorazione con un Amarone del 1990. L’inizio di tutto forse risale a li…
- Vecchio Convento (Varese) 2003: il primo posto scelto da una guida (GR2003), ma sopratutto dove ho cominciato a capire cosa puo’ offrire una cucina di qualità.
- Le Calandre (Rubano) 2007: il mio primo “grande” ristorante. La scoperta di cosa vuole dire “avere una marcia in piu’”
- Osteria Francescana (Modena) 2008: L’eccellenza assoluta… e non dico altro
- Dal Pescatore (Canneto sull’Oglio) 2008: Come si stà bene qua, non si stà da nessuna altra parte.
- La Torre Del Saracino (Vico Equense): Anche i migliori possono non compiacere i tuoi gusti.
- Tantris (Monaco di Baviera) 2008: L’eccellenza assoluta non puo’ esistere fuori dall’italia… la peggior cena di sempre.
- El Celler De Can Roca (Girona) 2009: L’eccellenza assoluta puo’ esistere anche fuori dall’italia
.
- Combal.zero (Rivoli) 2009: Sempre per stare in tema di eccellenza, qua ho capito che puo’ avere innumerevoli forme.
Mi fermo a 9… ma come gourmet sono ancora giovane
- La prima Osteria, l’imprinting indiscusso che mi ha fatto diventare ciò che sono ora, il luogo dove ho cenato centinaia di volte e dove ho bevuto veramente tanto e bene. Grazie all’immenso Oste Guido ed alla sua Osteria della Miseria a Gabicce Monte (Pesaro)
- Il primo grande: San Domenico di Imola
- Quello dove ho fatto una cena indimenticabile con grandi amici, tartufo bianco e cacciagione: Symposium di Lucio Pompili
- Quello per il quale ho infranto tutte le regole del codice della strada perchè telefonando di mattina da Fano per andarci a cena mi è stato risposto che c’erano due posti a pranzo: Gambero Rosso a San Vincenzo
- Quello della prima sera con Tonia: Madonnina del pescatore
- Quello che ogni volta mi piace di più: Uliassi
- Quello dove ho fatto una cena meravigliosa, inserita in un quadro meraviglioso, durante una vacanza meravigliosa a Nizza di ritorno dal Vinexpo di Bordeaux: Chantecler, chef Bruno Turbot, Hotel Negresco.
- Quello dove ci hanno accolto in maniera calorosa ed impeccabile, dove ci hanno permesso di portarci tanti bei barolo vecchiotti, dove abbiamo mangiato benissimo: Taverna Estia
- Quello dove non c’è bisogno di parole tanto è grande la sua arte ed il piacere che provo ogni volta che ci vado: Torre del Saracino…..dal mitico Gennarino
- Il più grande, l’unico, indiscusso vero Maestro. Il compendio di ciò che io voglio e cerco in un ristorante…almeno fino ad oggi….Vissani !!!!!
Naturalmente ce ne sarebbero tanti altri, devo forzatamente limitarmi a dieci. Altri grandi ci sono stati, ma a questi sono particolarmente legato.
.
Ciao
1 Cesare Giaccone Albaretto torre
2 George Cogny Farini
3 Freddy Girardet Crissier
4 Mary Barale Boves
5 El Bulli Rosas
6 Roger Verge’ Mougins
7 Arzak San sebastian
8 Alain Chapel Mionnay
9 Michel Bras Laguiole
10 Ilario Vinciguerra core e Napule a Varese.
tranne il primo, al top, gli altri sono in ordine sparso e non decrescente.
1) Uliassi 2006: mi ha cambiato la vita.
Il Sole di Ranco (da inizio anni ’80): una famiglia esempio di professionalità e cuore
2) San Domenico 1983: la prima emozione (terrina di fegato tartufata).
3) Sorriso 1985: costolette d’agnello da manuale e parfait alla menta ancora nella mente.
3) Villa Mozart, Merano 1988, chef Andrea Hellrigl (ci ha lasciato troppo presto).
4) Reale 2009: una grande scoperta
5) Dal Pescatore 2010: impeccabile
6) Joel Robuchon: cena privata
7) Aimo e Nadia (fine anni ’80): la materia prima
9) Novecento a Meina: la gioia di vedere un amico che cresce.
10) Nobu worlwide: il Black cod caramellato al miso è un piatto che mangerei a pranzo e a cena.
Molto facile per me. Il ristorante primo della lista non potrebbe essere altro che il Don Alfonso. Se mia madre mi ha nutrito Alfonso Iaccarino mi ha insegnato a mangiare. L’amore per la propria terra, per le tradizioni, per la stagionalità, per il mangiare sano, il buon olio, il buon vino…..ho avuto tanta fortuna ad avere un Maestro che mi ha allevato come un figlio.
Il ristorante che più mi ha stupito, l’ Osteria francescana. Non amo tanto i voti ma lì 20/20. In tutto.
Il ristorante di pesce, un mago, Mauro Uliassi.
Il re delle “diverse temperature”, una profonda conoscenza della materia prima e un’abilità nel cucinare il pesce mai riscontrata altrove.
Poi andrei per categorie. I grandi Relais & Chateaux francesi e italiani (a proposito stamane mi è arrivata la nuova guida 2010, ci sono due new entry in Italia, Palazzo Seneca in Umbria e l’ Hotel Raphael in Piazza Navona a Roma).
Poi le grandi trattorie italiane. Rappresentano, nel loro momento migliore, la vera grande cucina italiana. Come non pensare ad Amerigo, Antichi sapori, Osteria della villetta, La locanda del gambero rosso, L’osteria San Cesario di qualche anno addietro, E’ curti e tanti altri ancora che ho provato con l’unico rimpianto di non averli tutti vicino casa.
E poi tutti i ristoranti del Sud Italia perchè un conto è chiamarsi Cracco o Alajmo e lavorare in contesti socioeconomici più evoluti e un conto è potersi esprimere in luoghi dove tutto o quasi diventa difficile.
Per dirla alla “Gambero” tre “bonus” ad ogni ristorante dalla Campania in giù.
questa è veramente durissima , caffarri. ci provo, ma le date no
IL SOLE DI MALEO. si perde nella notte dei tempi ma per il maffi di allora si apri’ il mondo del cibo.
GUALTIERO MARCHESI, BONVESIN DELLA RIVA, inutile dire perchè
AMBASCIATA DI QUISTELLO, perchè una trattoria extra lusso, nel senso di cibo- non degli orpelli, come quella non esisterà mai piu’( e non esiste piu’ già ora)
MARC VEYRAT ad ANNECY, francia. l’uso delle erbe alpine declinato in essenzialità e pudore. un grande ,sul suo imbattibile.
LOUIS XV a MONACO , perchè la classe è classe.
GIRARDET A CRISSIER . una cucina di classe infinita. poco capito in italia.
DON ALFONSO PARTE PRIMA( chef alfonso iaccarino). perchè al di la’ della cucina contribui’ a far diventare la campania una grande regione gastronomica, probabilmente la migliore d’italia, e di questo dovrebbe menare vanto.
AIMO E NADIA MORONI. ora è facile parlare di materia prima eccellente. la costante e maniacale ricerca di aimo si è protratta tutta la vita, con i risultati che tutti conosciamo.
MASSIMO BOTTURA, OSTERIA FRANCESCANA.come ho gia’ detto : la quadratura del cerchio.
MAURO ULIASSI a SENIGALLIA: i suoi piatti sono un perfetto connubio fra tecnica, il meno possibile, ed emozione. il palato piange dal godimento.
VITTORIO FUSARI. secondo me anticipo’ troppo i tempi con LE MASCHERE . i bresciani, strano a dirsi, non erano ancora pronti a capire quei livelli. mi rifugiavo allora al VOLTO DI ISEO ,dove poi torno’, per tanti anni. oggi si vedrà , nel suo nuovo locale.
ma mi piacciono lui , la sua cucina ed i suoi modi. gesu’, un bresciano di classe: difficile trovarne!
dopo le mie esperienze parigine penso che ritornero’ di corsa e molte volte da VISSANI. non ho ancora capito come un antipatico profondo possa produrre una cucina cosi’ valida ed esatta, a prezzi ,a questo punto, da saldo. dicono non ci sia quasi mai. io in effetti mai l’ho trovato. spero sia cosi’ anche quando ci tornero’:-)
lo metto perchè ancora giovane e da lui mi aspetto ancora quel qualcosa in piu’ che secondo me deve riuscire a dare: GENNARINO ESPOSITO A VICO EQUENSE.
ho sforato, mi rendo conto. in dieci non riuscivo a comprimermi.
Caf, ne abbiamo almeno tre in comune… Ma io ho avuto la fortuna di provare il primo quando George era ancora ai fornelli…
La mia è una lista breve (e non in ordine di importanza):
- Gambero Rosso: ma quand’è che ci fa la grazia di aprire un altro ristorante il buon Pierangelini?
- Torre del Saracino: lo stile apparentemente semplice e immediato di Gennaro mi fa impazzire
- San Domenico di Imola: il mio primo approccio all’alta cucina
- El Celler de Can Roca: vorrei tanto che fosse più vicino a casa, tre stelle strameritate
- Guggenheim Bilbao: incarna alla perfezione i miei gusti
- Mugaritz: sorprendente è dire poco, speriamo che riapra presto
Non so se maschi e femmine cataloghino le esperienze in modo diverso. Sta di fatto che trovandomi in difficoltà a trovare più di UN ristorante che mi abbia cambiato la vita e che abbia un prima e un dopo ho provato a pensare a una cosa conosco meglio: i dischi e il rock’n'roll. Mi viene in mente un episodio a circa 4 anni e uno a 23. Prima e in mezzo e dopo ci sono come degli enormi puzzle formati da centinaia di piccoli episodi, dettagli, scoperte.
Ma di veri “Prima” e “Dopo” ce n’è solo uno ogni tanto.
Mantenendo più o meno le stesse proporzioni – se la sfida al mondo dell’Alta Gastronomia è stata nel 2006 con la mia spedizione solitaria al Gambero Rosso alla scoperta del Gusto – il prossimo Grande Evento è previsto più o meno per il 2025.
Magari ci possiamo risentire più o meno da quelle parti…
Nel frattempo posso lanciare sul tavolo una manciata di pezzetti del puzzle, i primi che mi vengono in mente, in ordine sparso (quando ho più tempo posso provare a scrivere perché): Combal.0, Uliassi, il Boccon Divino, Follonica e Numana, Igles Corelli, En Mets Fais ce qu’il te plait e l’Ourson qui boit, Olivier Roellinger, le Tracteur e la Piola ad Alba.
buongiorno, la piola di alba piace anche a me ed è uno dei miei favoriti, ma non potevo certamente mettere un 50 e più ristoranti
grazie
En mets, fais ce qu’il te plaît e L’Ourson qui boit, deliziosi!!!
Una ragazza di Lione piuttosto ben informata in fatto di ristoranti mi disse che il primo quasi non lo conoscono nemmeno i lionesi.
“En mets…” i piatti e i prezzi e la gentilezza dei proprietari mi piacciono molto. E poi è troppo divertente – con la sala principale sempre caotica e la figlioletta con le pantofoline rosa che ogni tanto compare dalla scala a chiocciola e si siede a un tavolo vuoto e disegna o fa i compiti?
Eh, ho una naturale preferenza per i ristoranti che sembrano una casa (e qualunque altro riferimento non è puramente casuale).
Mi rendo conto che ho un buco, un vuoto di una quindicina d’anni, ci può stare, figli piccoli, altre esigenze.
1964 – Trattoria Il Tritone, Fezzano SP: zuppa di datteri. Iniziazione
1985 – Andrea, Merano: tutto il buono degli Ottanta. Remember.
1986 – Onkel Taa, Merano: la più grande mangiata di lumache. Primordiale.
1987 – Paracucchi, Locanda dell’Angelo, Ameglia SP: non ero pronto. Rimpianto.
1989 – Lorenzo, Forte dei Marmi: classe e savoir faire. Contropiede.
2008 – El Celler de Can Roca, Girona: si può fare, per diana si può fare. Consapevolezza.
2009 – Uliassi, Senigallia: freschezza, gioco e colori. Scapriolamenti.
2010 – Osteria Francescana, Bottura, Modena: occhialini per la visione, nulla sarà più come prima. Pentadimensionale.
Cerco ri riempire il buco, per divertimento:
2000 – Ciro a Santa Brigida, Napoli /Pintauro,Napoli: la scoperta della pizza e delle sfogliatelle
2007 – La Piola, Alba: belli, buoni e rilassati, esiste la terza via della cucina
Ordine sparso, tutto d’un fiato.
1. Locanda San Lorenzo a Puos d’Alpago, dal 1993 ad oggi. Una grande cucina, territorio, materie prime e pensiero d’alto livello.
2. Martin Berasategui a Lasarte (San Sebastiàn), 1997. La perfezione in cucina e il primo contatto un modo diverso di pensare i piatti.
3. El Bulli, 1999, chef Ferran Adriá. Posto stupendo, fantasia e assoluta perfezione in sala. E due geni: lo chef e Jordi Solér.
4. Racó de Can Fabes, chef Santi Santimaria, 1999
La miglior cucina di territorio. Capretto con scalogni.
5. La Primula, San Quirino, 1988. Il primo incontro consapevole con l’alta cucina.
6. Revedin, Gorgo al Monticano, metà anni ’70. Con lo zio Bruno, la prima volta in un ristorante di livello. Brodo di tartaruga, telline e cocktail di scampi.
7. Uliassi, Senigallia, 1998. Di ritorno da Ancona per recuperare la macchina che ci avevano rubato. Una folgorazione, e da allora sempre meglio. La miglior cucina di mare che io conosca.
8. Le Calandre, Sarmeola di Rubano, 2005.
Eccezionale qualità di cucina, di sala e di conduzione.
9. Sant Hubertus dell’Hotel Rosa Alpina, San Cassiano. Chef Norbert Niederkofler.
Grande cucina internazionale in Badia. Arriviamo, lo chef ci accoglie “cosa porto ai bambini, una milanese? Poi penseremo a noi.”
10. Ristorante Novecento, Casarsa della Delizia.
Mi ha davvero cambiato la vita, ma questa è un’altra storia.
imperdonabilmente ho dimenticato il Ristorante Roma di Tolmezzo di Gianni Cosetti. Eccezionale personaggio, ha cambiato la cucina friulana da così a così.
L’orzotto prima non esisteva.
buongiorno, sono nuovo, magari vado anche fuori tema, se è così scusatemi
allora il mio elenco è questo:
- osteria dell’arco, alba, dove è iniziato il tutto
- osteria boccondivino bra … e non solo per i tajarin con 40 rossi d’uovo
- roellinger cancale ( bretagna ) per me il meglio in assoluto, grandi oliver e compagna, sento che chiude o ha chiuso, peccato, ma c’è anche quello suo fuori cancale dove ci sono i ragazzi che merita
- ciau del tornavento, treiso e che dire?
- enoteca canale d’alba davide palluda fa cose straordinarie
- georges blanc, bresse (fr) ho voluto provare un tristellato francese, mamma mia che roba, cibo, accoglienza, cordialità, lo stesso georges blanc alla fine si è intrattenuto con noi a parlare un po’ ( però non lo ritengo tanto morale spendere ciò che ho speso per un pranzo, ma lì ne è valsa la pena )
- au pied du cochon parigi, la zuppa di cipolle migliore di parigi
- plachutta vienna il tafelspitz ( bollito tipico austriaco ) e le wienerschnitzel da sogno con eccezionali vini
- weiss rossl st. wolfgang ( austria ) il ristorante dell’omonima operetta, molto romantico, in riva ad un laghetto, quanti bei ricordi!!!
- cesare giaccone quando era ancora ad albaretto
siamo arrivati a 10, ma aggiungo ancora l’osteria dei sognatori ad alba ( non si prenota, al limite si fa la fila ma ne vale la pena ) e i trei gnurant ad alessandria ( poche robe ma agnolotti da urlo )
e non voglio dimenticare guido quando c’era ancora lui a costigliole
ciao a tutti
a Costigliole da Gino e’ uno dei 10 che mi hanno cambiato la vita !
Ehm, sarà Guido ?
Non so di Guido. Io parlo di Gino, ci sono stato anche pochi giorni fa.
buonasera, guido era guido alciati quando con la moglie lidia aveva un ristorante fino a qualche anno fa fino alla sua morte. poi la vedova ed i figli hanno aperto 2 ristoranti a pollenzo e santo stefano belbo, gino è un’enoteca o osteria di costigliole, mi sembra, ma da non confondere con guido
saluti
Già, lo ricordo, erano parecchi anni fa..
Visto che si parlava di ristoranti che hanno cambiato la vita mi sembrava più logico la citazione di Guido Alciati invece che di Gino ma rispetto l’opinione di Francesco.
Ehhhhhhhhhhhhhhhhhh Guido, di ritorno da una delle mie zingarate in Francia feci di tutto per poterci andare a mangiare, riuscendoci.
Che grande giornata…..ma come si fa a citare solo 10 ristoranti….è impossibile!
.
Ciao
Gino dell’Enoteca Roma.
http://www.enofoodroma.it/
Tutti posti più o meno conosciutissimi e…stellati:-))
Troppo facile mangiare in modo indimenticabile.
Ecco il mio elenco in ordine sparso:
Ristorante Armeno in Bielorussia.
Paninaro in Belgio: fuori dal camper-negozio c’era scritto Restaurant.
Ristorante Sorriso.
Marchesi.
Festa della birra a Stoccarda il pollo allo spiedo ti mette un’pò in pace.
Villa Crespi.
Orecchiette in Puglia in una bettola.
Pizza a Castellina in Chianti.
La Raclette dopo una sciata.
Un ristorante che forse si chiamava Cosmos in Norvegia… La zuppa di pesce migliore del mondo.
Altro che elenco da fighetti. Marchesi, sorriso e Villa Crespi gli ho messi nei dieci perchè almeno li potete riconoscere:-))
[img]http://smileys.sur-la-toile.com/repository/Endormi/0002.gif[/img]
hai perfettamente ragione
anche la vita dei risto-fan, raccontata dagli stessi, inizia a trent’anni?
nessun episodio di *cambiamento* prima del primo gastro-miracolo?
[img]http://smileys.sur-la-toile.com/repository/Endormi/0002.gif[/img]
Veramente nè io né altri abbiamo nominato tutti nomi stellati. :-I
Di momenti lontani dal gastro-miracolo non ne ho scritti perché:
1. non andavo quasi mai al ristorante
2. se ci andavo generalmente non era sicuramente il genere di cose cui essere un granché entusiasti
2. ci sono certamente momenti che ricordo più di altri e varie “prime volte” in cui ho assaggiato qualche cibo particolare. Ma – forse anche per la lontananza e perché adesso ci metto più attenzione – rispetto alle cose recenti non c’è proprio paragone!
La vecchiaia, la noia, ecco i Suoi nemici Gumbo!:-))
Su con la vita!
Si faccia un panino semplice e una birretta, magari con un dischetto di Buddy Holly come sottofondo!
Ritrovi qualcosa!
seguendo il filo dei miei ricordi:
1982: 17 anni, la folgorazione da CANTARELLI e la certezza che nel mio mondo la cucina e il vino avrebbero avuto un ruolo centrale
1983: esame di Maturità e finalmente un grande ristorante aperto vicino casa L’ENOTECA DELL’OROLOGIO a Latina, un posto fantastico che mi ha insegnato molto di quello che so, arrivato sino alla stella michelin per poi chiudere travolto dall’entusiasmo. Viva la Nuova cucina italiana di quegli anni
1988: VISSANI, un altra era esisteva ancora il padrino e un simpaticissimo Orco ci faceva scoprire quali meraviglEi si potessero fare in cucina, ricordo ancora degli incredibili ravioli ripieni di un tartufo sano avvolto nel lardo e saltati con un ragout di foie gras fresco.
1988: ENOTECA PINCHIORRI, ero un giovane universitario senza troppi soldi e grazie alla complicità di un someliier che non dimenticherò mai, bevevo i miei primi grandissimi francesi provenienti dai tavoli accanto, mentre in cucina si cucinavano ancora le Caramelle al’Annie
1990: IL TRIGABOLO, una folgorazione la cucina di Igles Corelli e della sua brigata di matti… Creatività al fulmicotone.
1991: LOUIS V, la classe e la leggerezza. Nulla sarà più lo stesso dopo
1993: BERATESEGUI, il millefoglie di mele, anguilla e foie gras, un piatto saldamente nella mia top 3 da quasi venti anni
1996: NOBU a Tribeca, e che ne sapeva un povero ragazzo in viaggio di nozze di Sushi, spicy Tuna e Kobe Beef…
1998:la mia prima volta a EL BULLI, una novità assoluta! non il migliore della mia vita ma il più incredibile… Ricordo che mangiammo a cena con mia moglie e riprenotammo seduta stante per il giorno dopo a pranzo… Allora si poteva fare (sia prenotare un giorno per l’altro che pranzare a Cala Montoi)
2008: l’ennesima cena al REALE, ma quella del definitivo decollo verso il futuro.
2008: salendo al salone del gusto, un pranzo incredibile al GAMBERO ROSSO, il giorno dopo avrebbe chiuso e ancora aspettiamo che riapra
Una fatica restare entro la decina (quasi
) ma scegliere questi mi ha fatto pensare che è una buona occasione per ringraziare tutti gli chef che per oltre 25 anni della mia vita su 44 l’hanno resa più felice. GRAZIE!!!!
ciao A
Tutti i ristoranti mi hanno cambiato la vita. Adesso come adesso, è stazionaria sui 135 centimetri.
Mi hai fatto ridere talmente tanto che ti perdono, definitivamente del fatto che non riesci a trovare un cavetto dal 22 Settembre
Nessun ristorante mi ha cambiato la vita, spero sempre che me la cambi il prossimo.
Ma ci sono due locali che all’inizio degli anni ’80 mi hanno “svezzato”, facendomi passare da pizza&birra a prodotti di qualità&vino: Cavour 313 e Cul de Sac, i primi due wine bar di Roma (e forse d’Italia)
Non è una graduatoria, ma il primo lo è davvero!
Da Tuccino (Polignano a Mare) Per me è il numero 1 per il pesce in Italia
Acqua Pazza (Cetara) Per la colatura di alici
Antichi Sapori (Montegrosso – Andria) La vera cucina territoriale
Ciro a Santa Brigida (Napoli) Per la cucina napoletana
Conca del Sogno (Massa Lubrense – NA) Per le capresi ed i frutti di mare arrivando in barca
Il Tartufo (Ateleta – L’Aquila) tartufo su qualunque cosa, come piace a me
La Porta (Monticchiello – SI) Perchè è tutto buono
L’Assassino (Milano) – Per le indimenticabili insalate di ovuli e perchè è la mia storia
Latte di luna (Pienza – SI) – Per il suo maialino al forno
Le 4 fontane (Casagiove – CE) – Perchè lavora molto senza che il proprietario metta il naso fuori dalla cucina (è un complimento).
Mattozzi l’europeo (Napoli) perchè si mangia come si mangiava a casa di mia nonna
il sole a Trebbo di Reno nel 1996, quando in sala c’era ancora Guido Paulato che adesso si dedica al jazz alla Cantina Bentivoglio..purtroppo
il Dolada a Pieve d’Alpago, prima della gita stabile a Londra di Riccardo De Prà, anche se è ancora una grande tavola
il Povero Diavolo all’ingresso di Piergiorgio Parini e la sua geniale umiltà
La pernice e la gallina di Marco Fadiga, prima dello scimmiottamento modaiolo del bistrot..
Il San Domenico a Imola, grandissimo classico
La prima volta da Massimo Bottura..e la seconda e la terza..crescendo rossiniano
La silenziosa, somma maestria di Nicola e Luigi Portinari de La Peca di Lonigo
Le Robinie a Montescano, solitaria splendida sosta golosa
Il Laite a Sappada: una coppia di persone incredibilmente appassionate, Roberto regista di-vino e Fabrizia dolce timida alchimista..
L’enoteca Pinchiorri, unica solenne frustrazione di aspettative troppo alte
i gourmet non amano sbarazzarsi facilmente delle cose. In questo siamo senza speranza: conserviamo come reliquie i menù dei ristoranti che più ci hanno entusiasmato e di tanto in tanto amiamo sfogliarli
[img]http://www.vocinelweb.it/faccine/felici/felici-set4/20.gif[/img]
per la serie aveva ragione mucca (ma questa era facile)
misuro l’andamento del mio risto-interesse dallo spessore che la guida Michelin assume a fine anno: anno per anno annoto sottolineo e scarabocchio, ma soprattutto infilo conti e trafiletti di giornale fra le pagine, dalla ed. 2003 è sbucata fuori
Difficile, molto difficile. Ogni posto a suo modo influisce sui successivi modificandone parametri e valutazioni e spesso le cene hanno valori che vanno al di là del semplice cibarsi o gustare, dando a tutta la cena un sapore che senza questi sarebbe stato diverso. Proverò comunque a dir qualcosa, non ricordo bene le date che son quindi approssimative (e indicate solo per la prima volta, in molti di questi ci sono tornato tante) e il discorso vale solo per la mia esperienza personale: già mia moglie la penserà diversamente e magari la stessa cena ma in una serata diversa avrebbe avuto importanza diversa, anche a parità di qualità e risultato.
L’ordine è casuale, non è una classifica.
1) Le Verrou (Nedde, 2006) Una freddissima notte d’inverno davanti al camino con la cucina e l’ospitalità di Brigitte e Julie. Una locanda unica nel mezzo del nulla e delle colline del Limousin. D’estate anche crepe, galette e cidro, un ambiente necessariamente diverso ma non meno unico.
Tomoe Sushi (New York, 2005) Ho capito che il pesce crudo è ancora un’altra cosa e che mi sa tanto che quello dell’oceano è molto meglio di quello del mediterraneo, poi non so, eh, però…
2) Oishii Sushi (Boston, 2004) È stato lì che ho detto: a Milano non vale la pena, sono solo pesci morti. Meglio che vivano.
3) Antica Osteria del Ponte (Cassinetta di Lugagnano, 1998) La prima volta in un posto vero non si dimentica mai. Ezio e Maurizio erano senz’altro al loro meglio.
4) Miramonti l’Altro (Concesio, 2002) Il senso della parola accoglienza e generosità, spettacolare. Quello è il parametro su cui ho valutato il resto del mondo da lì in poi.
5) Locanda Mariella (Calestano, 2003) Non c’è altro posto dove bere meglio e non c’è altro posto dove sentirsi bene come a casa in una cena fra amici. Mariella, Guido e tutti sono sempre fantastici.
6) Via del Borgo (Concorezzo, 1997) Sentirsi a casa senza andare fino a Calestano, che da Milano non è proprio comodo. Da qualche mese Franco il sommelier comunista con i baffi è andato in pensione. Peccato, era bello poter dire sempre “fai tu” e tornare a casa contenti o anche molto contenti. Adesso lo posso fare solo da Mariella.
7) Realais Bernard Loiseau (Saulieu, 2008) Avete letto “Il perfezionista” di Chelminski e visto “Ratatouille”? Ecco. Andateci. Bernard si è ucciso nel 2003, ma è vivissimo.
9) Pizzeria Monte Grigna by Tric Trac (Legnano, 2008) “La” pizza (poi uno più ferrato sulla questione di me mi ha detto che non è proprio napoletana, è una via di mezzo fra la napoletana e quella della riviera, ma non mi stupisce, Bruno è di Ravello).
10) Il Clandestino Susci Bar (Portonovo, 2001) Appena aperto, un posto magico per una serata indimenticabile. Si veniva dalla Madonnina pochi giorni prima, ma non c’era gara possibile.
Anch’io appartengo alla schiera di coloro che sostengono che ogni posto ha lasciato un segno. Appartengo anche alla “vecchia guardia”, fine anni ’70- primi anni ’80. Marchesi, Cassinetta, Sorriso, Guido Costigliole, Sole di Ranco, Contea di Neive, Emiliano Di Stresa. Tra il bene ed il male 300 ristoranti all’attivo. Ormai ho diradato di molto le mie uscite perchè non mi ritrovo quasi più nella ristorazione attuale.
Oltre a Marchesi,maestro primo in assoluto, mi hanno segnato il MASO CANTANGHEL di Civezzano Trento per la location e la filosofia della cucina, anche se l’ultima visita (2004) mi ha fatto cadere le cosidette sfere.L’ALIA di Castrovillari. Mi è rimasto come ultimo rimpianto IL NUOVO MACRI’ DI TRECATE, Chef Andrea Borroni, 30 enne, che m’ha veramente entusiasmato per la sua semplicità e precisione nelle cotture e soprattutto perchè uno dei pochi che ragionavano(cessata attività nel 2009) a menu anzichè a singoli piatti.
Preferisco di gran lunga la cucina tradizionale a quella creativa, troppo creativa per i miei gusti.
Saluti
LAMAX61°
Cambiato la vita.. beh, non esageriamo, in fondo si tratta pur sempre di mangiare
*lo scrivo mentre anelo davanti alla foto dell’ultima creazione di Uliassi “the Magician”*
Una breve lista ma date approssimative chè i ricordi sono a volte lontani:
a) Locanda dell’Angelo – Ameglia (SP) chef Angelo Paracucchi – 1985 Il primo grande ristorante (e grande esborso per un giovane universitario); intimidito è dir poco.
b) Gambero Rosso – San Vincenzo (LI) chef Fulvio Pierangelini – 1986, ecc.. Il genio, la passione e pure la gentilezza (tiè). Ricordo che la dose di passatina era notevole (niente menù degustazione: piatti veri) e ripulimmo la scodella alacremente.
c) Le Moulin de Mougins – Mougins chef Roger Vergé – 1987 ? La mia prima volta in un grande francese – servizio spettacolare, cucina ai tempi lontanissima dalla nostra.
d) Vissani – Baschi (TR) chef Gianfranco Vissani (presente !) – 2006, ecc.. Conosco il ristorante di Vissani fin dai tempi in cui era un’enclave carbonara del Padrino, il locale di famiglia, ma avevo evitato la sua opulenza un po’ per la paura di una delusione dopo tanti pubblici elogi, un po’ per la cucina che mi sembrava mescolasse troppi ingredienti in un sol piatto. E adesso rimpiango non esserci andato prima..
e) Berasategui – Lasarte-Oria San Sebastian chef Martin Berasategui – 2004 Il più talentuoso chef basco. Una girandola di emozioni sia visivi che di sapore. Niente sarà più come prima.
f) Guggenheim Museum – Bilbao chef Martinez Alija – 2004 Il degno erede del Maestro Berasategui. Ai tempi non era ancora famoso ma si notava già il talento.
g) Uliassi – Senigallia (AN) chef Mauro Uliassi – 2006, ecc.. La mia prima non fu esaltante ma poi.. uno di quei posti dove potresti tornare a mangiare tutte le settimane.
h) Osteria Francescana – Modena chef Massimo Bottura – 2010 Un altro grandissimo. Pranzo dell’anno 2010 e non credo che venga scalzato dalla vetta.
i) Duomo – Ragusa Ibla chef Ciccio Sultano – 2007 E come potevo lasciarlo indietro ? in uno dei luoghi più belli della Sicilia, molta sostanza e qualità della materia prima affiancati al genio del grande Ciccio. Pranzo dell’anno 2007 che aiutò a toglermi tutti i (brutti) pregiudizi che avevo sulla Sicilia.
j) Antico Moro – Livorno e Scintilla – Viareggio – 1984, ecc.. La riscoperta del pesce fresco; mi accorsi che fino a quel momento (quasi) tutto il pesce che avevo mangiato era di plastica o cartone: il risotto dei fratelli nasoni di Livorno e il fritto leggerissimo della signora Scintilla me li ricorderò per sempre.
k) un anonimo ristorante italiano (vero italiano, ai tempi esistevano) in piena era punk/new wave a Brighton (England) – estate 1978 Dopo quasi un mese di cibo confezionato di Tesco e Sainsbury, addirittura i famigerati spaghetti stracotti sul toast, quelle lasagne “bolognaise sauce” e il filetto al pepe mi sembrarono il nettare degli dei !
l) McDonald’s – Roma – 1986 Avevo già assaggiato i panini McD all’estero ma l’impatto con il nuovo e primo punto vendita in Italia (in verità a Bolzano era arrivato l’anno prima) fu devastante: qualità minima dei paninazzi e delle patatine ma qualità pessima degli inutili primi piatti che erano (sono ?) serviti nella grande sala a temperatura polare. Queste sono tappe che rimangono…
l) Buca di Sant’Antonio – Lucca – 27 dicembre 1983 Locale storico (dal 1782 !) in centro alla stupenda città di Lucca. La cena fu buona ma in effetti ricordo solo lo stinco di capretto e il fatto che era la prima volta che portavo la mia futura moglie a cena non nella solita pizzeria..
In ordine temporale:
Peppino e Mirella Cantarelli-( 80-81)
Gualtiero Marchesi a via Bonvesin-( 87-88)
Aimo e Nadia-(87)
Vissani-((89)
La grotta di Nerio Raccagni a Brisighella-(89)
Le colline ciociare-(91)
Freddy Girardet-(94)
Il gambero rosso a San Vincenzo-(99)
Il Pagliaccio-(03).
Uliassi(05)
La madia di licata-(08)
A proposito della Grotta di Brisighella: era il periodo in cui nella piccola cittadina c’erano ben due ottimi ristoranti: La Grotta appunto e Gigiolè. Ci sono tornato la scorsa settimana e purtroppo Gigiolè è chiuso e non si sa se l’albergo verrà ristrutturato e la Grotta ha cambiato varie gestioni e pare, perchè non me la sono sentita di entrare, sempre di livello medio-alto ma con prezzi adeguati
se pensi che nel 1988 si faceva un pasto completo con meno di 20.000 lire…
E all’epoca alla grotta c’era un giovanissimo Cammerucci che faceva faville….penso il piccione piu’ buono a pari merito con quello di Pierangelini…ps: undicesimo nella lista ma non in ordine di importanza, semnpre nel 91 un formidabile Enzo De Pra’ al dolada.
A Brisighella c’ era anche gigiole’ della famiglia Raccagni, ma la genialita’ della grotta rimane memorabile, potevi mangiare piatti di alta scuola e materie prime costosissime a prezzi da osteria per camonisti:la formula era semplice, solo menu’ del giorno e vini abbinati..ma che menu’…Quel giorno mangiai risotto, piccione, pesce selvaggio su una tavola apparecchiata con la fiandra , posate d’argento e bicchieri di cristallo.
Locale sempre pieno di giovani e sempre pieno.
Il primo locale gourmet della storia italiana a fare quei numeri e soprattutto con quei prezzi.
Vincenzo è un grande cuoco. Un amico che ho conosciuto di persona abbastanza recentemente. Io son stato alla Grotta subito dopo la sua dipartita. Un’altra cosa. Conservo videocassette del 1989 di una trasmissione che lo vedeva protagonista, in questo ristorante un po’ kitch, con 6 ricette per l’intera settimana. Da allora non ho mai smesso di seguirlo. Vero quello che dici riguardo a ricette, materie prime e prezzi. Non ci sono tante notizie del suo LidoLido di Cesenatico.
Volevo solo testimoniartelo.
Saluti
LAMAX61°
PS
RICETTE DI VINCENZO
Zuppa di Cardi e fegatini di pollo
Triglie su zucchine spinose
Ravioli di verza, vongole e falde di pomodori
Animelle e carciofi al timo
Faraona farcita sotto pelle con ricotta e maggiorana
Flan di castagne e crema alla vaniglia
Non ringrazierò mai abbastanza Vincenzo.
Dieci davvero difficile. Ci provo, premettendo che non sono necessariamente i migliori ma quelli che in qualche modo hanno segnato il mio percorso gastronomico. Le date, in qualche caso, saranno un po’ approssimative ma non penso sia un problema….
Dunque.
1) Il Cavaliere – Cantù (CO), 1975. Il primo ricordo di un ristorante.
Le Calandre – Rubano (PD), 2003. Un’esperienza da non perdere.
2) Filippino – Lipari (ME), 1977. Il pesce come dio comanda. A Lipari sempre il migliore. Il ristorante delle mie estati.
3) Pierino – Viganò (LC), 1978. Le prime volte ai banchetti matrimoniali, poi il più grande classico della Brianza.
4) Lio Pellegrini – Bergamo, 1996. Il primo grande ristorante.
5) Gambero – Calvisano (BS), 1998. Il ristorante del cuore.
6) Dal Pescatore – Canneto sull’Oglio (MN), 1999. Basta la parola….
7) Gambero Rosso – San Vincenzo (LI), 2003. Fulvio…per me il più grande.
9) Caffè La Crepa – Isola Dovarese (CR), 2007. La domenica a pranzo, con gli amici. Cosa c’è di meglio?
10) Duomo – Ragusa, 2009. In ordine di tempo l’ultimo grande che ho visitato.
Ho pensato e ripensato.
Non sono stata in moltissimi grandi ristoranti, alcuni sì, ma non posso dire che mi abbiano cambiato la vita. Ho fatto alcune bellissime esperienze, in alcuni casi uniche, questo sì.
Però ripensandoci un ristorante ha segnato il mio passaggio da normale frequentatrice di ristoranti qualunque a curiosa desiderosa di conoscere sempre di più.
Si chiamava la Tavola del re e si trovava a Procida. Per me era il ristorante di Giovanni e Libera. Lei era una ancora poco conosciuta Libera Iovine (ora al Melograno di Ischia), nota a pochi locali e ai napoletani che frequentavano l’isola intorno al 1988.
Ho cenato lì molte volte e mi ricordo quelle come esperienze davvero speciali che mi hanno aperto un mondo.
ciao Daniela, è chiaro che la vita non te la può di certo cambiare l’esperienza al ristorante. Se inveci guardi la cucina da una certa angolazione (ti piace apprendere ed il mondo dei ristoranti ti affascina da sempre) allora la vita, dal punto di vista culinario-gastronomico, le varie esperienze te la cambiano sicuramente.
L’imprinting avuto da Marchesi- passando per la concezione di casa-ristorante avuta nel 1983 al Maso Cantanghel per poi arrivare a scoprire un certo modo di impiattare o calibrare porzione e menu (quello messo in atto dal mio amico Andrea Borroni) mi hanno lasciato un segno e non mi permettono più di sopportare la confusione nei piatti, i troppi elementi, le sovrapposizioni di sapori, l’eccessiva opulenza ed il ripetersi degli elementi all’interno di un menu e il numero delle portate finalizzate solo per giustificare un conto importante.
Son tutte cose che sai bene anche tu ma che mi permetto di ricordarti
Ciao
LAMAX61°
Ovvio che esistano eventi più sconvolgenti nella vita che andare a un ristorante.
Però secondo me si può comunque dire che un’esperienza cambia la vita se hai la sensazione che da quel momento si sia aperto un mondo (come ha detto Daniela), se cambi considerevolmente il tuo punto di vista su qualcosa, modifichi il tuo comportamento e le tue abitudini – almeno relativamente a quel campo.
Questo può capitare anche grazie all’esperienza di un ristorante – almeno, a me è capitato.
Le altre cose che elenchi sono esempi di cose che secondo me rendono un’esperienza momorabile – nel bene e nel male a dire il vero, ma io inquesto elenco ho pensato solo a quelli positivi – oppure no. Le cose che ti fanno rendere conto di aver imparato, capito, chiarito qualcosa in più oppure percepito qualcosa di fuori dal comune. In tema comunque ma diverso dall’evento per cui c’è un prima e un dopo.
Straquoto, e’ uno dei posti della memoria anche per me….pensa che noi conosciamo Libera e Giovanni all’epoca del malibu’, prima della tavola del re.
Grandissima cuoca Libera, materie prime e dono della sintesi nei suoi piatti….
Pensa, magari ci siamo incrociati già allora e non lo sapevamo.
Malibù non mi suona nuovo, dov’era? sempre a Procida?
Quando c’era la Tavola del Re a Procida io ero un bambino; grazie al cielo con i miei genitori ci andavamo abbastanza di frequente ed ancora oggi ricordo alcuni piatti, che da bambino che ha sempre odiato di essere relegato al tavolo dei coetanei con pasta al sugo e cotoletta…
).
Non ci avevo mai pensato, ma effettivamente per me “l’iniziazione” alla passione gourmand è stata proprio ad opera di Libera e Giovanni (dai quali sono poi tornato, in età più adulta, al Melograno di Ischia, con pesce procidano
Due capolavori di Libera che ha tenuto in carta anche al Melo:Spaghetto broccoli, frutti di mare e peperoncino ed il mitico piatto dei pescatori Procidani: merluzzo di coffa agghiuttulell, che ogni tanto replico anche io indegnamente:-)))
Lo spaghetto broccoli, frutti di mare e peperoncino è proprio uno di quei piatti che ricordo della Tavola del Re… che poi è stato mutuato da tutto il clan Crescenzo!
Il merluzzo invece non lo ricordo fatto da Libera (ma mangiato da procidani)… aspetterò una tua replica!
ops… ho dimenticato il broccolo!
I ristoranti che hanno cambiato la mia vita, rispetto a quelli che vedo elencati qui, mi sembrano così poco “nobili” (anche se a me rimangono molto cari) che vi risparmio l’elenco.
Però vorrei sfruttare l’occasione per chiedere un aiuto. Data la vostra conoscenza: potreste aiutarmi a ritrovare un ristorante nei pressi di Mantova (era sede o in qualche modo convenzionato con il Lions Club locale) in cui ho fatto un’ottima pranzo nel 95 con un caro amico ? Ci eravamo persi, ci sembrava il classico ristorante supercostoso invece abbiamo mangiato ottimamente spendendo il giusto (anzi), all’uscità abbiamo perso il biglietto da visita e non siamo più riusciti a ritrovarlo ! Particolarità nel coperto era compreso il pinzimonio.
…Mi sono venuti in mente sempre alla fine degli anni 80, la chiusa a Montefollonico e Cesare Giaccone ad Albareto Torre.
Altri due pilastri di questo nostro universo gastronomico…semplici ma efficaci…due piatti emblematici dei ristoranti in questione:I pici con le fave aglio olio e pomodoro della chiusa e l’insalata di coniglio con le pesche di Cesare….esemplari ed indimenticabili.
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