Dr. Ricci & Mr. Franco Maria


ricci_doublePrima: “E’ a livello di analfabetismo la conoscenza del vino in Italia [...] E’ un problema culturale e manifestazioni come il Vinitaly, così come concepite, non possono certo migliorare le cose”.

Dopo: “Ho sentito da qualcuno che avrei dichiarato che il Vinitaly non mi piace. Non è vero. Il Vinitaly è quanto di meglio esiste nel nostro paese”.

Prima: “Non ci vado per motivi di stanchezza. Fino a qualche anno fa avevamo un bellissimo stand Ais Roma e Bibenda [...] Questa manifestazione non è che un appuntamento per il popolo del vino, ormai ampiamente circoscritto [...] C’è poco business e molto star system”.

Dopo: “(Vinitaly) è quanto di più importante e meglio organizzato si possa fare per il Vino. E’ stata un’idea vincente di qualche anno fa, e oggi, lo è ancora di più”.

Le opinioni che avete letto sono, a mio modo di vedere, anche condivisibili, almeno in parte, per diversi motivi. Poi, figuriamoci, qui a Dissapore siamo i campioni della tolleranza o del lib-lab. Quello che sorprende, forse, è che tali affermazioni provengano dalla stessa persona, a breve distanza di tempo: Franco Maria Ricci, prima (si apre un pdf) e dopo, appunto. La parte più ostica però sta nella chiosa del dopo, in cui si legge, tra l’altro: “Il mio malessere riguarda la presenza di comunicatori del vino che nulla hanno da dire alle presenze acculturate né, tantomeno, a chi è digiuno di cultura dell’arte del bere giusto”. Urge traduttore.

[Bibenda Luciano Pignataro]




14 commenti a “Dr. Ricci & Mr. Franco Maria”

  1. bucanero bucanero commenta:

    Ben detto, tutto condivisibile, peccato lo dica la stessa persona…

  2. fabrizio scarpato fabrizio scarpato commenta:

    Se da un lato il dr. Ricci dice anche cose interessanti ( ad esempio, nel “prima”, l’accento su una eccessiva colpevolizzazione del “bere” a proposito di norme e tabelle), l’ultima frase ( acculturato di cultura dell’arte del bere giusto) è sicuramente del mr. Franco Maria, ed è ripresa pari pari da un monologo di Albanese, assurto a maitre à penser del Mister, in cui il “simpatico” attore, impugna un bicchiere in alto sul calice, ben attento a stendere in fuori il mignolo crassamente inanellato.

  3. VignereiMaNonPosso VignereiMaNonPosso commenta:

    Sulla chiosa: il malessere a Ricci glielo facciamo venire noi in poche parole: blogger, possessori di siti internet sul vino, accreditati a fiere eventi kermesse che sbevazzano a spese di enti, consorzi aziende etc…..
    Sono d’accordo con lui sulla mancanza di una vera cultura del vino e io personalmente spenderei volentieri soldi faticosamente guadagnati per corsi all’altezza. L’Ais non è sempre di ottimo livello, non tanto per i docenti quanto per la logistica seguita: alberghi a 5 stelle dove tenere lezioni anche con 100 iscritti, alcuna interazione tra docenti e studenti iniziative extra corso costose

  4. bucanero bucanero commenta:

    correzione, grazie…una faccina è rimasta incagliata…

    [Gentile dottor bucanero, il suo precedente commento è stato editato come da sua cortese richiesta. Grazie per la preferenza accordataci. Fiorenzo]

  5. Franco Ziliani Franco Ziliani commenta:

    mi sa che il fenomeno blog sta diventando una moda e che definirsi blogger fa fino. Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che ad esaltare la cosiddetta anarchica irregolarità del blogger comunicatore alternativo siano addirittura giornalisti di lungo corso e vasta esperienza, che continuano ad essere collaboratori di giornali espressione dell’establishment del vino e che, forse sarò stato distratto, non si erano mai segnalati per il loro andare controcorrente…

    • Lizzy Lizzy risponde:

      Se è a me che stai alludendo, grazie per il lungo corso e la vasta (magari!)esperienza. Sì, certo che mi considero “anche” una wine blogger. Quanto all’andare controcorrente, non l’ho trovato indicato come “pre-requisito del perfetto blogger” da nessuna parte. E sì che ho cercato bene, anche googlando. Ergo, ne deduco che sia una scelta personale. Libero tu di erigerla a (tuo) sistema, libera io di farla quando e quanto mi pare e piace. Perfino di non farla. E liberi tutti gli enonauti di continuare a leggerci o meno.

  6. andrea andrea commenta:

    E’ difficle aggiungersi ai commenti di autori così importanti, che seguo da tempo e dei quali apprezzo molto il lavoro ma se avete pazienza in due righe faccio tutto.
    Partiamo dal presupposto che se l A.I.S ha deciso, non si sà se per espressa indicazione del buon dio o altro, di essere la chiesa del vino, ecco il buon Ricci forse aspera al papato.
    Io ammiro tutti i professionisti competenti da qualsiasi parrocchia provengano ma mi riservo da povero miscredente il diritto di pensiero e parola: il vino è di tutti e chiunque può esprimere un suo giudizio nel rispetto delle idee altrui.
    Nei blog casalinghi si usa condividere la propria passione, e commentare quello che si vede e si legge a volte, ma nessuno credo si senta un ganzo, almeno dalle mie parti salvo eccezioni.
    E se così non fosse, se non ci fosse tanta passione anche solo nelle degustazioni tra amici ignoranti forse non esisterebbero siti, blog, riviste, giornalisti e associazioni varie.
    Quindi meno male che c’è un popolino del vino.
    Qui mi fermo ma prima o poi mi piacerebbe riparlare di guide, di giudizi cosiddetti professionali, e di sponsorizzazioni…..
    Cordialmente Buona Pasqua.

  7. tristram tristram commenta:

    …il popolo del vino, ormai ampiamente circoscritto [...]

    Tra ossimori e recinzioni, alto vola l’ineffabile ephemere…

  8. [...] ha grandi meriti nella diffusione della cultura enofila in Italia, nonostante il pensiero talvolta confuso del presidente di Ais Roma, Franco Maria Ricci. Una didattica ben articolata ed alcuni eventi di [...]

  9. [...] è espresso direttamente, il pensiero di Franco Ricci può sembrare confuso. Però, se qualche giornalista ordina in modo meno casuale le sue parole, il presidente di A.I.S. [...]


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