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Lo street food migliore del mondo: discussione su 7 città candidate al titolo

Come si gusta la vera cucina dei luoghi esotici dove si va in vacanza? Ditemi che dopo vari prosciugamenti della carta di credito non siete tra coloro che ancora rispondono “frequentando ristorantoni con camerieri inguainati da livree improbabili”.

Il rischio che si corre se non si ha il fiuto del girovago è di ritrovarsi in posti ammantati di lustro occidentalesco che, nel migliore dei casi, sono l’equivalente di una qualsiasi pensione Miramare all’italiana – innocua, certo, ma francamente da evitare.

Lo dice anche la guida della rivista americana Frommer’s. Il Vero Cibo Locale non ha bisogno di essere etichettato come tale. Diffidare dunque dei menù che strillano “typical!” a lato di ogni vivanda proposta.

Il Vero Cibo Locale deve per forza di cose non svuotarvi le tasche, come la logica della filiera corta impone.
Il Vero Cibo Locale non si nasconde fra i bicchieri di Boemia, non si lascia intrappolare dall’argenteria tirata a lucido, né da un servizio impeccabile ma vacuo.
Il Vero Cibo Locale trova i suoi migliori recensori nei Veri Avventori Locali, che se ne stanno lì, dando l’idea di esser nati seduti a quel tavolo.

Sono pressoché infinite le città che vorrei visitare solo per il piacere di camminare per strada e decidere in scioltezza cosa assaggiare, senza colpo ferire finanziariamente parlando e riuscendo non solo energeticamente ricaricata, ma anche antropologicamente soddisfatta.

1. Bangkok. A Bangkok, sembra sia impossibile camminare su un marciapiede senza inciampare a ogni piè sospinto in bancarelle cariche di noodles, piatti vegetariani o di carne, frutta e dolcetti. Un pasto da tre portate del migliore street food in Khao San Road, paradiso dei vacanzieri zaino in spalla, vi costerà un paio di euro.

2. Tel Aviv. Il falafel, l’innocente polpetta di legumi che riesce a far accostare al cibo etnico anche i più restii ad abbandonare lo spaghetto materno, va per la maggiore a Tel Aviv, capitale delle delizie vegeteriane to-go sulle quali regna per l’appunto il delizioso miniburger di legumi, il piatto nazionale – non ufficiale – di Israele. Il Sabich poi, una pita ripiena di melanzane fritte, è una piatto di origine irachena ma lo troverete spesso anche qui, di buona qualità e magari kosher. Gvirol Street abbonda di chioschi e stand dedicati al falafel (tre euro vi basteranno), ma per uno spuntino serale bisognerà spingersi fino all’area portuale di Jaffa, dove il forno Abulafia Arab vi risveglierà i sensi con la sua pita di tarda notte.

3. Istanbul. La patria di ogni gitano resta però, inesorabilmente, Istanbul, paradiso plurievocato sui muri dei kebabbari di tutta Italia. Regno dell’indistinto uso di spezie che nel farsi così irrimediabilmente promiscue ci guadagnano sempre, e fanno dei cibi di strada á la turque un marchio subito riconoscibile a naso. Che siano soffici borek ricoperti di sesamo, panini di pesce (balik ekmek ) o il più famoso döner kebap, gli odorosi manicaretti del Bosforo non mancheranno di farvi mormorare in estasi “Mamma li turchi”.

4. Città del Messico. Flautas, tacos, burritos, tamales, quesadillas. Con nomi che sembrano saccheggiati da un repertorio insondato di percussioni, Città del Messico regala sfizi che danno piacere al solo essere pronunciati. Assicuratevi, dopo i burritos tenerissimi, un po’ di spazio per un finepasto vitaminico. Fruteros e jugueros (venditori rispettivamente di frutta e succhi) saranno i vostri fari guida nell’incetta di frutta fresca dalle forme cubiste.

5. Hong Kong. Per chi, come la sottoscritta, ha messo la croce della dipserazione sul cinese standard pervenuto ai lidi italiaci, sarebbe il caso però di ricredersi sulla cucina tout court del Sol Levante. Per farlo basterebbe assaggiare il vero local food di Hong Kong: noodles, polpette di pesce al curry, dim sum, solo per citarne alcuni illustri rappresentanti che presenziano il Ladies’ Market di Mong Kok in Tung Choi Street, dove una generosa porzione di noodles alle verdure vi costerà circa 3 euro.

6. Marrakech. I souk nella medina di Marrakech sfidano ogni curiosa buona forchetta di passaggio ad assaggiare le speziate delizie del posto: tagine, melanzane fritte e couscous a volontà sono un niente al confronto della testa di capretto, immangiabile se non si riesce a mettere da parte il raziocinio urbano. Gli stand sono aperti anche la notte, e sarete accompagnati al vostro battesimo di vero cibo maghrebino da incantatori di serpenti e artisti di strada.

7. Rio de Janeiro. Nella capitale carioca non potevano mancare variopinti e gigioni venditori ambulanti di spuntini e bibite. Il succo di açai, assurto ai tabellari dietetici di famose hollywoodiane, è un classico di Rio de Janeiro, lo si beve all’angolo di ogni strada, senza pagarlo un salasso come si suppone facciano le succitate signore nelle erboristerie di Los Angeles. Poi tapioca, churros al cioccolato o al caramello, e il pão de queijo, pane al formaggio, presenza fisse nei chiringuiti a Copacabana e nel festoso mercato domenicale di Praça General Osório. La parte vecchia della città offre invece squisiti churrasquinhos, spiedini di carne grigliata ovvero assaggi di paradiso al costo di un paio di euro.

Raccontateci le vostre suggestioni – o le vostre effettive degustazioni – di cibi di strada internazionali. Così capiamo se vale la pena assaggiare a sprezzo del pericolo cibi impenetrabili o se è meglio arroccarsi sulla pizza al trancio delle città nostrane come migliore degli street food possibili.

[Crediti | Link: Frommer’s, Immagine: Flickr/Bangkok.Charlie]

Prisca Sacchetti

commenti (67)

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  1. ahh!

    Manca SINGAPORE, dove ho assaggiato il miglior street food di tutta l’Asia, dandoci dentro con l’indiscutibile vantaggio di non dovermi interrogare se avrei passato le ore successive abbracciato a una tazza di ceramica

    1. a Marrakech ho passato 3 giorni abbracciato a una tazza di ceramica. era tutto interessante, compreso il cous cous con il montone in tempo di festa però…

    2. la stessa identica cosa che è successa anche a me!!

    3. E con 5 euro scegli se mangiare cinese, indiano, indonesiano o giapponese stando seduto comodamente…

    4. Concordo. Ci vivo da un mese e ho praticamente smesso di cucinare. Costa poco e fa bene. Basta evitare i micidiali fritti e virare sul yong tau fu (vegetali appena scottati), il leggerissimo chicken rice, il pollo arrosto indonesiano, la zuppa di calamari e tofu, le alghe, etc. Alcune cose sono difficili da nominare, ma per la maggior parte si tratta di ottime verdure con poco condimento e raramente troppo piccanti. Sulla frutta, non si puo`commentare. Inarrivabile.

    5. Concordo al 100% con Singapore.
      Si trova tutta la cucina asiatica e di ottima qualità, ci sono diversi market o food court all’aperto e il clima rende facile il “mangiare per strada”. Imperdibile.

  2. …ecco confrontiamo la temperatura media annuale di queste città con quella di Milano e poi riponiamoci la domanda “perchè lo street food a Milano funziona così male?”

    1. Non confrontare é una perdita di tempo… A New York in inverno é pieno di gente che compra hotdog. Per la strada, uguale a Copenaghen, a Londra é pieno di s.f. Di tutti i tipi, quindi non é questione di temperatura ma di predisposizione delle persone.

    2. bhe’ se consideriamo quello anche a Milano ci sono baracchini che vendono hot-dog e patatine fritte in pienoinverno. solo che per noi italiani è difficile chiamare cibo un hotdog, o almeno, io non me la sento :-)

    3. Io me la sento. Esiste dalla fine dal milleottocento il panino e dal milletrecento la salsiccia contenuta……

    4. bhe’ si, come tutte le cose, se vuoi puoi fare anche l’hotdog di qualità o l’hotdog gourmet, e può essere cibo e anche buonissimo.
      quello che so è che quello che vendono nei baracchini di milano è talmente finto (immagino la quantità di additivi e conservanti che ci saranno tra pane e carne) che secondo non andrebbe neanche preso in considerazione.

    5. peggior hot dog è quello che vendono a Londra con griglie su ruote (abusivi??) che sbucano nelle vie di Londra dopo le 23

    1. Fantastica Ny con i suoi hot dog, ma non è male per niente anche Chiang Mai, in Thailandia, dove abbiamo mangiato divinamente al mercato,senza problemi intestinali come invece avevamo avuto a Bangkok.
      E poi Instanbul, indigeribile Instanbul….
      A Città del Messico confesso di aver mangiato la miglior frutta su stecco del mondo, i più caparbi se la scelgono condita….
      Rio de Janeiro…la sconsiglierei: presi le pulci su un bus locale, la fejoada l’abbiam sempre mangiata in piccole trattorie chiuse. :)

  3. Ma quale ISTAMBUL,HONG KONG,ect….: PALERMO con stigghiola,pani ca meusa,pane e panelle,quarume,arancine,sfincione ect….

    1. Marco,è il campionato delle Capitali.
      Napoli era una Capitale,fra le più evolute d’europa.
      Poi sono venuti i Piemontesi.
      Voto pure io per Napoli e Palermo.
      Le due Capitali delli stesso regno. :)))

    2. Rio de Janeiro non è la capitale del Brasile.

    3. Non entro nelle discussioni storico/politiche, e non mi pare l’articolo parli esplicitamente di capitali. E, ahimé, non conosco Palermo. Ma Napoli secondo me ci sta… partendo dal salato e finendo col dolce… e ritorno! :)

  4. Io, da questo punto di vista, ricordo con affetto sia il quartiere cinese di Kuala Lumpur e il mercato del pesce notturno di Kuching (Borneo)…

  5. rimanendo in Israele citerei Gerusalemme, in qualche modo capitale a modo suo, e gli instancabili spremitori ambulanti di manghi/melograni/pompelmi (a seconda della stagione): godimento liquido, immediato e salutarissimo!