L’acqua è uno degli elementi più importanti che ci sia, forse addirittura il più importante al mondo. Detta così, è una grande banalità: che cosa vanno a cercare infatti gli scienziati a caccia di altre forme di vita nell’universo? Acqua. Qual è la prima cosa essenziale per la sopravvivenza di un essere vivente, ancora più del sonno e del cibo? L’acqua. E così via.
Qui però non stiamo parlando dell’acqua, ma della sua mancanza: della sete. E stiamo per scoprire come la sete, e quindi l’acqua, siano state determinanti nei momenti chiave della storia dell’umanità: che noi, da gastrofissati, siamo ormai convinti a interpretare come una storia alimentare – dalla domesticazione del fuoco alla nascita dell’agricoltura, dalle rivolte per il pane alla rivoluzione verde. Ma che invece è altrettanto, se non di più, una storia dell’acqua. È quello che sostiene e dimostra un bel libro di Virginia Mendoza, giornalista e antropologa spagnola, intitolato La ricerca dell’acqua. Una storia mondiale della sete (edito da Bompiani e tradotto da Elisa Tramontin).

Vediamo allora alcuni di questi momenti epocali.
1. L’era glaciale
A un certo punto, la miliardaria storia del pianeta che chiamiamo Terra ha iniziato a essere caratterizzata da ere glaciali: o meglio dall’alternanza di glaciazioni e periodi interglaciali. Quello che si dimentica spesso è che i periodi glaciali non sono caratterizzati solo da un abbassamento delle temperature, ma anche da un abbassamento dell’acqua disponibile, banalmente perché molta acqua è “catturata” dai ghiacciai. Per cui non solo fa freddo, ma c’è anche siccità.
E questo – insieme ad altri fattori, ovvio – avrebbe portato nientedimeno che alla nascita dell’umanità. Circa tre milioni di anni fa, le australopitecine (nostri antenati, ma non ancora genere Homo) avrebbero iniziato a causa della siccità a cambiare dieta, adattandosi a radici e frutta a guscio, scendendo dagli alberi. E facendo questo hanno cambiato non solo la dieta, rendendola più varia e onnivora, ma anche la postura, da quadrupede a bipede: cosa che a sua volta ha favorito gli spostamenti, e molto tempo dopo la crescita del cervello. Tutto questo per sfuggire al freddo e alla sete.
2. La nascita del linguaggio
Molto tempo ancora dopo, l’Homo è stato in grado di parlare. Com’è potuto succedere? Ci sono cause fisiologiche (l’abbassamento della laringe), ma il modo in cui è nato il linguaggio, resta un mistero. Una delle teorie in campo è quella del “maternese”, cioè il modo di comunicare fatto di gesti, tocchi e piccoli suoni che vediamo tra madri e figli piccoli, non solo nella nostra specie. Nella nostra specie però a un certo punto è successo che abbiamo perso il pelo (la famosa “scimmia nuda”) e quindi i neonati non avevano più come aggrapparsi alle mamme, che non potevano tenerli in braccio sempre, perché a volte le mani servivano a fare foraging, a raccogliere bacche e radici. Per cui le mamme preistoriche posavano i figli a terra, ma per sopperire alla mancanza di contatto fisico, intensificarono il contatto vocale. Fino a sviluppare un proto-linguaggio in cui ad ogni suono corrispondesse un significato. E cosa potevano chiedere questi bambini piccoli quando chiamavano la mamma? Ma è ovvio: acqua! Non è un caso che sia le parole per indicare mamma che quelle per indicare acqua siano composte di pochi e semplici suoni in tutte le lingue: a portata di neonato.
3. Civiltà idrauliche

Flash forward di qualche altro centinaio di migliaia di anni: con la nascita dell’agricoltura, le società umane diventano stanziali. E dopo un po’ diventano non solo più vaste – da villaggi a città a regni – ma più complesse e organizzate. Parte di questo merito, di questo ingegno aguzzato dalla necessità, va all’acqua. Più o meno in contemporanea nascono le prime grandi civiltà che la storia ricordi, in maniera indipendente, e tutte vicino a fiumi: il Nilo per gli Egizi, Tigri ed Eufrate per Sumeri Accadi Assiri e Babilonesi, Fiume Azzurro e Fiume Giallo per le prime dinastie cinesi, Indo per gli Harappa dell’attuale Pakistan.
Sono state definite civiltà idrauliche perché si sono evolute cercando di dominare l’acqua in maniera sempre più raffinata: per irrigare la terra, per costruire dighe e canali, per navigare, per tenerla a freno quando è troppa e conservarla quando è poca. Da lì alla specializzazione, alla nascita della divisione del lavoro, alla scrittura, alla cultura e alla proto-scienza, è venuto tutto di conseguenza.
4. Collassi
Così come sono nate grazie all’acqua, molte civiltà sono morte a causa della sete. Anche se il concetto di “collasso” è da prendere con le molle, ci sono società che si sono pressoché estinte a causa della mancanza di acqua: Isola di Pasqua, ittiti, maya, dinastia Tang in Cina. Naturalmente ognuno di questi episodi è stato accompagnato da vari altri fattori, a volte diversi a volte simili: per esempio l’incapacità politica nel gestire la crisi, o la cecità rispetto al consumo di risorse che si credono illimitate, e non lo sono (ci suona un campanello d’allarme per la situazione odierna?).
5. L’odore della terra bagnata d’estate

Intermezzo: chi di noi non ama, o almeno non riconosce, l’odore particolare della terra bagnata d’estate, o quando fa molto caldo? Questa cosa ha un nome, si chiama petricore, ma al di là del nome che è recente, è sempre esistita. E c’è un motivo molto evidente: quell’odore si produce non sempre, ma quando le prime gocce di pioggia bagnano un suolo dopo una lunga siccità. In altre parole, quando ci inebriamo di quell’odore così particolare, in noi sta scattando un meccanismo ancestrale: è l’antenato che tira un sospiro di sollievo, perché anche stavolta la siccità è finita, anche stavolta torna l’acqua, e almeno per stavolta non moriremo.
6. La peste
Anche la peste, quella del ‘300, forse la più terribile di tutte, quella che si portò via quasi la metà degli abitanti di tutta Europa, potrebbe essere stata causata dalla mancanza di acqua. Per più di un fattore: in primis, arrivò dall’Asia portata dai Mongoli che fuggivano dalla sete del deserto del Gobi. Ma probabilmente anche perché la siccità diede una stretta alle popolazioni di roditori, obbligando le pulci portatrici del batterio Yersina pestis a cercare nuovi animali ospiti: cammelli, pecore, umani. La peste arrivò in Europa in un periodo caratterizzato dall’alternarsi di fenomeni estremi, tra siccità e inondazioni, con conseguenti carestie: terreno ideale per quella piaga ulteriore.
7. Le rivolte del pane

C’è stato un lungo periodo di secoli, in Europa, caratterizzato da sommosse popolari, con le masse inferocite dalla fame: sono passate alla storia come rivolte del pane, assalti ai forni. Ne ha parlato molto bene Gabriele Rosso in un altro libro, Storia del pane, di cui abbiamo raccontato vari aspetti interessanti. Ma Mendoza qui affaccia un’ipotesi: e se le rivolte della fame fossero state invero rivolte della sete? Di fatto, le popolazioni se la prendevano giustamente con politici, aristocratici e latifondisti, le classi dominanti che avevano la possibilità tecnica ed economica di accumulare grandi quantità di cereali e di farina, determinando così l’aumento dei prezzi del pane. Ma quello stoccaggio nasceva di fatto dalla necessità di conservare cibo secco in periodi in cui a causa della siccità le normali altre coltivazioni producevano poco o niente.
8. Previsioni del tempo
La necessità di controllare l’acqua, di prevedere la pioggia e la sua quantità, è la spinta della modernissima scienza delle previsioni del tempo. Nel corso della storia la mancanza di precipitazioni ha dato vita a fenomeni interessanti come le danze della pioggia e le rogazioni, che ne sono la versione appena più raffinata: processioni e invocazioni di vario genere e intensità a questo o quel santo “specializzato”.
A un certo punto ci si è resi conto che le piogge non potevano essere causate, ma almeno potevano essere previste. Il nome di Robert FitzRoy non ci dice niente, ma qualcosa in più se si aggiunge l’informazione che era il comandante del brigantino Beagle sul quale si imbarcò Charles Darwin per il viaggio che sarebbe stato decisivo nel fargli elaborare la teoria dell’evoluzione. Ebbene lui, capitano di marina che viveva nel rimorso di aver perso due uomini in una tempesta la cui gravità non aveva saputo valutare, di fatto inventò la meteorologia: creò un sistema di allerta burrasche, ideò una mappa dei venti, pubblicò la prima previsione meteo su un giornale e probabilmente inventò il termine forecast.
9. Rifugiati climatici e sfollati delle dighe
Tutta la storia umana, e tutto il libro quindi, è attraversato dalle tragedie dei rifugiati climatici: che non sono un fenomeno solo contemporaneo, ma sono antichi come le variazioni del clima, dalla preistoria a oggi. Un fenomeno moderno è invece la costruzione di grandi dighe, di enormi invasi, creati come sempre allo scopo di controllare questa benedizione/maledizione che è l’acqua. Milioni e milioni di persone in tutto il mondo da Assuan alle Tre Gole in Cina, che sono state semplicemente deportate perché i paesi in cui vivevano si trovavano guarda caso in una valle da riempire d’acqua. Ma il bilancio è ancora più vasto perché gli esiliati della sete sono anche tutti quelli colpiti indirettamente, dagli evacuati per il ripopolamento forestale a quelli che hanno perso il lavoro a causa delle dighe.