scortesie

Al Teatro del Sale di Firenze va in scena la cena delle beffe

Fabio Picchi a Firenze è semplicemente “il Picchi”. Per i fiorentini è una celebrità, per il resto d’Italia è il cuoco simpatico e un po’ guascone che appare durante il programma Eat Parade su Raidue. Dal 1979 il Picchi lo trovate nel suo ristorante il Cibreo che, col passare degli anni, si è trasformato da semplice osteria a luogo di culto per turisti in cerca di emozioni forti. Ai ricchi americani il Picchi dispensa con facilità fiorentine alla brace e sorrisoni da playboy stagionato: insomma, per chi passa da Firenze, una tappa obbligata.

Da qualche anno il vulcanico ristoratore si è regalato una curiosa dependance, il Teatro del Sale, a sort of ristorante con annesso palcoscenico sul quale si esibiscono attori e musicisti, mentre il Picchi smazza piatti di trippa e salsiccia con i fagioli. Di recente però su quel palco sarebbe andato in scena uno strano spettacolo che potremmo intitolare “il Picchi maltratta un uomo sulla sedia a rotelle disabile “. Cosa è successo al Teatro del Sale di tanto sgradevole? Vediamo di spiegarlo in poche parole, tenendo presente che la storia è ancora tutta da verificare: qualche giorno fa è apparsa su Facebook una nota che descrive e denuncia quanto accaduto durante una serata dal Picchi.

A scriverla è la figlia che, con la famiglia (5 in tutto), prenota un tavolo al Teatro. “Nessun problema per i disabili” dice il personale del ristorante “Ci pensiamo noi” e la famiglia si prepara per una succulenta cena a base di funghi e polpette. Arrivati al ristorante le prime difficoltà. Si fa la fila per prendere i piatti e il padre dopo un po’ non ce la fa più. La figlia chiede il servizio al tavolo almeno per il papà, ma gli viene negato. “Potete portare voi i piatti” dicono i camerieri ma quando la madre chiede una seconda porzione di funghi il Picchi sgarbato risponde “Signora io per tradizione non servo le persone due volte!”.

Il resto della serata è anche peggio: alla famiglia passa la fame e in più devono sorbirsi l’amaro finale recitato dal Picchi, che avrebbe urlato al pubblico (perchè tutti potessero sentire) la seguente frase:  “la prossima volta che qualcuno di voi si lamenta perché mi permetto di servire dei miei amici mi metto ad urlare, la signora che ho servito è una mia cara amica GIORNALISTA americana”. Insomma, per il “rosso” Picchi non tutti i clienti sarebbero uguali e la differenza di trattamento c’è e si vede. La questione sollevata su Facebook è stata ripresa dal Corriere Fiorentino e, pare, continuerà nelle aule di un Tribunale. Noi, per sicurezza, abbiamo chiesto una smentita al ristoratore fiorentino ma, nell’attesa di una risposta, vi chiediamo: è così difficile per un disabile essere gastrofanatico nell’Italia del 2010?

Prisca Sacchetti

commenti (125)

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  1. Sono stato spesso al TDS, luogo meraviglioso che un po’ ha perso la sua magia ultimamente, secondo me. Il Picchi è un personaggione, che tratta male chi riporta i piattini mezzi pieni e non serve x 2 volte la stessa persona se decide di non farlo. Detto ciò, non me lo vedo che “tratta male un uomo in seggiola a rotelle”, sinceramente. Io la prima volta che ci andai avevo le stampelle a seguito di un’operazione e in quell’occasione la mia compagna mi servì, prendendo doppia razione di tutto. e fu bellissimo comunque..Questo signore, che era accompagnato da 4 familiari, avrebbe dovuto esser servito dalla famiglia, tutto qui. Mi sembra una scusa per sollevare un polverone su un personaggio scomodo, sinceramente (perchè comunista? un po’ di dietrologia non fa mai male…). Il TDS non è in grado di servire al tavolo, c’è poco staff in sala e sono super impegnati.
    e dico tutto ciò da cliente, col TDS non ho nulla a che fare, sia ben inteso.
    Saluti
    marco

    1. Sono stato al TDS: un posto meraviglioso con una cucina altrettanto meravigliosa. Tanta meraviglia non è pero ripagata dalla gentilezza delle persone che ci lavorano: la scortesia la fa da padrona, la disponibilità è un optional. Hanno preferito buttare delle polpette piuttosto che darne una seconda porzione ad una collega che le richiedeva (dopo che tutti si erano gia serviti). Ad una signora che pacatamente si lamentava di non aver ricevuto la porzione dopo tanta fila in maniera sgarbata le si diceva di lamentarsi con la direzione…
      Questo posto, mi sembra tanto lo specchio dei fiorentini: troppo orgogliosi della bellezza della propria città (ed in questo caso del ristornate) per perdere tempo in gentilezza e disponibilità…un vero peccato. Perche nulla puo essere sublime e succulento se per prima ocsa non si riesce a “servire” umanità.

  2. “E’ così difficile per un disabile essere gastrofanatico nell’Italia del 2010?”

    IMHO, NO, se tutti gli italiani avessero almeno un minimo di educazione, perchè, se anche è vero, che la regola di questo locale vuole che non si serva al tavolo, la semplice cortesia vorrebbe il fare un eccezione per una persona in difficoltà (che oltretutto, per non trovarsi in imbarazzo, aveva preventivamente chiesto, sentendosi rispondere “ci pensiamo noi”).

    Io credo che di fronte ad un oggettiva difficoltà sia l’educazione che dovrebbe vincere e non una palese noncuranza, questo al di là dell’eccentricità del personaggio e del fatto che il locale serva in modo diseguale persone diverse (magari è parte “dell’ideologia” del locale, l’effetto sorpresa :P).

    1. Beh, il grande tema dell’educazione generale in questo paese meriterebbe un articolo per i fatti suoi. Quando stai in Italia per un po’ non te ne rendi conto: poi basta andare a fare quattro passi in una città straniera -- non sono un ESTEROFILO -- e capisci dove sta andando a finire il paese più bello del mondo.
      Siamo mai stati la “gente meravigliosa” che crediamo di essere? Me lo chiedo quando leggo di Picchi che serve “chi gli pare e come gli pare”, ma me lo chiedo anche in mille altre occasioni. Me lo chiedo quando faccio la fila in pizzeria e chi arriva dopo di me fa il furbetto e, invece di aspettare il suo turno, parte, va in sala e si accomoda. Erano distratti? Me lo chiedo quando la cassiera del supermercato vede che poso sul tapis roulant la borsa dei surgelati con dentro le cose che ho comprato, la apre, estrae tutti i surgelati e li mette alla fine della coda dei prodotti… e poi inizia a battere pezzo dopo pezzo con calma, LASCIANDO I SURGELATI PER ULTIMI, così si sgelano per bene. Era accaldata? Me lo chiedo quando per la strada la gente mi urta e non fa una piega, proseguendo. Erano soprappensiero? In decine di altre grandi città del mondo la fila è rispettata, le cassiere sono normalmente gentili e l’urto è un errore. E tutti, se sbagliano, si scusano con una parola ed un sorriso.
      Siamo mai stati il paese dove la vita è bella… bella davvero? Forse il paese delle emozioni forti, questo sì: tra una incazzatura e l’altra, per forza poi quando arriva qualcosa di bello la meraviglia e lo stupore sono elevate di potenza. Ma inizia a succedere troppo spesso, per dire, di arrivare al ristorante puntuali e trovare il tavolo già occupato da qualcuno che ha deciso di sedersi proprio lì (ovvio, parlo di ristorazione media, non esercizi di lusso).
      Londra, Siviglia, New York, Atene, Barcellona e la Provenza sono gli ultimi posti dove ho messo piede all’estero, e l’ho fatto senza scorciatoie, inviti, attenzioni speciali. Entri in un locale, di alto livello o meno non importa, e sei accolto da un buongiorno e da un sorriso, sempre. Da noi? Dov’è finito il saper vivere del “paese dell’amore”? Che ci sta succedendo? Perché un oste fiorentino (sempre l’abbia fatto) si sente in diritto di abbaiare qualsiasi cosa nei confronti dei suoi clienti? Lui è vittima dei tempi perché sente di poter superare un limite senza essere stigmatizzato, sputacchiato, abbandonato; ma forse è anche, un po’, vittima della maleducazione generale di chi, cliente, approfitta di un locale informalmente sui generis per fare un po’ quello che gli pare. E lui, quindi, prima sopporta e poi sbrocca. Anche a sproposito. Anche coinvolgendo chi non c’entra.
      Tutto per dire che ci stiamo rendendo la vita difficile, che stanno saltando le piccole convenzioni sociali che rendono più vivibile la vita e che dovremmo tutti darci una regolata. Osti, clienti, cassiere, disabili, pedoni, ristoratori, camerieri. Il mondo ideale non esiste e il mondo reale è in genere sgradevole, ma rivestirlo con un po’ di gentilezza ed educazione lo renderebbe meno duro. Gli altri popoli sono intelligenti e lo sanno. Gli intelligentissimi italiani non lo hanno ancora capito… o se ne sono dimenticati?

    2. Meno male che qualcuno la pensa come me…. quando provo a dirlo le facce della gente mi guardano come se fossi snob…. e invece è la pura e semplice verità che GLI ITALIANI fanno finta di non vedere…Ammetto di essere esterofila perchè quando vado all’estero (basta andare a Mentone….) le file dal panettiere, dal fruttivendolo sono rispettate mentre qui è tutto uno sgomitare o per passare avanti o per non farsi passare avanti.
      In pizzeria è uno strazio continuo per le urla dei bambini che i genitori fanno finta di non sentire (ma a me bloccano l’appetito…) perchè in farmacia o in banca la distanza minima per la privacy non si sa cosa sia…. e potrei continuare per ore….
      e questa sarebbe la bella Italia e la bella gente… ?!?! ma per favore!!!

    3. Fa piacere sapere di non essere soli. Condivido tutto quello che hai scritto, e sono ancora più preoccupato perché questi problemi non si cancelleranno prima di qualche generazione e di tanto buon esempio, che oggi manca e mancherà ancora per molto.

  3. Visto che il fatto descritto “è una storia ancora da verificare” mi permetto di dire due cose. La prima: prima di scrivere resoconti di fatti accaduti che -- in un certo modo -- mettono in dubbio la “serenità” di una persona, sarebbe bene verificare i fatti con attenzione. La seconda: visto che conosco molto bene Fabio Picchi e il suo lavoro mi permetto, senza conoscere i fatti accaduti ma di questo non mi preoccupo visto il contesto in cui scrivo, di dare una mia personale interpretazione al tutto. Partiamo dalle basi di una corretta informazione, intanto. Il TEATRO DEL SALE non è un ristorante o tanto meno una “sorta di ristorante con annessi”. E’ un’associazione culturale, un circolo privato al quale si accede tramite tessera, un progetto culturale con precisa visione e missione annessa. Nel regolamento che i soci sottoscrivono sono chiaramente indicate le regole di questo circolo, compreso il fatto che i soci (non più di 99 a sera) non vengono serviti a tavola e devono provvedere da se al servizio, compreso lo sparecchiare i tavoli. Fabio, il Picchi, segue e lavora con passione nella cucina a vista, insieme alla sua brigata, all’interno della quale sono inserite anche persone disabili, ovvero con sindrome di down. Persone erfettamente inserite, con mansioni precise e ruoli ben riconosciuti da tutti i colleghi normodotati. Persone che contribuiscono alla missione del progetto. Non voglio entrare nel merito di questa cosa, lo farà Fabio o chi per lui nel momento in cui riterranno opportuno farlo. Dico solo che è evidente una certa sensibilità. Poi. Il Picchi è innanzitutto un istrione, un artista. Non lo riconosco per niente nella superficiale descrizione che Antonio Tomacelli fa all’inizio del post, descrizione che capisco esclusivamente come utile ad accendere la miccia sotto il suo scritto e alzare la soglia d’attenzione dei lettori. Mezzucci, mi dispiace. Dicevo, il Picchi ama cucinare per i suoi associati cose extra che non sono presenti sul buffet del Teatro del Sale. Ne fa 1 porzione per tutti e le distribuisce lui personalmente dalla finestra della cucina. Si sa, è vietato chiederle due volte così come è vietato portare piatti “smangiucchiati” indietro. Si prende quello che si può mangiare e si finisce. Ripeto, l’effetto “valtur -- mi riempo i piatti come un porco perchè intanto ho pagato a forfait prima” è severamente vietato. Lo capisco e mi sembra civile quanto giusto. Last but not least, se Fabio decide di servire personalmente una persona a lui cara, mi sembra che i commenti da fare siano veramente pochi. Detto ciò, e concludo la mia arringa difensiva che francamente faccio (cosa rarissima) perchè ritengo il Teatro del Sale uno dei più bei progetti di ristorazione italiana e il sistema Cibreo/Cibreino/Bar Cibreo uno dei progetti imprenditoriali più interessanti sia sul piano della qualità offerta che su quello economico/finanziario, mi dispiace che una persona -- disabile o meno -- si sia sentita maltrattata da Fabio Picchi, cuoco che fa dell’affettuosità e del cibo uno stile di vita irrinunciabile. Sono sicuro che Fabio Picchi approfondirà l’accaduto e si comporterà di conseguenza, nello stile che lo contradistingue.

    1. il problema, però, è un altro: se telefono per sincerarmi che una persona con esigenze ‘diverse’ troverà l’accoglienza di cui necessita e mi dicono “CERTAMENTE!” e poi così non accade c’è di che lamentarsi . .
      Sarebbe bastato dire ‘non garantiamo l’assistenza di cui il signore potrebbe aver bisogno’ e chiuder tutto lì
      l’avevo già vista su FB, ho evitato di commentare e di condividerla perchè penso che prima di parlar male bisogna aver solide basi e qui c’è un racconto che potrebbe esser vero come potrebbe non esserlo: forse si sarebbe potuto ospitare contestualmente la ‘difesa’ del Picchi (come lo chiamano a FI) e come mi sembrerebbe corretto

      e comunque l’aria che tira, a livello nazionale, è quella
      http://unamelalgiorno.wordpress.com/2010/07/08/guerra-ai-disabili/

    2. Beh, però stona un poco questa storia dell’associazione culturale… quindi la ragazza che ha prenotato era già socia… o si è associata (con i suoi ospiti) la sera stessa…?
      Perchè altrimenti mi sa che è come nei “club privati” che alla fine sono aperti a tutti… basta pagare…

      Io ritengo il Picchi un grande imprenditore… ma a leggere di “circolo privato”… “tessera”… “regolamento”… “vietato questo, vietato quello”…
      onestamente mi passa la voglia o la curiosità o anche solo la voglia di affacciarmici.
      Quando vado “a ristorante” pago e sono padrone delle mie scelte.

      Sulla vicenda in particolare… se uno chiama e lo rassicurano che si può fare… dovrebbe essere chiaro che si può fare.
      Se poi non succede forse da qualche parte qualcuno ha fatto una cappellata.
      Io, in quel caso, mi sarei alzato e me ne sarei andato senza pagare il conto, e alla bisogna avrei anche scomodato “chi di dovere”… o dato che è un “associazione culturale” il “conto” non c’è?

      Forse delle scuse sarebbero state più provvide di una querela?

    3. caro Claudio
      purtroppo ti dovevi alzare e farti restituire i soldi: al TdS si paga prima, all’ingresso . .
      :-)

    4. Claudio, sottoscrivo e trovo molto giusto quello che dici. Se non hai voglia di andare al Teatro del Sale fai bene a non andarci. E’ giusto così.

    5. Vedi Fabio,
      io sarei un “quasi” collega del Picchi (pur in mondi diversi) e quindi per deontolgia e rispetto sarebbe anche meglio che mi limitassi a leggere e a non postare commenti… la maggior parte lo farebbe soprattutto per “quieto vivere”.

      E non dimentico neppure che la cosa è da verificare, anche se permettimi di dire che non vedo complotti orditi a tavolino.

      Un uomo “publico” come il Picchi poteva (e secondo me, doveva) risolvere la faccenda con una signorilità ben diversa.

      Sono certo che la ragazza abbia chiesto l’attenzione descritta, non dubito che chi ha risposto al telefono le abbia detto che era possibile. Sono anche certissimo che il Picchi non sta a prendere le prenotazioni e che quindi non fosse lui l’interlocutore telefonico, ma cambia poco… se uno dei miei ragazzi fa un errore ne rispondo io, sempre e comunque.

      Ma poi sembra essere successo qualcosa di diverso da quel che i Clienti si aspettavano. E i tentativi di porvi rimedio non sembrano riusciti per motivi vari…

      Insomma… quel che dico io è che si poteva risolvere facilmente sul posto con un minimo di intelligenza, o dopo con un gesto da Signori.

      Dubito che questo parlare costi meno di una cena offerta e di uno scusarsi per interposta persona…

      Non credo davvero che il Cliente abbia sempre ragione, ne che i disabili siano “intoccabili”. Credo anche però che il significato di Customer Care sia un poco diverso.

      Quanto al non andarci, nel mio caso, è perchè non mi piace la formula. E dopo le descrizioni delle “limitazioni” mi piace ancor meno.
      Ma rispetto te che ci vai volentieri e Fabio per la sua capacità imprenditoriale.

  4. Rosso ? Comunista ? Il Picchi? Uno che vende salsiccia e fagioli a 25 Euro…
    Non confondiamo il comunismo con il” salottismo fiorentino”.
    Ricordo una meravigliosa frase sui muri universitari “Più sono di Sinistra più stanno in centro”
    Per quanto riguarda la ristorazione, credo che la fruibilità da parte degli invalidi, dovrebbe essere una regola collaudata e non una fortunata coincidenza. Altrimenti si chiude!

    1. fai una cosa Simone e Zeta, documentati. Dove l’hai visto nel menu del Teatro el Sale “salsiccia e fagioli -- 25 euro”? Fallo vai, prima di dir bischerate. Anzi, fai un servizio a questo post se hai voglia: chiama il Teatro del Sale, fatti dire quanto costa la tessera annuale, il pranzo e la cena, poi ne riparliamo di numeri e costi, ma dati alla mano.

    2. Ha scritto “Il Picchi” non “al TDS”. Suppongo stesse parlando del Cibreo, che non è proprio una trattoria, almeno riguardo ai prezzi… (e prima che polemizziate: no, ok, non vuole neanche esserlo, eccetto che per l’ambiente)

    3. Il Cibreo non è e non vuole essere una trattoria o osteria. Mi dispiace. E’ uno dei ristoranti italiani segnalati da tutte le guide nazionali e internazionali e inserito nei livelli alti delle rispettive classifiche. Il servizio è considerato di alto livello così come la carta dei vini. Di conseguenza, come in tutti i ristoranti al mondo, i prezzi evidentemente non sono quelli che tutti si possono permettere. E allora? Dove sta il problema?

    4. Sai leggere? Riporto qua l’ultima frase del mio commento:
      (e prima che polemizziate: no, ok, non vuole neanche esserlo, eccetto che per l’ambiente)

      per me chiusa qua la discussione

    5. Grazie Kalì di aver spiegato a questo “piccolo mercenario” del TDS, che le scelte gastronomiche di un personaggio come il Picchi mal si conciliano con la dicitura comunista.
      Poteva arrivarci da solo. Peccato sarà per la prossima volta!
      Intanto potresti ragionare su l’atteggiamento tenuto rispetto all’invalido, se non fosse troppo difficile, eh!

    6. Simone e Zeta, purtroppo fai ridere. E, purtroppo, è grazie a persone come te, che hanno chiaro il concetto di “comunismo” non solo in senso politico/generale ma anche riferito al cibo, che oggi la sinistra in Italia gode di tutto questo seguito. Grazie a voi.

    7. Io ho chiaro il concetto di Comunismo, perchè l’ho studiato. Tu invece, se ti rileggessi, vedi che di concetti chiari ne hai ben pochi.

    8. Sai la cultura è come una droga, non ne puoi fare a meno. Mi dispiace che a te non sia successo e l’oblio ti abbia accolto precocemente. Prova con uno dei tuoi sali; chissà, forse ti destano dall’innamoramento per il famoso cuoco e ti donano la capacita di discernere.

      PS: Se non fosse chiaro faccio un disegno 😉

  5. scusate ma se non è un ristorante e non fa servizio al tavolo per nessuno, perchè dovrebbe farlo per un disabile?
    il disabile deve avere le stesse opportunità di una persona normale, non è che deve avere un servizio privato riservato a lui diverso dagli altri.
    il disabile deve essere trattato come tutti gli altri, questo significa non discriminare.
    se io fossi disabile e non volessi fare la fila e servirmi da solo, nonostante il luogo non mi proibisca di farlo, e anzi se addirittura i miei familiari/accompagnatori non volessero aiutarmi, allora opterei per un ristorante normale, con servizio al tavolo, a priori.
    mi sembra una lamentela completamente inutile.

    1. sarebbe carino se ogni tanto la gente leggesse prima di commentare.
      apparte la sciocchezza di dire che il disabile debba essere trattato come tutti gli altri per non essere discriminato..(allora togliamo le pedane dagli autobus se un disabile ci vuol salire che si alzi da quella sedia cribbio!)
      comunque in questo caso specifico i famigliari sono andati a prendere una porzione di cibo anche per lui ma il Picchi, o chi per lui, si è rifiutato di servire due porzioni, una per il famigliare, la moglie, ed una per il disabile il marito!spero sia chiara la cosa.

    2. In generale conto fino a 10 prima di intervenire nei commenti, ma credo che ci siano questioni nelle quali bisogna farsi forza e ripetere anche ciò che a me pare debba essere ovvio per tutti. Il commento qui sopra, di Gianluca, è di una gravità tale che dovrebbe essere moderato, e sto facendo grossi sforzi per non scrivere nulla che probabilmente farebbe bannare me al suo posto.
      Le vite dei disabili non sono uguali alle nostre, e le nostre città sono ancora fortemente impreparate a gestirle. Provate a visitare una città come New York e vi renderete conto di quanto la disabilità sia visibile, perchè le strutture e i servizi consentono a tutti di accedere ovunque.
      Episodi come questi -- e persone come Gianluca, qui -- sono esattamente ciò che porta le persone con disabilità motorie o mentali e le loro famiglie a celarsi, a cercare di passare inosservati, a non osare vivere pienamente nella società.
      Spero che la struttura sia in grado di spiegare, e che se i fatti si fossero svolti esattamente come descritto, si profonda in scuse.

    3. Magari perchè “il disabile” ha chiamato prima per sapere se era possibile? E gli era stato detto di si?

      Gianluca, guarda che fra volere e potere c’è una bella differenza…

    4. Che perla, Gianluca. Affascinante analisi della situazione delle disabilità. Se ne ricava che, secondo le tue convinzioni. i disabili maturi dovrebbero ammattere che è giusto che non possano accedere a locali, teatri, metropolitane, mezzi di trasporto, ristoranti. E, perbacco, si fa bene a non adeguare niente ai diversi problemi: sarebbe discriminatorio nei loro confronti, ecchecaspita. Lasciamo che combattano con ostacoli per loro insuperabili, chi se ne frega: ne guadagnerà l’autostima. Chi sente di avere bisogno di aiuto per mangiare un piatto di trippa perché da solo non ce la fa è un piagnone o un lavativo, un imboscato o, addirittura, un debole. Non sia mai, il mondo è dei forti e chi non ce la fa giù dalla rupe.
      Eccellente, poi, quando ti lanci in un ardito passaggio, del quale peraltro non afferro la logica: “il disabile deve avere le stesse opportunità di una persona normale, non è che deve avere un servizio privato riservato a lui diverso dagli altri”. Peccato che per concedere a un disabile le opportunità di una persona normale spesso serva proprio il “servizio privato” che a te tanto poco piace. Ma sono fini dettagli da intellettuali, ne convengo.
      Sublime, infine, il momento di poesia nel quale ti affacci al mondo della disabilità mettendoti nei panni di chi “non riesce” e fornisci la tua ricetta per la felicità: “Se io fossi disabile e… i miei familiari/accompagnatori non volessero aiutarmi allora opterei per un ristorante normale”. Al di là del giudizio nei confronti di familiari/accompagnatori capaci di tanto… ma si, accidenti, meglio rassegnarsi. Se la Cappella Sistina non è raggiungibile per colpa della tua sedia a rotelle, puoi sempre guardare i cartelloni pubblicitari sulla strada davanti all’entrata. Tanto sono sempre figure e colori, no?

      P.S.: Mi scuso, è un flame. Però non può passare questa difesa dell’inciviltà mascherata malissimo da moderno atteggiamento “politically correct”.

    5. @mary-sara porro-pistocchi-pheed:
      non ci siamo proprio capiti.
      la gente dovrebbe leggere bene prima di commetnare, sono d’accordo.
      ho scritto chiaramente “il disabile deve avere le stesse opportunità di una persona normale”.
      in queste opportunità, rientra il fatto di usare pedane per l’autobus, poter entrare nei locali, accedere ai bagni, entrare nei musei, ecc…ecc….TUTTO.
      questo significa avere le stesse opportunità.
      se leggeste bene l’articolo, scoprireste che: nessuno ha negato l’accesso al locale al disabile, il locale era accessibile senza alcun problema. nessuno ha negato un pasto al disabile, che poteva rimanere in fila e ricevere un piatto, come tutti. invece a quanto pare, si è stufato di rimanere in fila.
      dunque, ciò che dico è: il locale non prevede servizio al tavolo per nessuno. per quale motivo dovrebbe attrezarsi a farlo per un disabile? il locale può al massimo rendere usufruibile il suo servizio ai disabili, non può trasformare il servizio proposto, dando ai camerieri il ruolo di accompagnatori per disabili, sia chiaro.
      e non voglio mancare di rispetto a nessuno.
      ma questa buonismo ipocrita sbandierato alla politically correct per forza, che è palesemente falso, lo trovo fuoriluogo. e anche la strumentalizzazione della vicenda.
      se il disabile fosse andato alla festa dell’unità, si sarebbe lamentato perchè qualcuno non gli portava la salamella al tavolo? non credo. è un servizio non previsto, per nessuno. è un servizio che al massimo possono fornire esclusivamente dei suoi accompagnatori.
      e non è un fatto di rassegnazione. è un fatto che quel servizio lì non esiste, stop.
      non è che se sono disabile, vado dal fruttivendolo e pretendo che mi venda anche il pane, perchè il panificio è troppo lontano e da solo non ci arrivo. è chiaro il concetto?

      inoltre, analizzando bene la situazione, prima di mettere in croce le persone e dare dei giudizi così severi, bisogna sentire entrambe le campane. e qui la seconda campana non ha ancora suonato.
      mi risulta veramente difficile credere che il sig. Picchi abbia rifiutato di servire un piatto destinato a un disabile, siamo sicuri che la signora lo avesse informato di questo? o ha chiesto semplicemente il “bis”? perchè dal commento del sig.Picchi, sembrerebbe molto più probabile la seconda ipotesi.
      ma per ora nè io nè voi lo possiamo sapere. la differenza è che io non esprimo giudizi, voi invece mettete in croce una persona, basandovi solo su un racconto accusatorio. vi sembra così correto il vostro comportamento?

      per concludere, non capisco perchè su questo sito ci sia l’abitudine di etichettare ma ancor peggio di giudicare la persona che esprime un parere diverso dal proprio. bisognerebbe rimanere sul tema della questione, e non mettesi a moralizzare su “gianluca”, senza aver capito il senso di ciò che ho scritto, tra l’altro.
      addirittura sara porro “persone come gianluca”. ma ci conosciamo per caso? non credo. che senso ha ciò che scrivi? nessuno.

      saluti

    6. Gianluca, se possibile questo intervento è ancor peggio del tuo scritto precedente. Vedo di spiegartene le ragioni.

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      Gianluca wrote:

      se leggeste bene l’articolo, scoprireste che: nessuno ha negato l’accesso al locale al disabile, il locale era accessibile senza alcun problema. nessuno ha negato un pasto al disabile, che poteva rimanere in fila e ricevere un piatto, come tutti. invece a quanto pare, si è stufato di rimanere in fila.

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      Ci mancherebbe altro gli fosse stato negato l’ingresso! Mi sembra tu non abbia idea di come si muove una persona in carrozzina. Ti consiglio di andare a noleggiarne una: sieditici eppoi prova a far correre le ruote della stessa per muoverti, usando le mani, si intende …. quelle almeno ti funzionano. Vedrai che riuscirai in breve tempo a muoverti agevolmente anche tra i tavoli di un ristorante. Poi pero’ prova a fare lo stesso percorso appoggiando un bel piatto di minestrone caldo sulle tue gambe insensibili …. le braccia le hai occupate per muoverti. Sappiami dire il risultato.

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      Gianluca wrote:

      dunque, ciò che dico è: il locale non prevede servizio al tavolo per nessuno. per quale motivo dovrebbe attrezarsi a farlo per un disabile? il locale può al massimo rendere usufruibile il suo servizio ai disabili, non può trasformare il servizio proposto, dando ai camerieri il ruolo di accompagnatori per disabili, sia chiaro.

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      Nessuno ha chiesto accompagnatori. E’ stata fatta una richiesta che con un minimo di buon senso e di educazione poteva essere accettata. Se la faccenda si è svolta come raccontato temo che entrambe queste caratteristiche scarseggino presso quel locale.

      Ti rammento che nel sito del Teatro del Sale, la proprietà recita: “Vogliamo capire anche noi che cosa abbiamo fatto. Senza nessuna certezza di dove arriveremo. Ma capaci di tenere ben stretta la barra del timone per orientarci nella mappa del tesoro rintracciata nella nostra anima. Vogliamo fare impresa, vogliamo produrre economia e per questo venderemo il prodotto più ricco e prezioso del mondo, «la ricerca della qualità della vita».” (cit. sito http://www.edizioniteatrodelsalecibreofirenze.it/index.php?option=com_content&view=article&id=97&Itemid=11)

      ‘Azz ….. temo si siano fermati alla ricerca.

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      Gianluca wrote:

      se il disabile fosse andato alla festa dell’unità, si sarebbe lamentato perchè qualcuno non gli portava la salamella al tavolo? non credo. è un servizio non previsto, per nessuno. è un servizio che al massimo possono fornire esclusivamente dei suoi accompagnatori.

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      Alla Festa dell’Unità ed anche alla Sagra del Cocomero di Stoccolma se vai al banco a ritirare un piatto che hai già pagato per servire un tuo parente in carrozzina non ti viene rifiutato pensando tu sia avido. Oppure la moglie dello sfortunato avventore avrebbe dovuto ad ogni portata rimarcare di essere la consorte del portatore di handicap? Spero tu stia scherzando!

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      Gianluca wrote:

      per concludere, non capisco perchè su questo sito ci sia l’abitudine di etichettare ma ancor peggio di giudicare la persona che esprime un parere diverso dal proprio. bisognerebbe rimanere sul tema della questione, e non mettesi a moralizzare su “gianluca”, senza aver capito il senso di ciò che ho scritto, tra l’altro.
      addirittura sara porro “persone come gianluca”. ma ci conosciamo per caso? non credo. che senso ha ciò che scrivi? nessuno.

      ——————————————————-

      Non ti conosco e giudico solo il tuo scritto: non mi piace.

    7. io vorrei gettare un poco d’acqua sui bollenti spiriti di tutti… e da persona che vive sulla sua pelle il problema (ho un meraviglioso bambino autistico di 9 anni che rende la mia vita movimentata e piana d’amore) e spezzare una lancia per Gianluca: la lancia vorrei spezzargliela addosso 😉 perchè dice delle cose condivisibili male, a favore perchè dice cose condivisibili…. Vedete quando lui dice “il disabile deve essere trattato come tutti gli altri, questo significa non discriminare.” dice una cosa giusta anche se detta molto male, mi spiego: è esattamente questo il punto nodale dell’integrazione, mettere il disabile in condizione di fare una vita il più possibile uguale a quella della cosidetta normalità, è chiaro che per far ciò bisogna abattere tutte le barriere: morali, architettoniche, fisiche, culturali ecc che si frappongono tra questa possibilità e la realtà. Quindi non servizi inutili e dispensati per spirito compassionevole, ma reali opportunità di integrazione. Credo che nessun disabile o famiglia, voglia privilegi ai quali volentiri rinuncerebbe per una vita più semplice, ma la possibilità di svolgere normalmente una quotidianità accettabile. Sembra poca cosa, ma credetemi è tantissimo, iniziamo ognuno di noi nel nostro piccolo a renderlo possibile… Per esempio chi non ha mai lasciato la macchina per poco tempo davanti ad uno scivolo disabili?
      ciao A

    8. per fortuna qualcuno ha capito il concetto 😉
      anche se non ho capito per quale motivo ho detto le cose “male”, ma non importa. l’importante è il concetto.

    9. Gianluca,
      anche a me la tua precisazione pare peggio del post originario… molto peggio.

      Discutiamo pure quanto vogliamo, ma liberi di non farci piacere quel che non ci piace proprio per lo spirito stesso della discussione.

    10. perchè le hai dette in maniera troppo tranchat e generica argomentando male… E perchè poco c’entra questo con urlare alla moglie di un disabile, signora non prenda da magnà due volte! Vedete quello che nella nota viene imputato a Picchi (e che non so se sia vero) va incasellato sotto una semplice frase: maleducazione! E anche vero che sarebbe bastato un timido è per mio marito per risolverlo :-)
      Ciao A

    11. non ti capisco.
      a parte che non credo abbia urlato, comunque quella è la risposta che probabilmente lui da a qualsiasi cliente, perchè è una regola del locale, fa parte del tipo di servizio venduto.
      la signora non girava certo con scritto in fronte “sono la moglie del disabile”.
      se poi come dici tu, la signora non ha neanche timidamente detto “è per mio marito” (come credo sia successo), allora direi che a questo punto Picchi non ha proprio nessunissima colpa, è stata solo una negligenza della signora.

    12. quale parti non capisci? Maleducazione o magnà? 😉
      ripeto non so se quanto detto sulla nota sia rispondente alla realtà (tra l’altro sull’attendibilità fi Feisbuk ho qualche dubbio come ho detto e il fatto che al momento la nota sia sparita non aiuta), ma se in una sala non si serve nessuno… beh non si serve nessuno disabili o non disabili, persino americani 😉 Non è questa la mia idea di servizio… Purtroppo nel nostro belpaese si scambiano spesso disservizi per stranezze e originalità. Ma intendiamoci è una posizione personale…
      Ciao A

    13. @tpt-pistocchi
      premessa: io non sto facendo precisazioni per “recuperare” un post precedente, per scriverne uno “migliore” o per piacere a qualcuno. sto semplicemende scrivendo ciò che penso.

      detto questo,
      tpt: l’ingresso negato era riferito a possibili barriere architettoniche o problemi strutturali, per cui l’ingresso non fosse possibile per un disabile. non mi pare sia stato questo il caso, per cui trovo coerenza tra l’annunciato “nessun problema per i disabili” e ciò che il locale offre.
      cosa c’entra il percorso con il piatto bollente sulle gambe? non hai ancora capito la situazione.
      il locale non fa servizi al tavolo, per nessuno. ma ha le condizioni strutturali per ospitare disabili, come comunicato.
      se un disabile va al supermercato, poi la cassiera cosa fa, gli porta la spesa a casa?
      e tutti i self-service allora? come la mettiamo?
      e se stava con 4 persone, per quale motivo ci dovrebbe essere stato questo tipo di problema?

      inoltre, festa dell’unità, quando dici “se vai al banco a ritirare un piatto che hai già pagato per servire un tuo parente in carrozzina non ti viene rifiutato pensando tu sia avido”. ma tu come fai a essere sicuro che il sig. Picchi ne fosse al corrente?
      poi scrivi “Oppure la moglie dello sfortunato avventore avrebbe dovuto ad ogni portata rimarcare di essere la consorte del portatore di handicap? Spero tu stia scherzando!” no non scherzo. e dovrebbe succedere esattamente così.
      perchè se il locale ha la regola che puoi prendere un piatto solo una volta, allora se lo chiedi due volte, devi specificare qual’è il motivo. mi sembra banale come dire che 2+2 = 4. lo capirebbe anche un bambino.
      ora se il motivo è stato specificato chiaramente, e se nonostante questo il sig. Picchi si sia rifiutato di servirlo, se e solo se questo è successo, allora bisogna accusare il sig. Picchi di inciviltà.
      ma questo non lo possiamo sapere, nè io nè te. possiamo fare delle ipotesi, per esempio secondo me al 99,9% non è andata così (mi sembrerebbe troppo e palesemente stupido come comportamento).
      prima di giudicare qualcuno, bisogna conoscere attentamente i fatti.
      la pressapochezza e la superficialità con cui stai analizzando la questione sono secondo me imbarazzanti.

      per concludere,
      quando dici “Non ti conosco e giudico solo il tuo scritto: non mi piace.”
      ok mi sta bene, non ti piace il mio scritto, per carità, ognuno nella vita ha le sue opinioni.
      se tu avessi scritto solo questo………peccato però che qualche riga sopra hai scritto “usando le mani, si intende …. quelle almeno ti funzionano.”, contraddicendoti completamente, offenendomi in senso generale e non in riferimento a quanto scritto.

      mi spiace, ma sei completamente fuori strada.
      prima di criticare qualcuno, cerca almeno di capire il senso di quello che ha scritto.
      di moralizzatori al mondo ce ne sono già troppi (purtroppo).

    14. Condivido tutto quello che ha scritto Gianluca e sinceramente non capisco i commenti sdegnati di chi dice che asserisce cose turpi.

      I casi sono due: o non si comprende più l’italiano o si parla un’altra lingua.

      Penso che l’analisi di Gianluca sia la più corretta possibile.

      Per una volta che si legge un commento un po’ più profondo e serio, che va oltre il pessimo articolo del Tomacelli, subito gli si va contro con il solito qualunquismo velato di finto buonismo e meno male che è intervenuto in favore di Gianluca anche Alessandro Bocchetti.

      Con questo non intendo affermare che il comportamento del Picchi sia stato esente da ogni critica oltre ogni ragionevole dubbio ma mi sento sicuro di scommettere una cena al cibreo che i fatti non si sono svolti esattamente così.

    15. grazie grabby. 😉
      mi fa piacere che nonostate tutto, ci sia chi riesce a capire un semplice concetto, senza nascondersi dietro a un buonismo ipocrita, che è più pericoloso di tutto il resto.
      mi fa piacere che anche chi vive il problema in prima persona (alessando bocchetti) mi abbia dato ragione.

      quindi a questo punto inviterei sara porro e compagnia bella a pensare un pò di più, prima di scrivere messaggi accusatori verso le altre persone.

      saluti

    16. Carissimi gianluca e gabbry,
      qui se c’è qualcuno che scrive senza leggere siete proprio voi due…

      Se in un attimo di refrigerio vi leggeste di cosa si parlava capireste anche che siete ben fuori tema, a volervi bene.

      La discussione ruota attorno al fatto specifico (per come è riportato) non a variabili astratte sul servizio dei ristoranti o a opinabili pensieri sui diritti dei disabili (gianluca parlando dei loro diritti hai fatto una gaffe strepitosa e forse faresti meglio a dar per buono che non ti abbiamo compreso, piuttosto che a parlare di buonismo).

      Un signore chiama e gli dicono che una certa cosa si può fare, poi non viene fatta. Punto. Di questo si parlava.

      Dove troviate buonismo lo sapete solo voi due.
      E su parole come “ipocrita” e similie varie vi dobbiamo concedere la possibilità che siano frutto del caldo… altrimenti sareste offensivi…

      Come vi hanno già detto… basta leggere.
      Prima di intervenire.

    17. non ho fatto nessuna gaffe e posso ripetere tranquillamente ciò che ho già scritto.
      ripeto, continui a non capire il concetto e a fare qualunquismo.

      ipocrita è riferito al buonismo con cui si sta trattando la questione, che non corrisponde secondo me alla realtà.
      non è riferito a nessuna persona, per cui non capisco come possa essere un’offesa, e verso chi.

      inoltre se anche alessando bocchetti in qualche modo mi ha dato ragione. da padre di disabile, forse ti dovresti accorgere che è a te che ti sta sfuggendo qualcosa del discorso.
      altro che frutto del caldo, mi sa che il caldo qui sta dando alla testa a qualcun’altro.

      saluti

    18. Errare è umano, ma perseverare…

      Tu sposti solo la discussione fuori tema. E se all’inizio poteva passare per un fraintendimento, adesso diventa sospetto.

      Il problema è propio il leggere, dato che continui pure a farti sponda dell’intervento di alessandro che se te lo rileggessi meglio capiresti che certamente non ti dava ragione (la lancia in testa era per te, se ti fosse sfuggito…) pur chiedendo di abbassare i toni avendo capito che ti eri solo espresso male.

      Se vuoi discutere dei diritti che hanno i disabili mi sa che sei nel 3ad sbagliato, qui si parlava d’altro…
      Non che siano discussioni meno importanti, ne discuterei volentieri, ma non era di questo che si parlava. E’ cosi difficile?

      Ingigantire la cosa, fuorviare la discussione, andare fuori tema spostando l’attenzione su qualcosa di diverso da ciò di cui si discuteva. Non mi sembra corretto.

      Non è certo una questione grave (certo magari lo è per gli interessati di ambo le parti), ma uccidere la discussione cosi è davvero poco simpatico.
      Poi fai te…

    19. fuori tema? io sto parlando esattamente dell’episodio del post.
      continuo a dire che non hai capito ciò che ho detto…..e secondo me neanche quello che ha scritto alessandro.
      ma evitiamo il pingpong dei commenti. quello che volevo dire l’ho già detto, se non sei d’accordo, non c’è bisogno di moralizzare.
      esprimi la tua opinione e amen.
      anche se va detto che è difficiele non essere d’accordo, senza aver capito cosa si dice. ma vabbè.

      saluti

    20. Commento moderato dallo staff di Dissapore

  6. Sull’integrità morale di FB nutro i miei dubbi dopo averlo conosciuto di persona ed essere rimasto mooooolto deluso dal suo comportamento nei miei confronti.

    1. Qui si entra nel personale… sicuri di voler continuare su questa strada?

  7. non so se sia difficile in Italia essere gastrofanatico per un disabile. ma da genitore so che per un disabile in italia la vita è un inferno!
    esco di casa e un simpatico frettoloso ha parcheggito la sua macchina sul marciapiede davanti il portone “scusi dottò solo n’attimo che faccio na commissione”. Poi si aspetta il pulman e non c’è il gradino al livello. Poi si arriva a scuola e si deve litigare per avere il diritto ad un’insegnante di sostegno riconosciuta da una legge dello stato, ma c’è la crisi e non ci stanno i solidi. Poi per fargli fare nuoto bisogna prendere un insegnante privato, perchè lo stato non si prende rischi. poi quelle luride 400€ di pensione, con cui non ci pago neanche la cooperativa di assistenza a scuola (statale) di mio figlio, le vogliono tagliare perchè sono un privilegio. Infine la sera quando arrivo a casa il parcheggio riservato nella civilissima e radical Monteverde Vecchio (roma) è sempre occupato, “e n’attimo, m’ero solo appoggiato”… Noi si continua a sorridere, tanto a casa magnamo carne di cazzamali, pasta Cavalieri e parmigiano delle vacche bianche, tuttosommato (talvolta) essere gastrofanatici è la cosa più semplice per un disabile! 😉

    1. Ps. la questione di Picchi credo che vada verificata, prima di fare da grancassa a accuse lanciate sul muro di FB! Lo dico da persona coinvolta, prima vediamo cosa ognuno di noi fa per una reale integrazione, poi (ma solo poi) preoccupiamoci degli altri e di censurare i comportamenti sbagliati…
      Ciao A

    2. Tengo a precisare che la persona che denunciato il fatto, ha firmato la nota con il proprio nome e cognome, assumendosi di fatto tutte le responsabilità del caso

    3. Permettimi Antonio, inutile precisazione. Invece sarebbe interessante sapere se, al di là della smentita che avete richiesto probabilmente per le vie burocratiche, tu o qualcuno di voi ha provato ha alzare il telefono e chiamare Fabio Picchi per sapere come la pensava (io, per esempio, l’ho chiamato e me lo hanno passato subito: era in cucina a lavorare)? Azione semplice e quasi dovuta direi vista la delicatezza dell’argomento, nel suo complesso.

    4. Abbiamo inviato una mail con l’invito a intervenire, dando all’eventuale smentita lo spazio che merita. Detto questo caro Fabio, sulla targhetta apposta fuori dal nostro ufficio, non c’è scritto “pubbliche relazioni per cuochi e ristoranti”.

      P.s.: non è una inutile precisazione. La persona esiste e non ho motivo di dubitare che abbia inventato tutto per danneggiare il Picchi.

    5. Nella targhetta fuori dai vostri uffici, Antonio, dovrebb esserci scritto almeno “giornalisti”. E se non sbaglio, dovrebbe esistere una deontologia precisa sul come riportare news e come comportarsi per verificare i fatti. Giusto?

    6. Abbiamo fatto tutto quello che c’era da fare, calcolando che i nostri tempi sono quelli di Internet e non dei giornali. Quale codice deontologico avremmo violato? Vuoi specificare meglio?

    7. Certo, Antonio. Premetto, per chiarire il mio ruolo, che io sono un Socio del Picchi, nel senso che ho la tessera dell’Associazione Circo-lo Teatro del Sale e, credendo negli scopi dell’Associazione, mi infervoro e dedico tempo a questo post in qualità di Socio/Cliente che ha sempre trovato nel teatro del Sale un posto incredibile per qualità dell’offerta enogastronomica/culturale a fronte del prezzo/costo da sostenere per fruirne. Detto questo, parto dallo scopo del tuo post che, letta la tua domanda finale, pone il quesito -- ai portatori di handicap mi immagino perchè solo loro possono rispondere con l’esperienza necessaria -- se è così difficile per un disabile essere gastro-ecc. Ora, sono conteno che Alessandro abbia dato il suo parere che di fatto è una risposta importante. Un tema del genere, Antonio ritengo sia un tema molto importante, a cui potrebbe essere dedicato un vero e proprio reportage indipendentemente dal mezzo internet o cartaceo. Il mio parere è che, anche dal punto di vista deontologico-giornalistico, l’argomento sia stato trattato molto male. Infatti il tuo scritto privilegia il secondo tema, quello trasversale (forse il più importante?) ovvero una sorta di “sputtanamento” dedicato al Picchi. Dico questo non solo per il fatto che non avete sentito l’interessato prima di scrivere, ma anche da come tu ti permetti di illustrare a noi lettori la sua figura: uno che “smazza” trippa e fagioli e si diverte a fare il lumacone stagionato con i turisti da spennare. Trovo questo approccio molto povero, denigrante nei confronti della persona, volontariamente usato per fare un poco male. E non mi piace. Invece il tema scottante della condizione dei disabili per una serena fruibilità della ristorazione, sempre a mio parere, meritava un altro stile. Poi, sia chiaro, qualsiasi cosa sia accaduta quella sera al Teatro del Sale, se ci sono state responsabilità da parte di Fabio e del suo staff sono assolutamente convinto che queste debbano essere in qualche modo riparate. E senza troppi giri di parole.

    8. Mi dispiace Signor Fassone ma la sua difesa del Sig.Picchi (che non conosco e che quindi non mi permetto di giudicare) suona alquanto sgradevole, molto di piu’ del mero servizio che qui ci ha proposto Antonio Tornacelli, cioè la cronaca di una serata che a giudizio personale di una cliente/socia è risultata a lei sgradita.

      Tornacelli pubblica la versione dei fatti cosi’ come raccontata dalla cliente.Versione della quale la cliente stessa è responsabile.

      Lo stesso Tornacelli, segnala attraverso una mail al Sig. Picchi, la pubblicazione dell’articolo, invitando quest’ultimo ad intervenire per raccontare la sua versione del medesimo fatto oppure addirittura per negare sia mai accaduto.

      Picchi non è ancora intervenuto ma ovviamente ha la possibilità di farlo.

      Un altro cliente socio, in questo caso Lei, Sig. Fassone che giornalista non è, si permette in queste pagine di stravolgere completamente lo scritto dell’autore.

      Difatti, non mi pare (e qui riporto le sue parole) che “Dico questo non solo per il fatto che non avete sentito l’interessato prima di scrivere, ma anche da come tu ti permetti di illustrare a noi lettori la sua figura: uno che “smazza” trippa e fagioli e si diverte a fare il lumacone stagionato con i turisti da spennare.”

      Questo si è assolutamente diffamatorio nei confronti di Tornacelli che sta facendo il suo mestiere esattamente come Picchi e come chiunque altro si guadagni la michetta.

      La invito pertanto a spiegarci dove (nell’articolo di Tornacelli) lei ha letto che Tornacelli giudica i clienti/turisti come polli da spennare.

      O forse sarebbe da parte Sua piu’ conveniente rileggere l’articolo e rendersi conto una buona volta che si parla di tappa obbligata della ristorazione fiorentina e non certo per polli.

      Provi a scusarsi. Sbagliare è umano dopotutto.

    9. Caro o cara TPT, intanto visto che chi scrive usa nome e cognome mi sarebbe gradito conoscere il suo, giusto per sapere a chi mi rivolgo. Pazienza. Le rispondo invece portandole un esempio concreto circa come, da lettore di DISSAPORE, vorrei fossero riportati i fatti e come, purtroppo, Antonio Tomacelli non fa bene il suo lavoro e stravolge la realtà, manipolando i lettori, sia nella prosa che nel concreto. Vada a leggersi i resoconti della persona coinvolta. Trova il link nel testo del post, link che rimanda a Facebook. Vede da qualche parte scritto “sedia a rotelle” o “disabile in sedia a rotelle”? No. E il Tomacelli, perchè riporta che colui che ha subito il torto era in sedia a rotelle? Vuole forse, abusando di un’immagine forte, fomentare “le folle” dei suoi lettori? Le sembra corretta informazione questa? Vede, io non sono giornalista, ha ragione. Ma ho fatto un paio di telefonate a persone che erano presenti alla serata le quali mi hanno confermato che NON c’era nessuno in SEDIA A ROTELLE. Si informi anche lei. Anzi, chiederei cortesemente a Tomacelli di darci il suo parere sull’argomento. Poi ribadisco che se Picchi o chi per lui hanno commesso errori comportamentali e/o disattenzioni nei confronti di persone abili o diversamente abili, hanno sbagliato ed è giusto che ne rispondano come ritengono opportuno fare. Però cerchiamo di essere concreti e professionali. Ah, ultima cosa: al Cibreo credo che sia da circa 25 anni che non è presente in carta la “fiorentina”. Giusto per dire.

    10. Mi paleso senza alcun timore: mi chiamo Tania Bastoni.

      Riguardo il disabile non trovo oggettivamente molta differenza tra una persona in carrozzina ed una che deambula a fatica (magari grazie ad un bastone oppure a delle stampelle).

      E’ stata chiesta una cortesia che a mio avviso poteva essere concessa, visto il problema oggettivo del cliente.

    11. no no no Tania. Non rivoltiamo le frittate :-) Parlare di “costretto in sedia a rotelle” è una strumentalizzazione bella e buona, dal punto di vista dell’informazione e della correttezza nei confronti dei lettori che devono farsi un’idea. Tu questo mi chiedevi e su questo dovresti trovarti d’accordo. Io sono d’accordo con te, invece, che quando si chiede una cortesia bisogna far di tutto per esaudirla. Viste anche le condizioni del cliente. Almeno io, sto parlando di altro.

    12. Posso concordare che l’immagine di un disabile in sedia a rotelle possa di primo acchito apparire piu’ forte di quella di un disabile che riesce a muoversi autonomamente a fatica.

      Che poi Tornacelli abbia descritto il cliente come in carrozzina per fomentare i lettori non sono in grado di dirlo, oggettivamente. Sarebbe bene chiarisse lui stesso, su questo concordo.

      Personalmente trovo ugualmente difficoltoso portare un piatto al tavolo sia in una che nell’altra situazione.

      Quel che oggettivamente mi spiace (sempre siano andate cosi’ le cose) è che la cortesia sia stata chiesta piu’ volte e che la moglie del cliente sia anche stata ripresa in pubblico quando il suo intento era quello di permettere a suo marito di cenare come tutti gli altri clienti.

      Serata rovinata. Spiace … spiace soprattutto perchè visto si è trovato il tempo per servire al tavolo l’amica giornalista americana (mica pizza e fichi, eh?) sarebbe stato piu’ educato e professionale (oltre che cortese) occuparsi di chi aveva problemi nel cenare suo malgrado.

      Peccato infine che Picchi non trovi opportuno ribattere su queste pagine.

    13. Tania… il Picchi c’ha da lavorà…mica come noi che è tutto il giorno che stiamo inchiodati qui a trastullarci. Ma scusa Tania, anche tu…dai… ma dove lo hai letto, ma chi te l’ha detto (ecc. ecc. ecc.) che la moglie del cliente “è stata ripresa in pubblico”? Ma sei mai stata al teatro del Sale?

    14. Fabio, ‘scolta …. l’ho premesso nel mio primo post: nein, mai stata al Teatro del Sale.

      Dove ho letto che la moglie è stata ripresa? L’ho letto nel post della figlia su Facebook. Quando la signora ha preso tentato di servirsi di due piatti (uno per lei ed uno per il marito) la prima volta le è stato negato mentre la seconda è stata ripresa da Picchi in persona.

      Infine il Sig. Picchi ha detto in sala a tutti i presenti che serve ai tavoli chi gli va a genio: evidentemente la giornalista a stelle e strisce gli garba assai.

      Vero potrebbe essere tutta una bufala inventata dall’autrice del post su Facebook, che si firma con nome e cognome e quindi è a rischio di querela da parte della parte diffamata, cioè il Sig. Picchi, nel caso.

      Altrettanto vero che altri clienti presenti in sala quella sera ricordano il particolare del disabile, cosa che mi porta a pensare sia effettivamente avvenuto qualcosa di anomalo.

      Infine quando tu telefoni ad un locale per prenotare, cosi’ come accade per una vacanza, l’imprenditore capace chiarisce se il cliente disabile deve essere necessariamente accompagnato da un amico o parente oppure se puo’ essere in grado di fruire del servizio in modo autonomo. Se è il caso chiede anche la specifica circa la disabilità di cui soffre il prenotante, cosi’ da poter accettare o rifiutare la prenotazione nel caso non sia in grado di offrire un servizio adeguato.

      In questo caso (a meno di intervento del Sig. Picchi oppure appunto di una querela di parte), dallo scritto della cliente scontenta si evince che non solo si è negato il piatto al tavolo (non certo per impedimento visto altre persone hanno goduto di questo trattamento) ma è stata preclusa la possibilità si facessero carico del problema i famigliari del malcapitato.

      Che poi Picchi abbia da lavorare non puo’ giustificare nulla: se hai una sola testa e ti occupi della cucina deve essere tua cura assumere personale in grado di fare le tue veci in sala o dovunque possa presentarsi un problema.

      La responsabilità è evidente è comunque del titolare.

    15. scusa Alessandro, qui non c’è il tool “mi piace”. Volevo dirti che: mi piace!

  8. Se e’ vero che ha detto questo: ”la prossima volta che qualcuno di voi si lamenta perché mi permetto di servire dei miei amici mi metto ad urlare, la signora che ho servito è una mia cara amica GIORNALISTA americana” la stessa sera che e’ stato rifiutato il servizio al disabile, beh questa risulta una circostanza un po’ antipatica.

    Anche per l’amica, se il Picchi e’ uno così verace penso abbia amici che preferiscono sia servito un disabile al posto loro.

  9. Premetto che frequento il Teatro, mi piace l’idea del locale e non ho mai avuto problemi di nessun tipo

    Scrivo dunque in quanto frequentatore del Teatro, ma SOPRATTUTTO perchè quella sera ero seduto accanto al ‘disabile’.

    NESSUNO è entrato al teatro del sale quella sera seduto su una sedia a rotelle.
    NESSUNO ha maltratto un invalido. Quello che ho visto è che una persona con problemi di movimento seduta al tavolo accanto al mio non ha ricevuto il trattamento che si aspettava, e ‘purtroppo’ non ha potuto mangiare qualcuna delle pietanze servite quella sera.

    In più suggerisco al BLOGGER di evitare espressioni quali ‘maltrattare un invalido’, che oltre ad essere FUORILUOGO nel caso specifico, mi sembra solo un titolone da strillare al vento, creato ad arte per sollevare polveroni.

    A tutti è successo di avere problemi in un ristorante. Qui invece è stata usata una disavventura di una persona con ‘problemi di movimento’ come pretesto per ATTACCARE un ristoratore e i suoi collaboratori.

    ps: ma andate al mcdonald!!!!!!!!

    1. Dunque si è disabili solo se si siede su una sedia a rotelle?

      Più che da Mc Donald sembra da Donald Duck…

    2. certo che no, Claudio! Usa la tua intelligenza e cerca di capire. Ma mica sarai anche tu interessato a dare legnate al Picchi eh? E poi, permettimi una cosa: tra un disabile deambulante e un handicappato in sedia a rotelle la differenza è proprio tanta. Ma tantissima. E te lo dice uno che ha fatto 2 anni di servizio civile dedicandomi a entrambe le categorie. E incazzandomi molto anche quando vedevo gente con qualche punto di invalidità che pretendeva di avere gli stessi servizi dei miei ragazzi inchiodati per sempre. Al mondo non siamo tutti uguali, sia chiaro.

    3. Fabio, ti ho risposto più sopra.

      A me l’etichetta “disabile” non fa troppa impressione… ma non riesco a non pensare a un signore anziano che si sente in imbarazzo per un suo deficit motorio e che proprio per questo chiede in anticipo se è possibile una certa cosa.

      A meno che non si contesti in toto la storia, dagli antefatti ai fatti e al seguito, qualcosa che non ha funzionato sembra esserci stato…
      Io rimango convinto che si poteva risolvere tutto con un gesto più signorile.

      Ovvio che non sta a me decidere e rispetto ambedue le posizioni.

      Se sono convinti ambedue di esser nel giusto, si vedranno in tribunale.
      Ma piuttosto che ingrassare avvocati (senza offesa, ne ho di ottimi e amici) e ingolfare le aule di giustizia si poteva fare diversamente?

    4. Claudio, da “disabile costretto in sedia a rotelle” siamo passati a “anziano signore ecc ecc”. Facciamo a capirci. Io sostengo semplicemente che il post di Tomacelli è scorretto, è una strumentalizzazione volutamente messa in atto per denigrare una persona “a mezzo stampa”. E questo mi fa girare le palle, specialmente se dopo aver fatto un minimo di approfondimenti mi rendo conto che le cose non sono come Tomacelli riporta, romanzando e mettendoci del suo. Perchè ha impostato così la cosa? Non lo so ma a questo punto non mi fido più di quello che dice, anzi non ci credo più, ri-anzi la redazione di DISSAPORE dovrebbe farci una riflessione pure lei. Poi sono d’accordo con tutti che, se ci sono stati comportamenti brutali, questi vanno puniti. Per quanto riguarda i tuoi avvocati (ma perchè me li proponi?) sono certo che anche tu sai bene -- essendo di quelle parti -- che anche Fabio ne ha di ottimi. Li userà a suo insidacabile giudizio, e me ne frega pure poco sinceramente.

    5. Fabio, hai capito male…
      ho detto “ingrassare gli avvocati” ma ho voluto precisare che non avevo nulla contro la categoria poichè ho molti amici avvocati (che non significa mica che ti faccio causa ;-))
      altrimenti non se ne esce più…

      Circa il post non so che dirti… io ho letto quello che la ragazza ha pubblicato su facebook e ti assicuro che non mi sembra mica tanto “meno peggio” di questo post, nei confronti del Picchi.

    6. PS
      io lo sapevo già per averlo letto sul post su facebook che il signore non era in sedia a rotelle ma che aveva difficoltà motorie. Come che per le prime due portate si era comunque servito da solo per l’entusiasmo, ma che poi non ce l’ha fatta più e li sono iniziati i fraintendimenti…

    7. ehhhhh si Claudio, tutti bravi a parlare “bla bla bla”, siamo; (però tu sei un mito assoluto per le tue torte, sono tuo fan da secoli oramai!)
      Un conto è quello che si scrive su FB; un conto è quello che si scrive qui, è diverso, molto.
      Ultima cosa, poi sono arrivato in stazione e me ne vado a casa. Tomacelli dice “…,pare, continuerà in tribunale”, e tu invece insisti su “querele”, “era meglio non querelare e risolvere diversamente”, avvocati di qua e avvocati di la. Ti risulta che Picchi abbia querelato o che l’anziano signore abbia querelato? Vedi, anche tu sei schiavo della cattiva informazione e come un “simpatico virus al cacao” provvedi alla diffusione.
      Rigore, Claudio, come nelle tue fantastiche ricette. Ci vuole rigore specialmente quando si ha il potere di informare. E il post di Tomacelli non è altro che lo specchio del poco rigore che vige in questo Paese, specialmente nel settore dell’informazione. Sei d’accordo?

    8. Urgerebbe un intervento di Tornacelli ….

      Intanto, visto che il treno è arrivato: buona serata!

    9. Temo Fassone che sia tu lo specchio del poco rigore, visto che sei partito in quarta con il “santino” del Picchi senza neanche aver letto la lettera su Facebook.

      Tra me che ho usato 30 condizionali (nonostante una lettera firmata con nome e cognome), ho scritto al Picchi e ho verificato che la persona esistesse e te che hai difeso senza documentarti il Picchi, la differenza è evidente e sta tutta nel termine “difesa della casta”

    10. Fabio, lascio a Tomacelli (che non conosco) l’onere/onore di difendersi da solo, mi sembra abbia appena puntualizzato qualcosa.

      Di querele ho detto avendo letto qui che sembra continueranno in Tribunale (e per cose del genere ci si arriva solo su querela di parte).

      Non entro nel merito se Dissapore abbia più o meno peso di facebook, ma se la ragazza (GC) è la persona che sembra essere non ho motivo di dargli meno credito che ad altri. Poi se è solo un complotto allora è ben ordito…

      Io continuo a credere (e sperare) che possano risolvere i loro “dissapori” con una cena offerta a riparazione. Ma cosi scrivendo mi sarei già schierato per una parte e invece non è mia intenzione.

      Ben arrivato a casa, che con Trenitalia è già un bel traguardo!
      E buon fine settimana.

    11. ma che complotto Claudio, ma che tiri in ballo? Non credo proprio che ci siano complotti di mezzo, da parte proprio di nessuno. Qui c’è una cliente che si sente maltrattata, un ristoratore che probabilmente ha la sua versione dei fatti e che per ora nessuno, dico nessuno ha interpellato (si si, la mail…ok), Tomacelli che riporta, romanza, non si informa, parla di casta e fa i giochin con me: “prima tu e poi io”. Ma a te, pasticcere felice, non ti viene da piangere? :-)

    1. Prima di prendere una cantonata il buon Tomacelli, esamina tutto con tanta furbizia,; non si lascia mai scoperto e gioca sempre sul filo del furigioco…non glie la si fà!!

    2. Un po’ come i salumi Levoni di Sante Levoni detto da chi ha fra i brand i salumi Negroni… Chi ha orecchie per intendere…