Un’altra fiera è possibile


magreIl primo dubbio che sorge è: ne parliamo ancora, o no? Avendo deciso di sì, possiamo ancora dire due paroline sulla fiera veronese; lo spunto viene fornito da un commento a questo post di Franco Ziliani, vergato dal nostro amato prezz (come qui viene ormai chiamato Andrea Gori, che prezzemolino è un po’ troppo lungo). Prezz dice che Vinitaly “così com’è scontenta molti e non soddisfa veramente nessuno” in quanto deve decidersi: o fiera nazionalpopolare a base di veline e Belen, oppure rassegna di settore per addetti ai lavori; dibattito risalente, ma che non passa mai di moda, viste le premesse. Da come la vedo, io penso che si andrà, sempre di più, verso la prima ipotesi.

E’ una facile previsione, la mia, considerando che ho trascorso la domenica a Summa 2009, una delle molte vicende satelliti di Vinitaly. Si va a Magrè con il chiaro intento di passare le acque dopo gli eccessi di folla veronesi, dal momento che il gigantismo di Vinitaly ha dimensioni tali da non poter, evidentemente, consentire ritmi umani; i frequentatori di Verona sanno che il sabato, trascorse le ore 13, si inizia una specie di girone dei lussuriosi nel quale ogni tentativo di essere produttivi s’infrange sulle folle oceaniche; in definitiva sembra che questo sia il prezzo del successo; ma è, appunto, un problema di dimensioni (che, com’è noto, contano).

Bisogna proprio lasciarsi alle spalle Verona e salire in Alto Adige, per pensare che sia possibile un altro modo di raccontare il liquido odoroso. Quasi dipendesse da elementi del tutto scollegati, dal paesaggio: basta osservare le montagne verticali e severe che ti circondano, mentre hai  abbandonato le innocue colline; è difficile da dire, ma perfino l’orografia altoatesina incute rispetto. La dimensione della rassegna ospitata da Alois Lageder è inconfrontabile con la fiera di Verona; sia le aziende espositrici, che i visitatori, accedono su invito; i pochi tavoli sono all’interno dell’antico Casòn Hirschprunn, una specie di magione nobiliare nel bel mezzo del paesino di Magrè; la distanza dal Vinitaly non è solo geografica, è esistenziale: il silenzio, la pace di un posto del genere è tutt’uno con l’atmosfera attutita; a Magrè i rumori più forti sono lo scorrere dell’acqua nei rivi, e il cinguettìo degli uccelli.

Questione di dimensioni, insomma. Io credo che il futuro ideale delle rassegne enoiche debba per forza passare per la frammentazione in tante micro-iniziative, soprattutto se i produttori desiderano parlare agli addetti ai lavori; mentre la fiera veronese, dato il suo gigantismo, enfatizzerà sempre più la sua cifra nazionalpopolare. Basta saperlo, uno si adegua.





45 commenti a “Un’altra fiera è possibile”

  1. 1
    Franco Ziliani Franco Ziliani commenta:

    dai Fiorenzo, non fare il disfattista anche tu, che poi toccano anche a te le rampogne dei pasdaran, dei difensori d’ufficio, di quelli che intimano “giù le mani e niente critiche al Vinitaly”, che ammoniscono: “Ma come si può… Premetto che tutto può migliorare, ad iniziare, per esempio, dal fatto che gli imprenditori se ne vadano quando continuano ad arrivare buyer, ristoratori, enotecari, operatori, enoappassionati (che pagano 40 euro per entrare in Fiera). Ma il fatto che sia iniziata una “battaglia” di peraltro pochi benpensanti, che fanno di tutta
    un’erba un fascio, contro Vinitaly, lo trovo veramente fuori luogo. È più facile criticare che lavorare per migliorare,
    con sano pragmatismo. E questo da sempre”!
    Quanto al “prezzemolino”, sospetto che a lui piaccia la prima ipotesi per il futuro del Vinitaly, ci si troverebbe più a suo agio…

    • Certo che è possibile “un’altra fiera” e chiederselo mi sembra cosa onesta e sempre opportuna. Il punto è se possiamo permettercelo. Nel senso se può esistere un’alternativa altrettanto efficace sul fronte dei ritorni commerciali e comunicativi.
      Snobbare il Vinitaly (nel senso buono) andando da un’altra parte è più che legittimo, anch’io l’ho fatto (ma non quest’anno). Non capisco il senso di questa polemica, però. Finchè si può scegliere, dove sta il problema? E poi: una volta pagati gli spazi al Vinitaly, la fiera di Verona non si oppone certo a nessuna idea innovativa, alternativa, che arricchisca il loro bouquet di offerta. Il problema è che mancano le idee di quel tipo. Si è alternativi semplicemente riunendosi negli stessi giorni del Vinitaly in un maso o in una villa veneta?

  2. 2

    Avendo tempo a disposizione si può fare tutto…
    Io da diversi anni preferisco frequentare Vinitaly solo al giovedì e venerdì sia per evitare le “folle” sia perchè i produttori sono più “trattabili”. Mentre il lunedì, giorno che dovrebbe essere quello dedicato a “quelli del settore”, la maggior parte dei produttori presenti al Vinitaly smontano già i loro stands alle 2 del pomeriggio e chi rimane dopo tale ora difficilmente ti apre il supermegavinopremiatodatuttianchedagliamericani, per fartelo assaggiare.
    E’ per questo, che da diversi anni, ho deciso nella giornata di lunedì girare la macchina sul brennero e raggiungere Magrè. Si passa una giornata fantastica, si assaggia, si pranza con la cucina del St Hubertus e ci si può sciallacquare al sole se si ha la fortuna di avere una giornata come ieri.
    Ma attenzione! Il Summa non è per tutti! Vige un “regime tedesco”! Bisogna essere accreditati come “quelli del settore” altrimenti, senza braccialetto, non vi fanno entrare… :-)

  3. 3
    bucanero bucanero commenta:

    Perchè il giorno che qualcuno si renderà conto che per favorire la penetrazione di un prodotto in un mercato è necessario promuoverlo tra chi lo consuma, sarà troppo tardi…
    A meno che non si voglia continuare a vendere ai soliti quattro

  4. 4
    Andrea Gori commenta:

    non mi capita spesso ma in tutto questo io sto con Regoli, anche se in questi giorni dal suo blog ha insistito pure troppo a parlare di quelli che parlano male del vinitaly.
    Per me Vinitaly va bene così, il giovedì e venerdì operatori sabato e domenica le folle e noi si va a Villa Boschi e Villa Favorita,
    anzi no che a Villa Favorita ci siamo stati solo io e Cossater…;-)

    • bucanero bucanero risponde:

      Mah, io la vedo addirittura al contrario…un solo giorno dedicato in esclusiva agli operatori, il resto folle…
      Fedele alla mia idea:il vino rimane sempre un’accompagnamento del pasto, nulla di serio è stato fatto nel tempo per la sua “promozione”, il linguaggio è sempre troppo tecnico (a volte a sproposito)…insomma, non ci si deve lamentare se la gente compra sempre il vino da 2 euro…

  5. 5
    Lizzy Lizzy commenta:

    Chi compra il vino da 2 euro è abituato ad un complemento “alcolico”: se gli dessi acqua, alcol e coloranti lo prenderebbe lo stesso. Con tutti i mezzi d’informazione che ormai abbiamo a disposizione, rimanere ignoranti in tema di vino non è più una sfortuna: è una scelta personale.

    • bucanero bucanero risponde:

      Ciao Lizzy, il concetto è diverso. I 2 euro erano una provocazione…avrei potuto dire 5, la sostanza non cambiava.
      Avvicinare è diverso da informarsi. Se voglio vedere come è fatta un’auto servono, ma non bastano tutti i tour virtuali in rete, la devo vedere dal vivo…figurarsi il vino…
      Non è male avere la possibilità di parlare, e perchè no, interagire con i produttori, capire cosa c’è dietro un semplice bicchiere…
      Semmai, se nessun giorno fosse dedicato agli “operatori” del settore, i cosiddetti buyer, sarei più contento…

      • Lizzy Lizzy risponde:

        Bucanero, la tua idea è bella e impossibile…per gestire l’ordine pubblico di una fiera così, bisognerebbe mobilitare l’esercito. Mica tutti vogliono “vedere-per-capire”, c’è chi vuole bere per ubriacarsi e basta. Che ci si fa, a questi?? sono un danno per tutti. Per i produttori e per i consumatori assennati.

  6. 6
    Massimo Lanza Massimo Lanza commenta:

    Il problema del sabato è facilmente evitabile, siete stati mai a Bordeaux ? Basta fare cominciare la manifestazione la Domenica.
    Certo bisogna avere il coraggio di rinunciare a un po di biglietti ma il problema si risolverebbe da se !
    Comunque sono lontani i tempi dell’assalto alla diligenza di qualche hanno fa quando tra i padiglioni era impossibile anche passare. Anche il sabato la situazione era vivibile e la domenica poi… quest’anno niente folla per nulla …
    Bisogna dare atto agli organizzatori che le nuove regole che disciplinano l’uso dei biglietti omaggio per le aziende (sostanzialmente la fiera se li fa pagare prima) ha risolto il problema eliminando intanto il fenomeno del bagarinaggio esterno e togliendo ai bevitori del sabato la panacea di entrare al vinitaly a gratis.
    Molti produttori poi, quelli che magari hanno lo stand più grandino, si sono ormai attrezzati con dei privè dove ricevere in pace chi al vinitaly ci va per lavorare !! mi concentrerei di più sui servizi che la fiera e il comune di verona offrono ai visitatori e agli addetti ai lavori. Trovo ad esempio che una navetta ogni mezzora, soprattutto nelle ore calde del mattino e del pomeriggio sia davvero poco !! come trovo che sia indecente che ancora ad oggi non tutti i passaggi tra i padiglioni siano provvisti della passerella coperta per ripararsi dalla pioggia.

  7. 7
    bucanero bucanero commenta:

    Signori ma perchè parlate di problema???
    Ma davvero chi compra il vino è un problema???
    Davvero stento a capire….

    • Fiorenzo Sartore risponde:

      ma no, guarda, ovvio che il pubblico oceanico non debba essere considerato un “problema” e basta. fai bene a dirlo, la fiera serve pure a vendere il prodotto, quindi il cliente dovrebbe essere sacro. la divisione dei giorni di fiera tra addetti e pubblico esiste gia’, in definitiva, come si e’ osservato: giovedi’ e venerdi’ meno pubblico e piu’ addetti, sabato e domenica parapiglia nazionalpopolare. io ho un unico dubbio: non credo che sabato e domenica si riesca bene a godersi le (comunque parecchie) belle cose che la fiera offre. per questo trovo piu’ significative le microfiere, ultimamente.

  8. 8
    bucanero bucanero commenta:

    A vinitaly sono stato sia di giovedì (anno scorso) che di domenica (quest’anno). A parte il fatto che tutto questo casotto domenica non l’ho notato…semmai c’era qualche winemaker che ne faceva… (chiedere a G. Paglia)
    Credo anch’io che 2 giorni son pochi, alimentano il parapiglia…
    Le microfiere? quelle le vedo più per “addetti”…

  9. 9
    Luciano Luciano commenta:

    Allora, ricapitolando:
    giovedi e venerdi= operatori
    sabato e domenica=appassionati etc
    lunedi=???????????inutile!!!!!

    se proprio devono essere cinque giorni iniziamo il mercoledì e si fa tre giorni con gli operatori
    Luciano

    • bucanero bucanero risponde:

      Così lo scotch intorno ai pacchi lo si comincia a mettere la domenica mattina…
      Semmai fare 3 giorni con gli “appassionati” (che a differenza degli operatori non “lucrano” e pagano la loro presenza alla fiera) sarebbe meglio…
      Mi stupisce che con la miriade di agenti in giro per l’Italia si faccia fatica, nel III millenio, ad avere i contatti giusti e si aspetti il vinitaly per farlo…
      L’ho detto ieri e lo ripeto paro paro: “il giorno che qualcuno si renderà conto che per favorire la penetrazione di un prodotto in un mercato è necessario promuoverlo tra chi lo consuma, sarà troppo tardi…
      A meno che non si voglia continuare a vendere ai soliti quattro…”

  10. 10
    Ugo Bovo Ugo Bovo commenta:

    Sottoscrivo il 75% del pensiero di Bucanero: occorre far conoscere un prodotto perchè possa essere cercato, trovato, ed eventualmente acquistato, e per l’accenno alla troppa-tecnicità della critica, che ne circoscrive – de facto – la diffusione del messaggio. Momentaneamente saltando le innumeri eccezioni sollevabili al riguardo, trovo invece un tantinello contradittorio il detto che il vino non possa essere conosciuto se non biblicamente, se non ho capito male. Se questa dovesse essere l’unica modalità possibile, uscire dai binari esistenti non sarebbe facile: giornali, guide, voti, rankings, fiere, vanity fairs, blogs, c’è già tutto ed è ben rodato.
    Riguardo a Lizzy: chi deve essere acculturato? Chi non lo è, direi. Forse occorre pensare a strumenti e mezzi diversi da quelli esistenti. A meno che non si voglia che il numero dei 3.000.000 di “acculturati” di cui scrive EffeEmmeRicci debbano restare quelli che sono, salvo morte avvenuta, nè uno di più, nè uno di meno, e che la GDO passi lillera lillera dal 60 al 99% della vendita di vino sull’italico suolo.

    Ugo

  11. 11
    Luciano Luciano commenta:

    Lo scotch si mette quando è inutile rimanere perchè non c’è più nessuno, se ci fosse stata gente non sarei partito lunedi alle 15, ho pagato anche quelle 4 ore che non sono rimasto.
    Daccordo sul far conoscere il vino fra chi lo consuma e mai mi sono sognato di fare storie a chi non è operatore per assaggiare i vini ma il sabato specialmente ho visto poco di buono.
    Non è poi che solitamente si aspetta i contatti giusti, ma si consolidano quelli esistenti, si approfondiscono quelli nuovi e si trovano amici e giornalisti così che il tempo diventa tiranno sia per noi che per loro.

    Perdonatemi però se fra un appassionato e il mio importatore americano che vedo una volta all’anno e che mi fa il 30% del fatturato devo seguire quest’ultimo

    Luciano

  12. 12
    laura rangoni laura rangoni commenta:

    Non capisco il vostro stupore. Vinitaly è una FIERA. E se è giusto che ci siano momenti (o giorni) per gli operatori, è anche giusto che ci siano momenti e giorni per gli appassionati e/o sbevazzoni che siano.
    Non trovo giusto che comunicare il vino diventi una sorta di operazione snob stile rotary/carboneria/loggia dedicata unicamente agli “addetti ai lavori”. E chi non è stato invitato? E chi sta sulle palle all’organizzatore dell’eventino? Non ha alcun diritto?

    Il vino è un prodotto, e necessita di un pubblico. E il pubblico vuole anche bottiglie con strass e veline, perchè i compratori di vino sono anche coloro che guardano il Grande Fratello. Un vecchio adagio recita: più gente c’è, più fiera si fa. Se non vi va Vinitaly, andate pure altrove. Ma chi vuole capire e comunicare il vino va a Vinitaly E da altre parti.

    • Lizzy Lizzy risponde:

      Ti quoto in parte, Laura. Sulle modalità di comunicare il vino con veline e belloni ho già detto la mia sul mio blog. E’ vero che chi beve il vino è – a volte – anche chi guarda i forzati dell’Isola o i reclusi della Casa. Ma non per questo devo abbassare toni e contenuti della mia comunicazione del vino ai loro livelli. Per una volta, che facciano loro uno sforzo per elevarsi e farsi un po’ di vera cultura, chè non gli fa certo male.

  13. 13
    fabrizio scarpato fabrizio scarpato commenta:

    Evidentemente (vedo ora anche una piccata e criptica precisazione di Franco Maria Ricci) il nervo è un po’ scoperto, e qualcosa si muove nel mare magno del vino. Io che non sono stato al Vinitaly, mai stato, e che non so se sono addetto ai lavori in quanto sommelier, sembra più no che sì, non potrei dire nulla, epperò provo a riasssumere, perché la cosa è molto confusa, quasi la confusione fosse necessaria quando si fa e si parla di Vinitaly.
    Sapere vs sapore: si vorrebbero privilegiare i conoscitori, gli “acculturati” (FMR) rispetto ai degustatori, agli appassionati, agli sbevazzoni. Tutto sta a capire chi è cosa.
    Calore vs colore: si vorrebbe una più facile e amichevole gestione degli affari e dei contatti, delle degustazioni e degli assaggi rispetto allo spettacolo e al trambusto extra.
    Sponsor vs spencer: si preferirebbe un impegno dei sommeliers maggiormente rivolto alla divulgazione, alla presentazione dei vini, piuttosto che limitato, è stato detto, a quello di camerieri vestiti da pinguini (ma non erano quelli dell’Accademia di Livorno?)
    Continuità vs contiguità: sarebbe bello vedere e ascoltare i produttori, le loro storie, la loro filosofia, magari in spazi più ampi rispetto a degustazioni tutto esaurito molto riservate, insomma una qualche forma, questa sì, di cultura del vino, rispetto a promozioni delle diverse regioni che spendono moltissimo per una vetrina sostanzialmente politica.
    Dissapore vs dissapori: di contrasti se ne intuiscono tanti, a livello politico, a livello associativo, a livello organizzativo, mediatico e conunicativo. Sicuramente la diversità di vedute è necessaria, ma dispiacciono i contrasti personali, mirati e aromatici: non so perché, ma dispiacciono.

  14. 14
    fabrizio scarpato fabrizio scarpato commenta:

    Accidenti, non si può correggere: volevo solo dire, a chiusura, che io sto con la colonna a sinistra. Ecco.

    • bucanero bucanero risponde:

      Troll permettendo 8) credo che sia opportuno fare delle piccole distinzioni:
      nessuno credo voglia prescindere dagli “acculturati”, ma dovrebbero essere più utili alla “causa”, promuovendo davvero il prodotto vino. Spesso sembrano “specchiarsi”, relegandosi al ruolo di “camerieri vestiti da pinguini”…
      Magari sono un sognatore, ma una maggiore divulgazione farebbe bene al mondo vino…così come sarebbe bello vedere e ascoltare i produttori, le loro storie, magari in spazi più ampi…
      Dissapori? ce ne sono e ce ne saranno sempre, spero costruttivi, altrimenti la GDO passerà lillera lillera dal 60 al 99% della vendita di vino sull’italico suolo.

      P.S.:scusate se ho preso in prestito “pezzi”…

      • fabrizio scarpato fabrizio scarpato risponde:

        Nella fretta sembra mi sia schierato per gli “acculturati”, termine che intendo come negativo. D’altra parte dicevo anche che bisogna capire prima di tutto chi sono i conoscitori e chi gli appassionati. Comunque sono d’accordo con te: il compito dell’Ais sarebbe fare divulgazione e non rinchiudersi come una casta.
        Vorrei capire e sentire che l’Ais ritiene più importante che un sommelier sia in grado di descrivere una passione, una persona, un territorio, suggestioni che alla fine fanno opinione e determinano interesse, piuttosto che limitarsi semplicemente a mettere il naso dentro un bicchiere.
        Questo intendo per “sapere” e in questo senso lo intendo preferibile al semplice “sapore”.

  15. 15
    bucanero bucanero commenta:

    @Lizzy:
    Le idee belle ed impossibili sono quelle che mi piacciono di più… ;-)
    Credo che cambiare (oddio, anche migliorare) la comunicazione nel mondo del vino sia fondamentale; la predisposizione del pubblico mi sembra ci sia, semmai manca la volontà da parte di chi dovrebbe comunicare:ci si limita a “criptici paroloni” ad uso degli addetti, molto più comodo.
    Eppure la base ha bisogno di più, lo testimonia il pubblico pagante che ho visto domenica.
    Non mi è sembrato che gli sbevazzoni fossero tanti, anzi “vedere-per-capire” era largamente in maggioranza (2 anni di seguito mi permettono di avere un idea, no?).
    Resto dell’idea che il concetto di fiera faccia comunque rima con “casino” e mi stupisce che con la miriade di agenti in giro per l’Italia si faccia fatica, nel III millennio, ad avere i contatti giusti e si aspetti il vinitaly per farlo…

  16. 16
    Fiorenzo Sartore commenta:

    bucanero, il sistema delle rappresentanze e l’esercito degli agenti di commercio non e’ paragonabile con l’esperienza diretta. non capisco come mai sopravvaluti così tanto quel genere di architettura comunicativa, che è di molto migliorabile.

    • bucanero bucanero risponde:

      Cerco di mettere un po’ d’ordine:
      Se il buyer italiano va al vinitaly per provare, beh rimango della mia idea, nel III millennio ci sono altri modi, agenti e rappresentanti compresi.
      Se l’importatore (e non solo) americano hanno come occasione il vinitaly, ben vengano, in quel caso è necessario migliorare, far si che possa essere decisivo, dopotutto è pur sempre una fiera.

  17. 17
    bucanero bucanero commenta:

    @fabrizio scarpato:
    Mi sembra che ci siamo intesi perfettamente, nonostante tutto. :-)
    T’assicuro che il solo pensare a “sentore di erba bagnata appena tagliata” porta i miei livelli di colesterolo ben oltre gli attuali…non è quello che voglio sentire da un sommelier, o meglio, mi farebbe piacere che servisse da trampolino per spiegarmi quel vino, quel produttore, quel territorio…
    Ma forse ascoltiamo troppo jazz… 8)

  18. 18
    Franco Ziliani Franco Ziliani commenta:

    @Fabrizio Scarpato Leggo quanto ha scritto, ovvero “il compito dell’Ais sarebbe fare divulgazione e non rinchiudersi come una casta. Vorrei capire e sentire che l’Ais ritiene più importante che un sommelier sia in grado di descrivere una passione, una persona, un territorio, suggestioni che alla fine fanno opinione e determinano interesse, piuttosto che limitarsi semplicemente a mettere il naso dentro un bicchiere”. Io sono solo un collaboratore dell’A.I.S. ma non mi sembra proprio che il mondo A.I.S. sia costituito solo da persone che si limitano a mettere il naso in un bicchiere, ma é pieno di comunicatori che fanno quello che lei giustamente auspica, ovvero “descrivere una passione, una persona, un territorio”… Mi sembra che circoli del sommelier un’immagine stereotipata, simboleggiata dalla simpatica parodia di Antonio Albanese, che non rende onore alla categoria e che soprattutto non é vera

  19. 19
    fabrizio scarpato fabrizio scarpato commenta:

    Mi riferivo, parlando di casta, alle parole di Franco Maria Ricci, che, dopo aver proposto l’accesso alla Fiera almeno a corsisti di secondo livello, distingueva tra fantomatici “comunicatori” (i media, i blogger?) e “acculturati” depositari della “cultura dell’arte del bere giusto”. Per quanto Ricci non rappresenti l’A.I.S. nazionale, sono pur sempre parole pesanti e “in arrocco” dette da un dirigente importante, che magari, non so, avrà i suoi motivi verso ambienti associativi (analfabeti e stupidi).
    Conosco e apprezzo molti colleghi e dirigenti, anche della mia delegazione, che si adoperano dal punto di vista divulgativo, anche con idee originali e accattivanti, tuttavia, seguendo ancora i corsi e partecipando a degustazioni tra sommeliers, mi sono reso conto che l’approccio degustativo è ancora troppo legato alle schede e alla terminologia Ais, che non sarà quello eccessivo e stereotipato che fa alzare il colesterolo a Massimo Bucanero o fa girare Bressanini con la pistola nella fondina (;-)), ma è sicuramente limitato e non improntato a “capire e raccontare”, ma soltanto a “descrivere”, appunto col naso dentro al bicchiere. Non si può ottenere tutto subito,io per primo metto il naso e ruoto il bicchiere, ma nemmeno ci si può fermare, o accontentarsi, del famoso “abbastanza…” che tutto appiattisce e uniforma.

    • bucanero bucanero risponde:

      Penso che dovrò nominarti mio addetto stampa ;-) , sono troppo provocatore…
      A parte gli scherzi, leggere le folli dichiarazioni di FMR, oltre a farmi aumentare il colesterolo, mi confermano che non c’è volontà alcuna di cambiare, se non in peggio…
      Ormai sono stanco di ripetere la stessa solfa:il giorno che si renderanno conto di alcune piccole regole di economia, sarà troppo tardi…ma sono anche intimamente convinto che si voglia continuare a vendere ai soliti quattro gatti…

      • bucanero bucanero risponde:

        Meglio specificare: l’AIS potrebbe rendersi attore protagonista di un cambiamento, necessario dico io, del mercato del vino.
        Invece atteggiamenti come quelli registrati, non fanno altro che confermare la volontà di cambiare rendendo ancora più elitario (analfabetismo? stupidità?) questo mondo che tanto ci appassiona…

  20. 20
    gianpaolo gianpaolo commenta:

    Accidenti, fate questi discorsi senza dirmi niente? Intervengo alla fine, pero’ qualcosa devo dire. Il problema non e’ il fatto che il vino deve essere riservato ai professionisti o al pubblico generico, per un azienda come la mia il problema e’ fare entrambi insieme perche’ le due tipologie hanno esigenze diverse: l’operatore deve in quei cinque minuti valutare il tuo prodotto professionalmente per decidere se comprarlo, distribuirlo, ecc. E’ una scelta importante che ha ripercussioni sulla vita professionale delle persone coinvolte.
    l’appassionato ha un approccio piu’ leggero, giustamente, e meno tecnico. Spesso non ha ne tempo e ne voglia di fare una degustazione di tipo diverso.
    Ci vogliono spazi e tempi diversi per i due. Se sei un azienda grande, con grandi spazi, che al vinitaly sono costosissimi, e personale in abbondanza, allora puoi fare tutto, altrimenti e’ difficile e a volte impossibile.
    Bucanero e’ venuto allo stand con la moglie, e non sono riuscito a parlare con calma con lui, e mi dispiace, per esempio.
    Per quanto riguarda l’impacchettare i vini il lunedi’ prima della chiusura, per me il segnale che la fiera e’ finita e’ sempre stato quando si cominciano a vedere bande di ragazzini ubriachi con le bottiglie avanzate dalle aziende. C’era gente con i carrelli della spesa che faceva il giro degli stand. Ecco, quello secondo me e’ assolutamente inaccettabile in una fiera come dovrebbe essere il Vinitaly, e quindi me ne vado.

    • bucanero bucanero risponde:

      D’accordo su spazi e tempi diversi.
      Non siamo riusciti a parlare con calma?? Fa niente, capiterà di certo una nuova occasione.
      E poi, sinceramente, in quei pochi minuti ci siamo divertiti tantissimo: abbiamo assaggiato Bucce, c’è stata “l’irruzione” di Liborio Butera, la scorribanda di Lizzy in contemporanea con l’arrivo del buyer straniero…e che vuoi di più dalla vita?? Dopotutto è una fiera…
      Saluti

  21. 21

    [...] noi per dare ai blog (gastronomici) il premio che si meritano. — Vinitaly, un’altra fiera è possibile. — Le intolleranze gastronomiche di Pasqua si sono fatte intollerabili. Tag: abruzzo, altamura [...]

  22. 22

    [...] noi per dare ai blog (gastronomici) il premio che si meritano. — Vinitaly, un’altra fiera è possibile. — Le intolleranze gastronomiche di Pasqua si sono fatte [...]

  23. 23

    [...] spesa bene, e una mia personale risposta a domande che sempre più si fanno strada (anche qui e qui) sul futuro delle manifestazioni vinicole: io voto glocal. Tag: ar.pe.pe., arianna occhipinti, [...]

  24. 24

    [...] Ecco, dopo mesi vedo con soddisfazione la materializzazione di quanto avevo cercato di spiegare nei commenti a questo post di Dissapore subito dopo il vinitaly 2009. In sintesi:un mercato che vuol crescere [...]

Lascia un commento

1. Ospite

Commenta subito inserendo il tuo nome ed un indirizzo email.

2. Iscritto a Facebook o Twitter

Clicca sui pulsanti per commentare con il tuo profilo Facebook o Twitter.

3. Iscritto a Dissapore

Registrati o accedi per commentare.

Puoi aggiungere un'immagine al tuo commento cliccando qui.

 

Ultimi commenti
  • bucanero: D'accordo su spazi e tempi diversi. Non siamo riusciti
  • gianpaolo: Accidenti, fate questi discorsi senza dirmi niente? Intervengo
  • bucanero: Meglio specificare: l'AIS potrebbe rendersi attore protagonista di
  • bucanero: Penso che dovrò nominarti mio addetto stampa ;-) ,
  • fabrizio scarpato: Mi riferivo, parlando di casta, alle parole di