Siamo entrati nell’era post-Gambero
Il presente.
La notizia è ormai alquanto nota: Gambero Rosso e Slow Food divorziano, e la Guida ai Vini d’Italia, così come la conoscevamo, passa a miglior vita. I due editori separati pubblicheranno, ognuno per proprio conto, qualcosa di assimilabile; ma le due creature saranno inevitabilmente cose nuove, e non so quanto sostituibili, rispetto alla vecchia guida. In rete la notizia esce qui, ripresa poi da Franco Ziliani e Stefano Bonilli, con relativi commenti e considerazioni.
Il passato.
Mi bignamizzo e riassumo quanto dico da tempo. Io, come molti in questo àmbito, ho sempre avuto il vezzo di indicare quella pubblicazione come La Guida, senza bisogno di specificare; tanta era l’autorevolezza e la statura editoriale dell’opera. Ovviamente questo, nel tempo, ha innescato parecchi accapigliamenti con quanti avevano una posizione distante (spesso stellarmente distante) dalla mia; pazienza. Se guardo al decennio precedente, devo dire, da commerciante quale sono, che tutti noi abbiamo una specie di debito non estinguibile con quanti hanno collaborato alla stesura di quelle schede, che fin dall’inizio hanno segnato il cammino di larga parte degli enofili che conosco. Ricordo molto bene, nei primi anni ‘90, cosa significasse, per un produttore, dire “ho preso i tre bicchieri”. Non era nemmeno necessario dire dove.
Quale futuro.
Vabbe’, cerchiamo di farla breve: tutto scorre, giusto? Le cose cambiano, le persone pure, figurati gli editori. E’ un fatto che la credibilità odierna della guida sia, tra gli stessi enofili, notevolmente diminuita. Ma non mi interessa indagare le cause, e l’eventuale fondatezza di tale declino. Quello che mi interessa ora disquisire, è questa specie di elaborazione del lutto su blog e forum, che hanno trattato di questa dipartita; soprattutto, mi incuriosisce questa quasi-attesa di quel che verrà dopo, tipo “che ne sarà di noi”.
La notizia vera, a mio modo di vedere, è questa: siamo entrati nell’era post-Gambero.
Oggetti contundenti.
Il comunicato ufficiale della separazione annuncia che la guida del Gambero permarrà, verrà edita solo da Gambero Rosso Holding SpA; ma nel frattempo, come in ogni guerra dei Roses che si rispetti, sembra che volino gli stracci e pure qualche suppellettile; bisogna essere lesti a scansarsi, quando Bonilli lancia il vaso Ming di famiglia: “il vino è proprio un mondo ormai marcio fin nel profondo, con rancori decennali, disistime ad personam, sette vinicole che sconfessano altre sette vinicole, gente che fa affari e, infine, un pubblico in molti casi che si è montato la testa e pensa di essere fichissimo e con grande palato“. La persona che ha scritto tutto questo è la stessa che ha varato la più potente corazzata mediatica del settore cibo e vino degli ultimi due decenni, e l’ha comandata fino a l’altroieri; assieme a Slow Food ha allevato un pubblico vastissimo, l’ha educato e gli ha indicato, attraverso la guida, cosa fosse davvero valido; ma ora, nel bel mezzo della guerra dei Roses, scarica brutalmente perfino certa figlianza, poco interessante e troppo numerosa. Daniele Cernilli, sul forum del GR, difende la sua posizione, con spirito aziendale ma pure con effetto comico non voluto; prima, assieme a Slow Food, c’è un gran daffare a smentire, e poi arriva, appunto, il comunicato ufficiale che sancisce il divorzio. Occhio, che vola un altro vaso: dice Bonilli che la separazione è una “decisione presa un mese fa ma taciuta per poter fare la manifestazione dei tre bicchieri in Usa”.
I cocci.
E’ proprio vero che dal divorzio arrivano le peggio cose. Io mi sento parte di quella figlianza odiosa, che oggi agita i bicchieri e se la tira; dove sto sbagliando? A me pare solo di aver seguito il percorso indicato dai miei maestri. Io non ho grandi medaglie da esibire, ma dietro di me, mentre scrivo, sulla parete c’è appeso un attestato: “si attesta che il signor Fiorenzo Sartore ha partecipato al corso di approfondimento sui grandi rossi”; la data è del 1995, e la firma è dell’allora responsabile nazionale corsi di Slow Food: Sandro Bruno Sangiorgi (you remember?). Quanti attestati così sono stati stampati? E, soprattutto, quanti sono ancora così stupidamente orgogliosi di esibirlo?
Mentre papà e mamma si tirano i piatti, quelli come me si devono alzare, e capire che, da ora, si deve camminare con le proprie gambe. E’ cominciata l’era post-Gambero.










Tutto cambia, anche quelli che hanno fatto un corso sui grandi rossi con Sangiorgi
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Comunque io le stesse cose le avevo scritte un paio di anni fa su un mensile che dirigevo.
Se Gambero è una metafora dal forte impatto significante, se si intende non fisicamente “il Gambero” ma invece “il” noumeno; il limite che separa il sì dal no; il deposito ufficiale della legittimità; la misura del mondo (il metro in platino-iridio conservato, ricordate?, al Museo di pesi e misure di Sèvres) allora, sì. E’ cominciata. Ma mica da un mese o da due… Mica da una settimana… Questo “dopo” era un prima. Di non tanti anni, no. Ma qualcuno. Buon risveglio a chi spalanca gli occhioni. Il mondo, fuori, è contrastato. L’orizzonte non del tutto limpido. Le notize, variabili. Il pensiero dei Tartari (ahimé) per troppi ancora incombente. Ma il sole, da qualche parte, tende di solito a spuntare: se si ha pazienza di guardare. Sennò la luna. Se si sta svegli abbastanza. Il mondo gira, amici. E noi con lui… Con lui: non attorno al nostro mignolo, please…
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Colgo l’occasione: Massimo, welcome back. Saremo spesso con il mouse puntato da queste parti.
Agli albori dell’era post-Gambero, sarebbe interessante capire quali siano i prossimi movimenti nel domino della comunicazione enogastronomica italiana.
Per dirne una, da pochi giorni è partito il nuovo portale “L’Espresso food&wine”.
Ora, basta aprirlo e.. chi non sarebbe incuriosito da tutti quei banner pubblicitari che fanno Fish di cognome e Slow di nome? Non uno solo poi.. strano, o sbaglio?
Mi domando, ma Slow Food non avrebbe, eventualmente, l’autorevolezza ed anche la forza finanziaria per camminare soltanto sulle proprie gambe editoriali senza servirsi di nessuna stampella o, meglio, senza nobilitare nessuna iniziativa editoriale fatta da altri ?
Slowfood ha l’autorevolezza ma non ha la forza finanziaria per camminare da solo in una nuova iniziativa editoriale, io penso che si appoggerà al Gruppo Espresso-Repubblica che invece ha bisogno di un partner di immagine e di contenuto di alto livello nel food&wine. Lo stesso problema ha Il Gambero Rosso che in questo momento sembra avere trovato le finanze (delle banche o di chi non si sa) per portare avanti i suoi progetti, però credo di molto ridimensionati rispetto alle prospettive del passato.
In ogni caso, concordo con le note di Fiorenzo, è iniziata una nuova era.
…sto cercando di evitare questa cosa da giorni, vengo qui oggi per vedere questa nuova creatura “Dissapore” e mi ritrovo ancora Gambero e Slow ma…come diceva Totò….ma a prescindere ???!!!
Insomma pensare a qualcosa di nuovo no ?? Si lo so che lo dicono tutti ma ….forse cominciare a ragionare “a prescindere” può essere un inzio.
che ne sai, Stefano, magari dissapore nasce proprio oggi perchè SF e Gambero non sono più insieme, no?
l’impero romano è caduto, gli unni sono alle porte…
e perchè credi che io sia in linea qui ????
ciao
Andrea sei bravissimo e secondo me Dissapore avra´un grande futuro grazie anche a questo divorzio……
Gli unni farranno vedere chi sono……….
[...] Rete per avere info, senza troppe veline. Sarà che perfino Dissapore annunciava tempo fa, l’era post-Gambero. Soprattutto, sarà che molti altri, prima di me (di noi) hanno portato alla luce i conflitti [...]
[...] e gli Intravini vanno dicendo che i tre bicchieri non son più quelli di una volta, che ormai nell’era di internet le guide non sono più bla-bl-bla. E poi eccoci qua, con mesi di anticipo sull’uscita della [...]