di Valentina Dirindin 26 Giugno 2020
allevamenti intensivi

Più produci, più inquini, più prendi finanziamenti europei. Il sillogismo sembrerebbe assurdo, ma è più o meno questo che risulta dalla recentissima inchiesta sulla zootecnia italiana di Greenpeace sugli allevamenti intensivi lombardi e sui fondi dell’Unione Europea.

Paradossalmente, dai dati forniti, si nota come siano proprio i comuni dove gli allevamenti intensivi inquinano di più, sforando i limiti di legge, a ottenere i più alti finanziamenti europei per il settore. Un premio alla produzione, parrebbe, costi quel che costi.

Gli allevamenti in Lombardia

Sotto accusa – come se fosse una novità, in questo periodo – è la Lombardia, regione dove gli allevamenti raccolgono il 50% dell’intero patrimonio suinicolo nazionale e il 25% di quello bovino. Nel caso non vi fosse chiaro, proviamo a ripeterlo insieme: ogni due maiali allevati in Italia, uno si trova in Lombardia, così come una vacca su quattro.

Circa 4 milioni e mezzo di suini (181 capi per chilometro quadrato) e un po’ più di un milione e mezzo di bovini (64 capi per chilometro quadrato). Significa, per dirla in parole povere, che in Lombardia c’è quasi un maiale ogni due abitanti, neanche si trattasse di un animale domestico. Numeri al limite dell’incredibile, in effetti, che hanno solleticato la curiosità di Greenpeace: ma tutte queste bestie, non è che faranno la loro parte in termini di impatto ambientale in uno dei territori più inquinati d’Europa e del mondo? La risposta, manco a dirlo, è sì, e Greenpeace non ha dovuto cercarla neanche troppo lontano.

I Comuni lombardi che superano i limiti d’azoto

È la stessa Regione Lombardia infatti a dire – in una relazione tecnica dello scorso anno – che in ben 168 comuni del territorio (l’11% del totale), nel 2018, si è superato il limite legale annuo di azoto per ettaro. E da dove arriva tutto quell’azoto? In gran parte dalle deiezioni degli animali ospitati dagli allevamenti intensivi: non è certo una novità che la cacca delle mucche sia una fonte di inquinamento, e quando hai tutte quelle mucche – come accade in Lombardia – ti ritrovi letteralmente ricoperto di cacca, e di sostanze inquinanti. Quel letame contiene infatti grandi quantità di azoto e composti azotatiche che, attraverso la distribuzione degli effluenti zootecnici come fertilizzante, si trasferiscono sui terreni agricoli e nell’ambiente.

I rischi dell’azoto

“Dobbiamo immaginarci ogni campo agricolo come una vasca da bagno”, dice l’indagine di Greenpeace per spiegare il fenomeno. “Ogni terreno – in base alle sue caratteristiche e al tipo di coltivazione – può assorbire un dato quantitativo di deiezioni animali, oltre il quale è come se strabordasse. Ed è proprio quando l’accumulo è eccessivo, che gli effluenti zootecnici possono diventare un pericolo per l’ambiente e per la salute”. I nitrati in eccesso, ad esempio, grazie alla loro loro alta solubilità in acqua, si trasferiscono dal suolo ai corpi idrici superficiali e alle falde, mettendo a rischio la qualità delle acque, e di conseguenza la salute di chi ne fa uso. “L’esposizione umana a nitrati e nitriti a livelli superiori ai limiti di sicurezza può essere causa di malattie anche molto gravi, soprattutto a carico di neonati e bambini”, dice Greenpeace.

La soluzione della Regione

La risposta della Regione Lombardia ai dati dei comuni che non rispettano le direttive europee sui nitrati, però, non è quella che ci si aspetterebbe. Anziché chiedere agli allevamenti intensivi di mettersi in regola, la Regione chiede infatti all’UE di riadattare i parametri. “Abbiamo chiesto all’Unione europea che il limite allo spandimento venga innalzato oltre l’attuale di 250 chili/ettaro concesso fino a oggi per le aziende in deroga” ha dichiarato Fabio Rolfi, assessore all’agricoltura, alimentazione e sistemi verdi della Regione Lombardia.

Più inquini, più prendi finanziamenti

Ma non è finita qui. Già, perché non solo il problema dei comuni dove si superano i limiti di azoto è noto alla Regione Lombardia, ma quegli stessi comuni pare vengano addirittura incentivati a continuare su questa strada.

Il 45% dei finanziamenti europei per l’agricoltura (i cosiddetti PAC), secondo l’indagine di Greenpeace, nel 2018 è andato a finire proprio nelle tasche di quei comuni “fuorilegge”. 120 milioni di euro (su 250 milioni di euro totali) sono stati destinati a sostenere la zootecnia lombarda proprio nei 168 comuni dove l’azoto supera i limiti proprio per via degli allevamenti intensivi.

“L’accesso ai finanziamenti europei”, fa notare Greenpeace “dovrebbe essere subordinato al rispetto da parte degli allevamenti di rigide norme ambientali”. Invece così non è, anche a causa di controlli non sufficienti: in Lomabrdia, per esempio, solo il 4% degli allevamenti viene ispezionato in loco.
Come se non bastasse, stando al Sistema Informativo Lombardo per la Valutazione di Impatto Ambientale (Silva), tra dicembre 2018 e gennaio 2020, in 33 di questi comuni sono stati approvati almeno dieci progetti di costruzione o di ampliamento di allevamenti.

Insomma, come dicevamo all’inizio, più produci, più inquini, più prendi finanziamenti europei e più cresci.