Ristoranti | Mi ricordo, sì, mi ricordo

A Milano, il Gualtiero Marchesi di via Bonvesin della Riva aveva preso la seconda stella Michelin. I giornali si facevano con il ticchettio contemporaneo di 100 Olivetti. Colpivano le Brigate Rosse, Fabrizio De Andrè era stato rapito dall’Anonima Sarda. Il Gambero Rosso di Stefano Bonilli sarebbe arrivato 7 anni dopo. Il piatto di unità nazionale erano i tortellini panna prosciutto e funghi. Come da ritaglio (DOVEVAI, Editoriale L’Espresso) il Gambero Rosso di San Vincenzo era ancora di un certo Marino. L’anno dopo, il 1980, sarebbe cominciata l’avventura di un 27enne di belle speranze: Fulvio Pierangelini. C’è nella vostra vita un ricordo indissolubilmente legato a un ristorante?








E’ da mezz’ora che sto cercando di pensare au ricordo che NON sia indissolubilmente legato ad un ristorante…
(per l’Albo delle Fotografie metto giù il Trigabolo, nella sua ultima, breve stagione: indimenticabile)
Beh, potresti raccontarci di come hai fatto
a scattere ben tre, scandisco bene tre, una due tre fotografie alla tavola dell’orco, appunto…
Nokia Communicator 9500, simulando ignobilmente la prestidigitazione di un BMT (Breve Messaggio di Testo)
Il mio ricordo, sul quale sto scrivendo, è legato a Peppino Cantarelli e alla “mensa” di Samboseto, la mia scuola.
Quella cantina, quei piatti, la cortesia di Peppino e la grandissima Mirella, nel contesto dell’Italia del 1965, fanno di quel luogo, Cantarelli di Samboseto, l’inizio della nuova ristorazione italiana.
Magari non sarà vero ma per me è stato così e anche per Morini, i Santini, i Santin e per tutti quelli che allora sognavano una ristorazione e una cucina nuova.
Complimenti per il reperto, davvero. Merita un posto vicino ad una foto dell’allora giovane staff del Trigabolo apparsa sul Gastronomo Riluttante, ad una foto “tarda” di Cantarelli apparsa sul Papero Giallo ecc ecc
La storia e l’insegnamento del Sorriso a Soriso può essere da esempio per tutti. La grande continuità; 25 anni ai vertici mondiali della cucina.
Vi invito a riflettere su quello che è un ristorante simbolo per tutta l’Italia.
Tranquillo che ora arriverà di sicuro qualche “fenomeno” (copyright by Ziliani) a dire che il Sorriso in realtà è un posto mediocre e sopravvalutato…
Se non si fosse capito, sono d’accordo con te.
Signor Farina, Grazie.
Ecco il primo Sig. Farina
). Confermo, il Sorriso è un posto mediocre e sopravvalutato, formaggi e musica di sottofondo dei Clash esclusi.
Leo, ma il tuo ricordo indissolubilmente legato al ristorante qual è?
Non capisco se devo cercare fra memorabilia (tipo quello che hai postato), fra associazioni mentali tra qualche evento storico o qualche piatto e un locale, o qualche impressione/sensazione/evento curioso/divertente/emozionante/unico collegato a un ristorante in particolare?
Eh, il mio primo ricordo del GR è piuttosto banale e riguarda proprio la citatissima passatina. Agli occhi di due giovani appassionati (eravamo circa alla metà degli anni 80) quel piatto rappresentò la novità dei gamberetti legata alla tradizione contadina dei ceci e ci sembrò da subito un simbolo del locale; nelle successive visite non ho mai mancato di riprenderlo
Fra l’altro ricordo che non prendemmo menù degustazione (forse manco c’era..) quindi il piatto scodella conteneva una discreta quantità di passata che divorammo voracemente; l’orchessa, sempre gentilissima, ci chiese pure se era piaciuta…
La mission a San Vincenzo era sta comunque ponderata per un almeno un anno preceduta da varie altre visite in locali via via più titolati. Non dimentichiamo che venivamo da tavolate, come scrivo nel pezzo, di tortelli panna e prosciutto, filetti al pepe e profiteroles.
Gumbo, ogni ricordo è ben accetto: sia memorabilia che sensazioni legate ad un grande ristorante.
Si è detto più volte che conoscere e vivere un ristorante è un po’ come andare alla ricerca della felicità.
Ora, la mia esperienza è minima rispetto ai tanti che frequentano queste pagine, tuttavia temo che mi succeda qualcosa di strano: o non ho mai raggiunto la felicità, il che deporrebbe per una totale inesperienza o per scarsità di cuore, oppure, quando percepita, la felicità mi ottenebra ineluttabilmente la memoria.
Perchè ricordo pochissimo, tantomeno i piatti: solo lampi, luci, dettagli e atmosfere.
Una luce mattutina e le marmellate di Paracucchi, il bianco e i piatti orlati di nero, mi pare, di Andrea Hellrigl a Merano, il maitre indiano del Bristol di Salisburgo, la mesciua dell’Emmetta (vera madeleine), le palamite e l’insalata di mare di Maurizio Bordoni quando stava alla Giara di Sarzana, Lorenzo che mi porta una bottiglia di Sauternes con un cesto di sedano e un taglio di Roquefort, il sauvignon di Puiatti e il baccalà dei Pironcelli… Dettagli, diluiti nel tempo, meno intensi rispetto ai concerti di Mina, di Jarrett, di Dalla e De Gregori, di De André, di Joan Baez, di Mercedes Sosa a Parigi durante il golpe cileno…
Beh, a ben vedere qualche colpetto di felicità l’ho provato e forse è bene che continui a cercare: le recenti linguine di Uliassi e l’Extreme da Bulgari di Jordi Roca sono troppo recenti, ma per ora ancora ben presenti nella mia debole, instabile memoria.
Anche io ho dei ricordi , 1980, di un formidabile pranzo dai Cantarelli…primo fulmine di cucina ad altissimi livelli…..
> ogni ricordo è ben accetto: sia memorabilia che sensazioni legate a un grande ristorante
Cena dai Santini,
servizio prestato da un inserviente impeccabile: elegantissimo posatissimo educatissimo, per giunta francofono, assolutamente affascinante. Accompagna la mia ospite alla toilette, li guardo allontanarsi e penso se adesso scappano dal retro, non posso certo biasimarla…
erano gli anni ‘90
Cena da Fini:
più che sala da pranzo una landa da pasto, divanetti a semicerchio al posto delle seggiole e troppi camerieri per pochi tavoli di coppie habitué. Sensazione di stare alle terme… noi eravamo invece due piccioncini ventenni, portavo una terribile cravatta arancio che intonava da schifo col rossiccio (?) dei divani. Saltammo i bolliti.
sempre gli anni ‘90
Cena alla Frasca
Ferrari e Porsche stipate nell’ingombro parcheggio, era d’estate e si cenava all’aperto; pavimento di cemento e ombrelloni da spiaggia, soppesai quanti miliardi di lire stessero seduti in quel fazzoletto di spazio. Padellata di pesce min. per due persone, conto finale che nei Bistellati odierni farebbe magari sorridere… quattrocentocinquantamila lire facevano ancora una porca figura.
ancora gli anni ‘90
Cena alla Francescana
Prenotato da Vittorio a Bergamo, causa ritardi vari pieghiamo su un monostellato modenese: di ‘sto Bottura si dice un gran bene, prende lui la comanda e chiediamo due degusta che spazino a suo piacere. Lista dei vini che parte a bomba dai Francesi, chiedo consiglio e si beve alla grande. Conto finale di 750 €, presenti in addizione pure coperto e caffè? Mai più tornati.
Erano i primi anni ‘00
Cena a Villa Fiordaliso,
era agosto e si stava in tendostruttura. Menu degusta per due, ricordo il piccione guarnito di (enorme) porcino che la mia ospite nemmeno sfiorò e la soffice mattonella di cioccolato, effetto Lindt, che dovetti parzialmente cederle. Il sommelier si premurò di specificare «abbiamo molte altre cose fuori carta», il conto fu di 350 € ma pagai 400, dato che i 50 di resto non li rividi (e non li richiesi).
Ero insicuro e stupido, nei primi anni ‘00
Cena al Rigoletto
All’epoca un risto monostella, era un primo appuntamento o giù di lì e quindi del cibo, francamente… solita degusta per due, aperitivo lungo e due bottiglie di vino per morbidire pian piano la conversazione, la serata procede spedita sennonché, più passa il tempo e più l’attenzione mi si sposta dalla conversazione alla cucina. Cena a dir poco stre-pi-to-sa, terminati i dessert m’è uscito spontaneo: una stella è troppo poco. Combinazione ha voluto che il Rigoletto sia bistella dal novembre 2004 (ed. 2005),
qualcuno li meritava, i dannati 400 €, nel marzo ‘04
cena al Capriccio,
era agosto e si cenava in veranda: all’epoca nulla di spaziale come si ammira in questa immagine, bensì un porticato con vista parcheggio che fece rimpiangere la rivale tensostruttura di Villa Feltrinelli (mado’, come fingevo di capirne…). Serata così-così, l’impressione fu che avessero già servito troppa bellagente per curarsi di noi, coppietta di romantico passaggio. Pertanto non sarei tornato al Capriccio di Manerbio… nondimeno un pezzo del mio vissuto che adesso non c’è più.
Pranzo al Gambero Rosso
Scelta assurda, buco l’uscita A15 e da Parma “taglio” per Genova. Telefono e avverto, parcheggio a S. Vincenzo che son le due suonate; fortuna che in Centro Italia si pranza di pomeriggio. Il mio tavolo è quello addosso alla madia dei bicchieri… bevo mangio ma soprattutto taccio. Termino assieme agli altri saltando il dessert, pago il giusto valsente al migliore.
due anni fa
18 giugno 1964, il giorno del mio 18° compleanno (con l’aggiunta di una fresca e brillante promozione alla terza liceo): regalo richiesto, e soddisfatto dai miei genitori, la prima volta pranzo da Cantarelli, con viaggio da Vercelli a Samboseto…spalla, culatello, savarin di riso, tortelli, soufflé di lingua, faraona ai carciofi, semifreddo croccante. Segnato a vita. O, se volete, così nascono i mostri.
Il mio primo ricordo del GR (ne approfitto) è che ero ansiosissima perchè non avevo mai messo piede in un GrandeRistoranteVeramenteFamoso. Scorto il nome nome sulla tenda, ho fatto un respiro profondo e mi sono fiondata sulla prima maniglia a tiro. Che si è aperta, ma…in cucina!
Scambiata una battuta con un tizio che non saprei più riconoscere, ho richiuso velocemente, atteso di smettere di ridere da sola e ritentato all’ingresso giusto. Poi, tutto è filato liscio. Alla fine di una lunga sequenza di piatti stratosferici ho pensato più o meno “Uuuuh, chi l’avrebbe detto, un pranzo può essere grandioso ed emozionante quanto un concerto dei Gories!”. E così ora vi tocca subire il mio tormentone.
))
p.s. Finalmente ora posso dare un nome al colpevole che ha messo l’indirizzo ufficiale sulla piazza ma l’ingresso nella viuzza: Marino!
[...] Lurisia (semi-artigianale) e Sprite (industriale). Ha vinto… 6 – E’ bastato un ritaglio del 79 per scatenare i ricordi (quando il Gambero Rosso di San Vincenzo era di un certo Marino). 7 – [...]
1980 San Domemico. Una folgorazione sulla strada di Vigevano (dove andavo per lavoro. Prima di allora mangiavo pasta col tonno o con panna e wurstel. Dopo di allora mangio tutto, tranne quello che mangiavo prima. E dopo di allora non c’è stata più pace. Altri passaggi memorabili: 1981 (credo) Vissani. Non lo conosceva nessuno; era uscito solo unarticolo di Raspelli su Gente Viaggi (o Gente Motori ?) che lo definiva “il miglior ristorante da Firenze in giù” (vero allora e vero tuttora). 2000 Pinchiorri. Pranzo memorabile ma carta dei vini immorale (ovviamente per i costi). 2007 Reale (Rivisindoli per quei 2 o 3 che non lo sapessero). Niko Romito, un grande che forse adesso sta cominciando a capirlo anche lui. Settembre 2008 Berasategui. The best. Il miglior pranzo de mi vida (e vi garantisco che ne ho girati).