
isabel: Hai interpretato tutto a modo
Valentina Colombo: Anche io a Milano vorrei aderi
triti: esp :)
Questa storia si svolge in Calabria Saudita, un giorno di novembre dell’anno Nove.

L’uomo racconta gesticolando in modo piuttosto vistoso: le dice Nooo, non ci puoi credere, il miglior piatto di fagioli nell’universo mondo! Lei fa delle facce scettiche e risponde, Cosa sarà mai, un piatto di fagioli! Lui assume un’espressione curiosa – una specie di concentrazione intensa e pieghevole – e insiste. Vedi, io ho mangiato nei migliori ristoranti di Parigi e nelle peggiori bettole di Caracas ma fagioli così, mai. Lei ride, e sibila Insomma cosa avevano di così speciale! mentre si stringe in un folgorante cappottino rosso scarlatto, da cui spuntano gambe velatissime e stivali con molti centimetri di tacchi.
Lo guarda cercare l’idea attraverso un siparietto di ciglia e ascolta attenta, Allora, innanzitutto arriva questa montagna fumante, come un vulcano che sta spegnendosi. Un piatto di una volta, sai quelli bianchi e basta, fatti a fondina? Ecco. Ricolmo di fagioli di tutti i tipi, sia quelli chiari che quelli scuri. In mezzo erbe cotte e buttate lì, così profumate da riempire l’aria.
L’oste è un tipo rustico che non immagini, al limite della malagrazia. Quando gli ho chiesto cosa si mangia mi ha detto Legga la lavagna, lì c’è scritto tutto. E poi olio: e se l’assaggi arriva questa botta di fagioli come non mai. Pieni di sapore: sanno di nocciole tostate, di patate, di castagne. Di pane vecchio rifatto. E poi sono sodi, duri e cedevoli che non siam più abituati, con lo scatolame eccetera. Grossi, che riempiono la bocca da per tutto. E poi arrivano le erbe, chissà che roba era. San di cicoria, di catalogna, di senàpi. Di cime di rapa, di erbone amare. Un po’ di piccante, che un po’ di piccante non ha mai ucciso nessuno.
E tutto si tiene e non va più via, ti assicuro, incredibile. Il miglior piatto di fagioli della mia vita.
Lei lo guarda a mezza via, si stira un po’ le falde del cappottino e dice, Vabè, un piatto di fagioli.
Lui scuote la testa, si alza e va via, borbottando L’ho sempre detto che la cucina non è roba da donne.
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Sì, me la segno e la metto insieme a:
Donna al volante pericolo costante
Chi dice donna dice danno
Donne e buoi dei paesi tuoi
Gli Uomini cucinano, le donne fanno da mangiare
e altri bla, bla, bla…
E ora torno alla mia occupazione preferita, rammendare i calzini
In casa mia è vero:io cucino, mia moglie cuoce le cose
Vedi, in questi detti popolari c’è sempre un fondo di verità
In effetti, pensandoci bene, anche io cuocio le cose
e anche tu sali con cucchiaino?
Con il cucchiaino? No…
@ x Lisa
Buongiorno socia bella!!
Chi va piano va sano e viene tamponato poco lontano. (Marcello Marchesi)
Non esistono donne brutte. Dipende solo da quanta vodka bevi (proverbio russo)
@ x l’uomo
Splendido post!!
Morzello e fagioli erano accompagnati dalla classica pitta?
I fagioli con le cicorie selvatiche sono un grande classico di tutta la cucina meridionale. Un piatto povero ma nutriente che sfamava i contadini meridionali.
un piatto di fagioli ben cucinato è una goduria, concordo !!!
Si vede che questo “signore” che scrive non aveva una madre che cucinava bene!!!
@ Lisa vado a rammendare calzini anch’io
Vieni a rammendarli anche a casa mia? Io non sono buona nemmeno per quello. Sono troppo impegnata a cercare folgoranti cappottini rossi e stivali col tacco in giro per la città. E a cercare di rendere le mie ciglia un “siparietto”, of course.
Per inciso, lo scatolame lo evito come la peste, perciò lo so come sono fatti dei fagioli “veri”. Ma già, io cuocio, come tute voi, mica cucino…
Vieni a rammendarli anche a casa mia? Io non sono buona nemmeno per quello. Sono troppo impegnata a cercare folgoranti cappottini rossi e stivali col tacco in giro per la città. E a cercare di rendere le mie ciglia un “siparietto”, of course.
Per inciso, lo scatolame lo evito come la peste, perciò lo so come sono fatti dei fagioli “veri”. Ma già, io cuocio, come tutte voi, mica cucino…
Giovanna, se vuoi ti faccio anche un bel centrino all’uncinetto.
Sai, visto che cuocio ma non cucino, preferisco dedicarmi ad altre muliebri mansioni.
Scappo che devo andare a stirare
Ero già lì che dicevo: proprio un bel post, scritto bene, con l’anima.
E poi l’ultima frase. Crack, ho sentito fare.
Ti consiglierei di cambiare compagnie. Meno sfarfallamenti di ciglia e dondolamenti sui tacchi e più “sostanza”. Donne che apprezzino le cose semplici cucinate da dio, magari. O da dea. Sai per caso chi c’era, dietro ai fornelli?
…Era un tacco?
Ahem, no, era il post.
Nicoletta, è una donna.
Sorrido. C.V.D.
Io amo comunque le donne,sia che cuociano,cucinino o rammendano i calzini.
Pingback: Recensione del ristorante Vecchia Posta di Catanzaro | Dissapore
Daniela SenzaPannaaa!
per favore, mi tradurresti la frase conclusiva?
Sull’ultimo post avevo un’interpretazione discordante dalla tua, ma ne avevo una.
In questo caso – ammetto i miei limiti – non so proprio come leggerla!
(ops – ho abbandonato il computer e inviato il commento senza fare un refresh, direi che nel frattempo un po’ di elementi sono apparsi)
questa?
“Morzello e fagioli erano accompagnati dalla classica pitta?”
cosa c’è da capire? ho fatto una domanda di gastronomia regionale.
Non l’ultima frase tua, quella di Caffarri!
Ma nel frattempo sono apparsi altri commenti quindi mi sto sforzando di capire da sola.
Però -già che ci siamo-la domanda sulla pitta mmi incuriosisce eh!
scusami sembrava che chiedessi a me
Infatti chiedevo a te lumi sulla sua frase, nel caso ti risultasse più chiara che a me.
Giunti a questo punto, io non avevo e non ho idea se i due siano reali personaggi e l’uomo sia Caffarri.
Però la frase l’ha scritta lui e io non sapevo e forse non so ancora come leggerla.
Il piatto di fagioli però è sicuramente vero, e dovessi dire dall’aspetto non credo che potrebbe mai essere il miglior piatto di fagioli mai assaggiato per me; io sono influenzata dai ricordi e la mia idea di fagioli perfetti è influenzata dal ricordo della tofeja, con solo i borlotti e molto più poltigliosi!
Gumbo, io chiederei a lui i lumi.
Io posso dirti come l’ho interpretata io.
Secondo me l’uomo è un bieco maschilista. Anche un po’ tristo.
L’autore non so, mi informerò.
A guardarla così sembra foglia di cavolo nero.
Davvero un bell’aspetto, ne immagino il sapore.
Ciao, Fil.
@gumbo
@lydia
@lisa
@giovanna
ho raggiunto con fatica un equilibrio in questi due ultimi mesi…
non mi fate sentire banalissima, io avevo preso tutto il racconto per un parto della fantasia.
Chi vi fa pensare che i due personaggi siano reali e che l’uomo sia il Caffarri e la donna sia la sua reale accompagnatrice?
Sono grave? io l’avevo preso per un semplice e simpatico racconto fine a se stesso.
No, ditemelo perché mi sento molto superficiale.
Sì, capisco lo stereotipo della donna truccata e scema che ci ha propinato Stefano frutto di secoli di credenze e preconcetti ma se vogliamo anche l’uomo non ci fa un figurone sempre pronto a pendere dalle labbra della bonazza di turno in attesa di un’approvazione che non arriva.
Sono troppo insipida se continuo a pensare che sia solo un racconto? Anche bello direi.
(Scusate ho scritto di getto ma ho appena ricevuto un bel regalo dal mio capo supremo, sragiono.)
Dani, e anche se fosse? La sostanza non cambia, reale o di fantasia che sia.
I racconti grondanti di stereotipi faccio fatica a trovarli belli….
Dani, qui quella insipida e superficiale non sei mica tu…
Io lo spero per questo signore che questo sia un racconto di fantasia, e comunque la sostanza non cambia.
Stereotipi noiosi e penosi oramai anche datati
Non riuscite proprio ad immaginare l’autore come una terza persona? Scrivere, descrivere e sottoscrivere sono atti a volte diversi…
Già. Ma quando il narratore esterno non sottoscrive, deve avere la capacità di far intuire il suo distacco critico.
Giochi di contrasti, giochi di parole, erotismo spinto. Campagna e rossi cappottini, scarpe grosse e tacchi alti. Ruvide carezze.
Gioca lui, gioca lei: la cucina è un gioco, intenso e piccante, che finisce e si consuma nell’eco dei tacchi alti sull’acciottolato, qui nella profonda Calabria, come nei vicoli di Grottammare Alta.
Questa volta non sono d’accordo con te: nel gioco, lui non gioca o gioca male, e lei è resa troppo giocattolo dalle sue parole. Poteva magari scherzarci sulla frase, dirla sorridendo: non so se avrebbe cambiato qualcosa. Invece “borbotta”.
Sono comunque due personaggi: e lui gourmet passa da idiota più di lei.
Potevano scambiarsi altre parole, uno sguardo felice, invece è la solita scena, il solito marchio (aggravato dalla geografia?).
Un peccato, solo per i fagioli.
Perché idiota? Disarmato, disilluso, magari per finta, come tutti gli uomini di fronte a una donna coi tacchi alti fasciata in un cappottino rosso. Soprattutto i gurmé, che spesso son sconfitti in partenza, ahi loro.
Comunque, attingendo al mai troppo citato Paolo Conte, se agli afrori coloniali e alle caramelle alaskane, sostituiamo peperoncino e erbe amare, quei due sapevano a memoria dove volevano arrivare.
Manca un solo dettaglio: se lei si allontanava salda e ferma, o sbandando sinuosa nel ticchettio sul ciottolato
Mamma mia le donne che s’attaccano ancora all’idea dello stereotipo son più antiche degli stereotipi stessi.
He was joking.
Si vede che non ho il senso dell’umorismo, oltre ad essere antica. Infatti non sono trendy, fashion nè glamour (Nanni Moretti direbbe: “Io non parlo così”…). E non aspiro nemmeno ad esserlo.
I am joking, naturalmente…
Si vede che sono un po’ donna perchè nel siparietto immaginato e descritto mi trovo concorde col cappottino rosso.
Tutta ‘sta lagna per un piatto di fagioli
A occhio, lui è una noia, lei non apprezza le cose semplici.
Dovessi scegliere con chi andare a mangiare…io eviterei entrambi!
Sono d’accordo. La contessina e il tritapalle. In effetti sono davvero male assortiti. Ma si vede che nessuno se li pigliava
Così come li hanno messi, lei ha un fagiolino per cervello, lui un fagiolino per pisello.
Ringrazio molto sopra tutto le ragazze, che mi hanno consentito di aggiornare un po’ il mio dbase sulle ragazze. Sapete, io mi occupo di cucina, non mi occupo di donne dal ’76 e questa tizia che ho incontrato sull’aereo con il cappottino rosso mi ha ispirato un bel contrasto con i rusticissimi fagiuoli.
Però io non so niente di metafiction, e nemmeno dei tre sensi della scrittura, quando lessi l’Alighieri mi hanno dovuto spiegare che il Conte Ugolino non è che avesse veramente mangiato i suoi figli.
E non so nemmeno usare gli stereotipi come arma contro gli stereotipi, tipo scrivere una non-recensione senza pallare dell’ambiente, del servizio, del menù, della carta dei vini e del prezzo.
Mi rassegnerò ad essere insipido e superficiale.
…dal ’76 ???
Io, cominciavo ad occuparmene -diciamo con un certo, come dire,impegno – proprio allora.Dato “l’Ottavo”, conobbi una violoncellista , complementare pianoforte, di cui diventai, appunto, complemento e cose del genere.
Da allora non ho mai smesso, anche se i risultati, ultimamente, non sono più propriamente così brillanti.
Ma smettere, mai.
E’ come Bach, impossibile vivere senza.
…Certo che dal 76…
Però…
Ho la come la sensazione che tu, invece, viva senza
?
Ma che esempi mi fai?
La Divina Commedia manco la leggo… Dante era un uomo noiosissimo e Beatrice una poco di buono.
(e comunque il Conte Ugolino secondo me li ha mangiati davvero i figli e se vivesse nei nostri tempi, oggi sarebbe prima ospite a Porta a Porta per parlarne e poi andrebbe sull’isola dei famosi. E so già quale avvocato lo difenderebbe).
Veramente quello che trovo uno stereotipo vetusto e ammuffito non è solo la donna con tacco a spillo etc etc, ma anche la “calabria saudita”.
Che noia, davvero.
Chefclaude, ti quoto in pieno.
Un intervento davvero arguto
Oh, che bello. Ho contribuito con le socie all’aggiornamento di un database. Mi sento tanto utente di Wikipedia. Chissà se c’è una voce “ragazze”, là.
Sarebbe d’aiuto.
Meno male che, pue essendo donne, ancora serviamo a qualcosa.
Mi sono risollevata
Anche noi siamo risollevati dalla tua risollevanza.
OT:
Lorenzo, la Karin mi ha raccontato dei fantasmi di casa tua.
Confermi?
Troppo forte!!
IT:
Non ho capito una cosa. L’uomo è noioso e anche un po’ penoso nonché maschilista. La donna è superficiale.
Ma anche fosse ==>> l’autore deve essere necessariamente come loro?
E mi ripeto: anche lo fosse, questo giudizio aggiunge o toglie qualcosa alla bontà dei fagioli?
Perché l’unica cosa che ho capito con sicurezza è che i fagioli erano buoni!!!
E non sappiamo anche se lui poi ha avuto fastidiose turbolenze. Magari per questo lei era seccata.
Perchè lui faceva l’aulico ma scoreggiava anche come un verro
Pianogrillo è piena di fantasmi…
Vero.
Karin se ne è accorta…
Lorenzo!!
ahahahaha!
li voglio vedere anche io!!! Fabio mi hadetto: fatti raccontare dala Karin e da Lorenzo!!
Ahò!!
e per una volta che finalmente qualcuno mi dò della RAGAZZA… mica lo possiamo trattare così!!!!
Mi ero avvicinata a questo blog pensando che fosse un luogo piacevole in cui scambiare in maniera costruttiva opinioni e idee.
Così mi avevano detto e così mi era sembrato dopo un primo sguardo.
Devo ricredermi, noto con dispiacere che si dà spazio ad interventi sgradevoli oltre che pregni di inutile arroganza, superficialità ed ignoranza.
Non riesco a trovare ironia in certe cose, mi dispiace
Lydia, se ti riferisci al commento di Fante, beh scusalo. Si nutre di freddure come nemmeno un comico. Di solito è molto divertente, oggi ha esagerato col pulp.
Che demonio che sei…
Cara Lydia, torniamo al forum di taglio & cucito che frequentiamo di nascosto. Sia mai che dovessimo fare la figura di quelle che sanno qualcosa di metafiction o di Dante… è così poco civettuolo.
Certo che il senso dell’umorismo ti manca proprio. Se ti accontenti di essere in misera compagnia, anche a me. Perciò, ti seguo.
No, Massimo, io Fante non l’avevo neanche letto, non mi riferisco a lui, ma a Caffarri e a Lorenzo di Pianogrillo
Qualora, dopo avermi letto, t’avessi involontariamente in qualche modo offesa, chiedo naturalmente scusa.
ps però non sono d’accordo che oggi sono meno divertente. Secondo me il Bernardi non ha capito la battuta perchè non sa cos’è un verro.
Quoto Fante!!!
Lydia non mi toccare Bach…
Facciamo così…provo a darti la mia versione così magari ti passa l’arrabbiatura…però tu non mi toccare Bach (e il suo complemento!:-D)
Il racconto è dal mio punto di vista leggivile come una one-minute-food-tale…ovvero una breve favola sul cibo..
è secondo me evidente che come accade in molte fiabe alcuni personaggi siano un po’ caricaturati (ovvero accentuati nei loro aspetti distintivi peculiari in modo da caratterizzarli ancor di più).
Per questo lo trovo molto piacevole…
…come una fiaba è ambientato in un “regno lontano lontano”…
…come una fiaba ha un principe, che come l’azzurro era fissato con la fascinosità e la guerra, è fissato con il palato e i tacchi. Del resto inutile mentire, i tacchi hanno il loro perchè anche per noi donne tutta la vita: ammettiamolo.. come ci sentiamo “diversamente seduttive” su una bella scarpa piuttosto che con una all star.
…come una fiaba ha una principessa…che pur avendo smesso di dormire sul pisello (con i 99 materassi s’intende) evidentemente è ancora addormentata nel bosco, un bosco in cui il gustoso cibo rustico è alieno. Probabilmente è il ritratto di colei che toglie il nervettino dall’entrecote scambiandolo per grasso e si ciba di barrette tagliafame. (non facciamo finta che non esistano questi soggetti perchè il mondo vero ne è zeppo)
Quindi cara Lydia…non me la prenderei così..è una favola. Nessun’offesa all’universo femminile nella sua interezza…una favola di un minuto per raccontare di fagioli e sapori lontani, tanto lontani e tanto poco femminili nell’immaginario collettivo mediatico attiuale da poter sottoscrivere anche l’eccessiva chiosa finale…
quanto al ’76 io non ero nemmeno sulla strada per cicognalandia!
)
E la one-minute-food-tale mi è piaciuta.
…charmant…
Scusa Lydia, io stavo scherzando, così come mi pare stiano tutti scherzando, anche in maniera divertente.
Non mi pare di aver detto nulla di offensivo.
Nel caso l’avessi fatto, senza volere, sono pronte le scuse,ci mancherebbe.
MA proprio, credi, non capisco a cosa tu ti riferisca.
@ Fante, ti assicuro, non ce l’avevo con te, mi hai anche strappato dei sorrisi!!!
Quello che non mi è piaciuto di questo post e di alcuni commenti che ne sono derivati è stato l’atteggiamento arrogante e gradasso, i luoghi comuni triti e ritriti (le donne oche e la calabria saudita), che non mi hanno fatto sorridere neanche un pò.
Sarà che sono donna e per giunta napoletana, ma certe cose mi hanno un pò stufato.
Questo post poteva essere scritto in maniera ironica e divertente ed invece è solo un coacervo di banalità
COACERVO. Non la uso da un pezzo.. grazie per avermela riportata a memoria questa parola.
Che bello leggere i commenti. Imparo sempre tante belle cose di cultura generale.
Mi sa che non avete letto le prose poetiche di caffarri i frammenti che ha pubblicato sul suo blog. Il buon scrivano e’ più femminista delle femministe più incallite. E poi alcune signorine col cappotto rosso, abbiamo il coraggio di dirlo, squalificano tutta la categoria.
Io non so cucinare fare centrini e forse neppure mangiare. Con un po’ di allenamento sarei ben fiera di riuscire a infilzare i fagioli coi tacchi.. Così tanto per sdrammatizzare
poichè il caf si compiace di ricevere molti commenti, come scrive altrove, mi precipito anch’io.
perdonatemi se non mi leggo tutto tutto con attenzione esegetica, svolazzo e colgo il tono, vedo l’arruffamento di donne che stimo, quindi lo prendo sul serio il tono), ma non prendo parte, piuttosto associo liberamente, ancora convinta che qui ci si possa divertire.
da sempre, dal medioevo in poi, ma probabilmente dall’età romana, da quando il pasto aveva tono sacrale e l’uomo assumeva in esso veste sacerdotale, c’è l’esclusione della donna dalla cucina “alta”, che quella bassa le spettava e come. ciò era vero sia che la si consioderasse come cuoca, che come commensale.
ho tutta una disordinata raccolta di dati e letteratura su questo, e prima o poi la sputerò fuori. si va – procedo per associazioni del tutto sparse – dalla proibizione per le donne di fare il mestiere di cuoco nel ’600 francese, ai pranzi dei gourmand francesi ottocenteschi cui solo le cortigiane potevano partecipare adornandoli e non mortificandoli, proprio come avveniva nel mondo antico, appunto, specie se pensiamo alla Grecia e a Roma che tanto ancora ci riguardano. insomma, misoginia e alta cucina vanno passo passo, è una tradizione lunga di secoli. chissà se qualche storico delle mentalità si è dedicato davvero a dipanare questa storia…mi riprometto di cercare, perchè confesso che mi piacerebbe assai trovare la cosa bella e fatta.
io oggi mi diverto a vedere che nei blog di cucina c’è ancora la divisione tra maschietti e femminucce come si usava ai tempi mei – anni e anni fa – quando si facevano le feste: i ragazzetti di quà e la ragazzette di là, e tutti a ridacchiare e a guardarsi in tralice. per questo vi prego, ragazze, insistete, non abbandonate questo campo, che sembra essere stato capace di convocare brillantemente i due sessi (o i tre, o i quattro
D)!
per finire, difendo il caf, che per questo so che non mi perdonerà. è un buon diavolo
)
Artemisia, i tuoi interventi sono sempre dotti e istruttivi.
Per quel che concerne il Caf, come lo chiami tu, sarà pure un buon diavolo, ma in questo post, secondo me, non ha fatto una bella figura
Bhè, allora non te ne andare: sono convinto che al Caf e a Dissapore in generale fanno bene gli interventi come i tuoi, come delle altre.
A me sono serviti.
Grande Paola, sto ridendo.
quoto Paola qui sopra! le signorine col cappotto rosso esistono e squalificano la categoria (ma a molti piacciono per cui c’è posto anche per loro!!!)
la non-recensione l’ho trovata bellissima, caro Caffarri.
sono una donna e, anche se non disdegnerei un cappottino rosso, so cucinare molto bene e mangiare anche meglio e sono talmente in pace con me stessa che non mi sento coinvolta quando c’è un racconto con la protagonista sciocchina…mica sono io!
Lydia e Giovanna,
mi dispiace se potete aver pensato che alcuni commenti fossero beceri.
Spero non lo pensiate anche dei miei.
Io da parte mia scherzavo. Ho trovato il racconto carino e originale e sinceramente non ho visto tutto questo maschilismo se non nel protagonista.
Perdonatemi, da lì ad attribuire gli stessi sentimenti o comportamenti all’autore ne passa, è una vostra conclusione.
Potrebbe essere vera e potrebbe essere altrettanto falsa.
Quindi io non la farei per niente. Lasciamo staccati i personaggi dall’autore e i comportamenti dalla persona.
E facciamoci due risate con i personaggi, lui tristo mangiafagioli e lei affascinante con il cappottino rosso.
Non esistono, sono solo due personaggi.
Quoto Daniela di Senza Panna, è solo un racconto (tra l’altro ben scritto) e poi Caffarri sicuramente non voleva suscitare un tal vespaio.
Lydia,non ci abbandoni!
Non é facile vivere in Calabria Saudita, perchè ogni giorno è una prova durissima. Capisco quelli che non ci vivono e hanno la battuta facile…fagioli cappottini e così via…provatevi voi ad essere donne in Calabria e sappiatemi dire…buona serata
Lidia Barone, Reggio Calabria
Immagino non sia facile Lidia, ma di questo non possiamo far colpa a Caffarri.
Io lo leggo da anni, non è la prima volta che, più o meno direttamente, sostiene – sciovinistacamente e provocatoriamente – che la cucina non è roba da donne.
Una battura scorretta, almeno quanto quella che potrei fare io, ad esempio “non amo gli uomini e i cani piccoli”, ma è una battuta, un’autoironia, una punta di spiacevolezza per difendersi dal troppo plauso. Pari e patta insomma.
In verità, mi piacerebbe avere un cappottino rosso e farmi sorprendere da un uomo che sa cucinare: non avrei nessun problema a lasciargli credere che la cucina è roba da uomini.
Credo che, in questo caso, valga la regola “Tra gentiluomini (e gentildonne) si gioca solo con chi si conosce”, diversamente si corre il rischio di perdersi una risata ironica e di sparare sul bersaglio sbagliato.
Ti spero a Roma oggi, alla manifestazione di Torniamoinpiazza, io, purtroppo, non ho potuto andare.
Cordialità, Valeria
Suvvia, il titolo recita che anche gli angeli mangiano fagioli… e andando per esclusione non vedo altro angelo se non la diafana, ammiccante, simpatica, vanesia, sorridente, irridente, concreta, scardinante, deflagrante, ammaliante fanciulla col cappottino rosso scarlatto. Valentino?
Mi sembravano strani tutti questi commenti su una trattoria calabrese…vabbè, provo a scrivere due parole anch’io sulla vecchia posta, chè non credo siamo in molti, tra i lettori del blog, ad esserci stati.
E’ un posto di quelli che praticamente non si trovano più, moglie in cucina e oste burbero (tanto, direi troppo) tra i tavoli. Leggendo la lavagna colpisce l’assenza della pasta. Molte verdure e legumi, qualche piatto di carne (polpette molto buone) e qualche altro di pesce (lo spatola a cotoletta, passato in uovo e pangrattato e poi fritto, praticamente la versione ghiotta dei bastoncini). Tavoli comuni, apertura solo a pranzo. Se si passa da Catanzaro, e non si è in cerca di alcun tipo di “coccola”, vale la pena andarci. Specie se volete provare il “morzeddu”, trippa e interiora (poche) di vitellone cotte in un denso sugo di pomodoro assai piccante. Servito insieme alla pitta, tipico pane di grano duro a forma di ciambella.
Prezzo sui quindici euro.
p.s.: sì, i fagioli sono buoni. Ma ne ho mangiati sicuramente di migliori, al ristorante e in casa. L’abbinamento con la cicoria, per chi non lo conosce, è sicuramente da provare.
Finalmente un commento serio dopo tanta canea squittente.
PS: Stefano sei un grande, non vergognarti mai di quello che scrivi né di quello che pensi.
Lo stile di Caffarri è unico e mi piace!
W la pasta e fagioli. Ed io che pensavo che quella di mia madre fosse la migliore del mondo…
Morì fra aspri duoli per non poter mangiar cicoria e fagioli!
Delle donne le proteste
al “postino” del Caffarri
sono state tante e leste
con dei toni assai bizzarri.
Ma che il senso del suo scritto
fosse ameno e singolare,
che parlasse del soffritto
senza certo speculare
su quell’aura di beltà
che del cielo è il giusto mezzo,
mi pareva tanto chiaro
ch’anche io che son somaro
sol mi sono concentrato
sul legume e sul substrato.”
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