Non chiedete a Stefano Caffarri come si mangia a Milano, oggi


Proprio quando sembrava che nessuno dovesse più farlo, Stefano Caffarri, reporter di Dissapore, boccia rumorosamente il ristorante Alice di Milano.

Il ristorante Alice a MilanoCosa ne facciamo di una della Tavole più raccomandate di Milano, quando ti trascini il sapore di una delusione cocente? Una Casa progettata fino nei particolari, ma approssimativa nella sostanza: servizio balbettante, con papere degne della Sagra del Polpo di Rocchetta Bacchetta e cucina velleitaria. Stuzzichini pallidi, appetizer con la crema di parmigiano solo nelle intenzioni, insalata di mare “vir o mare quant’è bell” che vira dal rosa al blu con due gocce di limone: peccato che il limone sia un’alluvione. Discrete le orecchiette con vongole veraci e carpaccio di capesante, sciapi  gli spaghetti di grano duro (e di che cosa, sennò) con i ricci. Nebuloso anche il disegno dei bocconcini di razza con foie gras. Ai dolci vien di rinunciare. Tempi dilatati, con torrefazione degli avventori in attesa del caffè per l’atmosfera opprimente. Al conto 90 euri per i quattro piatti.

Alice Ristorante
Via Adige 9, Milano,
Telefono: 02 54 62 930
Chiuso. domenica




22 commenti a “Non chiedete a Stefano Caffarri come si mangia a Milano, oggi”

  1. emanuele barbaresi emanuele barbaresi commenta:

    C’ero stato a tre o quatto mesi dall’apertura e non mi aveva affatto convinto: mano pesante nei condimenti e prezzi troppo alti rispetto alla qualità. Ci sono tornato, per un pranzo veloce, pochi giorni fa e sono uscito ancora abbastanza perplesso. Buona la materia prima della tartare di ricciola, discreti i mini-babà, ma unte e davvero troppo “cariche” le linguine ai frutti di mare. Al punto da rendere problematica la digestione. L’unico lato positivo è che a pranzo, se ci si limita alla piccola carta con i piatti del giorno (tendenzialmente più semplici di quelli della carta), si spende la metà.
    Sopravvalutato, come quasi tutti i ristoranti di Milano.
    Vale 13/20 a essere generosi

  2. Buauro Buauro commenta:

    Ci sono stato una sola volta poco dopo l’apertura. Ho trovato molto valida la materia prima ma fin troppo invadenti i condimenti (in particolare ricordo delle capesante che praticamente sapevano solo del soffritto burroso). Tuttavia alcuni piatti ai tempi mi sono sembrati interessanti (i ravioli ripieni di risotto ai frutti di mare). Al tempo pensai si trattasse di qualche pecca “da rodaggio” ma se ritrovo impressioni simili dopo piu’ di un anno probabilmente c’é ancora qualcosa che non va…

  3. Fante Fante commenta:

    Io vi ho mangiato recentemente e i giudizi qui espressi mi sembrano oltremodo ingenerosi. In particolare non condivido la pesantezza dei condimenti che personalmente ho trovato molto equilibrati.
    Nel dettaglio, un piatto con capesante e profumo di fiori l’ho trovato spettacolare.

  4. direttorTonelli direttorTonelli commenta:

    La rubrica delle stroncaturine mi sembrava doverosa. Ben fatto.

    • Fante Fante risponde:

      Massì!
      Tanto alla fine si parla solo del lavoro e quindi del futuro di un gruppo di persone!
      Ben fatto davvero….

      • giovanni giovanni risponde:

        fammi capire, se tu fossi un tester di Quattroruote che prova un’auto che si cappotta in parcheggio (cit.), scriveresti “ottima tenuta di strada” nella recensione per tutelare gli operai?
        Se non vuoi avere recensioni negative facendo spendere 100 euro a cena, ti metti su un catering o una mensa aziendale, e il futuro del gruppo di persone non è a rischio…
        non puoi far pagare certi prezzi e pretendere di essere al di sopra dei giudizi…

        • marina marina risponde:

          io proverei ad acquistare e a mangiare un branzino DI MARE in pescheria e poi ne riaparliamo dei prezzi!!!!!…continuate pure a mangiare i vostri pesci di allevamento da 4euro al kg e da ciò concludete pure che Alice non è un ristorante per voi!!!!!

          • Stefano Caffarri Stefano Caffarri risponde:

            marina, hai fatto l’uno-due dei commenti meno pertinenti della storia di Dissapore.

            se c’è un argomento che non è nemmeno stato messo in discussione è quello della materia: sicuramente di qualità.
            l’osservazione sul prezzo è più generale, e riguarda la quantità di benessere incamerata in cambio del denaro che io considero una variabile indipendente.
            Come ognun sa il costo della materia in qualsiasi piatto è parte frazionale del tutto.

            per il resto per l’amordiddio…

  5. giovanni gagliardi giovanni gagliardi commenta:

    Non ci sono mai stato, ma a dire il vero non ne ho mai sentito parlare così bene.
    Quanto a Milano in generale, beh con tutti i suoi limiti è una città il cui livello medio è comunque a mio avviso migliore di altre grandi realtà come Roma o Napoli.

    Ad Majora

    • emanuele barbaresi emanuele barbaresi risponde:

      Milano ha sicuramente “punte” più alte rispetto a Roma. Sul livello medio non saprei, perché non conosco un numero sufficiente di ristoranti romani per potermi esprimere. Però a Milano, per esempio, non vedo un ristorante di cucina lombarda paragonabile all’Arcangelo. E non c’è neppure un posto come Roscioli. Anche a livello di trattorie ho poi l’impressione che siano messi meglio loro – i romani, intendo – almeno a livello di rapporto qualità/prezzo. Non che ci voglia molto, è vero…
      La realtà è che sia Milano sia Roma sono – considerate dimensioni e importanza anche culturale di queste due metropoli – due deserti gastronomici

  6. [...] di crisi, cchecchè se ne dica in giro, ristoratori non sempre al passo con i tempi, critici ed addetti ai lavori che se ne accorgono…ma anche qualcuno che corre ai ripari… Non si tratta [...]

  7. Anna Anna commenta:

    Caro Stefano,

    vorrei anch’io raccontarti la mia esperienza da Alice. Un’esperienza così diversa dalla tua che a un certo punto ho pensato ad un caso di sfortunata omonimia. Ma a quell’indirizzo a Milano c’è solo la “mia” Alice e allora ho pensato che fosse il mio turno di prendere carta e penna – si fa per dire – e scrivere.
    Da Alice non sono una meteora ma una habitué da circa due anni. A furia di frequentarlo ho cominciato a provare affetto per quel luogo e per le persone che ci lavorano – prima di tutto la chef Viviana Varese e la sommelier Sandra Ciciriello – e mi turba leggere una stroncatura così vigorosa. Soprattutto se, essendo “ispirata” da quegli stessi motivi che in me hanno provocato l’affetto (anche i ristoranti possono essere oggetto d’amore), mi pare del tutto ingiustificata. Ma andiamo con ordine.
    Parli di un servizio “balbettante, con papere degne della Sagra del Polpo di Rocchetta Bacchetta”. Un’espressione bella e colorita la tua, certo, di cui è apprezzabile la forma ma che quanto corrisponde alla sostanza?
    Da Alice io – e non credo solo io – ho sempre avuto a che fare con un’umanità vera, forse verace, ben più preziosa di quell’affettazione ricercata ma del tutto vuota di tanti ristoranti “in” di Milano. E’ uno dei motivi per cui da Alice sto bene: perché mi sento a casa, mi rilasso e non mi sento “ingessata”. Al ristorante ci si reca anche per questo.
    Ma soprattutto per mangiare. Bene s’intende. E mi pare che su questo fronte sono pochi i varchi in cui Alice è attaccabile. Nella tua recensione mi pare invece che sia un accanimento “crudele”, ispirato al gusto dell’esagerazione fine a se stessa. Così “Vir o mare quant’è bell” da insalata di mare si tramuta in brodo al limone. Se i bocconcini di razza formano un disegno, creano qualcosa di nebuloso. E crudeltà simili che raggiungano l’acme quando dichiari che ai dolci, vera specialità dello chef, “vien da rinunciare”.
    Le mie cene parlano d’altro. Raccontano di un Menù di Primavera che a 70 euro mi fa gustare due antipasti, due primi, due secondi e il dolce, tra cui “L’Antica Minestra Maritata”, il “Branzino Croccante”, i “Tre Cubi di Capocollo”, giusto per dare qualche “numero”.
    Tutto questo è detto non certo per negare il valore del tuo giudizio. Alice è, in fondo, “colei che si crede”.
    Ma vorrei lasciare una testimonianza: per me e tutti gli aficionados Alice rimane qualcosa di più di un semplice ristorante…

  8. Stefano Caffarri Stefano Caffarri commenta:

    Sai Anna, mi fa piacere quello che scrivi, e soprattutto che tu lo scriva. Preferisco sapere di avere avuto una disavventura io: è il minore dei mali.
    Permettimi solo di smarcarmi dall’ accusa di crudeltà, che è un sentimento che mi appartiene assai poco. E riguardo all’”esagerazione fine a se stessa”, devo dire che quella sera contrariamente alle mie abitudini non ero da solo, e miei commensali erano delusi almeno quanto me.
    Sulle “papere” consentimi di non approfondire oltre, se non strettamente necessario.

  9. [...] la prima volta di fronte al dilemma: raccontare o no una delusione? La decisione è riscontrabile proprio su queste pagine, e mi garantì una discreta dose di contumelie da parte degli estimatori del locale, ed un [...]

  10. frasca frasca commenta:

    Sono un lettore ed estimatore di Dissapore e dei suoi collaboratori pur non essendo solito partecipare alle discussioni. Frequento qualche ristorante milanese e Alice mi ha dato da pensare per un po’ fino a quando non ho letto l’esperienza di Caffarri.

    Ho cenato da Alice, un menu degustazione. Alcuni piatti eccezionali altri meno memorabili. Materia prima su cui non si discute.

    Sandra Ciciriello ci accompagna al tavolo e con molta gentilezza prende le nostre ordinazioni. Ma per il resto della serata veniamo seguiti da una cameriera che dichiara, alla prima richiesta di delucidazioni, la sua ignoranza riguardo ai piatti. ‘Sono la sorella della chef e sono qui a dare una mano’ si giustifica. Contatto umano certo, simpatica disavventura naturalmente. Al momento del dolce, cui purtoppo non ci “vien da rinunciare”, dei fruttini della costiera poco convincenti ma soprattutto una sfogliatella la cui pasta è come marmo.

    Al momento del pagamento panico generalizzato nel locale: il POS è in tilt.

    Una disavventura può capitare. Il POS non è responsabilità del locale e andar via dopo il pagamento in contanti quasi senza essere salutati è scusabile nel panico del momento.

    Una cameriera volante a volte accade (ma una breve riunione con la sorella no?).

    Il marmo a nome sfogliatella in un ristorante con quelle ambizioni e con quei prezzi è sicuramente imperdonabile.

    Una serata sfortunata mi son detto per un po’. Poi ho letto (e oggi rileggo) questo…

  11. Danilo Danilo commenta:

    Provato a pranzo, pescando però dalla carta normale: la materia prima c’è, più che discreta, quasi buona. La mano di cucina, purtroppo, no. Piatti squilibrati, in genere svogliati, costruzioni barocche di elementi che non si integrano. Sapori attenuati da una eccessiva femminilità. Carta dei vini minimale con qualche buon vino, ambiente d’atmosfera, servizio cordiale e indubbiamente umano, anche se leggere dal blocchetto la presentazione dei piatti non è proprio il massimo… Un ottimo locale, se fosse nella fascia 40-50 euro. Peccato che pretenda di stare molti gradini più su.

  12. Simone Simone commenta:

    Mi permetto di dire la mia.

    Io (ma non solo io) credo che i grandi chef si distinguano per una “semplice” cosa: la costanza nello standard qualitativo e nell’esecuzione dell’idea base che da vita al piatto.

    Perciò i grandi chef in effetti non sono tanti e anche se di tanto in tanto si scopre qualche apparentemente talentuoso parvenue non è prudente portarlo in cielo in carrozza dopo il primo menù indovinato…


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