di Valentina Dirindin 17 Maggio 2019
calcolatore impatto ambientale

Il principio per cui ogni volta che ci sediamo a tavola possiamo fare la differenza, per noi e per il pianeta, ci è entrato in testa. Non si tratta solo di mangiare, ma di fare scelte etiche, politiche, impattanti sul mondo in misura più o meno grave. Un battito d’ali di pollo qua può scatenare un uragano imprevisto lì: ormai è chiaro, almeno a noi che gravitiamo nel settore. Ma non non ho mai pensato di poter calcolare con esattezza quale fosse l’impronta ecologica sul mondo della mia alimentazione, insomma, capire esattamente quanto sia (o non sia) sostenibile.

Nonostante una dieta tendenzialmente rispettosa dei principi di cui sopra, non posso nascondere una certa ansia crescente mentre mi accingo a calcolare l’impatto di cià che mangio su animali e ambiente tramite il “Calcolatore di impronta ecologica” che abbiamo scovato sul sito essereanimali.org.

calcolatore di impronta ecologica

“Ogni volta che ci sediamo a tavola possiamo contribuire a creare un mondo migliore” mi dà il benvenuto il calcolatore. “Secondo gli ultimi studi scientifici, uno dei modi più efficaci per ridurre la propria impronta ecologica è evitare i prodotti di origine animale”. Ecco, iniziamo malissimo, so già che da qui a qualche minuto scoprirò che questa primavera impazzita più simile all’autunno è colpa della mia cena di ieri sera.

È così in effetti è, avevo ben d’onde di essere in ansia.

Il sistema del calcolatore è semplice: selezioni una tipologia di alimento, spieghi quante volte a settimana lo consumi et voilà, ecco come stai contribuendo alla distruzione del pianeta.

Quanto (non) è sostenibile la mia alimentazione

Partiamo con la carne di manzo, su cui (non essendo una gran carnivora e avendo adottato nella mia vita il principio “poca carne rossa ma molto buona”) mi sento tutto sommato tranquilla. E faccio male. Ammettendo di consumarla una o due volte a settimana, scopro che nell’arco di un anno inquino come se avessi scelto di fare una vacanza in auto in Puglia. E, per farmi sentire anche un po’ in colpa sotto il profilo sentimentale, è bene che io sappia che uccido pure una mucca intera.

Per sentirmi rincuorata, vorrei provare a fare il test con la carne di agnello, che in effetti mangio giusto a Pasqua e in pochissime altre occasioni, ma il sistema non prevede di inserire una frequenza minore di “1-2 volte a settimana”, quindi passo oltre.

Parliamo di formaggio che, come può testimoniare il mio tasso di colesterolo, fa parte della mia dieta quotidiana. Sono già pronta al peggio, ma almeno non prevedo di fare uccisioni per mangiare la mia dose di caseina giornaliera. Così è, in effetti, e se mangiare formaggio tutti i giorni inquina come andarsene in Sicilia, traghetto sullo stretto di Messina non incluso, scopro anche che consumo più di 202mila litri d’acqua (argomento sul quale, lo ammetto, sono da sempre particolarmente sensibile, e non oso calcolare a quante ore di rubinetti aperti durante il lavaggio dei denti corrisponda).

Va un po’ meglio con il pesce che, mangiato una o due volte a settimana, corrisponde solo a 168 chilometri in auto all’anno, ma toglie la vita a 78 animali. Una strage, insomma.

Stiamo giocando, ma il calcolo è indubbiamente interessante e, comunque la si pensi, la consapevolezza è sempre un bene. La prima cosa che ci viene in mente, però, è che le variabili in gioco sono molte (un pesce preso all’amo da un pescatore non inquina come quello catturato da un peschereccio, per dire) e una dieta frutto di scelte ragionate può sicuramente risultare meno impattante sull’ambiente, senza bisogno di diventare per forza vegani. In più, quello dell’inquinamento è solo uno dei problemi: sono piuttosto sicura che la mia abitudine a mangiare prodotti ittici un paio di volte alla settimana possa condurre a conseguenze anche più gravi di un paio di centinaia di chilometri di smog automobilistico.

Detto ciò, alla fine di queste considerazioni ho bisogno di sentirmi meno in colpa nei confronti del mondo. Vorrei quindi confortarmi con il tofu e, pur non esistendo l’opzione “alimento che non consumo mai”, sono abbastanza sicura che il mio impatto sul mondo, almeno in questo caso, sia prossimo allo zero.