In difesa dei bambini al ristorante


Antonella, una lettrice di Dissapore, ci manda il suo interessante commento a un post di qualche tempo fa: “I bambini al ristorante sono un problema vecchio che non invecchia veramente mai.

Rivelazione! Comincio col dire che all’età di 31 anni, ancora, non ho figli. Che di per sé, immagino rappresenti un buon motivo per convincere molti genitori a cliccare sul pulsante “INDIETRO” del browser borbottando il classico: “prima provare poi parlare”. Cliccate pure, genitori ipocriti! C’è sicuramente un lattante nel vostro soggiorno, e lo sta distruggendo in questo preciso momento, occupatevene forza, e sia detto senza rancore. Non ho figli, è vero, ma ci sto pensando. Spesso. Negli ultimi anni, ho consumato tutta la forza degli ormoni con un solo obiettivo in mente: produrre bambini. E ora che ho incontraro l’uomo con cui farlo (ma non subito! Non fatevi viaggi, gente) l’argomento è diventato ancora più pertinente.

Purtroppo, e per questo devo ringraziare anche Dissapore e i suoi lettori, secondo una miriade di fonti, avere bambini è il modo più rapido per scivolare in un oblio proverbiale. Niente più sonno! Niente più libertà! La perdita completa dello stile di vita che noi, e per “noi” intendo soprattutto “giovani professionisti della classe medio-alta con la laurea e abbonamento al Gambero Rosso”, (okay, abbonamento non rinnovato), apprezziamo con vigore. Finiti per sempre i weekend alcolici, le maratone di Sky Calcio Show, e i pellegrinaggi bi-settimanali nei ristoranti consigliati da Stefano Bonilli. Proibite per sempre le libertà e le comodità e le indulgenze della vita moderna.

Le spese! Non dimentichiamo le spese! Ci costerà centinaia di migliaia di euro, se non milioni, crescere anche un solo bambino — soldi che dovrebbero spingerci a non procreare, soldi che (gasp!) potremmo spendere in innumerevoli cose, tipo qualche superfluo gadget di Apple, o una stanza piena di uova di Parisi. O semplicemente non guadagnarli affatto, fingendo di credere che ”la vera ricchezza” sia “il tempo libero” come vorrebbe farci credere la stentata economia che ci è toccata in sorte. Tra mancate agevolazioni fiscali per i genitori e aumento dell’inflazione i potenziali fabbricatori di bambini rischiano tutti di vedere le loro finanze sparire, puff, per colpa della gestazione di un feto.

E naturalmente c’è la fatica di prendersi cura del sopraccitato essere umano che all’inizio manderà segnali attraverso i suoi bisogni più elementari. Accudirlo, nutrirlo, lavarlo, fargli fare il ruttino, ecco cosa rimpiazzerà la serenità della spesa da Eataly, o gli stimoli di una discussione su Dissapore. In quanto genitori del bambino (siamo nell’era della collaborazione tra sessi, vero?)  realizzeremo che cambiare pannolini sottrae molto tempo alla lettura dei blog o a preparare ricette a base di quinoa.

E poi verranno quel disperato bisogno di sentirsi dire “hai fatto bene”, l’inevitabile abbonamento a Disney Channel, la stupidaggine dell’adolescenza, la possibilità concreta di crescere un perfetto idiota.

Sì, ci sono miriadi di ragioni per non procreare. Eppure miliardi di noi continuano a farlo. E quelli di noi che leggono e scrivono blog come questo il più delle volte lo fanno volentieri. Perché?

Dimenticano forse che “i bambini non sono costruiti per stare a tavola delle ore”, come si diceva da queste parti, e quando andiamo al ristorante non dobbiamo “imporli agli altri”? E in definitiva che certi posti sarebbe bene dimenticarli perché tanto “i bambini al ristorante sono un problema vecchio che non invecchia veramente mai specie d’estate quando fa caldo”.

Beh, io ho deciso di correre il rischio, andrò nei posti che amo con il mio bambino rischiando di prendermi qualche accidente. Perché voglio partecipare a un gioco più grande, e iscrivermi alla continuazione della specie. Dopo tutto, anche noi siamo solo bambini cresciuti.

[Fonti: Dissapore]




32 commenti a “In difesa dei bambini al ristorante”

  1. Claudio Pistocchi commenta:

    Cara Antonella, se fossi un ristoratore ti risponderei cosi:

    ” Antonella i miei complimenti per la tua scelta di fare un bimbo, sicuramente sarà una gioia immensa.
    Ovvio che ti priverà di qualcosa, ma vedrai che ti ripagherà con una dose maggiore di felicità.

    Sarai la benvenuta nel mio ristorante quando il pargolo avrà un età che ti consenta di portarcelo.
    E sono certo che lo avrai saputo abituare ed educare quel tanto che basta per non farlo sentire come un imposizione a nessuno, ma una benedizione del cielo. Cercheremo di mettervi a vostro agio facendo del nostro meglio come sempre.

    Non dimenticare comunque che ogni tanto una serata libera ti farà tornare a quando eri senza prole, magari con il tuo moroso al lume di candela qui nel nostro locale.
    Non indugiare quindi nel servirti di una baby sitter per goderti ogni tanto una cenetta romantica, seduta con il tuo compagno, assaporando i piaceri del cibo e del vino, e contando i minuti che ti separano dal riabbracciare il tuo bimbo ;-)

    Ti aspettiamo, da sola, in coppia o con il tuo bellissimo bambino. “

  2. Lidia Barone commenta:

    E’ una decisione pienamente condivisibile…basta educarlo prima di portarlo al ristorante…

    • alberto alberto risponde:

      No, no e ancora no. Non è questione di educazione.
      I bambini si annoiano a morte al ristorante. Perché torturarli?

      E poi, non distinguono la mozzarella dalla bufala e non si accorgono se la pasta è scotta. Quindi anche la scusa dell’educazione al buon cibo non regge, almeno fino all’adolescenza.

      Chiaro che questo non significa intransigenza totale, ma portare i bambini in ristoranti di un certo tipo (soprattutto la sera) è un atto di egoismo e basta.

      • jade jade risponde:

        Alberto, buongiorno.
        Ma perché egoismo? Non trovi sia bello condividere con i bambini le cose “da grandi”? Certo, nel rispetto delle loro esigenze e di quelle del luogo in cui si va. Però mi sembra limitativo pensare che si fa un figlio e immediatamente la vita si rivoluziona e diventa “bimbocentrica”.Mi pare pericoloso.
        Io sono più per sperimentare. Con loro e per loro.
        Scusami se per caso ho frainteso quello che intendevi.
        (non è vero che non riconoscono la pasta scotta. forse non capiscono se la bufala viene da Mondragone o dalla luna, ma se gli piace di più del formaggino, ne chiedono un altro pezzo, e allora ben venga)

        • alberto alberto risponde:

          Ho estremizzato i concetti. :-)

          Però resto della mia idea: al ristorante i bambini si annoiano.

          Si annoiano perché stare al ristorante significa vivere tanti momenti di attesa, e fare conversazione non è ciò che un bambino intende come attività in attesa di qualcosa.

          Tutto ciò dando per scontato di andare al ristorante per fare un’esperienza speciale. Se si va per la pizza di compleanno o solo per alimentarsi, è tutto un altro par di maniche.

          Infine, concordo sul fare provare nuove cose ai bambini, ma si può tranquillamente fare a casa.

          Quindi se, nonostante tutto ciò, portiamo i figli al ristorante, lo facciamo per soddisfare una nostra esigenza senza tenere conto del fastidio che provochiamo ad altri avventori e ai nostri bambini. Quindi siamo egoisti.

          :-)

          • jade jade risponde:

            il fastidio è limitabile. un bambino educato non è un fastidio.
            io quando vado coi “miei” bambini (vedi post più sotto) rimedio spesso assaggini, chiacchiere, domande, più che rimproveri.

            sperimentare a casa ok, ma lo dice la parola stessa: casa = posto conosciuto, familiare. quindi non è sperimentare.
            ben venga uscire, viaggiare, prendere treni e autobus e navi e assaggiare mozzarelle e pakora.
            i bambini troppo protetti mi fan paura. e ancora di più i loro genitori.

  3. Luca Moretti Luca Moretti commenta:

    Noi abbiamo abituato nostra figlia da piccolissima a venire con noi al ristorante e non da (quasi) mai fastidio agli altri perchè non lo percepisce conme un ambiente estraneo (quale che sia il ristorante)…

    Comunque, non fate i soliti italioti che si seppelliscono dentro casa dopo aver fatto figli (ne conosco molti); la vita continua, più faticosa magari, ma più bella di prima!

  4. gianpaolo gianpaolo commenta:

    Il problema non e’ il primo, ma il secondo, e se ti va (come me) anche il terzo. Li’ le cose cominciano a diventare piu’ interessanti. :)

  5. chicco di caffè chicco di caffè commenta:

    Bernardi, mannaggia!che bel post…se non avessi già deciso di portarlo con te nei posti che ami, io mi offrirei come baby sitter e lo farei pasticciare nella tua cucina mentre non ci sei.. :-)

  6. Tania Bastoni tpt commenta:

    Fatto salvo che figliare è un diritto, fatto salvo dovrebbe essere esercitato con un minimo di grano salis perchè mi sarei anche stufata di leggere, sentire ed ascoltare di persone che “pretendono la casa” perchè hanno otto figli (strano non abbiano procreato conigli) penso che spesso e volentieri capiti che a prescindere da tutte le buone intenzioni del caso, l’organizzazione ormonale ed il calcolo della temperatura basale, il pargolo abbia un suo carattere, una sua indole, non pronosticabile nè tantomeno programmabile.

    I figli costano, è un dato di fatto. E non perchè devi mandarli in giro griffati e neppure perchè per loro sceglierai una tata anglo-giapponese perchè cresca poliglotta. Molto piu’ prosaicamente capiterà di dover proseguire nell’attività lavorativa e di doverlo affidare (piaccia o meno) almeno per qualche ora ad altre persone. C’è chi ha la nonna (piu’ permissiva comunque del genitore perchè esonerata dall’obbligo di dover educare) e chi invece ha una baby-sitter. Capita anche che ti vada alla grande e che la tua attività lavorativa riesca a coincidere con gli orari di un asilo nido, magari di quelli che funzionano davvero.

    Ma poi c’è l’apparecchio per i denti, l’attività sportiva, le gite scolastiche e tante altre cose che senti di dover o di voler concedere a tuo figlio.

    Eppoi un giorno anche il costo dell’università e magari del master. Ma stiamo già correndo. Torniamo a quel piccolo pargolo che fa cacchina e sorrisetti. Se è quieto riesci eccome a portarlo con te al ristorante. Capiterà che gli venga male al pancino ed allora siccome ancora non puoi sgridarlo e dirgli che si deve comportare educatamente, se sei una persona per bene, se hai rispetto per l tuo bambino ed anche per il relax degli altri ospiti, lasci il locale.

    Poi arriverà il momento in cui inizierà a deambulare. Ma ancora non sarà in grado di comprendere cosa è permesso in un ristorante e cosa no. E qui davvero c’è da scendere in difesa dei bambini: contro genitori troppo presi dalle loro esigenze, al punto da non comprendere che come è una scelta avere un bambino, puo’ capitare che sia il caso di accantonare per un certo periodo l’idea di poter vivere come quando il pupo non era entrato a far parte della famiglia.

    Poi si arriva all’età scolare (bambini dai 6 ai 10 anni): ecco, quella è l’età in cui l’educazione impartita dai genitori puo’ fare miracoli, anche al ristorante. Educazione significa anche abituare il palato a nuove esperienze, puo’ anche voler dire e deve voler dire insegnare a tesoruccio bello che la libertà delle persone termina dove inizia quella degli altri, clienti del ristorante compresi. Magari si puo’ cominciare uscendo in famiglia. Le comitive di amici con 10 mocciosi al seguito difficilmente vengono contenuti quando si annoiano. E se per tua fortuna (e bravura, nulla da dire) tuo figlio è educato non puoi dirgli “se ti comporti come Marchino (che è il figlio della tua migliore amica sino a quel momento, si intende) finirai male!”.

    Infine ci sono gli adolescenti. Ecco, se hai toppato il passaggio precedente sei finita! Non ne esci.

    Ma capita anche il figlio inappetente, capita il figlio che considera il cibo come una necessità e non come una gioia. Ed allora hai voglia ad organizzare i tuoi ormoni, i tuoi percorsi, i tuoi spazi e a criticare chi ti ha preceduto perchè a tuo avviso non ha diritto di dire “eccheccacchio, io i miei figli me li sono cresciuti con gioia e sofferenza ora per favore vorrei cenare tranquillo”.

    • gianpaolo gianpaolo risponde:

      fatto salvo il diritto di ciascuno a non procreare, i figli nono sono una “scelta” di vita, sono la vita, in senso biologico vero e proprio. Una societa’ che fa fatica ad accettare i PEU (piccoli esseri umani), come giustamente li chiama Caffarri, non puo’ non essere una societa’ dove qualcosa non funziona a dovere. L’Italia, paradossalmente creduta il paradiso dei bambini vista dall’estero, e’ molto vicina ad essere un posto cosi’. Basta avere figli e viverci per rendersene conto: senza nonni non e’ possibile lavorare in due perche’ mancano le strutture (ed infatti il lavoro femminile e’ ai minimi, e allora si che la scelta diventa di vita), gli orari delle scuole non sono fatti per chi lavora, le vacanze delle scuole anche, eppure non sono i nonni a dover fare le veci dei genitori, ad aiutare si, ma non sostituire, come vedo spesso accadere. I trasporti non sono fatti per famiglie con passeggini, i pediatri stanno al terzo piano senza ascensore, non esistono posti per cambiare i pannolini, non esistono menu per bambini e servizio per bambini, non dico nei michelin, ma nei ristoranti di massa, quelli dove i poveri genitori si accontenterebbero di andare pur di poter fare una capatina fuori casa una volta al mese.
      In piu’ c’e’ anche la miopia di non voler riconoscere che se allontani i figli, allontani anche i genitori. Che business (di massa) puoi immaginare su queste basi?

      • Sara Porro risponde:

        Gianpaolo, tu sei una donna. Dai, diccelo. Oppure tua moglie è una donna molto fortunata

      • Letico Letico risponde:

        Sono d’accordo con quanto scrivi. Ho una bimba di nove mesi, ancora riesco ad andare nei ristoranti, non troppo stellati, sopratutto a pranzo, approfittando delle sue pennichelle pomeridiane. Mi è capitato, talvolta, di giornate di insonnia, nelle quali ha iniziato a gridare in modo per me insopportabile: immaginando che la sensazione fosse dai miei vicini di tavolo condivisa, ho chiesto il conto prima del tempo; spesso venivo invitato dai proprietari e dai vicini commensali a trattenermi, talvolta me ne andavo cogliendo la soddisfazione di tutti. A breve sarà capace di camminare e smetterà di dormire e io dovrò rinunciare ad andare con lei. Sarà un sacrificio che sarò lieto di fare, in attesa di riuscire, come spero, ad educarla il prima possibile a stare a tavola come si deve.

  7. alem alem commenta:

    Secondo me dopo i primi sei mesi, investirai i soldi della spesa da eatitaly in una brava babysitter che sappia cucinare anche il quinoa, sbircerai i consigli di Stefano Bonilli, e se riuscirai a rimetterti un vestito decente che non sia sporco di latte, forse e dico forse, riuscirai a sederti in un ristorante e a goderti una cena per un tempo massimo di circa due ore e mezza. E mentre sorseggerai acqua minerale con le bolle (perchè allatti, eh, non osare anche solo pensare al comodissimo latte artificiale!), evitando cibi crudi, poco cotti, con il pepe o il peperoncino, rimpiangerai i vecchi tempi invidiando il tuo compagno/marito che nel frattempo sbevazza vino e superalcolici. Noterai in quei secondi di distrazione che il ristorante che hai scelto ha pochi tavoli, tutti attaccati, non ha seggiolini o spazio per passeggini, ha la tavola apparecchiata con tre forchette e coltelli sparsi e un numero non ben definito di bicchieri, penserai al “batuffolino” che hai lasciato a casa e capirai che non avresti potuto portarlo con te, ma certo puoi sempre provare a chiedere la tovaglietta di carta e i colori, che magari trovi un cameriere gentile.

  8. Jade Jade commenta:

    buongiorno
    ho 36 anni e non ho figli, ma da anni faccio volontariato al nido del carcere di Rebibbia. Prendo con me nei fine settimana e in estate bambini della fascia 0-3 anni che vivono in cella con le madri.
    Non li ho mai portati da Uliassi, Bottura, Glass, Arcangelo eccetera, ma siamo andati in pizzerie, cinesi, thailandesi, trattorie, agriturismi e roba “media”.
    Beh, questi bambini non solo stanno seduti, ma si divertono e assaggiano tutto, ma tutto: dalla bruschetta ai pakora. Basta incuriosirili e provano (anche perché sono tutti bambini rom, abituati dalla nascita a mangiare tutto, in barba a lattini, farinine, pappine, frullatini)
    Nei casi più fortunati c’è il seggiolone, altrimenti la classica sedia con doppio cuscino: ci metto un telo sopra per non macchiare, un bel bavaglino XL, il bicchiere Avent irrovesciabile sostituisce quelli di vetro e via.
    Credo che i bambini vadano semplicemente incuriositi. Sarò intollerante io, forse, ma mi vien da alzare gli occhi al cielo quando sento “mi fa una pastina in bianco per il bambino (che magari ha 12 anni e sta giocando alla PSP sul tavolo con le mani zozze e normalmente a merenda si sfonda di fonzies)”.
    Coi nani tocca avere un amore creativo.
    Scusate la lunghezza.

  9. Tania Bastoni tpt commenta:

    Il problema è riuscire a comprendere che ogni cosa ha il suo tempo ed ogni bambino è un mondo a se.

    Vero, è possibile educarlo a stare a tavola correttamente, ad assaggiare, al rispetto degli altri ma se la ricetta fosse il semplice “volli, fortissimamente volli” penso al mondo ci sarebbero un sacco di genitori perfetti.

    Cosi’ non è e trovo sia arrogante pensare che tanto il pupo crescerà forte, sano, educato, biondo e michelangiolesco, simpatico, gourmet e non so cos’altro, solo perchè noi lo desideriamo e prima ancora di esserlo siamo certi saremo degli ottimi genitori.

    Come penso nasconda una certa dose di arroganza non comprendere che appunto chi ha già dato desideri talvolta un po’ di quiete magari proprio in virtu’ del fatto all’epoca sua abbia fatto in modo di concederla a chi figli non ne aveva o li aveva già cresciuti.

  10. Tania Bastoni tpt commenta:

    Jade, hai perfettamente ragione. Trovo non siano gli altri ospiti del ristorante ad essere intolleranti bensi’ i genitori, talvolta, ad essere personaggi impossibili.

    Se sono d’accordo con chi desidera nei locali ci sia ad esempio un bagno con fasciatoio, ecco che trovo sia un’arrampicarsi sugli specchi addebitare al ristoratore una qualsivoglia colpa perchè ad esempio non ha i seggioloni o le matitine colorate. I bambini hanno bisogno solo di tempo e di attenzioni, chi piu’ e chi meno.

    Facciamo un esempio: vi è mai capitato di andare di sabato in un negozio Ikea?

    - All’ingresso c’è uno spazio a loro dedicato con tavolini per disegnare e percorsi pieni di palline. Per poter lasciare il pargolo è necessario talvolta fare la fila. Risultato? Tanti genitori trascinano via i piccoli perchè “non hanno tempo” da perdere.

    - Se lasci il bambino alle hostess il tempo è limitato per poter dare spazio a tutti. Ecco che talvolta si sente chiamare all’altoparlante il papà di Luigino che si è “dimenticato” di ritirare l’erede.

    - Ci sono i fasciatoi nei bagni, spesso in condizioni molto discutibili. Eppure dovrebbero essere gli stessi genitori a desiderare per il proprio figlio il massimo dell’igiene.

    - Ci sono i seggioloni nei punti snack eppure vedi bambini piangere nel passeggino mentre i genitori chiacchierano beatamente.

    Ma il clou lo noti alle casse: io mi dico, esiste un catalogo, vuoi scegliere qualcosa in coppia? Vuoi andare all’Ikea con tutta l’allegra famigliola? Fallo ma diamine non pretendere che il bambino non si innervosisca se lo tieni in negozio tre ore.

    Alcuni punti Ikea sono aperti anche sino alle ventuno, quasi tutti sono aperti anche la domenica. Ti ci rechi con la famiglia per scegliere quel che ti serve eppoi torni a casa. Marito o moglie tornerà poi per perfezionare l’acquisto cosi’ che il pargolo non sia costretto a quella specie di tour de force.

    Non ti innervosire quindi, cara la mia mammina, caro il mio papino e non giudicarmi intollerante perchè ti guardo con occhi di brace quando appunto in fila alle casse tuo figlio piange disperato. Fa bene ad esserlo, con buona pace di chi i bambini li ama, ristoratori compresi.

  11. enzo enzo commenta:

    Torno indietro alla mia infanzia anni ‘50, quando i bambini non erano un problema (proprio non esisteva il concetto) erano molti di più, venivano lasciati in pace, giocavano fra loro in giardini, piazze e cortili o a casa di qualcuno, quando partecipavano a feste e cerimonie non rompevano le scatole, e al ritorno si addormentavano in braccio a mamma e papà. Mi sono perso qualche puntata?

  12. alessandro alessandro commenta:

    alberto risponde:
    3 settembre 2010 alle 10:48 (link)
    E poi, non distinguono la mozzarella dalla bufala e non si accorgono se la pasta è scotta. Quindi anche la scusa dell’educazione al buon cibo non regge, almeno fino all’adolescenza.

    alberto ti assicuro che mio figlio di 5 anni la mozzarella di bufala (quella buona) la riconosce ,la pasta se è scotta non la mangia, la grande (10 anni) mi chiede gnocchi al gorgonzola , spaghetti allo scoglio e tagliolini al tartufo.
    Dimenticavo 2 settimane fa al ristorante si sono spazzolati il polipo con le patate stando a tavola.

  13. piti piti commenta:

    “fingendo di credere che ”la vera ricchezza” sia “il tempo libero” ”

    Beh, io penso una cosa: che la vera ricchezza sia il tempo libero. Anche perchè, se il tempo manca, la ricchezza è inutilizzabile. E per godere delle cose spesso non serve molto denaro. Serve tempo.

  14. Francesco Francesco commenta:

    Ciao,
    io di figli ne ho tre, e quello che ha detto giampaolo lo sottoscrivo appieno. Questo non è un paese per bimbi, per parafrasare McCarthy, ci si lava la bocca ma poi all’atto pratico tutte le carenze si scaricano sulla famiglia che, se è fortunata, ha i nonni a dare manforte. Nel mio caso, purtroppo, grossi aiuti non ne abbiamo, mia moglie non lavora e di grazia che a me va abbastabnza bene con il lavoro, altrimneti vorrei vedere, altro che ristorante. detto ciò ritengo,per esperienza diretta, che:
    il periodo critico per i bimbi al ristornate è dal momento in cui iniziano a deambulare sino ai 3 anni. si possono mettere in atto strategie varie (io giravo con colori, foglietti, giochini etc) ma la loro soglia di pazienza è, inutile girarci intorno, breve, per cui meglio una pizza veloce e via.
    dopo questa fase si può tornare anche al ristorante, il che richiede più tempo; certo è difficle “inchiodarli” alla sedia ma dipende molto da bambino a bambino. I miei sono del genere “vivace” ma due su tre hanno una certa passione per il cibo ( a 3 anni spazzolano via gorgonzola, acciughe, carne di agnello, polpo, particamnete di tutto, comprese le verdure) per cui riecsono a godersi un po’ lo stare con babbo e mamma in un posto nuovo, magari racontandogli una storielle etc. la più piccola per ora non manifesta alcun vero interesse per il cibo e quindi la sua gestione a tavola ve la lascio immaginare, ci vuole veramente un’arte a contenerla negli angusti spazi del tavolo/ristorante.
    ciao

  15. anna anna commenta:

    Mah,come al solito chi non ha figli tende a generalizzare.I bambini non sono una “categoria”,non si comportano tutti allo stesso modo.Al di là di come vorremmo abituarli noi genitori,sono esseri umani (esattamente come noi adulti) con esigenze e caratteristiche individuali che vanno rispettate.Ci sono bambini che “dove li metti rimangono”,ci sono quelli superattivi,ci sono quelli incuriositi dal cibo,quelli che mangiano solo pasta al burro,quelli che la notte dormono e quelli che non lo fanno.Come sanno tutti i genitori,solo una piccola percentuale delle loro reazioni scaturisce dai nostri sforzi,nella stragrande maggioranza dei casi non dipendono da noi.Ad Antonella posso solo dire:ottime intenzioni!Spero che tua/o figlia/o ti permetta di fare ciò che desideri.
    Che poi l’Italia non sia un paese per famiglie è evidente dal nostro tasso di natalità:sono appena rientrata da Stoccolma dove la maggior parte delle famiglie è composta da genitori e tre (3) figli e dove la maggior parte dei tavoli dei ristoranti prevede infatti cinque coperti almeno.Ma che differenza di aiuti alla famiglia rispetto a noi…

  16. Liciane Kenik litti commenta:

    Mi é piaciuta la discussione….
    Io non ho figli ma sto facendo un progetto alberghiero per il mio lavoro di diploma e il tema é interessante.
    Il progetto é inserire nei ristoranti un luogo discosto per i bambini, li verrebbero intrattenuti con giochi e attività.
    Inoltre avrebbero un menu salutare e colorato per attirare loro l’attenzione.
    L’idea é quella di cercare di soddisfare i genitori che vogliono stare a tavola tranquillamente, gli altri ospiti che non devono subire il disagio dei bambini e dai piccoli che staranno bene con gli altri coetanei.
    Ringrazio a tutti coloro che rispondono.


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