Risto-boss | Le mani delle cosche sui ristoranti italiani
In Italia c’è una catena di ristoranti che non conosce crisi: sono i 5.000 esercizi pubblici in mano a mafia, camorra e ‘ndrangheta, pari al 15% dell’intero settore. Secondo l’inchiesta pubblicata oggi dal quotidiano Repubblica, coprono tutto il territorio nazionale nascondendosi dietro nomi prestigiosi caduti in disgrazia (Cafè de Paris) o lontano dai circuiti tradizionali. Nelle grandi città i numeri mettono i brividi: a Milano e Roma 1 locale su cinque è in mano alle cosche, ma ogni volta che un giudice mette mano a un’indagine, saltano fuori ristoranti e pizzerie usate come “lavanderie” per il denaro sporco.
Ai boss, infatti, interessano i flussi di denaro che circolano nel settore, ma sono utili anche gli esercizi pubblici di scarso successo per far transitare fatture false o acquisti inesistenti. Spesso, infatti all’ingresso di un Risto-boss c’è un cartello che avvisa “non si accettano carte di credito” ed è facile capire il perchè:
Quei locali servono a far girare pezzi di carta. Per far affiorare soldi che erano già nel cassetto. Chi li gestisce non ne ha alcun bisogno: sono solo una copertura per introiti altrimenti ingiustificabili. Il sistema funziona a prescindere dal numero effettivo di clienti
Il giro d’affari delle cosche è pari a “dieci volte i ricavi del gruppo Sebeto (Rossopomodoro e Anima e Cozze), 15 volte di più dei Fratelli La Bufala e un quinto di un colosso internazionale come Autogrill, che però di insegne ne ha 5.300 in 42 Paesi.” Sono numeri impressionanti che gettano un’ombra su di un settore trainante della nostra economia, connesso al turismo e ai prodotti tipici e, in definitiva, all’immagine del nostro paese.
“Dove c’è pizza c’è mafia”, confessò un pentito calabrese all’indomani della strage di Duisburg, e la Germania scoprì che mangiare italiano significava sedersi alla tavola dei boss. Nell’inchiesta di Repubblica sono citati decine di locali, ma un elenco preciso ancora non c’è. Come ci si difende da questa invasione? Esistono altri chiari segnali, oltre alle carte di credito, che quel ristorantino in cui vi siete appena seduti è un covo di malavitosi e, nel caso, come vi comportate?








se ho il fondato sospetto che sia una lavanderia, non ci vado più
mi pare ovvio
se si mangia bene chissenefrega
non sono della criminalpol
e poi l’economia deve girare, lo dice sempre anche silvio che aveva come consulente finanziario lo stalliere eroe
e magari sono anche più economici
spero che il commento sia ironico
Se la mia pizzeria preferita fosse un covo di malavitosi? Nulla so e nulla voglio sapere: io non c’ero e se c’ero dormivo.
Mi chiedo se non siano più mafiosi i comportamenti di coloro che hanno avuto in gestione la ristorazione del lungo Tevere per l’estate romana … si spende molto e si mangia molto male. Però se vuoi mangiare in riva al fiume, o vai li o ti attacchi. E ad un’analisi superficiale direi che il 90% di quei ristoranti / bar sono in mano ad un unico gruppo …
La provocazione, per dire che noi italiani, la cultura mafiosa ce l’abbiamo nel sangue e la mettiamo in pratica appena possibile …
No, un attimo: i problemi dei locali estivi romani sono parecchi anche senza mafia.
1) Le licenze stagionali sono altissime, ingiustificabili per il giro d’affari di posti come lungotevere o gay village: si parla di un centinaio di migliaia di euro a stagione.
2) Se appena appena in un estate il clima non è bellissimo, come lo scorso anno, le serate di incasso si riducono drasticamente e ci si rimettono cifre enormi.
3) Dallo scorso anno la presenza di polizia e forze dell’ordine si è ridotta in modo sensibile: la “qualità” dei visitatori è calata. Ai bar all’aperto è comune vedere gente che scappa senza pagare o si porta via bicchieri. Ad avvertire i baristi si ottiene solo un sospirone e un racconto di “quella volta che li ho fermati e le ho pure prese, ho chiamato i vigli ma sono arrivati dopo due ore”
4) Niente polizia in giro, proliferano gli ambulanti abusivi. E grazie al ca**o che senza licenza e affitto puoi mettere la latta da mezzo litro di heineken a tre euro…
A leggere questi commenti il famoso marziano di Flaiano penserebbe che l’Italia sia un paese di conniventi
Hai ragione. Infatti secondo me “si connivicchia”, io personalmente non ci andrei. Addirittura ho deciso di boicottare Michele Placido per il film su Vallanzasca!
1: “Dove c’è pizza c’è mafia”, quindi occhi aperti!!!
2: Se accettano solo contante, stare alla larga!!!!
3: Perché non fare un elenco dei locali-lavanderia?
4: La mafia, è peggio del fascismo e comunismo messi insieme.
La gestione sul Tevere, e’ criticabile perché praticamente e’ un duopolio di due gruppi ma non mafiosa, questo anno scadono i contratti fatti da Veltroni a rinnovo automatico vedremo cosa farà alemanno.
E adesso, per andare in pizzeria, sarà obbligatorio chiedere il certificato antimafia? Certificato che i gestori/proprietari hanno sicuramente già dovuto fornire al Comune, alla Provincia, alla Regione, alla ASL, ai VVFF, al Settimo Cavalleria Jazz-Band, all’Oratorio ecc.
Che barba.
E sai quanti soldi ricicla una pizzeria: milioni di euro al giorno!
Mi comporto come in qualsiasi altro ristorante: se si mangia bene verrà inserito nella white list dei posti dove tornare assolutamente, altrimenti nella black list a prescindere…
Secondo me “un covo di malavitosi” può esserlo anche uno di quei postacci dove non si ricicla denaro, ma prodotti alimentari … oppure dove si utilizza merce di infima qualità!! Quello si che è un crimine
Lungi dal voler sembrare onniscente, ma la mafia è ormai parte radicata dell’economia italiana. Oserei quasi dire che non se può fare a meno, in un certo senso.
E comunque finché ci sarà anche solo una persona che asseconda i comportamenti ” mafiosi “, non ci sarà modo di sconfiggerla. Indi perciò è pura utopia un’Italia senza mafia.
insomma, in pratica dai ragione al ministro Castelli, quando diceva che “con la mafia bisogna convivere”
e poi dici che siccome la mafia non si può sconfiggere, tanto vale rassegnarsi
Era Lunardi.
giusto
Mah….io ripeto che finché ci sarà anche una sola persona a favorire i loro affari, tutte le sfilate coi lumicini in mano, i ricordi della memoria, le tanto sventolate catture dei latitanti sono e saranno sempre specchietti per allodole dati al cittadino per cercare di infondergli un senso di ” presenza dello stato ” che è minima e molto spesso molto dubbia.
Un cosa è voler immaginare una realtà come molti fanno, l’altra è rendersi conto di come è ; la mafia c’è, sempre inattaccabile e sempre col suo giro d’affari ormai radicato nella realtà quotidiana.
15% del settore ristorazione in mano alla mafia: soluzione, evitare le pizzerie-ristoranti a gestione meridionale tanto per iniziare, e poi quelle cinesi.
Non potete, non c’è la fate, non riuscite a farne a meno?
Allora andate da Bottura:-)))
quindi tutti i meridionali sono mafiosi?
La maggioranza, si. Lo dicono i numeri. Si informi.
Pizzeria Bio Solaire? Sembra più un solarium che un ristorante.
è chiusa da un paio d’anni…
leggo che il finiano Granata chiede maggiore attenzione alla questione morale nel suo partito (il PDL)
alcune reazioni dei colleghi: Frattini si mostra sdegnato, Valducci chiede azioni disciplinari e Lupi invoca il ricorso ai probiviri
se questo è l’effetto che fa la parola “legalità” alla corrente di maggioranza del partito di maggioranza, non mi stupisco di leggere certi commenti qui sopra
“Dove c’è pizza c’è mafia”, confessò un pentito calabrese all’indomani della strage di Duisburg, e la Germania scoprì che mangiare italiano significava sedersi alla tavola dei boss.
Metterei i cannoni d’allarme non le campane! Su questa frase!
Fate attenzione alle gestioni troppo “calabresi”, troppo “siciliane” troppo, “campane”, insomma troppo “meridionali”.
La mafia sarà ovunque come dite Voi, non è così!
Ma di sicuro ha delle origini MOLTO certe.
Occhi e Orecchi aperti!
ottimo, in sostanza basta mangiare polenta o farsi fare la pizza da un bergamasco e siamo a posto…
ma qualcuno ha letto della recente retata in cui decine di imprenditori LOMBARDI erano coinvolti, non da vittime, ma da carnefici, nelle attività mafiose? così, tanto per sapere…
I clan mafiosi per ora sono ancora, calabresi, siciliani, pugliesi,
ecc. Se sono lombardi sono d’importazione.
L’origine della mafia è certa, molto certa! Non facciamo finta di non sapere, che non è conveniente…
le mani della ‘ndrangheta sulla Capitale
Roma, 14 giu – [...] L’inchiesta, cominciata nel 2007, aveva già portato a sequestri ai danni della cosca [...] e uno nei confronti proprio di Vincenzo Alvaro, tra cui il suo intero patrimonio immobiliare e numerose attività commerciali tra cui il leggendario Caffè de Paris di via Vittorio Veneto. Ma il boss non avrebbe interrotto i suoi traffici, acquistando grazie a dei prestanome nuove attività: due quelle sequestrate oggi a Roma, il bar Il Naturista in via Salaria e il bar Pedone di via Ponzio Comino, del valore superiore ai due milioni di euro.
Claudia Campese, completo sul fattoq.it
• ‘ndrangheta, la Dia sequestra lo storico Caffè ubicato davanti Palazzo Chigi
• il Cafè de Paris e il ristorante George’s son confiscati (sequestro ≠ confisca)