di Enrico Sola | ven 24 set 2010 ore 8:30
rapine
Taste of Milano al sapore di Kabul (durante la guerra)
Enrico Sola è un amico cui capita di scrivere un blog famoso, Suzukimaruti. Ieri sera è stato a Taste of Milano e ha pensato a Dissapore. (M.B.)

Sono reduce dall’evento Taste of Milano, una di quelle iniziative collaterali che si fanno mentre c’è la settimana della moda, così anche chi non è una modella o qualcuno del giro (tipo i terribili gay con la borsa da uomo che spuntano come funghi in questo periodo, solo ed esclusivamente qui) si sente coinvolto. L’idea è interessante: in un’area recintata, con ingresso a pagamento, gli chef dei migliori ristoranti della città, Carlo Cracco, Aimo Moroni, Davide Oldani, Andrea Berton, Claudio Sadler e gli altri, offrono in assaggio – ovviamente a pagamento – i loro piatti al pubblico. L’occasione teoricamente è ghiotta: non capita tutti i giorni di poter provare, seppure in formato mignon, la cucina di così tanti grandi cuochi in un colpo solo. Vista da fuori – forse anche per colpa del mio immaginario veterobolscevico – sembrava una specie di Festa dell’Unità, dove al posto delle costine grigliate ti danno un assaggino di foie gras. Panza e militanza, insomma. Senza la militanza.
E in effetti l’evento trasudava comunismo. Anzi, socialismo reale. Quello delle tessere del pane e delle code interminabili nei negozi di Mosca per comprare un barattolone di cetrioli all’agro.
Pagati i 22€ di ingresso, già alle 20 e 30 di fronte ai banchetti che distribuivano il cibo (costava dai 4 ai 6 euro ad assaggino) c’erano scene da economia di guerra: code chilometriche, furbetti che cercano di tagliare corto, signore che si sfanculano per un flan di melanzane con mozzarella di bufala destrutturata e in generale un sentimento condiviso di fame, fame, fame.
Farsi 20 minuti (reali) di coda, spendere 5 euro e avere in cambio un singolo raviolo (peraltro tiepidino) è la norma a Taste of Milano. E passi pure il fatto di pagare 5 euro un singolo raviolo (sempre più tiepido), se si pensa che un piatto intero di quei ravioli ne costa 80. La qualità si paga. Però la coda no, eh.
Capita anche alla Festa dell’Unità: fai la coda, ti serve un compagno un po’ lento “ma tanto volenteroso” e le costine ti arrivano fredde dopo mezz’ora di attesa. Fa lo stesso: si va lì per la causa. Oppure si vede che c’è troppa coda e ci si rifugia in una pizzeria e fanculo all’ideologia.
A Taste of Milano non è furbo farlo, perché l’utente spende 22€ per entrare e già che c’è si compra i “crediti” (qui li chiamano “ducati”: bisogna pur far lavorare i copy) da spendere per acquistare gli assaggini. Un ducato, un euro. Cambio 1 a 1. Rigorosamente non rimborsabili. Quindi o fai la coda o butti i soldi.
E allora fai la coda, in mezzo a gente imbufalita che progetta ritorsioni, assalti ai forni del pane (siamo a Milano, no?) e in generale si lamenta.
E la coda è una delle più stressanti della tua vita, perché l’utente medio di questo evento è un milanesissimo post-paninaro anni 2000, che ama la bella vita, paga, pretende e, come di prammatica, vuole stupire la femmina. Insomma, sbruffoncelli di seconda fila, perché quelli di prima vanno a mangiare da Cracco e non fanno la coda per un suo piattino freddo all’aperto e in piedi.
Me li vedo già che, affamati e con le balle in giostra, rientrano a casa nell’hinterland sulle loro SLK di bassa cilindrata e di seconda mano (la SLK esiste solo per quelli che vogliono a tutti i costi la Mercedes e non possono permettersela), la giacca di Armani (presa all’outlet) buttata sul sedile del passeggero e smadonnano, affamati e un po’ più poveri.
E in effetti ti sfiora più volte il pensiero che il tutto sia pensato per loro più che per i gastrofanatici. Sarà perché a un certo punto in uno stand gastronomico fa bella mostra di sè, inspiegabile, una Maserati bianca, sarà perché c’è un sussiegosissimo stand dello champagne (coi calici di plastica), sarà perché tutto puzza di snobismo da discoteca, a partire dai buttafuori all’esterno.
Insomma, una pessima pubblicità per la ristorazione “alta”. Perché il piacere di “mangiare” non è solo mettere sotto i denti qualcosa di buonissimo, ricercato e speciale (e anche caro: il gusto è uno dei sensi più belli e si merita il meglio), ma è anche e forse soprattutto la convivialità, l’accoglienza, l’atmosfera, il piacere visivo dei piatti.
Qui chi ha completamente fallito, negli intenti, nella strategia, nella definizione del prodotto e nel rispetto del pubblico, è l’organizzazione.
Ventidue euro per entrare in un luogo, che è una mostra mercato, dove non c’è una mazza e dove poi devi pagare per mangiare sono una rapina.
Ma quello è il meno: uno è anche disposto a farsi rubare due soldi. Il problema numero uno è che non ci sono praticamente posti a sedere. Zero tavoli, qualche sgabello qua e là e poco più. E ovunque gente disperata che si chiede come diavolo fare a tagliare la fettina di vitella di montagna con salsa allo zenzero, visto che non c’è nessun posto dove appoggiarsi.
Il dramma numero due è che nei singoli gabbiotti dove ti danno gli assaggini (rigorosamente a pagamento) ci sono una o due persone al massimo che servono i piatti. Quindi code enormi, rese ancora più lunghe dal fatto che le cucine non sono in grado di reggere il ritmo.
Alla fine, esauriti i ducati e i nervi (la maggior parte degli avventori ne fanno una questione di principio), la gente esce mesta. E non avverte gli altri che entrano, un po’ perché in questa città la solidarietà è rara come le fontanelle pubbliche. E un po’ perché ci si vergogna.
E giusto girato l’angolo tutti capiscono il perché della presenza del porchettaro che, all’ingresso, avevano bollato di masochismo.
Fa affari. E c’è la coda.
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154 commenti a Taste of Milano al sapore di Kabul (durante la guerra)
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Hai descritto, quello che in poche frasi una cara amica di Milano mi riferiva ieri mattina. Bene, son contenta, che quel minimo (ma proprio poco eh ) di curiositá che avevo sia stata appagata.
Ahimè, i miei amici mi ammazzeranno. Io che gastrofanatica sono, ma povera in canna, non mi posso pretendere gli cheffoni stellati (a parte Oldani, già fatto). Mi immaginavo qualcosa di simile. Ma è l’APOCALISSE invece!!
Domenica pensami mentre, con il cappuccio in testa, vado a farmi immolare sull’altare del GUSTO.
Enrico Sola… accidenti non ti conoscevo. Complimenti! Da oggi seguirò con vivo interesse il tuo Suzukimaruti. Alegher. L’Altissimo.
tipo i terribili gay con la borsa da uomo
beh, questa è davvero una frase infelice, permettimi
per il resto, c’era da aspettarselo. io avevo fatto richiesta anche di accredito come blogger per Dissapore, ma mi hanno risposto picche
inoltre,,,,,,Parco Sempione in queste settimane è piena di topi!!
sono eventi che non hanno ragione di esistere. punto
ma perfavore.. una donna non può capire quanto risulti ridicolo un uom..ahem, vabbè, un diversamente maschio, bardato con una borsa!
Ernesto…diversamente maschio sara’ tuo fratello
Ben detto! Un vero bidone.
E mai paragone fu più azzeccato di quello con la cucina da campo in guerra o con la festa dell’unità in versione milanese annoiato 2.0
Anche da parte nostra una stroncatura assoluta.
Quoto Francesca. Per il resto bel racconto, divertente
Per due.
Per tre e standing ovation
La frase: “Me li vedo già che, affamati e con le balle in giostra, rientrano a casa nell’hinterland sulle loro SLK (…) affamati e un po’ più poveri.” è un gioiello, ne conosco parecchi.
Enrico Sola ex McKinsey, per caso?
è quello che mi sono chiesto anch’io
Sbirciando all’interno del suo blog credo proprio di no. L’altro Enrico – quello che diciamo noi due – è “scomparso”.
In che senso “scomparso”? Io l’ho visto oggi pomeriggio l’Enrico Sola di McKinsey!
Cavolo, l’ho cercato per non so quanto tempo. Mi mandi la sua mail a info@baroni.milano.it per cortesia?
Grazie.
io capisco criticare la mainfestazione, l’organizzazione e tutto quanto.
non capisco perchè insultare tutti i presenti come “terribili gay” o “sbruffoncelli di seconda fila”.
per esempio quei 2 signori nella foto non mi sembrano nè uno nè l’altro, semplicemente persone normali incuriosite dall’evento, come ce ne saranno state tante.
probabilmente Enrico Sola è un superuomo, che dall’alto si può permettere di giudicare ed etichettare tutti. che strazio.
Primo non ha insultato tutti i presenti.
Secondo esistono terribili gay, come terribili uomini e terribili donne, piantiamola di trattarli come dei cincillà in via di estinzione.
Terzo, io ci sono stato e mai descrizion e è stata più precisa.
infatti
esistono anche dei terribili gay
non prenderli in giro, perché solo gli etero possono essere canzonati, sarebbe una sorta di razzismo alla rovescia
guardate,
l’ha già spiegato bene alessandro bocchetti sotto.
è un problema di italiano, le parole hanno un significato preciso.
se scrivi “i terribili gay” non significa che alcuni gay possono essere terribili, ma significa etichettare tutti i gay come terribili.
discriminazione.
questione di sfumature, ma che in un testo scritto possono rovesciare il significato voluto.
comunque sotto ci siamo già chiariti con Enrico, lui non voleva intendere esattamente questo, anche se in realtà l’ha scritto.
fine della questione.
saluti
Solo tu hai travisato il senso della frase.
In italiano “i terribili gay con la borsa” vuol dire proprio “quella parte di gay che portano la borsa e che per questo appaiono terribili “.
Concordo con ex-Gianluca. Ci sono stata a taste e non mi ritengo una sbruffoncella di seconda fila. Sono semplicemente una trentenne media italiana che, pur con laurea e tante belle speranze di carriera, non può più permettersi una cena da cracco e compagnia. E che sperava, invano, di poter passare una bella serata e mangiare dell’ottimo cibo. L’organizzazione è stata penosa ma questo non giustifica gli insulti gratuiti agli utenti, che a me sono sembrate semplicemente persone curiose di sperimentare che per una volta volevano approfittare di una cucina che avrebbe dovuti essere alta e non la presa in giro che è stata…..
Bellissimo racconto.
Peccato che smonti il mio ingenuo entusiasmo preventivo nei confronti di Taste: mi sa tanto che suderò un po’ di più e metterò da parte i miei ducati per una cena reale da Aimo e Nadia o Oldani se le prospettive sono queste.
P.S: i gay con la borsa da uomo sono realmente terribili.
A dire il vero sono peggio gli etero col borsello e le infradito in pieno centro
Uguali sono. Così come le donne con gli stivali al ginocchio e gonnella in piena estate: discriminazioni non ne faccio.
Io per non sbagliare vado in giro vestito come un ussaro napoleonico
L’eleganza prima di tutto.
ieri ho visto un ussaro ma era a cavallo, eri te ?
La battutina omofoba te la potevi risparmiare.
Oggi tocca agli omosessuali… Chissà a chi domani?
La cosa se non fosse drammatica sarebbe anche divertente!
Ciao A
Ai froci, forse ???
Eccheppale ‘sto buonismo, questo sì milanese!!!
Risparmio l’incipit sui miei amici gay (ne ho addirittura di ebrei & comunisti!) e quoto Enrico: anche a me le checche impazzite della settimana della moda urtano i nervi. E il bello è che li urtano anche ai suddetti amici!
Detto questo: Milano si agita per la settimana della moda e per Tastequelchelè e per carità…
Ma ieri mattina alle 9, 30 alla ASL di piazzale Accursio c’era un’attesa di 110 persone allo sportello. Non male se si pensa che la coda andava fatta anche per chiedere informazioni perché lì NON C’E’ lo sportello dedicato.
In coda – ovviamente – ottuagenari, gente in carrozzina, gente con bambini piccoli.
Scusate l’OT e lo sfogo, l’attrito era troppo forte…
mentre le battutine sugli altri vanno bene vero?E si ride di gusto…..
Mi è passato anche l’ultimo barlume di voglia di andarci che avevo…
E cmq A ME l’SLK MI piace
Volevo scrivere “ora aspettati la fucilazione per la frase sui gay” ma pensavo che forse sottostimavo troppo gli altri.
Ecco, così imparo a sperare nella società.
Vero, è molto più commentata la battuta ( riuscita) che l’argomento vero…
Vogliamo provarne a fare un’altra? Che so, una persona di colore con le mani imbrattate dalle parti di via Montenapoleone cosa potrebbe suggerire?
Fine ed elegante anche lei.
Il carrozzone ha un altro ospite, complimenti.
Pagano potresti cortesemente prenderti una vacanza dai commenti di questo blog? Diciamo un mesetto. Grazie.
Che faccio poi? Torno accompagnato? La merenda la posso tenere?
Non capisco, però. L’omofobia è una battuta azzeccata e il razzismo no?
Vincenzo, forse Massimo intendeva che le ferie devi prenderle “a prescindere”
(faccina)
Ma solo io non ho capito la battuta?
E poi perché c’è questo astio generalizzato contro Pagano?
mamma mia! comprano Armani al’Outlet… che poveri pezzenti, vero Enrico?
mi sfugge qualcosa….
infatti, pure col mercedes di seconda mano.
sono proprio degli zingari…..
forse era per dire che vogliono farsi passare per ricconi anche se non lo sono?! che sono i soliti pirla la cui unica aspirazione è far finta di essere della Milano “giusta”?! pronto?!prontooo?!
massi’ non sono scemo. ho capito il concetto di fondo. lo posso anche condividere.
ma le osservazioni le trovo ridicole, diciamo “classiste”.
che gente si aspettava di trovare il signor enrico sola ad un evento del genere? dei punkabbestia?
e nei ristoranti stellati che gente troviamo?
la giacca di armani adesso non si può più mettere, altrimenti si è “dei pirla la cui unica aspirazione è far finta di essere della Milano giusta” ?
sinceramente sono le persone che ragionano così che mi preoccupano molto di più di chi si compra onestamente la sua giacca armani all’outlet, senza rompere i maroni a nessuno.
ok. certo. però la spocchia bo-bo (o almeno certe allusioni) dà fastidio tanto quanto quella vanziniana.
Ma basta! Ma come ci si prende, sempre, troppo sul serio! L’intento di Enrico Sola – mi pareva evidente – era quello di sottolineare il fallimento organizzativo della manifestazione. Invece no, non si commenta la manifestazione e ci si accapiglia sull’omofobia, gli outlet di Armani e le Mercedes SLK, eccetera eccetera eccetera. A volte scappa davvero la voglia di leggere
Ci sono stato anch’io (sfortunatamente) ieri sera (fortunatamente non pagante), e sottoscrivo (quasi) tutte le osservazioni sollevate nel post. L’ingresso a pagamento è veramente un’esagerazione, 20 euro per il nulla assoluto.
Mi sembra evidente che la battuta di suzuki maruti sui gay con la borsa da uomo sia puramente riferita all’estetica. Un blogger di sinistrissima come lui è improbabile che sia omofobo.
E il fastidio per l’umanità vanziniana, tutta tesa a ostentare i danè, bhè lo condivido. Mi preoccupa che la città di Milano continui a fare eventi a misura di vanziniano.
Quanta ferocia!
Quanta insofferenza!
Nonostante immaginassi a cosa sarei andato incontro, ci sono stato. L’idea è carina. Per il resto condivido il pensiero di chi ha scritto l’articolo.
Le code sono troppo stressanti, (al Taste come in posta o alla cassa del supermercato ecc.) è vero;
però meglio fare 10 minuti di coda che non attendere mesi per cenare in alcuni posti……
Meglio un borsello, che una molotov.
)))
Meglio una SlK usata che una trabant.
Meglio una festa “cara” che una da scoppiati.
Meglio un gay che tanti leninisti.
Meglio una giacca scontata del divino che cento t-shirt del guevara.
Meglio un cibo preparato dal sadler che cento costine della coop.
Meglio una maserati bianca, con due tipi da discoteca, che una renault 4 con due “rossi” estremi.
Auguri e si diverta ogni tanto signor “Sola”
beh, che caxo, meglio una costina della coop cucinata da sadler.
è uno scherzo, vero gigggi?
mah, non ci giurerei, jade..
costui mi odia per via della mia strenua opposizione al mcD da lui difeso strenuamente come oasi per gli infanti. ora arriverà a ristroncarmi vedrai.
Meglio infilare le dita nella presa piuttosto che usarle per scrivere minchiate.
deduco che il piccato giggi sia uno sbruffoncello di seconda fila
L’idea era pessima già sulla carta. Mi chiedo se gli chef siano stati strapagati per essere presenti. Mi auguro di sì, perchè temo per loro che abbiano perso molti potenziali clienti…
l’idea continua a sembrarmi buona, lo sviluppo magari e’ osceno (vedro’ stasera) ma perche’ trovi l’idea pessima ?
Io credo proprio cli chef abbiano pagato per essere presenti, e non il contrario
Devo essere sfortunato. Negli ultimi due tre anni, ogni volta che ho letto il nome Cracco era associato a situazioni sgradevoli.
E comunque non capisco lo stupore: sarebbe ora di svegliarsi dall’illusione che la ristorazione “alta” abbia risvolti romantici: chef e ristoratori stellati vogliono fare soldi, come qualsiasi altro oste, pizzettaro o imprenditore.
Taste of Milano è un’occasione per fare soldi.
Tanti, maledetti e subito.
Punto.
La definizione “chef appassionato ed entusiasta” mi sa che, per primo, ormai fa ridere proprio gli chef stessi.
Ciao a tutti, questa mattina ho acquistato 10 biglietti al Taste presso il boxoffice pagandoli 22 euro e non 20 come riportato (forse ho letto male) ho chiesto spiegazioni, mi è stato risposto che era una prevendita e che così ha deciso l’organizzazione, complimenti per questa Gabella Sgradevolissima, ho sempre partecipato a eventie e concerti acquistando i biglietti in loco e mai ho pagato i diritti di prevendita, inoltre ho dovuto aspettare 40 minuti dopo l’orario di apertura previsto ore 10.00 perche mancava il fondo cassa. Adesso leggendo lo scritto di Enrico Sola non so cosa aspettarmi, certo che gli organizzatori sono di veri dilettanti.
edonismo alla milanese … ma ci andro’ uguale
post da applauso. polemiche assurde.
D’accordo con te. Al limite del fastidio il dilagante moralismo e l’indignazione gratuita di fronte a scritti politicamente scorretti.
Che palle.
ma quale scritto politicamente scorretto, a me sembra il festival dei clichè e dei luoghi comuni
l’indignazione forse, ma il moralismo dove sarebbe?
Moralismo qui non a palate in effetti. Quello c’era in abbondanza nei commenti alla recente discussione sulle “donne-oggetto”…
Quoto. Gran bel post.
Il testo è divertente. Gratuito il commento sulla SLK.
Prima auto (la prima serie) ad inventare il tetto rigido su una spider (creando ex novo la categoria delle CC).
Successo di vendite clamoroso.
Se poi è la Mercedes di chi NON può permettersela, Classe A, B e C Sport cosa sarebbero ? Fiat maggiorate ?
Certo la E spider è meglio e la SL ancor di più.
Ma se uno spende 22 euro + ducati vari per un’iniziativa del genere, forse anche la Barchetta è di troppo …
toccato sul vivo eh?
No. L’SLK mi sta troppo stretta di panza …
Mi fa piacere che sia un bidone…
Lo immaginavo, le premesse c’erano tutte, ed erano iniziate diverso tempo addietro.
Mi dispiace per alcuni amici e colleghi che ci sono e che spero portino a casa almeno le spese.
Fui contattato per partecipare come espositore e leggendo Taste pensai fosse un evoluzione della bella manifestazione fatta a Firenze da Pitti Immagine. Di li a poco venne fuori che era un tarocco e che c’era già un contenzioso per il marchio.
Si iniziava subito male.
Mi furono prospettate mirabolanti opportunità di vendita e di visibilità, portando ad esempio le manifestazioni dello stesso format fatte a Londra (da cui mi si diceva venisse l’idea).
Credetemi se vi dico che la richiesta economica per un semplice stand era qualcosa di scandaloso.
Decidere di non partecipare fu facilissimo.
Oggi sorrido a conferma delle mie convinzioni.
Vorrei però richiamare la vostra attenzione di pubblico “colto e orientato al gusto” su questo fenomeno delle “fiere” che oramai imperversa ovunque.
Non parlo delle fiere vere, storiche, colte e equamente dispendiose (quelle funzionano da anni).
Parlo della moda di improvvisarsi organizzatori attratti dai facilissimi guadagni a rischio zero, degli stand venduti a prezzi folli, dei biglietti di ingresso raccattati per aggiungerli ai soldi raccolti dagli espositori, magari con tutte (o buona parte) delle spese pagate da sponsor tecnici (e va anche bene) o peggio istituzionali (oltre al danno, la beffa).
Tutto fa business, tutto diventa mercato, tutto si vende a caro (carissimo) prezzo.
Oramai partecipare ad eventi simili ha costi che per un artigiano sono spesso impensabili, ancor più spesso il ticket di ingresso è assurdo.
La gente paga per entrare e poi paga per tutto il resto, e si incazza, giustamente.
Gli espositori si trovano spesso con migliaia di euro già pagati (oltre a trasferte e tutto il resto) davanti a una folla (quando va bene, ma spesso non passa un anima) incazzata per aver anche pagato il biglietto.
E alla fine cosa rimane?
Rimane che qualcuno ci ha fatto dei gran soldi (cifre che non è facile nemmeno immaginare), e che magari l’anno successivo ci riprova.
Magari cambiando nome e ragione sociale, ma cercando di non farsi sgamare…
Date un occhiata alla lista degli espositori, moltiplicatela per migliaia di euro cadauno, aggiungeteci i biglietti di ingresso… vedrete che la cifra è davvero paurosa.
Quanto sopra è una mia personalissima impressione e non è riferita a nessuno in particolare.
A futura memoria legale
sai mai che oltre ad esser furbi fossero anche permalosi…
quoto in toto, bravo Claudio, mi fece la stessa impressione e quindi, anch’io come te, non abboccai
a presto
Ecco, questo si che è una recensione all’evento degna di nota!
ottimo contributo, da un possibile espositore proprio quello che ci vuole. Non so come sia nelle altre città e nelle altre regioni d’Italia, ma qui a Milano l’aria che si respira è sempre quella del dai che ti frego perchè sono più furbo di te, ho qualche esperienza internazionale o per lo meno so copiare bene quello che fanno altrove e a te produttore onesto o onesto consumatore non resta che baciarmi il popò. Che questo sia espressione di una città che tanto ci mette per darsi aria creativa e poi non produce che cose fasulle, è veramente una tristezza. Guardate io sono di Milano, ma praticamente non esco neppure più di casa, tra i vanziniani che si vedono in giro e che non abitano tutti nell’hinterland come sembra dall’articolo ed eventi fasulli, l’alternativa comodo sofà con contorno di amico sincero è probabilmente la migliore, anche se poi sei costretto a vivere in modo schizofrenico tra un dentro e fuori che mai si corrispondono. Certo mi sento un’aliena dentro questo bunker di cemento che in estate, ma già a partire da giugno è un deserto di idee, e dove le idee spuntano solo per rubare qualche soldo a qualche povero ingenuo che crede che la cultura è come andare al supermarket. Dove gli eventi non sono mai momenti di aggregazione e di scambio, ma vetrine senza anima.
E poi siamo in una città multietnica, perchè invece di guardarci l’ombelico con questi chef di cui si parla d’appertutto e che sono sempre gli stessi, non proviamo a sedere alla tavola delle tante etnie con cui ogni giorno dividiamo bus et oltre, magari girando tra i tanti ristoranti etnici della città si troverà pure qualche eccellenza anche lì.
Bella la testimonianza di Claudio. Più che altro fa provare tenerezza per il pubblico un po’ ingenuo che partecipa con grandi aspettative a questo tipo di manifestazioni
commosso dalla tenerezza che mi riservi (non e’ mai facile confessarla, tra uomini
) e ovviamente rapito dallo stile di Suzuki … bla bla bla … mi rimane la curiosita’di sapere se il risotto del cracco era interessante o meno
Tenerezza anche per gli espositori (incluso me stesso) che spesso ci cadono lusingati da promesse farlocche fatte da bellissime venditrici in abiti succinti. In una specie di delirio di autocelebrazione che a volte ci fa davvero perdere il senso delle cose…
Basterebbe che smettessimo di parteciparvi, vedresti che i signori dal facile guadagno si dirigerebbero altrove…
ma numericamente siamo in tanti e prima che ci abbiano fregati tutti ne passa di tempo.
Per rispetto di noi stessi in primis, e per maggior rispetto verso il pubblico in seconda battuta.
caro, basterebbe che – nel 2010! – fossimo in grado di telefonarci e/o scriverci tra quei “soliti noti” per saperne di più (tante piccole info messe insieme, sai che roba?!); lo proponevo ai tempi della “mia” Montecurto sulla qualità dei clienti (paga no paga, “spinge non spinge”, ne capisce o meno…) e quella delle manifestazioni: e in giro ve n’erano meno della metà di quelle odierne. feelfine
Però a Pisa per la rassegna dei dolci ci sei? tutti gli anni mi sfondo con la tua torta!
dall’interno:
ogni ristoratore pagherà il 40% del ricavato dalla vendita dei piatti all’organizzazione, che chiaramente si terrà anche il ricavato di tutto il resto(espositori, sponsor, ecc), per quanto riguarda i piatti…sono solo dei piccoli assaggi, spesso fatti con … lasciamo perdere, in merito a cracco, non è un risotto, ma una crema di riso, fatta il mercoledì per i giorni a seguire, quello che avanza sarà poi(immagino secondo sue usanze)servito come portata offerta a chi cenerà presso il ristorante.
Sadler con il Mc Sadler, io avrei fatto attenzione alla multinazionale americana visto che ultimamente non disdegna di denunciare ogni cosa cominci per Mc
comunque 20,anzi scusate 22€, mi sembrano un po troppi per un niente.
strano che partecipi anche Oldani, chef attento ai costi/prezzi, che gli chef percepiscano bonus o quant’altro?
Su alcune cose hai ragione, come i costi elevati e i pochi posti dove accomodarsi). Su altre (vedi le digressioni antropologiche/sociali) ci metti troppa acredine. Risultato: più che simpatico/pungente sembri invidioso. Che occorre essere Baricco o Serra per fare feroce critica di costumi dimostrando humor e distacco?
Quanto alle code, beh, dimmi a Milano dove non si fanno? Capita pure di dover stare mezz’ora fuori da un normalissimo negozio Wind. E neanche di sabato sotto le feste, ma il giovedì in estate!!! Sapendo come funziona in città, bastava arrivare un po’ prima per assaggiare tutto senza grandi patemi. Assaggiare, appunto, togliersi qualche curiosità o rinverdire il ricordo di un grande piatto senza troppo impegno (economico, di tempo e anche mentale). Di certo non tentare di sostituire l’esperienza vera e propria del ristorante importante, che per servizio, presentazione dei piatti, complessità degli stessi e costruzione di un percorso sensoriale è ben altra cosa.
Ne scrivi infine come se fosse la solita invenzione milanese per fashion victim. Posso confermarti di aver trovato iniziative simile in molte altre città europee.
equilibrato, mica lo son in tanti qui in giro
L’articolo non mi piace assolutamente, è scritto nel consueto stile di quel blog (sicumera e spocchia a pacchi), ma devo dargli atto che le borse da uomo sono espressione di uno stile improponibile.
Borse da “omo” come lo vedi ??
)
La borsa è nata perché le donne non avevano le tasche che avevano invece gli uomini. Tutto qui.
Un uomo può fare a meno della borsa.
La borsa dell’uomo è la valigetta portadocumenti…
Mi scuso se sembro integralista…
Caro Tommaso, non conosco quel blog ma il post non mi è dispiaciuto. In quanto alle borse da uomo (aggiungerei anche le infradito) hai perfettamente ragione
Un po’ di precisazioni d’obbligo.
La prima è che il temutissimo Visintin si è trovato forse peggio di me. (e lui, ecco, è mostruosamente più autorevole e pertinente di me, quando si parla di ristorazione a Milano e c’è da menare le mani)
http://mangiare.milano.corriere.it/2010/09/non_toccate_questa_taste.html
La battuta sugli uomini con la borsetta e i capelli strani e la sociologia tagliata con l’accetta sugli sboroni wannabe “alla milanese” sono quello che sono: pure espressioni di fastidio estetico e umano, non filtrate dal politically correct. E nulla più: niente omofobia o simpatia per i punkabbestia (mi urtano quanto i “vanziniani”) (bella definizione, btw)
Ma il vero problema non è la solita folla sgradevole di bellimbusti e fashion-victim (vivo a Milano da così tanto tempo da averci fatto il callo), ma il fatto che Taste of Milano sia stata pensata più per loro (che privilegiano il glamour rispetto alla sostanza) che per i gastrofan. E il risultato si vede: pessima organizzazione, soldi buttati in allestimenti sfarzosi ma inutili, una security inerte e azzimatissima e gente trattata come bestiame.
scusa, senza offese, ma così è ancora peggio.
un gay con la borsetta ti suscita un “fastidio estetico ed umano” ?!?!?!
non sarà un pò troppo?
Un individup (gay o etero non fa differenza) conciato in quel modo mi dà fastidio, così come mi danno fastidio altre tremila cose, dalle madame con la pelliccia di foca alla gente che parla forte, fino alla pasta scotta.
Ho una brutta notizia: succede anche a te. Sicuramente con una mappa di fastidi tutta tua. E non vedo cosa ci sia di male.
(a meno che tu sia un maestro zen)
Il vero problema è, dato il fastidio che tutti noi esseri umani proviamo per un motivo o per l’altro, capire cosa uno ci fa.
Io me lo tengo e tollero. Ma non fingo, ipocritamente, che mi vada bene tutto.
ma perchè gli etero con la borsetta te danno meno fastidio? Oppure essendo oggetti muliebri sono di pertinenza solo degli omosessuali?
, ma usare l’ironia in questo modo è quantomeno sventato. le parole sono macigni, figurati quelle scritte…
Non scherziamo Enrico, ti leggo da tempo e so che non sto parlando con un pericoloso omofobo
ciao A
Sarà, ma da bravo toscano, e quindi secondo il luogo comune senza peli sulla ligua, questa correttezza politica mi pare completamente fuori luogo, visto il pezzo
non si tratta di correttezza politica, tutti amiamo Barney Panofsky, non si tratta di chiamare le persone diversamente abili o altre fesserie dele genere… si tratta di fare male e credimi affermazioni come quella tagliate con un’accetta male affilata fanno male…

Non scambiamo l’essere uomini di mondo, con il mettersi i grissini nel naso come zio Festher.
Provate a passarci per la discriminazione e vedete se poi la trovate così divertente… chi non capisce questo passaggio è lui che ha un problema
ciao A
bravo alessandro…..sante parole
@enrico sola:
è qui che ti sbagli, non succede anche a me.
o meglio, anche io ho i miei fastidi, ma verso dei comportamenti semai, non verso un modo di essere a priori, basandomi solo sull’estetica.
mi spiego meglio: se un gay viene a toccarmi il culo mi può dare fastidio, non il fatto che lui sia gay.
una persona maleducata mi da fastidio, una persona che urla anche…..non una persona con una borsetta.
altrimenti, il passo tra questo e il fastidio a priori verso tutti i diversi, il negro l’handicappato ecc….il passo è molto breve.
anzi forse non devi neanche farlo, sei già sullo stesso livello.
io non dico che tu non devi scrivere ciò che pensi. non c’entra niente il politically correct.
però mi preoccupo che una persona con la borsetta che si sta facendo i cazzi suoi, senza infastidire nessuno, ti possa procurare “fastidio estetico ed umano”.
si, è questo ad essere preoccupante.
non la pasta scotta, la gente che urla o la foca uccisa in pelliccia: quelle possono dare fastidio a tutti, ma sono un’altra cosa.
ex.gianluca: guarda, sei tanto fuori strada, ma perché credo tu equivochi quello che scrivo.
Il fatto è semplice: tu leggi nella mia frase “orribili gay con la borsa da uomo” un fastidio nei confronti dei gay che, invece, non c’è (comprensibilmente non conosci la mia storia umana e politica, ma ho alle spalle una quindicina d’anni di militanza attiva a fianco del movimento glbt).
Il fastidio è puramente estetico nei confronti della fashion-victim vanitosa, fissata con la cultura dell’apparire stereotipato e – ai miei occhi – comica negli esiti. E non riguarda i suoi orientamenti.
Ma è, appunto, un fastidio inerte, tollerante e senza conseguenze. Un normale fastidio che tutti provano (per cose diverse, per carità).
Va da sè che se domani salta fuori una legge che impedisce agli uomini di portare la borsetta e rendersi ridicoli, corro in piazza a contestarla.
Spero tu abbia capito.
si grazie enrico.
francamente così è più chiaro e assolutamente condivisibile.
però credimi, da come l’avevi scritto, senza conoscere la tua storia, si poteva quantomeno fraintedere e capire tutt’altro.
comunque bene così, grazie per la risposta.
vedi Enrico io conosco la tua storia e la tua militanza, in buona parte è la mia stessa. Ma tu hai scritto “tipo i terribili gay con la borsa da uomo che spuntano come funghi in questo periodo, solo ed esclusivamente qui”, non i gay con le terribili borse, oppure le terribili persone con la borsa, o ancora gli esseri umani con la borsa che mi fanno schifo… Il problema non è quello che tu intendevi scrivere, ma quello che hai scritto! E su cosa muovi l’ironia… Su un sentimento omofobo appunto. é esattamente il medesimo meccanismo delle barzellette sui froci, che male c’è… Sono persino divertenti! Pensa che, talvolta, le barzellette su i mongoloidi o i ritardati mi fanno persino sorridere. ma il problema è che fanno leva su un sentimento sbagliato e sguaiato… Ora è tanto difficile dire ho fatto ‘na cazzata? Perchè l’hai fatta e non comprendendolo la fai ancora di più, rendendo un torto alla tua (nostra) militanza… e a costo di essere noiosissimo (come già sono) continuerò a dirtelo ogni volta che tu cercando di mettere una toppa peggiori la situazione
ciao A
A me da fastidio la gente che si mette la mano nei capelli:-))
Perchè? Per darsi un tono?
Testa che puzza?:-))
Io ci vado stasera…… purtroppo le prospettive-speranze erano buone fino a questa mattina, appena prima di leggere il blog!
Vorrei sapere solo una cosa….. ma almeno di gnocca ce n’è?
se è gnocca che fa la fila per un raviolo tiepido (e che quindi tollera il tiepido anche altrove), lascerei perdere.
E pensare che a napoli c’è “gente” che brucia i camion della spazzatura.
Viva Milano, e le sue feste un’pò care.
Oggi è tutto il giorno che dissuado colleghi e amici. Gente che ha comprato i biglietti in prevendita e, dopo aver letto in giro le prime impressioni, si è spaventata. Fortunatamente diluvia.
Note per la prossima volta: diffidare di tutti gli eventi che offrono un “biglietto VIP” in cui l’unico benefit percepibile rispetto al biglietto “plebe” è “l’ingresso VIP”.
Ho comprato i biglietti in prevendita per domenica e sono disperata, come immaginerai. ho letto anche Visintin e sono stata ancora peggio. Mi immaginavo la ressa, il wannabe invece del fatto vero, però, che cavolo, visti i nomi coinvolti speravo in un pò di decoro. Il biglietto VIP mi era parsa una sola già da subito, ma avrebbe dovuto farmi capire l’andazzo del resto. Resto una ragazza di campagna, ingenua e fiduciosa che si beve tanto di quello che le raccontano. ben mi sta.
caro Sola,
ho apprezzato la tua pungente descrizione di Taste, a parte alcune note “sociologiche” a mio avviso gratuite e molto parziali. Personalmente non mi interessa sparare a zero su tutto. Mi occupo (da tempi non sospetti, ante-internet) di gastronomia e cerco sempre di avere un atteggiamento propositivo e “tecnico”, cercando di vedere cosa servirebbe a Taste of Milano per raggiungere il livello delle (10) riuscite edizioni di Londra. Per quelli che – come me – vedono in Taste una buona occasione giocata male mi permetto alcune note critiche.
IL PERIODO è sbagliato, per la concomitanza con la festa del Pdl, ma – soprattutto – con la settimana della moda. Probabilmente gli organizzatori hanno pensato, all’italiana, che la moda fosse una buona cinghia di trasmissione, infatti, hanno inserito Taste negli eventi della Fashion Week.
L’AREA destinata a Taste – anche per la compresenza della festa Pdl – è piccola e il Comune – come il solito – non ha concesso l’uso della parte “verde”.
IL NUMERO DI 12 RISTORANTI E’ BASSO: calcolando un’affluenza massima attorno alle 4000 persone si hanno code attorno alle 300 persone, troppe per qualunque team di cucina, anche efficientissimo. Ce ne volevano almeno 16.
NON SIAMO INGLESI!! gli italiani (un po’meno i milanesi) odiano stare in coda, mangiare in piedi e soprattutto senza bere. Chi, esaurita la coda, arriva al proprio piattino non sa dove procurarsi un buon bicchiere (ma neppure un bicchier d’acqua) senza dover fare un leasing presso lo Champagne Lounge o trovare un amico in qualcuno degli stand di vini. Posti a sedere introvabili e prati off-limits, mentre a Regent’s Park c’era verde per tutti.
NON SONO D’ACCORDO sul giudizio negativo tout-court sulla qualità del cibo servito a Taste. E’ possibile offrire assaggi di qualità stile street-food se si lavora bene e con numeri ragionevoli. Ho assaggiato buoni piatti ieri a pranzo, ovviamente meno la sera prima, nel delirio di folla.
ESAMINANDO ASSIEME AD UN PROFESSIONISTA di grandi numeri a tavola, ieri sera le carenze organizzative di Taste non abbiamo potuto fare a meno di rilevare anche quelle dei ristoratori, che, da protagonisti sempre troppo individualisti, non si sono messi assieme per fare “cartello” e non hanno “trattato” – come farebbe qualsiasi controparte – le modalità della propria partecipazione. Si trattava solo di esigere una migliore logistica diretta (disposizione degli stand e del teatro degli chef, attrezzature di cucina, indicazioni all’interno della fiera,) e indiretta (la presenza di corner con mescita a lato delle aree di ristoro, tavoli&panche di appoggio per almeno il 50% delle presenze previste).
Fatte queste necessarie critiche, resto dell’idea che manifestazioni come Taste siano in sé positive e, se ben condotte, possano creare una cinghia di trasmissione formidabile tra la ristorazione di qualità e il grande pubblico. Aggiungo che, a differenza di altre manifestazioni simili, il feed-back di vendite, espresso da alcuni espositori minori ieri, era, malgrado pioggia, positivo.
cordiali saluti
Alex Guzzi
Concordo sul fatto che l’idea è buona (l’ho anche scritto). Il problema è proprio l’organizzazione. Anzi, il problema – faccio il mio mestiere di comunicatore – è prima di tutto di definizione del prodotto e poi di organizzazione conseguente.
Provo a spiegarmi: l’impressione che ho avuto da Taste of Milano è che si sia cercato di fare un evento “per fighetti” più che per gastrofanatici o curiosi. Dall’inspiegabile biglietto VIP (inutile in tutto e per tutto, salvo che per un fantomatico “ingresso VIP” che altro non era che un ingresso qualche metro più in là) alla Maserati piazzata lì di fronte a un’area, fino alle pretese di lusso accompagnate da risultati spiazzanti – lo champagne nel bicchiere di plastica, tutto sapeva più di sussiego da discoteca anni Ottanta più che di onesta e grande ristorazione.
Ecco, quindi, che gli organizzatori hanno preferito piazzare scomodi divanetti bianchi effetto pitonato nelle aree “lounge” (dove però non si poteva mangiare) piuttosto che offrire dei normalissimi tavoli dove la gente poteva materialmente assaggiare i piatti.
Insomma, si è privilegiata – perché si è pensato che il target fosse un pubblico più attento alla superficie che alla sostanza – la forma sulla funzione. E il risultato è stato conseguente.
Non credo, cioè, a un’organizzazione fatta da incapaci. Credo, invece, a un errore di definizione del prodotto. E forse a un’attenzione eccessiva al tornaconto economico.
Anche i ristoratori hanno le loro colpe. La più grave – come sottolinei giustamente – è quella di non aver dettato legge, viste le carenze di accoglienza dell’organizzazione.
L’altra è non aver pensato a piatti “comodi” da mangiare in piedi o comunque in situazione precaria.
…bhè insomma…grazie a tutti per la dritta!
Io che speravo tanto di andare a questo fantastico evento segnalatomi 2 mesi fa dal mio miglior amico glamour gay sempre aggiornatissimo!
Insomma 22 euro l’ingresso + 20 ducati ( = 20 euro = 4 assaggi?, vorrai mica che 1 occasione del genere fai 2 assaggini? Quando mai ti ricapita?) + parcheggio o metro…bhè approx 50 euro risparmiati!
E non è poco se appassionata di cibo, tra prodotti, libri, riviste, cene fuori il budget è quel che è, certo non mi posso permettere di mangiare da Aimo e Nadia o Carlo Cracco…quindi ben vengano gli eventi nazionalpopolari alla portata di tutti certo che se poi l’unica occasione che hai è “na sola”!
L’articolo di Enrico Sola l’ho trovato divertente e volutamente provocatorio, però quanti commenti classisti…
Beato a chi riesce a mangiare dai super chef (non spesato dai datori di lavoro) a noi gastrofan con budget limitati consigliate gli eventi migliori dove concentrare le risorse…
SONO UN GASTROFAN E GOURMET…. TANTE VOLTE L’ ECCELLENZA E’ NELL’ ORTO DI CASA. IO CI SONO STATO IERI SERA AL T.O.M. E SINCERAMENTE AVREI MANGIATO MOLTO MEGLIO CON LA STESSA SPESA A CASA MIA.
indirizzo prego, vengo volentieri
visto che questa manifestazione è o è stata un fallimento, perchè non si parla della guida del gambero rosso di Milano? o è stato un fallimento anche quello?
Divertente, classista, arrogante… bravo Enrico “e-in-effetti” Sola.
Ma tra cosiddetti (e/o sedicenti) gastrofanatici non sarebbe il caso di domandarsi se sia davvero possibile fare alta cucina con un’attrezzatura “da campo”, per quanto evoluta? Servendo microporzioni a temperature improponibili?
…avere budget limitati non significa essere così sconsiderati (o ignoranti?)da non capire che non si possano avere gli stessi risultati di eccellenza che si ottengono in una cucina professionale soprattutto con la cucina così tecnica dei super chef in questione…organizzare un bel evento, fruibile a tanti, preparando degli assaggi che rendano “l’idea” di quella cucina di cui tanto si legge, si parla, ma che non a tutti è dato di assaggiare nelle sue forme e sapori perchè costosa, è un’altra cosa.
E comunque credo si possa, “around food” il 13/04/10 presso la sede del Gruppo 24 Ore con Davide Scabin, Paolo Parisi e con la partecipazione di Davide Paolini è stato un bel evento…emozionante, con golosi assaggi (io il raviolo di lardo o l’uovo 60° 20″ non li avevo mai mangiati!!!), con discussioni interessanti e …”vergognosamente gratuito”!
Ora, ho appena “investito” prenotando l’evento LeGrandFooding”, spero non si riveli una serataccia…almeno Taste me l’avete risparmiata grazie ai consigli!
mon dieu…
Alessandro Bocchetti: ma no, suvvia.
L’ironia si usa anche se si corre qualche rischio. Se c’è chi fraintende, poco male.
Tanto c’è sempre qualcuno che capisce male (o vuole capire male).
Insomma, nel mio tabellino il piacere di una battuta in più val bene un malinteso
mah avremo sensibilità diverse,… e credimi non “voglio mai capire male”… mi interessa assai poco
é solo che quando ci si passa attraverso alle ironie, si capisce che non sempre “il piacere di una battuta in più val bene un malinteso”
ciao A
… e quando si sbaglia niente di grave… basta capirlo e scusarsi
ciao A
non capisco dove possa stare l’ironia nel scrivere “terribili gay……fastidio estetico e umano…..non filtrato dal politically correct”
continua a sfuggirmi qualcosa di abbastana importante.
c’è sempre chi capisce male o vuole capire male, d’altro canto c’è sempre anche chi scrive male, e si ostina a scrivere ancora peggio.
Enrico, ho avuto in passato con te un contrasto derivato da una triste incazzatura per ragioni “ideali”, disèmm inscì.
Questo non m’impedisce di schierarmi dalla tua parte in quest’assurda levata di scudi scaturita da un’innocente battuta.
Lunedì sera ho assistito alla proiezione di un film in occasione del Labour Film Festival organizzato dal cinema Rondinella di Sesto San Giovanni. Il film era ambientato in Calabria e Slow Food Nord Milano dopo la proiezione ha fatto una degustazione a base di prodotti tipici calabresi. Pane artigianale con ‘nduja, bruschetta con olio, capocollo e salsiccia, morzheddu con la pitta, vino rosso e bianco, miele calabro. A detta di Slow Food tutto proveniente da aziende di eccellenza. Io e altre 150 persone ci siamo scofanati l’immpossible. Il tutto gratuito, of course. L’nduja era molto buona. Probabilmente c’era qualche gay col borsello, molti comunisti-marxisti, pochi Armanicati, sciure brianzole, Petriniani. Io col cavolo che ci vado a Taste, per fare bene una sagra ci vuole esperienza, mica basta Cracco! E poi con 40 euro (ingresso, ducati e vino) mi ci pago un pranzo da Oldani o 1\4 da Aimo.
Comunque Milano non ci sta uscendo proprio bene, prima il disastro della metro adesso il disastro d’immagine dei cuochi.
A quando il mercato dei grandi stilisti? Facciamo una bella bancarella con giacche (magari anche quelle di Armani), tailleur, pantaloni, tutto insieme. Tutto an tal barun (nel mucchio per i non piemontesi). Non so se gli stilisti si ridurrebbero a questo. Loro vendono i borselli ai gay, mica pizza e fichi.
REDUCE DA UNA SERATA PIOVOSA AL TASTE OF MILANO.
GNOCCA: ZERO (POCO MALE)
CIBO: SITUAZIONE ESATTA A QUELLA DESCRITTA DA ENRICO AL PRIMO POST, UNICA DIFFERENZA NON C’ ERA NESSUNO A FARE LA CODA… PIOVEVA ED ERA QUASI DESERTO.
HO PROVATO DIVERSI ASSAGGI….. IN PIEDI CON UNA MANO CHE REGGEVA IL PIATTO, UNA LA FORCHETTA E UNA IL COLTELLO!!!!
SQUALLORE ALLO STATO PURO.
UNA MANIFESTAZIONE DEL GENERE DOVEVA ESSERE ORGANIZZATA IN UN ALTRO POSTO, AL COPERTO, CON PICCOLI TAVOLI, CON QUALCHE CONFORT IN PIU’, CON QUALCHE DUCATO IN MENO NEL PREZZO, 3 DUCATI UN ASSAGGIO E CON 30 EURO TUTTI ERANO CONTENTI.
LA SOMMATORIA DEI COSTI DI TUTTA LA SERATA LA METTE AL PRIMO POSTO DELLE SODOMIE LEGALIZZATE…. FORSE AL SECONDO…. AL PRIMO C’ ERA LA FESTA DEL pdl POCO DISTANTE.
P.S.
ANCHE IL PORCHETTARO ERA TRISTE IERI SERA.
stessa serata, dissento completamente ma rispetto il tuo punto di vista
Forza, facciamo i conti a questi signori.
A me risulta che i ristoranti pagano all’organizzazione il 60% dell’incassato.
Quanto hanno pagato gli sponsor?
posso dire con certezza che pagano il 40%, in quanto sono stato all’interno sino a Maggio/Giugno, per quanto riguarda gli sponsor, tra l’altro trovati con fatica, non saprei, il tutto fù organizzato un po così, che dire ad ognuno il suo prezzo in merito a quello che l’organizzatrice, ops… l’organizzazione credeva al momento fosse la cifra giusta chiedere.
ma nessuno ha calcolato i costi del personale, hehehe
enrico sola?
mmmhh se non erro sei tu quello con cui ho cenato con dek a torino dopo lo share festival…
o sbaglio?
a parte la storia dei gay che in quel caso chiamerei semplicemnte checche e non terribili gay
il gay è una cosa la checca un’altra…ma ciò che mi colpisce di te è la tua sopresa nel vedere che la massa- è ciò che descrivi nel tuo post- quella grassa, goffa, becera e rozza si stia avvicinando al sacro mondo del food…
quand’è stata l’ultima volta che sei sceso a milano , citta della moda, un bel sabato pomeriggio per spostarti in metro o tram nelle vie chic di milano e vedere la calata dei barbari infilarsi nei negozi per vestirsi con la griffe …per non parlare dei saldi?
se ti occupi di sociologia, antropologia, teconologia e altre robe così dovresti immaginarti che prima un oggetto è molto in alto, irraggiungibile , elitario e poi viene dato in pasto alla massa per fare busness vero altrimenti con 20 o 50 coperti non campi cosi come non campi a vestire le dive alla notte degli oscar….
perciò vada per il taste e penso che nel tempo proliferanno come funghi, mi stupisco piuttosto degli addetti ai lavori perchè non ne organizzano loro uno visto che sono così bravi e impeccabili.
criticare è sempre molto facile e gratificante ma sono i fatti che contano perciò bisognerebbe capire se l’evento è in perdita o in attivo.
buon week end a tutti
franca
Franca, sì, sono quell’enrico sola, amico di DDK. E che vive a Milano da tempo (soffrendo, come tutti i torinesi che vivono a Milano, per il traffico, la qualità della vita e parte dell’umanità che la abita).
Per tutti gli altri che chiedevano di Enrico Sola, quello della McKinsey: siamo omonimi, ci conosciamo e abbiamo molti amici in comune e lavoriamo nello stesso settore.
Qui c’è una foto che ci ritrae entrambi, così non ci confondete: http://www.flickr.com/photos/suzukimaruti/5023131538/
be’, non e’ che sia proprio cosi’ ovvio distinguervi
se soffri tanto, e ti da fastidio tutto quel che riguarda milano e i milanesi, un bel traslocco per tornare da dove vieni male non ti farebbe. perchè da milanese posso dirti che taste è stata organizzata molto male , dalla conferenza stampa, a cui ho partecipato, in poi, ma confondere questa disorganizzazione dell’evento e infilarci critiche non richieste alla città e ai cittadini, passandoli anche per snob e ignoranti, fanno di quel che hai scritto una banale e vuota critica totalmente fuori dai binari in cui avresti dovuto andare.
peccato, perchè su taste avresti potuto scrivere e criticare molto, ma sei scaduto in parole sciocche e prive di alcun contesto.
se non ti sta bene milano, tranquillo, c’è sempre il paesello a cui tornare, facciamo volentieri a meno di spocchiosi in città.
Milano ha i suoi difetti ma da qui a paragonarla a quel cesso di Torino ce ne passa, mi avessi detto Roma….
Capita sempre tutto a Milano!
Tutti a Milano, Tutti a criticare Milano.
Viva Milano!
L’unica Città a livello Mondiale che c’è nello stivale.
CHI GHA VOLTA UL CÜ A MILAN GHA VOLTA UL CÜ AL PAN
giggi… hai ragione, però poi, chissà com’è, per lavorare arrivan sempre tutti da noi….. poi sputano nel piatto in cui mangiano!
già risposto sopra
ciao
Provatp Domenica 26 sett., mi ero preparato per una serata disastrosa dopo la lettura dei vari blog, invece niente di tutto questo, c’era si gente ma niente ressa, ho potuo mangiare e bere in tutta calma, piatti caldi attese nell’ordine dei 2 o 3 minuti mi sono seduto e sono riuscito ad avere anche qualche omaggio alimentare, chi è andato Domenica sera potrà confermare. Unico neo sgradevole il costo d’ingresso che non era 20 euro ma 22 euro per la Gabella della prevendita assolutamente Ingiustificabile, come ho già detto nel precedente post.
Io ci sono stato Domenica a pranzo, non c’era ressa, a parte un po’ di coda da Aimo e Nadia e Sadler, peccato per l’assenza di sedie, comunque io sono rimasto moderatamente soddisfatto, l’organizzazione poteva essere migliore ma era comunque il primo anno.
e va bene così!
scambiarsi le impressioni è sacrosanto, avere senso critico e far aprire gli occhi è utile, però… non sarebbe il caso di esaminare con un po’ di leggerezza la cosa. TASTE of Milano non è “l’isola che non c’è”. Organizzazione così-così; chef individualisti e che-non-si-parlano-tra-loro; evento ruffianello (concomitanza con la moda, con la festa del PDL); gente “fighetta” a più non posso, ecc. Ma perché non dare la possibilità di “tastare” a tanti (visto quanti giovani?)l’alta cucina? non siamo un po’ snob e “fighetti” anche noi che comunichiamo purezza e durezza? Anche a me pagare 10 ducati un champagne svaporato e in un bicchierino di simil-plastica dava fastidio, oppure non vedere altri “grandi chef” di Milano la trovavo assurda. Ma diamo tempo al tempo (non era il numero 0?) L’altro rischio di noi critici è di schierarsi “per bande” apprezzando quello che faccio noi e disprezzando quello che fanno gli altri.
Il resto è colore, che è sempre piacevole leggere.
Ci sono stato domenica 26 a pranzo e premesso che:
1) sono nato e vivo a Milano da 37 anni, non amo la mia città e non provo particolare simpatia per i miei concittadini;
2) la pazienza non è sicuramente tra le mie virtù;
mi è decisamente piaciuto, certo l’organizzazione è scandalosa (ma un cartello in tutto il parco sempione ad indicare l’ingresso?), però ci siamo piazzati ad un tevolinetto un po’ fuori dalla ressa, io andavo a prendere i piatti, mentre la mia compagna e la bambina si godevano il sole settembrino.
Tranne da Aimo, zero code zero, alcuni piatti veramente buonissimi (su tutti, per me, il Legume al cucchiaio di Oldani e il Cremino di mela e fava di tonka di Breton).
Per quanto rigurada le persone presenti devo dire che per la maggior parte mi sembravano veramente lì per partecipare ad uno dei rari eventi culturali che accadono nella Milano “livida e sprofondata per sua stessa mano” (cit.), non per mostrare l’ultima giacca acquistata.
Da ripetersi, magari non in concomitanza (e nelle vicinanze) di altri nefasti eventi, e mettendo un tetto agli ingressi.
Ed io quoto Antonio e la Francesca Ciancio!!!!
Per il resto, ci sono stata ieri sera nella serata finale e a me serviva per far conoscere chef come la Viviana Varese, Andrea Provenzani e Matteo Torretta alla mia famiglia che non è così “avvezza” alla frequentazione degli stellati, ma non li descriverei come ha descritto, il milanese medio bauscia, Massimo nel suo articolo.
bye
annina
Scusate, mi sembrava scritto da massino invece è di Enrico Sola!!!!
))
Scrivo da Roma, sono capitato per caso su questo post.
E ho letto i commenti.
Possibile che QUESTI siano gli “eventi culturali” a Milano?
Oddio, non che a Roma si stia tanto meglio, ma insomma, diamoci una regolata, altrimenti si finisce a parlare di un tulliani qualsiasi, invece che della nostra vita.
Così per tua informazione è stata appena inaugurata a Milano una bellissima mostra su Salvador Dalì.
bè sì una mostra dove ci sono solo opere minori e Milano non ha neppure una pinacoteca degna di una grande città dove si possa entrare quando si vuole gratis o a prezzo simbolico.
E’ una vergogna.
mah, non voglio fare la voce fuori dal coro… però!
però sono stato al Taste Of Milano (sabato sessione serale) e l’ho ritenuta una piacevole esperienza.
però sono andato alle 18:30;
però a quell’ora non c’era casino;
però la fila massima che ho fatto è stata di 5 minuti;
però i cibi che ho assaggiato erano ben cucinati e alla giusta temperatura;
però tutte le presone degli stand erano gentili e cordiali;
però ho notato che l’ingresso a pagamento giustificava la presenza di espositori che davano assaggi gratuitamente, dsll’olio al fois-gras al vino.
CERTO, poi il parco si è riempito e alle 20:30 le file c’erano, così come c’era la ressa e l’atmosfera era diventata un pò quella da “fighetti lamentosi” che ha descritto Enrico Sola.
dare la colpa all’organizzazione è come sparare sulla Croce Rossa!
l’unico modo per evitare tutti i lati negativi descritti sarebbe stato quello di LIMITARE GLI ACCESSI (come ai concerti: biglietti numerati) solo che così facendo si sarebbe perso lo spirito dell’evento che a parer mio era quello di “rendere accessibile a tutti una cucina a cui non tutti possono solitamente accedere”.
con qualche aggiustamento è un evento che Milano dovrebbe riproporre e che potrebbe diventare un appuntamento fisso ogni anno.
incredibile ! qualcuno ha apprezzato !!
sarà sicuramente un terribile gay o uno sbruffoncello di seconda fila
“di seconda fila” e’ tremendamente offensivo
forse i milanesi avrebbero bisogno di guardarsi allo specchio e cominciare a ridere di sè, unico modo per evadere da una città noiosa che produce repliche o alienati, ma non cittadini.
Il post secondo me ci prova e forse anche chi vive male in questa New York de no’ altri. I toni sono taglienti, ma un briciolo di verità deve pur esserci visto che ha sollevato un coro di repliche polemiche.
Comunque chi nei commenti ha parlato del Film Festival del cinema di Sesto San Giovanni, mi fa capire che la vita è lontana da questa città dove socialità vuole dire mettersi in vetrina.
Qualcuno ricorda il film “Come l’ombra” di una giovane regista milanese, lì la protagonista avverte l’amica che andare nei locali è inutile, perchè tanto la gente ci va solo per farsi guardare e io (e spero anche altri) a questa logica del farsi guardare che mi sembra abbia pericolosamente contaminato il Taste non ci voglio stare.
Ma almeno c’era qualche chef con cui parlare? O qualche chef che ha detto qualche cosa?
effettivamente “di seconda fila” è molto offensivo ma non raccoglierò perchè non mi va di fare polemica.
boh, io sono di Milano, non mi sento omologato alla massa eppure ripeto che il T.O.M. l’ho vissuto come un’esperienza piacevole.
molti dei ristoranti presenti li avevo già visitati da cliente, ad altri invece andrò ed in due in particolare proprio grazie al T.O.M.: il ristorante Bianca e l’Osaka.
i loro “cari” assaggi mi hanno invogliato a provarli per una cena.
quindi il T.O.M. su di me ha avuto gli effetti, credo sperati, degli organizzatori e dei ristoratori presenti: far scoprire qualcosa di nuovo ed invogliare gli avventori ad andare da loro.
PS non sono nè un ristoratore nè un organizzatore ma un semplice cittadino.
Ciò che è stato raccontato, nel bene e nel male, è lo stile generale che caratterizza gli eventi firmati Taste
http://volevofarelochef.wordpress.com/2010/03/15/questione-di-taste/
giusto per chiarezza, Taste of Milano non c’entra NIENTE con la quasi omonima ma molto più organizzata e di tutt’altro livello fiera che si svolge a Firenze a cura di Pitti uomo e Davide Paolini.
Questa di Milano ne sfrutta il brand in maniera mooooolto furba
Sono stato al Taste il sabato sera. Una vergogna!!!! Sia come prezzi, sia come porzioni, sia come location. Un’immagine veramente ridicola dei ristoranti presenti. Se l’idea era quella di farsi pubblicità per invogliare potenziali clienti e dimostrare la bravura di rinomati chef, personalmente credo si sia mostrato tutto l’opposto. Sono stati proprio ridicoli!!
Veramente uno schifo!!! Oppure bisogna fare i complimenti per il modo in cui si è deciso di fregare la gente che ha partecipato. Ma per me è la prima e ultima volta e di sicuro il prossimo Taste lo sconsiglierò a tutto il mondo!!!
Meglio una sagra di paese o le osterie nella mia Romagna!!!
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Qualche foto dell’evento e dei piatti (il vero soggetto).
http://foto.dropdesign.it/
Grazie
Alberto
Grandioso! Non ti conosco ma mi hai fatto morir da ridere: per i toni utilizzati e l’ironia. Inoltre, al taste non ci sono mai stata ma mi hai fatto venire in mente mutatis mutandis il cous cous festival l’anno scorso. Grande!
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