
Sara Porro: Nic, a rischio di sconfinare n
Von Clausewitz: Inerpicarsi sull'ostico sentie
Michele: "I gourmet si dividono in 2 ca
Nic Marsél: La frase “bar appena passato i
Ordinare al ristorante come un professionista. Proprio quando potevamo consigliarvi come farlo… [1 - Prendete il menù e scartate i piatti che avete già visto in altri ristoranti, con quelli, lo chef sta solo cercando di essere alla moda. 2 - Trovate i piatti più insoliti e fateci una croce sopra, con quelli, lo chef sta solo appagando la sua vanità. 3 - Scegliete i piatti che vi ispirano di più tra quelli rimasti] … ci dicono che non c’è scelta, quando arriva il momento di ordinare ci adeguiamo al gruppo. Secondo lo studio del Journal of Consumer Research, quando il cameriere si presenta davanti a noi diventiamo prevedibili. Qualche secondo prima decidevano la voglia (e il costo) di un piatto, ma al momento fatidico conta il consenso del gruppo. Se vi chiedete quale meccanismo psicologico si nasconda dietro questo comportamento, gli esperti rispondono che è per via della tendenza a collocarsi nel mezzo, senza prendere posizione.
Ora, siccome a me non è mai capitata una cosa simile, vorrei sapere da cosa dipendono le vostre scelte al ristorante, e se vi identificate nel risultato della ricerca. Valgono solo le confessioni sincere.
[Immagine: Grub Street]
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sarò breve: quando sono a pranzo col capo prendo sempre quello che prende lui. mi toglie l’imbarazzo della scelta…
Io, invece chiedo allo chef di cucinarmi il capo, anche coì mi tolgo l’imbarazzo della scelta!!(ed il capo);-)
Anche io prendo sempre quello che decide il capo.
*sogghigna*
Ricordo al CAF la visione di uno dei pochi (l’unico?) film normali del grande Lars von Trier, il penultimo “Il grande capo” ove avrà svariati esempi dell’utilità di essere Capo
cèlo. Immenso.
Mai avuto la tendenza a seguire le orme del gruppo in ambito ordinazioni, semmai il mio problema è che appago troppo le vanità degli chef
Nessuna confessione io celebro e do le assoluzioni.
Ma in questo caso violo il segreto.
Gruppi pochi, per fortuna, ma è vero che la dinamica è spesso quella, provo a dare le percentuali:
60% rientra perfettamente nello studio riportato
25% reagisce esattamente all’opposto, si cerca di provare più cose per principio
15% scelgono in base ai propri gusti (sono sicuro la quasi totalità dei lettori di dissapore)
Io parlo delle mie sensazioni nel momento in cui raccolgo l’ordine che potrebbero essere anche molto lontane dalla realtà.
Quello che so per certo è che se all’interno del gruppo, termine che per quanto mi riguarda può essere utilizzato dalla coppia in su, c’è un potente politico o datore di lavoro che sia, ma anche oggetto del desiderio piuttosto che gourmet conclamato, il gioco diventa spesso così evidente da diventare imbarazzante.
Oste: se avete bisogno di qualche spiegazione o suggerimento sono qui per voi
OSPITE: no grazie io ho deciso. Tu cosa prendi?
ospite: ehm non lo so… ci sono così tante cose interessanti…
OSPITE: per me un antipasto e un secondo tu?
ospite: a beh quello anche per me, non riuscirei a mangiare di più
OSPITE: dai allora fatti coraggio e scegli
ospite: forse la lingua…?
OSPITE: ecco a me quella proprio non piace il quinto quarto in genere…
ospite: ah non lo dire a me. dicevo la lingua la escluderei e anche la coda brrr
OSPITE: dicevo a me il quinto quarto piace tutto ad eccezione della lingua. comunque, per me animelle e poi scaloppa di foie
ospite: ma si, anche per me oggi voglio provare una cosa nuova, basta con i soliti piatti (sigh)
Bella questa! E’ la stessa cosa anche per il vino?
E’ sempre la stessa cosa da quando l’uomo ha inventato i marescialli
http://www.youtube.com/watch?v=jqDGT3oQHic
Agghiacciante quando ad una cena di gruppo il cameriere prende le ordinazioni e su dieci commensali solo un paio prendono l’antipasto: immanente saltano fuori altri tre che lo chiedono uguale giusto per non rimanere indietro e mangiare meno…
E, visto di recente in trattoria, quando una persona chiede un piatto particolare e, per errore o per calcolo, gli viene portato in vassoio e messo davanti al piatto.. puff, un momento di distrazione e il cibo è sparito ! sbaglio o non lo voleva nessuno ?
certo che se ti siedi in una pizzeria come il ‘Mc’ Flam’s, in cui é stato fatto il testm vale la teoria del gruppo. in un ristorante non credo sia il gruppo a decidere. molto dipende dal cameriere a mio avviso. potrebbe anche stravolgere le mie idee.
posto che mi ritrovo molto nei punti 1, 2 e 3 dell’articolo, in genere evito accuratamente di uscire a cena in gruppo. se capita, non mi faccio condizionare da nessuno. mi innervosisco se chi è a tavola non trova niente di suo gradimento e ordina uno spaghetto al pomodoro senza pomodoro e senza spaghetto. in quel caso è l’ultima volta che condivido una cena con quella persona. augh!
Tognazzi & Gassman http://www.youtube.com/watch?v=25XgRruP2Lk
Ceno in compagnia allargata una volta alla settimana, non so dire quanto i miei commensali (suppergiù trentenni, maschi e femmine, quasi tutti parmigiani) siano rappresentantivi degli altri miei coetanei, comunque sia funziona così:
1. più è gente *in grana* e meno vogliono spendere per cenare (in media 30-40 € a testa)
2. il motivo? meno si spende a tavola più soldi rimangono per l’ape, il pre-disco e la disco
3. pertanto? posso mai sceglierlo io, il risto, sennò *si sfora* il budget (cazzata assoluta)
4. di solito sceglie il risto la stessa persona che ha organizzato il dopocena (pre e disco)
stando così le cose cerco di farmi meno male possibile
5. il gruppo ordina – sempre così – un antipasto un secondo e niente dessert? e io anche
6. ordinano tre bottiglie di vino in quattro, quattro in sei e via crescendo? io poi non guido
emh… volevo dire se riesco scrocco un passaggio
7. si cena in 45 minuti, gl’altri escono a fumare post comanda, post antipasto, pre caffé?
fumatore anch’io, cerco di far loro compagnia solo al giro pre caffé
8. ordinano *tutti* caffé doppio, e a seguire *due giri* di scuotibudella per i maschietti?
il caffé mi piace anche balordo, fortuna che non mi piacciono i superalcolici
insomma caccio 40 euro
per speluccare due piatti mentre si sbevacchia e ridacchia tutto il tempo? sostanzialmente è così, ma ogni tanto pago per due. E mi va di lusso, eh! anni fa cenavamo direttamente nei locali…
di solito rincaso dopo il locale pre-disco, non ho più la forza di fingere di divertirmi sino alle cinque del mattino; così facendo il sabato me lo vivo, e a mezzogiorno il risto lo scelgo come pare a me.
Purtroppo ceno spesso da solo o in cene organizzate per lavoro, quando esco con gli amici in realtà ordino quello che mangerebbe mia moglie così io mangio quello che ordina lei (che regolarmente non gli piace)e lei quello che ho ordinato io (dura la vita!)
sei un grande
bellissima questa !!!
Non è un problema da poco: anche mi amoglie ogni tanto non ne indovina una
x massimo: una ricerca di Journal of Consumer Research…
ti riferisci a questa “Coming to a Restaurant Near You? Potential Consumer Responses to Nutrition Information Disclosure on Menus” ?
Il mio status di (dicono) esperto gastronomico fa sì che qualsiasi personaggio importante a tavola con me chieda consigli e forse addirittura la mia approvazione. Una volta però un presidente emerito della Repubblica ordinò un rosso sul pesce e non me la sentii di contraddirlo con una lezioncina di abbinamento.
Tommaso, non è che te lo chiedono perchè, si sa, quelli un po’ grassi si intendono di mangiare ?
Buona questa! Vale il contrario? Vale anche sul bere:-)
Comunque io di solito sto con il gruppo! Anzi mi piace proprio condividere con il gruppo la stessa pietanza. E’ molto conviviale!
Se è una tappa gastronomica attesa faccio sempre guidare allo chef con una sorta di menu degust. arricchito con qualche inserimento. Normalmente alla carta vado sulla stagionalità. Al momento di ordinare odio quei commensali che si disperdono in chiacchere e si distraggono, e li che arrivano gli accidenti con il sorriso in bocca da parte di chi prende la comanda.
Gruppo? Solo in certe trattorie sperdute nella campagna, dove l’oste decide per tutti, concedendo minime varianti… o se magari tutti decidono per quell’unica prelibatezza paradisiaca ben nota…
Se no: gran misto di ordinazioni, all’insegna del prendiamo tutto il meglio, e assaggiamocelo a vicenda…
Se ne vale la pena, se lo chef mi ispira, o lo conosco, allora posso anche affidarmi a occhi chiusi.
Il criterio 1-2-3 viene spesso sostituito dal criterio 3 scarnificato (scegliete quelli che vi ispirano di più) e basta, che nei casi migliori si traduce in un’estenuante contrattazione interiore, preferisco veramente quello o lo penso soltanto, e se mi delude, e cosa vorrà mai dire quel certo termine, o ingrediente, lo chiedo o lo provo tout court (lo provo tout court, ovvio), qualora prendessi un primo con la melanzana potrei evitare le melanzane di secondo, ma infilate in una quaglia glassata e farcita di patè di unicorno…
Un cedimento al rigore del menu: ordinare due (o tre) dolci…
Adoro stare da solo al ristorante perchè:
- mi godo davvero il pranzo
- prendo il vino che mi pare
- ho modo di riflettere a fondo sulla bontà o meno di un piatto
- pochi mangiano come me, non in quantità ma in numero di
portate
Uniche eccezioni:
- mia moglie che è persona tollerante come poche
- veri appassionati come me con i quali riesco, con
incommensurabile piacere, a condividere un’esperienza.
Non tollero i gruppi perchè:
- normalmente le persone credono che gli chef cucinino con gli
stampini, quindici persone per altrettanti piatti diversi
- la persistente distrazione delle stesse al momento della
comanda
- l’ impossibilità matematica di mantenere lo stesso ritmo per
tutti i componenti del tavolo
- l’immancabile persona, in regime di dieta, la quale, chissà
per quale scherzo del destino, siede sempre di fianco a te
Tradotto in due parole: razzismo gastronomico
In sintesi mi trovo perfettamente in linea con Maurizio
Il tavolo perfetto non deve superare le 6 persone e bisogna conoscersi davvero bene per andare al ristorate insieme perchè l’epoca dell’uscire per andare a mangiare qualcosa assieme per me è tramontata da tempo. Mangiare fuori deve essere un’esperienza sensoriale completa e come tale non la puoi condividere con uno sconosciuto. E’ vero il gruppo spesso influenza e per questo è meglio evitarlo, mangiare, e soprattutto bere, però non potrebbe diventare per me mai un esperienza onanistica perchè una battuta, una risata mentre si mangia non può mancare.
Sicuramente mi adeguo, non ho l’istinto di imporre alcunché.
In trattoria non ci sono problemi, anche se me ne andrei appena sento più di tre piatti declamati a voce.
Se invece il menù è intrigante di solito non so scegliere, vorrei provare tutto: per questo preferisco i menu degustazione o, quando ne ha voglia, la complicità della moglie negli scambi di piatto.
In presenza di più menu degustazione mi contraria la scelta della carta nel ristorante importante: primo perchè spariglia, secondo perché può esser rischioso economicamente, terzo perchè poi il patron ti porta dove vuole lui dandoti l’illusione di scegliere.
Detesto il momento del menu, specie se il menu è brutto anche esteticamente: spesso mi irrito, chiudo e lascio fare agli altri.
Addirittura velatamente masochista è la lettura vana, volutamente distratta e confusionaria di un menu di pizze: lì, come per gli aperitivi, tocco il fondo, prendo quello che prendono gli altri.
Quando sono molto interessato al ristorante e alla serata sia dal punto di vista della qualità che della convivialità, cerco di prepararmi prima, rischiando spesso un certo fastidioso senso di déja vu.
Non mi piace stare da solo, capisco che sarebbe meglio, ma non sono abituato. Mi piace chiacchierare a tavola.
Nonostante tutto riesco anche a divertirmi. Credo.
Io dei gruppi non sopporto l’impossibile rituale del conto separato, alla romana o sarcazzo.
Sono sempre casi in cui non posso usare la carta di credito.
Essendo vegetariana spessissimo sono costretta a prendere quel primo striminzito che ci concedono di solito…
Se il ristorante invece è vegetariano mi sbizzarrisco, prendo sempre cose diverse. Comunque a Roma non ci sono molti ristoranti vegetarianni, e in provincia nessuno.
Non mi piace uscire a mangiare in gruppo se non c’è identità d’intenti.
Ci sono quelli che vogliono solo spendere poco e io non ho nessun interesse all’infinita replica delle tagliatelle al ragu.
Stessi drammi per il vino e si finisce sempre con bottiglie insignificanti.