di | mar 24 gen 2012 ore 19:02
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medioevo

Patatocrazia: un breve viaggio nella pubblicità del cibo

Forse succederà, come per altre cose, di default. Il corpo delle donne nella pubblicità piacerà sempre meno, perderà ogni respiro rivoluzionario e smetterà di essere l’arma preferita dai pubblicitari per vendere. Forse succederà, e come per altre cose, cancelleremo molti luoghi comuni sulle donne. Dei quali, peraltro, la pubblicità — specie del cibo — si è generosamente nutrita fino a oggi. Almeno a giudicare da questo breve e un po’ nauseante viaggio nella patatocrazia.

1. Garbato ammicamento e posizionamento strategico, ecco come Vigne Lepore, una peraltro meritevole azienda vitivinicola abruzzese, reclamizza il suo vino “Passera delle Vigne”. E no, il ministro dell’economia non c’entra.

2. Nuda, un cacciavite appuntito strategicamente appoggiato alle labre tumide e uno slogan poco mediato: “Fatti il capo”. Ecco il manifesto pubblicitario dell’Amaro del capo.

3. Un vero classico del genere sono le pubblicità dell’azienda siciliana Zappalà, i cui creativi non deludono mai. Domanda: a cosa somigliano vagamente due mozzarelle se le infili in un bikini?

4. L’ossessione per il sesso orale e i suoi derivati è una realtà con cui i creativi di cui sopra faranno i conti prima o poi, più che con i clienti, con i loro analisti.

5. Per la serie: “siamo scorretti e non ci facciamo mancare niente”, ecco il concetto di razza interpretato dai cervelli del marketing di Zappalà.

6. L’insuperato caso della pubblicità Dodaro, azienda produttrice di salumi speziati al peperoncino, la cui allusione agli effetti che la speziata atmosfera calabrese produce sulle donne, è tutt’altro che velata.

7. Le grandi conquiste degli ultimi 40 anni di battaglie per le pari opportunità hanno ottenuto una vistosa ricaduta el mondo delle pubblicità. Almeno a giudicare dal cartellone di questo outlet di cucine.

8. “Una tira l’altra” è claim adattabile alle patatine come alle ciliege. Dev’essere per questo che il consorzio di giovani produttori “Noi”, ha riciclato il famoso spot Amica Chips con Rocco Siffredi.

9. Non è un momento fortunato per le crociere. Bisogna dire tuttavia che qualcuno se l’è proprio cercato.

10. Precisamente la compagnia di navigazione TTTLines, altro super specialista di questo Medioevo della comunicazione.

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51 commenti a Patatocrazia: un breve viaggio nella pubblicità del cibo

  1. avatar watanabe

    quella del salame calabrese è dirompente… troppa roba!

  2. avatar andrea. soban

    Manca il mitico ‘ Io ce l’ho profumato…l’alito’

  3. avatar andrea. soban

    Ovviamente sulla scia del calabrese e abbinato al rossore che tale slogan provocava ad una giovin donzella

  4. avatar gio

    E una vecchia pub della Barilla che recitava “… è primavera e i teneri pisellini raggiungono le farfalline…” (video: cuoca di casa che butta dei piselli sulle farfalle Barilla – ricetta anni ’80 panna prosciutto piselli). Un giorno la ascoltai senza guardare la tele e afferrai il doppio senso.

  5. avatar curiosona

    Che pena. Nauseante, sì…..

  6. avatar esp

    2) E se il cacciavite appuntito fosse un punteruolo (magari una lesina)? :)

    • avatar Paolo

      @esp
      veramente non e’ ne’ un cacciavite ne’ una lesina, “ma bensi’” il piu’ comune punteruolo da ghiaccio, come evidente anche dalla foto, o come ha insegnato il film Basic istinct…

      Paolo

  7. avatar Ganavion

    Non solo sesso, ci sono pubblicità che dimostrano una certa bassezza di morale, a mio parere, e ce ne sono tantissimi esempi, che dimostrano a volte la (non tanto) segreta complicità morale con la criminalità.
    Ricordate quella che diceva, più o meno:
    “chi ruba un fiore…” come se “rubare” fosse una dimostrazione di amore e non di disonestà…perché un fiore non si può “comprare”, invece di rubare ?
    Il prodotto viene messo al di sopra di tutto, ed ecco la ragazzina che ha vinto una gara e sacrifica la sua medaglia per vedere se un certo detersivo lava più bianco (demenziale!), o c’è il ciclista che abbandona la gara per correre a bere un tè o a fare un contratto bancario…
    Potrei continuare sulle cadute di stile, che sono tante, e che dimostrano il basso livello etico di certi pubblicitari.
    Secondo me.

    • avatar gianluca

      etica e pubblicità non c’entrano nulla.
      la pubblicità vincente è quella che riesce a rappresentare un nostro desiderio inconscio e al nostro inconscio dell’etica sociale non interessa nulla.

      • avatar gio

        Esattamente. Da qua, infatti, deriva il fatto che molte campagne propongano come personaggi “vincenti” i cosiddetti “furbi” (che rubano fiori ma non solo, anche chiavi dell’auto, etc., che tradiscono il partner, che mentono per un prodotto, etc. etc.) generalmente il “furbo” impazza nella pubblicità di beni di lusso: profumi, auto, orologi, mentre per quanto riguarda il food è presente di solito nella categoria superalcolici.
        Viceversa nell’alimentare di largo consumo noto più una tendenza al “buonismo” naif (protagoniste famiglie e bambini perfetti, per merendine, pasta, bastoncini di pesce, fette biscottate, cracker e compagnia bella).
        Infine ci sono le campagne a sfondo “umoristico” che purtroppo spesso degradano nelle pub come quelle sapientemente riportate in questo articolo. Ma la componente umoristica, quando non scade nel volgare può essere geniale (parmigiano reggiano, crodino, nescafè, ikea etc.)

      • avatar Francesca

        certo, ma allora perche’ non fare anche la versione con mani maschili che acchiappano chiappe maschili?
        perche’ non fare anche un viso di ragazzo o di omone col latte buttato in faccia?
        perche’ non mettere anche un bel pene eretto tra le “belle cose dell’estate”?
        ops, forse non sarebbe socialmente accettabile!
        chi lo decide il desiderio “inconscio”?
        il desiderio di chi??

        • avatar reda

          Perchè siamo in Italia e abbiamo il Vaticano in casa, bellezza.

        • avatar Doddy

          QUOTO!!!!!!!!!!!!
          Iniziamo ad usare anche gli uomini!
          Infondo le mozzarelle…il peperoncino ecc piacciono anche alle donne!
          Ma che tristezza gente…sono d’accordo con gio che parla di CADUTA DI STILE!

        • avatar Vincenzo

          @Francesca:
          Sei fuori tema.
          Non si tratta di socialmente accettato o meno, si tratta di target.
          Ti spiego un attimo le pubblicità che hai citato: ad un uomo intriga (eccita) l’idea di farsi fare un pompino da una donna e magari “concludere” sul viso.
          Esistono donne (ebbene si!) a cui piace dare piacere al proprio uomo con la bocca lo fanno pure con passione così come “concludere” sul viso può essere un segno di “complicità di coppia a letto”.
          Diciamo che così avrai ottenuto il 40% della popolazione maschile e quel 10% di donne a cui piace fare le “femmine” (per così dire).
          Quindi se ti proprio ti dice male quella pubblicità entra in testa ad ALMENO il 50% del “pubblico”.

          Ora veniamo ai tuoi esempi: “mani maschili su culi maschili”, “omoni con il latte in faccia” significa che il target è per “omosessuali”, ovvero fare presa su una fetta minoritaria del paese (10% – omosessuali maschi) e rinunciare a quella più cospicua degl’”etero” …a meno che a te, Francesca, non “ecciti” l’idea che gli uomini si tirino pompe a vicende e concludano l’uno sulla faccia dell’altro.
          Sarebbe stato più intelligente dire “un uomo che lecca la fica ad una donna” o “un uomo “intriso” di umori femminili” (cosa assurda perché per quanto una donna si possa bagnare non arriverà mai alle quantità dell’eiaculato maschile)
          Quello invece del “pene eretto” era più calzante, visto che il pene (come il peporoncino, la mozzarella o le crociere) alle donne piace (almeno dovrebbe, se tanto mi da tanto).
          In quel caso avresti la fetta delle donne (diciamo 40%) e quella degl’omosessuali maschi.
          Ovviamente non accadrebbe una cosa del genere dato che io non ho mai visto nemmeno un capezzolo (ma sempre seni coperti, purtroppo aggiungerei!) in pubblicità quindi figuriamoci delle grandi o peggio piccole labbra di una vagina.
          Ma nemmeno se s’intravedesse la silouette (della grandi o peggio delle piccole labbra di una vagina) da un costume da bagno sarebbe ponderabile!

          @Reda: ha già risposto “Doddy” ed io un po’ più giù

          @Doddy: personalmente (e conosco tante ragazze d’accordo con me) trovo che il corpo femminile sia oggettivamente più bello di uno maschile.
          …e poi prova a pensare ad una pubblicità in cui un bell’uomo (palestrato e via dicendo) completamente nudo si copre i genitali stringendo e strizzando due grosse mozzarelle da cui grondano densi goccioloni di latte… e magari con un grosso peperoncino arcuato verso l’alto in mezzo! a me viene il voltastomaco (oltre che da pisciarmi sotto per le risate!).
          La verità è che gli uomini sono più sensibili al tema “sesso” che le donne (e sono cause fisiologiche, tutto qui!)

          • avatar franco

            Io non ho ancora capito se trovi volgare o meno la pubblicità dell’articolo di Antonio Tomacelli.
            Io trovo più volgarità in alcune parti del tuo ragionamento che nelle sudette pubblicità
            Penso che confondi il piano personale( vestirsi come ti pare,ecc.) ed una pubblicità che,strumentalizzando il corpo delle donne,e direi la dignità delle donne cerca di “vendere” un prodotto.E’ squallido(punto)
            Nessuno ha niente da dire se una minigonna ti fa arrapare.
            E poi,eccitato,dai libero sfogo alla tua alta carica erotica.
            Sono fatti tuoi.Sei libero.
            Altra cosa,come dicevo,è impostare una campagna pubblicitaria,
            che è un fatto pubblico,umiliando le donne.
            Io penso che, da parte tua,forse,c’è stata la voglia di polemizzare ed allora
            tutto va ridimensionatiato(anche alcune parti del mio discorso).
            L”uso del Lei me lo fa pensare.
            Ti saluto,Vincenzo

  8. Pingback: CIBO & MERCIFICAZIONE

  9. avatar Lorenzo B

    Ma l’agenzia che ha “ideato” così tante meraviglie è una sola o sono diverse?

  10. e non è certo il ‘meglio’ che abbiamo visto .A proposito Chi di voi si ricorda la prima timida pubblicità della grappa bocchino della silvona nazionale ? ( ah! che tempi , eravamo bambini ;-) )

  11. avatar guardievsladri

    Passera delle Vigne Lepore made by Pomilio Blumm http://www.pomilio.com!

  12. per contrastare questo schifo parlamento europeo e Udi hanno dato vita al Premio immagini Amiche (www.premio.immaginiamiche.it). Riusciremo ad assegnarlo?

  13. avatar Francesco

    Certo, “quei morti di fame” (passatemi l’offesa gastronomica) del corriere avrebbero potuto metter un link al vostro articolo invece di scrivere:
    “Il sito gastronomico «Dissapore.com» ha stilato una classifica delle pubblicità di prodotti alimentari a sfondo erotico. Al primo posto il vino Passera”….e si perche pur essendoci un riferimento al vostro sito, il medesimo non è un link cliccabile per cui Google non ricompensa questo sito facendolo scalare nel suo motore di ricerca. Chiaramente quelli del Corriere lo sanno benissimo…

  14. Pingback: Lunga vita al cattivo gusto pubblicitario | Spotanatomy.it

  15. Che immagine altamente degradante della donna…che tristezza…che mancanza di fantasia…che volgarità.

  16. avatar carlo59

    Quando avevo 20 anni ho letto il saggio di Vance Packard “i persuasori occulti”: il marketing era relegato in dieci pagine nel libro di “tecnica commerciale” e i “creativi” in Italia ancora non esistevano.Ma negli Usa la tecnica pubblicitaria era in grande voga, come testimoniava Packard. Il fatto di arrivare a “insultare” la donna (oggetto) come testimoniano le scelte di pubblicita’ che sono visualizzabili nell’articolo, deriva principalmente dalla “cultura” del maschio italiano , cosi’ mitizzato ed invece cosi insicuro ed incapace, sempre coperto ed aiutato dalla mammina pure se stupra una minorenne sulla sedia a rotelle (Poverino, e’ stata lei a provocarlo). I “creativi” conoscono molto bene il grado di moralita’ e civilta’ dell’italiano medio che negli ultimi venti anni ha subito un peggioramento anche grazie al nano puttaniere. Pef cui e’ inutile discutere piu’ di tanto. Se uno puo’ deve semplicemente rifiutare di comprare o utilizzare i prodotti utilizzati. Censurarli e’ inutile, sicuramente possibile insegnare ai figli il valore della dignita’ umana (maschile e femminile) ed il rispetto per l’altro sesso.

    • sono sostanzialmente d’accordo con lei. In particolare di boicottare queste marche (personalmente non mi sfiora nemmeno l’idea di comperarne i prodotti).
      Credo anche che il problema è come vengono educati i maschietti in italia: io vivo tra la francia e l’italia da vent’anni.
      Pubblcità di questo genere non si sognerebbero nemmeno di farle in francia. Come molti dei programmi tv che ci sono in italia (ed per questo che “la 5″, il canale di Berlusconi fallì rapidamente in Francia)
      Gi italiani sono abituati a certi (bassi) standard pubblicitari che propongono il corpo della donna per vendere qualunque cosa e in qualunque posa.
      Assicuro che, per chi vive fuori d’italia, è estremamente scioccante
      Ma quando parli di queste cose in italia, ti fai dare della femminista dass’alto oppure ti dicono “si vede che sei divenata francese”…
      E poi l’italia anche in questo è un paradosso: si parla tanto (molto ipocritamente) di “fascia protetta”. ma quella pubblcità di “salumi speziati” è, seconod me, altamente pornografica.
      Molto di più che vedere una coppia che fa l’amore in un film alla televisione.

      • avatar valeria

        Grazie ad entrambi per i vostri interventi.
        E … Tommaso Farina, hai appena confermato quanto da loro detto.
        Le pubblicità cosifatte sono target maschile, e se sono fatte solo per una categoria é palese che l’altra categoria viene “usata”.
        Qui da noi siamo lontanissimi dall’accettazione della donna come “individuo”. Lontani anni luce.
        A volte perdo di lucidità e penso che la maggiorparte degli uomini siano veramente stupidi … ma poi guardo alcune donne, che si prestano a questi giochetti, che amano essere soltanto gli oggetti di desiderio degli uomini (perché non hanno capito che valgono di più di così) e mi dico che nemmeno la nostra categoria é così avanti …
        Che casino.
        Ciao,

        • avatar Vincenzo

          Cara Marina, Mammamesterdam, Valeria ed altre,
          vi vorrei conoscere… cioè vi vorrei vedere…
          Lo dico perché conosco tante donne che applicano perfettamente il detto “tira più un pel di fica che un carro di buoi” e che non lesinano ad acchittarsi con minigonne “raso-fica” e scollature capezzolari.
          E’ una cosa che le fa sentire potenti e a cui nn vogliono rinunciare (e biologicamente si sa benissimo perché).
          Del resto s’è mai visto che un uomo ha obbligato una donna a vestirsi in modo più decente? (e non fatemi domande retoriche del tipo “ma che vuol dire decenza?”).
          Ovviamente no, perché ne va de la libertà personale.
          Però intanto mi posso indignare e posso far rimuovere questa o quella pubblicità che trovo “di cattivo gusto”. (io invece pur trovando di cattivo gusto una “acchittata” come sopra descritto non posso dir nulla, anzi non posso nemmeno guardarle le tette o il culo sennò sono “incivile” o peggio “arrapato”.)
          La verità è che non capisco perché se le donne sanno di avere un potere e quando possono (tutte!) non lesinano ad usarlo non posso farlo anche gli uomini.
          Per giunta molte mie amiche trovano più bello (esteticamente) il corpo di donna che quello di uomo.
          Il sesso è una cosa “trasversale”, dovrebbe attirare tanto i maschietti quanto le femminucce.
          Insomma unite queste cose e capirete perché la pubblicità (il cui compito è “colpire” e restare impressa -ho letto di chi s’è ricordato delle farfalline e pisellini barilla!- )utilizza una donna su uno sfondo sessuale.
          Se siete così scandalizzati iniziate a tirarvi giù le gonne e su le scollature, essere meno “civettuole” e un po’ più “trasandate”.
          Per completezza, all’estero fanno pubblicità se non alla pari ben più “ammiccanti” delle nostre e molto finiscono in tv (basta farvi un giro su YT – leggevo che in italia abbiamo il “moralista vaticano” che impera; questo dovrebbe far condurre ad una minor “esposizione” di contenuti “maliziosi” rispetto la media europea! Qualora non fosse così allora il Vaticano in Italia è inifluente. Se poi addirittura pensate che in Italia le pubblicità siano più sessiste e maliziose che in altri paesi allora il Vaticano addirittura incentiverebbe la “nudità”- ).
          In ultimo, in Italia ha sempre vatto un “regime” matriarcale. Leggevo che i maschietti si “nascondevano dietro la gonna della mamma” (e non appunto i pantaloni del papà) proprio perché era la mamma il fulcro etico e morale della casa.
          Insomma le leggi in casa le dettava “mammà”.

          • avatar carlo59

            Bellissima la frase : “Se siete così scandalizzati iniziate a tirarvi giù le gonne e su le scollature, essere meno “civettuole” e un po’ più “trasandate”. Mi ricordo di averla sentita alla Tv ad un processo per stupro, quando l’avvocato dei violentatori disse la stessa identica frase alla ragazza violentata, dicendole in pratica : “e’ colpa tua se i maschietti si sono eccitati”.

          • avatar Vincenzo

            @Carlo59
            Classica “battuta” di risposta, estrapolare quella frase e buttarla così.
            Sapevo che sarei incappato nel tipico recidivo che butta in mezzo il processo dell’1979 in cui Tina Lagostena Bassi (che poi è finita a “Forum” a sostituire Santi Licheri)difendeva la 18enne Fiorella nell’oramai famoso “Processo per stupro” (che lei cita sommariamente, così, da “orecchiante”).
            La invito a rileggere il mio commento (magari evitando capziose decontestualizzazioni) o a riversi l’intero processo.
            Non mi soprendo comunque di questa Sua “confusione” dato che immagino che con la stessa faziosa superficialità con cui ha ha letto il mio commento così 33 anni fa avrà ascoltato nel 79 (a 20anni da quanto evinco dal Suo nick) tale succitato processo.
            I dati per risalirvi gliel’ho forniti tutti e non ha più scuse per essere disinformato.

          • avatar carlo59

            mettiamola cosi. Io non riesco a dire ad una donna,neppure per scherzare, di essere meno civettuole e piu’ trasandate.
            Per il resto, se lei conosce bene i fatti dei processi per stupro, sappia che in quel processo l’avvocato difensore utilizzava la tesi del “cunnilingus” come prova dell’accettazione dell’atto sessuale da parte della ragazza che, evidentemente era civettuola e troppo poco trasandata. P.S. non mi scuso con chi pensa che le donne debbano essere oggetti….

          • avatar Vincenzo

            Ecco qui, ci risiamo… come previsto ha nuovamente frainteso tutto (persino il processo a quanto leggo!).
            Sebbene mi senta “eticamente” esonerato dal risponderLe (perché consapevole di dare “terreno” ad ulteriori fraintendimenti e ad altri commenti che non tarderanno ad arrivare) mi sento “moralmente” chiamato a puntualizzare.
            Le dico questo: a Lei (ma a molti altri maschietti a quanto pare) va bene se le donne usano il loro corpo come oggetto (scollandosi oltremodo e via dicendo) ma non le va bene quando poi sono i maschietti ad appropiarsene (per esempio nella pubblicità).
            Ed è qui la discrasia: o non ci scandalizziamo per le pubblicità proposte o se ci vogliamo scandalizzare per queste allora ci dobbiamo scandalizzare anche per le signorine civettuole e con la mercanzia ben in mostra.
            Quello che io dicevo e che Lei ha “subdolamente” distorto è che mentre per chi si scandalizza per le pubblicità può agire legalmente x rimuoverle io che mi sento invece scadalizzato da certe donne che girano in leggins e con tacco da 12 e con le tette (magari pure gonfiate ad hoc) mi devo stare zitto.
            Quini niente c’entra la leggittimazione allo stupro che Lei forzatamente ci vuole vedere.
            Solamente non fare gl’ipocriti o quanto meno non fare 2 pesi e 2 misure.

          • avatar valeria

            Vincenzo, che peccato, mi ero quasi persa tutta questa bella discussione!
            Carlo59, grazie per averci provato, Vincenzo é tosto.
            Vediamo se riesco a cambiargli la prospettiva.
            Senta Vincenzo, perché l’abbigliamento delle signorine la riguarda così tanto? Non dovrebbe.
            Se lei non riesce a rimanerne distaccato e si sente “turbato” ha un problema almeno quanto loro.
            Loro vendono, lei acquista …
            Intanto a me mi può guardare quanto vuole, oggi ad esempio, mentre scrivo, mi faccio impressione da sola ma sono influenzata e in totale relax.

          • avatar valeria

            p.s. “biologicamente” il potere é “con” l’altro, non “uno vs. l’altro”
            E’ palese che fare l’amore piaccia da pazzi a tutti, quello che non piace é essere “usati”.
            Ma appunto trattasi di “amore” e non di solo sesso, che con un uomo / donna che non ti ama e apprezza di te solo l’involucro o il portafoglio, ci fa sentire soltanto “usati”.
            Come è palese che si sente lei, Vincenzo, e di questo mi dispiace.
            E’ estremamente più appagante fare sesso con chi ci ama, non facciamoci illusioni.
            Il resto é ginnastica e per la ginnastica c’é lo step.
            Oppure andiamoci pure ma consapevoli che non c’é nient’altro.
            La pubblicità usa e basta.
            Le donne che usano il loro corpo lo fanno con tutte le conseguenze del caso, ma quantomeno é il loro corpo.

  17. Bello il livello dei lettori di Dissapore, perché in genere basta fare il benché minimo accenno all’ incongruità di certe pubblicità che i termini più usati nei commenti sono (sinonimi di) moralismo, femminismo, bacchettoni e simili, cosa che qui è notevolmente ridotta, praticamente assente.

    Ricordo che tutte le pubblicità mostrate e molte altre hanno i requisiti per la segnalazione al Garante, cosa che con molti amici ed amiche facciamo regolarmente e molto spesso hanno portato al ritiro o alla correzione delle pubblicità risultate offensive. Poi aiuta anche scrivere una mail (cioè, tante mail, così ci fa caso anche un distratto) al produttore segnalandogli che forse la tal pubblicità a noi toglie la voglia di comprare il suo prodotto, anche se fosse il migliore.

    Per anni ho pensato che questo tipo di attività fosse inutile, negli ultimi due mi sono ricreduta, anche perché si fa presto a mobilitare altri che la pensano come te sul web.

    Poi vogliamo anche parlare del ruolo delle ‘mamme’ nelle pubblicità degli alimentari? Figure completamente lontane dalla realtà delle consumatrici di certi prodotti (ovvero, ma secondo i pubblicitari una donna che presumibilmente ha il tempo di ritrovarsi una casetta immacolata, la messa in piega perfetta e le camicette con i pizzi perfettamente stirate, con idem figli e marito inamidati lindi e pinti, ma quei 10 minuti per cucinare qualcosa di meglio dei 4 salti in padella o dei sofficini o delle merendine, non li trova? La mamma linda e pinta a casa, produce tonnellate di cup-cakes biologiche in un pomeriggio. Quelle che arrivano a servire i 4 salti a quel punto stanno anche urlando istericamente perché non vedono l’ ora di chiudere una porta tra se e il mondo e riprendersi quel tanto da ricominciare a correre il giorno dopo.

  18. avatar Marina

    Per chi crede che queste campagne pubblicitarie debbano essere fermate, per chi voglia impegnarsi attivamente e in prima persona, abbiamo costituito un gruppo di persone su facebook che porta avanti una campagna di mail bombing all’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria per contrastare il fenomeno.
    Il gruppo si chiama “La pubblicità sessista offende tutti” e questo è il link:
    http://www.facebook.com/groups/139046259478883/

  19. Non vivo in Italia da 10 anni e le poche volte che torno sono presa e non faccio caso alle pubblicita’. leggendo questo articolo sono rimasta estereffatta. ma dico siamo pazzi? Come adulti si puo’ decidere di boicottare il prodotto, ma i bambini, gli adolescenti? vogliamo vederli crescere guardando queste pubblicita’ orrende? quella dei salumi poi e’ rivoltante. Bello vedere che ci sono altri consumatori disturbati da tutto cio’

  20. Faccio il pubblicitario, e sfortunatamente le cose stanno così: la donna è ancora uno dei veicoli più usati (sfruttati) e “veloci” per propagandare praticamente qualsiasi cosa.
    La consolazione?
    Che una volta, neanche troppo tempo fa, le cose stavano ancora peggio: prova a guardare QUI, dove analizzai alcune vecchie campagne che oggi, grazie a Dio, non sarebbe più possibile vedere in giro.
    Inoltre, vorrei “girare” il tuo post sul mio blog, visto che spesso mi trovo a parlare di pubblicità. :)

  21. Pingback: Una classifica delle pubblicità “hard” « Sintesicomunicazione's Blog

  22. Pingback: Curiosità: La pubblicità del vino | Il Blog di Sardegna da Mangiare

  23. Pingback: Io dico la mia…

  24. Pingback: Sapore di Passera « Allappante

  25. Pingback: L’insostenibile leggerezza del Porno Cibo | Geisha Gourmet

  26. Ho trovato i vostri punti d vista molto interessanti. Mi occupo di pubblictà di genere e ho fondato un gruppo FB di donne e uomini che porta avanti iniziative come il mail bombing e la campagna di Lode e Vegogna, che vi invito a visitare :
    http://www.facebook.com/groups/139046259478883/

    Questo è il mio contributo alla discussione:

    Il messaggio pubblicitario, per rimanere più impresso, usa meccanismi che fanno leva su pulsioni basilari. Se un cartellone mostra un uomo ricco e fascinoso accanto a una donna bellissima e compiacente, nel consumatore vengono stimolati l’immedesimazione e il desiderio di conquista, mentre alla donna si vuol far credere che acquistando quel prodotto si avvicinerà alla modella. I meccanismi vengono trasferiti quindi sul prodotto. Una trappola alla quale è difficile sottrarsi: chi non vuole essere bellissima e desiderata da tutti? Quale uomo non desidera conquistare donne come quelle che la pubblicità gli affianca? L’uomo è raffigurato come macho, ricco e fascinoso, oppure come l’uomo medio con un sogno erotico perenne. La donna esce peggio, perché i suoi ruoli, sexy o casalinga, sono entrambi di subordinazione.

    A fini di lucro si trasmettono messaggi che fanno della capacità di adescamento il principale valore. Questo crea ciò che la femminista americana Jean Killbourne chiama “ambiente tossico”: come l’ambiente fisico può essere inquinato da sostanze nell’aria, quello morale lo è dai messaggi diseducativi. Al consumatore si trasmette che il “valore” della testimonial consiste nella sua capacità di attrazione. Mentre ci hanno insegnato ad ammirare delle persone il coraggio, la cultura, le capacità artistiche, l’umanità, la scaltrezza, riceviamo il continuo e subdolo invito a invidiare uomini e donne perché hanno abiti di marca e sex appeal. Vogliono farci sentire inadeguati, in colpa se non corrispondiamo al modello dominante, e possiamo rimediare solo comprando quel prodotto.
    Questa esaltazione del fisico è un’altra versione dei tristi predicamenti della prostituta Terry de Nicolò che in un’intervista si vanta di essere una escort perché quella è la conseguenza della fortuna di essere belle, e dichiara “ Se sei racchia te ne devi stare a casa, la bellezza è un valore, deve essere pagata.”

    La raffigurazione della donna è più umiliante di quella dell’uomo, perché è messa lì per soddisfare i suoi desideri. Ditte e pubblicitari che la usano come oggetto di sollecitazione sessuale o massaia felice hanno una responsabilità ben precisa. Perché io posso vedere per la strada una studentessa con il suo zaino, una professionista con la ventiquattrore, una prostituta che fa l’occhiolino agli uomini, un’operaia in tuta da lavoro, una massaia che fa la spesa. E’ il fatto che la pubblicità mi presenti sempre due tipi, e di subordinazione, che offende noi donne che combattiamo il sessismo e non, come dicono i nostri detrattori, un moralismo di stampo puritano. Le donne reali sono ignorate dalla pubblicità. A guardare le réclame non guidano neanche la macchina, si siedono invariabilmente in abito da sera e tacchi alti sul sedile dei passeggeri!

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