Vissani è tornato

Gianfranco Vissani non fa un piatto interessante da 5 anni. Per quanto sembri un concetto marziano, questo era il genere di cose che si sentiva in certi circoli. Era stato il “cuoco di D’Alema”, ma ora la cosiddetta sinistra al caviale gli preferiva cuochi più concettuali, uno per tutti: Massimo Bottura. Addirittura la guida del Gambero Rosso lo aveva retrocesso dal primo al sesto posto. Vissani, così orrendamente sovraesposto, era considerato poco moderno.
Ma ora il vento sembra essere cambiato.
Poco importa se il merito è da condividere con il figlio Luca, ma Casa Vissani ha ripreso a far parlare di sé, anche per aver impostato un concetto di low-cost (l’ora Vissani e l’ora Vissani by night, rispettivamente 30 euro a pranzo, e 50 a cena) che scippato o meno, sembra avere i suoi tifosi. Tornando poi alla scena delle guide, dopo le dimissioni di Marco Bolasco, non esattamente un simpatizzante, a (co)dirigere quella del Gambero Rosso c’è ora l’avvenente Clara Barra, che della cucina di Vissani è da sempre profondamente innamorata. Mentre ieri, Enzo Vizzari, curatore delle guide L’Espresso, ha confessato proprio qui su Dissapore di aver fatto da Vissani uno dei due pranzi dell’anno. I miei 5 centesimi: l’edizione 2010 delle guide santificherà di nuovo Vissani. Voi che vi piccate di essere esperti, cosa ne pensate?
[Imamgine: Gambero Rosso Forum]











Dico che ci va andato.
Caf, non sono sicuro che ti piacerà ma… quando andiamo ?
mi aspettate?
Tavolone da 16 ?
Famo 32 ché non ci sono mai stato e me ne muoio!
Io sono evidentemente un tipo influenzabile, non mi pare di saper fiutare il vento, e come lettore di soli due o tre blog non faccio testo statisticamente, tuttavia un giro da Vissani lo farei, magari solo low cost, sfruttando le diverse opportunità nell’arco di un paio di giorni.
Mi sembra molto importante la chiarezza con tanto di numeri e aggiornamenti della sua proposta: l’immagine di Casa Vissani si è come per incanto alleggerita. Miracoli della comunicazione e della gola dei gurmé fissati e “al vento”.
Ti prego Massimo, non ti ci mettere pure te. “Non esattamente un simpatizzante” proprio non mi si addice sia perché non simpatizzo (come stile) sia perché non è proprio vero nel caso di Vissani.
Non solo mi è simpatico ma lo stimo molto, ho avuto modo, nella mia vita lavorativa, di fare lunghe e interessantissime chiacchiere con lui che hanno influito non poco sul mio modo di vedere le cose (e la critica). Per non parlare del figlio Luca che trovo particolarmente capace e con il quale spesso mi sono confrontato.
Detto questo io da Vissani ho fatto, in più di una occasione, pranzi dell’anno e cene semplicemente indimenticabili. Su tutto il mantecato di lepre a crudo di alcuni anni fa. Forse uno dei ricordi gastronomicamente più intensi della mia carriera.
Per quanto riguarda l’ultima guida che ho diretto Vissani era secondo (e non sesto) per punteggio assoluto e terzo per punteggio di cucina. Un piccolo passo indietro frutto delle visite degli ispettori del Gambero e di riflessioni fatte in redazione. Qualcuno può non essere d’accordo (temo Vissani soprattutto) ma vorrei si evitasse di pensare che dietro ai voti ci sia mai stato alcun ragionamento che prescindesse dalla critica. E men che mai legato a simpatie.
Vissani è uno dei più grandi cuochi in attività che il paese possa vantare e storicamente uno dei più influenti. Lui e la sua squadra hanno tutta la mia stima e simpatia e l’hanno sempre avuta. Anche quando ho tolto qualche punto.
Scusa Marco, ho letto nel gap tra la posizione che il ristorante Vissani occupava prima della tua direzione e quella dopo, una implicita critica al suo ristorante (se consideri i pari-merito nella guida Vissani è secondo, altrimenti può essere sesto). Ho cancellato “Non esattamente simpatizzate”, anche se simpatizzare è umano, dicono.
Poco mi interessa sapere se sarà primo, secondo o terzo.
Per me l’importante è sapere che ogni volta che ci sono andato sono stato benissimo ed ho mangiato benissimo.
Mi chiedo come si possa “discutere” un ristorante
- che ha fatto della raffinata e vera eleganza la propria cifra stilistica
- dove in cucina sovrintende a tutto uno dei Cuochi con maggiore bravura, esperienza, prestigio e conoscenza delle materie prime che abbiamo in Italia.
- dove il menù grande cambia ogni mese e dunque in un anno si avvicendano decine di nuovi piatti che si affiancano ai grandi classici
- dove la brigata di sala condotta dal bravissimo Luca è affiatatissima e finalmente non ti servono come se fossero dei robot
- dove c’è un carrello dei formaggi che credo in pochissimi abbiano di così alto livello per quantità e qualità.
- dove la carta dei vini non è enorme ma a cercar bene puoi bere anche a dei prezzi correttissimi
- dove a fronte di tutto ciò paghi cifre relativamente piccole perchè il menù grande a 155 euro non lo si può definire caro.
Ciao
Preciso che ci manco da oltre un anno e che ci sono stato solo due volte.
In entrambe le circostanze non mi ha entusiasmato nel senso che ho trovato tutto estremamente corretto, ma un pò impersonale. Semplificando assai, le esperienze mi hanno ricordato la cucina di lusso di un grande albergo. Tutto ben eseguito ma senza quell’imprinting personale che ho trovato da Cracco, da Alajmo, da Scabin.
Quel tocco personale che a volte ti disorienta ma poi ti affascina, ti emoziona.
Il locale è stupendo, il personaggio io lo trovo un pò da “attrazione turistica”, come il contesto in generale.
Il conto l’ho trovato caro, nel senso di allineato ai più grandi tra cui però io non lo metterei.
Sulla formula low-cost mi sono ampiamente espresso in altro post.
Ad majora
Ho capito, ci vado.
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