di | lun 05 ott 2009 ore 9:45
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rapporti difficili

Perché tutti i cuochi odiano i blog?

I cuochi odiano i blog?Quando la stampa specializzata paturnia, io faccio finta di capirla. Fino a l’altro ieri su cuochi e mangiatoie avevano l’ultima parola—anzi la sola. Quotidiani, riviste, guide. Oggi, se vuoi sapere cosa capita nella scena italiana devi accendere il computer. Ci ripetiamo, un post alla volta i blog stanno cambiando la critica dei ristoranti. Ma cosa ne pensano i cuochi? Tutto il male possibile (quasi). Se volete toccare con mano, leggete come ha risposto un manipolo di chef alle domande del portale Chef di cucina Magazine. Accusa n.1. Basta con le critiche anonime, l’uso del nickname è da abolire. Accusa n.2. La critica ufficiale basta e avanza, se non avete le credenziali fate silenzio. Accusa n.3. Spesso le fotografie sono brutte, non valorizzano i piatti. Accusa n.4. I blogger non vogliono pagare il conto, o peggio, cercano di vendere servizi.

Okay, queste cose, se volete, le discutiamo nei commenti.

Però, siccome per litigare bisogna essere in due, anche gli errori dei cuochi sono stati molti. Per anni hanno sottovalutato il potenziale dei blog, ignorandoli. Poi hanno iniziato a leggerli, ma di partecipare non se ne parla. Perché con poche eccezioni (Mauro Uliassi su tutti) non li conoscono. Pretendono che siano inoffensivi come certe riviste. Ma i blog funzionano perché sono pieni di difetti. Perché i controlli sono pochi, e la spazzatura è il prezzo da pagare. In cambio sono veri, pulsanti, accessibili a chiunque e capaci di reinventarsi ogni giorno. Finiamola con i giudizi sprezzanti (vedi: Carlo Cracco e Filippo La Mantia), è tempo che i cuochi si accostino ai blog con l’intenzione di capirli. Dovendo convivere, sarebbe ora di avere un rapporto meno difficile.

Per i più pigri, segue riassunto delle risposte di alcuni chef.

Raffaele e Massimiliano Alajmo.
1) «Siamo non blogal!»

Carlo Cracco
1) «No, di solito non consulto mai i blog dedicati al food and wine» (lo slang dello chef consente l’uso di “mai” e “di solito” nello stesso periodo).
2) «Il grosso errore è considerarli fonti indiscusse di giudizi, quando si tratta solo di opinioni personali».
3) «Non dimentichiamo che ci sono tante persone che vogliono solo mettersi in mostra, il modo più semplice è sputare sentenze, molto forti e non sempre realistiche».
4) «Chi li fa non si espone mai in prima persona, ma si cela dietro identità virtuali, che li proteggono dalle responsabilità».
5) «Il blog non deve diventare critica gastronomica, ma limitarsi ad essere un “luogo” in cui ritrovarsi, e scambiare opinioni. La critica lasciamola fare ai professionisti».
6) «Non considero fotografare i piatti al ristorante un’evoluzione positiva. Giudicare un piatto che viene soltanto fotografato è assolutamente riduttivo».

Filippo La Mantia
1) «Ho pensato che relazionarsi con i food blog potesse essere fonte di scambio. Una crescita auspicabile anche con il confronto diretto. Ma la critica per essere tale non deve essere anonima. Nessuno tollera di essere insultato da gente che si copre dietro “nomignoli”».
2) «Ho preso spunto da quello che scrivono e mi sono inserito nelle discussioni che mi riguardavano scoprendo che chi gestiva non pubblicava poi i miei commenti di risposta».
3) «Si insulta gente solo per invidia o per il successo conseguito. Si insulta gente che non appartiene agli stessi ideali politici».
4) «Quello di rubare le immagini è storia vecchia. Ma la cosa più divertente è che fotografano i piatti con macchinette o telefonini scarsi, così da rendere la foto ridicola, piatta e priva di significato gastronomico».
5) «La definirei la sindrome del “critico mancato”».

Heinz Beck
1) «Non li seguo. Comunque il blog dovrebbe essere uno strumento di comunicazione civile non un trash da spettacolo».
2) «Sarebbe doveroso monitorarli, non devono essere un canale per diffamare professionisti nascondendosi dietro l’anonimato».
3) «Se una persona non è soddisfatta di uno chef dovrebbe scrivere un messaggio direttamente all’interessato, che a sua volta risponderà adeguatamente».

Immagine: Getty

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94 commenti a Perché tutti i cuochi odiano i blog?

  1. come titolare di un blog sulla ristorazione del pisano posso dire che abbiamo un numero sparuto di titolari che partecipano al blog, commentando e rispondendo alle recensioni. Spesso ne saltano fuori discussioni interessanti.
    Un paio hanno chiesto il ritiro della recensione e sono stati accontentati, anche se hanno dimostrato una maleducazione fuori dal comune e si sono fatti comunque una pessima pubblicità in una comunità attiva, interessata e fondamentalmente sempre corretta.

    C’è bisogno però di polso fermo e un po’ di controllo.

  2. avatar alfredo

    I cuochi, sono persone che fanno un lavoro incredibile, se dovessero anche mettersi a leggere le cose che si scrivono sui Blog, allora avrebbero bisogno di giorni da 48 ore.
    I cuochi Italiani sono i detentori della Nostra Cultura!
    Come diceva Veronelli.
    Leggetelo quando potete.

  3. Una cosa comunque dimenticavo: i cuochi molto spesso perdono di vista un fattore principale nel loro rapporto coi clienti/blogger.

    I soldi che, spesso in quantità copiosa, scorrono dalle tasche dei secondi nelle loro, e che giustificano ampiamente qualsiasi commento possa essere detto su quanto hanno dato in cambio.

    Se dimenticano questo, vadano a fare gli artisti di ‘sta ceppa in un atelier, e non in un esercizio pubblico.

  4. Sarà mica perché negli anni abbiamo fatto diventare gli chef personaggi tali che, secondo loro, per esprimere opinioni bisogna essere come Giulio Ferroni?
    Nelle loro risposte partono dalle distorsioni e le derive dei blog e dei blogger, e non si può parlare di un “movimento” o “fenomeno” a partire dai suoi eccessi. Tra l’altro, ricordo che un vecchio professore ai tempi del’università, per rimanere alla similitudine letteraria, mi disse: “al di là dei critici, letterari o militanti che siano, i migliori giudici sono il tempo e il pubblico”. E se vale per l’arte, figuriamoci per un piatto di pasta.
    Questo è l’unico o tra i pochi elementi per cui posso dire che nel “mondo del vino” stiamo messi meglio.
    Se una persona va in un ristorante paga per un servizio e ha tutto il diritto di esprimere un opinione. Non mi piace l’anonimato, ma l’importante è badare ai concetti che si esprimono. Sono quelli che identificano una persona. E lo hanno fatto anche adesso, a mio parere, per le risposte date dagli chef. :-(

  5. Credo che molti cuochi ne abbiano solo paura, spesso pure per sola ignoranza del mezzo.
    Da quando esistono blog e forum è molto più difficile che errori e mancanze passino inosservati. D’altro canto gli chef dovrebbero anche riconoscere l’ormai ovvia verità che molti “avventori” si orientano su certi locali solo in base a recensioni o pseudo tali trovate appunto su blog o forum. Chi si può fidare ormai delle guide quando tutti sanno che le guide son fatte da persone note e arcinote agli chef e che vengono “gestite” in sala in modo del tutto diverso rispetto al cliente occasionale e che spesso addirittura non pagano? Questo ovviamente non ovunque (e infatti esistono magnifiche eccezioni, che poi chissà perché non sono mai così magnificate sulle guide stesse, vedi Piccolo Lago a Mergozzo o Miramonti l’altro a Concesio) ma certo spesso.
    Insomma, credo che gli chef dovrebbero badare di più a trarre vantaggio dalla rete che non a denigrarla. Avanti così e rischiano tutti di far la triste fine di quei giornalisti che sputan sentenze sul pericolo dell’informazione non controllata proveniente dalla rete e poi si trovano a copiare blog e altro per riempire le loro pagine senza muovere qualcosa più di un dito dalla sedia della loro redazione.
    Per ciò che mi riguarda, mi fido molto di più di una recensione “online” ma credibile che non di una guida blasonata. E l’esperienza mi ha dato ragione quasi sempre. Le foto dei piatti poi sono spesso utili, un’idea ce la si fa. Del resto all’estero i siti di molti ristoranti le hanno, qui da noi invece sembra che menù e prezzi siano segreti da guerra fredda (non per tutti, per fortuna)…

  6. avatar Riccardo I.

    Blog e forum di gastronomia non sono altro che l’evoluzione tecnologica del vecchio passaparola fra amici, quando questo era il metodo per segnalarci o sconsigliarci a vicenda i ristoranti. E non mi sembra che nessuno fosse interessato a che i cuochi mettessero il becco in questo passaparola. Tantomeno loro stessi. Era una questione di rapporto fiduciario fra pochi intimi, accomunati da gusti similari.
    Non credo che la situazione sia mutata radicalmente.
    Il web ha solo allargato l’orizzonte del passaparola: è una pura fonte di informazioni, cui -come sempre- ognuno si riserva l’insindacabile diritto di attribuire o meno attendibilità.
    Pertanto non mi interessa assolutamente nulla che i cuochi si accostino ai blog con l’intenzione di capirli. Per me, anzi, dovrebbero starne fuori e rimanere il più possibile confinati all’interno delle loro cucine. E’ là che devono dimostrare di meritare la clientela, non battibeccando, precisando, pontificando sulle libere opinioni, critiche (e fotografie) altrui. Se poi qualche blogger cerca di non pagare il conto o di “vendersi” con un servizio entusiastico…beh, è un più vasto problema di correttezza ed onestà, non di mezzo di comunicazione utilizzato.

  7. Il problema è estremamente complesso.

    E’ aumentata la possibilità di comunicare, è drasticamente dimunita la capacità di esprimersi in modo civile.
    Forse proprio in virtù del tutti scrivono allora per farmi leggere devo scrivere in modo più aggressivo.

  8. avatar eggi

    Ganascia – ….anche se hanno dimostrato una maleducazione fuori dal comune e si sono fatti comunque una pessima pubblicità. …I soldi che, spesso in quantità copiosa, scorrono dalle tasche dei secondi nelle loro, e che giustificano ampiamente qualsiasi commento.
    R – Naturalmente il tuo concetto di ‘copiosi soldi’ identifica che siccome pago posso permettermi qualsiasi cosa, tranne per la controparte che, se non condivide le opinioni, diventa maleducata facendosi cattiva pubblicità. w la democrazia.

    Mauro Erro -…Sarà mica perché negli anni abbiamo fatto diventare gli chef personaggi tali che, secondo loro, per esprimere opinioni
    R – Non sapevo che avessi contribuito all’evoluzione professionale gastronomica italiana e che ‘gli chef personaggi tali’ non possano esprimere le loro opinioni. Credo che tu debba farlo sapere a tutti gli chef qual’é il vero segreto del loro successo.

    Maurizo Camagna – Credo che molti cuochi ne abbiano solo paura, spesso pure per sola ignoranza del mezzo….Per ciò che mi riguarda, mi fido molto di più di una recensione “online” ma credibile che non di una guida blasonata…
    R- Paura? Ignoranti? Ma hai letto le risposte?

    Riccardo I. – ….Pertanto non mi interessa assolutamente nulla che i cuochi si accostino ai blog con l’intenzione di capirli…Per me, anzi, dovrebbero starne fuori e rimanere il più possibile confinati all’interno delle loro cucine.
    R – Anche la tua visione democratica ha dimensioni ‘eccellenti’ L’idea di una nuova striscia di Gaza con il ‘soggiorno obbligato in cucina’ rende perfettamente il tuo concetto sulla libertà di espressione.

    • “abbiamo” è plurale. io, tu, le guide, i consumatori, la critica…
      puoi essere un bravo cuoco o chef, ma se di te non parla o non scrive nessuno, non ti conosce nessuno. Parliamo della popolarità degli chef e della comunicazione, non delle loro capacità professionali. Credevo di essere stato chiaro, dalla tua risposta evinco di non esserlo stato. Poi mi spieghi in quale passo ho scritto che gli chef non possono parlare. Veramente io ho scritto che possono e che quello che dicono li rappresenta. Come per me e per te che scrivi con un nickname.

      • avatar eggi

        uno degli errori più frequenti é il confondere le varie fasi che portano al successo.
        il concetto che uno chef é famoso perché é sulla guida o perché qualcuno scrive di lui é errato. é il contrario. uno scrive o fa una recensione positiva perché ha riscontrato qualcosa, dopo avere testato personalmente, che va oltre il comune senso del ‘ho mangiato bene e speso poco. non tutti quelli che scrivono sono capaci di accorgersi delle varie differenze, altrimenti avremmo solo una guida vocabolario. ma se tu recensisci e poi vendi anche qualcosa… non é prorio ‘logica recensoria’.
        la quantità o la qualità di musica (cibo) ascoltata non può renderti un critico musicale. certo possiamo discuterne ma confondere il passa parola con il blog o con la rete non é la stessa cosa. se io ti racconto un’esperienza negativa su un locale, rimane tra me, te e 20/30 persone al quale la racconteremo. se scrivi qualcosa di uno chef, magari anche famoso, e poi ne parli anche male perché così ottieni l’effetto Henri Ford, lo leggono migliaia di persone indipendentemente dalla tua volontà di trasmetterla ad altri o dagli utenti del tuo blog.

        • no, io credo che tu stia confondendo il talento o la bravura, con termini quali successo – famoso – popolare. Il successo è fatto di una serie di variabili (tra cui la comunicazione di qualsiasi tipo), famosi o popolari lo si è necessariamente grazie alla comunicazione. In ogni caso siamo offtopic, il post cerca di capire il perchè gli chef odiano i blog e se c’è motivo di sperare, invece, che possano interloquire con loro. Credo sia meglio che snobbarli. Lo trovo arrogante. Ma è opinione personale.
          Quanto alle tue riflessione: si tratta di un discorso ampio e lunghissimo, basterebbe pensare alla contrapposizione tra Critica Accademica e Critica militante. Non ne usciamo vivi :-) Però se permetti la musica è arte, il cibo no.

          • avatar eggi

            giusto per capire. io considero il cibo come la massima espressione artistica di migliaia di artigiani. considero i cuochi come interpreti degli alimenti e di conseguenza, artisti.
            lo stesso parametro si potrebbe paragonare ad una foto fatta da me o da un fotografo che, correlandolo al tema, é un artista dell’espressione di un oggetto, anche di un semplice piatto, e che non si é limitato a premere un pulsante. la cosa che comunque mi meraviglia é la tendenza collettiva a non voler riconoscere l’evoluzione della professione. anzi si tende sempre a voler sminuire determinatio concetti. nessuno ti dice nelle risposte che ‘odia i blog’. alcuni lo considerano un mezzo interessante se gestito in modo professionale. l’elemento fondamentale é che tutti dicono in sostanza che se hai qualcosa da dire ‘ me lo devi dire in faccia’…. e non magari dopo mesi… e mesi.

    • avatar Riccardo I.

      Scusa, non intendevo dire che i cuochi devono stare zitti, muti e rassegnati, ma semplicemente che hanno un luogo deputato a rispondere ad ogni critica che ritengono ingiusta: la loro cucina. Anche perchè a chiacchiere non credo siano in grado di conquistare o riconquistare una clientela che -da che mondo è mondo- da loro ci va per mangiare e non per ascoltare cos’hanno da dire sui massimi sistemi gastronomici o sulle minime piccinerie malevole di un blogger.
      Quindi massima libertà d’espressione per chiunque, cuochi compresi, ci mancherebbe. E’ sull’utilità ed efficacia della dialettica che dovrebbero nutrire qualche sano dubbio, loro che hanno ben altri mezzi per convincere della bontà del proprio lavoro. Usino quelli e non avranno nulla da temere o da recriminare.

    • >Naturalmente il tuo concetto di ‘copiosi soldi’ identifica che siccome pago posso permettermi qualsiasi cosa, tranne per la controparte che, se non condivide le opinioni, diventa maleducata facendosi cattiva pubblicità. w la democrazia.

      No. Il mio concetto di “copiosi soldi” implica (e non identifica, che non c’entra niente con la frase) che quando pago ho diritto ad esprimere opinioni su quanto ho speso. Con tranquillità ed educazione, ma posso dire cosa voglio, rimanendo in un ambito civile. Questa è l’unica condizione per partecipare al mio blog che ha un numero veramente esiguo di post rifiutati per maleducazione, perché i collaboratori sanno che non si sgarra.
      Se avessi letto il mio post invece di estrapolarne frasi a capocchia avresyti capito che diversi gestori e cuochi collaborano al blog spiegando e commentando. I maleducati (perché di maleducazione si è trattatta, ma tu non lo sai e non puoi saperlo) sono stati esclusi.

      • avatar eggi

        No. Il mio concetto di “copiosi soldi” implica (e non identifica, che non c’entra niente con la frase) che quando pago ho diritto ad esprimere opinioni su quanto ho speso.

        quando paghi hai diritto di esprimere le TUE opinioni su quanto hai speso ma non implica che tu sia in grado di capire cosa hai comprato, in questo caso mangiato. Il che potrebbe non identificarsi con le qualità di ‘intenditori’ che crediamo di possedere. non mi escludo da questa possibilità.
        io non capisco niente di vino e non ne parlo solo perché lo bevo.

    • Le ho lette, non ho capito cosa intendi dire chiedendomelo. Mi aiuti?

      • avatar eggi

        mi sembra strano che tu possa pensare che alla base ci possa essere ignoranza e paura. penso che molto dipenda dal tempo a disposizione.

        • Il tempo certo, ma sei sicuro che tutti gli chef sappiano veramente usare un computer e comprendano pienamente il senso di un blog o di un commento? Non per demerito o colpa, s’intende. Solo perché appunto nella vita fanno altro, e il computer è ancora un alieno in questo settore. In questo senso intendevo “ignoranza e paura”.

  9. direi che mi chiamo fuori : ) anche se secondo me ( tutti nessuno escluso) li leggono

  10. avatar gumbo chicken

    Da non professionista del settore e in quanto frequentatrice di blog e forum riassumo la mia opinione:

    Fare di tutta l’erba un fascio è sbagliato perché l’informazione indipendente spesso è utile e interessante – per clienti e ristoratori.
    Però leggendo qua e là in giro per blog e forum da un po’ devo ammettere che non mi è neanche difficile trovare buone ragioni per incazzarmi, se io fossi una cuoca o avessi un ristorante!

    Riprendendole una per una:
    Accusa n.1. – A me il nickname diverte. Però quando mi è capitato di fare quattro chiacchiere con qualcuno – professionista del settore o blogger che fosse – io ho sempre detto il mio vero nome, vero numero di telefono, vera mail. Il discorso cambia quando qualcuno lo usa sparare a zero su tutti senza essere mai identificato da nessuno.

    Accusa n.2 – Ecco devo ammettere che spesso me ne sono sentita dire di tutti i colori perché osavo parlare di ristoranti senza aver frequentato almeno un certo numero di stellati. Però sempre solo da blogger e forumisti che non condividevano il mio punto di vista – mica dai cuochi!
    Anche perché io ho sempre espresso solo impressioni personali, non giudizi definitivi, e ho sempre parlato di ristoranti che mi sono piaciuti, quindi…non credo che possa danneggiare qualcuno se racconto la mia esperienza non ci vedo nulla di male o se no me lo devono spiegare.

    Accusa n.3. Questo è assolutamente vero!!! Ci sono anche foto belle e bellissime, per carità – ma alcuni postatori dovrebbero indubbiamente alzare il livello di autocritica!

    Accusa n.4 – Oh, mica tutti! Gli individui che si presentano come blogger minacciando di scrivere recensioni negative per non pagare il conto o pretendono sconti speciali in cambio di buone recensioni sono una banda di cazzoni. Non gli si dovrebbe dare corda e andrebbero identificati perché la loro finta informazione indipendente non vale nulla!!

  11. Beh tanto io non scrivo di ristoranti :-) )) Come al solito, e come si direbbe in fiammingo, bisogna vedere di tenere la chiesa in mezzo al paese (carina st’espressione no? :-) Insomma, da un lato capisco un certo spavento (l’editoria classica è più facile, conosci grossomodo tutti, sai chi sono i ‘pezzi importanti’, sai dove metti i piedi, ecc, la blogo critica sconvolge un po’ tutto ciò e penso possa essere solo un bene… A patte di avere fra i blogocritici delle persone competenti (ma in fondo questo lo si dovrebbe pretendere anche della carta stampata e non è neanche vero che li siano sempre e solo rose ecc). E qui casca ovviamente un po’ l’asino, perché in effetti nella blogosfera, come sempre, c’è di tutto e di più, in termini di utenti, in termini di scriventi, e in termini di qualità dell’informazione proposta. A me piace così (cosi almeno uno esercita il proprio senso critico :-P ) però capisco che non sia né divertente né gradevole il fatto di diventare la potenziale mira di cecchini nascosti ovunque, improvvisati o meno (detto ciò mi pare di poter dire che le voci sono solitamente riconducibili a una forma, almeno nei blog, cioè sempre che qua non si stia faccendo un’enorme confusione con i forum, che sono un’altra cosa… :-) . Quindi, fossi un cuoco i blog li seguirei, esattamente come i giornali, cercherei di individuare le voci che mi piacciono e quelle che no mi piacciono, di distinuere il peso reale dalla fuffa e cosi almeno al prossimo tizio che si presenta dicendo che ora con la digitalina fa due scatti che mette sul suo blog letto da 50 persone a settimane e pretendendo di non pagare il conto (a parte che lo trovo una cadta di stile mostruosa :-) , saprei cosa risponderlgli :-) E una giungla, ma lo è per tutti, non solo per i cuochi. E poi tanto i reazionari (quelli che sistava meglio quando si stva peggio), hanno sempre torto. That’s internet baby ;-)

  12. forse perché spesso i blog sono poco controllabili, poco malleabili, non corruttibili, non sono amici degli amici e quindi non fanno parte del circolino autoreferenziale critico-cuoco-esperto, forse perché sono un controllo democratico, fatto da clienti assidui e competenti che si permettono di dare un giudizio circostanziato e lo lasciano aperto ai commenti degli altri clienti magari meno assidui.
    oppure anche perché certi blog sono arroganti, incompetenti, corrotti, sparano giudizi senza criterio, sono pubblicità camuffata, spot subliminali, cecchinaggio indiscriminato.
    Sono vere tutte due, ovviamente.
    Perché sparare contro i blog, così, a prescindere, come direbbe totò, è un po’ come sparare contro la radio, la televisione, internet. Un po’ come sparare contro i Cuochi.

  13. avatar silvia

    Ogni strumento, purchè sia usato con onestà, può essere efficace. Televisione, giornali, guide e blog.
    Quest’ultimo ha il vantaggio del contraddittorio che altri strumenti invece non hanno. Se dici stupidaggini o falsità vieni immediatamente smentito.
    Questo i cuochi dovrebbero capirlo.

    • avatar gumbo chicken

      Uhmmm…se uno dice stupidaggini o falsità a volte viene smentito (ma poi resta da vedere chi gode di maggiore credibilità, per capire quale delle versioni passerà per buona); a volte invece si accodano a confermare una serie di personaggi non necessariamente in buona fede

  14. avatar Simone e Zeta

    “Quando la stampa specializzata paturnia, io faccio finta di capirla”.
    Semplicemente GRANDE

  15. avatar GIAN MARIA

    SALVE,IO SONO UN CUOCO ,MA SOPRATUTTO UN APPASSIONATO DI ENOGASTRONOMIA O FOODIS,DALLE MIE PARTI C’E’ UN DETTO “BENE o MALE L’IMPORTANTE CHE SE NE PARLI” .QUINDI UNA RECENSIONE NEGATIVA O A MAGGIOR RAGIONE MOLTE DI PIU’ PUO’ STIMOLARE LA CURIOSITA’ DEL CLIENTE,MENTRE SE UNO CHEF O UN RISTORANTE VIENE IGNORATO SIA DAI BLOG CHE DALLE GUIDE PRIMA O POI CHIUDE. L’INDIFFERENZA E’ LA VIRTU’ DEI FORTI.

  16. secondo me ogni cliente pagante ha il diritto di esprimere un’opinione (recensione?) su quel che mangia. che sia prezzolato o meno, il cliente è il destinatario finale di ogni pubblico esercizio. anche i grandi scieffs in fin dei conti fanno-semplicemente-da-mangiare, non trovano la cura per i mali del mondo: che stiano al passo coi tempi, e si attrezzino per rispondere alle critiche, comprese quelle dei clienti enogastroignoranti. quanto alla richiesta di certi trash-blogger di non pagare il conto, beh io direi… fuori i nomi (o i nick!)

  17. avatar Chefclaude

    Questa è una ricchezza di cui si può solo approfittare: ne approfittano i clienti, i curiosi, i pettegoli, gli impostori, i mercanti, gli idioti, i saggi gourmet, gli appassionati, chi cerca una nuova esperienza …ma che finalmente si decidano ad approfittarne anche i cuochi.
    Perchè NON farlo?
    Possono anche loro rispondere e rettificare, sputtanare, sdoganare, valutare, apprezzare: perchè limitarsi a leggere, magari a rodersi il fegato?
    Per non dare credito? perchè non amano la discussione? perchè esiste solo la critica accreditata? perchè sono tutte chiacchiere, gratuite o prezzolate?
    Perchè la critica anonima è un rischio? (scusate, ma quest’ultima cosa mi pare un pochino ridicola: si prendono anche i documenti a chi fa un minimo di critica, al ristorante? no, solo perchè è un tête à tête? allora è la critica in pubblico -non quella anonima- che dà fastidio?).

    Esprimo il mio umile parere di insignificante bruciapadelle: secondo me, i grandi sono un pochino indietro rispetto a questa cosa, non hanno capito il suo potenziale, sono fuori dalla realtà. Si lavora si suda e si crea nelle cucine, ma il piatto inevitabilmente “va fuori”, e questo fuori va oltre le mura del ristorante, perchè si vuole noi che vada più in là. La nave prende il largo, e tu non la timoni già più…

    Allora se ne parla soprattutto dove c’è maggior confronto, e oggi la realtà è sulla rete, sui foodblog. Se non si può sfuggire a questa realtà, nè far finta che non esista, si deve allora affrontarla con fiducia. Anche partecipando.
    Altrimenti, si viene solo, passivamente, “partecipati”…

  18. mmm… dal confronto con alcuni cuochi, la mia opinione è questa: c’è chi dalla critica impara, chi la ascolta, chi la sa anche cercare, chi della critica sa sgrossare, e queste sono le persone che leggono i blog, magari si incazzano, ogni tanto cercano il confronto, ma che non gettano nelle acque di scolo tutta la critica solo perché viene da chi non ha credenziali ufficiali o perché è nuova, 2.450. C’è chi poi ha bisogno solo di gratifiche, chi rigetta ogni opinione negativa, chi ha tanta considerazione di sé da non aver bisogno d’altro se non di sorrisi e pacche sulle spalle. Ma chi sta così in alto non è la maggioranza, io credo. In più: perché questi chef si permettono di dirmi che io non gli piaccio, o che gli sto antipatica, o che scrivo male, e non osano dire nulla al giornalista incompetente di turno? Dai, è frustrazione.
    Mi rendo conto che di blogger incompetenti ce ne sono parecchi, ma qui si parla di un insieme di chef che bolla come inutile, ostile, una bella fetta di critica solo perché è sul web (perché se parliamo di contenuti, io penso che queste persone di recensioni positive ne hanno viste parecchie sul web, ma magari non le hanno capite perché non sanno andare giù col cursore).
    L’ultima: gli aspiranti gastronomi blogger che scattano foto dei piatti al buio, che per capire cosa bevono tirano fuori il bignami del vino, che pretendono di essere competenti senza esserlo, mi stanno sulle palle pure a me.

    • avatar gumbo chicken

      Il meccanismo che porta alcuni/molti a criticare solo i blogger e non la critica ufficiale credo sia simile a quello per cui alcuni/molti webfrequentatori scrivono critiche feroci solo dietro a un nickname.

      p.s. Scusa ma ho un’impellente curiosità: cosa significa “2.450″ in una delle frasi iniziali del tuo commento?

  19. Gumbo, eh, ma come, mi cadi su questo? :-) 2.450 è l’evoluzione del 2.0, 2.1 ecc. Nel senso che molti sono rimasti al Commodore 64, come dire.

  20. Comunque il mio italiano ha tratti davvero inquietanti da qualche giorno a questa parte, chiedo venia

  21. avatar eggi

    si dovrebbe necessariamente sconfinare nella commercializzazione di un servizio sarebbe inevitabile.
    noi siamo per cultura dei tuttologi, e lo siamo maggiormente in tema di cibo e alimentazione. ed infatti gli italiani rispondono solo per il 19% che la tinca gobba dorata è un pesce ma per il 42% degli intervistati si tratta di una malformazione ossea. ma se volessi relazionarmi con un blogger, come faccio a sapere se lui non é in quel 42%? certo dal modo in cui posta un commento o una considerazione ti fai un’idea sul ‘chi potrebbe essere’ che vale molto di più della sua capacità di critico tuttologo.
    come si può associare il concetto di cibo al colore politico, ma spesso accade.
    molti confondono anche la capacità e la cultura informatica di un cuoco valutando le volte che uno chef ‘entra nel merito’ di una discussione in un blog.
    e se chi ‘cazzeggia in rete’ come me, trascorre 15 ore di media al giorno su tre schermi, ai cuochi e a tante altre categorie questo ‘privilegio’ non é concesso.
    non so cosa sia uno stadio ma mi piace vedere le partite in tv.

  22. avatar nicola a.

    (a)La questione non è facile. I foodblog sono un mare mosso dove nei commenti accade di tutto: creatività, divertimento, masturbazioni in piazza, saccenteria a ragione e non, voglia di protagonismo. Credo che, in generale, ai Chef con la maiuscola piace stare nella loro laguna, le contaminazioni le decidono loro. In gran parte condivido il distacco, che credo sia in linea con il pensiero di coloro che nel loro operato apportano una nota in più: far parlare il loro lavoro e rimanere in disparte, come tutti i grandi.
    (b) dal mio punto di vista credo che ancora manchi qualcosa (parlando di foodblog), che sò, una forza, un elemento, un’idea, che in qualche modo incarni di più chiacchere e tastiera, che va oltre il tuffarsi sugli ultimi post. Una nota in più?

    • avatar Chefclaude

      Nooo, dài, gli chef non vivono negli empirei, e nella laguna ci stanno i rospi!!:-)
      …che non abbiano più voglia di divertirsi, di masturbarsi e di essere protagonisti anche loro, a questo non ci credo proprio. E che la loro grandezza sia direttamente proporzionale al silenzio (al mutismo, diciamo), potrebbe valere solo nella stessa proporzione in cui vale per tutti gli altri “grandi”, come dici tu, ma se si fosse trattato di un’altra arte. Questo di cui stiamo parlando è un mestiere in cui gestire una relazione – continua – con il pubblico ha un gran peso, e il distacco da ciò che si crea non sembra farne parte.
      Che poi si scelgano comunque altre forme di comunicazione, più formali e controllate, questo mi pareva evidente.

  23. Credo che i ristoratori che non vogliono critiche di persone che non siano ultracompetenti poi dovrebbero coerentemente fare il passo successivo e, prima di accettare clienti nel loro ristorante, fare anche un esamino ai suddetti, non consentendo l’ingresso agli ‘ignoranti’. Certo, si ritroverebbero 3-4 persone a mangiare da loro al mese e chiuderebbero il mese successivo, ma vuoi mettere la coerenza?
    Seriamente, i miei soldi vanno bene, i miei (eventuali) giudizi negativi no? Spero almeno che questi tizi non firmino/manifestino per la libertà di stampa, altrimenti mi metto a ridere…

  24. avatar fabrizio scarpato

    Leggendo le interviste mi sembra che l’atteggiamento della maggior parte degli intervistati sia egocentrico: tutto ruota intorno al cuoco, che pretende rassicurazioni e confortanti certezze.
    Per cui, solo professionisti: cosa vuol dire? Mi sembra un po’ un “lei non sa chi sono io”, una auto gratificazione tranquillizzante; non solo ma in genere sembra di capire che il professionista, e solo lui, va veramente a mangiare nel ristorante, vede e tocca con mano, gli altri, i non professionisti parlano e scrivono senza sapere, senza aver provato, addirittura discutono solo sulle foto, il più delle volte brutte.
    Mi sembra che questi cuochi o non leggono a loro volta i blog o dimenticano tutti gli appassionati, non professionisti, e sono tanti, che nei ristoranti ci vanno eccome, pagano, fotografano (anche se sarebbe auspicabile un nuovo modo di recensire, ma questo è un altro discorso) e raccontano anche con garbo e competenza: sono molti di più dei professionisti ( che sarebbero i giornalisti, immagino) e dei paventati cani sciolti, quelli maleducati e scorretti, ingovernabili.
    Perchè tutto deve esser sotto controllo, anche le foto: La Mantia si propone anche come consulente fotografico. Accentramenti.
    E poi c’è Uliassi, quello che si guarda intorno, quello che predispone menu e portate per l’incontro con clienti-amici appassionati, quello che si gratifica se gli dai del tu, quello che se ci sono critiche malevole non se ne cura ché si squalificano da sole, quello che definisce le foto un mezzo gratuito di diffusione del suo lavoro, quello che cominciò a cucinare quando si accorse di fare felici gli amici, che era un potere enorme, persino nei confronti delle ragazze.
    Quello non egocentrico, aperto, quanto gli altri cuochi appaiono chiusi, timorosi.
    Eppure nella vita è normale esser giudicati, essere simpatici o antipatici, col vicino di casa, coi colleghi, si interagisce, ci si incazza, si fa spesso fatica a mettere a posto i blocchetti del Lego: ecco molti dei cuochi intervistati la costruzione l’hanno fatta nel corso degli anni, ora è lì, pronta e luccicante, e guai a chi gliela tocca, si potrebbe rovinare.
    Mauro Uliassi ti viene a cercare per giocare con lui, quasi a ricominciare ogni volta la costruzione: perchè il bello è ogni volta cercare nuovi blocchetti, nuove combinazioni. Con gli altri, per gli altri.

    • avatar eggi

      esiste un problema di fondo é non credo sia quello di non volersi confrontare con i clienti. tutti lo fanno quotidianamente nelle loro aziende. non confrontarsi in un blog non significa non rispettare i clienti. non credo si condanni il mezzo ma il modo e alcune condizioni che non rientrano nel semplice punto di vista.

  25. Mi lascia assolutamente indifferente se i ns. cari chef “stellati” debbano interagire con i foddbloggers, i forum ecc.. spero abbiano altro da fare in cucina e altrove. Spesso sono i bloggers a non sopportare di sentirsi ignorati più che i cuochi ad essere presi a “mazzate”.
    Se poi alcuni sono più disponibili ( e criticati anche per esserlo) ma paiono il più delle volte troppo disponibili, basta nominarli, e voilà si materializzano, non accettano nulla se non parole di amore e fedeltà assolute. Anche leggendo recensioni più “blasonate” trovi sempre chi spara con la mitraglia tutto il negativo possibile (e parlarne male in qualche modo è come dimostrare di saperla lunga…)
    Tra i vari chef citati su “CHEF DI CUCINA MAGAZINE” li conosco anche di persona, ma mai ho pensato che un qualche loro commento, potesse in qualche modo aumentare il valore del mio blog. Se cito qualche ristorante, è solo per documentare un passaggio “fisico”, evitando assolutamente di redigere una pseudo-recensione (ormai lo fanno tutti, perchè anch’io?)e cerco invece di preparare un piatto, studiare una ricetta e provare a ripeterla. Se poi riesco anche minimamente a rivivere una sensazione provata “dal vivo”, mi piace trasferirla a chi come me ama cucinare (e gustare).

    • :-| una perfettissima lezione di stile o pseudo netiquette culinaria. peccato moltissimissimo che nei blog ognuno dispone (e fa) come più gli pare….quel mi lascia indifferente poi:->
      ciao a tutti

  26. avatar Ciccio Sultano

    Basta leggervi al contrario per capire le idiozie che scrivete ovvio non tutti, ma lascio spazio alla vostra fantasia che ne avete tanta…inoltre noi cuochi…. come scrivete voi, non ci nascondiamo dietro nomignoli di quello che alcuni avrebbero voluto essere e non hanno mai potuto….come in un cartoons americano…
    noi cuochi tempo di cazzeggiare non ne abbiamo, specifico alcuni di voi gioca a fare recensioni ovvero al piccolo DIO e altro….
    odiarvi?? Non c’è tempo per questi futili pensieri… il sentimento di odio lo riservo per chi fà male ad un bambino o altro di simile… non per parole sfigate scritte a vanvera….
    Ciccio Sultano

    • Ciccio, con tutto il rispetto: le persone che vengono al tuo ristorante pagano?

      E quando hanno pagato, hanno il diritto di giudicare come hanno speso i loro soldi?

    • Ciccio, non sei proprio simpaticissimo. Potresti anche avere ragione, ma dando degli idioti o degli sfigati a tutti, è dura sostenere qualcosa. A proposito di nomignoli, trovo difficile credere che Ciccio sia il tuo vero nome, vero?

      • avatar eggi

        Vorrei chiederti un paio di link in cui la gente giudica la tua professione di fotografo.

        • Vengo giudicato tutti i giorni. Devi sapere che i fotografi lavorano solo se quello che fanno è meglio di quello che hanno fatto il giorno prima. Altrimenti ne chiamano un altro. Quindi direi che ci sono abituato e anzi mi farebbe piacere a volta sapere perché magari qualche volta capita che quello che si fa non vada bene. Di solito non te lo dice nessuno… Se esistesse un blog di photo editor che “votano” i fotografi, io sarei d’accordo. C’è sempre da imparare, anche dalle critiche negative. Spesso solo da quelle.

          • avatar eggi

            in realtà tu sai che ad un fotografo non interessa ‘il pensiero comune’. concordo con te sulla normale selezione professionale: mi piace va bene, non mi piace ne scelgo un altro. ma anche in un ristorante funzione allo stesso modo. ma quello che volevo farti notare é che il comune senso della critica non si accanisce verso tutti i settori. quello gastronomico é uno dei più ‘colpiti’. la fotografia, come ti sarai accorto, é uno tra gli elementi fondamentali nella rivoluzione del gusto. e se uno chef dice.. – mi piacerebbe che le foto fossero realizzate solo da profesionisti in caso di divulgazione o eventualmente te le fornisco io – il senso viene recepito come una mancanza di ‘apertura’ nei confronti del cliente.

      • avatar gumbo chicken

        …cioè stai dicendo che secondo te Ciccio Sultano è un finto cuoco?!!

        • Gumbo, forse Camagna (a proposito, bellissime le tue foto degli chef) intendeva che sotto il nick Ciccio Sultano si celasse qualche fake mentre invece è proprio lui, il nostro grande chef individuabile anche se non avesse scritto il nome ! Ciccio sarà poi l’abbreviazione di Francesco, o no ? ma non mi pare un problema…

    • avatar Chefclaude

      Mi sembrava che la discussione filasse in modo discretamente civile, prima di quest’intervento. Pareri diversi, ma si discuteva.
      Invece, mi sembra che le vere parole sfigate siano proprio quelle di Ciccio Sultano: quelle di un’occasione persa, buttata nel cesso, e con tutto l’odio possibile (altrochè), per la quale – pensa un pò – è riuscito a ritagliarsi parte del suo preziosissimo tempo.
      (Per inciso: l’odio del titolo era anche ironico, credo…di questo fai difficoltà a sorridere).

    • Caro Sultano, hai detto la parola giusta: cazzeggio.
      Cerchiamo di epurare il cazzeggio dai blog.

      • avatar gumbo chicken

        Il cazzeggio può essere anche scherzoso e divertente.
        Il non cazzeggio può essere anche pieno di insulti e giudizi cattivi e anonimi.
        Non capisco il nesso.

        • Insulti e giudizi cattivi anonimi = cazzeggio.
          E’ questo il cazzeggio da cassare. Il cazzeggio brutto.
          C’è da dire che se un anonimo t’insulta per offenderti puoi rispondergli insultandolo quanto ti pare. E’ anonimo, e un anonimo non avendo un nome non può offendersi.
          Però questi scambi non sono sempre carinissimi da vedersi, per questo è d’uopo estirparli! ;)

  27. avatar Dio Brando

    Oh mamma mia che guerra di ” ruoli ” : tutto mi sembra francamente assurdo.

    Io sono un ragazzo che scrive in un blog ( che non è mio ): il più delle volte leggo solamente le recensioni. Qualche volta le scrivo anche io. In questi ultimi quattro anni, grazie a questo tipo di blog, ho potuto conoscere e provare dei ristoranti che molto probabilmente non avrei ” scovato ” senza questo strumento. E’ questa la potenza principale del blog : è questo che lo rende importante, specie in un’era in cui la cosidetta comunicazione 2.0 la fa da padrona !

    Dal canto mio, mi sono sempre comportato (penso) correttamente : lascio sempre il beneficio del dubbio quando scrivo e sopratutto prendo sempre con le molle tutto quello che leggo, specialmente quando il feedback è limitato ad una o due risposte.

    Ciccio Sultano, il feedback è lo strumento principale attraverso il quale è possibile valutare il gradimento : visto che in questo caso il gradimento è il giudizio dei clienti, non vedo cosa c’entri il sentirsi Dio in terra o cose simili. Esistono da anni sistemi che utilizzano questo meccanismo: ebay ad esempio, ma potrei citartene altri. Ed il meccanismo di feedback su ebay funziona in maniera meravigliosa. Eppure il discorso potrebbe essere analogo anche li : ” chi sei te per giudicare una trattativa o esprimere un parere sul mio operato ? Quale è la tua qualifica ? ” . Eppure in quel caso non ci sono discussioni, non vedo perchè ce ne dovrebbero essere li.
    Avere un buon feedback vuol dire che tante persone ti hanno visitato ed hanno apprezzato/non apprezzato il tuo operato. E’ chiaro che sarò più portato a credere ad una recensione con 100 commenti ( buoni o cattivi ) rispetto ad una ” sporadica “.

    E’ chiaro, che in tutte le categorie ( clienti/cuochi, ma questa divisione mi sembra eccessiva ) ci sono persone che non ” battono pari ” : a volte è possibile leggere recensioni che non stanno ne in cielo nè in terra, ma quelle stesse recensioni sono incomprensibili, oltre che per i cuochi, anche per gli stessi utenti del blog. Niente di increscioso : la ” comunità ” si accorge che un commento è fuori luogo o fazioso e quindi passa avanti.
    D’altra parte ci sono risposte di cuochi e camerieri che sono fuori dal mondo, esattamente come i commenti o le recensioni di cui ho parlato sopra. Il ritenersi superiori ( come mi hai fatto intendere te, ma potrei sbagliarmi, quindi in questo caso perdonami quest’ultima affermazione ) ed il dichiarare di ” non avere tempo da perdere con queste cose ” denota, oltre che una visione limitata ed offensiva nei confronti di tutte le altre persone che svolgono altre attività anche un palese contrasto con la vostra professione che vive ( per fortuna, secondo me ) nel rapporto con il cliente e nell’affiatamento che puoi instaurare con lui.

    Scusate il lungo discorso, ma come sempre il punto è uno solo. La verità sta nel mezzo : nessuno deve snobbare l’altro, nessuno si deve credere l’inviato della guida Michelin ( attenzione, per le guide gastronomiche il discorso è identico ). Tutto qui.

    Cerchiamo di non rovinare anche questo settore che dà soddisfazioni enormi ad entrambe le parti !!

    In amicizia,
    Luca

  28. avatar gumbo chicken

    Allora cominciano le mazzate fazione contro fazione, tutti contro tutti?

    Propongo un gioco: ognuno di noi sceglie un/a cuoco/a e immagina di essere lui/lei per un giorno o una settimana.
    E prova a leggere, rileggere o ricordare ciò che ha letto in passato su di lui/lei, la sua cucina, il suo locale – come se fosse il proprio locale, il proprio lavoro.
    Vediamo che effetto fa.

    I cuochi invece potrebbero provare immedesimarsi nei clienti insoddisfatti di un locale che non sia il loro e vedere quanto gli stessi giudizi e le critiche suonano comunque altrettanto fastidiose.

    Poi ne riparliamo.

  29. Salve a tutti,il mestiere del ristoratore e molto difficile.A farla andare bene a tutti e sodisfare i gusti altrui non e cosa da poco.Anche a casa di quatro membri una massaia si trova in difficolta,immagigniamo in un ristorante dove entrano migliaia di persone con diverse culture e gusti gastronomici,di cui il cuoco non conosce niente.Poi ogni giorno in un ristorante si creano le situazioni diversi e non sempre le cose possono riusire alla perffezione,ogni piatto proposto,ogni accoglienza e una “sfida”continua che alza adrenalina di cui fa con amore il suo lavoro e vuole vedere nell occhi dell cliente venuto nell suo ristorante,la sodisfazione dell proprio operato.Nell mio ristorante quando ricevo una critica o osservazione da solo un cliente,ci rimango male,perchè vorei che tutti escono contenti e sono tentata di cambiare la pietanz incriminata,ma mio marito chef mi ferma dicendo, che se un piatto piace a 99 persone e solo a 1 non piace,non vuole dire che piatto non e buono,a che è solo questione di gusti.Comunque io frequento i blog culinari,uno di quelli speso(di Ganascia che ha scrito più su)e sono molto contente se qualcuno delle persone che scrive opignioni viene e poi commenta come se e trovato nell mio ristrante.Non mi interessa a sapere l suo vero nome se vuole usare un nick,tanto che cambia,mi interessa solo di fare bene mio lavoro e se non lo fatto mi merito le critiche,sempre se sono nell limite della civile discisione.Come si dice,sbagliando si impara.Mi scuso pr gli errori grammaticali,ma sono straniera.salui gioia.

  30. Un filo di modestia farebbe bene a tutti. agli chef, alcuni dei quali sono arriganti e vanitosi come prime donne, e non accettano un commento se non incensante. ATTENZIONE, HO SCRITTO ALCUNI… e ai blogger, molti dei quali scrivono ma non sanno bene perchè. scrivere recensioni su un ristorante fa figo, ma bisogna sempre tenere presente che dietro a un piatto c’è una persona che ha faticato per farlo, quindi, personalmente, ritengo sia sempre da rispettare il lavoro. quanto poi ai nick, può essere divertente usare un nome di fantasia, ma ritengo sia maggiormente corretto (oserei dire professionale) presentarsi con il proprio nome e la propria faccia.

  31. avatar ciccio sultano

    Non ho tempo di rispondervi scusate ma ci sarebbe da divertirsi…. vi consiglio di lavorare in un serio ristorante per un’anno almeno …

    • avatar Chefclaude

      …figurati! saranno prestazioni che richiedi a tutti quelli che si siedono al tuo ristorante.

      • avatar gumbo chicken

        Miiiiii, pure cuochi contro cuochi si litigano!

        Vabbé, dai – a me pare che la questione sia questa:

        una cosa è andare al ristorante e poi scrivere sul web “mi è piacuto/non mi è piaciuto perché blablabla”.
        Sicuramente c’è chi s’incazza comunque perché a nessuno – suppongo- piace la sensazione di non essere apprezzato e capito, magari dopo essersi pure fatti un culo quadro.
        Però secondo me questo fa parte del gioco.

        Un’altra cosa è andare al ristorante e poi, soprattutto senza essere in alcun modo indentificabili, scrivere in modo più o meno arzigogolato o lasciar intendere che in assoluto un ristorante è una fregatura, è infinitamente sopravvalutato, i piatti sono insignificanti, il cuoco non vale niente, il personale è incapace, avrnno sicuramente corrotto i critici, se sta ai vertici delle classifiche è perché il sistema e marcio — e così via.
        Io sospetto che l’antipatia sia iniziata da questo genere di cose…

        • avatar Chefclaude

          No. Secondo me la questione è quest’altra: si trova sempre qualcuno che ha paura dei luoghi in cui la discussione è aperta e libera, anzi che li odia. Preferirebbe mettere a tutti la mordacchia, non può, quindi si reprime e quando può si sfoga. Usa impropriamente l’autorità del suo nome e del suo farsi il culo per sparare a zero su tutti.
          Dimmi una riga in questa discussione in cui s’è offesa la figura dello chef (con la maiuscola, la minuscola fai tu).
          Dimmi che cosa ha fatto il Sultano se non lanciare cacca sui “sudditi”.
          (Indubbiamente trova poi anche degli amanti del genere.)

          • avatar gumbo chicken

            Dato che mi è capitato spesso di leggere in giro per il web offese e giudizi in libertà io ho pensato che si riferisse al discorso in generale non solo a questo post.

            E/o a chi (anche qui) difende il diritto del cliente di dire qualunque cosa perché è il cliente – mentre secondo me il cliente non ha sempre ragione – deve metterci un po’ di rispetto pure lui!
            Lo dico per esperienza di altri settori, ma secondo me vale allo stesso modo!

            Poi boh…per il resto se vuole risponderà lui.

          • avatar l'importanza di chiamarsi Ernesto

            gumbo, la riprova è facilissima: se al posto di Ciccio Sultano avessi trovato scritto

            Picchio commenta
            Basta leggervi al contrario per capire le idiozie che scrivete, ovvio non tutti, ma lascio spazio alla vostra fantasia che ne avete tanta… inoltre i cuochi, come scrivete voi, non si nascondono dietro nomignoli di quello che alcuni avrebbero voluto essere e non hanno mai potuto, come in un cartoons americano… i cuochi tempo di cazzeggiare non ne hanno, alcuni di voi giocano a fare recensioni ovvero al piccolo DIO e altro…
            odiarvi?? Non c’è tempo per questi futili pensieri… il sentimento di odio i cuochi lo riservano per chi fa male a un bambino o altro di simile, non per parole sfigate scritte a vanvera.

            avresti letto, preso in considerazione e addirittura argomentato in suo favore, oppure avresti lasciato correre come in quest’altro caso?

          • avatar gumbo chicken

            In realtà il commento che hai linkato me l’ero perso, perché pensavo che la discussione su quel post fosse finita.
            Ora che lo leggo…bah…a me non interessa rispondergli. Non si parla di qualcosa in cui ci ho messo l’anima, quintali di passione, tempo e fatica; non è una cosa in cui io mi metto in gioco, né il mio lavoro.
            Per me è un passatempo interessante, un divertimento.
            A qualche lettore di passaggio non piace quello che dico, faccio, scrivo? Pazienza.
            Però è molto diverso!

          • avatar è molto diverso, dici...

            uno | due

            ossia se il nome del mittente è altisonante, o a te gradito, i contenuti ti giungono relativi… che un troll si chiami Picchio o Hassanal Bolkiah per me non cambia granché: questa è la Rete, non è Ragusa Ibla.

            [img]http://digilander.libero.it/le.faccine/faccinea/fiori/011.gif[/img]
            cosiccome non importa
            che tu e io si abbia una visione diametralmente opposta della Rete… purché la motivazione non sia generata da un partito preso: in Rete non siamo tutti così, non c’è quindi bisogno di parteggiare sempre da una parte solo perché l’altra ci ha spesso bistrattàti.

            @ spesso me ne sono sentita dire di tutti i colori perché osavo parlare di ristoranti senza aver frequentato almeno un certo numero di stellati. Però sempre solo da blogger e forumisti che non condividevano il mio punto di vista – mica dai cuochi!

          • avatar puntini sulle i...

            questa è la Rete, non è Ragusa Ibla

            :?:
            qui contano le cose che si dicono e il modo in cui le si dice, non il mestiere che si fa.

          • avatar e concludo...

            non c’è bisogno di parteggiare sempre da una parte

            concludo mostrandoti che parteggio per ambo le parti, io, a seconda dei contenuti espressi: non certo dell’importanza del nome, dell’altrui professione, del conto in banca.

          • avatar anzi no... concludo adesso

            parteggio per ambo le parti, io, a seconda dei contenuti espressi

            ovviamente ero CostaBrava, io, non mr. Grammatica; e lo so che neanche a te frega nulla dell’altrui conto in banca, era solo per fare il filotto di tre.

          • avatar gumbo chicken

            Provo a ri-riassumere il mio punto di vista. Forse esiste qualche eccezione, ma nella maggioranza dei casi che mi è capitato di leggere:
            - le critiche sono su aspetti per me irrilevanti o supportate da argomentazioni che io non trovo convincenti (anzi spesso un po’ presuntuose)
            - i criticidaweb mi ricordano veramente troppo i clienti con cui mi tocca aver a che fare nel mio lavoro. Quelli che per quanto ti impegni e risolvi i loro problemi loro devono pretendere sempre qualcosa in più e in ogni caso, qualcosa su cui lamentarsi. Clienti su cui, quando ci troviamo fra colleghi, ci divertiamo almeno a dirne di tutti i colori.
            Oppure mi ricordano i personaggi con cui discutevamo quando ero nel giro rock perché stroncavano quelli che secondo noi erano i migliori gruppi musicali del momento, e loro i critici non erano in grado di capire.
            - c’è chi mi sta più simpatico e chi meno, e tendo (anche) a prendere le parti di chi mi sta più simpatico

    • Ciccio Sultano santo subito. O almeno re del mondo, almeno per un paio d’ore.

  32. avatar damon

    perfettamente d accordo con chef claude..ma qualcuno mi vuole spiegare perché dopo che ho speso 150-200 euro a cranio per una cena non sono libero di esprimere civilmente che secondo me non li valeva o che il servizio non è stato all altezza??? Ma se comprate un paio di pantaloni e dopo una settimana si sbregano li riportate indietro al negozio chiedendo spiegazioni o state zitti e fate finta che va tutto bene?e cmq basta leggere l arroganza dell intervento di sultano-se davvero è lui- per capire come certi chef si relazionamo a chi, dovrebbero ricordarsi, consente loro di mantenergi

  33. …quando spendo certe cifre…e qualcosa non mi ha soddisfatto, cerco di parlarne subito con lo chef o chi per lui “filtra” (sorella, padre, figlio ecc…)
    ma ne parlo quanto prima anche con il negoziante che mi ha venduto un prosciutto crudo non all’altezza della decantata qualità….
    ah una domanda: quanti sono i blog, siti, forum che pubblicano recensioni?
    Chi riesce a leggerli tutti e ad intervenire?

  34. avatar Fabrizio Foti

    Cara Alexandra, quando dici: “…quando spendo certe cifre…e qualcosa non mi ha soddisfatto, cerco di parlarne subito con lo chef o chi per lui “filtra” (sorella, padre, figlio ecc…)
    ma ne parlo quanto prima anche con il negoziante che mi ha venduto un prosciutto crudo non all’altezza della decantata qualità….”
    allo chef o al negoziante, le tue rimostranze le fai di persona o attraverso un blog?

    Caro Damon, sei sicuro di aver speso davvero 150-200 euro per andare in un ristorante come il Duomo? Se sì dovresti sapere (e ti assicuro che posso garantire che è così), che in quelle 150-200 euro ci sono costi immani di materie prime(di assoluto livello), luce, gas, acqua corrente, stipendio del personale, tovagliato, affitto depositi e manutenzioni varie, trasporto fornitori, affitto locale(se non è di proprietà)….e anche te, le rimostranze al negoziante le fai di persona, mettendoci la faccia, oppure lo denigri su un blog dicendo che “ammolla sole” alla gente, che è caro e pure arrogante?

    A tutti quelli che usano nickname e sparano a zero, metteteci la faccia per favore! Sentirsi criticare da un Gumbo chicken o da un Dio brando è davvero deprimente!!!

    Infine, caro Tommaso, sono con te!

    • avatar Dio Brando

      Se tu avessi letto tutto il mio intervento, cosa che evidentemente non hai fatto, ti saresti reso conto che non c’è una traccia di critica. Anzi, avevo cercato di scrivere nella maniera più pacata possibile, che era meglio ” abbassare i toni ” , che non ci dovevano essere contrasti e che le opinioni, di ambo le parti, andavano ascoltate ( lette ) con attenzione.

      Hai risposto tutt’altra cosa, mettendomi dentro ad un discorso che oltretutto non mi apparteneva.
      L’unica cosa deprimente quindi, è leggere i tuoi post ” di risposta “.

      Cresci .( purtroppo credo tu sia già grandicello, quindi la strada dell’educazione e del dialogo penso non riuscirai mai a trovarla )

  35. Premetto che sono un blogger, non uno chef, ma se i punti contestati sono quelli sintetizzati da Massimo Bernardi, allora hanno le loro parti di ragione.
    Come le critiche dietro l’anonimato ad esempio.
    Mentre su accuse precise (“non pubblicano le nostre risposte”,”ci diffamano”,ecc.) andrebbero circostanziate visto che comunque i gestori dei blog sono responsabili per quanto pubblicato sul sito.

  36. avatar Damon

    Fabrizio Foti: le rimostranze le faccio di persona se la cosa è stata davvero scandalosa, se non lo è stata, se il posto non mi è piaciuto e stop posso anche solo commentarlo su un blog o con amici o c’è qualcosa di scandoloso? E comunque lei che è fabrizio foti per me sul web è tanto anonimo quanto me o se mi firamvo marco ramelli era piu contento? qua mi sembra che come al solito si guarda al dito per non guardare la luna, ma possibile che se in generale uno esprime delle critiche sono sempre serate storte, gente che non capisce nulla o via di conseguenza… caro foti sono un imprenditore immobiliare… pensa che se vendo un appartamento e un mio cliente dopo tre giorni trova la clear del box che arrugginisce dica, Poverino con tutte le spese che ha, l’esposizione con le banche, la crisi…ma siamo seri! I cuochi dovrebbero imparare a fare meglio gli imprenditori e meno gli artisti, essere un po piu’ attenti a soddisfare la clientela finale che se non si ricordano male è quelli che li tiene in vita.
    E per rispondere alla sua ultima curiosità, ho vistato sultano come un altra 30ina di stellati. saluti

  37. avatar Fabrizio Foti

    Caro Marco Ramelli, la ringrazio di aver reso nota la sua identità. Per quanto mi riguarda, sono un architetto, dottore di ricerca e docente a contratto di progettazione presso la facoltà di architettura di Siracusa. Se cerca su google, qualche risultato lo dovrebbe trovare. Non c’è dubbio che quanto dice sulla serietà di alcuni chef è del tutto vero, ma le posso garantire che il personaggio della disputa non è un capriccioso artistoide e presuntuoso, bensì un imprenditore che affronta quotidianamente il suo lavoro con serietà e dedizione e che ha il solo difetto di prendersela un pò, visto che ultimamente è stato piuttosto tartassato da parte della critica gastronomica. Chissà perché, però, guide come la Michelin, l’Espresso, piuttosto che Wine Spectator e altre prestigiose testate internazionali continuino ad avere una considerazione altissima del lavoro di Sultano. Per inciso, anche a me piace visitare ristoranti, molti dei quali stellati, e credo di avere gli strumenti per valutare e qualificare il loro lavoro. Infine, se dovessi comprare da lei una casa e ci sono cose che non vanno, è chiaro che io alzi il telefono e la contatti per farle presente quel che non va; ma non mi metto a dire su un blog di immobiliaristi, sotto pseudonimo, che Marco Ramelli è un mascalzone. Ne valrebbe la sua reputazione.
    Un saluto
    Fabrizio

  38. avatar davide enia

    Buongiorno a tutti.
    Lo chef Ciccio Sultano tocca però un nervo scoperto. La possibilità di critica è lecita ed anche augurabile, se riesce ad essere articolata e non fissa sul “mi piace”\”non mi piace”. Il nickname però è un’arma a doppio taglio. E’ inutile tacere che troppo spesso dietro il nickname (e quindi dietro un conclamato anonimato) si celano “vigliacchetti da tastiera” che sputano veleno od offese gratuite. Certo, basterebbe non leggerli (anche perché, davvero: ma che confronto può esserci tra chi è presente con nome e cognome e faccia e mestiere ed una entità anonima, il più delle volte livorosa?).
    Questo però non inficia né la ricchezza del “giornalismo dal basso” che il blog riesce a diffondere sempre più capillarmente né lo squilibrio da sempre esistente tra chi un mestiere lo pratica (il cuoco) e chi lo fruisce saltuariamente. Lo chef è sacrosanto che difenda il suo mestiere e la sua cucina, così come il blogger è sacrosanto che tuteli il suo diritto alla critica, al plauso, al dubbio.
    Il punto è che l’interesse di tutto andrebbe spostato sull’oggetto in sé del contendere, e cioè la cucina, il piatto, l’invenzione della materia prima.
    Diceva me zio Zaccheo dei suoi due amatissimi figli: persi singolarmente sono splendidi, uno è “acquasanta” e l’altro è “terrasanta”. Il problema è quando si immischiano, che come li giri e li firrìi, sempre “fango” arrinèsce.
    Ecco. Penso che la cucina di Sultano e l’onestà della critica del blogger meritino ben più del fango di una polemica.
    Buon appetito a tutti

  39. avatar Marco

    Perché tutti i cuochi odiano i blog? Perché 9 volte su 10 coloro che hanno un blog enogastronomico e, più spesso, coloro che commentano questi blog non hanno la minima competenza in materia e criticano senza sapere qual è il lavoro di uno chef e di un ristoratore.

    P.S. Io non sono un cuoco, ma uno che legge i blog e resta spesso sgomento per i commenti di molte persone, perché è evidente che nella maggioranza dei casi si tratta di posizioni prive di fondamento, frutto di una mancanza di conoscenza e competenza.

  40. avatar Luca

    Ciccio Sultano, ripeti con me….chewing gum…CHE WING GUM.

  41. Pingback: Dissapore | Il meglio della settimana | Dissapore

  42. Pingback: La settimana dei perché - Macchianera

  43. Beh, io non sono famoso come Heinz e gli altri colleghi intervistati, ma faccio il cuoco e mi piacciono i blog. Controcorrente? Boh, non so.

    Trovo che confrontarsi sia molto importante ed a volte nella vita off-line mi viene difficile per i tanti impegni.

    Dieci minuti al giorno di lettura dei blog degli altri cuochi mi mettono a volte nella situazione di leggere idee, pareri, proposte. Penso che ne valga la pena.

    Sono, inoltre, un modo per accedere al pensiero di tante persone, cuoche o no, che poi di fatto sono quelli che vengono a mangiare dove cucino. La loro visione è importante, secondo me.

  44. avatar SALVATORE poeta della cucina

    A me è capitato spesso qui in Irpinia pagare salato e tornare a casa digiuni. purtroppo la buona cucina la si fa a casa, recitato
    dico “recitato nelle cucine per 18 anni” La cucina è passione
    ce chi ne ha fatto solo un mestiere, preoccupandosi solo di incassare.

  45. The very ship was actually with an even greater risk than most vessels passing by way of how the region because this can was likely traveling towards 5 knots, rather than the exact usual 15 that can 20 knots. While along with some of the PlanetSolar is actually 115 feet long and after that 75 feet wide, it’s still any kind of smaller ride than most boats passing all over some sort of area. [url=http://www.buyraybanaustralia.com]ray ban wayfarer[/url]
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    Your chairman on your State of the art York Democratic Party said Tuesday that will she or he would resign next week, clearing all of the way to make Gov. Andrew M. Cuomo up to install his own leader atop all of the state organization. http://www.buyraybanaustralia.com

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