Sale: tolleranza zero a New York
Quando la politica fa invasione di campo spuntano oscenità come l’ordinanza anti-additivi nei ristoranti italiani del sottosegretario alla salute Francesca Martini, o la nuova proposta di legge che vieta agli chef americani di mettere il sale nei piatti dei clienti, pena, multe cumulabili da 1.000 dollari. Se la proposta A10129 del deputato Felix Ortiz diventasse legge, per gli avventori l’unica possibilità di accedere al sale verrebbe dalle saliere poste obbligatoriamente su ogni tavolo.
Aspetta, fammelo riscrivere che magari sembra uno scherzo. Divieto assoluto di sale significa dose zero nei piatti preparati dagli chef di New York, capito?
La proposta di Ortiz supera di molto quanto auspicato dal sindaco di New York, Michael Bloomberg, che in gennaio aveva proposto una riduzione nei piatti cucinati del sale, imputato numero uno dell’aumento di malattie cardiovascolari.
“Una legge asssurda”, così l’hanno definita gli chef di New York, riuniti a tempo di record nell’associazione “My food, my choice”. “Se vietano il sale, nessuno entrerà più in un ristorante”.
Di questo passo, entrando al ristorante ci toccherà dichiarare: “mangerò solo in presenza del mio avvocato”. Capisco le preoccupazioni per la salute, i cui problemi costano agli stati cifre a molti zeri, ma se parliamo di cibo, la causa prima dell’aumento di ictus e infarti non sono gli chef, bensì l’aberrante quantità di sale usata per insaporire i cibi già pronti che mangiamo ogni giorno (consiglio:leggete sempre le etichette). Allora, perché in Italia come negli Stati Uniti a finire sotto accusa sono sempre i cuochi? E cosa succederebbe, mi chiedo, se anche da noi qualcuno proponesse la tolleranza zero contro il sale, magari, proprio il sottosegretario Francesca Martini?
[Fonti: Dissapore, La Stampa, Stato di New York, Dissapore, Trashfood]










Ne parlavamo giusto l’altra sera a tavola.
L’idea è assurda di per sè – capisco il fumo che si progaga nella stanza, ma se io nella vita quotidiana mi so regolare e sono sana, potrò godermi il piacere del gusto quando mi va!
Però uno degli aspetti più curiosi è che i ristoranti in cui si mangia più salato sarebbero i meno penalizzati: hamburger, fritti, bistecche non cambiano molto se il sale lo mette il cuoco o il cliente (che tra l’altro magari a sua discrezione ne aggiunge il doppio!)
I piatti più cucinati e studiati con un certo equilibrio di sapori – generalmente molto più delicati – invece sì.
Di solito queste sparate finiscono sui giornali di tutto il mondo, ma nella realtà non vengono applicate. Io trovo giusto informare degli eccessi ma, non essendo il sale un veleno, il vietarlo mi sembra il classico rigurgito bigotto e paternalista che ogni tanto salta fuori negli states (vedi Proibizionismo e tutta la serie di “mainkiate” legate al politicaly correct).
In realtà – stando al mio cardiologo – il problema del sale che innalza la pressione non riguarda tanto noi europei ma gli americani, per problemi di costituzione (non c’entrano i 139 articoli, ovviamente). Ma da qui a vietare il sale nella preparazione dei piatti! Credo ci siano problemi più seri nella loro alimentazione e nella fruizione della stessa. Non vado negli USA da parecchio, ma la cosa che mi aveva colpito di più era vedere che mangiavano mentre guidavano (non lo snack, intendo il pasto della sera!). Tralasciando il tipo di cibo (che potete immaginare cosa fosse), è il luogo del pasto che mi lasciava basito. Per noi italiani il cibo per definizione è convivialità, stare insieme. Per quanto ho visto con i miei occhi negli USA il cibo è una mera fonte di sostentamento, un “fare il pieno”. Questo, ovviamente, comporta dei problemi sociali non indifferenti. Se le cose, come temo, non sono cambiate, capisco (ma non giustifico) certe prese di posizione.
E verrà servito solo pane sciocco toscano
E da noi?
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/La-rivincita-del-nostro-pane-sciapo/1996596
La cosa più assurda è lasciare la discrezionalità al cliente che, sicuramente, ha meno idea rispetto ad un cuoco di quale sia la corretta dose di sale per un determinato piatto.
Praticamente è come andare a mangiare da mia mamma! Non ve lo auguro!
Francesca Martini non è solo una nostra esclusiva….
Devo dire che obbligassero i panifici tedeschi a ridurre il sale , sarei molto felice. A volte qui a München mi vedo costretta a fare il pane in casa.
Vedo che i lumi li perdono quasi tutti.
Ma cio che uno mangia a casa non conta?
Se prima Martini era sinonimo di qualcosa da bere, ora per tutto il mondo, Martini e’ sinonimo di qualcosa che non si manda piu giu’.
Povera italia..
santa polenta…