di Valentina Dirindin 26 Aprile 2019
maiale

È passato poco meno di un anno da quando, l’estate scorsa, in una piccola fattoria nel Nord della Cina si sono verificate una serie di morti inspiegabili di maiali. Quello è stato l’inizio di quella che potrebbe essere l’epidemia animale più devastante dell’ultimo periodo, la febbre suina africana, che oggi rischia di distruggere il mercato cinese della carne. Un virus altamente contagioso e mortale, che già in quel caso causò l’abbattimento di più di 19mila animali nella vicinanze della “fattoria zero”, e che nel giro di otto mesi si era manifestato anche a più di duemila chilometri dal primo caso certificato.

Quella della febbre suina africana è un’emergenza che oggi la Cina sta provando a contrastare con ogni mezzo. Un’epidemia che – come fa notare un articolo del Wall Street Journal, riguarda tutto il mondo.
Quali possono essere infatti le conseguenze di una moria di animali (tra morti per malattia e abbattimenti a scopo precauzionale) nel primo Paese produttore di carne suina al mondo? Stiamo parlando di una vera catastrofe suina: le fonti ufficiali parlano di una diminuzione di 40milioni di suini nell’ultimo anno, e ci sono analisti che sostengono che, solo nel corso del 2019, la febbre suina potrebbe portare alla perdita di 200milioni di maiali. “L’epidemia si sta diffondendo più velocemente di quello che pensavamo”, ha dichiarato al Wall Street Journal Wantanee Kalpravidh, funzionario della Food and Agricolture Organization delle Nazioni Unite in Asia. E gli esperti sostengono che la crisi sia solo all’inizio, e che gli effetti della diffusione di questo virus siano destinati a peggiorare ancora prima che si trovi una soluzione.

Se i termini del contagio sono così drastici, infatti, è perché si tratta di un virus che si trasmette con grande facilità tra i suini e che è in grado di sopravvivere per settimane anche nella carne, oltre che per brevi periodi sulle superfici con cui viene a contatto, comprese scarpe, vestiti e veicoli. Di positivo c’è che il virus non sembra essere pericoloso per gli umani, ma il problema di una possibile carenza esponenziale di carne suina nel mondo è piuttosto concreto.

Al momento infatti non esiste nessuna cura né vaccinazione, e l’unica soluzione attuale sembra essere l’uccisione di intere greggi di suini una volta che compare traccia del virus. La battaglia della Cina per contenere la febbre suina africana è resa ancora più complessa per la tipologia degli allevamenti del Paese, con milioni di piccole fattorie che possiedono meno di cinquecento animali. Queste sono le casistiche più difficili da controllare e quelle dove il virus trova terreno più fertile: questi suini, infatti, sono spesso alimentati con avanzi alimentari (anche casalinghi) che possono contenere carne infetta dal virus. Al momento, ai piccoli allevatori il governo consegna pacchi di un composto chimico per pulire e disinfettare le loro stalle, e paga 1200 yuan (circa 160 euro) per ogni capo di bestiame abbattuto. Una cifra che però non pare sufficiente ad evitare che qualche allevatore decida di nascondere qualche caso di malattia e di macellare lo stesso animali affetti da febbre suina, contribuendo così a diffondere ancora il contagio.

[Fonte: The Wall Street Journal]