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Chiari segnali che Già di Fontanafredda non è un lancio da Oscar

Le ragioni di tanti casi di successo mi sono delittuosamente sconosciute. Tra questi: Benedetta Parodi, l’aperitivo tutto un po’ (cit.), La prova del cuoco e ogni brunch del mondo, più ovviamente: Già. Per coloro che hanno vissuto gli ultimi giorni su Marte, Già è il vino “nuovo” delle Cantine Fontanafredda, uno degli ennemila travestimenti commerciali del milionario Oscar Farinetti, possessore anche della catena di mercati per gourmet Eataly. Comunque: tranquilli. Non è obbligatorio sapere di cosa stiamo parlando, a riassumere vizi (tanti) e virtù (pochine) del lancio di Già ci pensa il vostro Dissapore, iniziando dalla pagina pubblicitaria intercettata il 3 dicembre scorso su un noto settimanale.

Viviamo nell’era di Internet e Farinetti, noto per il proverbiale fiuto pubblicitario, dovrebbe sapere che il solo marketing ad avere senso è quello della verità. Inutile raccontar palle: il vino “nuovo”, il vino “fresco”, il vino “che avete sempre desiderato”, su quella pagina bisognava scrivere quel che è:

Oltre alle paginate su quotidiani e settimanali, l’arrivo di Già è stato annunciato in televisione. Nei principali network italiani si è visto questo spot.

1) Sostituite i campi di grano con i vigneti, e gli scorci senesi con il paesaggio di Langa, non vi sembra di rivedere la messinscena del Mulino Bianco? Ora cambiate le svenevoli melodie dell’epoca con il simil-folk di Gianmaria Testa, autore delle musiche, ecco che il tasso di mulinismo dello spot esplode. Ciò detto, davanti all’efficacia degli spot Mulino Bianco ci leviamo il cappello, ma erano gli anni ’80, farsi venire delle idee nuove non è peccato, coraggio!

2) Sentendo parlare il dialetto piemontese più che al vino del nonno ho pensato all’espressione divertita che mettono su i langaroli quando scherzano sul “Regno di Alba”. Quando cioè fanno un po’ i superiori perché loro son di lì, un posto meraviglioso per carità. Però, io che di quel mondo non faccio parte mi son sentito escluso, non voglio dire discriminato.

3) Un punto di vista più tecnico. Non è che l’idea di rilanciare il “vinot”, cioè il vino piccolo che i piemontesi facevano a Natale con vinacce acqua e zucchero sia proprio un colpo di genio. Era alcol che i padroni lasciavano ai mezzadri, nient’altro che acqua sporca e calorie.

5) Vino Dealcolizzato: espressione cui è bene far l’abitudine in questa orgia di perbenismo salutista. Già è un blend (miscela) di uve barbera, dolcetto e nebbiolo con gradazione alcolica di 14° circa che magicamente scendono a 11°. No, niente bacchette, ma iper teconologici filtri molecolari. Niente male per il vino del nonno.

6) Ci si è messa pure la confusione tra “Rosso” e “Langhe Doc”. Per legge, tutti i vini devono segnalare la denominazione in etichetta. In ordine di importanza le possibilità sono: Doc, Igt o semplice Vino da tavola. Nel sito di Fontanafredda Già viene presentato come “Rosso”, insomma: un qualunque Igt. Ma la denomizione delle bottiglie vendute al dettaglio è “Langhe DOC”. Che strano, eppure nel sito è presentato come Rosso. Anzi, era. Perché come vedete qui sotto c’è stato un rapido cambio di etichette.

7) D’accordo, l’anti-Novello è venduto nella bottiglia da litro e non da 750cl. Ma 10 euro per il vinello Fontanafredda sono tanti. Allo stesso prezzo (anche meno) di bottiglie più invitanti e comunque più tipiche se ne trovano molte.

Anche in considerazione del fatto che il lancio di Già non dev’essere costato poco, chissà se Mr. Eataly potendo, lo rifarebbe così come è stato. Noi non proprio, non so voi.

Prisca Sacchetti

commenti (46)

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  1. Sarà che sono in Piemonte e vedo le cose attraverso un bekgraund diverso…ma quando ho visto la pubblicità di questo vino la scorsa settimana ho pensato: ecco un’altra ideona di quel furbacchione di Farinetti!

    Non mi sono soffermata ad analizzare i motivi per cui ho avuto questa impressione, ora ci penso un po’ su e se mi viene in mente qualcosa lo scrivo.

    Nel frattempo, una domanda – dato che io nonostante abbia visitato cantine e musei ho sempre le idee un po’ confuse sui vini: ma scusate una volta pigiata l’uva il vino anche se non deve invecchiare a lungo mica si mette subito in bottiglia, no?

    1. Se la domanda è riferita al punto 4) dell’intervento di Tomacelli, la risposta “no” è ovvia. Come in tanti altri casi, ben inteso, i mosti non toccano legno perché fermentano in acciaio; prima dell’imbottigliamento, naturalmente.

      Circa la vinificazione e l’affinamento (si fa per dire…) trovi comunque la scheda tecnica di Già qui:
      http://www.giavino.it/images/GIA.pdf

      P.S.: visite a cantine e musei a parte, Gumbo, non sarai mica completamente astemia pure tu, vero?

    2. Nooo, astemia io, GIAmmai!!!
      Per la cronaca questo vino non mi pare il mio genere perché io non sono molto da pnovelli, rossi leggeri e vinelli di sorta. 😛

      Però conosco un sacco di gente, che invece adora proprio quelli – più leggeri, meno alcolici, non impegnativi.
      Preferibilmente genuini come quelli dei contadini di una volta che sicuramente non avevano asettici contenitori d’acciaio.

      Personalmente credo anche che mediamente i contadini facessero delle ciofeche di vini; però vuoi mettere il fascino dei tini e delle botti, gli artigiani, la luna, il corteo che porta il Vino da Barolo al re, le barche che trasportano il porto lungo il fiume, le piccole cantine muffose e l’atmosfera un po’ misteriosa degli antichi monasteri. Eh? Non c’entrano nulla?

      Ma da quando in qua in uno spot è importante essere realistici invece di evocare immagini ed emozioni?

    3. Qualcosa mi dice che i contadini di una volta non avevano neanche i filtri molecolari per dealcolizzare il vino… anzi, poiché il vinot era in primis alimento, nessuno si sarebbe mai sognato di fare una cosa simile, alcool = calorie necessarie per portare a termine una giornata di duro lavoro.

    4. Non credo che il target di questo vino siano i contadini. Credo sia un pubblico piuttosto urbano che idealizza le tradizioni del passato (di cui ha tendenzialmente un’idea vaga) e assume gia fin troppe calorie di suo. Mediamente ha un’idea vaga anche di come si produce qulunque cosa che mangia o beve quindi della dealcolizzazione molecolare non sa nanche cosa sia (del resto nemmeno io)
      Ma sicuramente come tutti noi, è ispirato a comprare qualcosa soprattutto per quel non so che che trasmette la pubblicità.

      Cosa significa quel link? Che quando compri i biscotti di un certo marchio se al mattino non ti svegli con animo soave e senza un filo di occhiaie, tutta la famiglia sorride sta seduta a tavola un’ora mentre splende il sole la pubblicità è una truffa?
      Ogni volta che bevi un certo liquore in un locale spunta una strafiga o un figone secondo preferenze e ti lancia occhiate seducenti?
      Con un paio di scarpe sportive diventi capace quasi di volare? Con una certa auto puoi sparare al massimo volume gli Hives, agganciarti a un ponte e fare come la giostra della nave al luna park?
      All’interno dell’impianto di condizionamento ci sono dei tizi che masticano chewing gum? 😀

    5. Il link significa che c’è una linea oltrepassata la quale la pubblicità diventa ingannevole e in quanto tale viene sanzionata dall’Antitrust.

      Anche se immagino che l’ufficio legale di Fontanafredda abbia ben soppesato ogni elemento prima di uscire con lo spot.

  2. Mah, non capisco il senso dell’articolo. Che mai avrà fatto di male Farinelli a Tomacelli?

    1. Eddai, è un’argomento che tira, 50 commenti di la, 100+100 da un’altra parte, poteva mancare anche qui? va bene, ve bene

    2. di la dove?
      e dove da un altra parte?

      grazie

    3. mah, mi sembrano questioni di lana caprina, polemiche fatte solo per il gusto di farle

  3. Spot bellissimo, anche con le botti in legno, anche se farà incazzare altri vignaioli, anche se 7.50 euro a bottiglia (classica)sono tanti.

  4. invece è propro carino e poi è troppo presto per dare un giudizio.

    il dialetto è attuale 😉 i sottotitoli pure, il nonnino felice è una rarità.

    e poi sulla home page del sito c’è il timer che fa scorrere il tempo… se ci pensi è sottile come messaggio.
    dovrebbero far girare anche il video del backstage

    http://www.youtube.com/user/occasioni00

  5. Sembra costoso in effetti, lo spot e la pubblicità cartacea invitano a pensare ad un vino popolare. Intendiamoci magari li vale tutti quei 10 euro.

  6. Vuoi dire che vedere per un secondo un tizio davanti a una botte in legno mentre un simpatico tenero anziano signore racconta in piemontese del vino leggero che beveva una volta sarebbe una pubblicitá ingannevole?

    Il vino pubblicizzato è sicuramente fatto d’uva, l’uva proviene da quelle zone li, è pronto prima dicembre, è leggero e prende spunto dai vini di cui parla il signor Marino.

    Se questo è ingannevole non esiste quasi nessuna pubblicità di cibi in tv che ricordo che non lo sia!

    Per me l’unico problema di questo vino è che mi sembra un po’ caro per il target che immagino come suo, ma posso sbagliarmi…si vedrà.

    1. p.s la risposta era per Fabio Cagnetti, ma ho cliccato il punto sbagliato ed è apparso qui…

  7. si effettivamente anche io concordo con alcuni commenti, non ci trovo nulla per cui non valga la pena provarlo questo vino o che non debba aver successo, certo quei soldi se li dovra’ meritare ma credo che il test sia il pubblico, il prezzo poi, come in borsa, sconta tutto, vedremo. Per il resto, credo che l’autore dell’articolo ne abbia fatto solo una questione personale, nella quale non voglio entrarci perche’ non mi interessa nemmeno.

  8. …e poi che c’entra il fatto di dire “per 10 euro o meno esiste vino migliore”??, perche’ qualcuno ti ha mai criticato dicendoti che esistono posti dove mangi molto meglio e abbondande e dove spendi 1/5 di quello che spenderesti in unno di quei posti dove cucinano i “guru” della cucina italiana?

  9. Scrivo per ringraziare tutti coloro che nei commenti difendono GIA’. Grazie.
    GIA’ è un progetto molto importante per Fontanafredda. E’ un vino nuovo con profonde radici nel passato e nella tradizione. Quindi è normale che possa non piacere (il progetto, non GIA’ il vino che sembra piaccia molto ed in particolare a chi si intende di vino) ai neofobi, a chi non vede l’ora di criticare. Perché criticare il nuovo è semplice, a volte efficace. Ma questa è una storia lunga, è la storia dell’umanità. Meno male che chi ha fatto il nuovo, in questi millenni, ha prevalso sugli specialisti della critica altrimenti saremmo tutti bei felici all’età della pietra a criticarci l’un altro.
    Giusto il commento di chi ha scritto “che avrà fatto Farinelli a Tomacelli?” che fa anche rima.
    Non so che le ho fatto caro Tomacelli, ma di sicuro qualcosa le avrò fatto per meritare tanto accanimento. Le chiederei volentieri scusa se riuscissi ad individuare la mia colpa. Evidentemente lei fa parte di quella categoria sempre più numerosa di persone che usano utilizzare un linguaggio estremo, a volta anche offensivo e di attacco, per affrontare i temi, a prescindere. Questo stile dalla politica è sceso via via gradualmente in tutti i campi e ciò non è un bene , ma è un male, un male per tutti. GIA’ è stato un successo al di sopra delle mie più rosee aspettative. Soltanto il primo giorno di uscita mercoledì 8 dicembre se ne sono vendute circa 100mila bottiglie al pubblico (il 50% della produzione) e sono GIA’ partiti i riacquisti. E sa perché? Perché GIA’ piace, lo spot piace. GIA’ è un vino vero, fatto con le migliori uve Dolcetto, Barbera e Nebbiolo di Langa a nostra disposizione. Vinificate in maniera tradizionale, ne è uscito un vino importante di circa 13 gradi. E poi è stato dealcoolizzato a 11 gradi con un metodo di assoluta pulizia che non implica in nessuna fase l’utilizzo della chimica. La invito quando vuole a vedere di persona questo metodo nella nostra cantina. Anche perché presumo che in breve tempo, vista la richiesta sempre più ampia di vini a bassa gradazione alcolica, mentre le stagioni sempre più calde ci danno vini sempre più alcoolici, questa tecnica sarà usata da molti. Ma presumo anche che sia GIA’ stata usata da molti prima di noi magari con macchinari meno naturali e magari senza dichiararlo come invece sinceramente noi abbiamo fatto.
    Non mi resta che invitare chi ci legge a provarlo, GIA’. E dopo ne parliamo. Vi invito anche a pensare che 10 euro per un litro non è caro. E’ lo stesso prezzo della cocacola o di una birra base bevute in un bar.
    Scommetto che vi piacerà moltissimo. Dentro vi sentirete la freschezza del vino appena fatto, il profumo delle cantine quando vinificano a settembre. Ne sono ormai talmente sicuro che la scommessa la faccio sul serio, dichiarandomi pronto a sostituire GIA’ con una bottiglia di Barolo a chi verrà a trovarmi a Fontanafredda dopo che non gli è piaciuto.

    Oscar Farinetti, ma va bene anche Farinelli

    1. chiedo scusa per il refuso sul cognome, per il resto bella la sua risposta.

    2. Oscar, rispondo alle sue osservazioni iniziando da quel “Che avrà fatto Farinetti a Tomacelli (Dissapore)?”
      Nulla, sig. Farinetti e la prova sta in tutti i post che nel tempo le abbiamo dedicato, alcuni favorevoli e altri no: trattasi insomma di normale esercizio del diritto di critica. Certe cose di Oscar ci piacciono (alcune molto), altre meno ma lamentarsene in questo modo mi sembra fuori luogo.

      Non nascondiamoci dietro il piagnisteo: il lancio di Già ha tuttora diversi punti da chiarire e lei stesso lo ha ammesso nella replica a Ziliani. Che il vino sarebbe stato un best-seller non l’ho mai dubitato ma, attenzione: anche Gigi D’Alessio vende un mucchio di dischi.

      Quanto alla prova d’assaggio, la trova sull’altro sito del Network, Intravino.com, dove spieghiamo anche il perchè e il percome Già non ci sia piaciuto.
      Pensi, Oscar, siamo stati gli unici ad attendere che il Già uscisse in commercio per poterlo assaggiare e qualcuno ha preso questo ritardo come un atto di omertà nei suoi confronti. La nostra, invece, era solo prudenza e rispetto per un progetto che, lo capiamo benissimo, è costato tempo e fatica, ma se qualcosa non ha funzionato nel lancio è nostro diritto puntualizzarlo.

      Termino con un appunto e la cito:
      “Questo stile dalla politica è sceso via via gradualmente in tutti i campi e ciò non è un bene, ma è un male, un male per tutti.”
      Bella frase, Oscar, che potrei ribaltare a suo sfavore: uno dei tratti caratteristici di questo governo e di questa politica, infatti, è il rifiuto assoluto del contraddittorio e la scarsa sopportazione di ogni critica.

      Non si allinei anche lei a questo modo di fare becero e non commetta l’errore di incasellarci nello scaffale dedicato ai “cattivi di destra” solo perchè ci siamo permessi di criticarla, altrimenti sarò costretto a mostrare in pubblico le foto di mio nonno seduto accanto a Gramsci.

      Si chiamava Antonio Tomacelli e si iscrisse al partito nel 1922. Cinque minuti prima che Mussolini si affacciasse al balcone, praticamente. 🙂