di | gio 18 feb 2010 ore 17:27
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come si mangia

Ritorno al Sud

Vi abbiamo già raccontato del ristorante di Marianna Vitale, siamo ritornati per provare i nuovi piatti. Sud in segno di sfida mi racconterà Pino, il marito di Marianna. “Abbiamo deciso per questo nome, sinonimo di difficoltà, sarebbe stato più facile per noi andare via, come hanno fatto in tanti”. Pino lavora in sala, ha lo sguardo rassegnato del marito che nulla può contro il rigore che Marianna, donna dotata di un bel caratterino, sicuramente gli avrà imposto. In sala è aiutato da Stefania, sorprendentemente alla sua prima esperienza in un ristorante. I suoi modi, così gentili e professionali, indurrebbero a pensare che abbia vissuto già altre esperienze in ristoranti blasonati, invece non è così.

Più probabile che le abbia fatto scuola il suo compagno, Antonio, ottimo professionista anche lui, che lavora nell’altro indirizzo cittadino degno di nota, Palazzo Petrucci. Ed è proprio qui, dallo chef Lino Scarallo, che Marianna si è fatta le ossa prima di arrivare al Sud e, infatti, l’influenza della cucina di Lino si percepisce nettamente nei suoi piatti. Piccola e minuta, ma dietro il suo aspetto, solo apparentemente infantile e smarrito, nasconde una forte determinazione nel voler vincere anche lei la sua sfida. Ventinove anni, laureata in lingue e letterature straniere, è un vero peccato che Brad Bird, il regista di Ratatouille, non sia passato da queste parti. Se il suo sguardo avesse incrociato quello di Marianna, avrebbe reso il suo film ancora più bello.

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Il Sud è l’altra Napoli, non è certo quella del “Cumpagno mio….”, quella finta e amichevole confidenza che cela spesso l’inganno. E’ invece la Napoli, dignitosa e rispettosa, che non sa darti del tu nonostante sia diventato di casa al loro ristorante. E sì, perché fuori dal Sud, nel lungo rettilineo che ti separa dall’uscita della tangenziale di “Pozzuoli Via Campana”, è molto più facile che ti arrivi all’orecchio l’eco delle bestemmie di chi ha lasciato il cerchione della propria auto in qualche buca di questa strada colabrodo che scorgere solo la parvenza di qualcosa che ricordi, seppur vagamente, il vivere bene come, ad esempio, un minimo di arredo urbano.

Il Sud, a Quarto, è il fiore che nasce dalle ceneri di un vulcano, è l’arcobaleno che scorgi dietro un palazzo diroccato.

Il locale è arredato in modo essenziale, piacerebbe tanto a Ingvar Kamprad, il geniale Mr. Ikea, i cui testi sono diffusi in tutto il mondo e secondi, per numero di lettori, solo alla Bibbia e anche qui, al Sud, si è fatto ricorso, in qualche caso, alle sue creazioni. Classica cucina a vista in questo piccolo locale per solo venticinque persone, dai tavoli si potrà notare una piccola brigata muoversi freneticamente e un lungo cappello da chef danzare da un punto all’altro della cucina. Il menù degustazione, composto di sei portate a base di pesce, a soli trentacinque euro, induce a fare due conti se andare in pescheria a fare la spesa o sederti al loro ristorante.

Due antipasti, due primi, un secondo e un dolce. Polpo e polpessa fritti su puntarelle e insalatina inconsistente e il tortino di farinella, cicoli e pecorino con lumachine di mare piccanti, i due antipasti, sono i primi due messaggi che ti arrivano dalla cucina.

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Mentre assaggi i suoi piatti, Marianna, dalla cucina, cerca di carpire il tuo gradimento attraverso i suoi occhi, neri e profondi, pronti a cogliere ogni più piccola espressione del tuo viso, salvo abbassargli quando il tuo sguardo incrocia il suo.

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Ecco arrivare al tavolo le linguine con porro, salsiccia pezzente e fasolari. Gerardo Di Nola sarebbe sicuramente contento dei tempi di cottura utilizzati per cuocere la sua pasta. Le fettucce con capitone, uva passa e pinoli profumate alla menta, d’ispirazione siciliana, si rivelerà un piatto indovinato mentre quello successivo, Astice e mozzarella con panure ai friarielli su cicorietta e valeriana con emulsione di corallo e ogliarola, è una versione rivisitata e corretta di un piatto già provato al Palazzo Petrucci per il quale si è più volte discusso riguardo l’opportunità di abbinare i crostacei alla mozzarella. Il pasticcino crema, amarena e mela annurca non sarà annoverato fra i dolci indimenticabili.

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Si è fatto tardi, solita chiacchierata finale con Pino su qualche “bottiglia” appena scoperta. Stefania mi aiuta a indossare il soprabito. “Mi saluti Antonio”, le dico. Mi risponde con un sorriso, “Sig. Cortese, è più probabile che me lo saluterà lei, con il lavoro che facciamo quando torniamo a casa è già notte fonda e chi torna prima si addormenta”.

E torno a casa anch’io, “evitando le buche più dure”……

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21 commenti a Ritorno al Sud

  1. Sono lieto che esista ancora una Napoli rispettosa, che ti dà del lei.
    È il caso di rispolverare l’invito del nostro grande conterraneo, alla faccia delle buche più dure: resistere, resistere, resistere.

  2. avatar Antonio

    “ecco la vera ristorazione democratica, un percorso gastronomico a 35€. Alla prossima trasferta napoletana lo terrò tra i preferiti”.
    Saluti.

  3. avatar Maurizio Cortese

    E’ proprio così Massimo. Per puro caso, nello stesso giorno, anche Passione gourmet ha scritto del Sud.

    http://passionegourmet.com/2010/02/18/sud-marianna-vitale-quarto-na-di-fabio-fiorillo/

    Fra l’altro l’articolista, Fabio Fiorillo, scrive una cosa interessante, degna di essere discussa, ovvero ritiene che la necessità di mantenere i prezzi bassi, per riempire il ristorante, limiti Marianna nella scelta degli ingredienti.
    Lo scrivo a te perchè ne abbiamo discusso più volte e so che la cosa ti sta particolarmente a cuore :-)

  4. Tappa imperdibile soprattutto considerato dove è situato il ristorante. Maurizio si è anche limitato con i cerchioni…

  5. @Maurizio Cortese
    beh, con alcune materie, tipo fuagra’, i costi salirebbero leggermente…ma mi chiedo, cosa c’azzecca sta’ roba con una cucina di tradizione?
    Sinceramente quel riferimento mi sembra davvero fuori luogo…

  6. avatar Giampiero Prozzo

    Caro Maurizio, come ricorderai saremmo dovuti essere insieme al ristorante quella domenica e invece per un mio impedimento sono costretto solo a leggerne la recensione…
    Sono d’accordo con Massimo e credo che il contenimento dei costi non debba essere confuso con il suo opposto. Alcuni piatti e talvolta interi menù sembrano utilizzare necessariamente materie prime estremamente dispendiose quasi a giustificarne il prezzo. Viceversa, il conto di una cena da SUD, che come dici quasi ti fa ipotizzare un risparmio rispetto al fai da te, non è frutto di una limitazione al momento della spesa ma più semplicemente di un utilizzo preponderante delle materie prime del territorio dei Campi Flegrei che non contemplano caviale, foiegras, tartufi e quanto altro.
    Da non trascurare poi i costi accessori: fitto del locale, numero di personale, gestione familiare, etc.

  7. Grazie Giampiero, hai reso più chiaro il mio commento volante da “uomo in trasferta”.
    Nel post indicato da Maurizio si parla di cose che ben poco hanno a che fare con i Campi Flegrei, la spigola? La posso trovare pescata all’amo in buona parte dei locali che fanno “solo la spesa”…
    Quello che serve alla cucina campana e’ uscire da “nu bell’ spagett’ a vvongole” con eleganza, inventiva e rispetto delle buone materie prime senza cadere nell’ovvio, che a casa lo possiamo fare altrettanto… ;)

  8. avatar gadic

    mi piace molto questo ristorante e la determinazione e l’energia delle persone che gli danno vita….si mangia bene e si spende non poco ma il “giusto”.
    L’unica sbavatura sta, secondo me, nel fatto che coloro che lo gestiscono sono troppo preoccupati ad essere perfetti, impeccabili e professionali….si può dare del LEI anche con calore e professionali mettendo in mostra un po’più di anima!!!

    • avatar Chefclaude

      Scusa, ma cinque piatti di pesce e un dessert a trentacinque euro non mi sembrano affatto “il giusto”.
      Fatti tutti i distinguo, l’ubicazione, ecc.; ma assommando anche il fatto che sono tutti piatti ben lavorati, e ben presentati.

  9. Finalmente una donna ai Fornelli
    Spero di andarci presto ad assagiare qualcosa di buono

  10. C’è da dire che Via Campana (il rettilineo) adesso è un gioiello rispetto a come era una volta. Se vi preoccupate dei cerchioni dovevate vederla prima. Adesso è ok a patto di non distrarsi troppo.
    Da Sud sono tutti giovani, ma con un grande intuito e una buona dose di cultura, cose che danno la sensazione che siano ristoratori e responsabili di sala più che consumati. Stefania è inappuntabile.
    Per quello che mi riguarda ho visto da Scarallo il più impressionante cambio di mise en place della mia vita. Veloce, perfetta e discreta.
    Circa il lei, se si guarda bene nei loro occhi si legge un caldo “tu” a mio avviso. Ma se si ha voglia di volare alto anche i napoletani sanno come comportarsi (Stanis, più spesso per il rispetto o l’ossequio ti danno perfino il voi).

  11. avatar gadic

    tutto è relativo…nel senso che se usciamo dalla logica enogastronomica degli “intenditori”, in questo locale si spendono circa 100 euro in 2 (con il vino)…benedetti e santi ma è pur vero che è una stanza (molto ben curata ma sempre una stanza con delle finestrelle) in un posto assurdo !! non sono un’addetta ai lavori ma credo il prezzo sia determinato non solo dalla buona cucina ma anche dalla location, dalla tavola, dal contesto…
    non vorrei essere fraintesa…mi piace molto SUD ma proprio perchè è “giusto” !!!!!

    • avatar Antonio Scuteri

      Nei posti più fetidi e assurdi d’Italia, e mangiando le più inaudite schifezze, è comunque impossibile spendere meno di 25 euro a persona. Qundi, per segure il tuo ragionamento, in due persone 80 euro compreso il vino
      E stiamo ancora qui a discutere se un menù di qualità di 6 portate in un locale piccolo ma delizioso a 35 euro sia o no poco?

      Ma che tutto è relativo? Non è poco, è pochissimo in assoluto, e non solo per il posto (che adesso non esageriamo, è decisamente brutto ma non è l’inferno in terra)
      :-D

  12. avatar antonio

    Scusate ma ho l’impressione che qualcuno voglia la botte piena e la moglie ubriaca!!!!
    Quì a Roma per mangiare una pizza ci vogliono almeno 25 “eurini”, quindi credo che 35 euro sia un prezzo più che ammissibili!
    saluti

  13. scusatemi mi potete indirizzare un posto migliore del sud,forse non lo trovate sia qualita’ che prezzo se poi sapete fatemi sapere

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