di | lun 07 set 2009 ore 10:22
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morattismi

Ragioni per dare il 2 di picche alla Festa Democratica (a parte Berlusconi)

L’hanno subito ribattezzata il sindaco low-carb. Letizia Moratti ha declinato l’invito del PD milanese alla Festa Democratica giustificandosi così: «Mi sono sempre confrontata sui temi politici ma quest’anno mi hanno invitata a una cena. Sto facendo la dieta e preferisco mangiare con la mia famiglia». Dal PD, hanno fatto sapere che i motivi sono altri («Berlusconi non le ha dato il permesso»). Ma immaginiamo che il due di picche dato dal sindaco alla Festa dell’Unità dipenda da ragioni, diciamo così, gastronomiche, sinceramente, vi sentireste di condannarla?

La Festa Democratica di Pesaro

La Festa Democratica di Pesaro

Poca igiene, gestori di ristoranti-pizzerie che s’improvvisano ristoratori esotici (attualissimi: Argentina e Brasile), affollamento, fritture maleodoranti invece di cibi naturali, indicazioni sommarie sempre senza prezzi.

La Festa Democratica di Pesaro

Queste immagini sono state scattate durante la Festa Democratica di Pesaro. E voi, avete mai mangiato nelle feste del PD? E’ andata meglio? Qualcuno è stato alle feste della Lega? Come si mangia?

La Festa Democratica di Pesaro

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24 commenti a Ragioni per dare il 2 di picche alla Festa Democratica (a parte Berlusconi)

  1. Qui in toscana la festa dell’Unità è un classico della grigliata e delle paste all’uovo coi ragù.
    http://www.ciritorno.it/2006/06/28/fenomenologia-della-festa-dellunita/

  2. avatar eggi

    Il problema delle sagre popolari é stato affrontato dalla ConfCom di Arezzo. Non sarebbe di certo un male se anche per le sagre si applicassero le stesse leggi vigenti per i ristoranti. Ma due pesi e due misure e l’epoca dei ‘furbetti’ condizionano da tempo la realtà italiana in tutti i settori. Certo é che un qualsiasi locale pubblico che operi nelle medesime condizioni della foto sarebbe chiuso. http://www.arezzonotizie.it/index.php?option=com_content&task=view&id=67377&Itemid=2

  3. penso non sia mai morto nessuno, magari ci sono ben altre emergenze sanitarie (tipo il retro e le cucine di molte pizzerie italiane), o forse mi sbaglio.

  4. avatar matteo

    Son stato varie volte alle feste dell’unità , senza mai essermi sentito male dopo. TUTTAVIA in condizioni climatiche estive il modo in cui sono gestite le cucine ed i banchi l’ho sempre trovato al limite della decenza (anche nella progredita Emilia-Romagna).
    Almeno si potrebbe fingere di mettere un film trasparente sui cibi in attesa di cottura… O fare in modo di avere dei banchi-frigo chiusi.

    Si potrebbero dispensare i piccoli comuni da chissà quali regole igieniche , altrimenti NESSUNA festa potrebbe svolgersi se non investendo migliaia di Euro che i “piccoli” non hanno. Ma per le grandi feste , si dovrebbe avere la decenza di seguire un minimo di condotta igienica.

  5. Ragionamento senz’altro condivisibile, ma estendibile al 95% delle sagre d’Italia.

    Ma in fondo, digiamolo: tante persone ci vanno proprio perchè amano vedere la maglia sudata, la carbonella fatta sulla lamiera, eccetera.

    Perchè fa, nella testa loro, tradizione.

    Detto questo, anno scorso alla Festa di Pesaro ho mangiato benino, ma non proprio economico.

    • Non solo fa tradizione, hai ragione, fa anche sapore perduto, quasi ricordo ancestrale e senso di appartenenza, di presenza.
      Non si sa perché, ma le cose mangiate in tali occasioni, al di fuori di ogni cura igienica, di provenienza certo non sopraffina, alla fine ben si coniugano con il concetto del “famose male” che, poi, prosegue e si perpetua nell’ascoltare il solito comizio finale….

  6. Mi sembra che ci siano tutti gli elementi per aprire un bel dibattito sul tema: “L’igiene è di destra o di sinistra?”

  7. avatar alfredo

    Da sempre in Italia si fanno feste all’aperto d’estate, di destra di sinistra, degli alpini, della croce rossa, della Pro loco, dell’asilo, del centro sociale,
    per tirare su soldi per la parrocchia, per la festa di Natale (anche d’inverno)!
    Fa parte del nostro patrimonio, a noi italiani piace mangiare fuori di casa (intendo proprio fuori in strada o su di un piazziale o sotto a un tendone).
    Insomma fa parte della nostra storia, fatta di campanili.

    Secondo me, è come il calcio, come il ciclismo, potete criticare, farci l’antidoping, massacrarci di prese in giro, ma se a noi, Italini medi, un’pò ignoranti, ma con la passione vera ci piace, continueremo a farlo.
    Ovviamente se fanno i controlli quelli dell’USL, allora si dovrà mettere la pellicola sulla carne cruda.
    La Moratti ha rifiutato l’invito perchè non è abbastanza “popolare” ma una signora…
    Le feste della Lega per la cronaca sono più o meno uguali.
    Buone grigliate a tutti.

  8. da ristoratore che ogni anno paga migliaia di euro per corsi, sanificazioni, pulizie per rispettare le 10mila norme igienico sanitarie (sarocsante) da rispettare oggi in Italia, non posso che stigmatizzare tutto quanto riportato e ricordare anche che quando si fanno tanti discorsi sui ricarichi ai ristoranti è sempre molto inutile parlare di “prezzo sorgente” sia per il vino che per il cibo…

  9. Io alla festa dell’Unità mangiai un bambino fritto tenerissimo e per nulla unto

  10. ad una festa di Rifondazione ho mangiato un’ottima pasta e fagioli, anche se ho dovuto chiedere una presina di sale supplementare. Ma è normale che col sale stiano scarsi, l’età media degli avventori cosigliava prudenza per la pressione

  11. Democratic Party romano, alle terme di Caracalla … un incubo gastronomico.

    A parte confermare quanto visto sopra, dilettantismo ed improvvisazione totale, qualità dei prodotti infima, maestria dei cuochi prossima allo zero e prezzi assolutamente fuori da qualsiasi logica di mercato.

    Tra l’altro, al ristorante, devi anche pagare il conto prima di essere servito … hai visto mai qualcuno volesse protestare per la qualità e il servizio.

  12. avatar Enrico Marsili

    Quando ho cuinato alla festa di Rifondazione di Roma nel 2000 mi hanno chiesto il tesserino sanitario. La zona cucina era separata e ben tenuta, i frigo e il lavatoio erano professionali, anche se vecchi (prestiti da vari compagni, of course).
    Ai fornelli (perlomeno nel turno che fatto io) il famoso e inossidabile circolo di pietralata, tutti con grembiule, cuffia, etc.

    Notevole anche la soluzione della festa di rifondazione a Roma tra il 2001 e il 2003 (se ben ricordo). Si stava a Castel S. Angelo, e le attrezzature erano semipermanenti. La festa di RC veniva dopo quella del libro, e prima di altri festival dell`Estate Romana.
    OT:vedere i prof di sociologia e scienze politiche che servono ai tavoli i loro studenti e` piuttosto divertente…

    Certo, di magagne ce ne erano, e la callaccia romana non aiutava. Pero`non riesco a ricordare nessun avvelenamento in quegli anni, e la pasta mare e monti a fine turno era una delizia.

  13. Mmmmh ho paura che anche su questo tema, le sensibili corde del politically correct siano abbastanza “tesucce”… ;)

    Forse un commento tipo: “QUEL CHE NON STROZZA, INGRASSA!” Ci fa ritornare un pochino di più verso il centro !!!! No ?

  14. C’è stato anche Vissani a cucinare al Festival dell’Unità nazionale, se lo metteva lui il cappello?:-)
    Detto questo, d’accordo con i ristoratori: non fateci mille palle se poi lasciate che si cucini senza cappello, fumando(visto anche questo), senza rispettare le temperature, con i tortelli di patate scongelati se poi le persone stano bene e non muoiono. Il concetto di fondo è sempre lo stesso: se c’è lavoro per tutti nessuno protesta, altrimenti sono continue lamentele. Se le feste si chiamassero del PDL i ristoratori protesterebbero lo stesso?

  15. Quest’anno ancora non sono andato alla Festa Democratica di Milano, ero tra le barbatelle e i vivai di Rauscedo (Pn). Gli anni scorsi avevo scritto articoli recensendone la proposta ristorativa. Conto di farlo al più presto.

  16. Pingback: La settimana dell’apartheid a Venezia - Macchianera

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