Una recensione a caso, il ristorante Don Alfonso


Alfonso Iaccarino nell'orto di famiglia a Punta CampanellaLa colpa è di Ernesto Iaccarino (il figlio). Non ho dubbi. Non ha il fisico. Come lo immaginate un cuoco??? Magro e slanciato? Sì? Allora la colpa non è la sua. Lo stereotipo non funziona. Peccato, pensavo già al titolo: “Un killer in cucina”. Il colpevole bisognerà pur cercarlo tra i 15 metri di un bancone in acciaio lavorato a mano, senza soluzione di continuità, e i cappelli bianchi che si muovono frenetici e ordinati! Una danza che tutti possono osservare dalla finestra che si affaccia nella sala. Spettacolo. Chiudo gli occhi. Per non farmi influenzare dall’ambiente.

L’organizzazione è curata. La stanza delle tecnologie è al piano interrato. Come anche quella del freddo. Il bianco mi abbaglia: le esagone della tradizione erano in cemento grigio, nero, rossiccio. Qui, nello spazioso privé, conservano la forma ma hanno altra sostanza. Forma e sostanza. Quindi la funzione: soddisfare il piacere. Scivolo sulla sedia con Maffi (Giancarlo Maffi, lettore di Dissapore, n.d.r.) che ha già agguantato uno/due assaggini di fiordilatte e un filo di olio autoprodotto da Alfonso Iaccarino (il padre). Abbiamo provato l’intesa gastrofanatica con qualche primo piatto il giorno prima a Roma. E ci siamo preparati al ristorante Baby dell’hotel Aldrovandi la sera.

Scorriamo con calma il menu. I nastri, mi raccomando, che per me sono tradizione. La lista è lunga. L’apertura è affidata al “Calamaretto leggermente affumicato ripieno di formaggi locali con zuppa tiepida di piselli allo zenzero” (ma il prologo è andato di “tempura” magistrale). Maffi vuole provare a dare un voto in 20mi. Prometto di non lasciarmi andare a facili entusiasmi. Mantengo la promessa per 2 minuti e 30. Il tempo che arrivi il piatto, scatti una foto prima che sia inondato di zuppa (ho un cellulare per fare le foto, mica un banco ottico…) e woow i formaggi si squagliano in un tripudio di mare, zenzero e freschezza di terra. 20, esclamo. Maffi evita di colpirmi. Io ripulisco gli angoli verdi e penso alla taglia dei calamaretti. Come è possibile che riescano a dare tanto gusto. Arriva la provocazione dei veli di cipolla con gamberetti. Non impazzisco anche se mi ristora il senso di alta qualità trasmesso dai gamberetti. Maffi implacabile mi bisbiglia: voto. Apro a ventaglio le due mani, rischio la coltellata del mio commensale e riapro veloce altre 5 dita. Ho già rovinato la mia fragile reputazione di “gastrofanatico in salsa critica”.

Ernesto fa capolino e spiega di un’esercitazione stilistica che sarà abbandonata. Livia Iaccarino (la madre) ci spiega il cous cous di polipetti affogati—la tradizione che diventa nuova sostanza—con la spuma di provola di Termini. Non posso non commuovermi al nome del piccolo centro e appurare che conosco la mano che dà vita a quella provola. Vado e vengo dal passato e rammento il cous cous che a Parigi mi ha consigliato Orianne (era settembre – buono). Ma questo mi manda in estasi e mi scuote tra la luciana e i totani imbottiti di un quarto di secolo fa moltiplicati ed elevati alla 4° potenza. Maffi mi scruta. Io dico 18 – quasi. Mi salva il quasi. Ma sono alla goccia che ha fatto traboccare il vaso, alla scintilla che ha dato fuoco alle micce, al delitto che ha innescato la Prima Guerra Gustosa: arrivano i nastri. Sono pronto al corpo a corpo.

Esco sopraffatto dallo scontro. Ariventi, mi sembro l’omino che fa decollare gli aerei dalle navi a furia di gesticolare. Maffi non può nulla perché arriva il “suo” piatto: riso, granchio e corallo. Affondo il cucchiaio e cerco di ricordare la critica del Maffi che non era pienamente convinto. Sarò corto di memoria mentre sto per ululare. Maffi ha le lacrime ed è in conciliabolo con Ernesto (sempre il figlio). Si parla di modifiche effettuate. Mi guardano in molti (troppi) mentre diligentemente raccolgo l’ultimo granello di quel tesoro. Mezzelune: 2, una non metto su il timo l’altra sì. Mi convinco che sono 2 cose diverse. E che qualcuno studia. Poi mi perdo a ruota delle domande di Livia e di Alfonso (sempre la madre e il padre). Fin quando arrivano i dolci.

Praticamente tutti. Apro con la novità assoluta che non ha nome. Ma tanta sostanza. Svengo tra la fragola in “crosta” che schianta il sapore a mo’ di bomba e l’involtino con fragoline di bosco. La banana è buonissima. Come detto non finisce lì e viene giù un mondo di sapori. Frego il babà e mi arrendo definitivamente al Porto del 1975. Lo stesso anno di quando da bambino giocavo in una piazzetta davanti a un bar con un gatto e aspettavo i genitori con i loro amici per andare a sedermi in un ristorante che esisteva dalla notte dei tempi: Don Alfonso. Riavvolgo il nastro delle sensazioni e guardo la precisione del Maffi che ha messo giù gli appunti. Eccoli appena trascritti.

Il metodo scelto (ma non condiviso) è quello della Guida Ristoranti d’Italia dell’Espresso. In due abbiamo assaggiato i seguenti piatti:

—“Calamaretto leggermente affumicato ripieno di formaggi locali con zuppa di tiepida di piselli allo zenzero”: piatto dell’anno per me : bello espressivo, perfetto, golosissimo e geniale. Voto: 19/20;
—“Veli di cipolla cotti sotto la cenere con gamberetti, pancetta d’ irpinia ed olive nere” : esercitazione stilistica senza futuro : buoni ma dimenticabili : voto 14;
—“Cous cous di polipetti con spuma di provola di termini e cannella”: bello questo gioco: la provola  è un formidabile wasabi de noantri, il resto è notevole: voto 17;
—“Nastri di pasta di grano duro con cozze, bottarga di tonno e maggiorana”, il piatto della discordia con Enzo Vizzari che secondo me qui sbaglia: buono, equilibrato, con una bottarga incredibile per morbidezza di gusto, mantecatura da sogno: voto: 18;
—“Riso carnaroli con granchio e suo corallo al profumo di finocchio selvatico”: provato il 25 marzo, all’apertura della stagione, mi era sembrato piatto inespresso ma con enormi potenzialità. Ernesto l’ha umilmente ed intelligentemente corretto: ora è un piatto di grande livello che ha perso la sabbiosità che gli rovinava l’anima: voto: 17,5 (“ingiudicabile” secondo Enzo Vizzari: boh!)
—“Mezzelune di pasta farcite di fonduta di parmigiano al profumo di timo e ragù di selvaggina”: molto buone ma si potrebbe fare meglio. Manca un profumo o una spezia insomma manca qualcosa, cazzo. Voto: 16,5;
—“Cernia ai sentori di vaniglia con crocchette allo zenzero e zabaione alle acciughe”: materia prima da urlo, esecuzione perfetta e crocchette da gola profonda: voto 18;
—“Stoccafisso leggermente stufato con patate, pomodorini, capperi ed olive nere”: buono, niente più. Voto: 16,5;
—“Faraona di campo farcita di fegato d’oca al profumo di alloro e croccante di cavolo”: fondamentalmente non proprio riuscitissimo: troppo equilibrio finisce in disequilibrio, voto: 14.

—I dolci: non conosco, scusatemi, altro ristorante in Italia che abbia in carta dolci altrettanto golosi (E NON SONO UN AMANTE DI DOLCI). “Fragole e banana”: in realtà non ha nome perché è nuovissimo, voto: 17,5; “Concerto ai profumi e sapori di limone”, voto: 18,5; “Sfogliatella napoletana con salsa di amarene”, voto:18; “Babà con gelatine di frutti di bosco e zabaione alle bollicine: l’ho assaggiato, mi sono girato un attimo e quel bastardo di Vincenzo Pagano (lettore di Dissapore, ndr.) se l’era sbafato, 18; “Rollatina di ricotta con liquirizia Amarelli e cristalli di zucchero”, voto: 18; “Impressionismo di crema e zabaione al caffè”, voto:18; “Soffiato di cioccolato fondente ai tre aromi, voto: 17,5. Aiutoooo. È finita.
Anzi no: ultimo dolce: Barbara de Palma, la fidanzata di Ernesto. Ma questo purtroppo è un dolce che non possiamo gustare!

Maffi docet, ma con Alfonso siamo già in auto. Si va nell’orto di famiglia a Punta Campanella. Altri ricordi. Belle sensazioni. Grande cura per la qualità anche in un semplice filare di melenzane o di pomodori da insalata. Maffi sviene al cospetto del limoneto. Una cassetta ricolma finisce nel portabagagli, destinazione Roma. Punta Campanella merita una riflessione ben più complessa.

Siamo in ritardo, ma una sosta ad un autogrill dopo una giornata intensa è necessaria. Ho fame, abbiamo fame. Spunta la guantiera con le due panelle ricolme di formaggio. Spazzolate nonostante la tarda ora. Anche il formaggio ha una sua storia che Alfonso ci ha raccontato mentre guardavo il laboratorio con le piastrelle in bianco e nero e le sedie modello emeco. La media la faremo il giorno seguente. Sopra Viareggio.

Maffi conclude: Se facciamo una valutazione solo sulla cucina il voto è 17,5. Se teniamo presenti altre condizioni, ambienti, servizio, cantina e l’orto di Punta Campanella il voto è più alto ancora (metodo Gambero Rosso). Io condivido, ma alla fine che sarà questo voto. Metto uno dietro l’altro gli chef della mia personale classifica. Tanto è la mia!

A casa di Maffi ecco la Berkel e il cagnone. Dopo aver sostato al ristorante da Romano a Viareggio e prima di incontrare il giorno seguente un altro chef: Luciano Zazzeri. Ad un suo tavolo si era seduto Maffi con Enzo Vizzari. La settimana scorsa. Il primo cerchio sembra oramai chiuso!

…………………………………

Don Alfonso, Corso Sant’ Agata, Sant’Agata sui Due Golfi, 80064, tel. 081-87.800.26; sito.

Maffi&Pagano: gastro-citizen journalist. O se preferite: gastrofanatici 2.0.





102 commenti a “Una recensione a caso, il ristorante Don Alfonso”

  1. 1
    bonilli bonilli commenta:

    Buffo il mondo dell’enogastronomia.
    Avevo ricevuto dai due firmatari di questa recensione la medesima recensione con la/le foto e avevo detto che l’avrei pubblicata oggi ma senza le foto dei piatti (brutte).
    Stamattina, forse perché mi sono svegliato un po’ tardi, me la ritrovo pubblicata qui proprio mentre stavo per pubblicarla anche io.
    Mi ritiro in buon ordine pensando che questo dei gourmet è un mondo ben strano.

  2. 2
    Francesco Annibali Francesco Annibali commenta:

    Quindi, invece che 16,5, per voi vale 17,5.
    Io, che sono un ingenuo, concludo che quindi in pratica i giudizi concordano.
    Much ado about not very much…

    • francesco francesco risponde:

      In Ventesimi tra 16,5 e 17,5 c’è una sostanziale differenza.

    • Ric64 Ric64 risponde:

      Concordano nel giudizio positivo, ma fra i due voti c’è una sostanziale differenza, dico anche io. con 16.5 sei in una buona pattuglia di molto bravi, con 17.5 al bordo (sul basso) dell’eccellenza. Vedi Caino, insomma. Tre cappelli invece di due (mi sembra). Ma qui, e son d’accordo con te e con altri, valgono le stelle…
      PS: mi sembra che Apple Jr sul NYT non avesse detto che quei dieci sono i migliori del mondo, ma è una lista delle sue predilezioni…
      PS1 anche fra 19 e 20 ci son cinque centesimi, ma 20 e’ 20! E andando verso l’alto ogni gradino e’ piu’ importante (migliorare nell’eccellenza e’ piu’ faticoso e costa di piu’ che migliorare nei “gradi bassi”, no?)

  3. 3
    Lizzy Lizzy commenta:

    Altro che strano! Dopo tutto quel ben di Dio che si sono sbafati, i nostri ineffabili gastro-qualcosa avevano ancora fame. Io ne avrei avuto abbastanza per almeno un paio di giorni. Ma cosa gli hanno servito, le fotografie dei piatti?? dosi da Barbie??
    :0

    L.

  4. 4
    antonio antonio commenta:

    Ahi ahi ahi ahi ahi, anche questa recensione, che si conclude con 17.5, non credo piazzi il Don Alfonso tra i primi dieci ristoranti del mondo. Ahi ahi ahi. E adesso chi si occupa di indagare nei conflitti di interessi di Maffi e Pagano e nei *veri* motivi di questo giudizio imperfetto?

    Io no, oggi sono impegnato a lavoro.

  5. 5
    Stefano Caffarri Stefano Caffarri commenta:

    a viverla come una competizione, c’è la differenza che passa tra il 42mo posto e il 17mo (nella guida del reprobo Vizzari).
    A viverla come per la gente comune c’è la differenza che passa tra un locale dove si mangia “abbastanza bene” e un locale dove si mangia “abbastanza bene, davvero.”

    :)

    • Stefano Caffarri Stefano Caffarri risponde:

      voto a questo commento in ventesimi: 9.5
      “A viverla come per la gente comune ” è da intendersi come “A viverla come la gente comune”

      :(

    • Ric64 Ric64 risponde:

      Mah, secondo me c’è la gente comune. E poi c’è’ la gente comune che legge le guide, per es. quella dell’espresso. Per questi, fra 16.5 e 17.5 c’è differenza.

    • maffi&pagano maffi&pagano risponde:

      gentile Caffari, ammesso e non concesso che possa valere il 17.o posto,17 posto su 3000,per esempio, non credo si possa dire” abbastanza bene ,davvero”. noi diremmo benissimo.
      non so pero’ quali sono i suoi parametri.
      per esempio: Cedroni, che farebbe 17.5 sull’espresso, secondo lei quanto vale?

      • Stefano Caffarri Stefano Caffarri risponde:

        guarda (posso usare il tu eh, che su internet ci si da del Lei solo quando ci si insulta…) che ho fatto una considerazione di fatto e una di.. costume:
        1) la differenza di piazzamento l’ho presa dalla guida on line dell’Espresso, ed era solo una notazione per dare consistenza all’idea che un punto a quei livelli su quella guida sposta di molto la classifica
        2) che per dei golosi normali, cioè gente disposta a spendere quelle cifre e quindi non propriamente utenti “normali” in senso stretto, quella differenza si potrebbe concretizzare in una leggera sfumatura in un commento al bar…

        Bonariamente però, lasciami dire che “benissimo” è un superlativo assoluto e dovrebbe valere il vertice: che NON è a 17.5.
        Anche se temo che stiamo facendo una sensazionale operazione di mindpipping….

        • maffi&pagano maffi&pagano risponde:

          per dovere di informazione devo dire che non sono mai riuscito a provare Pierangelini e Sultano ma se io,maffi, davanti al don alfonso, vedo solo 5 ristoranti cosa devo dire, secondo te, che mangio “abbastanza bene”?
          e tutti quelli dietro cosa faccio? ci vomito sopra?
          di Cedroni cosa devo dire, per esempio, bonariamente:-))
          i miei voti, si pero’ gente io mi DIVERTO non dimenticatelo e non è lavoro, sono stretti?
          si ,sono stretti .
          e allora? e puo’ pure essere che ci stiamo facendo delle seghe mentali, detta in latino Caffari, ma vedo in generale un po’ di puzzette sotto al naso, in generale.
          qui tutti si adontano per mille cazzate e cazzatine: eeeeh non hanno bevuto il vino , eeeh come hanno fatto a mangiare tutta sta robbba.
          il confronto con Pignataro e vizzari l’abbiamo fatto ma mica ci siamo sobbarcati 14 ore di scazzi e piaceri per mangiare due piattini.
          se propio lo vuole sapere, Lizzy, alle 19;30, nel limoneto di Punta campanella io avevo pure un certo languorino e Don Alfonso, che mi è testimone, voleva che restassimo per cena.
          motivo per il quale ci ha rifornito di ottimo pane e formaggio, nella preoccupazione che non arrivassimo fino a roma!!!
          il che ,naturalmente porge a favore della cucina alfonsiana( con quei dolci!!)

          • Stefano Caffarri Stefano Caffarri risponde:

            quoto tutto. ci sarebbero delle puntualizzazioni che però sono sfumature che alla fine corrono il rischio di ridurre tutto ad una visione meccanicistica del racconto, che è ciò che più di tutto abomino.
            laonde de per cui, divertendomi, ti dico che: A) io da Cedroni ho mangiato “abbastanza bene” e B) quando mangio “benissimo” ci dò un bel [9.x], sempre che non si spenda l’ottavùplo di dove ho mangiato “abbastanza bene”

            :)

            non era latino, ma spero che fosse ugualmente aulico…

          • fabrizio scarpato fabrizio scarpato risponde:

            Maffi, facendo un rapido calcolo, ti ho inopinatamente rotto gli zebedei telefonandoti mentre eri nel limoneto di Punta Campanella. Profanazione ingiustificabile e imperdonabile. Sei svenuto per questo?

          • maffi&pagano maffi&pagano risponde:

            @scarpato: come vedi ho fatto finta di niente, per il piacere di conoscerti almeno tele fonicamente:-)) comunque mi sono perso la tua email, nel giardino dell’eden. chiedero’ a leo.
            @caffarri: chapeau: sulla faccenda senigalliese te ne sei uscito con classe ed eleganza:-))

  6. 6
    fabrizio scarpato fabrizio scarpato commenta:

    Una cosa è certa: Maffi&Pagano sono golosi. Sapevo che si sarebbero cimentati nell’ardua impresa di ordinare e mangiare quanto Enzo Vizzari aveva gustato un paio di giorni prima insieme a Pignataro, per fare un confronto di valutazione, un Festival di Sanremo dei gurmè.
    Mi sembra, non senza preoccupazione venata di invidia, che i due siano andati ben oltre, mangiando per tre Vizzari e quattro Pignataro, dimenticando o limitando il confronto a uno due piatti, forse.
    Sarebbe comunque interessante, anche per un singolo piatto, conoscere tutte le valutazioni, ben inteso soggettive.
    Comunque complimenti per tutto… quando uno c’ha il fisico…

  7. 7
    nicola a. nicola a. commenta:

    Lo Zazzeri. Uno che negli occhi ha il mare e in tavola il PESCE.

  8. 8
    Penetrone Penetrone commenta:

    Che pena che fate, tutti.

    echivamuort’

  9. 9
    VignereiMaNonPosso VignereiMaNonPosso commenta:

    Assenza crudele. Peggio se a tavola. sicuramente nella recensione
    I vini, dove erano, dove sono?
    Immagino che una carta ci fosse, così come sono certa delle competenze di Iaccarino
    Potrete dire che sono di parte, ma questo articolo non è completo
    …a meno che non abbiate bevuto dell’acqua. In quel caso poveretti

    • fabrizio scarpato fabrizio scarpato risponde:

      Vizzari e Pignataro avevano bevuto acqua! Non so Maffi e Pagano, i quali, comunque, al di là della performance, hanno ecceduto nei numeri: capisco l’intento e, forse, la provocazione, capisco la somma di sensazione da concentrare in poco(?) spazio, ma manca un po’ di emozione, le persone transitano fuggevoli.
      Maffi sa dipingere meglio una suggestione, una pennellata senza punti e senza virgole. Meglio una racconto a puntate?

      • maffi&pagano maffi&pagano risponde:

        rispondo volentieri a te , Scarpato, perchè non leggo punte di acrimonia nei tuoi scritti.
        ebbene si, lo confessiamo, abbiamo bevuto acqua, pero’ gasata:-))
        e solo due assaggi di birra adeguata ai piatti.
        il motivo: è semplice: siamo partiti da roma alle 10, arrivati alle 14 e dovevamo ritornare, in auto.
        quindi pazzi si ,idioti no.
        e poi in certi casi, in cui si voleva si godere, ma rendere anche un servizio e cercare di rispettare tutti, dai cuochi ai critici, ci è sembrato opportuno restare quasi completamente lontani dall’ alcool.
        Pagano ci andava in vacanza da piccolo, in quei luoghi: io ho pensato che le emozioni dovesse trasmetterle lui. e mi sembra pure che ci sia elegantemente riuscito.
        certo , e ti ringrazio, io posso anche piangere realmente davanti ad un limoneto di quella fatta, ma magari sarei troppo “soggettivo”, ed è quello che abbiamo voluto evitare ,in questo tour.

        non siamo certo “transitati fuggevoli”, come dici tu.
        siamo rimasti la 6 ore in totale.
        ma piu’ di cosi’ non si poteva scrivere. altrimenti saremmo stati cassati, non ti pare.
        se vuoi posso regalarti una pennellata: sul banco di quella cucina, che tu dovresti assolutamente vedere, se non l’hai già fatto, con tutti i cuochi intorno rubare un fior di latte appena arrivato, dividerlo in quattro, un filissimo di olio ed una foglia di basilico di Punta Campanella: rollarselo in bocca e lasciarlo esplodere sul palato: una goduria, con organi da chiesa.
        ultima cosa: ovviamente a ciascuno è toccata mezza porzione di tutte le pietanze.
        i dolci pero’ erano comunque abbondanti, e quello stronzo di Pagano mi ha fottuto quasi tutto il baba’.
        noi comunque abbiamo cercato di dimostrare che due appassionati possono fare bene, in umiltà ma anche positiva consapevolezza .

        io, ed anche Pagano, di conflitti di interesse ne abbiamo, ma con le nostre viscere:-))

        • VignereiMaNonPosso VignereiMaNonPosso risponde:

          ovvero?
          punte di acrimonia? Signori state scherzando? Neanche vi conosco!!! Se vi permettete di fare un pranzo pantagruelico come questo bevendo solo dell’acqua a me viene un po’ da ridere – o da piangere. Credo più in Rabelais che nei gastrofanatici
          Bernardi dovresti sollecitare un po’ più di rispetto per gli altri tuoi editor!!!

          anche questa è una battuta per chi non avesse lo spirito di capirla

          • maffi&pagano maffi&pagano risponde:

            allora a lei fa molto ridere o piangere Marchesi, che ha sempre sostenuto che le pietanze andrebbero ” capite” bevendo acqua?

          • VignereiMaNonPosso VignereiMaNonPosso risponde:

            si in effetti mi fa ridere – o piangere

          • fabrizio scarpato fabrizio scarpato risponde:

            Francesca, io credo che un vino in un bicchiere sia una storia da raccontare (per chi è bravo e ci riesce): merita perciò di essere protagonista.
            Non dico una bestemmia, perchè sono in buona compagnia, ma mi sto persuadendo che in un pranzo d’alto livello, essendo protagonisti i piatti, il vino deve adattarsi a essere comprimario e addirittura farsi da parte, se il caso. Non mi interessa aprire dei grandi vini per accompagnare delle pietanze: me li voglio godere di più, eventualmente con pietanze più semplici.
            Nel grande pranzo basta poco vino, principalmente per pulire la bocca da grassezza o untuosità.
            E comunque un triplo inchino a Maffi e Pagano, nonchè Vizzari e Pignataro (e non so se rendo) che hanno saputo anche rispettare una regola importante: se si deve guidare, meglio non bere.
            Comunque viva gli editor(s) di Dissapore, specie le signore ;-) )))

  10. 10
    paina paina commenta:

    ma anche voi con queste menate di voti e punteggi???

    sarebbe questa la diversità di Dissapore?

  11. 11

    [...] Guarda Articolo Originale:  Una recensione a caso, il ristorante Don Alfonso | Dissapore [...]

  12. 12
    Dan Dan commenta:

    Mah… alla fin fine la sensazione che mi resta è che qui si parli molto più di persone (e neanche degli Iaccarino) che di piatti, di relazioni più che di cucina. Di “relativizzazione giudiziale” più che di sensazioni. I piatti li ho letti, ma non li ho “sentiti”.
    E’ interessante sapere che un piatto sia stato “umilmente ed intelligentemente corretto” rispetto a quanto provato il 25 marzo, tanto che mi interesserebbe saper COME è stato corretto.
    Le beghe mi divertono un sacco, ma non si contribuisce così alla deriva del wi-fu? Non si uccidono così anche i cavalli? Pollo o Pollak? Sono perplesso.

  13. 13
    alessandra meldolesi alessandra meldolesi commenta:

    Mi associo a paina. i voti sono la tomba della critica gastronomica. e presuppongono una gerarchia fra critico e cuoco. forse i blogger non sono poi così anticonformisti.

    • Buauro Buauro risponde:

      Non la vedo così. Penso semplicemente che i voti siano un ulteriore elemento di lettura, e che tornino molto utili per poter paragonare le recensioni fra di loro. Che i critici abbiano grande potere su coloro che sottopongono la loro opera al loro giudizio é una cosa inevitabile, ma come si diceva in un famoso film con protagonista un topo: “la verità é che, nel grande disegno delle cose, anche l’opera più mediocre ha comunque molta più anima del giudizio che la definisce tale”.

    • Stefano Caffarri Stefano Caffarri risponde:

      Questa osservazione – sarà anche per l’autorevoleszza dell’Autrice – mi intriga particolarmente.
      Trovo l’uso del voto un elemento di semplificazione comunicativa (semantica, dovrei dire) che consente un rapido allineamento dei sistemi di riferimento, e se preso per quello che vale efficace; anche se non molto efficiente.
      D’altronde anche la rilevazione arguta & puntuta sulla gerarchia critico-cuoco ha una base non banale: anzi potente. Infatti un tizio molto più furbo di me diceva che la malizia spesso sta in chi ascolta, e probabilmente è l’uso che si fa dei punteggi che li distorce.
      Voglio dire che a me i punteggi divertono perchè sono una forma di comunicazione forse sommaria ma coinvolgente, le classifiche no perchè fanno leva su una competizione spesso autoriferita ed in fondo stucchevole.
      Infine – e chiudo – i bloggers sono esseri umani: alcuni sono davvero anticonformisti, alcuni si sforzano solo di farlo con risultati fortemente interlocutori. E la maggior parte invece sono uno-di-noi.

      • fabrizio scarpato fabrizio scarpato risponde:

        Se non ricordo male, una volta hai scritto che il tuo punteggio riflette il rapporto tra felicità procurata e costo: insomma uno stato d’animo. I punteggi di cui si è ampiamente discusso in questi giorni escluderebbero, almeno a giudicare dalla meticolosa animosità e dal bilancino ragionieristico, l’intervento degli stati d’animo, della passione e in fin dei conti del rispetto reciproco tra i protagonisti, instaurando invece, quel rapporto conflittuale o gerarchico, che alla fine porta solo dissapori (sic?) *eufemismo*

        • Stefano Caffarri Stefano Caffarri risponde:

          solo per il fatto che te lo ricordi, caffè pagato sei mesi… :)

          come sostenevo sopra, uso il numerino come un *racconto sintetico*, come la metafora sintetica di un’esperienza nel suo complesso più che come giudizio di valore.
          Ma ti dirò che aprire le guide e trovare (ancora) la classifica dei 32 migliori locali con le tende azzure ma vista lago però solo al tramonto ha stuccato, pur essendo io un generalmente grato utilizzatore di guide.

          proprio nel senso che dicevi tu era la mia osservazione: l’uso distorto è quello dell’eccessiva competizione: ma se si scambia la comunicazione con la competizione non è solo di chi legge la responsabilità. Non trovi?

          • fabrizio scarpato fabrizio scarpato risponde:

            Infatti quel che cerco di sottolineare è la necessità di un coinvolgimento, emotivo, culturale, amigdalico da parte di chi scrive. Lo scrittore, il critico vuole parlarmi di un luogo, e per farlo usa tutte le parole di cui è capace: quasi con amicizia e complicità. Un luogo per pagina, non una scheda per luogo. Cento, duecento luoghi, non migliaia.
            Veronelli scriveva di “vini del mio privilegio”: ti raccontava di quelli che lo facevano star bene, e voleva dirtelo e condividere questo stato d’animo perchè anche tu te ne potessi giovare. “Le tavole del mio privilegio”, sarebbe un bel titolo.

    • Fabio Fassone Fabio Fassone risponde:

      Pienamente d’accordo con Alessandra.

  14. 14
    francescaruocco francescaruocco commenta:

    caro maffi,

    per dare più forza al suo giudizio e farci capire meglio, ci può dire, fino ad oggi, nella sua vita, qual’è stato il punteggio massimo che ha dato ad un ristorante italiano solo sulla cucina?

    i suoi commenti mi sembrano molto positivi, ma il punteggio un pò basso, mi faccia capire….meglio, grazie francesca

  15. 15
    giovanni gagliardi giovanni gagliardi commenta:

    Io sostengo da sempre che i voti, soprattutto se declinati anche in 0,5 sono davvero troppo soggettivi. la differenza tra un 17 e un 17,5 non può che stare nella mente e nei trascorsi del singolo recensore (che dà quel mezzo punto in più, ad esempio perchè uno dei piatti assaggiati gli ha ricordato la cianfotta della sua infanzia che gli preparava la nonna).
    Si alle categorie, dove certo è più facile valutare in termini oggettivi e quindi ben vengano stelle gamberi cappelli o quant’altro. Poi, all’interno ad esempio della categoria top ciascuno prediligerà Cracco o Alajmo.

    Ad Majora

  16. 16
    nicola a. nicola a. commenta:

    Propongo votazione per la recensione, pur carente di vini, concordo con Vignerei: Ma il sevizio? Ma va bene, era dichiarata: “Una recensione a caso”.

  17. 17
    Massimo Bernardi Massimo Bernardi commenta:

    Il post ha generato una ventina di commenti anche su Friendfeed, per chi non lo conoscesse, il più irresistibile dei social cosi. Molto interessanti quelli di Adlimina, ne riporto qui qualcuno.

    ‘livia iaccarino (la madre) ci spiega il cous cous di polipetti affogati’: è il vero problema (oltre all’imbarazzante color pastello dell’arredamento neoclassico più kitsch del sud italia – e che però mi rendo conto sia molto impressive per gli americani) di un posto che sì, certamente vale l’esperienza. la descrizione lirica, pressante e fuori luogo di quello che stai già valutando da te mentre ce l’hai sotto i denti. intendo: ‘donna livia’ non può applicare lo stesso metodo di presentazione del piatto col giapponese e con chi viene da te da vent’anni e comunque la costiera la conosce per centimetro quadrato. e ogni volta è il solito ‘ma non è una poesia questo rombo in tempura che ha creato mio marito?’ (peraltro l’ultima volta proprio la frittura lasciava a desiderare: l’olio non dovrebbe essere nemmeno lontamente percettibile. e invece.). insomma trovo insopportabile l’esegesi continua di ogni portata mentre magari stai chiacchierando e non hai nessuna voglia di fare oooh. però lei è stata, va detto, parte fondante del suo successo. perché lui è un burbero goffamente protervo mentre lei è moooolto attenta alla social issue: credo che ricordi uno per uno tutti i cognomi citati da forbes negli ultimi tre decenni. e poi il posto non ha tavoli esterni, e sant’agata è un paesone orribile. il merito resta la grande qualità della materia prima, si è saputo scegliere accuratamente i migliori fornitori e ancora a volte vedi i suoi uomini sulla spiaggia la sera a recuperare primizie o rarità dal pescatore casuale. ma il suo ‘orto’ è un appezzamento di terreno degradante sul mare che non può fisicamente produrre tutte le melenzane che dovrebbero finire nelle torrette di parmigiana. e quindi manco si possono giustificare 20 euro per un barattolino di pomodori sott’olio (sapientemente orchestrati sia lo shop che la visita guidata alla cantina, i foresti vanno pazzi). i dolci sono effettivamente un altro pianeta, ma se vai al relais blu hai meno scelta ma christof bob (ex secondo di heinz beck) non è da meno. e là il setting è il più mozzafiato della zona. detto questo, parole come velo, trionfo, sentore, andrebbero proibite dalla costituzione di ogni menu italiano.

    setting diversi, prezzi diversi, atmosfere agli antipodi. proverei entrambi, non dico che don alfonso sia da evitare, intendiamoci. ma se è un o/o allora di certo christof bob, specie se la serata oltre che gastronomica deve essere memorabile: la terrazza del relais blu http://www.relaisblu.com/ credo sia uno dei posti per cui vale la pena vivere (o mangiare).

    Taverna del Capitano – anche lì purtroppo pochissimi tavoli fuori (che oltretutto affacciano sui bagnanti) e troppi tavoli dentro. molto professionali, grande materia prima, cantina strepitosa. prezzi secondo me sproporzionati (come don alfonso, ma senza la ricerca e l’innovazione). comunque a marina del cantone c’è solo l’imbarazzo della scelta, è un concentrato di meraviglie. e di sera sembra di stare in grecia (sento che prima o poi mi assumeranno alla pro loco ;)

    Sulla crisi dei ristoranti di Napoli. Professionalità inesistente. la metà dei ristoranti non ha un menu scritto o se ce l’ha glielo devi chiedere. te lo portano e non ci sono i prezzi. ti siedi e parte il ‘che vogliamo preparare, un bello spaghetto a vongole?’ (variante della versione peggiore ‘dottò, che vulimm’ fa’? ‘nu bello spaghetto a vongole?’). è che campano di rendita. peccato che i fasti siano del secolo scorso. mangio meglio a casa mia nel novanta per cento dei casi

    • francesco francesco risponde:

      Si Bernardi veramente molto interessante. E’ ironia la mia! A parte il dire che S.Agata è un paesone orribile, che la sig. Livia fa male il suo lavoro, che Alfonso non produce nelle sue terre quello che cucina, che il relais blu è ottimo (dista da S.Agata meno di 5 km., per intenderci il paesone orribile) c’è altro?
      Avevamo proprio bisogno che lei facesse notare questo post….
      Saluti

      • Ciccio Sultano Ciccio Sultano risponde:

        Signor Francesco parlo perchè potrebbe toccarmi…
        intanto si dovrebbe venerare chi in un territorio ha creato la sua ragione di vita e di tanti altri….
        rimettendosi in gioco, per una famiglia che passa di generazione il proprio progetto aziendale con costi pazzeschi , investendo su un territorio che non tocca certo loro ristrutturare gli orrori dell’Italia Sant’Agata parlo…
        La famiglia Iaccarino riscuote successo nel mondo e in Italia per quello che possano dire la gente và e si diverte …
        Ama la gentilezza usata dalla famiglia Iaccarino anche perchè non và la gente per giudicare , ma, per divertirsi…
        Devo Andare a lavoro ….
        Ciccio Sultano

      • Massimo Bernardi Massimo Bernardi risponde:

        Francesco, non è che per essere interessanti i commenti devono necessariamente essere schierati. Dalla sua parte.

      • adlimina adlimina risponde:

        abbi pazienza, francesco. sant’agata E’ un paesone non orribile: orrendo. lo stile è quello della ricostruzione post bellica, non so se hai presente, intendo quello in campania. spero per te di no. il relais blu, per tua conoscenza, disterà pure meno di cinque chilometri ma sta di fatto che è una costruzione bassa in mezzo agli ulivi e gli oleandri sul nastro d’oro, hai presente? no, ok, te lo spiego io: lo chiamavano così (e ancora lo chiamano) perché da lì si gode del più mozzafiato panorama di tutta la campania, anzi facciamo il golfo di napoli ché sennò mi accusi di essere a busta paga dai proprietari. ma capisco che per chi magari adoooora quei ristorantoni con il neon e le reti dei pescatori finte appese ai muri questo sia un po’ troppo da capire. saluti.

    • antonio antonio risponde:

      Io credo, ma credo eh, che se il commentatore in questione avesse esposto a Livia Iaccarino la propria avversione ai commenti “in diretta” di sicuro lei si sarebbe adeguata; a posteriori penso sia facile parlare e criticare atteggiamenti che non si sono fatti notare. Il resto del commento non mi pare c’entri molto col Don Alfonso, o sbaglio?

      Sultano ha riassunto tutto in “si dovrebbe venerare chi in un territorio ha creato la sua ragione di vita e di tanti altri…”, cosa che da siciliano all’estero mi colpisce in prima persona, proprio perche’ fare questo non e’ esattamente una cosa facile.

      Ecco, se il commentatore quissu’ volesse valutare tante cose al di la’ della cucina, come il colore delle pareti, il paese che sta attorno e i tavolini fuori, magari potrebbe trovare spazio anche per quello che dice sultano, che forse e’ piu’ lodevole di un rosa pastello che puo’ piacere o meno (ma in fondo, who cares?)

      • Ciccio Sultano Ciccio Sultano risponde:

        Non voglio dire venerazione per il lavoro che si fà , riconoscimento per il presente di ognuno di noi cuochi imprenditori che costruiscono e di riflesso danno luce ad un’economia del territorio lottando alla pari tra artigianalità e modernità dunque attuali…
        non metto commenti per opinioni e critiche perchè non è il mio campo .
        la complessità di chi dall’estremo nord al sud fare ristorazione di qualità richiede più di quello che si è all’estero…cosicchè la gente ritorna e fa venire altri che vanno via con un ricordo indelebile dentro…
        Magari ho scritto delle cose fuori dall’argomento…

  18. 18
    vignadelmar vignadelmar commenta:

    Ho letto tutto stamane.
    Possiamo dire tutto ed il contrario di tutto ma se prendiamo per buono il punteggio soggettivo dei due recensori la cucina del Don Alfonso non è nell’olimpo dei ristoranti Italiani, tantomeno in quello dei ristoranti internazionali. Sicuramente in posizione più alta di quella della Guida de L’espresso ma comunque mai nella top ten nazionale e tantomeno in quella internazionale.
    Quindi alcune pretese di esser considerati o di dover considerare acriticamente questo ristorante come al di sopra del bene e del male, dato il così alto livello della sua proposta gastronomica, mi sembra siano mal riposte.

    La lettura di questa recensione, come dalle altre delle Guide ufficiali, mi ha confermato la voglia di volerlo provare. Si, perchè evidentemente si sta bene, si mangia bene, si beve bene….cos’altro volere di più ?
    Da gourmet goloso che si informa comprando una guida gastronomica a me interessa questo, l’essere sicuro di trovarmi in un grande ristorante.

    Ciao

    • Fabio Fassone Fabio Fassone risponde:

      mi sembra giusto: vai e facci sapere anche tu! :) )

      • vignadelmar vignadelmar risponde:

        No, adesso non vado.
        L’ho già detto, solitamente vado in quei posti dove so di avere o penso di avere con chi mi riceve anche una certa sintonia di sentire.
        Viste le recenti e non smentite prese di posizione degli Iaccarino questa auspicabile comunanza sarebbe sicuramente assente, quindi sarò assente a mia volta.
        Poi le cose e le persone cambiano….chissà in futuro…

        Ciao

        • Fabio Fassone Fabio Fassone risponde:

          mah…che dirti, io francamente la penso come te. Nel senso che anche a me piace andare nei posti in sintonia con il mio sentire. Sul tema del cibo però, della qualità, del modo di intendere la cucina. E in questo senso il DON ALFONSO non può essere così distante dal tuo modo di intendere e volere. Se dovessi stare al sentir politico degli chef inteso su come la si pensa in materie di guide, recensioni, punteggi e quant’altro sono certo che non uscirei più di casa :-) )

          • gumbo chicken gumbo chicken risponde:

            Noto sempre di più che quello che è veramente utile a capire se un locale ci soddisferà è
            1. essere consapevoli dei propri gusti (fatto non così scontato) 2. leggere i racconti e le descrizioni di chi c’è stato
            I voti per me sono quasi sempre fuorvianti, perché mi portano a tarate le aspettativa su una teorica scala assoluta, mentre in realtà quello che conta è il confronto con quello che piace a me, l’esperienza che cerco io in quel momento, quello che mi serve quel giorno e così via!

  19. 19
    Fabio Fassone Fabio Fassone commenta:

    Cavolo, sono in ritardo su tutti i fronti e sono riuscito a leggere bene solo ora. Mi sembra che il duo M&P si sia divertito e non poco. In ogni caso il loro personale 17,5, considerando solo la cucina, è un parere decisamente interessante. Se poi, come sarebbe corretto, si tenesse conto degli altri parametri (sala, servizio, ambiente, carta vini, ecc.) mi sembra di capire che M&P più che confermare il giudizio della Guida Espresso (cosa che comunque non è, visto che un punto per l’Espresso è tanta cosa) sarebbero più vicini ad essere d’accordo con il New York Times. E dico questo proprio perchè stiamo parlano, in entrambi i casi, di pareri personali, emozioni espresse da persone – M&P e Apple jr. – che hanno voglia di divertirsi, stare bene, farsi poche seghe mentali, ristorarsi ad un ristorante. E non parlare più di voti che sempre di più non servono proprio a niente.

  20. 20
    Pagano&Maffi Pagano&Maffi commenta:

    L’emozione è un numero o una sensazione? Me lo ero chiesto a tavola quando Maffi aveva proposto di provare a stilare una scheda. Me lo ero chiesto in ragione di dare priorità a una sensazione di piacere. E’ più piacevole una cena, un panorama, un vino, scrivere? Può anche essere un voto. Ma se lo ricevi, come a scuola o all’università. Testimonia che ho compreso, ho studiato, sono stato in grado di mostrare il mio valore. Dare un voto è complicato: significa razionalizzare quel piacere, asciugarlo, disidratarlo e offrirlo alle battute di una griglia, di un foglio excel. Ho letto il piatto ma non l’ho sentito, si è detto. Mi sta bene, non sono le descrizioni di Camilleri perchè chi ha scritto non è Camilleri. La sensazione non è trasmessa, ma il piacere diventa impossibile da condividere con chi scorre le righe elettroniche alla ricerca dello 0,5 in più o della costruzione di una nuova classifica. Che non può esserci perchè Pagano&Maffi hanno “schedato” un solo ristorante. E certo se hanno provato ad applicare il sistema di punteggio in ventesimi non possono aspirare a far confrontare un’intera guida con una sola scheda. La “ricerca della verità” sul punteggio assegnato da Maffi&Pagano, però, sottende per noi un piacere: abbiamo dimostrato di essere attendibili, o almeno lo crediamo, per il minuzioso ragionare intorno a un particolare! E di questo siamo orgogliosi. Anche se nell’esegesi di questo racconto qualcuno si spinge a paragoni con critici ben più quotati. Noi lo prendiamo come uno sprone a continuare in questa operazione di gastro-citizen journalism perchè crediamo che chi non è ancora andato in un ristorante, come Don Alfonso, potrà pensare che un piacere lo troverà e poi mentre si lascerà pervadere da una sensazione gustosa andrà a depositare quel momento nel suo personale paniere di cose belle che ognuno porta sempre con sè. E mi piace pensare che questi piaceri che ogni chef e ristorante possono offrire non costruiscano una piramide gerarchica ma una grande orchestra in cui alcuni avranno meglio accordato i propri strumenti, altri siano imbattibili in una singola esecuzione e molti partecipino per migliorarsi e offrire ancora di più a quei due matti di gastrofanatici che saltano da una tavola all’altra ;-)

  21. 21
    nadiap nadiap commenta:

    Pagano&MAffi, MAffi&Pagano, avete toccato le corde del mio cuore con il vostro ‘paniere di cose belle’ che ognuno si porta in giro per il mondo:))
    Dovreste metter giu’ un ‘canzionere della ristorazione italiana’..Io lo comprerei. Poterebbe intitolarsi il Pagamaffi (e il maffi farebbe una bellissima figura) o il Maffagano (che suona un po come un un vaffa e qui i guidomani puntaroli potrebbero offendersi ancor prima aver apprezzato il contenuto dell’opera. Forse il Maganopaffi suona meglio..

  22. 22
    GiovanniRossi GiovanniRossi commenta:

    “Maffi non può nulla perché arriva il “suo” piatto: riso, granchio e corallo”…
    si trattava di corallo di granchio oppure di più banali uova di trota?

  23. 23
    giuseppe giuseppe commenta:

    Ma non ho visto la risposta a una domanda precisa: i nostri recensori hanno pagato? E quanto? E ci fanno vedere la ricevuta fiscale velocemente

    • Fiorenzo Sartore risponde:

      Max al momento è fuori dalla stanza cablata. Appena rientra provvedo a perquisirlo personalmente, semmai.

    • il lettore - anche - pleistocenico il lettore - anche - pleistocenico risponde:

      Nel frattempo registrando però,
      come tutti i recenti post dedicati al ristorante Don Alfonso siano pressoché gli unici, Dissapore intendendo, in cui sia venuta meno una altrimenti sobria, non azzardo nuturale, presunzione di altrui Signorilità; ci fanno vedere, velocemente?

      :-|
      Fair play, pliz

    • antonio antonio risponde:

      Giuseppe questo e’ un blog, le ricevute fiscali dovresti chiederle al tuo dentista.

    • Stefano Caffarri Stefano Caffarri risponde:

      Pensierino del mattino.

      Il Duo Maffano – degno epigono del Duo Fasano o fors’anche del Trio Lescano – si sciroppa la non breve trasfertina dall’Urbe alla Costiera. Lo fa per una serie di motivi, tra cui il più esecrabile potrebbe essere una bella spazzolata all’ego con il racconto in mondovisione dell’esperienza in parallelo a quella di Vizzari (che non è esattamente Scaramacai) e la più commendevole che potrebbe essere una golosità compulsiva-ossessiva.
      O forse, la più probabile, per sentire il rombo del cinquemila 12 cilindri a V stretta da oltre quattrocento cavalli della DB9.
      Ebbene costoro se ne vanno fin laggiù, raccontano il loro pranzo, affibbiano un bel 17.5 al Donalfonzo migliorando di un significativo 1.0 il giudizio di Vizzari (che non è scaramacai) e giustamente ci poniamo il dubbio che tale rilevantissimo incremento, decisivo per le sorti economico finanziarie del locale, sia dovuto alla regalìa di un pranzo.

      Insomma. Va bene l’empito della trasparenza, ma anche il guardonismo fiscale? e, di grazia, “velocemente”?!?

  24. 24
    M.Grazia M.Grazia commenta:

    Caffarri, lo dice Lei stesso ” giustamente ci poniamo il dubbio”,
    perciò, esibire la ricevuta fiscale sarebbe un bell’ esempio di trasparenza, che come lettrice assidua di Dissapore mi aspetterei.
    Ovvio, concordo che il quanto “velocemente” è irrilevante.
    Saluti
    MG

  25. 25
    fabrizio scarpato fabrizio scarpato commenta:

    Che tristezza. Appena uno, o due, ci mettono la faccia, rischiando di esporsi al pubblico ludibrio, giocando ai gastrofanatici in aperto conflitto di interessi soltanto con i loro trigliceridi e suscitando interesse e un innegabile riscontro in credibilità e competenza…tiè, arriva il moralizzatore di turno, il cippirimerlo della trasparenza, il torquemada della correttezza.
    Maffi e Pagano, avreste mai pensato che bastasse così poco per diventare critici gastronomici a tutti gli effetti? Più della vostra fanatica competenza e della vostra stakanovista sboronaggine, conta la diffidenza figlia del laudadio di turno, la presunta correttezza figlia della atavica paura di essere da meno degli altri, o meno furbi. Pochezze, miserie: gli striscianti sono tra noi. Comunque assicurate Berkel e db9, il mestiere espone ai rischi legali dei vari azzecagarbugli: non si sa mai.

    • gumbo chicken gumbo chicken risponde:

      A me pare che fra i lettori sul web ci sia una forte propensione a entusiasmarsi per recensioni/commenti/giudizi negativi, stile: “oh finalmente è arrivato quello che dice la verità tutta la verità”.
      Allo stesso modo, chi prova a contraddire un giudizio negativo inizialmente tende a essere vistoo con grande diffidenza: deve essere corrotto, pagato, parente del ristoratore, succube delle guide o nella migliore delle ipotesi troppo inesperto per giudicare.

  26. 26
    Stefano Caffarri Stefano Caffarri commenta:

    sono completamente d’accordo con lo Scarpato.

    sono altresì completamente d’accpordo con Gumbo: un’osservazione solo all’apparenza scontata, ma in realtà profondamente aderente alla realtà italiana: non puoi fare una cosa per il gusto di farla, perchè “che te ne viene?” e “cosa c’è dietro”?

    Per Maria Grazia: ma davvero non si capisce che si trattava di una domanda retorica, che stavo facendo una “dimostrazione per assurdo”?

    *gli viene da piangere*

  27. 27
    Pagano&Maffi Pagano&Maffi commenta:

    A pensar male ci si azzecca sempre.

    Ecco così la saga degli stereotipi e delle riserve mentali è compiuta.

    Siamo affetti da protagonismo? E certo che sì. Solo che invece di fare come il trio di Gracchio al Cacchio noi abbiamo alzato le pesanti terga e ci siamo mossi. Per andare a vedere di persona.

    Pensavamo che bastasse così poco per diventare critici gastronomici a tutti gli effetti? Mah, qui comincia a giocare la presunzione di sapere cosa fa Pagano e di quanto si sopra/sottovaluta Maffi. O il contrario.

    Comunque, non ho visto attenti lettori, mi perdonerete, perchè come detto altre volte non è il pagare il conto che fa migliorare o peggiorare la critica. E questo vale per chi la critica la fa di professione o per passione. Resta sempre valido il rispetto dei ruoli e dell’altrui lavoro (e guarda caso anche dell’altrui divertimento).

    Purtroppo è sbagliato il mezzo di trasporto: siamo andati con vettura a metano che a stento fa i “céntcinquant” in discesa. A prestito, è vero, ma di famiglia. Per il resto il garage complessivo contempla oltre alla famosa db9, un V8 comodoso, un V8 d’epoca e uno spider.

    Poi si può pensare che c’è chi ha la fortuna di poter esibire una notula ad un editore per il rimborso o casomai di andare a passeggio con un’auto dell’ufficio stampa o ritenere che c’è chi invece deve elemosinare un pranzo da 17,5. Ma dire tutta la verità resta sempre un’altra difficilissima cosa. Mi pare.

  28. 28
    Luciano Pignataro Luciano Pignataro commenta:

    cari Maffi&Pagano
    complimenti per lo spirito di iniziativa.
    Con comodo, naturalmente, sarà per me molto interessante rileggere il vostro parere sul risotto al granchio dopo aver provato
    a-il risotto al pomodoro di Gennaro Esposito
    b-il risotto fave e carmasciano di Casa del Nonno 13
    c-il risotto alla pescatora della Bersagliera

    La mia curiosità di comparazione ovviamente è sui piatti e non sui locali, perché in questa progressione storico-gustativa secondo me c’è la chiave di ogni direzione da imboccare quando si parla di aggiornamento.

    Una cosa abbiamo cmq in comune: l’auto a metano! :-)

    • Leonardo Ciomei Leonardo Ciomei risponde:

      Luciano, se non l’hanno già fatto, rischi di innescare una partenza sprint per Vico, Mercato San Severino e sosta finale a Napoli dove, dopo la Bersagliera, si butterebbero sulla pizza di Michele (sbagliando, aggiungo io ma sono opinioni personali…) :-)

    • maffi&pagano maffi&pagano risponde:

      Pignataro,in quanto ad aggiornamento siamo secondi a pochi.

      in tre mesi sono e siamo scesi in campania tre volte e, come dice diabolicamente l’ottimo Leo, ci accingiamo a farlo di nuovo.
      il risotto al pomodoro di Gennarino è cosa già superata da lui stesso medesimo con il buonissimo RISOTTO AL NERO DI SEPPIA MANTECATO CON CONSERVA DI POMODORO E ZAFFERANO,SALSA DI FEGATO dI SEPPIA E CEDRO CANDITO voto 18/20,tanto per capirci, come recita la carta che Esposito mi ha omaggiato il 26 aprile scorso.( dedica: con affetto e stima ad un SINCERO gourmet)

      quindi , come vedi, nessun problema a far confronti, per noi, a poca distanza di tempo e luoghi.

      tempi e luoghi che pero’ sono i tuoi, Pignataro.

      perchè qui le cose sono un po’ sbilanciate e qualcuno se ne dimentica.
      noi, partiamo dalla versila e da roma e scendiamo fin giu’, a spese nostre nostre.
      e quindi ti aspettiamo qui, Pignataro, da me e piu’ in su, in piemonte( santodio Vizzari è di biella dovrebbe avertele insegnate da un po’ certe cose:-)) ), in emilia ,in lombardia ed in veneto per certi risottini…
      dai grandi ma anche in certe trattorie..

      cercati un altro argomento su cui attaccarci(bonariamente s’intende).
      sul risotto cadi malissimo. è forse in assoluto la preparazione che amo di piu’.
      ed il mio, tanto per dirne uno, risotto al barolo, creste di gallo e fonduta gialla di reggiano è sicuramente da 18,5/20 per stare cauti.
      prima di giudicare gli altri mi piace giudicarmi da solo e ti assicuro che con me sono severissimo.
      qui e altrove dicono che tu capisca tantissimo di vino e meno di cibo.
      beh, nel mio caso vale il contrario.

      quindi ti aspettiamo: due competenze sono meglio che one.

      stai tranquillo. qui paghiamo noi, ma NOI NOI non noi- case editrici!
      il che, SIA CHIARO, è legittimissimo, ma appunto un pelino sbilanciato, quando si fa qualche ironia , quella si, gratuita.

      comunque, grazie lo stesso per i “complimenti.” cercheremo di stupirti, ulteriormente…..

      ps: andateci voi a metano: per quanto mi riguarda quel viaggio sarà l’ultimo. ” il metano ti da una mano”: si a morire prima, spingendo le auto in salita-))

      • gumbo chicken gumbo chicken risponde:

        Siete così operativi già alle 7 di mattina? Chiarite il mio dubbio qui sopra al numero 25, così vi rispondo – dato che per il weekend sono a casa e ho tempo! :-) ))

        • maffi&pagano maffi&pagano risponde:

          io sono operativo alle 7 del mattino, Pagano dorme beato e quindi posso scorrazzare in libertà.
          mi piacerebbe un tuo parere sui recensori non professionisti o comunque diciamo quelli che non lo fanno per lavoro, come noi.

          io per anni tornavo a casa e mi facevo le recensioni per me, per avere un ricordo di luoghi , di persone di piatti.
          poi ho pensato che si poteva forse condividere, che se avessi trovato uno come Vincenzo che certo sa scrivere e sa anche ascoltare e talvolta seguire le mie ideuzze balzane, forse si poteva fare cosa divertente anche per altri appassionati.

          non mi frega nulla delle lodi,veramente,( anche se è evidente che un complimento è meglio di uno sputo in faccia) ma certo non mi piace che si metta in dubbio la nostra buona fede e la nostra voglia di “contribuire”.
          di certo credo di saper valutare un risotto,( per esempio) dopo averne fatti tanti ,(ed anche sbagliati) e mangiati molti, in tutt’Italia ed anche fuori.
          ma puo’ darsi pure che decida di tornare a scriverle per me solo, le recensioni…., fra un po’ e sempre ammesso che qualcuno abbia il piacere di ospitarci, nel frattempo.

          • gumbo chicken gumbo chicken risponde:

            Oh ci sono moltissime tipologie di recensori. Io all’inizio pensavo solo che fosse divertente scambiare impressioni e opinioni sul web. Però ho capito abbastanza in fretta che se scrivi di locali famosi diventa quasi sempre una guerra oppure una lunga disquisizione su aspetti che a me interessano poco; se scrivi di locali sconosciuti (e a basso prezzo) non ti calcola quasi nessuno e allora che scambio è? Quelli come me concludono che è una la fatica inutile e riprendono a parlarne solo con poche persone o con chi chiede esplicitamente un parere.
            Quandi forse una caratteristica che accomuna un po’ tutti quelli che invece resistono è…una buona dose di narcisismo! ;-)
            Su voi due in particolare la mia impressione è che andiate in giro per ristoranti pagando il conto; lo raccontate perchè vi piace, perché siete appassionati e non per secondi fini occulti.
            Poi…il Pagano non saprei, ma il Maffi mi sembra sufficientemente esagitato e straentusiasta all’idea di essere ascoltato da un vasto pubblico; secondo me è di quelli che possono resistere a lungo. :-) ))

  29. 29
    Luciano Pignataro Luciano Pignataro commenta:

    Mica ho detto che non siete aggiornati, ne voglio sapere quando ce l’avete lungo.
    Ho solo chiesto una comparazione: se dai 17,5 al risotto al granchio agli altri tre quando date?
    Questo è tutto.

    • maffi&pagano maffi&pagano risponde:

      appunto, ti ho risposto, per il migliore dei tuoi risotti proposti.
      per gli altri, come ti ho già spiegato ,non abbiamo l’elicottero ma te ne citeremo altri di risotti nella tua zona, ammesso che siano potabili-))
      sul lungo non so che dirti, se non che lungo non ce l’ho.

    • Pagano&Maffi Pagano&Maffi risponde:

      Più larghi che lunghi, diciamolo.

      Intanto Maffi sta sveglio alle 7 perchè alle 22 massimo è sotto le coperte, mentre io vado lungo fino alle 2 di notte abbondanti. Bioritmi diversi.

      Capitolo risotti. Trovo sempre una pasta che si fa preferire ad un risotto e quindi l’esperienza è scarsa al contrario di Maffi. Poi la svolta sushi me lo ha fatto sempre più apprezzare come base del crudo. Ma è riso. Il risotto della Bersagliera l’ho conosciuto e mi sembra un piatto tradizionale. Mercato San Severino mi manca dalla mappa perchè, come ben sai, è luogo di tribolazione autostradale nelle mie discese estive a cercare refrigerio. Da quelle parti ho consumato al massimo una boccia di acqua fresca.

      Comunque si può sempre riparare! Dirò al Maffi di allargare il prossimo tour. Se vuoi fare da cicerone ti aspettiamo :-) ))

  30. 30

    [...] il giudice anche se non si chiama Pres Del Cons. Ma in questo caso, chi fa la (gastro)Cassazione? Noi dei socialcosi, ecchissennò. —Che in preda a un colossale delirio di onnipotenza abbiamo perfino [...]

  31. 31

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    paolo paolo commenta:

    l’avete pagato il conto??

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    Chiara Chiara commenta:

    Scandaloso pensare che una cucina e qualche ingrediente possano costare tanto. Una rapina. Forse (grazie anche alla crisi) questo tipo di mondo è destinato a fallire e con esso anche le cattive persone che si celano dietro la gestione di questo ristorante.

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Ultimi commenti
  • Chiara: Scandaloso pensare che una cucina e qualche ingrediente
  • paolo: l'avete pagato il conto??
  • adlimina: abbi pazienza, francesco. sant'agata E' un paesone non
  • Ric64: O mamma... abbiamo trovato uno intelligente...
  • GiovanniRossi: Anche uno scemo capirebbe che Marchesi scrive "riso,