Spiegare perché 5 patatine costino 50 € non è semplice

Patatine e birra, una cosa seria, un legame indissolubile come il matrimonio.

Che tra l’altro negli anni ha saputo adeguarsi alle mode del momento: la birra, specie quella artigianale, sempre più evoluta e ricca di sfumature un tempo impensabili; le patatine ormai quasi solo buone pulite e giuste, negli ingredienti, negli aromi e nel packaging come dimostrano le nostre Prove d’assaggio,.

Basti pensare a Tyrrell’s, Kettle Chips o anche marchi italiani quali Amica e San Carlo.

Ma alla ricerca della perfetta esperienza gourmet si può fare sempre meglio.

Lo sa bene il birrificio svedese St. Eriks Brewer, che si è inventato le patatine gourmet. Ma molto gourmet, aiutatemi a dire quanto gourmet.

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Impreziosite da una ricetta che prevede l’impiego di ingredienti rari quali i funghi matsutake, dal Giappone, tra le varietà più pregiate del mondo, tartufo nero e un’alga presente soltanto nelle freddissime acque delle Isole Faroe, tutte uguali, perfettamente simmetriche, vengono vendute in confezioni di grande raffinatezza.

Per la precisione “luxury box” dal costo esuberante di 50 euro, ognuno dei quali contiene cinque patatine (5!).

Inutile dire che per ragioni insondabili, ammesso che sia andata proprio così, le prime 100 confezioni messe in vendita la scorsa settimana sono andate a ruba.

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Dal quartier generale di St. Eriks, uno dei piccoli birrifici artigianali che rendono orgogliosi gli appassionati svedesi, fanno sapere di aver sentito il bisogno di uno spuntino degno della loro birra, per l’impegno che profondono nel realizzarla e per il livello che raggiungono.

E in preda a una sorta di delirio di onnipotenza hanno puntato nientemeno che alle patatine più esclusive del mondo, oplà.

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La ricetta è stata commissionata dal birrificio St. Eriks allo chef svedese Pi Le, che a giudicare dalle sue affermazioni (dice il genere di cose che di solito i cuochi riservano ai loro capolavori) sembra molto contento del risultato:

Servono mani abili, senso del gusto e tempo per conferire ad ogni patatina l’equilibrio perfetto.

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Sì, va bene, ma che sapore hanno?

Scandinavo, è il commento dello chef:

Se il sapore principale è quello delle patate, ovviamente, e delle cipolle, tutti saranno in grado di distinguere la qualità elevata degli ingredienti.

Secondo Pi Le sono patatine perfettamente in grado di abbinarsi ai sapori complessi e decisi delle birre St. Erik, e ci mancherebbe pure, con quello che costano.

[Crediti | Link e Foto: AdWeek]

Nunzia Clemente Nunzia Clemente

18 ottobre 2016

commenti (12)

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  1. Lo step finale che mancava per raggiungere l’uguaglianza tra il termine gourmet e il termine co***one…

    1. io sostituirei il termine Co****ne con il termine “Delirio Metafisico” che è ciò che è stato compiuto in questo caso: sacrificare il SENSO dell’utilità di un CIBO per far valere unicamente la sua esclusività

    1. Una prece: non c’è più.

  2. Che poi così a occhio non sembra una vera patata, bensì una di quelle finte patatine fatte con la fecola

    1. ho avuto la stessa impressione…sembra una Pringle’s

  3. Perché diceva Greggio, ogni giorno nasce un “cucco” e beato chi se lo “cucca”

  4. E’ un’operazione pubblicitaria. Un’idea creativa basata sull’iperbole. Lo schema di ragionamento è molto classico: per dimostrare che la mia birra è il meglio in fatto di sapore e materie prime, lancio un prodotto che ha le stesse caratteristiche. E’ il pensiero laterale di Edward de Bono, che guida lo standard di lavoro a livello mondiale delle agenzie di pubblicità. La provocazione viene fatta per provocare il cosiddetto “buzz”. Ovvero farne parlare tutto il mondo del web. Con il risultato che la birra acquista una grossa “awareness”, a fronte di un piccolo sforzo economico. Mi spiace, il mondo però va così.

    1. condivido totalmente…

    2. Il mondo va così perché gli esseri umani sono degli imbecilli. Non evitiamo le nostre responsabilità e, soprattutto, non prendiamo per buono il mondo che c’è ma adoperiamoci per cambiarlo.

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