Il consumo di carne è responsabile del 57% dei gas serra derivanti dall’industria alimentare

La carne sembra sempre meno sostenibile: una nuova ricerca pubblicata su Nature Food rileva che l’allevamento di bestiame per il cibo è responsabile del 57% di tutte le emissioni di gas serra legate alla produzione alimentare, contro il 29% proveniente dalla coltivazione di alimenti a base vegetale.

allevamenti mucche

Un nuovo studio mette sotto accusa gli allevamenti, responsabili – dice l’Università dell’Illinois – quasi del 60% dei gas serra derivanti dalla produzione alimentare. Non è la prima volta che si parla del tema, facendo notare come la produzione intensiva di carne causi il doppio dell’inquinamento della produzione di alimenti a base vegetale.

Il punto è che ora si rincara la dose, facendoci sentire ancor più in colpa per quell’hamburger mangiato ieri sera (era proveniente da un allevamento intensivo? Shame on you). Secondo la ricerca, infatti, l’intero sistema di produzione alimentare, (comprensivo, per esempio, di uso di macchinari agricoli, di irrorazione di fertilizzanti e del trasporto di prodotti), provoca 17,3 miliardi di tonnellate di gas serra all’anno. Si tratta di una quantità enorme (più del doppio delle intere emissioni degli Stati Uniti), che attribuisce alla produzione alimentare il 35% di tutti i gas che riscaldano il Pianeta emessi dall’attività umana. Urca: se c’era anche un contorno ad accompagnare il vostro hamburger, la vostra posizione si aggrava.

I dati della ricerca

Se l’hamburger era in realtà un doppio cheeseburger be’, signori miei, ritenetevi almeno un po’ responsabili della distruzione del Pianeta Terra. Perché la nuova ricerca pubblicata su Nature Food ha rilevato che l’allevamento di bestiame per il cibo è responsabile del 57% di tutte le emissioni legate alla produzione alimentare, contro il 29% proveniente dalla coltivazione di alimenti a base vegetale. Il resto viene da altri usi della terra, come il cotone o la gomma. La sola carne bovina – dice lo studio – rappresenta un quarto delle emissioni prodotte dall’allevamento.

“Si tratta di dati superiori a quanto non ci aspettassimo, ed è stata un po’ una sorpresa”, ha affermato Atul Jain, scienziato del clima presso l’Università dell’Illinois e coautore della ricerca. Il documento calcola che la maggior parte delle terre coltivate del mondo è utilizzata per nutrire il bestiame, piuttosto che le persone (anche questo, per la verità, è un fatto già noto, che vale comunque la pena di ribadire). Gli animali al pascolo richiedono molta terra, che spesso viene disboscata attraverso l’abbattimento delle foreste, nonché vasti tratti di terra aggiuntiva per coltivare il loro mangime. “Tutte queste cose combinate significano emissioni altissime”, ha aggiunto Xiaoming Xu, un altro ricercatore dell’Università dell’Illinois e autore della ricerca. “Per produrre più carne è necessario nutrire di più gli animali, il che genera quindi più emissioni.”

I ricercatori hanno creato un database che ha fornito dati sulle emissioni di 171 colture e 16 prodotti animali, in più di 200 paesi. Dalle ricerche si evince che il Sud America è la zona con la quota maggiore di emissioni legate agli alimenti di origine animale, seguita dal sud-est asiatico e dalla Cina. Ma le cose potrebbero cambiare, e in peggio. Le emissioni legate alla produzione di cibo sono infatti cresciute rapidamente in Cina e India poiché la crescente ricchezza e i cambiamenti culturali hanno portato più giovani in questi paesi ad adottare diete a base di carne.

La differenza con il vegetale

La differenza nelle emissioni tra carne e produzione vegetale è netta: per produrre 1 kg di grano vengono emessi 2,5 kg di gas serra. Un solo chilo di carne bovina, contemporaneamente, crea 70kg di emissioni.

I ricercatori hanno affermato che le aziende e i governi dovrebbero essere consapevoli di questa significativa discrepanza nell’affrontare la crisi climatica. E hanno sottolineato l’importanza delle scelte di ognuno di noi. “Se le persone sono preoccupate per il cambiamento climatico, dovrebbero seriamente considerare di cambiare le loro abitudini alimentari”, ha concluso Atul Jain.

Potrebbe interessarti anche