
isabel: Hai interpretato tutto a modo
Valentina Colombo: Anche io a Milano vorrei aderi
triti: esp :)
La prima volta non è stato molto divertente*: varcata la soglia del ristorante d’hotel in un dimenticato capoluogo del sud, mi sono ritrovato otto paia d’occhi piantati addosso. Appartenevano a uomini in viaggio d’affari visibilmente in sovrappeso, seduti in otto piccoli tavoli tondi. Da uno. Annoiati, attendevano il loro filetto-con-insalatina nel più angosciante silenzio. Colpito dall’onda anomala della sensazione di sfiga, ho girato i tacchi. Dal mio loculo ho ordianto un minestrone monacale facendo notte con i programmi sportivi via satellite.
Ora indosso la faccia di bronzo e vivo il momento della cena solitaria come un premio per la giornata di duro lavoro. Una buona serata in un buon ristorante aggiusta anche il viaggio più avaro di soddisfazioni. Anzi, capita di considerare la solitudine a tavola una fortunata circostanza. Così posso evitare lunghe e noiose pause di socializzazione tra una foto e l’altra, e scrivere parole difficili da mandare a Bernardi via BMT [Brevi Messaggi di Testo]. Tanto lui non risponderà.
A parte qualche complicazione sul vino, perché da soli anche mezza bottiglia è troppo, ormai ho accantonato gli imbarazzi: meglio soli che male accompagnati. Mai capitato l’amico con problemi alla cistifellea che mangia solo patate lesse e acqua naturale fuori frigo?
Ma io non sono donna e per l’altra metà del cielo potrebbe non essere la stessa cosa. E comunque, a voi piace mangiare da soli al ristorante?
Immagine: Flickr | Utente: Loungerie
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Per molto tempo ho considerato triste mangiare soli al ristorante.
Poi un giorno in giro per lavoro avevo una gran voglia di andare al miramonti l’altro e così spinto dall’entusiasmo ho accantonato ogni imbarazzo per varcare la soglia del mio primo bistellato.
L’esperienza è stata memorabile (anche ovviamente per merito del ristorante, tra i più piacevoli al mondo)
.
Da allora mangiare da soli al ristorante è un piacere da riservarsi ogni tanto, un po’ come andare sui monti in solitudine. Ci si concentra sui piatti, sulla sala, su tutto. E non sfugge proprio nulla…
Vero!
Chi magna da solo, el crepa solo (chi mangia da solo, muore da solo)
Chi non mangia in compagnia o è un ladro o una spia.
Se non trovate nessuno con cui dividere il tavolo andate in un bar dove si possa almeno parlare col barista:-)
Il problema non esiste, specie se per lavoro vi sei costretto; è comunque abbastanza triste e diventi maleducato (io leggo a tavola).
Confesso: mi piace mangiare da solo.
Ma soprattutto mi piace cucinare per me e mangiare per i fatti miei.
Pingback: Vi piace mangiare da soli al ristorante? | Dissapore
Le primissime volte è stata una sofferenza, ora devo dire che non mi dispiace affatto. Però ho sempre un libro con me. Magari lo apro appena ma c’è.
E comunque ho notato più sguardi straniti mangiando da sola a padova che non a catania.
In generale DETESTO mangiare da sola. Se prorpio non posso fare altrimenti e non posso tornare a casa, allora scelgo un ristorante che sia già pieno di solitari. Un libro e un giornale aiutano, anche se non posso fare a meno di sbirciare cosa fanno gli altri, guardare fuori dalla finestra e soprattutto finire il prima possibile per terminare il supplizio. Poi penso quante persone come me stanno passando male un momento che dovrebbe essere almeno godurioso, come quello del pasto? Perchè in Italia è così difficile condividere il tavolo? Si potrebbe conoscere qualcuno di nuovo e trascorrere in allegria anche la più triste delle insalate!
il ristorante da solo, se dell’umore giusto, e’ un grande, grande piacere.
se poi e’ presente la possibilita’ di mescita al bicchiere, ancora meglio, risolto il “problema” vino.
Io da solo al risto ci vado volentieri. Specie quando sono all’estero. E mi piace pure, devo dire che i posti dove mi sono divertito di più sono quelli dove si può mangiare al bancone con vista sulla cucina, cosa che in Italia non ho mai visto e chissà se mai arriveranno. Qualche nome. Rose Pistola a San Francisco.
Ocean Room a Sydney. Posti fatti con la testa dove il ristorante è costruito attorno alla cucina e non viceversa.
Io non ci riesco. Nemmeno prendo in considerazione l’idea, in fondo scappo anche quando prendo un caffè al bar.
Temo che in fondo non riuscire a stare da soli al ristorante sia sintomo del non star bene con sé stessi, o quantomeno un indice di insicurezza: prova ne sia la necessità del giornale, del libro e, da qualche tempo, della macchina fotografica.
Perché in fondo Stefano Caffarri non è solo: quella cena lui la condivide, la vuole raccontare. Anzi, quel che prova, quel che descrive ci parlano di lui: come il fotografo che esprime sé stesso nello scatto, quasi un rimbalzo dell’immagine verso l’autore che così racconta di sé, della sua disposizione d’animo.
Condividere emozioni, sia in trattoria che nel ristorante stellato, è condizione necessaria dello stare a tavola: oggi ci sono nuovi modi di condividere, di partecipare, una ragione, un motivo che addirittura richiede lo stare soli.
Una sensazione persino piacevole, di antica concentrazione, che in ogni modo non consenta di restare lì, con la forchetta a mezz’aria e lo sguardo perso nel vuoto, magari tamburellando le dita sul tavolo e agitando la gamba, come il signore della foto del post.
quoto in pieno fabrizio, pure per me mangiare da solo è una sofferenza, se non parlo e condivido con qualcuno impazzisco
non spesso, ma ovviamente ogni tanto mi capita, anche se cerco sempre di essere in compagnia, più che altro per confrontarmi rispetto a quello che arriva nei piatti. Però quando mi capita non mi dispiace ne mi annoio, trovo sempre qualcosa da fare tra un piatto e l’altro, oltre ad annotarmi sul telefono quello che mi interesserà dopo !! Anche da solo comunque rinuncio a giornali o similari !
Come molti di voi “trasfertisti”, anche io, per circa 5 mesi consecutivi, sono stato costretto a cenare fuori e da solo 5 giorni su 7.
All’inizio è stata un po’ dura…ma l’idea di poter scegliersi il ristorante ogni sera, affezzionarsi ad un posto particolare…diventa quasi un piacere.
Come ha già detto qualcuno, un buon libro aiuta.
Mai avuto nessun problema con il desco solitario:la prima trasferta lavoristica risale a circa 25 anni fa…ne ho approfittato per conoscere una miriade di posti…dove poi tornavo con amici…
Da quattro anni, però, lavoro solo in ufficio…e mangio pure da solo nel bar adiacente…quello è triste…
ma magari!
Io non avrei problemi a mangiare da solo al ristorante, specialmente quando si tratta di andare per la cucina piuttosto che per la compagnia, che spesso non è disponibile. Non che una buona compagnia non aiuti, però…
Il problema è un altro, forse a causa della mia giovane età vengo visto in modo strano innanzitutto da chi lavora nel ristorante. Mi è capitato più di una volta di essere trattato “con sufficienza” e senza lo stesso riguardo, e la cosa è spiacevole quando oltre ad averne la sensazione ne hai anche la conferma. Come quando non ti vengono a chiedere/parlare (sono solo: magari chiacchero più volentieri di altri dei piatti e non). O come la volta in cui l’amuse bouche/assaggino è stato servito a tutti i tavoli (coppia di sposi, uomini di affari, ecc… e in tempi diversi) tranne che a me.
io lo faccio spesso, e non per lavoro.
vado a farmi un po di sushi, poi un film, poi vado a fare la spesa, torno a casa e cucino la cena per mio marito.
perfect day.
A me non dispiace a volte mangiare da solo però solo in ristoranti top perchè nei medi ristoranti spesso il titolare si sente in dovere di farti “compagnia” quando a te non frega una mazza di ascoltarlo, poi puoi scrivere tranquillamente sul Moleskine senza urtare la suscettibilità del compagno/a, farti servire al calice con la scusa che una boccia è troppa…
specificherei,
mangiare al ristorante con un libro è tecnicamente mangiare da soli?
o si intende consumare con occhio vitreo davanti a se cercando di sembrare a proprio agio?
mi piacerebbe, ma in realtà mi imbarazzo un pò. Divento paranoico e penso che tutti osservino come tengo il coltello e se faccio bocconi troppo grossi.
no ultimo che mi credano così sfigato da non avere nessuno che voglia mangiare con me.
luca
una volta ero seduto al Carpe Diem, a Piana di Monte Verna. Stavo raggiungendo la Buddhità con un Silano stagionato mille mesi ed un robusto Solopaca, viziato dal titolare in persona.
La vampira al tavolo di fianco, agghindata come una tavolo il giorno della cresima, sussurrava all’orecchio del suo accompagnatore “poverino, percò che tristezza al ristorante da soli”, trascurando il fatto che un avventore da solo sente tutto.
Io al ristorante da solo mi sento guardato un uomo fortunato, volitivo e libero da condizionamenti, e più di una volta ho avvertito un filo d’invidia per l’espressione d’estasi trasfigurata in un bicchiere o in un piatto particolarmente buoni.
Sarà la forza dell’autosuggestione, che vuoi che ti dica.
Ma vale mangiare soli a casa? Quando capita, io mi metto davanti al portatile. Preferisco leggere (anche al pc) piuttosto che guardare la tv. Comunque l’argomento è molto interessante, si potrebbe scriverci un libro.
Che gusto c’è a mangiare da soli al ristorante? Per me sarebbe una punizione! Il bello è proprio poter commentare i piatti, gli abbinamenti; giudicare se quel tal posto merita o no la stella o le stelle Michelin. I piatti me li godo ( se meritano, s’intende!) ad uno ad uno, gli faccio la T.A.C. Se poi vado via emozionato per la piacevolezza della serata ne conservo il ricordo in modo indelebile. Di alcuni cosiddetti grandi invece, essendo stati una solenne “sola” ricordo solo di esserci stato un tal giorno, di aver pagato una cifra…e che difficilmente ci rimetterò piede. Reset totale insomma
Adoro!
Ad Majora
Io non ho problemi, anzi… e` bello mangiare in compagnia, del resto un pregio della tavola e` proprio la convivialità, ma a personaggi che fanno sbadigliare preferisco, nell’attesa, la lettura o la scrittura… e gli sguardi della gente non mi interessano.
Dipende da dove sei… A Londra o Dublino no problem!! Anzi socializzi prima. In Italia preferisco sempre mangiare al banco o al bar.
mah
se non ho compagnia vado tranquillo da solo, mi è capitato molte volte
certo mi manca lo scambio di idee, il dialogo su quel che sto mangiando e bevendo però si fa uguale
l’esperienza più clamorosa a “le Calandre”: decisi di regalarmelo, mi svincolai dal gruppo (che faceva cena altrove, ovviamente meno interessante) ed ancora benedico la decisione di andare DA SOLO a cena
Pingback: La settimana della Basilicata mobile - Macchianera
magiare da soli può essere bellissimo. quante volte una cena in compagnia è stata rovinata da lamentele per magagne che non avete notato e a cui non avreste dato nessun peso?
per quel che riguarda l’imbarazzo nessun problema, gli altri possono immaginare quello che vogliono e non credo di essere compatito, anzi.
Oh io adooooro mangiare da sola – perché ho tutta la mia attenzione disponibile per gustare (se vale la pena) e osservare e ascoltare tutto ciò che succede; e poi il cliente singolo è diverso dal gruppo…m’incuriosisce sempre vedere come m’inquadra e come si relaziona il personale!
))
Per la cronaca mi piace altrettanto anche mangiare in due – purché con commensale preselezionato/a accuratamentissimamente.
Trovo ancora accettabile in 3 o 4.
Oltre i 4…è divertente ma è solo più per chiacchierare e cazzeggiare, non certo per apprezzare il locale e il cibo.
p.s. eh sono in ritardo perché nelle scorse settimane avevo altro da fare, però ora che ho visto questo post ci tenevo a esprimere il mio voto!
))
Mi chiedo come si faccia a stare al tavolo di un ristorante con un libro/giornale/cellulare/… in mano: a sto punto meglio un “take away”. Molto più divertente è invece intrattenersi con il ristoratore ed è per questo che quando capita di cenare da solo opto sempre per il solito ristorantino di periferia (gestito da un vecchio compagno di peripezie): ambiente familiare, buon cibo (e buoni consigli), buon prezzo. Meglio di così?
Mi capita spesso. Nessun problema nè in Italia nè all’estero (anche se ho cominciato lì tanti anni fa…era già una consuetudine per molti). Anche adesso mi pare di ricevere più attenzioni, posso chiedere più chiarimenti al personale, a volte chiacchierare con “la cucina”. Niente giornali, telefonino spento (in alcuni locali è vietato usarlo…e meno male!!)Alla fine sono più concentrata su quello che mangio. Anche in due va bene, anzi benissimo. Quando il numero aumenta, diviene fondamentale essere coinvolti sull’esperienza culinaria che si sta vivendo, altrimenti diventa una tortura per me e per chi non è assolutamente interessato su tecniche, abbinamenti ecc… (e ce ne sono tanti)
salve, IO FACCIO TUTTO DA SOLO, da anni ormai, SONO UN TRANQUILLO E FELICE LUPO SOLITARIO:vado al ristorante da solo, vado al cinema da solo, passeggio da solo, e mi piace un casino!!!!!!!!!!.Mi facevo il problema nel lontano 1995, per andare al cinema chiedevo sempre agli”amici” di allora, se cosi’ si possono chiamare, e uno non poteva venire, uno non ne aveva voglia, l’altro aveva da fare.Per andare al cinema , o andare a mangiare in pizzeria o al ristorante, ci si puo’ benissimo andare da soli, non vedo dove stia il problema, e poi ogni tanto chiacchiero con qualche mio amico.SONO TALMENTE ABITAUATO A FARE LE COSE DA SOLO, CHE ORA MI CI TROVO BENE CON QUESTO STILE DI VITA .
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min.sec. 8:15, sono un solitario ma non mi sento solo
Credo che solo il vero amore per la cucina, possa far comprendere quale gioia possa essere il mangiare da soli… niente amici scassapalle che pescano nel tuo piatto, che ti fanno fare figuracce perchè non sanno trattare col personale, che ordinano cose assurde, che condizionano le tue scelte sul bere, che parlano a perdifiato senza lasciarti gustare il cibo, che arrivano tardi, che vogliono andare via presto (o troppo tardi) e soprattutto che fanno i furbi sulla divisione del conto… del resto, lo fanno anche i ristoratori.. ma le chance sono minori se si è soli. Per quel che riguarda andare a cena in dolce compagnia, si puo’ fare ma la compagnia deve essere rigorosamente selezionata, troppe volte mi sono ritrovato a pagare conti salatissimi per passare delle serate dove la sola compagnia dei bocconcini di vitella alla cacciatora e di un salice salentino, sarebbe stata infinitamente più appagante..
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un collegamento sushi-butterfly-hite-vitedasingle?! di quelli che piacciono a me, sì
ciao sono giovanni ed oggi 25 aprile sono a pranzo solo cosa che x me normale,semplicemente Xchè sto bene con me stesso!ciao
Io mangio sempre da solo nei ristaranti poichè sono in trasferta per lavoro. E’ dura all’inizio, ma ho notato che il disagio di mangiare da soli è solo un problema nostro, e siamo solo noi che ci facciamo un sacco di problemi. C’è chi ha detto che chi sta in solitudine è un insicuro. Sono in disaccordo, perchè secondo me è chi non sa stare da solo, che non sa affrontare se stesso. La paura di stare da soli , soprattutto nel clichè del dover mangiare per forza in compagnia, è la paura di affrontare la propria mente, cosa che non accade se si è occupati a riempire il tempo con qualcun altro. Sprechiamo troppo tempo a FARE e sempre di meno ad ESSERE. Stando da soli si ha la possibilità di ritrovare noi stessi (guarda caso i grandi monaci zen stanno da soli, e secondo voi è perchè sono insicuri?). Ci sono persone che apparentemente sono sicure di sè tra la gente, ma sono sicuro che non riuscirebbero a passare qualche tempo in totale solitudine senza mettere in discussione loro stessi.