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Chiari segnali che Già di Fontanafredda non è un lancio da Oscar

Le ragioni di tanti casi di successo mi sono delittuosamente sconosciute. Tra questi: Benedetta Parodi, l’aperitivo tutto un po’ (cit.), La prova del cuoco e ogni brunch del mondo, più ovviamente: Già. Per coloro che hanno vissuto gli ultimi giorni su Marte, Già è il vino “nuovo” delle Cantine Fontanafredda, uno degli ennemila travestimenti commerciali del milionario Oscar Farinetti, possessore anche della catena di mercati per gourmet Eataly. Comunque: tranquilli. Non è obbligatorio sapere di cosa stiamo parlando, a riassumere vizi (tanti) e virtù (pochine) del lancio di Già ci pensa il vostro Dissapore, iniziando dalla pagina pubblicitaria intercettata il 3 dicembre scorso su un noto settimanale.

Viviamo nell’era di Internet e Farinetti, noto per il proverbiale fiuto pubblicitario, dovrebbe sapere che il solo marketing ad avere senso è quello della verità. Inutile raccontar palle: il vino “nuovo”, il vino “fresco”, il vino “che avete sempre desiderato”, su quella pagina bisognava scrivere quel che è:

Oltre alle paginate su quotidiani e settimanali, l’arrivo di Già è stato annunciato in televisione. Nei principali network italiani si è visto questo spot.

1) Sostituite i campi di grano con i vigneti, e gli scorci senesi con il paesaggio di Langa, non vi sembra di rivedere la messinscena del Mulino Bianco? Ora cambiate le svenevoli melodie dell’epoca con il simil-folk di Gianmaria Testa, autore delle musiche, ecco che il tasso di mulinismo dello spot esplode. Ciò detto, davanti all’efficacia degli spot Mulino Bianco ci leviamo il cappello, ma erano gli anni ’80, farsi venire delle idee nuove non è peccato, coraggio!

2) Sentendo parlare il dialetto piemontese più che al vino del nonno ho pensato all’espressione divertita che mettono su i langaroli quando scherzano sul “Regno di Alba”. Quando cioè fanno un po’ i superiori perché loro son di lì, un posto meraviglioso per carità. Però, io che di quel mondo non faccio parte mi son sentito escluso, non voglio dire discriminato.

3) Un punto di vista più tecnico. Non è che l’idea di rilanciare il “vinot”, cioè il vino piccolo che i piemontesi facevano a Natale con vinacce acqua e zucchero sia proprio un colpo di genio. Era alcol che i padroni lasciavano ai mezzadri, nient’altro che acqua sporca e calorie.

4) Delle due una: o questi pubblicitari non conoscono il vino o sono completamente astemi. Mentre nello spot si parla di vino nuovo, con due mesi di vita, le immagini indugiano sulle possenti botti di legno dove il vino invecchia. Di solito, ma non in questo caso, visto che alla botti di legno, Già non è nemmeno passato vicino.

5) Vino Dealcolizzato: espressione cui è bene far l’abitudine in questa orgia di perbenismo salutista. Già è un blend (miscela) di uve barbera, dolcetto e nebbiolo con gradazione alcolica di 14° circa che magicamente scendono a 11°. No, niente bacchette, ma iper teconologici filtri molecolari. Niente male per il vino del nonno.

6) Ci si è messa pure la confusione tra “Rosso” e “Langhe Doc”. Per legge, tutti i vini devono segnalare la denominazione in etichetta. In ordine di importanza le possibilità sono: Doc, Igt o semplice Vino da tavola. Nel sito di Fontanafredda Già viene presentato come “Rosso”, insomma: un qualunque Igt. Ma la denomizione delle bottiglie vendute al dettaglio è “Langhe DOC”. Che strano, eppure nel sito è presentato come Rosso. Anzi, era. Perché come vedete qui sotto c’è stato un rapido cambio di etichette.

7) D’accordo, l’anti-Novello è venduto nella bottiglia da litro e non da 750cl. Ma 10 euro per il vinello Fontanafredda sono tanti. Allo stesso prezzo (anche meno) di bottiglie più invitanti e comunque più tipiche se ne trovano molte.

Anche in considerazione del fatto che il lancio di Già non dev’essere costato poco, chissà se Mr. Eataly potendo, lo rifarebbe così come è stato. Noi non proprio, non so voi.

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46 commenti a Chiari segnali che Già di Fontanafredda non è un lancio da Oscar

  1. Sarà che sono in Piemonte e vedo le cose attraverso un bekgraund diverso…ma quando ho visto la pubblicità di questo vino la scorsa settimana ho pensato: ecco un’altra ideona di quel furbacchione di Farinetti!

    Non mi sono soffermata ad analizzare i motivi per cui ho avuto questa impressione, ora ci penso un po’ su e se mi viene in mente qualcosa lo scrivo.

    Nel frattempo, una domanda -- dato che io nonostante abbia visitato cantine e musei ho sempre le idee un po’ confuse sui vini: ma scusate una volta pigiata l’uva il vino anche se non deve invecchiare a lungo mica si mette subito in bottiglia, no?

    • Se la domanda è riferita al punto 4) dell’intervento di Tomacelli, la risposta “no” è ovvia. Come in tanti altri casi, ben inteso, i mosti non toccano legno perché fermentano in acciaio; prima dell’imbottigliamento, naturalmente.

      Circa la vinificazione e l’affinamento (si fa per dire…) trovi comunque la scheda tecnica di Già qui:
      http://www.giavino.it/images/GIA.pdf

      P.S.: visite a cantine e musei a parte, Gumbo, non sarai mica completamente astemia pure tu, vero?

      • Nooo, astemia io, GIAmmai!!!
        Per la cronaca questo vino non mi pare il mio genere perché io non sono molto da pnovelli, rossi leggeri e vinelli di sorta. :-P

        Però conosco un sacco di gente, che invece adora proprio quelli -- più leggeri, meno alcolici, non impegnativi.
        Preferibilmente genuini come quelli dei contadini di una volta che sicuramente non avevano asettici contenitori d’acciaio.

        Personalmente credo anche che mediamente i contadini facessero delle ciofeche di vini; però vuoi mettere il fascino dei tini e delle botti, gli artigiani, la luna, il corteo che porta il Vino da Barolo al re, le barche che trasportano il porto lungo il fiume, le piccole cantine muffose e l’atmosfera un po’ misteriosa degli antichi monasteri. Eh? Non c’entrano nulla?

        Ma da quando in qua in uno spot è importante essere realistici invece di evocare immagini ed emozioni?

        • Qualcosa mi dice che i contadini di una volta non avevano neanche i filtri molecolari per dealcolizzare il vino… anzi, poiché il vinot era in primis alimento, nessuno si sarebbe mai sognato di fare una cosa simile, alcool = calorie necessarie per portare a termine una giornata di duro lavoro.

        • Non credo che il target di questo vino siano i contadini. Credo sia un pubblico piuttosto urbano che idealizza le tradizioni del passato (di cui ha tendenzialmente un’idea vaga) e assume gia fin troppe calorie di suo. Mediamente ha un’idea vaga anche di come si produce qulunque cosa che mangia o beve quindi della dealcolizzazione molecolare non sa nanche cosa sia (del resto nemmeno io)
          Ma sicuramente come tutti noi, è ispirato a comprare qualcosa soprattutto per quel non so che che trasmette la pubblicità.

          Cosa significa quel link? Che quando compri i biscotti di un certo marchio se al mattino non ti svegli con animo soave e senza un filo di occhiaie, tutta la famiglia sorride sta seduta a tavola un’ora mentre splende il sole la pubblicità è una truffa?
          Ogni volta che bevi un certo liquore in un locale spunta una strafiga o un figone secondo preferenze e ti lancia occhiate seducenti?
          Con un paio di scarpe sportive diventi capace quasi di volare? Con una certa auto puoi sparare al massimo volume gli Hives, agganciarti a un ponte e fare come la giostra della nave al luna park?
          All’interno dell’impianto di condizionamento ci sono dei tizi che masticano chewing gum? :-D

          • Il link significa che c’è una linea oltrepassata la quale la pubblicità diventa ingannevole e in quanto tale viene sanzionata dall’Antitrust.

            Anche se immagino che l’ufficio legale di Fontanafredda abbia ben soppesato ogni elemento prima di uscire con lo spot.

  2. Spot bellissimo, anche con le botti in legno, anche se farà incazzare altri vignaioli, anche se 7.50 euro a bottiglia (classica)sono tanti.

  3. invece è propro carino e poi è troppo presto per dare un giudizio.

    il dialetto è attuale ;-) i sottotitoli pure, il nonnino felice è una rarità.

    e poi sulla home page del sito c’è il timer che fa scorrere il tempo… se ci pensi è sottile come messaggio.
    dovrebbero far girare anche il video del backstage

    http://www.youtube.com/user/occasioni00

  4. Sembra costoso in effetti, lo spot e la pubblicità cartacea invitano a pensare ad un vino popolare. Intendiamoci magari li vale tutti quei 10 euro.

  5. Vuoi dire che vedere per un secondo un tizio davanti a una botte in legno mentre un simpatico tenero anziano signore racconta in piemontese del vino leggero che beveva una volta sarebbe una pubblicitá ingannevole?

    Il vino pubblicizzato è sicuramente fatto d’uva, l’uva proviene da quelle zone li, è pronto prima dicembre, è leggero e prende spunto dai vini di cui parla il signor Marino.

    Se questo è ingannevole non esiste quasi nessuna pubblicità di cibi in tv che ricordo che non lo sia!

    Per me l’unico problema di questo vino è che mi sembra un po’ caro per il target che immagino come suo, ma posso sbagliarmi…si vedrà.

  6. si effettivamente anche io concordo con alcuni commenti, non ci trovo nulla per cui non valga la pena provarlo questo vino o che non debba aver successo, certo quei soldi se li dovra’ meritare ma credo che il test sia il pubblico, il prezzo poi, come in borsa, sconta tutto, vedremo. Per il resto, credo che l’autore dell’articolo ne abbia fatto solo una questione personale, nella quale non voglio entrarci perche’ non mi interessa nemmeno.

  7. …e poi che c’entra il fatto di dire “per 10 euro o meno esiste vino migliore”??, perche’ qualcuno ti ha mai criticato dicendoti che esistono posti dove mangi molto meglio e abbondande e dove spendi 1/5 di quello che spenderesti in unno di quei posti dove cucinano i “guru” della cucina italiana?

  8. Scrivo per ringraziare tutti coloro che nei commenti difendono GIA’. Grazie.
    GIA’ è un progetto molto importante per Fontanafredda. E’ un vino nuovo con profonde radici nel passato e nella tradizione. Quindi è normale che possa non piacere (il progetto, non GIA’ il vino che sembra piaccia molto ed in particolare a chi si intende di vino) ai neofobi, a chi non vede l’ora di criticare. Perché criticare il nuovo è semplice, a volte efficace. Ma questa è una storia lunga, è la storia dell’umanità. Meno male che chi ha fatto il nuovo, in questi millenni, ha prevalso sugli specialisti della critica altrimenti saremmo tutti bei felici all’età della pietra a criticarci l’un altro.
    Giusto il commento di chi ha scritto “che avrà fatto Farinelli a Tomacelli?” che fa anche rima.
    Non so che le ho fatto caro Tomacelli, ma di sicuro qualcosa le avrò fatto per meritare tanto accanimento. Le chiederei volentieri scusa se riuscissi ad individuare la mia colpa. Evidentemente lei fa parte di quella categoria sempre più numerosa di persone che usano utilizzare un linguaggio estremo, a volta anche offensivo e di attacco, per affrontare i temi, a prescindere. Questo stile dalla politica è sceso via via gradualmente in tutti i campi e ciò non è un bene , ma è un male, un male per tutti. GIA’ è stato un successo al di sopra delle mie più rosee aspettative. Soltanto il primo giorno di uscita mercoledì 8 dicembre se ne sono vendute circa 100mila bottiglie al pubblico (il 50% della produzione) e sono GIA’ partiti i riacquisti. E sa perché? Perché GIA’ piace, lo spot piace. GIA’ è un vino vero, fatto con le migliori uve Dolcetto, Barbera e Nebbiolo di Langa a nostra disposizione. Vinificate in maniera tradizionale, ne è uscito un vino importante di circa 13 gradi. E poi è stato dealcoolizzato a 11 gradi con un metodo di assoluta pulizia che non implica in nessuna fase l’utilizzo della chimica. La invito quando vuole a vedere di persona questo metodo nella nostra cantina. Anche perché presumo che in breve tempo, vista la richiesta sempre più ampia di vini a bassa gradazione alcolica, mentre le stagioni sempre più calde ci danno vini sempre più alcoolici, questa tecnica sarà usata da molti. Ma presumo anche che sia GIA’ stata usata da molti prima di noi magari con macchinari meno naturali e magari senza dichiararlo come invece sinceramente noi abbiamo fatto.
    Non mi resta che invitare chi ci legge a provarlo, GIA’. E dopo ne parliamo. Vi invito anche a pensare che 10 euro per un litro non è caro. E’ lo stesso prezzo della cocacola o di una birra base bevute in un bar.
    Scommetto che vi piacerà moltissimo. Dentro vi sentirete la freschezza del vino appena fatto, il profumo delle cantine quando vinificano a settembre. Ne sono ormai talmente sicuro che la scommessa la faccio sul serio, dichiarandomi pronto a sostituire GIA’ con una bottiglia di Barolo a chi verrà a trovarmi a Fontanafredda dopo che non gli è piaciuto.

    Oscar Farinetti, ma va bene anche Farinelli

    • Oscar, rispondo alle sue osservazioni iniziando da quel “Che avrà fatto Farinetti a Tomacelli (Dissapore)?”
      Nulla, sig. Farinetti e la prova sta in tutti i post che nel tempo le abbiamo dedicato, alcuni favorevoli e altri no: trattasi insomma di normale esercizio del diritto di critica. Certe cose di Oscar ci piacciono (alcune molto), altre meno ma lamentarsene in questo modo mi sembra fuori luogo.

      Non nascondiamoci dietro il piagnisteo: il lancio di Già ha tuttora diversi punti da chiarire e lei stesso lo ha ammesso nella replica a Ziliani. Che il vino sarebbe stato un best-seller non l’ho mai dubitato ma, attenzione: anche Gigi D’Alessio vende un mucchio di dischi.

      Quanto alla prova d’assaggio, la trova sull’altro sito del Network, Intravino.com, dove spieghiamo anche il perchè e il percome Già non ci sia piaciuto.
      Pensi, Oscar, siamo stati gli unici ad attendere che il Già uscisse in commercio per poterlo assaggiare e qualcuno ha preso questo ritardo come un atto di omertà nei suoi confronti. La nostra, invece, era solo prudenza e rispetto per un progetto che, lo capiamo benissimo, è costato tempo e fatica, ma se qualcosa non ha funzionato nel lancio è nostro diritto puntualizzarlo.

      Termino con un appunto e la cito:
      “Questo stile dalla politica è sceso via via gradualmente in tutti i campi e ciò non è un bene, ma è un male, un male per tutti.”
      Bella frase, Oscar, che potrei ribaltare a suo sfavore: uno dei tratti caratteristici di questo governo e di questa politica, infatti, è il rifiuto assoluto del contraddittorio e la scarsa sopportazione di ogni critica.

      Non si allinei anche lei a questo modo di fare becero e non commetta l’errore di incasellarci nello scaffale dedicato ai “cattivi di destra” solo perchè ci siamo permessi di criticarla, altrimenti sarò costretto a mostrare in pubblico le foto di mio nonno seduto accanto a Gramsci.

      Si chiamava Antonio Tomacelli e si iscrisse al partito nel 1922. Cinque minuti prima che Mussolini si affacciasse al balcone, praticamente. :-)

  9. Gentile Farinetti la ringrazio per l’intervento. Ho scritto costoso non caro, ovviamente perchè non avendo provato il prodotto non posso dire se vale o meno i soldi che costa, diciamo che da cliente per 10 euro a bottiglia mi aspetto un vino qualitativamente “GIA’” buono. Penso che quantomeno per curiosità ne comprerò una bottiglia appena possibile.

  10. Sono andata a vedere il dibattito sull’altro sito, ma ho smesso a metà perché la spinosissima questione da almeno una cinquantina di post sull’aver nominato Serralunga nello spot è assolutamente incomprensibile. Per me come credo per 90% delle persone normali! :-D

    In compenso approfitterei del passaggio da queste parti di tanti eno-convintissimi nonché del produttore in persona per fare una domanda:
    volendo fare un confronto assaggiando questo Già e anche un paio di vini più o meno della stessa tipologia/categoria, cosa si potrebbe comprare?

    • ne abbiamo messi diversi o meglio ne sono arrivati diversi come commento su Intravino ma diciamo restando in zona quasi tutti i Dolcetto di Dogliani o di Alba hanno prezzi inferiori e qualità e dignità di vino “vero” e uguale se non superiore facilità di beva e abbinamento a tavola.
      Tra i nomi, Roddolo, San Fereolo, Pecchenino e Albino Rocca.
      E anche nel mondo della Barbera (monferrato) se ne trovano diverse molto convenienti di cui abbiamo parlato spesso su Intravino

      • Ma questi sarebbero vini della stessa tipologia?
        Nel senso che quelli che dici sono tipo novello o simil-novello, poco alcolici, “leggeri”, che ricordano certi vinelli di una volta?

        Io uso in termini con cui le persone che amano questo tipo di vini per descriverli, non mi ricordo se “facilità di beva” (che a me suona bruttissimo!) significa che hanno un sapore che facilmente piace oppure che danno un’impressione di leggerezza.

        Non ricordo mai i nomi dei produttori ma per dire l’ultimo dolcetto di Dogliani che ho bevuto neanche tanti giorni fa a Cherasco e l’ultimo barbera d’Alba non li assocerei alla descrizione del Già -- che dato che non mi è capitato di passare da Eataly in questi giorni non ho ancora assaggiato.

        E cosa significa qualità e dignità di vino “vero”?
        Questo sarebbe un vino finto? :-D

        • allora il già è un vino finto nel senso che nasce come 13 gradi di alcol e viene de-alcolato filtrando l’alcol ed esce sul mercato non pronto visto che un vino a meno che non sia un novello (ovvero ottenuto con macerazione carbonica) non può esserlo a meno di due mesi dalla vendemmia.
          In realtà non è nemmeno piacevole nè leggero a bersi anzi ha un certo calore in fondo alla gola e un’acidità artefatta che non si capisce come stia insieme.
          Un vino per motivi naturali fisici e chimici non può essere pronto prima di qualche mese dalla vendemmia, pronto nel senso beverino e leggero e digeribile.
          Si possono prendere delle scorciatoie come quelle del Già ma al palato le sensazioni non sono piacevoli come quelle di qualche dolcetto e barbera (ovviamente 2008 o 2009) che costano cifre simili se non inferiori.

          • Non so cosa intendi per “facilità di beva” ma un dolcetto di Pecchenino (ottimo) cosa ha a che fare con il già? Il Pecchenino fa 13.5 , 14 gradi, t’ammazza, e sapessi quante volte mi sono fatto “ammazzare”…
            Mah!

          • Se fa 13,5-14 gradi allora non va bene come confronto. Eddaii ditemi dei nomi di vini paragonabili, che io non so dove trovarli!

            Ma se in così poco tempo un vino non può essere pronto, il vino “ch’as bevia prima d’Natal” (non so se si scrive così) cos’era? Dite che il signor Marino mente?

            Io però vorrei capire bene cos’è il filtro molecolare, perché i solfiti non sono una cosa chimica? E anche quelli sono tutti vini finti?

            Comunque a furia di parlarne ho anticipato l’acquisto (tanto volevo comprarne uno ai miei, dato che mio padre non ha gusti affidabili secondo me, ma è appassionato di vini leggeri ed ero comunque curiosa sentire cosa diceva di questo). Stasera lo assaggio, così almeno so di cosa si parla.

          • può essere facile da bere un vino da 15% e difficile uno da 10%, è una questione di equilibrio.
            Per avere altri esempi guardate i vini protagonisti di questo mini festival a Ferrara lo scorso weekend
            http://www.intravino.com/vino/vinix-live-e-la-rivoluzione-silenziosa-dei-vini-facili-da-bere/

            sui vini “low alcohol” ho scritto un pezzo il mese scorso su Business People, se ne trovano pochi e quelli “naturali” senza interventi in cantina pesanti sono quasi nessuno.
            Il già è un prodotto che industrialmente vorrebbe ricreare lo spirito del vinello giovane di un tempo, anche in toscana c’era e c’è il “vin novo” ma è piuttosto diverso.
            cmq dopo che lo hai assaggiato capirari cosa intendo per acidità artefatta, equilibrio e assolutamente nessuna “facilità di beva”

          • Io non sono in grado di dare giudizi assoluti su nessun vino, quindi senza termini di paragone, senza assaggiare qualche vino simile, non riesco a mettere questo vino in qualche prospettiva.

            Perché c’è che a me non piacciono molto i vini rossi leggeri in generale.
            Così come fra i dolci non amo molto le crostate: posso dire se nell’Universo delle Crostate, quella in cui mi sono imbattuta è una delle migliori che ho assaggiato (anche se non ne mangio spesso, perché di solito scelgo altro), posso descrivere qualche dettaglio, dire cosa apprezzo e cosa no. Non sarà mai uno dei miei dolci preferiti, la piacevolezza sarà semmpre minore che per una zuppa inglese, ma non per colpa sua o di chi l’ha preparata, per una questione di miei gusti.
            Stessa cosa per Già -- che per quel che posso ricordare, non mi pare assomigli a un Dolcetto 2008 che sono quaaaasi certa che a me piacerebbe di più.
            Ma a me hanno sempre detto che i vinelli leggeri di una volta erano asprigni, profumavano (leggermente) di frutta e se davano l’impressione di essere un po’ più alcolici di quel che erano non è che fosse una cosa negativa, anzi.
            Io faccio volentieri cambio con un Barolo (eh eh!), tu cerchi l’equilibrio…ma secondo me al suo pubblico può piacere eccome!

  11. Tra l’altro, visto che fa parte delle critiche, mi spiegate che cos’è un filtro molecolare? Io non ne ho idea.

    E perché menzionare Serralunga è così una tragedia?
    Tutti sanno che nella zona di Alba e nelle Langhe ci sono tanti vigneti e si fanno molti tipi di vino. Alcuni eccellenti, altri medi, altri così così, altri persino terribili (tipo quelli che imbottigliano da soli senza saperlo molto fare e poi a cena ti rifilano la bottiglia genuina e tu devi cercare di non assumere un’aria orripilata quando assaggi).
    E prova a chiedere in giro da dove viene il Barolo. Cosa rispondono quasi tutti? Da Barolo!
    Quindi il problema qual è? Boh.

    Secondo me una differenza di base è che voi stra-convinti del vino tendete a dimenticare che la maggior parte della gente vive su un pianeta diverso dal vostro. Farinetti no. :-D

    • per il filtro molecolare
      http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/03/01/chiarificare-limpossibile-con-i-filtri-molecolari/

      per serralunga…
      devi sapere che il mondo del vino si divide in vini che cercano di esprimere un territorio e vini che invece devono o vogliono solo piacere.
      il nome serralunga è un pò come dire montalcino oppure, per volgerla in francia champagne o margaux, anni e anni di lavoro per far capire alla gente che serralunga vuol dire barolo di qualità e longevità non possono essere “sprecati” per nobilitare un vino che non ha niente dei vini per cui serralunga dovrebbe essere famosa.
      un pò come se la fiat mettesse il logo ferrari sulla panda per farla sembrare più veloce.
      guadagnerebbe qualcosa la panda o perderebbe parecchio la ferrari?

      • Ma chi vuol “nobilitare un vino…”, chi lo vuole nobilitare? Ma forse non l’avete ancora capito che a chi non frega proprio nulla di queste balle, sono proprio i produttori e la gente di langa.

      • Però Montalcino sta sempre insieme a Brunello, Champagne è il nome stesso, quelli sì che sono come Ferrari, li sanno quasi tutti.
        Per il Barolo il nome magico è…”Barolo”!
        Per la gente comune, intendo.
        Mi dispiace, non dico che non esistano ma io non sono in grado di cogliere queste difficoltà di convivenza.

    • Ok, Gumbo, ma non usare il linguaggio di noi alieni o almeno prima fattelo tradurre per benino.
      Io scommetto una magnum di Primitivo che i pubblicitari che hanno realizzato lo spot sono completamente astemi. Insomma, parlano un’altra lingua, forse il cocacolese :-)

  12. Probabile che dietro alle ragioni di tanti casi di successo ci siano un gruppo di bei cervelli che si fanno un culo nero: quelli che sviluppano, ingegnerizzano, producono e diffondono una buona idea.
    Guerre Stellari, la Mini, Harry Potter, Minimum Fax, Toy Stories, Firefox e via elencando.
    Poi arrivano i pubblicitari e ti fan venire voglia.

  13. Quante parole ha Già fatto fare il Già Su questo e altro blog! Divertente è leggere i commenti di chi elogia o critica il Già senza sapere di cosa si tratta e tantomeno averlo assaggiato. Chi se la prende con lo spot non veritiero, chi con il prezzo, chi lo paragona ad un costosissimo Dolcetto di Dogliani….Gli unici che potrebbero con qualche ragione avercela a male per l’uso del nome del loro paese sono i produttori del Barolo di Serralunga, ma forse a loro non interessa minimamente la questione, perchè coscienti che chi ama il Barolo prodotto in quel bellissimo paese, cetamente non si fa influenzare dai chiacchiericci vari. Consiglio quelli che non lo hanno ancora assaggiato, prima che sia esaurito, di procurarsene una bottiglia e serenamente gustarlo senza pregiudizi, fidarsi solo dei propri sensi e non del parere dei “guru” che fanno opinione. Del resto se non sarete soddisfatti il buon Oscar (Farinetti) vi aspetta a Serralunga per sostituirla con una bottiglia di Barolo. Vi posso assicurare che se sarete onesti ne cambierà ben poche!

    • Luigi, a differenza di molti blog e commentatori Intravino e Dissapore ne hanno scritto solo dopo averlo assaggiato ed è proprio per questo che ne scriviamo male e non ci piace come operazione e soprattutto non ci piace come vino. Detto da uno che di Fontanafredda è clienti da decine di anni, per inciso

      • concordo pienamente con Luigi, tutto il casino è nato dai blog, su spot non veritiero, doppie etichette (che poi era un problema legislativo), danno all’immagine di serralunga ecc. però i diretti interessati non hanno fatto “una piega”.

    • Anch’io l’ho assaggiato, sia chiaro.
      Non mi entusiasmerà mai perché non è il mio tipo, però non posso dire che sia cattivo.
      Insomma se devo comprare un vino in questa fascia di prezzo penso che continuerò a preferire un Dolcetto da 13 gradi.
      Ma se qualcuno lo portasse a un picnic -- per dire -- io me lo tracannerei volentieri senza problemi! ;-)
      L’acidità di cui parlava Gori si sente senz’altro -- ma io la definirei “accentuata”, dato che “artefatta” per me non è una percezione ma un giudizio e presuppone di saper distinguere un’acidità “non artefatta”; cosa che io non so fare.

      Ai miei, che sono tipi da vini leggeri, ad esempio, è piaciuto. E’ un po’ più caro dei vini che comprano di solito, quindi non so se diventeranno habitué. Però mi hanno detto che sono andati a mangiare la pizza da Eataly e mio padre ha (ri)bevuto quello. In realtà ha ordinato “un bicchiere di Giàu” (che è un locale in cui andavo sempre io da ragazzina, motivo di un sacco di liti perché tornavo a casa troppo tardi e non so come gli è tornato in mente anche se aveva sicuramente appena visto i poster che tappezzano Eataly). :-D
      Però poi si sono capiti. E forse anche noi (o forse no).

  14. Già voleva essere un vino.

    Una delle tante invenzioni commerciali di Oscar Farinetti di Eataly (info pubbliche sul nic.it). Il prodotto che riporta il marchio Fontanafredda (storica griffe piemontese) è a mio avviso, avendolo provato, di modestissima qualità forse causata da un blended di uve strampalate. Niente di eccezionale all’orizzonte, a parte la campagna pubblicitaria alla Piemontèisa e il finto folk di Gianmaria Testa. E poi che barba questa ecosostenibilità paventata con tanti altri bla..bla..bla… Il prezzo mi sembra decisamente eccessivo per un prodotto che definirei “vinot” delle balle.

  15. Pingback: Langhe Rosso Doc Già 2010 – Fontanafredda » Enofaber's Blog

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