
fabio di rienzo: allora....da dove comincio....
Voi che siete persone di mondo sapete che oggi Francesco Sposito, 26 anni, è il migliore cuoco campano. Gli altri se ne accorgeranno a cose fatte dirigendosi verso Brusciano, hinterland di Napoli, e mangiando al ristorante Taverna Estia. Ma il precoce talento è anche uno cui capita che parta l’embolo dell’ingiustizia. Lo abbiamo scoperto leggendo una recensione elettrizzata commentata tra gli altri, proprio da Francesco Sposito. Che dopo aver ringraziato i critici attenti se la prende con quelli che cinque mesi dopo “aver concordato un passaggio e mangiato di tutto TRA L’ALTRO SENZA PAGARE, non hanno ancora recensito il ristorante. Probabilmente non avendo avuto ‘prezzemolo’ nei piatti si è dimenticato di noi” (la parola “prezzemolo” dovrebbe essere una traccia).
Non so voi, ma io dopo aver letto il commento qualche domanda me la sono fatta. Tipo: di chi è l’ingrata “penna” che ha sbafato a sbafo? E da quando abbiamo deciso che una “penna” non deve pagare il conto al ristorante? O che se lo fa è obbligato a scrivere una recensione riparatrice? Secondo voi, una recensione riparatrice può essere obiettiva? Ultima, promesso: cosa spinge un giovane cuoco di talento a entrare in questa specie di spirale dello squallore?
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Non avevo letto la recensione e i commenti relativi alla Taverna Estia su Passione Gourmet, li ho ripescati adesso e, per l’ennesima volta, invito formalmente Sposito e tutti i suoi colleghi “vittime” di comportamenti scorretti (non dico di giudizi non condivisi) a FAR NOMI E COGNOMI di chi, esperto vero o sedicente, “si comporta male”. Basta con le denunce generiche e i piagnistei. C’è chi sfida mafia e camorra denunciando tentativi di estorsione, possibile che i ristoratori abbiano paura di fare i nomi degli scrocconi?
…certo che un poco invidioso di questi critici che non pagano, lo sono

Giochi a parte, è inaccettabile che una visita sia concordata, ancora di più del fatto che sia offerta. Se poi è concordato anche che sia offerta siamo all’apoteosi
ciao A
Scusate, ma se il reportage (o come lo si voglia chiamare) era stato concordato, perchè la “penna” avrebbe dovuto pagare????? Se non era stato concordato, Sposito poteva chiamare i carabinieri.
Sul fatto di chi possa essere stato…mumble, mumble… mah chissà..
Dimenticavo: nella mia ignoranza non esiste critica gastonomica se non sotto regolare pagamento del conto. A mio modesto parere sarebbe opportuno pure l’anonimato, aldilà dell’etica che non metto in dubbio.
Campania… vedo che il problema persiste, ma i nomi e i cognomi mai…
Dopo aver letto la recensione di PG ed il relativo commento di Sposito in questione, e altri relativi commenti sull’argomento, qualche dubbio incomimncio ad averlo nei confronti di chi dichiara che le loro visite sono fatte in forma del tutto anonima, dico questo perchè quando poi vai a leggere i vari ringraziamenti, fatti dallo chef recensito, ai gourmet in questione (tra l’altro nomi e visi noti)sono fatti dandogli del Tu e chiamandoli per nome, magari non si conoscno o forse si chissà, mah mah mah.
visto che la scheda della Taverna Estia l’ho scritta io, e visto che, indirettamente, mi si chiama in causa, per chiarezza e trasparenza dei rapporti è necessaria qualche precisazione:
- la visita al ristorante in questione è stata effettuata senza preannunciare alcunchè, come sempre accade;
- non conoscevo prima della visita la famiglia Sposito, nè posso dire di conoscerla, in senso stretto, adesso;
- abbiamo chiesto se era possibile fotografare i piatti. Risposta affermativa;
- abbiamo pagato il conto;
- dopo aver pagato il conto lo chef Francesco Sposito si è intrattenuto a parlare con me e Norbert (coautore della scheda) e ci ha chiesto, magari incuriosito dalle foto che avevamo scattato, se scrivevamo su internet o altrove. Abbiamo risposto che nel giro di un mese circa sarebbe stata pubblicata la scheda sul nostro sito.
- abbiamo fatto i complimenti, avendo pranzato davvero bene, e ci siamo congedati.
- che Sposito mi chiami per nome sarà dovuto al fatto che ho soltanto qualche anno in più di lui. Del resto, tenuta in considerazione l’informalità imperante sul web, non ci vedo nulla di strano.
Nulla più.
Personalmente ho conosciuto Fabio Fiorillo e Norbert (così si presentano) questa estate alla tavola dove lavoro. Posso garantire, per quella esperienza, e per quello che ho letto successivamente, nonostante non fossi del tutto d’accordo con il loro scritto, sulla loro critica scevra da fattori terzi alla pura passione gourmet.
Il loro comportamento a tavola, all’operatore attento non può certamente passare inosservato (foto, disquisizioni -tra di loro- tecniche sui piatti, il numero dei piatti che ordinano…) ma l’ho trovato corretto e nella normale gestione di clienti esigenti ed appassionati e che soprattutto spendono cifre importanti per avere ben chiaro il quadro della situazione prima di recensire un luogo.
Ritornando invece al Post, rimango invece allibito dal comportamento di certi villani ed impuniti “visitatori”, la mia paura più grave è che, con la propria beatitudine li si mette pure in condizione di sentirsi tali…
Ma Sposito perche’ non se la prende con chi gestisce il ristorante, che ha permesso a tali manigoldi di non pagare in cambio di recensioni?
Non e’ giusto che un cuoco cucini gratis, Sposito dovrebbe ribellarsi.
quoto melograno, anche io ho avuto la stessa impressione (eufemismo)! ma una cosa non capisco perchè non bisogna essere ipocriti. quando un gourmet, soprattutto quelli dei blog, armato di macchina fotografica e taccuino per gli appunti va in un ristorante(spesso vuoto se ad ora di pranzo) volete che il ristoratore non si avvicini a chiedere in modo esplicito o magari ammiccando per chi scrive o per chi fotografa? e la risposta quale sarebbe? si faccia gli affari suoi perchè devo mantenere “l’anonimato”? ma fatemi il piacere!!!!!!!!!!!!!!
Non faccio nulla per nascondere quello che nasconder non si può, quindi se mi chiedono rispondo. Se non mi chiedono non dico.
E’ poi molto facile passare al tu.
Io fotografo quasi sempre quando vado nei ristoranti, ma mai nessuno che mi abbia chiesto dove scrivo. Si vede che si capisce chiaramente che non scrivo da nessuna parte, come in effetti è…
Dopo i commenti che si sono scatenati, urge da parte mia una precisazione. Forse ” concordato “, in questo mondo dove vige la cultura del sospetto, è un termine improprio e di questo chiedo scusa. Sarò più chiaro. Premesso che è impossibile riconoscere i recensori delle guide poichè cambiano spesso, non fanno foto ai piatti, mangiano come fanno tutti i clienti e soprattutto pagano il conto.
La cosa è ben diversa se come nel nostro caso la prenotazione è stata fatta con nome e cognome !!!!
Ed è cosa ben diversa se poi alla fine non si chiede il conto !!
Avete capito bene : NON SI CHIEDE IL CONTO !!!!
Come si dice a Napoli ” non avevamo intenzione di fare nessuna pastetta”, che senso avrebbe avuto. Passatecelo come un errore di gioventù visto che in due abbiamo poco più di cinquant’anni.
Capisco l’imbarazzo, e la poca voglia di gestire ulteriori rogne: per cui mi rendo conto che la strada più semplice è lasciar correre e pensare al proprio lavoro, ed è una scelta che apprezzo e in fondo non posso non condividere: costa più fatica una diatriba sterile che abbozzare a passare oltre.
Ma – mi chiedo – non pensa che dire chi è chi potrebbe aiutare a eliminare certe pratiche fastidiose e togliere di mezzo qualche millantatore, e magari fare un favore ad entrambe le categorie (chi spadella e chi pigua sui tasti)?
La cosa è sempre più strana. Non penso sia sufficiente non chiedere il conto ad un ristorante per non pagarlo.
Caro Cris,
puo’ anche darsi che un ragazzo di 26 anni si sia sentito in imbarazzo a portare il conto a tavola se non richiesto. Puo’ succedere di essere presi alla sprovvista, spiazzati da un comportamento incivile come quello di non richiedere di pagare il totale del pranzo.
Mi unisco al coro:
Nome e Cognome per favore, non per il gusto di crocifiggere l’interessato, ma anche magari per dargli diritto di replica sulla questione.
ciao
nic
Ma che oggi se pò anche nun chiedelo, il conto???
…certo che era più onesto e avventuroso quando se faceva er vento (http://www.youtube.com/watch?v=gkp2HDCbveI).
Ammazza, oggi basta solo nome e cognome: “fio de …”!.
… la parentesi
http://www.youtube.com/watch?v=gkp2HDCbveI
Caro Francesco, non so se quando sono venuto a cena da voi circa un paio di anni addietro con una losca combricola di forumisti del Gambero a farci una clamorosa bevuta di barolo in cucina c’eri tu. In ogni caso mangiammo molto bene e fummo trattati con i guanti bianchi.
Una cosa mi sento di dirtela: i conti falli pagare, sempre.
Un conto è un amico, un gruppo di amici, che possono anche essere giornalisti ma prima sono amici e poi giornalisti.
Ma uno che “prenota” e poi se ne va senza pagare il conto io lo inseguo fino a fuori. E non è tanto per il vil denaro (che di questi tempi fa un gran comodo) ma per l’atto in se, per la tracotanza e l’arroganza che in esso e con esso viene mostrata e sbattuta in faccia al povero operatore che sta per ore a farsi il mazzo o in sala o in cucina.
Certo ti ha colto di sorpresa , ti ha lasciato sbigottito ed impotente, tanto da non permetterti di reagire in tempo.
Però adesso il tempo lo hai, la rabbia l’hai assimilata ed elaborata.
Togliti il sassolino dalla scarpa e dicci chi è.
Si, devi dircelo, perchè altrimenti sarebbe stato meglio non tirar fuori per niente questa triste vicenda.
.
Ciao
“Dimenticavo: nella mia ignoranza non esiste critica gastonomica se non sotto regolare pagamento del conto. A mio modesto parere sarebbe opportuno pure l’anonimato, aldilà dell’etica che non metto in dubbio.”
Questo è il nostro modo di operare. POSSIBILMENTE anonimi, PAGHIAMO SEMPRE IL CONTO. Non possiamo impedire a qualcuno di non riconoscerci, mi pare ovvio, ma se ciò accade non lo riteniamo un peccato mortale, il giudizio non cambia. Non raccontiamo chi siamo e dove scriviamo e sinceramente non ci viene quasi mai chiesto. Non transigiamo assolutamente sul secondo punto, il pagamento del conto.
Alberto, visto che hai riportato una mia frase, preciso che il mio non era un riferimento a voi di PG, ma un discorso generale, perchè ritengo che una cosa sia la critica e altra cosa siano i reportage (o come si vogliono chiamare) concordati di cui Sposito parlava.
insisto. anonimato? ma dove? ma quando Cortese, Caffarri o lei Cauzzi prenotate un ristorante lo fate con un nick? perchè TUTTI gli chef leggono i blog, quindi solo la prenotazione con il proprio cognome equivale a rinnegare l’anonimato. e a me non è parso dalle parole di Sposito che non conoscesse chi ha scritto la recensione.
Io prenoto sempre sotto falso nome ormai, lo pseudonimo non lo rivelo per ovvi motivi
La saluto stefano …
Rivelo io lo pseudonimo di Cauzzi: Raspelli
Cazzarola Antonio, poi quando entro dicono tutti quanti “ma quanti kg ha perso sig. Edoardo ?”
prenoto con il mio nome vero, e nessuno – fino ad ora – mi ha mai riconosciuto o mostrato di riconoscermi. se mi chiede se faccio parte di una guida o se scrivo da qualche parte rispondo esattamente. certo io sono fresco di frigo e non arrivo con l’elicottero, per cui passo via liscio. poi al telefono il mio cognome non lo capisce dritto mai nessun…
that’s all.
Se il Caffarri prenota e non viene riconosciuto, questo significa inesorabilmente 5 cose:
1) non tutti gli chef leggono i blog, assurdo pensarlo
2) molti chef leggono blog irreparabilmente inutili
3) bisogna conoscere il trucco semplice per capire se un blog sia quello giusto. Devono essere nelle prime righe le parole “stefano” e “caffarri”, non separate da altro che uno spazio
4) potete riconoscere il nostro se, all’atto della prenotazione, l’ospite anonimo usasse l’insospettabile pseudonimo “dio”
5) alla domanda “scrive per qualcuno/qualcosa?”, risponde indifferentemente “scrivo per l’Umanità” e “scrivo per l’Eternità” ma anche “sto scrivendo le Tavole della Nuova Lex Gastronomica”.
Se fino ad oggi siete rientrati in una delle categorie senza saperlo, la colpa è solo vostra.
Alessandro Morichetti risponde:
18 gennaio 2010 alle 21:27 (link)
“2) molti chef leggono blog irreparabilmente inutili”
Confermo sui blog inutili, infatti a volte alcuni chef (anche famosi) mi riconoscono dalla faccia nei negozi di attrezzature per ristoranti

Per il resto la penso come Cauzzi: si paga sempre.
Ma che sempre, tu sei donna, e quindi ti fai sempre offrire le cene dagli accompagnatori, scroccona
è vero nel luglio del 2004 hai offerto in quanto uomo e calabrese
No ci sta anche che il critico o l’appassionato non paghino, se e nella misura in cui questi siano stati invitati da ristoratore. Non certo però per scriverne obbligatoriamente qualcosa.
[img]http://digilander.libero.it/le.faccine/faccinea/amici/0003031.gif[/img]
ma con tutta la gente simpatica che c’è a questo mondo, voialtri ristoratori proprio critici culinari & celebri appassionati dovete invitare a pranzo nei vostri risto? allora ve le andate proprio a cercare! (e lo sapete meglio di me che ne so nulla salvo che da lì, poi, è un attimo…)
non sono solo critici ad essere invitati ma anche amici e gourmet appassionati, magari anche solo per avere dei pareri riguardo a determinati piatti
[img]http://digilander.libero.it/le.faccine/faccinea/legge/00005023.gif[/img]
ha tutta l’aria di essere una bella favola,
la ascolto sempre volentieri però so già come va a finire: voialtri ristoratori continuerete a essere molto gentili coi critici eticamente inflessibili e coi gourmet dagli inestimabili consigli,
il pubblico della Rete continuerà invece a chiedersi cosa accidenti spinga, un talento tipo Francesco Sposito, ad aggrapparsi alle cazzate* di chi è stipendiato per essere il più imparziale possibile o consultato in fiducia come blogger credibile.
[*] ora non raccontiamoci la favola numero 2, che tanto crisi o non crisi fareste uguale
Leggo solo ora il post, Francesco ha detto delle sane verità ed incappato in un errore di sana gioventù; Regna perennemente grande confusione in materia di recensori e/o giornalisti professionali, la questione è complicata da sbrogliare e difficile da ingoiare. Non avrei sottolineato certi particolari, il suo talento e l’offerta di taverna Estia forse avranno bisogno di altri anni per poter venire fuori ma il cammino è tracciato, e come sempre accade al sud, sempre più spesso, il territorio in cui si opera da un lato può essere manna dal cielo e dall’altro una manna e basta.
Tenete duro e non permettete a nessuno di scrivere di voi a sbafo. Concordo con Vizzari.
http://larcante.wordpress.com/2009/11/10/brusciano-taverna-estia/
Resta comunque fisso che il conto lo pagano tutti. E fino a prova contraria fa parte del nostro mestiere essere gentili con tutti cosi come di cercare di far mangiare al meglio tutti. Non ultimo pochi cuochi si nascondono dietro a nick name.
[img]http://www.vocinelweb.it/faccine/varie/pag3/20.gif[/img]
consiccome pochissimi ristoratori fanno i nomi delle “penne” che approfittano di loro, no?
è questo l’errore madernale, gravissimo che seguitate a fare (ma sembrate contenti così)
cosiccome pochissimi ristoratori fanno i nomi delle “penne” che approfittano di loro, no? è questo l’errore madornale, gravissimo che seguitate a fare (ma sembrate contenti così…)
Lorenzo Ziani
[img]http://digilander.libero.it/le.faccine/faccinea/mangia%20e%20beve/00025023.gif[/img]
questo è l’errore madornale che seguitate a fare (ma sembrate contenti così)
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