Proibiscimi questo
Proibire la vendita di alcolici ai minori di 16 anni come ha fatto il comune di Monza e forse farà quello di Milano, è una pratica repressiva e inefficace. Anziché cercare di comprendere, educare, e avviare comportamenti virtuosi, si impone la tolleranza zero chiedendo agli esercenti di fare gli educatori. Non discuto i danni provocati dalla diffusione di alcol tra i minori, ma il sistema scelto è sbagliato. Ogni tentativo in questa direzione ha ottenuto il risultato di potenziare la vendita illegale (ricorda qualcosa?) oppure è stato aggirato da semplici espedienti: documenti d’identità falsi, amico maggiorenne che si incarica della spesa, e così via.
Mi ricorda un film carino, Superbad, che narra dei giochetti messi in atto da adolescenti americani per procurarsi alcolici, e merita la visione: il sistema poliziesco law and order americano frana davanti ad una carta d’identità taroccata, ma soprattutto: l’adolescente che riesce nell’impresa è l’eroe. Non mi sorprende che questo atto repressivo provenga da un sistema che, nello stesso tempo, peggiora la qualità dell’educazione; rinuncia a formare i ragazzi – e queste cose, ve lo dice un venditore legalizzato di alcol, vanno spiegate dalle elementari – e prova ad arginare il preoccupante fenomeno con l’inutile paternalismo delle regolette aggirabili. Non basta.









Fiorenzo Sartore, hai figli? Minorenni magari?
Sì, uno, sette anni; per questo penso che l’educazione debba partire presto.
Bene, io ne ho tre e 2 proprio in età 16 – 18. L’educazione deve partire presto e sono molto d’accordo. Dall’altra trovo giusto che, una volta educati, lo Stato debba darti una mano e dimostrare che è giusto non bere prima dei 18 anni. Se i ragazzi sono educati lo capiranno e non taroccheranno niente evitando di bere. Se non lo sono, si fanno di alcol indipendentemente se leggi sono a favore o contro. Se invece tu educhi (e magari ci riesci) il trovarsi davanti al barman che serve superalcolici è sempre una tentazione molto forte. Specialmente quando entra in gioco lo spirito di gruppo e di emulazione. Trovo giusto dunque che entrambe le forme “genitore/stato” convivano al fine di contribuire all’interpretazione del problema. Non sono d’accordo invece con l’impostazione troppo assoluta che tu dai, nel senso che è uno sbaglio proibire, per legge, il bere ai minori di 16 anni. Le regole ci vogliono, così come sarebbe ora di rispolverare qualche “tabù”: chi si sbronza e magari si mette alla guida di un motorino/macchina che sia, è un coglione. Ma per davvero.
Il punto è questo. Faranno la regoletta, sacrosanta, e poi? Penseranno d’avere risolto? Per intanto innescano i meccanismi noti, che ho detto, e la regola da sola non servirà. Ripeto: questa cosa è troppo poco.
Lasciamogli fare la regoletta, da una parte. Dall’altra noi li educhiamo. Vedrai che facendo sistema, il tutto funziona meglio.
Quando non si sa come reagire, affrontare, prendere i problemi alla radice, si proibisce.
Io quoto senza riserva alcuna ciò che asserisce Fiorenzo,
da produttore legalizzato di alcool e grande estimatore, ritengo che sia corretto da una parte non somministrare alcoolici ai minori, ma che dall’altra non sia la soluzione al problema.
Il forte consumo di alcool da parte di certe fasce di età non è certo finalizzato alla degustazione ed al piacere consapevole, ma è solo e solamente un comportamento deviato indotto dai falsi valori / modelli di questa nostra società.
E’ nell’educazione e nell’esempio che si cela come sempre la soluzione e l’unica soluzione.
Nessuno impedirà comunque a questa generazione di accapparrarsi il materiale da sballo altrove, magari facendo incetta al supermercato o sottraendolo dalla cantinetta di genitori meno attenti.
Nessuno impedirà a qualche giovane neoimprenditore appena maggiorenne di comprare e spacciare la bevanda.
Incominciassimo a far funzionare alcune istituzioni di vigilanza come dovrebbero, ci renderemmo conto che buona parte dei programmi televesivi per ragazzi è intrisa di messaggi che portano inevitabilemente al mito del supereroe.
Inoltre non dimentichiamo che in Italia si vende legalmente anche la Red Bull…
Ciao
Paolo
L’altra sera, i miei figli sono rientrati a casa con un loro amico minorenne, che avevano raccolto fuori una vineria, letteralmente cotto. Mezzo collasato nell’ingresso, un sancerbone di circa due metri. Sta anche a chi fa la mescita di avere giudizio !!!!
> Anziché cercare di comprendere
Ah, comprensivo lo è stato senz’altro,
Mauro Covacich (autore dell’articolo linkato); indulgente, direi anzi, assolutorio
la questione non è, se bere fa male; anche i ragazzi sanno che fa male. La questione è che bere risolve un malessere maggiore, bere fa stare meglio. Allora forse, prima di togliere l’alcol da quei tavoli, bisognerebbe sapere con che cosa sostituirlo. Temo che si tratti di un obbligo morale. Se avessi sedici anni oggi, anch’io mi ubriacherei alle dieci di mattina.
Francamente non ravviso alcuno sforzo diretto al comprendere, sin a qui; e semmai di comprensione si trattasse, invece, la troverei comunque ampiamente fuori bersaglio:
perché un sedicenne, alle dieci di una mattina piena di sole preferisce ubriacarsi invece di godersi un giro in motorino, o dare due calci al pallone o anche sì, al limite, andare a scuola?
Perché un sedicenne…
altroché i sedicenni che marinano la scuola, e si scolano un cartone di birre sdraiati desnudi sotto al sole di maggio; alzi un po’ la mano chi tra noi non l’ha mai fatto… e per questo motivo la vita appariva forse
già così logora e nota da poter essere affrontata solo con i sensi annebbiati?
No davvero!
Era normale, e goliardica e divertente… aah Mauro Covacich: scrivi sul primo giornale nazionale (e di Milano, peraltro); eppure ti domandi perché un sedicenne preferisce, quando sono purtroppo i bambini di dieci-dodici anni, oggigiorno, a consumare alcolici?!
la questione non è, se bere fa male; anche i ragazzi sanno che fa male. La questione è che bere risolve un malessere maggiore, bere fa stare meglio. Allora forse, prima di togliere l’alcol da quei tavoli…
>> continua
premessa:
i ragazzini che sbevazzano cocktail e beveroni ideati appositamente per adolescenti, sono immancabilmente i figli degli altri. Pure i miei genitori avran detto e creduto così, io farò lo stesso coi figli miei; negherò sino all’incredulità, anzi, e molto oltre.
La verità non l’ho di certo in tasca io…
e non ho neppure il link “perfetto”, da sottoporvi. Pensandoci un attimo nemmeno vorrei averlo: non sono cose belle, c’è gente che ci soffre. So però quel che una parente, maestra elementare, ogni tanto mi racconta. Non sono cose belle, appunto: consapevolezze (non atti, intendiamoci bene) in merito a sesso droga fumo e alcol persino all’età di otto anni, contrapposte a desideri di credere (porcavacca, desiderio di credere per dei bambini delle elementari!) alle fantasie tipiche di un’infanzia tradizionale.
E stiamo parlando di Parma, mica di Sarajevo.
Tornando all’alcol,
ai miei tempi era di moda l’Angelo azzurro. Alcolico mica da ridere, per dei ragazzini: 6 parti di Gin, 3 di Cointreau e 1 di Blue Curaçao, lo servivano bello incendiato ai bar delle discoteche pomeridiane, quelle aperte di domenica; per entrare occorreva dimostrare suppergiù quattordici anni, però se entravi era fatta!
Erano i primi anni ‘90:
la differenza è stata che io, sino ai quattordici quindici anni, manco sapevo esistessero beveroni come l’Angelo azzurro. Il vino di nonno, sì, e quello di papà; però di altri alcolici
1. nessuno me ne parlava
2. nessuno me ne mostrava
3. e nessuno me ne vendeva
Per me non esistevano, quindi nemmeno mi sognavo di volerli. Ero un bambino teledipendente, oltretutto; lo eravamo tutti eppure nisba: un dispiacere ci opprimeva? Piangi, litiga, tira pure calci ai mobili… ma gli alcolici, non esistevano proprio.
Oggigiorno esistono eccome, invece!
E pensa te come luccicano… invitanti, no? Bere risolve un malessere maggiore, bere fa stare meglio; possiamo porre un freno a tali consapevolezze? No, temo di no. Tuttavia ’sto malessere maggiore, qualunque cosa Mauro Covacich volesse intendere
prima di togliere l’alcol da quei tavoli, bisognerebbe sapere con che cosa sostituirlo. Se avessi sedici anni oggi, anch’io mi ubriacherei alle dieci di mattina. Una società che sa solo pretendere alte prestazioni, numeri, primati possibilmente spettacolari…
Ah…
ma quel tipo di malessere non lo avvertono mica così, i nostri ragazzi! Non da principio, perlomeno; paghetta di sabato e stronza la prof, passa ‘na siga(retta) e ‘mazza che topa: l’orizzonte sociale di un adolescente medio, e soprattutto le consapevolezze indottegli, non si spingono tanto avanti da indurlo a somatizzare bevendo!
Quel malessere maggiore lì, invece,
lo proviamo semmai noi adulti; essendo loro parenti, o comunque contemporanei… come?
> cercando di comprendere
Francamente in quell’articolo
vedo soltanto un adulto finto-giovane, tale Mario Covacich, discettare più avvincente che può di obblighi morali e ipocrisie proibizioniste; forzature intellettuali stipate in cinquecento battute, buone al più da opporre a quelle analoghe, benché avverse, del Professor Silvio Garattini (perché sì / perché no di pag. 24 del Corsera odierno, appunto):
L’idea del Comune di Milano di prendere un’iniziativa contro l’abuso di alcol è finalmente un segnale positivo per contrastare la «pandemia» di questi anni, che fa vittime fra giovani e giovanissimi per quanto non risparmi gli adulti. È pur vero che le proibizioni da sole quasi mai risolvono i problemi, ma permettono di discuterne. Ne discuteranno i ragazzi per primi e poi i genitori, psicologi e medici. Ci si informerà di più e pian piano si diffonderanno più conoscenze sui danni dell’alcol.
ci si informerà di più VS anch’io mi ubriacherei
Bella coppia di Campioni, non trovate?
Tanto valeva aggiungere: i modelli sociali sono saltati, e la generazione del ‘68 ha clamorosamente mancato di fare da ponte, socio-culturale, tra gli anni ‘40 e gli anni ‘80; i neo-adulti son pertanto impreparati, inerti e custodi del nulla al punto che senza pretese di successo, l’unico obbligo morale che sanno esprimere a tutela dei minori è quello di dissuadersi, tra adulti, dal vendere alcolici ai minori. Mi avvio a concludere:
> è una pratica repressiva e inefficace. Anziché cercare di
il punto è che nessuno sa più realizzarlo, quell’anziché.
Pochi riusciranno: educare, è parola che ha assunto un senso labile; imporre è demagogico, ma magari funzionasse; le probabilità di successo sono comunque scarse dato che l’autodeterminazione indotta, ovvero l’unica risposta sensata, appare giocoforza insensata agli occhi degli adolescenti… figuriamoci quindi a quelli, dei bambini super-consapevoli di oggi!
Biasimandoci per la mancata protezione impossibile, quindi, o contentandoci delle relative illusioni, ecco allora come le responsabilità sfumano:
(Perché no, Covacich)
una società che sa solo pretendere alte prestazioni, numeri, primati possibilmente spettacolari, e non riesce a sparare neanche un tracciante in cielo per le generazioni più giovani, non può rifugiarsi nell’ipocrisia del proibizionismo
Ecco come invece ci si duole, senza soffrire, parlando dei problemi senza velleità di educare
(Perché sì, Garattini)
È pur vero che le proibizioni da sole quasi mai risolvono i problemi, ma permettono di discuterne. Ne discuteranno i ragazzi per primi e poi i genitori, psicologi e medici. Ci si informerà di più, e pian piano si diffonderanno più conoscenze sui danni dell’alcol.
Giunti alla fine della fiera,
dopo aver ben sfumato o ancor meglio parlato… nulla di efficace si è proposto, niente di tangibile si è risolto
il consenso si misura in mesi, il progetto sociale in decenni: questo è il motivo per cui la ricerca del consenso rincorre la popolarità. purtroppo la ricerca della popolarità in genere non converge con la ricerca del progetto sociale, perchè le leggi, le norme ed anche le consuetudini più popolari quasi mai sono le più giuste. Giuste, dico.
Sarebbe come se a scuola si insegnassero solo le materie popolari tra i ragazzi: avremmo insegnanti con altissimi indici di consenso e alunni catastroficamente ignoranti. in due decenni la società sarebbe al lastrico.
Questo è il motivo per cui una elite dovrebbe assumenrsi la responsabilità delle proprie decisioni a costo di perdere le prossime elezioni: che anche un lustro è troppo poco per un progetto sociale.
Dunque non v’è via d’uscita? Oh, sì che c’è. Cominciare a ricostruire un progetto sociale che parta dalla scuola, ricordano che il primo strumento del pensiero è la conoscenza.
“Scienze del benessere degli animali da compagnia” può aspettare.
Generalizzando, mi pare che questa sia l’ennesima deriva della tendenza a produrre norme ad effetto, che ben poco impatto hanno poi sui comportamenti effettivi mentre producono una visibilità mediatica, principale interesse di chi le propone.
In particolare, una norma esiste già da tempo, peraltro, ed è nel testo fondamentale, il Codice Penale, che all’Articolo 689 recita:
Art. 689 Somministrazione di bevande alcooliche a minori o a infermi di mente
L’esercente un’osteria o un altro pubblico spazio di cibi o di bevande, il quale somministra, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, bevande alcooliche a un minore degli anni sedici, o a persona che appaia affetta da malattia di mente, o che si trovi in manifeste condizioni di deficienza psichica a causa di un’altra infermità, è punito con l’arresto fino a un anno. Se dal fatto deriva l’ubriachezza, la pena è aumentata. La condanna importa la sospensione dall’esercizio.
Norma poi già allrgata in altre disposizioni, totalmente disattese, vietando la vendita anche nei negozi.
Dunque tanto rumore per nulla nei comuni lumbard, con ballottaggio milanese alle porte…
E questo era generalizzando.
In particolare invece, dato che qui si sono aperti i cuori dei papà, ebbene, io ne “ho” due, di para-adolescenti agli estremi dell’età a rischio, un dodicenne e una diciassettenne. Il mio metodo, se mai ne può esistere uno, è quello di educarli al gusto, ad assaporare, distinguere, apprezzare.
Se in uno “stellato” vado, tendo a non portarmi Maffi&Pagano
, ma piuttosto un figlio; se cucìno, tendo a godere e rilevare con loro l’impatto di un ingrediente; se infine stappo qualche buona bottiglia (e ne stappo parecchie, eh!), beh, il naso nel bicchiere ce lo mettono anche loro ed il loro parere in un piccolo assaggio mi fa anche capire l’impatto di un certo vino su un “pubblico” nuovo di futuri bevitori attenti e moderni (come direbbe una rivista di marketing).
Il risultato? Da McDonalds non ci mettono piede, di Bacardi Breeze o Campari Mixx non ne toccano, il Mulino Bianco lo lasciano agli amici (e anzi, cominciano a rompere le palle anche a quelli…).
E non perchè una legge lo vieti, o perchè il papà lo proibisca, no. Perchè a loro non piacciono.
In compenso un mezzo bicchiere di un bel Blanc de Noirs di un buon millesimo ogni tanto se lo godono, e non per questo, no, proprio per questo il loro sviluppo non verrà interrotto nè messo in pericolo, nè cresceranno alcolizzati.
Questa volta tocca a me sottoscrivere il commento di Dan. Nessuno ha la bacchetta magica, la strada può esser più o meno tortuosa, ma credo che conoscere, provare, intrigare sia la via più corretta senza la pretesa di farne dei soldatini.
Qualche tempo fa mio figlio mi chiese il permesso di finire una bottiglia di vino (Pinotage) con un paio di amici: ne era rimasto a sufficienza a malapena per mezzo bicchiere ciascuno. Ieri sera mi racconta che uno dei suoi amici gli ricorda ancora il vino di quella sera, sai papà, quello che sapeva di cioccolato. Mi basta.
Circa le normative, invece, credo che al contrario dei divieti assoluti sugli alcolici, abbiano maggior presa e quindi validità i divieti collaterali, in particolare quelli riguardanti la guida: mio figlio è neopatentato, ma il timore di perdere la patente lo responsabilizza molto, quasi in termini anglosassoni. Ma forse anche questo dipenderà dal fatto che se ne parla molto… e ritorniamo al punto di partenza.
Grazie Dan e Fabrizio per averci dato due scampoli di educazione, concreti come i vs gesti.
Partendo da qui, cioé dall’educazione, il divieto diventa accessorio ove non inutile: i danni prodotti dalla proibizione sono storicamente più rilevanti e gravi dei flebili e discutibili benefici.
Miei amici stanno organizzando il campo scout per quest’estate. Sapete quali sono i problemi di cui discutono continuamente? sesso in tenda e abuso di sigarette. E parliamo di 11-16 anni!
Bisogna discutere, sporcarsi le mani, capire il disagio che c’è dietro, dialogare.. Vietare e vietare non aiuta nessuno, anzi accresce il brivido della trasgressione. A chi giova? Alle nostre anime, sollevate dall’aver creato una norma restrittiva?
Affrontare un problema così complesso, generazionale, richiede strumenti adeguati e una matura sensibilità educativa.
A forza di vietare non si risolve nulla e si perpetua lo schema dell’Italietta bigotta che infila la testa sotto la sabbia di vizi privati e pubbliche virtù.
Sia ben chiaro, però, che io non pretendo di conoscere la strada, non ho certezze e verità, tantomeno da dispensare agli altri. Cerco di esserci, di non esserci, di condividere, di discutere, di capire, di sbagliare, di incazzarmi: sempre da padre, però, mai da amico.
“di esserci, di non esserci”
26 battute, meglio di una ricetta su Twitter, è perfetto, è così.
Tuo figlio ha l’età di mio fratello!
Sono sempre stato antiproibizionista. Fosse per me ci sarebbe la marijuana in libera vendita. Se stormi di adolescenti si imbriagano come scimmie per emulare Amy Winehouse, forse sarebbe il caso di chiedersi che razza di società “avete” costruito – non mia fu la colpa, troppo giovine sono – piuttosto che poi tappare il buco del titanic con la colla vinilica.
Comunque io renderei illegale circolare in stato di ebrezza in generale, non solo al volante e non solo agli adolescenti.
[...] pero’ che il divieto di consumo non solo sia inutile ai fini del contenimento dei danni da alcol sugli adolescenti, ma sia anche ingiustificabile da un [...]
[...] di 16 anni, che ora, manco a dirlo, si pensa di applicare ovunque. Qui su Dissapore abbiamo parlato molto dell’ondata proibizionista sul consumo degli alcolici. Ricordo che il mio punto di vista è [...]
[...] una vitaccia proibire l’alcol. Non basta una legge nazionale, non bastano i regolamenti locali, le chiusure serali, la tolleranza zero. Non basta togliere il vino ai venditori di lampredotto (e [...]
proibire la vendita di alcolici ai minori di 16 anni come ha fatto il comune di Monza?
[...] post non è frutto di alcun lavoro di ricerca ma è biecamente copia&incollato da un commento su Dissapore, a riprova del fatto che i commentatori son di gran lunga più utili dei blogger – grazie]. Tag: [...]
figurati, io sono qui per voi…
ti chiedevi*: se alla sigaretta sostituissimo la bottiglia?
[*] su intravino son finito nel cestino, riprovo qui che tanto è in famiglia
più della vergogna potrebbe il nonsense, la presa per i fondelli:
cari amici bambini, ecco ora la favola per la vostra buonanotte…
chrome che mi ha scombinato la barra dei pref, ma ho comunque
più di un mese di ritardo, racconti molto bene passerò più spesso
troppo buono, messere