di Cinzia Alfè 7 Agosto 2017
biologico

In collaborazione con Accredia.

Pomodori? Sì, ma bio. Mele? Anche. Zucchini? Solo da agricoltura biologica, grazie.

Il “bio” ci è entrato nel cuore: persa l’aura di esclusività di cui era circondato fino a pochi anni fa, il cibo biologico entra sempre più spesso nei nostri carrelli della spesa.

I NUMERI DEL BIO

È la percezione sempre più diffusa degli alimenti biologici come più sani e rispettosi verso l’ambiente se confrontati a quelli da agricoltura tradizionale, la molla che negli ultimi 11 anni ha portato a una continua crescita, tanto che nel solo 2015 le imprese certificate come biologiche in Italia sono state 59.959. Il tutto mentre il numero delle aziende agricole nazionali è in costante calo.

L’attuale superficie coltivabile dedicata al bio è pari ormai a quasi un milione e mezzo di ettari, ovvero circa il 12% della superficie agricola totale coltivata, con Calabria e Sicilia in testa.

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Il giro di affari complessivo è di circa 4,9 miliardi di euro (dati 2017 di Firab Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica) con una crescita nella Grande Distribuzione Organizzata del 19,7% rispetto al 2016.

CHI PUO’ UTILIZZARE IL MARCHIO “BIO”?

Ma cosa intendiamo esattamente con “biologico”, cosa portiamo in tavola quando ci rivolgiamo al marchio “bio” e, soprattutto, quando un prodotto può dirsi biologico?

Il più delle volte le nostre conoscenze sull’agricoltura biologica si fermano all’assenza di prodotti chimici di sintesi, oltre a un maggiore rispetto dell’ambiente e del suolo coltivato, poco sappiamo su cosa c’è dietro al marchio “bio”, ci fidiamo della magica scritta cui attribuiamo una specie di patente di santità.

Ma chi controlla che un prodotto sia veramente “bio”? Chi verifica che non vi siano frodi o truffe e che le nostre carote bio pagate care siano veramente tali e non arrivino invece da un agricoltore tradizionale?

In realtà, in Italia e in Europa esistono da tempo gli strumenti che regolamentano il settore, e che dettano specificatamente le condizioni per cui un determinato prodotto possa dirsi biologico e possa ottenere l’ambita dicitura.

mercato contadino biologico

In Italia le produzioni biologiche sono disciplinate dal regolamento CE n. 834 del 2007, anche se già dal 1991 l’Unione Europea applica una normativa che regola la produzione biologica comunitaria.

Occorre specificare che le certificazioni bio nel cibo fanno parte di una più ampia famiglia di prodotti regolamentati a livello comunitario, che include anche le produzioni con le indicazioni geografiche e le denominazioni d’origine (DOP, IGP, DOC…) insieme alle specialità tradizionali garantite (STG). In tutti questi casi, i prodotti certificati devono essere riconosciuti dall’Unione Europea, su proposta, in Italia, del MIPAAF (Ministero per le politiche agricole, ambientali e forestali).

Per ciascuna produzione di qualità regolamentata, le attività di controllo sono svolte da Organismi di certificazione accreditati (nel settore delle indicazioni geografiche e denominazioni d’origine in realtà operano anche alcuni enti pubblici non accreditati).

Chi garantisce la competenza dei certificatori? In Italia Accredia, un’associazione privata senza fini di lucro che, su designazione del Governo, si occupa di accreditare gli organismi che intendono svolgere questo servizio.

E non solo per il settore bio o del cibo: negli ultimi anni tutti i settori produttivi hanno fatto ricorso all’accreditamento per valorizzare la certificazione volontaria dei propri prodotti o servizi, per venire incontro alla crescente domanda di qualità da parte dei consumatori.

Accredia garantisce che gli organismi abilitati a certificare abbiano i requisiti di competenza, imparzialità e indipendenza necessari per rilasciare sul mercato certificazioni affidabili.

Dopo aver ricevuto la domanda da parte degli enti che intendono svolgere l’attività di certificatori, Accredia ne valuta le caratteristiche e, qualora sussistano i requisiti previsti, rilascia l’accreditamento per la durata di 4 anni, durante i quali sono previste anche visite annuali da parte degli ispettori dell’Ente di accreditamento. Qualora le attività di verifica diano risultanze negative, Accredia può emettere sanzioni e, nei casi più gravi, revocare l’accreditamento.

I settori relativi alle produzioni agroalimentari di qualità regolamentata sono certamente tra i più controllati con 14 organismi accreditati per il rilascio del marchio BIO e 28 per DOP, IGP E STG.

 

Tutto per offrire al consumatore precise garanzie di produzione e sicurezza igienico sanitaria, ma anche a favore delle aziende, per accrescere la competitività nazionale e internazionale, puntando su prodotti di qualità superiore.

Perché l’arma più potente di cui dispongono produttori e agricoltori di fronte ad una sempre più agguerrita concorrenza, e per soddisfare al meglio le esigenze dei consumatori, è sempre e solo una: la qualità.

Meglio se certificata “bio”.