La libertà si paga
Sarebbe stato più semplice cavarsela con qualcosa tipo: “riceviamo e volentieri pubblichiamo”, ma sto per parlarvi di robe che meritano più di un copiaincolla. Per prima cosa, condivido con voi il testo di una email arrivata ieri alla casella di Dissapore. Ce la manda un ristoratore che preferisce rimanere anonimo. Perché lo faccio? Trovo che sia un contributo importante alla discussione di lunedì scorso sui critici che dopo aver mangiato al ristorante, pretendono di non pagare il conto. Discussione che, così mi sembra, sia stata affrontata da gastrofanatici e ristoratori con un po’ di ipocrisia.
“… chiaramente nessun costo è previsto da parte del ristoratore per la realizzazione del servizio fotografico, oltre che per la pubblicazione del reportage/recensione sul sito Altissimo Ceto. Ma in considerazione del fatto che la nostra guida online (completamente gratuita) , non genera proventi/ricavi come avviene per le guide cartacee tradizionali, il nostro progetto di guida indipendente si sostiene ANCHE grazie al contributo e supporto dei ristoratori che in ogni caso ci OSPITANO per il pranzo o la cena destinate a produrre il reportage oggetto di pubblicazione.”
Colui che ha mandato l’email al ristoratore anonimo, mi sembra evidente, è Claudio Sacco del sito Viaggiatore Gourmet. Probabilmente lo stesso del quale si è lamentato il giovane chef Francesco Sposito del ristorante Taverna Estia, proprio lunedì scorso.
Voglio essere chiaro, questa non è una tirata moralista sulle cattive abitudini di Claudio Sacco. Ho idea che siano davvero tanti i critici ufficiali e i foodblogger che si comportano allo stesso modo. Almeno Viaggiatore Gourmet non pretende che tutto gli sia dovuto e guai a chi presenta lo scontrino. Anzi, lui avvisa prima. Vuoi la recensione con tanto di servizio fotografico? Patti chiari però: io non pago. Se ci sono problemi dimmelo subito che manco vengo.
Ecco perché il comportamento di Francesco Sposito della Taverna Estia ci è sembrato un filo ipocrita. Probabilmente l’email di Viaggiatore Gourmet l’ha ricevuta pure lui e ha accettato il patto. Ma in assenza della sospirata recensione se l’è presa, guardandosi bene dal fare nomi e cognomi.
In fondo a questo post difficile, mi rendo conto che il momento di rivolgervi la domanda fatale è arrivato. Ammesso e non concesso che l’etica 2.0 permetta di accettare il metodo Viaggiatore Gourmet, che fine fa la libertà di critica in un contesto del genere? E se in un ristorante ti trovi male basta semplicemente non parlarne?
Immagine: Simon Food Favourites









“Se ci sono problemi dimmelo subito che manco vengo” e di contro non parlo del tuo ristorante. Applicando alla lettera tale principio, il rischio è che ci siano in giro ottimi posti che restano però sconosciuti ai più (o ai più lontani) solo perchè il critico, se costretto a pagare il conto, decide di non parlarne.
Concordo con il post e anzi ci metto il carico a coppe: comprenderei anche l’esigenza di base ma non vedo etica morale nel metodo, nè tanto meno nella reazione offesa di chi è già sceso a patti accettando tale metodo.
Per finire, si parla di ristoranti, ma analogo metodo è applicato, ad esmepio, anche da alcune grandi riviste internazionali di vino che impongono degli step precisi (invio di determinati numeri di casse, non tanto per l’assaggio – che è poca roba e anche normale – ma anche per varie iniziative a carattere commerciale) prima di guadagnarti la menzione.
Ho sempre risposto con chiarezza… Il sottoscritto realizza Reportage Fotografici ovvero approfondimenti su locali spesso preventivamente selezionati, chiaramente da chi la critica dice di farla in anonimo… stellati Michelin etc.
Dove sta dunque il problema ?
Quando questi CHIAMANO o INVITANO un fotografo professionista (probabilmente quello che farò da grande) gli fanno pagare i piatti che deve fotografare ?
Non mi risulta.
Poi la critica anonima lasciamola a Michelin, Espresso , Gambero Rosso. Io NON ho mai detto di farla e come sarebbe possibile considerato che mi conoscono TUTTI ?
Io realizzo reportage di approfondimento, con menù dei prezzi completi, foto di tutti i dettagli, dei piatti, dei nomi delle squadre di sala e cucina e fornisco visibilità anche a chi lavora dietro le quinte.
Punto. E’ diventato un lavoro, perchè sulla guide cartacee certi approfondimenti non possono venire pubblicati per motivi di spazio. Io sono un estensione, poi fate bene a fidarvi dei Vizzari o di chi volete voi.
Io stesso quando sceglievo un ristorante prima che iniziassero ad INVITARMI TUTTI, dai Bottura, ai Cedroni, ai Pinchiorri, etc… triangolavo i giudizi delle tre guide cartacee principali.
Ribadisco dove sta il problema ?
Grazie per la possibilità di chiarimento.
Saluti.
Vuggì.
Non è così Claudio, e tu lo sai bene. I tuoi non sono semplici approfondimenti o reportage come tu li chiami.
In fondo ad ogni tuo “reportage” sono scritte in chiaro le note positi o negative e questo è un giudizio di merito. Ne incollo un esempio preso dal tuo sito qui:
Note Positive
Al servizio una squadra di professionisti molto valida e preparata. Il Bar del Principe davvero una lounge esclusiva da non perdere.
Note Negative (Dettagli)
La cucina… sicuramente da attualizzare per affascinare un vero pubblico Gourmet, sempre che l’investimento perchè di questo si tratterebbe… del “mirare” la stella interessi.
Oltre alle note finali ci sono due tipi di punteggio per ogni piatto o servizio. Il primo lo esprimi in ventesimi:
[16/20]
Il secondo con le crocine o stelline come queste:
[+++++]
Non è critica gastronomica questa?
Infatti, ad esempio mi viene in mente il “reportage/approfondimento” da Gennaro Esposito
Quindi dovrei solo fotografare i piatti e non poter raccontare le mie impressioni come fa qualunque semplice appassionato ?
Consentimi la battuta…
Ok allora quando qualcuno mi chiederà un parere anche su Ferrara alla Juve o sul rendimento di Felipe Melo lo informerò che non posso fornire un opinione in quanto eserciterei “critica sportiva” NON autorizzata…
Hai proprio ragione la libertà si paga, e io per primo non sono libero di fare quello che voglio, e devo solo essere giudicato, consapevole di generare numerose invidie e gelosie per quello che in questi tre anni sono riuscito a realizzare.
Vabbè.
Alegher.
p.s. Adesso ti saluto che devo sciropparmi i soliti 250 km andata e ritorno (500) con telepass, auto e gasolio (non rimborsati) solo per andare a “scroccare” come dite voi l’ennesimo pranzo dove sono stato invitato, dove qualcuno mi aspetta con entusiasmo consapevole che con il mio LAVORO posso aitutarlo a ricevere probabilmente la visibilità che merita, ed aiutarlo a pagare qualche stipendio. Anche perchè poi alla fine dei conti… con il mio sito mi sembra solo di cercare di DARE UNA MANO per portare clienti nei ristoranti e fornire visibilità a chi se la merita… Tutto qui.
Grazie.
Quindi la tua è un’attività filantropica?
No, infatti sono riuscito a trasformare una passione in una professione. E sono felice di questo… è una colpa ?
E infatti non esiste il problema. Fai critica enogastronomica in forma NON anonima.Punto. Fai critica enogastronomica in forma NON anonima, solo o prevalentemente, a quei locali che ti “ospitano”. E leggendo le tue recensioni, mi pare anche che fai critica enogastronomica in forma NON anonima SOLO a quei locali in cui ti sei “trovato bene”. E’ un lavoro come un’altro.
Io sostituirei il termine “critica enogastronomica” con qualcosa di molto meno carino, ma dato che oggi sono buono mi limito a proporre “marchetta”
..commovente
dove sta il problema?
semplice: si tratta soltanto di distinguere tra critica gastronomica fatta più o meno in modo professionale, più o meno attendibile (questo, volenti o nolenti, lo decide chi acquista una guida) e reportage fotografici più o meno belli o accurati come quelli di Claudio Sacco. Con il quale naturalmente dissento sulla natura di “approfondimento”: il metodo selettivo applicato (vengo-solo-se-non-pago) cozza in modo abbastanza evidente con l’espressione di un qualunque giudizio in calce alla foto, comunque utile insieme alle altre informazioni contenute in quello che definirei più che altro un catalogo..:-)
VG è un dilettante. A lui offrono il pranzo. Quando chiamo io, mi offrono addirittura dei soldi. Per non andare. Tsè.
Ps: stiamo raccontando la favoletta che le firme eclatanti della critica gastronomica in realtà pagano e il mostro è solo VG?
Signor Fante, non so se io rientro fra quelle che lei definisce “firme eclatanti”, ma IO PAGO. Le elenco qui di seguito i locali dove sono stato nell’ultimo mese e mezzo così che lei possa controllare la mia affermazione:
Torino: La Barrique, Magorabin.
Milano: Manna, Pane e Acqua, Nicola Cavallaro, Trussardi, Savini, Park Hyatt, Ratanà.
Roma: La Mantia (ospite), Antica Pesa (ospite).
In qualche caso mi è stato offerto l’aperitivo o il calice di vino.
Signore io? Ma no…mi chiami pure Eminenza.
Sono contento che lei paghi. Tuttavia diversi amici ristoratori m’hanno raccontato episodi di quanto affermato riguardo a persone di cui non ricordo il nome e di cui comunque non farei menzione giacchè delle chiacchere mi fido sì, ma fino a un certo punto.
Dimenticavo. Io recentemente ho pagato la bolletta del gas. No, per far vedere che anche io sono un virtuoso.
Ancora per Fante, ho dimenticato:
Milano: La Brisa, Santa Lucia.
Aggiungo ad abundantiam che, sempre, la prenotazione è stata fatta non da me e con nomi di fantasia.
Infine, se ti fidi delle soffiate tira fuori i nomi, se non ti fidi forse faresti bene a non sparare nel mucchio.
Ciao Eminenza, a presto.
E’ che mi piace fare uscite ad mentulam canis.
Da grande vorrei fare anch’io il presidente del consiglio.
Come ho già scritto altrove, se decido di testare un ristorante, IO PAGO, in modo da sentirmi completamente libera di esprimere un giudizio. Altra cosa è se il ristoratore MI INVITA. Ma probabilmente la logica delle guide è diversa, e temo che su questa differenza non ci incontreremo mai…
Sbaglio o Claudio Sacco sempre su Dissapore asserì tempo addietro di fare lo stesso lavoro di Vizzari & Co ?
Dico questo perchè nel suo post adesso chiarisce definitivamente di fare invece un lavoro ben diverso.
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Se questo è vero vuol dire che si è tornati al baratto, allo scambio merce: tu mi sfami ed io parlo di te sul mio sito.
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Ma se tu critico mangi gratis ai miei tavoli e poi NON scrivi una riga sul mio Ristorante siamo di fronte ad una sorta di inadempienza contrattuale??
O meglio, c’è scritto da qualche parte che comunque la messa on line del servizio non è automatico ma frutto di un’attenta valutazione qualitativa di quanto poi ci si troverà nel piatto?
Un pubblicitario puro mica analizza se il profumo che pubblicizzerà a lui piaccia o meno, basta che lo pagano e lui dirà o farà intendere che sia almeno buonissimo.
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Insomma credo che questo modo di fare sia consono al mantenere i piedi in due staffe: quello della Critica gastronomica e quello della Pubblicità……con un ondeggiamento vistoso verso la pubblicità.
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Ovvio che la Critica gastronomica, quella che piace a me è cosa ben diversa.
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Ciao
E’ tutto molto chiaro ed è già stato detto:
- c’è chi vende servizi (redazionali, fotografici, di comunicazione ecc.) e ha diritto di farsi pagare in natura (pranzi e pernottamenti) o cash, a condizione che lo dichiari preventivamente, com’è ovvio per ogni prestazione professionale resa appunto a chi “paga”;
- c’è chi visita, racconta, scrive, critica ecc. percependo un compenso (più o meno congruo, è altra faccenda) da una persona o ente terzo, senza nulla ricevere/pretendere da chi è raccontato/descritto/criticato.
L’anomalia – inconfutabile – sta nel non voler ammettere o comprendere la differenza sostanziale fra il “critico” e il “comunicatore pagato dal soggetto della comunicazione”.
E’ così diffile trovarsi d’accordo su questo principio elementare, che non mette in discussione la competenza di nessuno ma distingue fra ruoli e professioni diverse?
Credo che Vizzari abbia espresso con chiarezza i termini della questione, ed io oltre a quotare non vedo cosa altro ci sia da aggiungere. A me sembra tutto così chiaro e lampante.
Il problema probabilmente è che a parte i soggetti come il sottoscritto che proprio per evitare malintesi e nel rispetto del LAVORO di entrambi chiariscono a priori il tutto.
E altri che rientrando nella seconda categoria tendono a non essere altrettanto trasparenti…
Saluti.
Vuggì.
D’accordo con te, che però continui a presentarti come l’autore di una guida. Ma una cosa un po’ mafiosetta che non dovresti scrivere è: “E altri che rientrando nella seconda categoria tendono a non essere altrettanto trasparenti…”, senza poi fare nomi. Se sapete le cose DITELE, è ora di fare pulizia
La mia è una guida fotografica di piatti che ti ASSICURO…
a) VERI
b) USCITI DALLA CUCINA
c) DEGUSTATI
d) CHE IL CLIENTE NORMALE TROVERA’ IDENTICI
Non dei soliti piatti spesso finti che non troverai MAI al ristorante che si vedono in tanti libri…
I nomi ? I ristoratori li conoscono tutti …
Vuggì.
Io da otto anni sono un ristoratore e i nomi non li conosco. Me li vorresti dire?
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Inoltre come fai ad assicurare che i piatti che tu testi, dopo aver preso per tempo un appuntamento saranno poi riprodotti identici nel corso del tempo? Ci torni senza prenotare per controllare?
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Ciao
sarò poco fortunato, ma a me è capitato in passato 2 volte di andare in ristoranti “recensiti” da vg e di trovare una presentazione dei piatti che non si avvicinavano minimamente alle foto viste sul sito.
Questo non vuol dire nulla, a me è successo esattamente il contrario. Di andare in un ristorante che non è piaciuto a VG e di essere stata servita meglio.
Non credo tuttavia che il fatto che sia successo una volta sia statisticamente attendibile. Nel bene e nel male.
Guarda che tu non fai parte né della prima né della seconda categoria citata da Vizzari.
Forse non vuoi capire ma Vizzari ti ha rubricato come “l’anomalia”. O fai il critico (e tu esprimi giudizi) o fai il comunicatore (e tu fai “reportage)
Il primo paga, il secondo no. Tutti e due sono mestieri legittimi, ci mancherebbe, ma tenere due piedi in una scarpa non è possibile.
come non si dovrebbe, scelto di fare il pubblicitario, di accreditarsi agli eventi come stampa…
non è vero. un reporter che pubblica reportage è comunque stampa.
a parte il fatto che la maggior parte dei servizi che si trovano in periodici illustrati non sono altro che servizi pubblicitari sotto mentite spoglie.
E infatti a leggere quei periodici ti viene più da comperare che da riflettere. La libetà di stampa e forse anche di pensiero in Italia mi pare che non si sia ancora capito cosa sia. Forse qualcosa dal web.
infatti. secondo me lui è un puro reporter, non un critico.
ma questo però non gli vieta, secondo me, di poter esprimere una propria opinione, sarà il lettore poi che sapendo qual’è il ruolo di vuggi darà il peso giusto alla sua valutazione.
in ogni caso ci possono anche essere critici che recensiscono bene un piatto che magari a me non piace, il gusto non è un parametro così oggettivo
Grazie Gianluca.
Ho aperto da pochi mesi un food blog (senza scopo di lucro) che recensisce tutto cio che è legato al cibo: mai e poi mai mi sognerei di non pagare il conto al ristorante in cambio di una recensione.
E non per una scelta moralistica ma semplicemente perchè non mi sentirei libero di scrivere le mie VERE opinioni e quindi non mi divertirei. Inoltre ritengo i foodblog-lettori abbastanza intelligenti da capire quando c’è puzza di marchetta e quindi la mia altro non è che una precisa scelta editoriale. Tra l’altro, per mia personale esperienza, ritengo molto piu divertente leggere una bella stroncatura ogni tanto piuttosto che continue leccate di deretano.
Detto cio ritengo non condivisibile ma legittimo l’operato di chi non paga il conto in cambio di recensioni. L’importante è solo e unicamente la CHIAREZZA nei confronti di ristoratori e lettori.
Saluti
Giacomo
questo è il mio comportamento, incontestabile, delle mie ultime visite pubblicate da qualche parte in giro per il web , con tanto di nomi e cognomi:
VERCELLI: famiglia costardi hotel cinzia: ci vado prima una volta da solo. mangio, faccio foto. alla fine pago e mi presento.
secondo giro: chiamo- dico che vado con fotografo ed altra persona. disponibilità massima e gentilezze varie( ma come la prima volta). si mangia e si brinda alla stella. chiedo di pagare. mi viene risposto: sei qui per noi… pretendo di pagare almeno una cifra che possa coprire materia prima e lavaggio della tovaglia. intelligentemente accordato.
p.s.: il raccontino me l’ero già scritto prima. ci sono tornato perchè le mie fotografie facevano schifo e… per rimangiarmi quei meravigliosi risotti.
MERCATO SAN SEVERINO : NONNO 13. si mangia come degli ergastolani fuggiti di galera. sicuramente hanno offerto qualcosa e siamo ripartiti carichi di pomodori abbacanti, ma l’onore è salvo e soprattutto il conto è pagato.
ARCANGELO DANDINI. vado tre volte in sei mesi. pago le prime due. la terza, settimana scorsa, dichiaro che voglio scrivere qualcosa e fare foto. dice che QUESTA volta offre lui e gli sembra giusto. accetto anche perchè provate voi a litigare col dandini:-)) il che NON mi impedisce di contestare la sua matriciana davanti a lui ed anche nello scritto.
Questi due li accomuno per vicinanza a casa e vastità di frequentazione: DA ROMANO A VIAREGGIO E DA LORENZO AL FORTE: ci vado almeno 3 volte al mese a testa: se vado solo e mangio un piatto ed un bicchiere non vogliono sapere di essere pagati. mi considerano un po’ stronzo ma non cattivo insomma uno di famiglia.
se ci vado in pompa magna con donzella al seguito pago, certo con un occhio di riguardo, che vuol dire un vino costoso a prezzo di costo od uno scampo direttamente dal mare nel mio piatto.
per tornare al discorso principale il mio metodo è che vado anonimo almeno una volta se non due poi mi dichiaro ed in tutta onestà se mi fanno uno sconto son contento. pero’ tutto a gratis non mi sembra giusto.
il metodo di bassissimo ceto non mi piace ma son cavoli suoi e soprattutto, secondo me , dei cuochi che gli danno retta. se poi, come pare capiti, ti riempie il ristorante a PRANZO, facendo pagare ai suoi adepti il conto… ed a lui gli esce pranzo e costi dell’operazione beh. bravo lui.
ma ci sono dei si dice un po’ diversi, circa il fatto che vada mangi e se ne vada senza pagare. ma fra qualcuno degli chef non c’è n’è uno con le palle per dirlo? che alcuni si dice siano anche particolarmente corpulenti….
alle altre domande rispondo che se mangio male da gente incapace che lavora per vivere, lascio perdere.. è sufficiente non parlarne. ne parlerei in casi rari: conto stratosferico, piatti cazzoni, servizio di merda e chef supponente ed arrogante! da un po’ di anni non mi succede: sarà l’esperienza accumulata.
ps: per la terza volta in pochi mesi devo andare da ULIASSI. le altre due sempre pagato.
questa volta offri tu, MAURO!!
))
Secondo il ragionamento che mi sembra vada per la maggiore, quindi non dovremmo prendere in considerazione la recensione non pagata da Maffi a Dandini. Al pari di quelle di Vizzari in cui viene riconosciuto? Bah.
Mauro, fai pagare il DOPPIO a Maffi, mi raccomando ahhahahahahhaha
Maffi? Se me ricapita:-)))))
Io me la prendo sempre con vuggi’, credo mi odi, ma in questo caso non vedo il motivo di prendersela con lui; la mail dice chiaramente che lui non paga, punto.
E’ una SCELTA AUTONOMA del ristoratore ospitare vuggi’ e farsi fare il servizio sul sito; non credo che vengano fatte minacce di alcun tipo ne’ che ci siano pistole puntate; e’ un semplice accordo tra due privati.
Se me la prendo con vuggi’ e’ perche’ credo che le sue ‘critiche’ non abbiano nessun valore, e credo che siano solo redazionali, ma spero che la liberta’ di opinione e di pensarla diversamente siano concesse.
Ripropongo la domanda di prima: ma se tu che per fare il servizio, il reportage, vieni, mangi gratis e poi non scrivi una riga, è normale ? O è una sorta di “inadempienza contrattuale ?
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Ciao
non avevo letto la tua domanda prima
E’ una scorrettezza, forse, non un’inadempienza contrattuale, perche’ non c’e’ nessun contratto.
In tal caso farebbe bene il ristoratore a pretendere un contratto scritto, no?
Il contratto c’è nel momento in cui (come nel caso di specie accade) la proposta viene accettata.
La forma scritta è prevista dalla legge solo in alcuni casi specifici ( e questo non è tra quelli) per l’esistenza stessa del contratto o per dare la prova della sua esistenza.
Dunque ha ragione vigna quando dice che nel caso in cui si sia pattuito, seppur verbalmente, un reportage a fronte dell’offerta del pasto, ed il reportage non venga pubblicato, abbiamo una chiara ipotesi di inadempienza contrattuale.
Certamente… peccato che la e-mail non è stata riportata integralmente. Ed il sottoscritto si riserva la facoltà di pubblicare il reportage solo a soddisfazione di requisiti minimi di pubblicazione, segnalando eventuali problematiche e fornendo la disponibilità dopo 6/9 mesi per una seconda visita auspicando che siano intervenute le migliorie sulle mancanze segnalate.
Riguardo il “caso” Taverna Estia, non credo di essere io il depositario dello “sfogo” almeno questo mi è stato garantito telefonicamente da Sposito.
Mi spiace per voi.
Torno al mio pranzo…
Vuggì.
Mi sembra che la situazione sia chiarissima. Esistono due categorie contigue: chi fa critica gastronomica, al servizio e sotto controllo del pubblico che poi compra il suo giudizio (in varie forme giornali, guide, riviste on line). E chi lavora nella comunicazione per aiutare (come dice VG ) l’imprenditoria della ristorazione. Sono mestieri attigui, ma differenti dichiaratamente. Differenti sono le metodologie e i referenti, è chiaro che nel caso della guida e del servizio la sola maniera consentita è il pagamento del conto e l’anonimato (badate bene anonimato non significa che non riconoscono, ma che i locali non vengano avvertiti prima). Nel secondo caso non ci trovo nulla di male che i ristoratori vengano non solo avvertiti, ma coinvolti attivamente in una attività di comunicazione… Insomma va bene tutto e siamo tutti compagni di strada e spinti da una passione, però le regole d’ingaggio dbbono essere Chiare
personalmente amo molto pagare, non solo al ristorante,perché è un piccolo sacrificio che rende deliziosamente liberi…
Ciao A
Forse hai dimenticato la variabile Pubblicità che opera nei giornali, nei gruppi editoriali, nei pacchetti, nelle PR, negli sconti quantità, nelle centrali di acquisto, nel co-marketing, negli eventi speciali, nella moderazione dei dibattiti, nella presentazione, nelle comparsate…..
Questa quanto vale come arma di pressione?
queste variabili sarebbero indicative se venissero usate come criterio valutativo e di giudizio di un ristorante… Siccome per la mia conoscenza diretta (parlo solo di quella) a me ciò non consta, per me non è rilevante…
Il problema caro Vincenzo è che il conto è parte integrante della valutazione di un ristorante, così come il cercare di valutarlo a parità di condizioni e non avvertendo prima. Perché vedi qui sta uno dei punti, non nell’essere riconosciuti ma nel non annunciarsi. Una volta arrivati cosa vuoi che cambi se anche riconoscono? un pizzico di cortesia in più, qualche attenzione speciale… Ma menù, carta dei vini, condizioni del locale ecc sono quelli.
ciao A
in effetti se è vero quello che dice il Viaggiatore Gourmet che lo fa per dare visibilità ai ristoratori non mi sembra poi uno scempio se il ristoratore stesso gli paga il pranzo.
Se pensiamo che fare pubblicità o pagare un ufficio stampa può costare dai 500 euro ai 1000 al mese, sarà un problema del ristoratore se neppure gli va di pagare un pranzo.
Certo che essendo dei tempi che agrattiss va per la maggiore…tranne poi finire nella bocca degli squali che ti spelano promettendoti la luna.
A un amico pittore hanno chiesto 5000 euro per una recensione su Libero!
Vedete voi…
Io non credo all’equazione Pago=sono più obiettivo. A meno che non voglia dire centellino con il bilancino il rapporto prezzo-qualità.In questo io sono favorito dal bere acqua con bolle (che non costa mai molto)
Poi scusate, ma supponendo che mediamente un conto possa essere di 200 euro a persona, ma quanto vale il “lavoro” di una penna? E quello di un “fotografo”?
E non voglio nemmeno provare a credere che nessuno riconosca nessun altro, considerato che molti ristoratori sono diventati come i cani da tartufo!
Ma che senso ha questa difesa a oltranza della critica carbonara? Ma un critico di un altro settore (teatro, cinema, opera) va di nascosto? Scrive quello che pensa e se non scrive una cosa “obiettivamente” vera o almeno suffragata da elementi obiettivi quale credito può avere? Il critico che va a teatro paga il biglietto? E quello che va all’opera, al cinema? I recensori delle prestazioni di auto e moto comprano l’auto o la moto?
E’ vero che questa critica allargata può produrre un livellamento verso il basso perchè semplici appassionati possono essere meno professionali dei critici professionisti, ma è il rischio da correre per avere più voci. Meglio ovviamente trasparenti.
che senso ha la difesa della critica carbonara?
se pensi che l’interazione del critico in ambito artistico sia la stessa del critico gastronomico con il ristoratore, siamo messi bene. Ovvero: consideri sullo stesso piano sedersi in una qualunque platea di fronte a un qualsiasi palco e presentarsi al ristorante dicendo “io sono qui per giudicarti”?
a me pare un poco differente, l’attore si muove in un ambito strutturato in maniera decisamente diversa…
Ho una visione nobile dell’arte culinaria, che ci vuoi fare. E considero gli spettatori alla stregua dei commensali. C’è chi utilizza l’orecchio e chi la bocca. E poi un cuoco ha una sua strutturazione anche molto complessa del lavoro che fa. O sbaglio?
avere una visione nobile dell’arte culinaria (ce l’ho anch’io), considerarsi spettatori e il fatto che l’attività del cuoco sia più che strutturata non ha a che vedere con lo scambio emotivo che per forza avviene quando due persone (cuoco e critico) possono interagire in un contesto da persona a persona, con uno scambio tendenzialmente sullo stesso piano. Non è così per il rapporto attore-platea, fino a prova contraria, fosse anche per il palco, quasi sempre collocato in alto rispetto al pubblico. O per te che gli spettatori siano mille o uno è la stessa cosa per un qualunque artista?
Mi hai convinto, infatti la prestazione di un calciatore davanti a una platea di 80mila persone in uno stadio ha uno scambio emotivo ben più alto di quello che ha il mio stomaco con il piatto. L’interazione tra platea e curva e loggione con tribuna rispetto al luogo dell’azione non la conosco
Sarebbe opportuno, visto tutto questo trambusto causato che i Sposito intervenissero a chiarire sulla questio.
In generale non riesco a capire come si faccia, con sfacciataggine, a ribadire il concetto che è possibile, normale, prassi, sentirsi in diritto di non pagare un conto perchè poi si pubblica una recensione o un reportage.
Pagare non vuol dire essere piu’ obiettivi, si puo’ essere scorretti anche pagando.
Siccome io al ristorante pago e non sono figlio del signor Hilton, la variabile prezzo incide nella scelta di un ristorante; se il critico che va a mangiare PAGA e’ in grado di giudicare il rapporto qualita’/prezzo e se, effettivamente, ne vale la pena a mangiare nel ristorante.
Poi capisco che ci possano essere persone a cui non importa niente del prezzo, questi sono discorsi da plebei e a noi interessa solo la qualita’, la qualita’ a tutti i costi, non importa quanto pagare, ma ci siamo anche noi comuni mortali eh…
Il prezzo importa eccome se importa! Ma ribadisco se io so che una Ferrari costa 200mila euro e la provo ma non posso comprarla riuscirò a giudicare se va bene quanto una porsche da 180 mila euro che mi posso al limite comprare? L’astrazione per la critica suppongo sia una cosa simile. Altrimenti a quattroruote imbrogliano a tutto spiano!
Non sono un critico, ma consiglio a tutti i critici di rileggersi le note di GB Shaw sulla critica musicale. Ecco, quella e`critica, in cui si applicano gli strumenti cognitivi e logici piu`alti ad un`attivita` umana. Nella stragrande maggioranza degli altri casi, i critici sono persone che sanno scrivere un po`meglio e hanno qualche nozione di base, ma non (a mio parere) uomini di cultura (del cibo, of course). Tra le poche eccezioni, alcuni frequentatori di questo blog e qualche rara perla sui giornali.
Riguardo a VG, il suo sito e`chiaramente un`attivita`promozionale. Non vedo neanche l`ombra della critica, solo alcune paroline ripetute allo sfinimento e un attenzione smodata alle macchioe di caffe`sulle tazzine.
Nel 2009 trovare tra i migliori ristoranti italiani 13 steckhouse della catena Roadhouse Grill è eccessivo. Nel 2010 non lo sò, non mi interessa.
Ognuno ha i suoi problemi con i soldini…
Alla fine il migliore rimane sempre Valerio Visintin; è anonimo, paga, e se è soddisfatto loda altrimenti stronca com’e’ giusto che sia.
Un vero giornalista enogastronomico che fornisce al lettore un servizio indipendente.
secondo me vuggì non va criticato perchè lui non fa critica ma fa semplicemente cronaca e promozione.
le opinioni personali è comunque libero di esprimerle, il lettore non deve prenderle come verità assolutema ma ha comunque l’opportunità per farsi un’idea grazie al suo lavoro di cronaca, ossia fotografie dettagliate, pubblicazione del menu e carta vini, presentazione dello chef e della sua squadra, ecc….
sinceramente ritengo il suo lavoro molto utile, sia per la prmozione dei ristoratori sia per l’informazione dei consumatori. non lo ritengo un critico o un recensore, ma semplicemente un informatore.
molto interessanti secondo me anche i suoi più recenti report fotografici su hotel-relais-spa-ecc….
Mah, forse io semplifico troppo, ma mi sembra che in queste “discussioni” il buon senso sia regolarmente bandito.
Il conto -a mio parere- e’ parte dell’esperienza in un locale. Se si mangia benissimo ma il conto mi manda tutto per traverso, vorrei saperlo. Quindi preferirei che chi recensisce un locale non solo mi dicesse quanto costa, ma effettivamente sborsasse l’importo, cosi’ che “l’esperienza” fosse completa.
Quanto alle recensioni negative, anche qui basta usare il buon senso. Se una cena non e’ andata come doveva, bisogna dirlo, con educazione, fermezza ed evitando eccessi. Dire peste e corna ai quattro venti di un locale perche’ una cena e’ andata storta ha poco senso. Farlo notare mi sembra doveroso. Anche Pavarotti avra’ steccato una volta nella vita.
E se proprio proprio il buon senso a qualcuno non basta, ci sono ovviamente -sempre a mio modestissimo parere- dei motivi di deontologia professionale. Pretendere di non pagare il conto sottintende un ragionamento del tipo “apparire sulla mia guida non e’ gratis. e il costo guarda caso corrisponde al prezzo della cena”. Peccato pero’ che queste si chiamino “inserzioni pubblicitarie” e non “recensioni”. Chi e’ il cretino che pagherebbe per farsi pubblicare una stroncatura?
Poi, penso anche che un ristoratore sia liberissimo di offire il pranzo a chi gli pare, e a quel punto il recensore si mettera’ una mano sulla coscienza e decidera’ se pagare o no.
hai detto in maniera piu’ precisa e compiuta quello che avrei voluto dire io qualche commento fa =)
Ma allora stiamo discutendo se qualcuno è in vendita per 200 euro, ma questa è cosa diversa!
Comunque a me vanno bene tutte le idee/contributi. Basta che si dica che Altissimo Ceto fa le tesserine con un suo circuito e fine della storia. Poi uno si regola. E’ come dire uso cartasì perchè mi piace più di american express, seguo Altissimo Ceto invece di scattidigusto, preferisco Vizzari a Barra, Bonilli a Cremona, Dissapore a Passione Gourmet o il contrario di tutto sapendo che uno paga il conto, l’altro avverte per spostarsi, l’altro ancora si organizza per le foto e quello non ci va perchè non si possono fare le foto.
Non esiste nella mia piccola cosmogonia portatile [cit] altro criterio di valutazione che il rapporto soldi/felicità.
Ecco, la felicità. Merito a Caffarri, da sempre, di averla portata fra noi: e non è solo in rapporto al prezzo, ma anche felicità allo stato puro, soddisfazione, sogno, contentezza.
Il che non corrisponde alle coccole, non esattamente, almeno.
Mi rendo conto che tutto gira intorno all’economia, agli interessi, mi rendo anche conto (chi non ci casca) che tutti siamo un po’ narcisi e ci piace esser riconosciuti, ma mi sembra riduttivo limitare sia la critica che la pubblicità gastronomica, secondo la condivisibile distinzione di Enzo Vizzari, a mero scambio di prestazioni, siano esse anonime, concordate, offerte, critiche, pagate, con ricevuta o senza.
Mi sembra di leggere un professionismo esasperato, sia nella figura del critico che del pubblicista, una forzosa ricerca del business: e la felicità?
Né nella critica, né nella pubblicità si finisce col leggere un coinvolgimento emotivo, un deragliamento dell’anima, un inciampo in prima persona: tutto pari pari, la scheda, le coccole, le foto, i menù, la lista della spesa…
Citando Paolo Conte: era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti… Sbagliava a non considerare la felicità.
anche se la discussione attorno propende sempre più per lo status quo,
bella fresca l’aria che si respira in questa frase; criterio, cosmogonia (?!)
Ho letto fino a metà, il resto lo “indovino”.
Voglio dire la mia in quanto ex ristoratore.
In 10 anni di attività l’unico che si sia fatto riconoscere fu il buon Luigi Cremona quando lavorava per la guida de L’Espresso, e che mai chiese la gratuità anche se probabilmente – non ricordo – gliela offrivo io ma conoscendolo dubito che abbia mai accettato. Il rapporto con lui era talmente piacevole e intelligente che l’avrei volentieri ospitato gratis a titolo personale tutto l’anno…
Poi siamo stati recensiti sulla guida del Gambero Rosso, anonimamente, ma poi la recensione sulla guida la firmò Bonilli in persona, con il quale litigai furiosamente tramite lettere mie e risposte sue pubblicate sulla rivista, perché la prima recensione comportava errori grossolani. So che continuarono a recensirsci per altri anni ma non lessi mai più la guida.
Poi fummo recensiti sulla guida del Routard, sulla Frommer’s, su Little Planet, su Gourmet Magazine e su altre guide intorno al mondo, sempre in maniera anonima e nell’insieme oggettiva e imparziale, anche se mai realmente azzeccata.
La questione della gratuità offerta ai critici, professionali o non (Sacco non lo è stato per molto tempo ma è come se lo fosse stato dall’inizio…) per me non è una questione importante. Ogni critico se la vede poi con sé stesso in quanto a libertà, l’importante è il rapporto che il suo organo d’informazione dia una visione onesta del posto visitato. Sacco fa un lavoro da orefice, riconosciamolo, si fa come si usa dire “il culo” e partorisce delle recensioni pignole e illustrate che molti ristoratori si sognano la notte. Stabilisce un tipo di rapporto con i ristoratori che permette lo scambio d’idee, la spiegazione, la comprensione corretta di ciò che si recensisce, tutto questo ha un valore inestimabile… Perché dovrebbe metterci tutto di tasca propria? Non fa mica beneficienza… Mentre alcuni critici anonimi e che non chiedono niente e non interloquiscono rendono poi recensioni inesatte, scorrette o anche fantasiose…
Conclusione: nessuna regola è assoluta…
Grazie per l’ospitalità.
Però se nessuno al mondo è mai stato in grado di recensirvi in modo corretto…uhm…per caso qualche domanda sulla vostra capacità di trasmettere ciò che avreste voluto trasmettere ve la siete posta?
A proposito di pignoleria: ma le schede sul Gambero Rosso sono “firmate”? A me non sembra.
Pignoli per pignoli, non ho scritto che “nessuno al mondo è mai stato in grado di recensirci in modo corretto”. Rileggere con attenzione, prego…
Per la guida del GR ha ragione: Bonilli rispose alla mia contestazione ma la scheda non era firmata.
> Sacco fa un lavoro da orefice, riconosciamolo, si fa come si usa dire “il culo” e partorisce delle recensioni pignole e illustrate che molti ristoratori si sognano la notte.
No, fa un lavoro da markettaro.
Certo un lavoro diverso da quello del critico enogastronomico, infatti il risultato è differente: poche immagini e tanti contenuti da una parte, fotografie e fuffa dall’altra.
> Stabilisce un tipo di rapporto con i ristoratori che permette lo scambio d’idee, la spiegazione, la comprensione corretta di ciò che si recensisce, tutto questo ha un valore inestimabile…
Più o meno il valore di una cena…
fatto. [cit]
su quando, chi, come e perché lo avevamo chiesto a settembre 2009.
circa una decina non hanno colto il messaggio. una parte ha risposto alle domande ma ha chiesto di non ‘essere citata’. tra in non citati: ..’perdonami ma preferisco non essere citato perché ho paura di ritorsioni nei confronti del mio ristorante’ – in una inchiesta/approfondimento, aperta e senza pregiudizio allcuno, questa frase ricorrente non ce l’aspettavamo.
altro fatto
…’tra noi ed i clienti ci sono troppi ‘abusivi’.
altro fatto.
apprestandosi all’uscita:
…allora noi andiamo..
- andate dove?
… dico,… va bene…così…?
- no, va bene un cazzo, prima paghi e poi torni da dove sei venuto?
… ma come, a noi era parso di capire che… avresti offerto?
- tu vieni, scegli e poi paghi come fanno tutti.
partendo dal presupposto che quando decidiamo di ‘aiutare qualcuno’ non bisognerebbe, ma é una mia opinione, mai chiedergli qualcosa in cambio, nel 60% alcune situazioni sono percepite dallo chef/patron alla stregua di un ‘ricatto’. il restante 30% esprime in sostanza il concetto: io sono nato prima di te, vivo senza di te e non ho bisogno di quello che fai.
il 10% ritiene sia l’unica forma possibile per uscire dall’anonimato.
premesse per affronatre il vero problema di fondo: monetizzare e commercializzare nuove idee di comunicazione. e se parlare bene ‘non funziona’, il ‘buzz stroncatura’ … funziona benissimo.
alcuni errori.
- io conosco il settore perché sono capace di mangiare e decido di affrontare tematiche delle quali non ho neanche consapevolezza della mia ignoranza in materia.
- io, siccome ciò l”aipod e chindle, sono un esperto di .. patapim e patapam
- io, siccome é una vita che conosco il settore sono in grado di relazionarmi con queste nuove forme di comunicazione in rete – usucapione -
nessuno ha in realtà mai ‘inventato qualcosa’ ma solo ‘affinato ed applicato’ una sua particolare prerogativa.
avendo rilevato e seguito in rete anche la nascita e lo sviluppo del progetto di Claudio Sacco – che non conosco personalmente – quello che ho potuto riscontrare, a detta di molti, é una lacuna quantomeno iniziale nella chiarezza e finalità del progetto e che non sempre é stata ben percepita forse perché ambiguamente illustrata.
il baratto.
da sostituire immediatamente con l’euro. finché si é in grado di barattare c’é accordo. ma nel baratto uno é felice, l’altro pure…solo un po’ più pirla.
Minkia di polemiche… il mondo và cosi da millenni !!! volete ora parlare di correttezza? meglio la correttezza di Sacco Claudio….
La volgarità vera sta di grandi aziende che ti propongono di cucinare quasi a gratis riuscendo neanche a coprire le spese e di giornalisti che mandano a cucinare a gratis i cuochi in giro per l’Italia…
Una cena non si nega a chi fà un bel lavoro di immagine….Si gioca a fare sempre i piccoli Mosè…
Non è forse la compiacenza delusa quella che ha portato Sposito a lamentarsi..?
Ciccio..
io ho specificato ‘alcune situazioni’ proprio perché non mi riferisco solo al tema del post ma ad una serie di ‘equivoci’ che mi sono stati sottoposti e che ho solo accennato.
naturalmente non intendo fare polemica con nessuno.
Elvio non mi riferisco a te ma al concetto generale di tutti … sorry…
Secondo me Gennarino gli ha portato il conto…
A pensar male si fa peccato…;)
Dopo tutte queste precisazioni, Claudio Sacco potrebbe allora dirci com’e’ andata con la visita a Gennaro Esposito, dopo la quale fu duramente stroncato.
Hai mandato anche a lui la mail: “mangio a sbafo e poi ti faccio pubblicità?”
Già che c’eri nella mail potevi dirgli che volevi i paccheri al ragù.
La verità è che solo pagando il conto si può essere obiettivi.
Spiegatemi come si fa a stroncare qualcuno che ti ha fatto mangiare gratis.
Mamma mia che kaos!
Preciso per non creare equivoci, da me Claudio Sacco ha pagato lui con tutti i suoi ospiti, abbiamo trattato come si fà con tutti i gruppi, americani, giapponesi, canadesi ecc…..
Per quanto riguarda Gennarino , da cuoco del sud ho un religioso rispetto… un professionista serio e non mi piace che, chi è del sud deve fare solo tradzione e al nord si è liberi…l’estro di un cuoco non si deve allontanare dal territorio, lasciandosi e lasciandolo andare libero nella propria espressione senza confine….
Vi posso dire che non è una mangiata a gratis che impreziosisce il giudizio di un critico, magari non ne parlerà male ,di sicuro non lo citerà…
io parlo a mio nome e a volte cone se volessi difendere tutti i colleghi Chef-Patron…forse perchè li voglio bene, tutti! chi ha il coraggio di fare questo lavoro…
Credo che l’unico, vero appunto che farei a Sacco è quello di non aver palesato in maniera chiara sul suo sito il passaggio da appassionato pagante al ristorante (all’inizio, mi ricordo che citava il conto che aveva pagato) a professionista non pagante.
Per il resto, due dubbi sui critici che pagano. Primo, chi mi garantisce che un collaboratore (non dico i responsabili, che si presume ricevano stipendi adeguati per non svendersi facilmente), dopo aver pagato regolare conto, non prenda soldi dal ristoratore per parlare bene del locale? Secondo, perché se il pagare il conto mi garantisce una critica obiettiva, sui blog dei mammasantissima in questione trovare una stroncatura è più difficile che vincere al superenalotto? Insomma, è più facile trovare dei giudizi negativi su VG che in spazi ‘liberi’ e ‘paganti il conto’…
Concordo perfettamente. C’è stato un cambiamento netto nella linea editoriale del sito del signor VG.
colin, ti assicuro che scrivere una critica negativa (con fazza, nome e cognome) è molto, molto più faticoso che scrivere una lode sperticata.
puoi facilmente intuire il perchè.
Lo intuisco facilmente per esperienza diretta (anche se in altro campo), perché è molto più probabile che a stroncare si incazzi quantomeno chi viene stroncato, per non parlare di una fetta di pubblico che non concorda. Si rischia molto meno a lodare, lo so. Detto questo, se ci si vanta dell’indipendenza di giudizio che porta il fatto di pagare il conto, poi vorrei anche vedere dei frutti onesti di questa indipendenza. Insomma, perché François Simon in Francia massacra spesso e in Italia questo sembra impossibile?
perchè in Italia non è idea condivisa che esista un mondo nel quale contenuti e pubblicità sono rigidamente separati…
PS.: occhio, spesso “massacrare” è un vezzo. Basta ri-ascoltare il famoso monologo di Anton Ego… però da queste parti non credo che ci si facciano troppi scrupoli di manifestare perplessità ove quelle perplessità emergano, anche se non si “massacra”. Certo, non è altrettatnto divertente da leggere.
Ovviamente non mi riferivo a voi quando si parlava di chi non scrive mai male di nulla…
Non per dare il via al trenino del anch’io concordo, ma concordo con Colin
- vero appunto che farei a Sacco è quello di non aver palesato in maniera chiara sul suo sito il passaggio da appassionato pagante al ristorante (all’inizio, mi ricordo che citava il conto che aveva pagato) a professionista non pagante -
Detto ciò mi stupisco di trovare ancora il coming soon nella sezione Chi siamo /mediakit di Dissapore invece di un bel work in progress con tanto di gif animata con chef intento a pelare patate…o qualche contenuto/informazione
considerazioni alla spicciolata:
non c’è bisogno di conoscere i segreti del retrobottega, nè nome e cognome del recensore, per valutare una fonte di recensioni: dopo le prime due sòle, l’idea c’è.
eppoi: non basta essere in buona fede, ci vuole pure competenza (mi piacerebbe un bel discorsetto senza pietà su quest’ultima, su quali sono i criteri con cui viene valutata, diversi dal crearsi la fama dell’esperto).
eppoi: ci vuole perfino, da parte del recensore, una certa compatibilità con i gusti, lo stile di chi si affida alla recensione; per dire: certe recensioni non mi interessano perché lo stile del recensore, il suo tipo di attenzione alle cose non mi interessa; arrivo a pensare che se piace a lui, non piace a me. questo secondo punto è in rapporto con la richesta: ma ci si decide ad analizzare quali sono i criteri delle recensioni, a sottoporli a verifica, per affidarli di meno alle idiosincrasie di un singolo o alle fisime di un gruppo (i vati dell’enogastronimia) perchè, badate bene, ci sono pure quelle.
insomma, il lettore di recensioni è un pesce che non abbocca a tutto, che ha anch’esso le sue fisime.
Quoto Tutto!
Quoto Chef Sultano: Minkiazza di polemiche inutili…
Commento soltanto che Internet è bello perchè vario e libero, oserei dire anarchico…
Il giornalismo è una cosa molto distante dalla maggior parte di ciò che è pubblicato su Internet sotto forma di Blog o cose simili… Poi se uno vuole seguire i consigli di VG, Mangione, Disspaore, ecc ecc liberissimo di farlo ma senza falsi moralismi.
Io sono un giornalista (“Professionista” e non come tanti che si spacciano come tali…) e anche un gourmet: quando vado al ristorante, pago sempre i miei conti e non mi sognerei neanche di chiedere uno sconto al ristoratore da cui vado ad ogni cambio di carta. Nonostante mi conosca benissimo e sappia che sono lì per assaggiare le sue nuove delizioe per il mio semplicissimo piacere di amante del buon cibo.
Ma perdonatemi e concludo, la critica enogastronomica è una materia assolutamente e anni luce distante dalla pletora di food blog pubblicati in rete a meno che non siano testate gionalistiche.
Questo non toglie che come scriveva chef Sultano, i giornalisti siano gente che ci marcia e che molte volte scrocca pranzi e cene in giro per l’Italia…
Però ripeto su VG, come su Dissapore non si fa critica enogastronomica… trattasi di semplici commenti…
questa la mia semplicissima e personalissima opinione…
Però ripeto su VG, come su Dissapore non si fa critica enogastronomica… trattasi di semplici commenti…
e`anche la mia opinione. Ancor piu`modesta, perche`non sono ne`giornalista, ne`appassionato cuciniere. Pero`riesco ancora a distinguere una critica, con tutto l`apparato intellettulae necessario alla sua stesura, da dei commenti che diventano dei tormentoni.
Il discorso di caffarri, per quanto embrionale, e`diverso. Felicita`e desiderio sono due ottime guide per capire la cultura del cibo e per fare critica.
Non sono d’accordo con le ultime frasi dell’intervento. I resoconti sui ristoranti su Dissapore o le recensioni su Passione Gourmet e su altre realtà analoghe sono a tutti gli effetti critica enogastronomica. Poco importa se siano o no registrati come testate giornalistiche
Una curiosità.
Cosa fa di Lei “Giornalista professionista” un vero e proprio “critico gastronomico?
E perchè invece chi ha un blog è un semplice “commentatore?
No perchè anche Luigi Cremona e Paolo Marchi hanno un Blog. E anche un certo Stefano Caffarri che non mi sembra certo uno sprovveduto gastronomicamente parlando (anche se in realtà è un noto serial killer)
Forse mi sono spiegato male!
Io non ho mai detto di fare critica enogastronomica…
Ho detto solo che mangio ai ristoranti perchè mi piace e pago i realtivi conti…
Non scrivo da nessuna parte di cucina.
Ho solo espresso una personale opinione che ribadisco: i food blog non sono per me critica enogastronimica… tutto qui
Poi è chiaro che, per me, le opinioni e i blog di gente che reputo autorevole nel settore contino di più di altri…
Ma continuo a ritenere che la critica si eserciti altrove…
Tenderei a distinguere tra Dissapore e Viaggiatore Gourmet. Se lei non lo fa significa che ha bisogno di un paio di occhiali
>trattasi di semplici commenti…
A volte la conclusione di un teorema descrive il sistema di riferimento dell’autore meglio di un trattato.
Mister Cicciolo, la mia semplicissima e personalissima opinione è che lei ha espresso l’idea più inattuale che mi sia capitato di leggere, su carta o su elettroni, negli ultimi cento anni.
Questa:
“la critica enogastronomica è una materia assolutamente e anni luce distante dalla pletora di food blog pubblicati in rete a meno che non siano testate gionalistiche.”
Sempre per precisare… io parlavo di lavori chiesti a gratis per fortuna io rifiuto….ed altri chef accettano.. per i pranzi e cene se si vuole li offri altrimenti li fai pagare….non vedo nessuna polemica.. ognuno è libero di chiedere o meno…
Anche io non sono d’accordo! Io non sono Giornalista ma sono una Enogastronoma e ho una laurea che lo certifica. Cosa fa di lei un gastronomo? Io conosco la materia molto approfonditamente eppure scorro blog tutto il giorno perchè è lì che si trovano spunti interessanti e le vere novità. Da persone che le esperienze le vivono diversamente da noi ma non in modo meno interessante. Invece tanti che si fregiano del titolo altisonante di “gastronomo” ( alla faccia della modestia) spesso scrivono recensioni al limite del noioso e del banale! Non serve essere giornalista ne Gastronomo per fare recensioni e articoli degni di nota. Quindi caro Chef Cicciolo trovo che sia il caso di abbassare la cresta e imparare da chi scrive con passione.
cara Valeria,
mai detto di essere gastronomo nè critico… non mi arrogherei mai questo diritto… come scritto sopra non scrivo di cucina ma mi occupo di tutt’altro…
ho solo espresso una semplice opinione, personalissima…
Inoltre non ho mai detto che per scrivere di cucina si deve essere gp (giornalista professionista), se questo è passato mi scuso per il fraintendimento..
ho solo espresso un parere che, in generale, i blog non sono giornali… se interessa ho appena chiarito ancora meglio il mio pensiero commentando altro post
poi sui blog, come sui giornali, ognuno può scrivere di tutto assurgendosi al ruolo di critico, gastronomo, giudice ecc. ecc…
Sta a chi legge discernere, scegliendo cosa leggere…
per fortuna!
nessuno però ha detto che vuggi non potrebbe MAI offrire il servizio che offre se dovesse ogni volta pagare il conto.
secondo me tutto sommato fa un buon servizio, ti da un’idea del ristorante molto dettagliata che nessuno ti da, menu prezzi squadra location ecc…….nessun reportage di ristoranti sul web è così approfondito.
la sua tutto sommato è stata una buona idea e ne sta raccogliendo i frutti, poi se paga o no saranno piu’ che altro problemi tra lui e il ristoratore. quello che il lettore deve sapere è che lui fa reportage e promozione, e non fa critica.
una volta che partiamo da questo presupposto, i suoi servizi sono comunque curiosi e utili.
Non per essere offensivi, anzi non ho niente contro VG che offre alla fin fine un servizio “utile” da un certo punto di vista.
Ma secondo me ogni diatriba/discussione sull’argomento muore guardando un attimo gli ultimi reportage di VG, quelli da “vacanza (con i controfiocchi) in famiglia”.
Non penso ci sia bisogno di argomentare.
Se VG fa PR e viene pagato solo in pranzi e cene mi sembra un affarone. Un’ agenzia di PR, come dire, ‘professionale’ in senso tradizionale verrebbe pagata in pranzi, cene E soldi.
Invece un ristoratore che non fa pagare il conto a un critico e’ davvero alla frutta. Un pranzo gratis e’ un mezzo di una banalita’, volgarita’ e poverta’ di idee sconcertante. Le armi di un cuoco come si deve sono le attenzioni, qualche piatto extra sfizioso o improvvisato, o al limite qualche bicchiere speciale offerto. Io penso che a parte i morti di fame le persone mettano lo ’stare bene’ molto piu’ in alto del conto zero.
Devo poi dire che nella mia esperienza i ristoratori tendono a fare esattamente queste cose spontaneamente con chiunque, critico o non critico, e’ li’ per evidente e genuina passione e curiosita’ e apprezza il lavoro fatto, senza necessita’ di ‘presentarsi’ (bleah).
Devo anche dire che anch’io sento da alcuni ristoratori dire di critici (anche famosi) ‘quello li’ non paga mai’. Ma cribbio, rispondo io, che vuol dire ‘non paga’, dagli il conto, no? ‘Eh, se non paga dagli altri che lo faccio pagare solo io?’. Questa e’ una logica davvero malata.
VG viene pagato in pranzi,cene E soldi.
getto il sasso : ma chi mi dice che le ricevute che i critici pagano non siano ricevute lasciate al ristorante da altri clienti e che il ristoratore elargisce in forma di piacere al critico che oltre a non pagare si fa rimborsare il pasto
AOP
Ciccio, smettila con questo “religioso rispetto” stiamo parlando di argomenti che non hanno niente in comune con la Religione.
Che dire di Gennarino? Ho ascoltato una sua intervista al Gambero Rosso dove affermava che se i suoi piatti non piacciono ai clienti e perchè sono loro a non capirli.
Hai capito! Vai in un ristorante dove paghi centinaia di euri e devi sempre essere felice dei piatti che ti portano se no rischi di essere preso per un buzzurro.
Complimenti a Gennarino!
Non ho capito scusi Signor Piacentino ( formaggio o citta?), sono un pò tonto… apparte che il linguaggio è un mezzo , che ognuno di noi lo usa a proprio piacere religione o meno … Sulla intervista al gambero e altro non mi frega un C…… so che la gente che passa da lui la maggior parte è contenta… ovvio che qualsiasi cuoco non è un’onnipotenza… piacere a tutti è impossibile… poi se Gennarino vuole fare autogoal fatti suoi…
lei pensa che Gennarino non và più bene? in Meno di 6 mesi è passato da miglior cuoco d’Italia a scasrso? non capisco…mi illumini la prego…
Inoltre come non credo che siccome la Sicilia è araba di tradizione deve calarsi le braghe con gli orari, come non credo che al nostro ristorante obblighiamo la gente di prendere il menù degustazione, (tanto che prima di consigliare ci guardiamo intorno), come non credo che la mia cucina non piace se non a chi usa i cuochi a sua immagina sfigata, continuo?
il complimento a Gennarino è vero o falso?
dimenticavo quando si và in un ristorante, che si paga centinaia di euro tanto che siamo tutti così ricchi che non sappiamo dove mettiamo i soldi…
Consiglio a tutti che se non piace un piatto malgrado questo ha le caratteristiche che il cuoco voleva, non è un problema! bisogna dirlo! cosicchè io sono il primo a cambiarlo!Le faccio un’esempio in sicilia un polpo di circa Kilo 1,5 cucina da 30 a 40 minuti, a Palermo molto di meno… al nord c’è chi lo cucina sino a sfilacciarsi, è ovvio che un cliente del nord che non vuole masticare o non è abituato si lamenti del suo godimento mancato , dunque? parlare….Di questi esempi ne potremmo fare tanti….
Noi ci occupiamo della felicità dei nostri commensali, capita che a tutti non possiamo far contenti, è ovvio però che la sostanza deve uscire in un grande ristorante , non perchè si pagano centinaia di euro , nessuna obblìga a venire anche perchè con i soldi non si paga solo il mangiare in un ristorante…
A parte che dal grande Gennarino non si pagano centinaia (plurale) di euro….attenzione a dare le cifre.
Io ci sono stato svariate volte e vi ho mandato molti clienti ed amici e mai nessuno ha pagato per il cibo centinaia (plurale) di euro…..poi sul vino ognuno si regola come vuole o può.
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In ogni caso io non giudicherei un cuoco soltanto da un’intervista, ci andrei a mangiare.
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Per lo stesso identico motivo non capisco chi critica il Maestro Vissani per il suo “essere ed apparire” televisivo e mai per essersi seduti ai suoi tavoli a gustar il suo cibo. Non sanno cosa si perdono !!!
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Mai fermarsi alle apparenze, per capire un Cuoco dovete scavare a fondo, mangiando il suo cibo.
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Ciao
Ho visto che lei è un oste , vero? dunque qualsiasi cifra si paghi in un ristorante, trattoria, osterie è sempre tanto…la maggior parte di chi paga il conto non dirà mai è poco…Comunque non è questo il punto e ci siamo allontanati dal fatto centrale conto-critica che per me non esiste…
Poi la possibilità che un commensale vada tre volte da un cuoco è impossibile, eccetto casi rari dove si è clienti perchè vicini di casa…
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