Il buonappetito: l’estinzione dell’assaggino al Salone del Libro di Torino

Colpo di scena: al Salone del Libro di Torino edizione 2017, nell’area dedicata ai volumi di cucina non ci saranno showcooking. Nessuno spignatterà. Forse, addirittura, incredibile, manco ci saranno fornelli e pentole.

Il che –-tenetevi forte-– vorrà dire (sedetevi, sul serio, la cosa è quasi intollerabile) che molto probabilmente non ci saranno gli ASSAGGINI.

No, dai, non fate così: lo so, è dura da mandare giù, ma l’informazione risulta attendibile. La vecchia area CookBook sarà soppiantata da uno spazio ideato da Slow Food che si chiamerà “GasTrOnomica”.

Gastronomica, dal poco che si sa, cambierà rotta rispetto al passato e farà una cosa molto audace, fuori dagli schemi: in una fiera del libro, presenterà dei libri.

Senza Cannavacciuolo che bolle la pasta. Senza Leemann che taglia la zucchina. Senza Giorgione che innaffia d’olio. Cioè: Cannavacciuolo, Leemann e Giorgione magari ci saranno lo stesso, ma se ne dovranno stare con le mani in mano, senza spadellare nulla, usando l’unico ingrediente di cui sono fatti i libri: le parole.

Sopravvivrà lo spazio all’estinzione dell’assaggino?

Io penso di sì. Anzi: si libererà di chi negli anni passati bivaccava nell’area in stato semivegetativo salvo riaversi allo scoccare dell’ora, al momento della scazzottata per spuntare un mezzo hamburger di seitan (freddo).

Quella che resterà sarà gente che ama non solo la cucina, ma pure i libri.

Che qualcuno adori la prima e se ne fotta dei secondi è perfettamente legittimo, ma di certo troverà più conforto in un ristorante che in un salone del libro.

Luca Iaccarino

17 marzo 2017

commenti (4)

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  1. Eh, caro lei: si fa presto a dire libri con libri e cibo con cibo. Non nascono forse prima le ricette dei libri di cucina? Forse che i libri di cucina, per chi ama cucinare e mangiare, non sono che vezzi da gourmand da esibire sulle mensole di cucina e se mai, raramente, usare giusto per una conferma in fase di preparazione di piatti serviti raramente in tavola?
    Prima si cucina, poi si mangia (e si assaggia), solo alla fine (se l’assaggio ha avuto successo), si scrive il libro.
    Leggerlo non è cosa: si compulsa all’occasione, si rispolvera per il pacere di solleticare il palato annoiato svegliando l’occhio e l’appetito.
    Eliminare gli assaggini dal Salone del libro è l’equivalente del portare in tavola il libro di cucina raccontando agli affamati ospiti le ricette lì descritte: non si può fare, non si fa…

  2. Bé i libri di cucina c’erano in tutte le edizioni del Salone che ricordo di aver visitato. Cucina vera e propria con assaggi, solo da pochissimi anni. O sbaglio?

  3. Il mio dizionario di italiano si è già autodistrutto mentre leggevo la frase :”cuochi che non spadelleranno nulla ma useranno le parole”. Ho i brividi…
    P.S. Se vivessi scrivendo del mondo del cibo non sarei proprio felice nell’apprendere che non ci sarà spazio per i pasdaran del cibo disposti ad azzuffarsi per una mezza porcheria al seitan…poi di chi si parlerà male? . Al paese mio si dice: senza i fessi non ci possono stare neanche i dritti 😉

  4. Sono solito a fare qualche recensione su posti che conosco bene oppure in certe occasioni che ritengo particolari e cerco di analizzare la realtà oggettivamente senza far pesare troppo il mio indirizzo gastronomico come gusto e come mentalità’, posso certamente affermare che fare recensioni sugli CHEF sopracitati è molto azzardato poiché aldilà delle nostre impressioni personali esiste una realtà oggettiva che esprime la professionalità indiscutibile, a quei livelli non si può esprimere un commento né su quello che si mangia, né sulla’ ambiente in cui si opera. Quei personaggi non cucinano il prodotto ma creano una gastronomia come un pittore dipinge un quadro. Noi possiamo solo dire che AA noi piace o non piace il loro quadro ma non possiamo criticarlo con i nostrti parametri. Personalmente ritengoche la miglior cucina viene fatta sulla base della tradizione NON RIVISITATA, solo cosi’si suscitano determinate sensazioni di ricordo della cucina casalinga e rurale di una Volta dove a stare in cucina non c’erano CHEF artisti, ma massaie che con AMORE cucinavano senza inventare nulla ma rispettando le tradizioni delle nonne nonne.
    sono due strade diverse di concepire la cucina, quella degli CHEF che inventano e creano Solo curiosità, e quella del rispetto della tradizione che ognuno di noi conusce, è certamente più difficile poiché tutti la possono giudicare ed è l’unica che può creare una emozione.
    Saluti
    Bertini Daniele

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