di Cinzia Alfè 6 Dicembre 2017

Sei startup visionarie stanno cambiando radicalmente il modo in cui mangiamo. Ve ne avevamo già parlato ad aprile 2016, anche se forse pochi se ne ricorderanno. E meno ancora ricorderanno che tra quelle sei startup c’era Memphis Meat, oggi protagonista sulle pagine del Corriere.

L’ambizioso obiettivo di Memphis Meats, che può contare sul sostegno di pezzi da novanta come Bill Gates e Richard Branson, non è quello di eliminare la carne dalle nostre tavole, traguardo di Impossible Foods, altra startup compresa tra le sei della nostra lista, ma un altro, relativamente più modesto, e cioè “liberare” la carne dai connotati più cruenti dell’allevamento intensivo.

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A differenza di quanto perseguito da Impossible Foods, in questo caso si parte da una materia prima di origine animale, ma coltivata e riprodotta in laboratorio. Semplificando, è come se Memphis Meat fotocopiasse hamburger.

E David Kay, uno degli instancabili motori di Memphis Meat, sa bene che a causare il 18% delle emissioni di anidride carbonica sono gli allevamenti animali, e che per effetto di un maggiore benessere dei Paesi in via di sviluppo entro pochi anni la richiesta di carne potrebbe raddoppiare.

Ed è proprio quel che ha ricordato nei giorni scorsi al forum di Fondazione Barilla a Milano:

“Noi puntiamo a tagliare le emissioni del 90% e il consumo d’acqua dell’80%”, ha detto Kay, semplicemente eliminando gli animali dal ciclo produttivo. Niente più allevamenti, niente più macelli, niente. Secondo Kay “basta un prelievo indolore di cellule per ottenere una coltura in grado di auto rigenerarsi. Poi, per quattro settimane la nutriamo in contenitori simili a quelli che si usano per fare la birra con ossigeno, aminoacidi e altre sostanze”, proprio come farebbe un vero animale. Alla fine, non rimane che “raccogliere” il pezzo di carne cruda.

Restano però  due particolari non secondari, di cui il primo è il sapore. Già, come è il sapore?

Abbiamo raccolto l’opinione di alcuni tra i primi assaggiatori in giro per siti americani; il loro responso è che la carne coltivata ha proprio sapore di carne.

Anche perché “è” carne”, precisa Key. Allontanate quindi l’idea che il sapore sia quello tristanzuolo dei nostri burger di soia.

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Secondo particolare: il prezzo.

Coltivare carne costa circa 4800 dollari al chilo: pochi se paragonati ai 18.000 dollari alla libbra, che era il costo quando abbiamo parlato di Memphis Meat per la prima volta. Ma resta comunque una spesa ingente.

Tuttavia, assicura Key, entro il 2021 la startup americana riuscirà ad abbassare i costi di produzione per portare il prezzo al pubblico su livelli ragionevoli.

Una strada lunga che Memphis Meat percorre dopo aver raccolto oltre 2,25 milioni di dollari di finanziamenti, ma di sicuro promettente.

[Crediti | Corriere della Sera]