di Dario De Marco 12 Gennaio 2021
Jake Angeli

Jake Angeli, il vichingo (pardon, sciamano) dell’assalto a Capitol Hill, sede del Campidoglio USA, è in carcere e non mangia da venerdì scorso. E non perché sta protestando contro una detenzione a suo dire ingiusta, ma perché non gli danno cibo bio.

Il giovane uomo, 33 anni, vero nome Jacob Chansley, è diventato il volto e il simbolo del ridicolo e inquietante tentativo di golpe americano del 6 gennaio 2021: migliaia di sostenitori di Trump in strada, e decine che sono entrati nelle stanze del Congresso, bloccando la ratifica dell’elezione di Biden e causando cinque morti. Jake Angeli era un personaggio noto già da prima nella galassia estremista e complottista di QAnon e dintorni: il suo look inconfondibile con la pelle e le corna di bisonte, i tatuaggi esoterici, lo stesso nick name (Angeli = Angel I, angel eye, occhio di angelo).

Ma adesso è diventato il protagonista assoluto di una tragicommedia tanto grottesca quanto inquietante. Dopo aver scorrazzato allegramente nelle stanze del potere, in mondovisione, naturalmente è stato arrestato. Ma in prigione ne ha combinata un’altra, l’ha riportata su Twitter la giornalista Melissa Blasius: secondo la madre, l’uomo non mangia da vari giorni perché i pasti del carcere non sono biologici. 

Se la cosa vi meraviglia, perché identificate la destra con il fast food e la sinistra con l’ambientalismo gastronomico, sappiate che le cose sono molto più complicate di così. E lo stesso Angeli con il suo vestito da sciamano e i richiami a tradizioni sapienziali lo dimostra: culture ancestrali, esoterismo, sciamanesimo e misticismo, sono ambiti saccheggiati sia da destra che da sinistra. Anzi storicamente è da sempre la destra conservatrice più bieca che si richiama alla Tradizione, alla Spiritualità, alla Natura. E così è per il cibo: i nazi-vegan sono una frangia non irrilevante della sottocultura nazi (e di quella vegan). Dalla Natura al tofu bio, è un attimo.   

Naturalmente sotto al tweet le ironie e i commenti memorabili si sprecano: “Amico, questa è la galera non Whole Foods”, scrive uno, mentre un altro fa sarcasmo sulla figura di un trentenne disoccupato che vive con la mamma e mangia pappa bio. Ma c’è anche chi prova a inquadrare le cose in una prospettiva giusta, davvero progressista: è un tizio ridicolo e deve stare in carcere, ma dovremmo trattare i nostri prigionieri meglio, e non dargli da mangiare immondizia.

Secondo le ultime notizie, tra l’altro, l’amministrazione penitenziaria USA ha concesso il cibo richiesto, ma non per motivi umanitari, bensì per ragioni religiose. L’ennesimo paradosso.

Già. Peccato che si possa fare in questo caso la stessa osservazione che si è fatta in occasione dell’assalto, paragonandolo alle proteste dei Black live matters duramente represse. Per un nero nelle mani della polizia, mettiamola così, l’ultima delle preoccupazioni è il rancio. Insomma white people problems, come sempre.

[Fonte: Newsweek]

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